un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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Dio è con Noi - Esodo 3:7-12

filename: 02-03-07.doc di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org - Sermone 4 su Esodo, di Marco deFelice, per 3 novembre, 2002

Riassunto degli avvenimenti visti finora

Con l’aiuto di Dio, stiamo studiando uno dei libri più potenti dell’Antico Testamento: Esodo. Gli avvenimenti in Esodo rispecchiano molto gli avvenimenti spirituali dal giorno della nostra salvezza, e quindi sono da considerare attentamente. Nell’ultimo sermone, abbiamo letto di come Dio apparve a Mosè, nel pruno ardente. Comandò a Mosè di non avvicinarsi troppo, e di togliersi le scarpe. Dio è un Dio santo, e l’uomo non può avvicinarsi a Dio in modo superficiale. Poi Dio si rivelò a Mosè come il Dio di Abraamo, il Dio di Isaaco, e il Dio di Giacobbe. Gesù ci spiega il senso di tutto questo nel Nuovo Testamento, quando spiega che dicendo così, Dio dimostra la realtà della risurrezione, perché Egli non è il Dio dei morti, ma dei vivi.

Infine, abbiamo visto che quando Mosè capì che era il SIGNORE, si nascose la faccia, perché aveva paura. L’unico modo di avvicinarci a Dio è con un santo timore di Dio.

vv.7-12

Vogliamo riprendere il brano da quel punto, e tramite questo brano, conoscere meglio il nostro SIGNORE.

Leggiamo i vv.7-12

“7 Il SIGNORE disse: «Ho visto, ho visto l’afflizione del mio popolo che è in Egitto e ho udito il grido che gli strappano i suoi oppressori; infatti conosco i suoi affanni. 8 Sono sceso per liberarlo dalla mano degli Egiziani e per farlo salire da quel paese in un paese buono e spazioso, in un paese nel quale scorre il latte e il miele, nel luogo dove sono i Cananei, gli Ittiti, gli Amorei, i Ferezei, gli Ivvei, e i Gebusei. 9 E ora, ecco, le grida dei figli d’Israele sono giunte a me; e ho anche visto l’oppressione con cui gli Egiziani li fanno soffrire. 10 Or dunque va’; io ti mando dal faraone perché tu faccia uscire dall’Egitto il mio popolo, i figli d’Israele». 11 Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e far uscire dall’Egitto i figli d’Israele?» 12 E Dio disse: «Va’, perché io sarò con te. Questo sarà il segno che sono io che ti ho mandato: quando avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, voi servirete Dio su questo monte». 13 Mosè disse a Dio: «Ecco, quando sarò andato dai figli d’Israele e avrò detto loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato da voi”, se essi dicono: “Qual è il suo nome?” che cosa risponderò loro?» 14 Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono». Poi disse: «Dirai così ai figli d’Israele: “l’IO SONO mi ha mandato da voi”». 15 Dio disse ancora a Mosè: «Dirai così ai figli d’Israele: “Il SIGNORE, il Dio dei vostri padri, il Dio d’Abraamo, il Dio d’Isacco e il Dio di Giacobbe mi ha mandato da voi”. Tale è il mio nome in eterno; così sarò invocato di generazione in generazione. 16 Va’, raduna gli anziani d’Israele e di’ loro: “Il SIGNORE, il Dio dei vostri padri, il Dio d’Abraamo, d’Isacco e di Giacobbe mi è apparso, dicendo: Certo, io vi ho visitati, ho visto quello che vi fanno in Egitto 17 e ho detto: Io vi farò uscire dall’Egitto, dove siete maltrattati, verso il paese dei Cananei, degli Ittiti, degli Amorei, dei Ferezei, degli Ivvei e dei Gebusei, in un paese nel quale scorre il latte e il miele”. 18 Essi ubbidiranno alla tua voce e tu, con gli anziani d’Israele, andrai dal re d’Egitto e gli direte: “Il SIGNORE, il Dio degli Ebrei, ci è venuto incontro; perciò lasciaci andare per tre giornate di cammino nel deserto, per offrire sacrifici al SIGNORE, nostro Dio”. 19 Io so che il re d’Egitto non vi concederà di andare, se non forzato da una mano potente. 20 Io stenderò la mia mano e colpirò l’Egitto con tutti i miracoli che io farò in mezzo a esso; dopo questo, vi lascerà andare. 21 Farò sì che questo popolo trovi favore presso gli Egiziani e, quando ve ne andrete, non ve ne andrete a mani vuote; 22 ma ogni donna domanderà alla sua vicina e alla sua coinquilina degli oggetti d’argento, degli oggetti d’oro e dei vestiti. Voi li metterete addosso ai vostri figli e alle vostre figlie, e così spoglierete gli Egiziani».” (Esodo 3:7-22 NRV)

notiamo le verità qui contenute

Consideriamo questo brano, con lo scopo di conoscere meglio Dio e le sue vie. Dio non cambia mai, perciò, quello che era vero di Dio al tempo di Mosè, è vero ancora oggi.

Leggiamo ancora i vv.7-9

“7 Il SIGNORE disse: «Ho visto, ho visto l’afflizione del mio popolo che è in Egitto e ho udito il grido che gli strappano i suoi oppressori; infatti conosco i suoi affanni. 8 Sono sceso per liberarlo dalla mano degli Egiziani e per farlo salire da quel paese in un paese buono e spazioso, in un paese nel quale scorre il latte e il miele, nel luogo dove sono i Cananei, gli Ittiti, gli Amorei, i Ferezei, gli Ivvei, e i Gebusei. 9 E ora, ecco, le grida dei figli d’Israele sono giunte a me; e ho anche visto l’oppressione con cui gli Egiziani li fanno soffrire.” (Esodo 3:7-9 NRV)

Notiamo ciò che Dio dichiara di Se stesso e come vedeva gli Ebrei.

Egli dichiara: Ho visto, ho visto: Dio ripete la parola “visto” due volte, per sottolineare il fatto che aveva chiaramente visto, e preso nota, della loro situazione. Dio sa tutto di tutto, però, in questo caso, prese a cuore la situazione degli Ebrei in modo speciale.

Prima di considerare che cosa aveva visto il SIGNORE, notiamo che Egli dichiara “ho visto l’afflizione del mio popolo." Dio identifica gli Ebrei come il SUO popolo. Non diceva questo degli altri popoli della terra. È un privilegio incredibile e meraviglioso se Dio considera un popolo il SUO popolo. Egli ha una cura particolare ed eterna verso coloro che Gli appartengono. Gli Ebrei, per libera scelta di Dio, erano il popolo di Dio. Oggi, chi è in Cristo Gesù fa parte del popolo di Dio.

Che cos’è che il Signore aveva visto riguardo al suo popolo? Aveva visto la loro afflizione. Aveva udito il grido che saliva da loro a causa dell’oppressione degli Egiziani. Conosceva i loro affanni e la loro sofferenza.

Quando la Bibbia dichiara che Dio conosce una certa situazione, il senso va molto oltre il semplice conoscere intellettualmente i fatti, perché Dio conosce già tutto di tutto. Invece, quando dice che Dio conosce qualcosa, vuol dire che Egli sta per prendersi cura di quella persona o popolo, e che ha deciso di agire in suo favore.

Perciò, quando il SIGNORE dichiara a Mosè che conosce l’afflizione degli Ebrei, vuol dire che stava per occuparsi di loro, per liberarli dall’afflizione.

Sono sceso

Il v.8 contiene una dichiarazione importante; il SIGNORE dichiara: “Sono sceso per liberarlo dalla mano degli Egiziani e per farlo salire da quel paese in un paese buono e spazioso". Il SIGNORE dichiara: Sono sceso. Dio dichiara di entrare personalmente nel mondo per compiere una grande opera. Molto raramente nella Bibbia, Dio dichiara di venire sulla terra per compiere un’opera direttamente. Nel caso della liberazione degli Ebrei dall’Egitto, e il viaggio attraverso il deserto, Dio era venuto personalmente.

Al tempo di Mosè, il SIGNORE liberò il suo popolo dalla schiavitù dell’Egitto, e li portò nella terra promessa. In quale altra occasione nella Bibbia e nella storia del mondo vediamo il SIGNORE stesso scendere sulla terra per liberare il suo popolo?

L’altra occasione in cui il SIGNORE stesso è sceso per liberare il suo popolo è quando è sceso nella persona di Cristo Gesù, per liberare il suo popolo dal peccato, e per condurlo alla terra promessa, il cielo, nella presenza di Dio per tutta l’eternità. Gli avvenimenti che troviamo in Esodo sono un TIPO dell’opera di Cristo nel compiere la salvezza.

Spesso, leggendo la Bibbia, soprattutto un avvenimento così grande come l’Esodo, ci viene da pensare che sarebbe stato un grande privilegio poter vedere Dio operare così grandemente.

Senza dubbio, l’opera di Dio nel liberare gli Ebrei dall’Egitto fu molto, molto grande. Però, quando consideriamo l’opera di Cristo nel compiere la salvezza eterna, ci rendiamo conto che è stata un’opera infinitamente più grande. I benefici della liberazione dall’Egitto erano benefici temporali e piccoli. I benefici per coloro che fanno parte dell’opera di Cristo Gesù sono benefici eterni e infiniti. Quando leggiamo della liberazione dalla schiavitù dell’Egitto, non dimentichiamo la liberazione ancora più grande, la liberazione dal peccato, per coloro che vengono salvati per mezzo della fede in Cristo Gesù. Chi ha ricevuto la salvezza in Cristo Gesù ha visto, nella propria vita, una liberazione più grande della liberazione degli Ebrei dall’Egitto. Leggendo di loro, rallegriamoci per la NOSTRA liberazione.

Tornando ancora al brano, nel v.8 il SIGNORE dichiara che Egli stesso è sceso per liberare il suo popolo dalla mano degli Egiziani. Poi, nel v.10, dichiara: “10 Or dunque va’; io ti mando dal faraone perché tu faccia uscire dall’Egitto il mio popolo, i figli d’Israele». Prima, Dio dichiara che sarà Lui stesso a liberare il suo popolo. Qui, dichiara che manderà Mosè per farli uscire dall’Egitto.

C’è una contraddizione? No. La liberazione dall’Egitto era un’opera di Dio. Però, come Dio fa volta dopo volta nella Bibbia, opera tramite un uomo, in questo caso Mosè.

Dio cerca quegli uomini che sono adatti per essere strumenti nelle sue mani per compiere la sua opera: uomini di fede, uomini umili, uomini che danno tutta la gloria a Dio.

Quando Dio vuole operare tramite un uomo, prepara quell’uomo. Abbiamo già visto che per preparare Mosè per questo incarico, Dio lo aveva fatto vivere per quarant’anni come principe in Egitto, e poi per altri quarant’anni come un semplice pastore di pecore, nel deserto di Madian. In tutti quegli anni, Mosè non sapeva ciò che Dio stava facendo. Dio stava preparando il cuore di Mosè, e stava anche dandogli le esperienze necessarie per poter svolgere questa missione.

Dio non gli aveva annunciato in anticipo che tutti quegli anni erano una preparazione per diventare il liberatore degli Ebrei. Dio sapeva quello che stava facendo nella vita di Mosè, ma Mosè non lo sapeva!

Molto spesso, le circostanze nella nostra vita sono strumenti nelle mani di Dio per trasformarci di più ad immagine di Cristo, e per prepararci per le opere che Dio ha in mente per noi.

Ricordiamo Efesini 2:8-10.

“8 Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. 9 Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti; 10 infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.” (Efesini 2:8-10 NRV)

Dio ha preparato buone opere per ogni vero credente, ed Egli usa le circostanze della nostra vita per prepararci per quelle opere, oltre che per conformarci all’immagine di Cristo.

Solitamente, Dio non ci spiega quello che sta facendo, però, Egli ha il suo piano perfetto. O che possiamo vivere per fede, fidandoci che Dio sa quello che sta facendo nella nostra vita! O che possiamo essere strumenti pronti per qualsiasi cosa Dio voglia fare in noi.

la reazione di Mosè

Tornado al brano, Dio si rivela a Mosè, e dichiara di aver visto e udito la situazione del suo popolo, e che era sceso per liberarli dalla schiavitù dell’Egitto, per portarli nella terra promessa. Poi, annuncia a Mosè: “10 Or dunque va’; io ti mando dal faraone perché tu faccia uscire dall’Egitto il mio popolo, i figli d’Israele».

Io ti mando. Dio annuncia a Mosè che stava mandando LUI, Mosè, al faraone, per comandare al faraone di lasciare uscire gli Ebrei dall’Egitto.

Ricordiamo che quarant’anni prima, Mosè aveva ucciso un Egiziano, per salvare un Ebreo. Quindi, aveva avuto a cuore la situazione degli Ebrei. Però, quando il faraone aveva cercato di ucciderlo, Mosè era scappato nel deserto, dove aveva vissuto per quarant’anni.

Ora che Mosè sente il SIGNORE dire che sta per mandare lui a liberare gli Ebrei:

“Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e far uscire dall’Egitto i figli d’Israele?»” (Esodo 3:11 NRV)

Mosè chiede: “Chi sono io?" Chi sono io per un lavoro così difficile, e così importante? Io sono un semplice pastore di pecore, sono colui che è scappato dall’Egitto quarant’anni fa. Io sono un uomo vecchio, la mia vita è un fallimento. Chi sono io per avere una responsabilità così importante? Chi sono io per liberare gli Ebrei dalla schiavitù nel paese più potente del mondo?

Mosè aveva ragione, in quanto, la missione a cui Dio lo stava chiamando era una missione impossibile. Come poteva un uomo solo costringere il faraone a liberare gli Ebrei dalla loro schiavitù?

Dall’altra parte, se consideriamo gli ottant’anni della vita di Mosè, era sicuramente lui la persona più adatta al mondo per compiere questa missione. Dio lo aveva preparato proprio per questo momento. Cresciuto per quarant’anni nel palazzo reale del faraone, era preparato a presentarsi al faraone. Educato e istruito come un principe di una grande nazione, era preparato per guidare un popolo numeroso. Dopo quarant’anni nel deserto come pastore, era ben preparato a guidare gli Ebrei attraverso il deserto. Però, più di tutte queste cose, era un uomo di fede, infatti, aveva una grandissima fede in Dio, ed era ubbidiente a Dio. Era un uomo onorevole, con un cuore pieno di compassione. Quindi, Mosè era molto ben preparato per questo incarico.

l’umiltà di Mosè

Nonostante la sua preparazione, Mosè si considerava indegno di questo incarico, perché Mosè era molto umile. Infatti, spesso i credenti più preparati e qualificati sono i più umili. Al contrario, spesso, coloro che non sono pronti per un dato ministerio hanno fretta di mettersi in una posizione che sembra importante.

A proposito, ricordiamo e viviamo la verità di Romani 12:3.

“Per la grazia che mi è stata concessa, dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio, secondo la misura di fede che Dio ha assegnata a ciascuno.” (Romani 12:3 NRV)

Gli uomini di Dio nella Bibbia sono stati uomini umili. Mosè è un grande esempio. Anche l’Apostolo Paolo era un uomo umile. In 1 Corinzi 15, sta parlando delle apparizioni di Cristo dopo la risurrezione, e dichiara:

“7 Poi apparve a Giacomo, poi a tutti gli apostoli; 8 e, ultimo di tutti, apparve anche a me, come all’aborto; 9 perché io sono il minimo degli apostoli, e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio. 10 Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono; e la grazia sua verso di me non è stata vana; anzi, ho faticato più di tutti loro; non io però, ma la grazia di Dio che è con me.” (1 Corinzi 15:7-10 NRV)
“A me, dico, che sono il minimo fra tutti i santi, è stata data questa grazia di annunziare agli stranieri le insondabili ricchezze di Cristo” (Efesini 3:8 NRV)

Paolo era tra tutti l’Apostolo più usato da Dio, eppure lui si considerava il minimo fra tutti i santi. Dio si serve di persone umili. Non cercate di compiere grandi opere. Cercate d’essere fedele nel piccolo, con umilità. Sarà Dio a scegliere le opere giuste per ciascuno di noi.

Tornando a Mosè, la Bibbia ci insegna che Mosè era l’uomo più umile della terra. Leggiamo questo in Numeri.

“Or Mosè era un uomo molto umile, più di ogni altro uomo sulla faccia della terra.” (Numeri 12:3 NRV)

Essendo l’uomo più umile, egli era stato scelto da Dio per uno dei lavori più importanti in tutta la storia dell’Antico Testamento.

Dio è un Dio geloso per la sua gloria. Dio cerca uomini umili, che poi Lui innalza a suo tempo. In questo modo, è Dio a ricevere la gloria.

“Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo;” (1 Pietro 5:6 NRV)

In 2 Corinizi, impariamo che noi siamo vasi di terra, affinché la gloria sia attribuita a Dio.

“5 Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù quale Signore, e quanto a noi ci dichiariamo vostri servi per amore di Gesù; 6 perché il Dio che disse: «Splenda la luce fra le tenebre», è quello che risplendé nei nostri cuori per far brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo. 7 Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi.” (2 Corinzi 4:5-7 NRV)

Quindi, fra tutte le qualifiche di Mosè, forse la più importante era che lui era un uomo umile, ed un uomo di fede. Essendo l’uomo più umile al mondo, Mosè fu grandemente innalzato da Dio. Da se stesso, Mosè non si considerava in grado di compiere una missione così difficile ed importante. Questa era una delle ragioni per cui era l’uomo giusto.

Io sarò con te

Essendo sinceremente umile, e riconoscendo la grandezza, la difficoltà e l’importanza della missione, Mosè chiese a Dio: “Chi sono io per fare questo?” Quale fu la risposta di Dio all’obiezione di Mosè? Leggiamo i vv.11,12

“11 Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e far uscire dall’Egitto i figli d’Israele?» 12 E Dio disse: «Va’, perché io sarò con te. Questo sarà il segno che sono io che ti ho mandato: quando avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, voi servirete Dio su questo monte».” (Esodo 3:11-12 NRV)

Qui troviamo alcune delle parole più importanti della Bibbia. Dio dichiara a Mosè: “Va’, perché Io sarò con te!" O amici, queste parole cambiano tutto! Ciò che è totalmente impossibile per l’uomo, è possibile a Dio. Quando Dio è con noi, ogni cosa è possibile.

Nessuno può ostacolare l’opera di Dio, perciò, quando Dio è con noi, possiamo compiere qualsiasi cosa che Egli ci comanda da fare. Nulla è impossibile se Dio è con noi.

Nel Vangelo di Marco, i discepoli dicono a Gesù che la salvezza sembra essere una cosa impossibile. Notiamo la risposta di Cristo:

“Gesù fissò lo sguardo su di loro e disse: «Agli uomini è impossibile, ma non a Dio; perché ogni cosa è possibile a Dio».” (Marco 10:27 NRV)

Tutto è possibile a Dio, e perciò, tutto è possibile quando Dio è con noi. Nessun comandamento di Dio è impossibile quando Dio è con noi.

In Filippesi 4 leggiamo:

“Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica.” (Filippesi 4:13 NRV)

Quando Cristo ci fortifica, possiamo fare ogni cosa. Essendo deboli per la nostra carne, tante cose ci sono completamente impossibili. Invece, quando Cristo è con noi, e ci fortifica, ogni cosa è possibile. Qualsiasi cosa Dio ci chiama a fare, possiamo farla, nella sua potenza, quando Lui è con noi.

E quindi, quando Mosè riconobbe la sua incapacità di compiere una missione così grande, Dio non gli rispose cercando di convincerlo di quanto era bravo o ben preparato o forte in sé, perché quelle cose non sarebbero mai bastate. Invece, Dio rispose all’obiezione di Mosè dichiarando che il SIGNORE stesso sarebbe stato con lui. Non serviva altro! Poi, dichiarò a Mosè che quando avrebbe portato gli Ebrei fuori dell’Egitto, li avrebbe condotti a quella stessa montagna per adorare Dio. Questo aiutò Mosè ad avere più fede, e poi, quando arrivò alla montagna con tutti gli Ebrei, diventò un motivo per avere ancora più fede in Dio per quello che sarebbe avvenuto dopo.

Conclusione

C’è molto altro da scoprire in questo brano, ma per oggi, concludiamo qua. Ricordiamo le verità che abbiamo visto in questo brano, perché queste verità sono anche per noi. Dio è il Dio che vede, e conosce la nostra situazione, se siamo figli suoi. Egli vede, Egli ode, Egli conosce a fondo la nostra situazione. Egli ha a cuore la nostra afflizione e la nostra sofferenza. Non solo sa tutto di noi, ma si prende cura di noi, perché siamo preziosi per Lui, perché per mezzo di Cristo Gesù, siamo il SUO popolo. Apparteniamo a Dio. Siamo stati comprati a caro prezzo.

Dio annunciò a Mosè che Egli era sceso in terra per liberare il suo popolo. Che privilegio era per gli Ebrei che Dio stesso era sceso per liberarli! Chi è stato salvato per la fede in Gesù Cristo ha ricevuto un privilegio ancora più grande. La loro liberazione era temporale, e solo fisica. Invece, Dio è sceso nella persona di Gesù Cristo per salvarci dal peccato, per una liberazione eterna, nella presenza di Dio.

Nonostante Dio stesso fosse sceso per liberare il suo popolo, Egli mandò Mosè dal faraone. L’opera è di Dio, però, Dio si serve degli uomini. Che incredibile privilegio, poter essere uno strumento nelle mani di Dio. L’opera più semplice nelle mani di Dio è un onore più grande della più importante opera umana.

Per poter essere strumenti nelle mani di Dio, dobbiamo avere le due qualità di Mosè: la fede, e l’umiltà. Quando Mosè udì il comandamento di Dio, riconobbe che non era in grado di compiere la missione, perché era un uomo umile; addirittura, Mosè era l’uomo più umile della terra. Dio cerca chi ha un cuore umile. Infatti, Dio odia chi ha un cuore altero, ma Egli ha cura degli umili. O che possiamo essere veramente umili!

Quando Mosè vide se stesso incapace a compiere la missione che Dio l’aveva chiamato a fare, la risposta di Dio a Mosè fu semplice ma sufficiente, nonostante la grandezza della missione. La risposta fu: Io sarò con te! Quando Dio è con noi, chi può essere contro di noi? Quando Dio è con noi, possiamo fare qualsiasi cosa che Egli ci comanda di fare.

O cari, chi è figlio di Dio per mezzo di Gesù Cristo ha la promessa di Dio che DIO è con noi, e che non ci lascerà e non ci abbonderà. Perciò, possiamo dire, insieme all’Apostolo Paolo: Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica! Dio è con noi, questo ci basta. Non importa quanto siano grandi le difficoltà, non importa quanto sia dolorosa l’afflizione, Dio è con noi! Il Creatore di tutto è con noi! Il SIGNORE dei signori è con noi! Non dobbiamo temere alcuna cosa, perché Dio è con noi.

Dio volendo, la prossima settimana, continueremo a considerare questo brano. Vogliamo notare in modo particolare il nome di Dio. Per ora, rallegriamoci, perché siamo il popolo di Dio, e Dio è con noi!

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