un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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Mosè ubbidisce, ma le cose vanno male
Esodo 4:24-5:23

filename: 02-05-a.doc di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org - Sermone 8 su Esodo, di Marco deFelice, per 2 febbraio, 2003

Stiamo seguendo gli avvenimenti del libro di Esodo. Gli Ebrei erano schiavi in Egitto, e Dio aveva chiamato Mosè perché egli fosse strumento nelle mani di Dio per liberarli. Mosè sollevò varie obiezioni, ma alla fine dovette arrendersi a Dio. Dopo essersi congedato dal suo suocero, partì per l’Egitto con sua moglie e i suoi figli.

la gravità del peccato Esodo 4:24-26

Mosè era stato scelto da Dio per svolgere la missione più importante nella storia del popolo d’Israele. Ebbe il privilegio e l’onore di incontrare Dio in più occasioni, la prima delle quali fu presso il pruno ardente. Vogliamo iniziare oggi leggendo un brano in cui vediamo che nonostante questo onore e il privilegio che Mosè aveva avuto, Dio stava per uccidere Mosè per un peccato che aveva compiuto. Leggiamo Esodo 4:24-26, in cui troviamo Mosè, insieme a sua moglie Sefora e ai loro figli, in viaggio per l’Egitto, in ubbidienza al comandamento di Dio.

24 Mentre Mosè era in viaggio, il SIGNORE gli venne incontro nel luogo dov’egli pernottava, e cercò di farlo morire. 25 Allora Sefora prese una selce tagliente, recise il prepuzio di suo figlio e con quello toccò i piedi di Mosè, dicendo: «Tu sei per me uno sposo di sangue!» 26 Allora il SIGNORE lo lasciò. Lei aveva detto: «Sposo di sangue!», a causa della circoncisione.” (Esodo 4:24-26 NRV)

Qual era il peccato di Mosè, tanto grave che il Signore stava per ucciderlo? Ricordiamo che Mosè era un Giudeo, un discendente di Abraamo. Dio aveva comandato che ogni maschio discendente da Abraamo per mezzo di Isaaco, quindi, ogni maschio Ebreo, fosse circonciso l’ottavo giorno di vita. Perciò Mosè avrebbe dovuto circoncidere suo figlio. Però, non l’aveva fatto.

Quindi, il peccato di Mosè non era un male commesso volontariamente, bensì un peccato di omissione, una cosa giusta che NON aveva compiuto. Per questa mancanza, il Signore gli venne incontro e cercò di farlo morire. In altre parole, tanto grave era l’omissione di Mosè agli occhi di Dio che avrebbe dovuto morire.

Era responsabilità del marito quella di circoncidere il figlio. Però, in questa occasione, Mosè era afflitto dal Signore a causa del suo peccato, e probabilmente fisicamente incapace di fare alcuna cosa. Perciò, sua moglie, Sefora, circoncise il figlio al posto di Mosè. Per lei, sapere che questa mancanza era quasi costata la vita di Mosè, fu una cosa molto spiacevole. Fu scossa da questo avvenimento, e gridò a Mosè che era uno sposo di sangue.

Quando il figlio fu circonciso, Dio lasciò Mosè. Cioè, ritirò la sua disciplina.

Facciamo una piccola parentesi qui. A un certo punto prima di arrivare in Egitto, Mosè mandò indietro la sua famiglia, e poi, dopo aver guidato gli Ebrei fuori dall’Egitto, fu riunito con loro. Molti suppongono che fu dopo questo avvenimento che Mosè li mandò a casa di Ietro, suo suocero. (Esodo 18)

Questi versetti ci insegnano una lezione importante riguardo al carattere di Dio. Dio è un Dio santo e quindi, qualsiasi peccato non confessato nella nostra vita, sia commesso, sia dovuto ad omissione, ci squalifica dal servire Dio, e non solo, ma rischiama la severa disciplina di Dio. Tanti credenti hanno un concetto di Dio come se Egli sia contento di qualsiasi opera fatta per Lui, e chiuda poi gli occhi su eventuali peccati. Invece, dobbiamo capire che Dio è Santo, sopra ogni altra cosa, e non possiamo piacerGli senza essere santi in tutto il nostro comportamento. Essere santi vuol dire tenerci separati dal peccato, non solo peccati commessi volutamente, ma anche peccati di omissione. Quando pecchiamo, rischiamo la severa disciplina di Dio.

Quando ci ravvediamo dal nostro peccato, e cominciamo a camminare in ubbidienza, Dio ritira la sua disciplina. In questo brano, Dio lasciò Mosè, cioè, non cercò più a farlo morire, ritirò la sua disciplina non appena fu tolto il peccato di Mosè. O che possiamo imparare da questo esempio ad abbandonare ogni peccato, sia compiuto che dovuto all’omissione.

Mosè incontra Aaronne

Ora, passiamo ad Esodo 4:27,28, dove vediamo un esempio di come Dio prepara la via per quello che Egli ci comanda di fare. Ricordiamo che Dio aveva dichiarato a Mosè che gli avrebbe dato suo fratello, Aaronne, come aiuto. Leggiamo questi versetti, e vediamo come Dio preparò il cuore di Aaronne per questo incarico.

“27 Il SIGNORE disse ad Aaronne: «Va’ nel deserto incontro a Mosè». Egli andò, lo incontrò al monte di Dio e lo baciò. 28 Mosè riferì ad Aaronne tutte le parole che il SIGNORE lo aveva incaricato di dire, e tutti i prodigi che gli aveva ordinato di fare.” (Esodo 4:27-28 NRV)

Nel piano di Dio, Aaronne doveva assistere Mosè nella sua missione. Perciò, Dio parlò anche ad Aaronne, per preparare il suo cuore per la sua parte nella missione di Mosè. Ricordiamo che Dio aveva anche annunciato a Mosè che avrebbe indurito il cuore del faraone, perché anche quello serviva per portare a termine il piano di Dio. Dio prepara ogni dettaglio di quello che ci chiama a fare. Spesso, non sappiamo quello che Dio sta facendo dietro le quinte. Però, possiamo essere sicuri che Dio preparerà tutto secondo il suo piano perfetto.

In questo caso, Aaronne andò nel deserto ad incontrare Mosè, e lo baciò quando lo vide. Erano passati quarant’anni da quando si erano visti. Mosè raccontò tutto ad Aaronne, perché dopo, Aaronne divenne il suo portavoce.

Gli Ebrei danno ascolto a Mosè e ad Aaronne Esodo 4:29-31

Da questo punto, Mosè non era più solo, perché aveva Aaronne con sé. Insieme, tornarono in Egitto, e radunarono tutti gli anziani degli Israeliti. Leggiamo come andò quel primo incontro.

“29 Mosè e Aaronne dunque andarono e radunarono tutti gli anziani degli Israeliti. 30 Aaronne riferì tutte le parole che il SIGNORE aveva detto a Mosè e fece i prodigi in presenza del popolo. 31 Il popolo prestò loro fede. Essi compresero che il SIGNORE aveva visitato i figli d’Israele e aveva visto la loro afflizione, e s’inchinarono e adorarono.” (Esodo 4:29-31 NRV)

Ricordiamo che Dio aveva annunciato a Mosè che gli Ebrei gli avrebbero creduto, e infatti, esattamente come Dio aveva annunciato, il popolo prestò loro fede, e compresero che il SIGNORE li aveva visitati. Possiamo sempre fidarci della Parola di Dio. La loro risposta fu di inchinarsi e adorare Dio. Volta dopo volta nelle Scritture, vediamo questa risposta, quando gli uomini riconoscono Dio. L’adorazione non dev’essere limitata ad incontri formali stabiliti per adorare. L’adorazione è la risposta giusta ogni volta che riconosciamo la mano o la grandezza di Dio.

O che noi possiamo essere più pronti ad adorare Dio, non solamente duranti gli incontri di adorazione con la chiesa, ma in ogni tipo di situazione, quando riconosciamo la sua opera. O che possiamo impegnarci a riconoscere di più la mano di Dio!

Esodo 5: il primo incontro con il faraone

La situazione cambiò. L’incontro di Mosè con Aaronne era stato molto incoraggiante, come pure l’incontro di Mosè e Aaronne con gli anziani degli Ebrei. Invece ora, Mosè ed Aaronne dovevano recarsi dal faraone, e nel nome del SIGNORE dovevano comandargli di lasciare andare il popolo di Israele nel deserto per offrire sacrifici a Dio.

Prima di leggere questo brano, consideriamo alcuni dei fatti storici che ci aiutano a capire meglio gli avvenimenti che seguono. L’Egitto era uno dei paesi più potenti del mondo in quell’epoca, quindi, il faraone, che era il capo supremo del paese, ed era considerato quasi una divinità, era uno degli uomini più potenti del mondo, secondo il metro umano.

In contrasto, Mosè era un uomo vecchio, portavoce di un popolo di schiavi. Quindi, non aveva né potere politico, né ricchezza, né potere militare. Umanamente, non aveva alcuna importanza. Ricordiamo però che il metro di Dio è diverso dal metro umano.

Leggiamo di questo primo incontro.

“1 Dopo questo, Mosè e Aaronne andarono dal faraone e gli dissero: «Così dice il SIGNORE, il Dio d’Israele: “Lascia andare il mio popolo, perché mi celebri una festa nel deserto”». 2 Ma il faraone rispose: «Chi è il SIGNORE che io debba ubbidire alla sua voce e lasciare andare Israele? Io non conosco il SIGNORE e non lascerò affatto andare Israele». 3 Essi dissero: «Il Dio degli Ebrei si è presentato a noi; lasciaci andare per tre giornate di cammino nel deserto, per offrire sacrifici al SIGNORE, nostro Dio, affinché egli non ci colpisca con la peste o con la spada». 4 Allora il re d’Egitto disse loro: «Mosè e Aaronne, perché distraete il popolo dai suoi lavori? Andate a fare quello che vi è imposto!»” (Esodo 5:1-4 NRV)

Ecco Mosè, che umanamente non aveva alcuna importanza nei confronti del faraone, comandare al faraone di lasciare andare il popolo di Dio nel deserto. Le qualifiche di Mosè che gli permettevano di comandare al faraone non erano qualifiche umane. La sua qualifica era che egli rappresentava il SIGNORE dei signori, il Creatore di tutto. Perciò, Mosè, come portavoce del SIGNORE, osava comandare al faraone di lasciare andare il popolo di Dio.

Quando una persona è in missione per il Signore, ha l’autorità del Signore in quello che dichiara, ma solamente se resta fedele nell’annunciare il messaggio di Dio. Se Mosè avesse parlato per conto proprio, non avrebbe avuto alcuna autorità. Però, finché parlava nel nome del Signore e secondo la Sua volontà, le sue parole avevano l’autorità di Dio.

Quando un credente oggi annuncia la parola di Dio, ha l’autorità di Dio, e può comandare alle persone di ravvedersi e credere in Cristo Gesù. Come nel caso di Mosè e del faraone, tante persone non ascolteranno. Però, chi proclama il Vangelo ha l’autorità di Dio in quello che proclama, come Mosè aveva l’autorità di Dio con il faraone.

È utile notare che questa è la prima volta nella Bibbia che il SIGNORE viene chiamato “il Dio d’Israele”. L’Egitto aveva tanti dèi, e il SIGNORE voleva che fosse chiaro che Egli, il Dio che gli Ebrei adoravano, è il solo vero Dio di tutto. Quindi presentandoLo così, quando poi il SIGNORE avrebbe manifestato il suo potere supremo, tutti avrebbero saputo che il Dio d’Israele è il vero Dio di tutto.

Questo brano ci rivela qualcosa del carattere di Dio. Il fatto che Dio mandò Mosè a comandare al faraone di lasciare andare gli Ebrei nel deserto per tre giorni, è un grande atto di grazia da parte di Dio nei confronti del faraone.

Cioè, il fatto che Dio diede l’ordine al faraone tramite Mosè più volte, lasciò al faraone il tempo di ravvedersi. Dio presentò al faraone un comandamento che non era troppo duro, affinché fosse ancora più facile per lui ravvedersi e inginocchiarsi davanti al SIGNORE. Dio è paziente verso i peccatori, ed è lento all’ira. Però, quando la sua pazienza finisce, la sua ira è terribile. Quindi, a questo punto, Dio stava mostrando pazienza al faraone.

La risposta del faraone fu quella di disprezzare Dio. Il faraone dichiarò, al v.2

2 Ma il faraone rispose: «Chi è il SIGNORE che io debba ubbidire alla sua voce e lasciare andare Israele? Io non conosco il SIGNORE e non lascerò affatto andare Israele».

Il faraone rispose dicendo: “Chi è il SIGNORE che io debba ubbidire alla sua voce?" Infatti, a questo punto, il SIGNORE non era conosciuto in Egitto. Certamente, in ogni nazione, tramite la natura stessa Dio ha lasciato chiara evidenza che esiste un solo Dio sovrano. Quindi, il faraone era responsabile, e anche l’Egitto aveva scelto di adorare degli idoli anziché il Creatore. Perciò, la sua dichiarazione era un disprezzo e una forma di ribellione verso Dio. Al faraone non interessava sapere chi era il Dio d’Israele. Rifiutò il messaggio da parte di Mosè.

Quante persone oggi, quando ascoltano il messaggio di Dio che gli dice di ravvedersi e credere, subito rifiutano, e non vogliono saperne più niente. Come il faraone, Dio continua ad essere paziente con loro per qualche tempo, ma poi, la sua pazienza finisce. Chi non si ravvede mentre c’è ancora tempo, conoscerà l’ira di Dio, come la conobbe il faraone.

le cose vanno male

Ora, arriviamo al cuore di questo capitolo. Mosè fu ubbidiente a Dio, e portò il messaggio al faraone. Ed esattamente come il SIGNORE aveva annunciato a Mosè, il faraone rifiutò di ascoltarlo. Però, non finì là. Non solo il faraone rifiutò di ascoltare Mosè, ma poi, prese una posizione ancora più dura contro gli Ebrei. Leggiamo Esodo 5:3-14.

“3 Essi dissero: «Il Dio degli Ebrei si è presentato a noi; lasciaci andare per tre giornate di cammino nel deserto, per offrire sacrifici al SIGNORE, nostro Dio, affinché egli non ci colpisca con la peste o con la spada». 4 Allora il re d’Egitto disse loro: «Mosè e Aaronne, perché distraete il popolo dai suoi lavori? Andate a fare quello che vi è imposto!» 5 Il faraone disse: «Ecco, ora il popolo è numeroso nel paese e voi gli fate interrompere i lavori che gli sono imposti». 6 Perciò quello stesso giorno il faraone diede quest’ordine agli ispettori del popolo e ai suoi sorveglianti: 7 «Voi non darete più, come prima, la paglia al popolo per fare i mattoni; vadano essi a raccogliersi la paglia! 8 Comunque imponete loro la stessa quantità di mattoni di prima, senza diminuzione; perché sono dei pigri; perciò gridano, dicendo: “Andiamo a offrire sacrifici al nostro Dio”! 9 Questa gente sia caricata di lavoro e si occupi di quello, senza badare a parole bugiarde». 10 Allora gli ispettori del popolo e i sorveglianti uscirono e dissero al popolo: «Così dice il faraone: “Io non vi darò più paglia. 11 Andate voi a procurarvi la paglia dove ne potete trovare, ma la vostra produzione non sarà ridotta per nulla”». 12 Così il popolo si sparse per tutto il paese d’Egitto, per raccogliere della stoppia da usare come paglia. 13 Gli ispettori li sollecitavano dicendo: «Completate il vostro quantitativo giornaliero, come quando c’era la paglia!» 14 I sorveglianti degli Israeliti, che gli ispettori del faraone avevano preposti, furono percossi. Fu loro detto: «Perché non avete portato a termine il vostro compito di fabbricare mattoni anche ieri e oggi, come prima?»” (Esodo 5:3-14 NRV)

Quando gli Ebrei avevano prestato fede a Mosè e ad Aaronne, credettero che Dio li avrebbe liberati dalla schiavitù. E infatti, questo era il piano di Dio. Però, quello che non capivano era che nel piano di Dio, la loro situazione doveva peggiorare molto, prima che potessero essere liberati. Se lo scopo di Dio fosse stato solamente quello di liberare gli Ebrei, lo avrebbe potuto fare subito. Ma quello non era lo scopo principale di Dio. Lo scopo di Dio, che Egli stesso dichiara, era di manifestare la sua gloria e la sua potenza. Per compiere questo, era necessario che il faraone si rifiutasse di liberare gli Ebrei, in modo da esservi forzato dalla potente mano di Dio.

Quindi, come era stabilito da Dio, il faraone non solo rifiutò di lasciare andare gli Ebrei per tre giorni nel deserto, ma si indurì contro di loro, e rese il loro lavoro, che era già difficile, estremamente più difficile. Egli si dimostrò un despota molto crudele nei loro confronti, senza alcun timore di Dio.

Visto che questo faraone faceva costruire tanti edifici, gli servivano una gran quantità di mattoni. Quindi, il lavoro principale degli Ebrei era proprio quello di fare questi mattoni. Prima di questo punto, gli Egiziani avevano provveduto agli Ebrei la paglia che serviva per tenere insieme il materiale per fare i mattoni. Ora, il faraone comandò che questa paglia non fosse più fornita loro, ma che erano tenuti a raccoglierla per conto loro. Questo sarebbe stato un lavoro enorme, e sarebbe significato dover andare molto lontano per trovare abbastanza paglia. Però, il faraone comandò che la quantità di mattoni non doveva essere ridotta. Quindi, tanti Ebrei dovevano andare a cercare paglia, mentre quelli rimasti dovevano produrre la stessa quantità di mattoni. Quando non riuscivano a produrre la quota giornaliera, venivano battuti. Non solo loro, ma anche i loro sorveglianti, che erano Ebrei come loro, venivano battuti. Era una situazione di sofferenza e disperazione.

i sorveglianti reclamano

La situazione era terribile, infatti era impossibile continuare a produrre la quantità di mattoni prescritta. Possiamo immaginare la scena. Mosè ed Aaronne avevano annunciato che Dio stava per liberarli. Dopo anni di sofferenza e schiavitù, era nata una speranza. Però ora, dopo l’incontro fra Mosè e il faraone, le cose erano peggio di prima. La liberazione annunciata sembrava essere solo un brutto scherzo. Le cose non andavano meglio, anzi, erano molto, molto peggiorate. Se prima gli Ebrei avevano speranza nell’opera di Dio per liberarli, ora, per tanti di loro, quella speranza sembrava morta.

Visto che era impossibile produrre la quantità di mattoni prescritti, i sorveglianti furono battuti. Per quanto gli Egiziani spingessero gli Ebrei a produrre ancora mattoni, ciò era impossibile. C’era una grande disperazione fra gli Ebrei.

I sorveglianti, che avevano un certo riconoscimento ufficiale, chiesero un’udienza con il faraone. Leggiamo Esodo 5:15-17.

“15 Allora i sorveglianti dei figli d’Israele vennero a lagnarsi dal faraone, dicendo: «Perché tratti così i tuoi servi? 16 Non date più paglia ai vostri servi e ci dite: “Fate dei mattoni!” Ecco, i tuoi servi vengono percossi e il tuo popolo è considerato come colpevole!» 17 Egli rispose: «Siete dei pigri! Siete dei pigri! Per questo dite: “Andiamo a offrire sacrifici al SIGNORE”. 18 Ora, andate e lavorate! Non vi si darà più paglia e fornirete la quantità di mattoni prescritta».” (Esodo 5:15-18 NRV)

Non solo il faraone non accettò la loro richiesta, ma li disprezzò, dicendo: «Siete dei pigri! Siete dei pigri! Poi, il faraone dichiarò che a suo parere, il fatto che chiedevano di andare nel deserto per offrire un sacrificio al SIGNORE era la prova della loro pigrizia. Cioè, dichiarò che proprio la richiesta di Mosè perché il popolo andasse ad adorare Dio, era la ragione per cui aveva aumentato così il loro lavoro.

Umanamente parlando, sembrava che le cose non potessero peggiorare più di così. Il fatto che Mosè aveva ubbidito a Dio e aveva comandato al faraone di lasciare andare gli Ebrei, aveva provocato loro una terribile sofferenza.

gli Ebrei con Mosè

Possiamo solo immaginare quanto fosse aggravato il cuore di Mosè. Egli amava il suo popolo, e desiderava ardentemente di vedere il loro giogo alleggerito. In più, ricordiamo che quando Dio lo aveva chiamato a compiere questa missione, non si era sentito in grado di parlare con il faraone, dubitava che tutto sarebbe andato bene. Ora che aveva ubbidito a Dio, vedeva il rifiuto del faraone e la sofferenza che quella richiesta aveva provocato. Quindi, possiamo immaginare che Mosè aveva il cuore spezzato ed era terribilmente demoralizzato.

Ovviamente, Mosè ed Aaronne sapevano che questi sorveglianti Ebrei avevano avuto un incontro con il faraone, perché quando uscirono, Mosè ed Aaronne erano là fuori, aspettandoli. Leggiamo i versetti 19-21.

“19 I sorveglianti dei figli d’Israele si videro ridotti a mal partito, perché si diceva loro: «Non diminuite per nulla il numero dei mattoni impostovi giorno per giorno». 20 Uscendo dal faraone, incontrarono Mosè e Aaronne, che stavano ad aspettarli, 21 e dissero loro: «Il SIGNORE volga il suo sguardo su di voi e giudichi! poiché ci avete messi in cattiva luce davanti al faraone e davanti ai suoi servi e avete messo nella loro mano una spada per ucciderci».” (Esodo 5:19-21 NRV)

Proprio quando sembrava che le cose non potevano peggiorare, erano peggiorate ancora. Non solo Mosè era stato disprezzato e respinto dal faraone, ma ora, gli Ebrei, il suo popolo, coloro che era venuto a salvare, lo accusavano di essere la causa di tutta la loro sofferenza. Rivolgendosi contro di lui e contro Aaronne, chiesero che il SIGNORE li giudicasse per aver causato la loro sofferenza.

Applicazione a noi

O cari, succede tuttora così a chi cammina per fede e in ubbidienza a Dio. Quante volte succede anche a noi di fare la cosa giusta ubbidendo a Dio, però, il risultato è tutt’altro di quello che pensavamo e speravamo? A volte, quando facciamo la cosa giusta, il risultato è terribile, come era accaduto qui con Mosè ed Aaronne. Delle volte possiamo essere anche accusati falsamente, quando in realtà stavamo solamente facendo la volontà di Dio.

Andando avanti a studiare gli avvenimenti dell’Esodo, vedremo che questa sarà sola la prima di varie volte in cui i Giudei accuseranno Mosè.

In questo, come in tanti dettagli nell’Esodo, vediamo un TIPO di Gesù Cristo. Gesù è venuto come Salvatore, a liberare le persone dalla schiavitù del peccato. Però, è stato odiato e disprezzato da coloro a cui stava offrendo la salvezza. Ancora oggi, tante persone odiano Gesù, anziché accettare la sua offerta della salvezza.

Quindi, quando ci succede di essere accusati falsamente proprio da qualcuno che stiamo cercando di aiutare, non dobbiamo essere sorpresi. Invece, consideriamo l’esempio di Mosè, per capire come dovremmo reagire.

Leggiamo Esodo 5:22,23

“22 Allora Mosè tornò dal SIGNORE e disse: «Signore, perché hai fatto del male a questo popolo? Perché dunque mi hai mandato? 23 Infatti, da quando sono andato dal faraone per parlargli in tuo nome, egli ha maltrattato questo popolo e tu non hai affatto liberato il tuo popolo».” (Esodo 5:22-23 NRV)

Il testo biblico non riporta alcuna risposta di Mosè a questi Ebrei che lo accusavano. Invece, ci spiega quello che fece: egli tornò dal SIGNORE, e Gli presentò la situazione. In altre parole, Mosè pregò il SIGNORE, per spiegare a Lui la situazione.

La preghiera di Mosè era una preghiera di frustrazione. Egli sappeva che Dio aveva detto che avrebbe liberato gli Ebrei. Mosè era stato ubbidiente, e aveva detto al faraone esattamente quello che Dio gli aveva comandato di dire. Però, le cose erano peggiorate, non migliorate. Perciò, Mosè voleva sapere perché era stato mandato.

O cari, noi sappiamo come finisce questa storia. Però, a questo punto, Mosè non lo sapeva. O per meglio dire, sapeva ciò che Dio gli aveva detto circa la conclusione di quegli eventi, ma quello che vedeva davanti a sé non corrispondeva a quello che Dio aveva detto.

In questa preghiera, stiamo vedendo i dubbi di Mosè. Però, è bene che Mosè sapeva rivolgersi a Dio. Non conosceva la risposta alle sue domande, ma sapeva a chi rivolgersi.

Quante volte nella nostra vita succede la stessa cosa? Dio ci comanda di comportarci in un certo modo, e noi ubbidiamo, e poi, anziché andare meglio, le cose vanno peggio. A quel punto, è molto facile scoraggiarsi, e cominciare a dubitare di Dio.

In questi momenti, prima di tutto, dobbiamo rivolgerci a Dio in preghiera, e aprire il nostro cuore a Lui. Presentiamo il nostro caso a Lui.

Poi, dobbiamo riempire i nostri pensieri con le verità di Dio. Quali verità ci servono in questi casi? Per primo, dobbiamo ricordare che le vie del Signore non sono le nostre vie. Probabilmente Mosè pensava che lo scopo del Signore fosse di liberare gli Ebrei, e quindi, la cosa migliore sarebbe stata quella di liberarli al più presto. Invece, il traguardo di Dio era di glorificarsi, manifestando il suo potere, e aumentare la fede degli Ebrei, e OLTRE a tutto questo, di liberarli dall’Egitto. Quindi, il traguardo di Dio era molto più grande di quello che Mosè immaginava.

La reazione del faraone non fu una sorpresa per Dio, come non lo fu nemmeno la reazione negativa degli Ebrei nei confronti di Mosè. Anzi, tutto questo faceva parte del piano perfetto di Dio. Le vie del SIGNORE sono molto più alte delle nostre vie. Il SIGNORE porta avanti la sua opera in modi che noi non potremmo mai immaginare.

Cari amici, qui c’è una lezione molto, molto importante per noi. Quando seguiamo i comandamenti di Dio, come Mosè stava ubbidendo, molto spesso, le cose non vanno bene subito. Anzi, come in questo caso, la nostra ubbidienza può peggiorare la nostra situazione.

Quando succede così, cioè, quando succede che la nostra ubbidienza ci provoca grandi problemi, non dobbiamo essere spaventati. Non dobbiamo dubitare di Dio. Dobbiamo ricordare che Dio ha il controllo della situazione, anche quando non Lo vediamo operare.

esempi di questo

Ci sono tanti esempi di questo, ve ne dò solamente alcuni.

Se una ragazza credente rompe un fidanzamento con un non credente, non è che subito Dio provvede per lei un meraviglioso ragazzo credente da sposare. Forse aspetterà anni, e in qualche caso, una ragazza così potrebbe non trovare mai marito.

Se uno studente per ubbidire a Dio non copia durante gli esami, cioè, si comporta onestamente, non è detto che Dio gli assicurerà la laurea. Qualche volta, nel piano di Dio, la sua ubbidienza potrà portarlo a fallire e a dover lasciare l’università.

Ci sono casi in cui un credente è onesto nel suo lavoro, e rifiuta gli ordini del capo a fare qualcosa di disonesto, e a causa di questo, perde il lavoro, e trova un altro lavoro molto più difficile con uno stipendio ancora inferiore.

Ci sono tanti altri esempi, ma il punto è che nella vita, può accadere che l’ubbidienza a Dio produca risultati negativi. Però, dobbiamo capire che questi sono i risultati immediati, i risultati che vediamo al momento. Dio sta facendo un’opera molto più grande di quella che vediamo noi, ed Egli ha pienamente il controllo della situazione. Quindi, anche se non vediamo i risultati che vorremmo noi, possiamo fidarci che Dio ha il controllo.

conclusione

Ormai, siamo alla fine di questo capitolo. In questo capitolo, per la prima volta, Dio viene chiamato: “il Dio d’Israele”. Mosè, come portavoce di Dio, dichiarò al faraone: “Così dice il SIGNORE, il Dio d’Israele: Lascia andare il mio popolo”. Con quell’ordine, iniziò la battaglia. La battaglia non era fra Mosè e il faraone, né fra il popolo di Dio e il faraone. La battaglia era fra il SIGNORE e il faraone. Era una battaglia che faceva parte della guerra fra Dio e le forze delle tenebre.

Anche noi ci troviamo nella stessa guerra, nelle nostre battaglie. Spesso, come faceva con Mosè e gli Ebrei, Dio permette che la nostra situazione diventi molto peggiore, e può anche durare molto tempo, prima che Egli agisca per darci la vittoria. Però, chi è in Cristo Gesù ha la promessa della vittoria.

Questo brano ci ha ricordato quanto il peccato sia una cosa grave agli occhi di Dio. Prima di arrivare in Egitto, Mosè era finito sotto la severa disciplina di Dio, e rischiò di morire. Mosè non aveva circonciso suo figlio, e per questo, nonostante fosse stato scelto da Dio per compiere un’importante missione, fu gravemente colpevole. Dio è un Dio santo, e i nostri peccati, sia peccati volontariamente commessi, che i peccati di omissione, sono cose terribili agli occhi di Dio. La soluzione sta nel ravvederci e camminare in ubbidienza. Quando la moglie di Mosè circoncise suo figlio, Dio allontanò il giudizio da Mosè.

Questo brano ci ha ricordato anche che Dio prepara la via nella quale dobbiamo camminare. Prima che Mosè tornasse in Egitto, Dio aveva già parlato ad Aaronne, e l’aveva preparato, in modo che egli, pur essendo più vecchio di Mosè, fosse pronto ad essere il portavoce di Mosè. Quando camminiamo in ubbidienza, Dio ci preparerà la via. Delle volte, la sua preparazione consisterà nel preparare il cuore di qualcuno affinché sia favorevole nei nostri confronti. In altre occasioni, secondo il suo piano perfetto, Dio rende duro il cuore di altri nei nostri confronti, come aveva reso duro il cuore del faraone, perché fa parte del suo piano. La cosa importante da ricordare è che Dio ci prepara la via secondo la sua saggezza..

Considerare gli avvenimenti di questo capitolo, e la terribile sofferenza degli Ebrei, quando dovevano anche cercare la paglia per conto loro, ci aiuta a capire meglio che il piano di Dio non è quello di rendere la nostra vita più facile e priva di sofferenza. Il piano di Dio è di trasformare ogni credente nell’immagine di Cristo, e quindi, di liberare ogni vero credente da ogni peccato, e di fare questo in un modo che glorifica Dio.

Dunque, impariamo a fidarci di Dio, anche quando non comprendiamo che cosa sta facendo. E impariamo ad ubbidire, non solo quando vediamo risultati, ma sempre, perché l’ubbidienza che è nata dalla fede in Dio, sarà la via per essere grandemente benedetti da Dio, ora e per l’eternità. Quindi, non dobbiamo mai valutare se l’ubbidienza conviene o no in base ai risultati che vediamo al momento, perché spesso, nel piano di Dio, non li vedremo subito. Anzi, nel piano di Dio, spesso le difficoltà possono aumentare molto, prima che Dio operi, perché così, vediamo di più l’opera e la potenza di Dio.

O che possiamo essere un popolo di fede, e un popolo che cammina sempre in ubbidienza, aspettando i tempi e i mezzi di Dio. La vittoria appartiene al SIGNORE. Restiamo dalla sua parte!

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