un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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Esodo 2:1-22

filename: 02-02-a.doc di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org - Sermone 2 su Esodo, di Marco deFelice, filo principale preso dal libro Exodus di F.B. Meyer, per 8 settembre, 2002

Esodo 2

Stiamo studiando il libro di Esodo, per scoprire alcune delle importanti verità che Dio ha per noi in questo libro.

Nel primo sermone, abbiamo considerato come Dio ha creato l’Egitto in modo che la vita fosse più facile là che in tanti altri paesi, affinché l’Egitto servisse come simbolo del mondo che non cerca Dio. Gli Israeliti vivevano in Egitto, e cominciarono ad essere molto influenzati dalla vita che conducevano là. Perciò, Dio guidò gli eventi in modo che essi fossero resi schiavi dagli Egiziani, al fine di preparare i loro cuori per l’esodo dall’Egitto, per formare una nazione dedicata a Dio.

Il faraone che aveva iniziato a trattare duramente gli Israeliti voleva ridurre il loro numero. Prima, cercò di farlo tramite l’imposizione di una dura schiavitù, però, nonostante questo, Dio continuava a moltiplicarli grandemente. Allora, il faraone cercò di far morire i neonati maschi ebrei per mano delle levatrici, ma esse temevano Dio, e Dio benediceva i parti delle donne Ebree. Infine, il faraone arrivò ad ordinare che tutti i maschi che nascevano dovevano essere uccisi gettandoli nel fiume.

Siamo arrivati a quel punto. Riprendiamo ora a considerare il messaggio di Esodo. Oggi, consideriamo Esodo 2.

la situazione alla nascita di Mosè

Questo capitolo inizia con il racconto della nascita di Mosè. Quando egli nacque, i suoi genitori avevano già due figli, un maschio, Aarone, e poi Miriam, la sorella. Ovviamente solo di recente il faraone aveva ordinato che i bimbi maschi fossero uccisi, poco tempo prima della nascita di Mosè. Dal brano sembra chiaro che tanti bimbi erano stati uccisi, secondo l’ordine del faraone.

Possiamo immaginare l’angoscia della madre di Mosè, quando scoprì di essere incinta. Che terrore, aspettare la nascita del proprio figlio, sapendo che se fosse nato un maschio, sarebbero venuti i soldati Egiziani per ucciderlo. Ci fa pensare alle parole di Gesù in Luca 23:

Perché, ecco, i giorni vengono nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno partorito e le mammelle che non hanno allattato”. (Luca 23:29 NRV)

Tante donne avrebbero preferito non avere figli, anziché passare tutta la gravidanza per poi vedere il proprio bimbo ucciso davanti agli occhi. Il peccato dell’uomo lo spinge a una così profonda malvagità.

In quel tempo, considerando solamente le circostanze visibili, si avrebbe potuto pensare che Dio si fosse dimenticato del popolo di Israele, ma non se ne era minimamente dimenticato. Dio stava dirigendo tutto per compiere la sua opera perfetta. Quanto spesso nella nostra vita, vediamo i problemi del momento, e non vediamo quello che Dio sta facendo, e ci viene il pensiero che Dio non abbia cura di noi. Lungi da noi questo pensiero. Dio sempre ha cura del suo popolo, solamente, non sempre nel modo che pensiamo noi.

Tramite il faraone, Satana stava cercando di distruggere il popolo di Dio, facendo morire tutti i bimbi maschi. Però, proprio in quel tempo, Dio fece nascere colui che sarebbe stato il liberatore d’Israele.

Vediamo un chiaro Tipo di Cristo in questo. Quando nacque Gesù, Erode volevo farlo morire, e mandò i soldati ad uccidere tutti i bimbi maschi. Dio lo salvò, ed è stato Cristo a salvare il suo popolo dal loro peccato. Quindi, gli avvenimenti della vita di Mosè sono un Tipo di Cristo Gesù.

persone di fede

Ora leggiamo Esodo 2:1,2, e notiamo che i genitori di Mosè erano entrambi della tribù di Levi. Erano persone che avevano vera fede in Dio.

1 Un uomo della casa di Levi andò e prese in moglie una figlia di Levi. 2 Questa donna concepì, partorì un figlio e, vedendo quanto era bello, lo tenne nascosto tre mesi. (Esodo 2:1-2 NRV)

Due altri brani che ci aiutano a capire meglio questi avvenimenti sono Atti 7:20-29, ed Ebrei 11:23-29.

Atti 7:20 «In quel tempo nacque Mosè, che era bello agli occhi di Dio; egli fu nutrito per tre mesi in casa di suo padre; 21 e, quando fu abbandonato, la figlia del faraone lo raccolse e lo allevò come figlio.
Ebrei 11:23 Per fede Mosè, quando nacque, fu tenuto nascosto per tre mesi dai suoi genitori, perché videro che il bambino era bello, e non ebbero paura dell’editto del re.

La bellezza di Mosè era tale agli occhi di Dio. I suoi genitori non temevano gli uomini, perché avevano fede in Dio, e quindi, lo tennero nascosto. Dopo tre mesi, sapevano che non potevano più tenerlo nascosto, e sempre per fede in Dio, confidarono in Dio per trovare un modo per salvare la sua vita.

Leggiamo Esodo 2:3,4

3 Quando non poté più tenerlo nascosto, prese un canestro fatto di giunchi, lo spalmò di bitume e di pece, vi pose dentro il bambino, e lo mise nel canneto sulla riva del Fiume. 4 La sorella del bambino se ne stava a una certa distanza, per vedere quello che gli sarebbe successo.

Questo piano fu messo in atto per fede, e i loro passi erano guidati da Dio. La madre prese un canestro di giunchi, lo rese impermeabile, e vi mise dentro il bimbo. Poi, mise questo canestro nel canneto sulla riva del Fiume. Misero la sorella, Miriam, a sorvegliarlo a distanza, per vedere come Dio avrebbe provveduto per proteggere Mosè.

Umanamente, potrebbe sembrare che Dio non si stava curando di Mosè e dei suoi genitori. Non avrebbe potuto il Dio di tutto l’Universo proteggere questa famiglia in modo che non sarebbe stato necessario abbandonare Mosè in quel modo? Per un genitore, questa potrebbe sembrare una mancanza di protezione da parte di Dio. Però, nel piano perfetto di Dio, era necessario che Mosè crescesse in una casa diversa da quella dei suoi genitori. Le vie del Signore non sono le nostre vie, e i suoi pensieri non sono i nostri pensieri.

Quindi, per fede, i suoi genitori lo misero in quel canestro galleggiante in mezzo al canneto, osservato da sua sorella, forse di 7 o 8 anni, ad una certa distanza per vedere i risultati.

Quanto potente è la mano di Dio. La mamma e il padre di Mosè furono forzati ad abbandonare Mosè, però egli fu accolto dal SIGNORE. Leggiamo di questo nel Salmo 27:10

Qualora mio padre e mia madre m’abbandonino, il SIGNORE mi accoglierà. (Salmi 27:10 NRV)

Leggiamo i vv.5-10 e notiamo come Dio guidò tutto.

5 La figlia del faraone scese al Fiume per fare il bagno, e le sue ancelle passeggiavano lungo la riva del Fiume. Vide il canestro nel canneto e mandò la sua cameriera a prenderlo. 6 Lo aprì e vide il bambino: ed ecco, il piccino piangeva; ne ebbe compassione e disse: «Questo è uno dei figli degli Ebrei». 7 Allora la sorella del bambino disse alla figlia del faraone: «Devo andare a chiamarti una balia tra le donne ebree che allatti questo bambino?» 8 La figlia del faraone le rispose: «Va’». E la fanciulla andò a chiamare la madre del bambino. 9 La figlia del faraone le disse: «Porta con te questo bambino, allattalo e io ti darò un salario». Quella donna prese il bambino e lo allattò. 10 Quando il bambino fu cresciuto, lo portò dalla figlia del faraone; egli fu per lei come un figlio ed ella lo chiamò Mosè; «perché», disse: «io l’ho tirato fuori dalle acque». (Esodo 2:5-10 NRV)

Il bimbo non poteva sopravvivere molto in quel canestro senza essere allattato. Perciò, il SIGNORE guidò le cose in modo che la figlia del faraone passasse proprio al momento giusto. Doveva essere proprio lei, perché nessun Ebreo avrebbe potuto salvare Mosè, e gli Egiziani non sarebbero andati contro gli ordini del faraone. Invece, la figlia del faraone aveva quella posizione privilegiata da poter salvare la vita di questo bimbo Ebreo. Quanto sono grandi le vie del Signore.

Poi, Dio fece qualcosa ancora più grande. Non solo salvò la vita di Mosè dal faraone tramite la figlia stessa del faraone, ma guidò gli avvenimenti in modo che la madre di Mosè fosse assunta come sua balia. Leggiamo i vv.7-9

7 Allora la sorella del bambino disse alla figlia del faraone: «Devo andare a chiamarti una balia tra le donne ebree che allatti questo bambino?» 8 La figlia del faraone le rispose: «Va’». E la fanciulla andò a chiamare la madre del bambino. 9 La figlia del faraone le disse: «Porta con te questo bambino, allattalo e io ti darò un salario». Quella donna prese il bambino e lo allattò.

Le vie del Signore sono proprio incredibili! I genitori non avevano alcun potere di salvare Mosè dagli Egiziani, ma Dio fece in modo che egli fu mandato a casa loro sotto la protezione della famiglia reale! Non solo, ma alla mamma di Mosè fu pagato uno stipendio per tenerlo. Che Dio potente! Probabilmente Mosè visse in casa con i suoi genitori per circa tre anni. Sicuramente, in quel tempo, i suoi genitori parlarono tanto con lui delle cose di Dio, e queste verità rimanevano nascoste nel suo cuore. Può darsi che mentre cresceva, gli fu permesso di tornare a visitare la sua balia e suo marito, che in realtà erano i suoi veri genitori.

Quando il bimbo fu cresciuto

Quando Mosè fu cresciuto, forse intorno ai tre anni, andò a vivere come figlio del faraone. Anche questo faceva parte del piano di Dio per lui. Leggiamo il vv.10

10 Quando il bambino fu cresciuto, lo portò dalla figlia del faraone; egli fu per lei come un figlio ed ella lo chiamò Mosè; «perché», disse: «io l’ho tirato fuori dalle acque».

Nel piano di Dio, Mosè doveva crescere come un principe nel palazzo reale d’Egitto.

Colui che Dio avrebbe usato per punire gli Egiziani, fu allevato a spese loro, nel palazzo reale. O che possiamo riconoscere la potenza di Dio, e come Dio riesce a trasformare tutti i progetti dei malvagi in modo da portare avanti il suo piano perfetto!

la crescita di Mosè

Atti 7:22 ci fa conoscere altri particolari della crescita di Mosè.

Mosè fu istruito in tutta la sapienza degli Egiziani e divenne potente in parole e opere.

Mosè fu istruito in tutta la sapienza degli Egiziani. L’Egitto era il paese più potente del mondo di allora, e Mosè era un membro della famiglia reale, in quanto figlio adottivo della figlia del faraone. Perciò, ricevette la migliore istruzione del mondo di allora. Probabilmente, fu preparato per guidare la nazione, e per guidare l’esercito, fra le altre cose. Mosè fu grandemente benedetto da Dio, perché leggiamo che “divenne potente in parole e opere”.

Tutto questo serviva come parte della preparazione di Mosè. Dio aveva scelto lui per un’opera grande, e quindi gli serviva una grande preparazione. Solo un Dio sovrano avrebbe potuto guidare le cose in modo che uno schiavo Ebreo fosse cresciuto nel palazzo reale d’Egitto!

Applicazione

Quante volte manchiamo nella fede quando le cose non vanno come abbiamo pensato noi! Quante volte sembra che è il male a vincere, e invece, Dio sta facendo qualcosa più grande di quello che avremmo potuto immaginare! Uno dei motivi per cui Dio ci racconta così tanti dettagli nella Bibbia è per aiutarci a capire quanto Egli è pienamente al comando della storia, affinché possiamo avere più fede in Lui per gli avvenimenti della nostra vita.

Mosè si identifica con i suoi fratelli

Fino all’età di quarant’anni, Mosè viveva nel palazzo del faraone come principe. Egli godeva di tutti i privilegi e i diritti di un principe reale Egiziano, e fu considerato uno di loro. Però, Mosè sapeva, nel suo cuore, di non essere Egiziano. Sapeva che era un Israelita, e che i suoi fratelli erano schiavi.

Leggiamo Atti 7 dal v.23.

23 Ma quando raggiunse l’età di quarant’anni, gli venne in animo di andare a visitare i suoi fratelli, i figli di Israele.

Leggiamo anche Ebrei 11:24-26.

24 Per fede Mosè, fattosi grande, rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone, 25 preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio, che godere per breve tempo i piaceri del peccato; 26 stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto, perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa.

Come i genitori di Mosè avevano agito per fede, tenendolo nascosto durante quei tre mesi, così ora, a quarant’anni, per fede, Mosè scelse di non essere più chiamato figlio della figlia del faraone. Preferiva essere identificato con il popolo di Dio, il suo popolo, sapendo che ciò voleva dire abbandonare tutti i tesori d’Egitto di cui avrebbe potuto godere come principe.

Dobbiamo capire che questa decisione sarebbe stata molto difficile per Mosè. La figlia del faraone era la sua madre adottiva, e sicuramente aveva avuto amore e affetto per lui. Quindi, possiamo presumere che egli l’amasse molto. Mosè aveva ricevuto il meglio dell’Egitto finora, e aveva compiuto grandi cose, e sicuramente aveva davanti a sé una vita molto soddisfacente in tutto quello che il mondo può offrire.

Però, Mosè guardava oltre a tutto quello che il mondo può offrire, poiché guardava al Messia che doveva venire. Mosè preferiva essere maltrattato con il suo popolo piuttosto che godere per breve tempo, cioè, per gli anni trascorsi sulla terra, di tutti i piaceri del peccato. Egli preferiva gli oltraggi di Cristo alla ricchezza dei tesori d’Egitto, cioè, preferiva identificarsi con il popolo di Dio, ed il Messia che doveva venire, piuttosto che godere dei tesori d’Egitto che erano suoi in quanto principe.

Con questo cuore, Mosè scelse di lasciare il palazzo, e di andare a vedere la condizione dei suoi fratelli Israeliti, che stavano soffrendo una dura schiavitù. Leggiamo dal v.11

11 In quei giorni, Mosè, già diventato adulto, andò a trovare i suoi fratelli; notò i lavori di cui erano gravati e vide un Egiziano che percuoteva uno degli Ebrei suoi fratelli. 12 Egli volse lo sguardo di qua e di là e, visto che non c’era nessuno, uccise l’Egiziano e lo nascose nella sabbia. 13 Il giorno seguente uscì, vide due Ebrei che litigavano e disse a quello che aveva torto: «Perché percuoti il tuo compagno?» 14 Quello rispose: «Chi ti ha costituito principe e giudice sopra di noi? Vuoi forse uccidermi come uccidesti l’Egiziano?» Allora Mosè ebbe paura e disse: «Certo la cosa è nota». 15 Quando il faraone udì il fatto, cercò di uccidere Mosè, ma Mosè fuggì dalla presenza del faraone, e si fermò nel paese di Madian e si mise seduto presso un pozzo. (Esodo 2:11-15 NRV)

In questo avvenimento, vediamo già le due opere grandi che Mosè avrebbe fatto nel futuro. Prima, vediamo che Mosè liberò uno degli Ebrei dall’oppressione di un Egiziano. Dopo, Mosè sarebbe stato usato da Dio per liberare tutto il popolo d’Israele dagli Egiziani. Qui Mosè uccise un Egiziano, dopo sarebbe Dio che avrebbe ucciso il primogenito di ogni famiglia Egiziana.

Poi, vediamo Mosè che agisce da giudice fra i due Ebrei che stavano litigando. In questa occasione, l’Ebreo che aveva torto non accettò il suo intervento. Al tempo dell’Esodo, Dio fece di Mosè colui che agì da Giudice d’Israele per ben quarant’anni.

Voglio notare una importante qui. Gli Ebrei venivano trattati duramente dagli Egiziani. La loro vita era molto difficile. Avevano ogni motivo di avere solidarietà fra di loro, di sostenersi gli uni gli altri. Invece qui, troviamo due Ebrei che litigavano, e uno di loro aveva torto. Quando costui fu ripreso con gentilezza da Mosè, anziché riconoscere il suo peccato, rispose male a Mosè.

Questo Ebreo percuoteva il suo compagno. Quante volte noi percuotiamo i nostri compagni, se non con le mani, con la lingua, con parole dure. O fratelli, quanto è grave il peccato di usare la nostra lingua per fare del male. Mosè chiese a questo uomo: “Perché percuoti il tuo compagno?”, per aiutarlo a capire la gravità del trattare male gli altri, con gli atti o con le parole. O che possiamo valutare il nostro comportamento!

Il brano in Atti 7 ci aiuta a capire più a fondo questa situazione.

24 Vedendo che uno di loro era maltrattato, ne prese le difese e vendicò l’oppresso, colpendo a morte l’Egiziano. 25 Or egli pensava che i suoi fratelli avrebbero capito che Dio voleva salvarli per mano di lui; ma essi non compresero. 26 Il giorno seguente si presentò a loro, mentre litigavano, e cercava di riconciliarli, dicendo: “Uomini, voi siete fratelli; perché vi fate torto a vicenda?” 27 Ma quello che faceva torto al suo prossimo lo respinse, dicendo: “Chi ti ha costituito capo e giudice su di noi? 28 Vuoi uccidere me come ieri uccidesti l’Egiziano?”

Mosè già capiva che Dio voleva salvare gli Ebrei tramite lui, però, ovviamente, Mosè non capiva COME Dio intendeva farlo. Infatti, qui, vediamo che NON era come Mosè immaginava. Gli Ebrei non vedevano in Mosè un liberatore. Può succedere anche a noi di comprendere una parte del piano di Dio, ma di non comprendere quanto grande è il suo piano. Anche se il nostro traguardo è quello giusto, dobbiamo anche seguire la guida di Dio nel MODO giusto per raggiungere il nostro traguardo.

Nonostante Mosè avesse scelto di sacrificare tutto quello che il mondo poteva offrirgli, per identificarsi con il suo popolo, egli fu disprezzato da loro, e il suo aiuto fu rigettato. Continuò ad amare il suo popolo. Il vero amore guarda oltre le offese. Pensiamo a Cristo Gesù, che venne per salvare i peccatori, e fu disprezzato da loro, eppure non si risparmiò dall’andare a morire sulla croce per loro, o meglio, per tutti noi. Quante volte noi abbiamo rifiutato un ammonimento che Dio ci ha dato, o un’esortazione? A quel punto, Dio avrebbe avuto ogni ragione di smettere di curarsi di noi. Invece, volta dopo volta, Dio è stato misericordioso. O che possiamo riconoscere il bene che Dio ha per noi, anche quando ci riprende!

Tornando agli avvenimenti di Mosè, a questo punto, egli capiva che l’omicidio dell’Egiziano era stato scoperto, e perciò fuggì dall’Egitto, nel deserto di Madian. Leggiamo ancora in Esodo 2:14,15.

Allora Mosè ebbe paura e disse: «Certo la cosa è nota». 15 Quando il faraone udì il fatto, cercò di uccidere Mosè, ma Mosè fuggì dalla presenza del faraone, e si fermò nel paese di Madian e si mise seduto presso un pozzo.

Mosè non sapeva che quarant’anni dopo Dio lo avrebbe usato per liberare gli Israeliti, ma che non era ancora il momento giusto. Primo, le malvagità degli Egiziani non avevano ancora raggiunto il culmine. Secondo, gli Ebrei non erano umiliati sufficientemente. Il numero degli Ebrei non aveva ancora raggiunto il livello stabilito da Dio. Infine, Mosè non aveva ricevuto tutta la preparazione che Dio voleva per lui. Quindi, guidato da Dio, Mosè fuggì nel deserto di Madian.

I Madianiti erano parenti di Abraamo, e anche loro adoravano l’unico vero Dio. Abitavano in un grande deserto che l’esercito Egiziano non frequentava. Mosè, stanco dal viaggio, si mise seduto presso un pozzo. Immaginate: pochi giorni prima, egli era nel palazzo reale dell’Egitto, circondato da servi e da tutto quello che avrebbe potuto volere, umanamente parlando. Ora, si trovava in mezzo ad un deserto, solo.

Però, non era veramente solo, perché Dio era con lui, e aveva guidato i suoi passi proprio fino a quel pozzo. Leggiamo cosa accadde.

16 Il sacerdote di Madian aveva sette figlie. Esse andarono al pozzo ad attingere acqua per riempire gli abbeveratoi e abbeverare il gregge di loro padre. 17 Ma sopraggiunsero i pastori e le scacciarono. Allora Mosè si alzò, prese la loro difesa e abbeverò il loro gregge. 18 Quando esse giunsero da Reuel, loro padre, questi disse: «Come mai siete tornate così presto oggi?» 19 Esse risposero: «Un Egiziano ci ha liberate dalle mani dei pastori, per di più ci ha attinto l’acqua e ha abbeverato il gregge». 20 Egli disse alle figlie: «Dov’è? Perché avete lasciato là quell’uomo? Chiamatelo, ché venga a prendere del cibo». 21 Mosè accettò di abitare da quell’uomo. Egli diede a Mosè sua figlia Sefora. 22 Ella partorì un figlio che Mosè chiamò Ghersom; perché disse: «Abito in terra straniera». (Esodo 2:16-22 NRV)

Mosè si trovava al pozzo usato dalla famiglia di un sacerdote di Madian. Mentre stava seduto là, arrivarono le sette figlie di questo sacerdote per abbeverare il loro gregge. Sopraggiunsero dei pastori malvagi, che le scacciarono. Si capisce che questo succedeva spesso, perché quando tornarono a casa, il padre chiese loro perché erano tornate così presto. Ovviamente, questi malvagi pastori aspettavano che le ragazze avessero attinto abbastanza acqua dal pozzo per abbeverare il gregge, dopodichè le scacciavano via, usando quell’acqua per i loro greggi. Così, le ragazze dovevano attingere di nuovo acqua sufficiente per il loro gregge.

Quel giorno, Mosè eri là quando ciò accadde. Dopo che le ragazze avevano attinto dell’acqua, i malvagi pastori arrivarono e stavano per mandarle via. Mosè, che era un uomo forte, prese la loro difese.

Mosè aveva visto l’Egiziano maltrattare l’Ebreo, ed era intervenuto. Aveva visto i due Ebrei litigare, ed era intervenuto. Ora, vide quei pastori maltrattare quelle ragazze, e intervenne. Mosè aveva un cuore che lo spingeva a cercare la giustizia, anche quando gli costava tanto.

O che possiamo seguire il suo esempio, e cercare ardentemente di essere di aiuto ad altri.

Notiamo che Mosè fece quell’atto per bontà disinteressata, ma dopo, il padre di queste ragazze lo invitò a vivere con lui, e poi diede a Mosè una delle sue figlie come moglie. Qui vediamo il principio che quando noi facciamo la cosa giusta, Dio ci ricompensa, nel modo e nel momento giusto.

Nella provvidenza di Dio, questo avvenimento provvedeva per Mosè una moglie e dei parenti. Egli diventò un pastore di pecore, e per ben quarant’anni, guidò il gregge in quel deserto. Quello che Mosè aveva perso in Egitto, Dio glielo diede qui. In Egitto, Mosè aveva avuto la migliore istruzione, e tante esperienze. Però, non aveva avuto un lungo periodo di tranquillità per avere tempo per meditare profondamente su Dio e avere comunione con Lui. In quegli anni nel deserto, Dio diede anche questo a Mosè, per prepararlo per il grande compito che doveva compiere. Mosè non sapeva quello che Dio avrebbe fatto, ma Dio sì. Spesso, Dio cambia le nostre circostanze e non capiamo il perché. Però Dio non sbaglia mai in quello che fa. Egli ha sempre il suo motivi, anche se spesso, non possiamo capirli.

Oltre a permettergli un’intensa comunione con Dio, quei quarant’anni nel deserto servivano anche per un altro motivo: sarebbe proprio là, in quel deserto, che Mosè avrebbe poi guidato gli Israeliti per quarant’anni, e perciò stava imparando a conoscere la zona che avrebbe attraversato dopo. Quindi, tante cose che potrebbero sembrare avvenute solo per caso, e che potrebbero sembrare avvenimenti e anni sprecati, invece, sono tutti parte del piano di Dio.

O amici, confidiamo in Dio, perché anche nella nostra vita, Dio hai i suoi motivi per quello che fa, anche se spesso, non ci fa sapere prima quello che farà. Camminiamo per fede!

Conclusione

Allora, quante verità ci sono in questo capitolo! Nei momenti più difficili, quando sembra che il male sta vincendo, Dio ha sempre pienamente il controllo della situazione. Dio salvò la vita di Mosè e lo portò nel palazzo reale, per crescere come un principe per quarant’anni, e poi, lo portò nel deserto per altri quarant’anni. Nulla può ostacolare Dio nella sua opera. Dio ha il controllo degli avvenimenti della nostra vita. O quanto è importante avere fede in Dio, anche quando non possiamo capire che cosa sta facendo. Camminiamo per fede. Dio è all’opera!

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