un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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Giudici 6:17-24: Gedeone, parte 2

sermone per domenica 9 dicembre, 2007 di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org
Parole chiave: Gedeone, fede, pace di Dio, salvezza cmd

Ripasso:

La cosa più meravigliosa della vita e dell'eternità è di avere pace con Dio. Oggi, vogliamo parlare di come si può avere questa pace.

Nell'ultimo sermone, abbiamo iniziato a considerare le lezioni che possiamo imparare dalla vita di Gedeone. Il fatto che Gedeone viene menzionato nell'Epistola agli Ebrei come un uomo di fede ci fa comprendere che ci sono delle lezioni importanti da imparare dalla sua vita.

In quel sermone, abbiamo visto che quando Dio manda la sua disciplina è una benedizione e un atto d'amore da parte di Dio, perché ci fa ritornare a Lui quando stoltamente ci siamo allontanati.

Alla luce di questo, abbiamo riconosciuto che quando ci troviamo in una situazione difficile, con varie sofferenze, è una grave offesa gridare a Dio per aiuto, se abbiamo dei peccati non confessati ed abbandonati.

Perciò, non lamentiamoci dei problemi, non chiediamo a Dio di togliere la disciplina, ma piuttosto, confessiamo e abbandoniamo i nostri peccati, e aspettiamo pazientemente i tempi del Signore. Cresciamo in fede e in santità, con l'aiuto delle difficoltà che il Signore ci manda.

Nell'ultimo sermone, abbiamo anche riconosciuto di più la verità che Dio è all'opera in noi. Dio ci dà la forza di adempiere alla sua volontà. Quindi, non serve valutare se siamo capaci di ubbidire o no, perché l'ubbidienza è sempre possibile, proprio perché la nostra forza viene dalla potenza di Dio che opera in noi.

Come esempio di questo, abbiamo letto che Dio dichiarò a Gedeone che sarebbe stato con lui, per permettergli di adempiere alla volontà di Dio, nonostante che umanamente sarebbe stato impossibile compiere quell'opera. Similmente Dio è con noi, e così, possiamo sempre ubbidire e camminare per fede.

Tenendo tutto questo in mente, riprendiamo il nostro studio di questo passo. Leggo di nuovo Giudici 6:1-17

1 Ora i figli d’Israele fecero ciò che è male agli occhi dell’Eterno, e l’Eterno li diede nelle mani di Madian per sette anni. 2 La mano di Madian si fece forte contro Israele; per paura dei Madianiti, i figli d’Israele si fecero le caverne che sono nei monti, e le spelonche e i forti. 3 Quando Israele aveva seminato, i Madianiti con gli Amalekiti e con i figli dell’est salivano contro di lui, 4 si accampavano contro gl’Israeliti, distruggevano tutti i prodotti del paese fin verso Gaza e non lasciavano in Israele né mezzi di sussistenza, né pecore, né buoi, né asini. 5 Poiché salivano col loro bestiame e con le loro tende, e arrivavano numerosi come locuste; essi e i loro cammelli erano innumerevoli, e venivano nel paese per devastarlo. 6 Israele fu perciò ridotto in grande povertà a motivo di Madian, e i figli d’Israele gridarono all’Eterno. 7 Quando i figli d’Israele gridarono all’Eterno a motivo di Madian, 8 l’Eterno mandò ai figli d’Israele un profeta, che disse loro: "Così dice l’Eterno, il DIO d’Israele: lo vi feci salire dall’Egitto e vi ho fatto uscire dalla casa di schiavitù; 9 vi liberai dalla mano degli Egiziani e dalla mano di tutti coloro che vi opprimevano; li scacciai davanti a voi e vi diedi il loro paese, 10 e vi dissi: "lo sono l’Eterno, il vostro DIO; non temete gli dèi degli Amorei nel paese dei quali abitate"; ma voi non avete dato ascolto alla mia voce". 11 Poi venne l’Angelo dell’Eterno e si sedette sotto la quercia di Ofrah, che apparteneva a Joash, Abiezerita, mentre suo figlio Gedeone batteva il grano nello strettoio, per sottrarlo ai Madianiti. 12 L’Angelo dell’Eterno gli apparve e gli disse: L’Eterno è con te, o guerriero valoroso!". 13 Gedeone gli rispose: "Signore mio, se l’Eterno è con noi, perché mai ci è avvenuto tutto questo? Dove sono tutti i suoi prodigi che i nostri padri ci hanno narrato dicendo: "Non ci fece l’Eterno uscire dall’Egitto?". Ma ora l’Eterno ci ha abbandonato e ci ha dato nelle mani di Madian". 14 Allora l’Eterno si volse a lui e gli disse: "Va’ con questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian. Non sono io che ti mando?". 15 Egli gli rispose: "O mio Signore, come salverò Israele Ecco, la mia famiglia è la più debole di Manasse, e io sono il più piccolo nella casa di mio padre". 16 L’Eterno gli disse: "Ma io sarò con te e tu sconfiggerai i Madianiti come se fossero un uomo solo". 17 Gli disse allora Gedeone: "Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, dammi un segno che sei tu che parli con me.” (Giudici 6:1-17 LND)

Questo brano finisce con Gedeone che chiede a questo personaggio di dargli un segno. Cioè, questa persona aveva dato un ordine a Gedeone da parte di Dio, e Gedeone voleva qualche conferma che questa persona davanti a sé fosse veramente venuta da parte di Dio.

Già qua vediamo un principio importante. Non dobbiamo credere a chiunque dice di parlarci da parte di Dio, ma dobbiamo confrontare quello che ci viene detto con quello che sappiamo con certezza di essere la parola di Dio, cioè la Bibbia. Nel caso di Gedeone, molta della Bibbia non era ancora stata scritta, e perciò, egli chiese un segno. Noi possiamo confrontare le parole di chi ci parla con le parole della Bibbia.

L'Angelo dell'Eterno fu pronto a dare un segno a Gedeone. Leggiamo ancora, dal v.17 al v.22

17 Gli disse allora Gedeone: "Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, dammi un segno che sei tu che parli con me. 18 Deh, non te ne andare di qui prima che io torni da te, ti porti la mia oblazione di cibo e te la metta davanti". L’Eterno disse: Aspetterò finché tu ritorni". 19 Allora Gedeone entrò in casa e preparò un capretto e delle focacce azzime con un’efa di farina; mise la carne in un canestro e il brodo in una pentola, li portò a lui sotto la quercia e glieli offrì. 20 L’Angelo di DIO gli disse: "Prendi la carne e le focacce azzime, mettile su questa roccia e versavi sopra il brodo". Ed egli fece così. 21 Allora l’Angelo dell’Eterno stese la punta del bastone che aveva in mano e toccò la carne e le focacce azzime; e dalla roccia salì un fuoco che consumò la carne e le focacce azzime; poi l’Angelo dell’Eterno scomparve dai suoi occhi. 22 Così Gedeone si rese conto che era l’Angelo dell’Eterno, e disse: "Ahimè, o Signore, o Eterno! Poiché ho visto l’Angelo dell’Eterno faccia a faccia!".” (Giudici 6:17-22 LND)

Pensando che questo fosse un messaggero da Dio, Gedeone volle offrirgli un pasto, come Abrahamo aveva fatto per i tre viaggiatori che si erano presentati alla sua tenda. Questo era un segno di onore e di rispetto, ed era l'ospitalità dovuta in quell'epoca.

Però, anziché mangiare il cibo, l'Angelo dell'Eterno lo prese come sacrificio, e con un fuoco miracoloso consumò il cibo sopra una roccia. Poi scomparve. Vedendo questo, Gedeone si rese conto che era l'Angelo dell'Eterno, e non un uomo. Capì che era l'Eterno stesso. Gedeone si rese conto che era stato nella presenza di Dio stesso.

Avvicinarsi a Dio senza morire

Ascoltate bene, perché questo è un punto estremamente importante. Gedeone, riconoscendo di essere stato nella presenza di Dio, si rese conto di avere il problema più grande della sua vita, e della sua eternità.

Non era un problema che aveva solo Gedeone. Questo problema è il problema più grande di ogni persona nella storia del mondo, anche se tanti non se ne rendono conto finché non è troppo tardi.

In termini semplici il problema è questo: come possiamo noi, uomini pieni di peccato, stare nella presenza di un Dio santo?

Teniamo in mente che dovremo stare nella presenza di Dio, perché ognuno di noi si troverà nella presenza di Dio per il giudizio alla fine del mondo.

Dio è santo, ed è il Giudice del mondo. Egli ha già dichiarato che giudicherà ogni peccato.

Perciò, come può l'uomo peccatore stare nella presenza di Dio, senza subirne la condanna eterna? E infatti, quando l'uomo peccatore si trova nella presenza del Giudice del mondo, sarà giudicato e condannato.

Vediamo nel v.22 che Gedeone si rese conto di questo problema. Ve lo leggo ancora:

Così Gedeone si rese conto che era l’Angelo dell’Eterno, e disse: "Ahimè, o Signore, o Eterno! Poiché ho visto l’Angelo dell’Eterno faccia a faccia!".” (Giudici 6:22 LND)

In questo versetto e nei versetti successivi, troviamo il messaggio centrale della Bibbia: in che modo l'uomo peccatore può avere comunione con Dio. Quindi, consideriamo attentamente le verità di questo versetto, perché se un uomo non arriva a poter avere comunione con Dio, vuol dire che è condannato in eterno lontano da Dio.

Gedeone pensò di morire, perché era stato nella presenza di Dio. In altre parole, si rese conto della sua condizione di essere un peccatore sotto condanna.

Notate che Gedeone era sempre stato un peccatore. Sapeva dell'esistenza di Dio. Però, non aveva mai capito la realtà della sua condizione di condanna, finché Dio non si rivelò a Lui.

Oggi, tanti sanno di Dio, possono anche conoscere la Bibbia. Ma è solo quando lo Spirito Santo apre gli occhi di una persona che questa riconosce la gravità della propria condizione davanti a Dio.

Però, lo stesso Dio che rivela il problema dell'uomo, rivela anche la soluzione. Nel nostro brano di oggi, l'Eterno provvide per Gedeone la via per non essere condannato eternamente.

La risposta che gli diede l'Eterno è il messaggio di vita. Leggo i vv.22,23.

Così Gedeone si rese conto che era l’Angelo dell’Eterno, e disse: "Ahimè, o Signore, o Eterno! Poiché ho visto l’Angelo dell’Eterno faccia a faccia!". L’Eterno gli disse: "La pace sia con te; non temere, non morrai!".” (Giudici 6:23 LND)

L'Eterno dichiarò che la pace sarebbe stata con lui, e che quindi, non avrebbe dovuto temere, perché non sarebbe morto, ovvero, non sarebbe stato punito.

Anziché ricevere la condanna che meritava, l'Eterno dichiarò che Gedeone avrebbe avuto pace, e che non sarebbe stato punito.

Consideriamo questa pace, perché è ciò che ci serve più di qualsiasi altra cosa nella vita e nell'eternità.

In realtà, ricevendo questa pace, Gedeone è passato dall'essere in uno stato di inimicizia con Dio, ad uno stato di amicizia con Dio. Questo è quello che serve ad ogni persona. Perciò, consideriamo attentamente quello che l'Eterno ci mostra in questi versetti.

1) Vedere Dio è vita e pace

Questo brano ci insegna molto per quanto riguarda come una persona può arrivare a stare in un rapporto di pace con Dio.

Prima di questo incontro, Gedeone sapeva -di- Dio, aveva sentito i racconti di come Dio aveva salvato i loro antenati dall'Egitto. Ma non conosceva questo Dio personalmente.

Quando si rese conto della presenza di Dio, non più solamente a livello intellettuale, ma personalmente, la sua prima reazione, giustamente, fu di riconoscere di essere nei guai, nel senso più profondo della parola. Si rese conto di essere sotto condanna, di essere un peccatore nella presenza del santo Dio. Trovandosi nella presenza della luce, riconobbe le tenebre in sé. E perciò, giustamente, si trovò pieno di terrore.

E infatti, qualunque volta che un uomo si trova nella presenza di Dio, un senso di terrore inonda quell'uomo, perché ogni uomo è un peccatore, e Dio è assolutamente santo, ed odia ogni peccato, ed è il Giudice. Questo è vero per ogni uomo, anche per gli uomini più santi.

Come esempio di questo, leggo in Isaia 6 quando Dio permise al profeta Isaia, un grande uomo di Dio, di avere una visione di Dio. Leggo.

1 Nell’anno della morte del re Uzziah, io vidi il Signore assiso sopra un trono alto ed elevato, e i lembi del suo manto riempivano il tempio. 2 Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno di essi aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. 3 L’uno gridava all’altro e diceva: "Santo, santo, santo è l’Eterno degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria". 4 Gli stipiti della porta furono scossi dalla voce di colui che gridava, mentre il tempio si riempì di fumo. 5 Allora io dissi: "Ahimé! Io sono perduto, perché sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; eppure i miei occhi hanno visto il Re, l’Eterno degli eserciti". 6 Allora uno dei serafini volò verso di me, tenendo in mano un carbone ardente, che aveva preso con le molle dall’altare.” (Isaia 6:1-6 LND)

Isaia capiva che non poteva vivere, avendo visto l'Eterno. Sapeva che essendo un uomo peccatore, entrare nella presenza di Dio significava essere soggetto al giudizio di Dio. Sapeva di meritare la morte eterna. Fu stato Dio a provvedere la salvezza per Isaia, attraverso un carbone ardente, che rappresentava la santità di Dio con la quale Isaia fu purificato. Isaia non poteva purificare se stesso, non poteva meritare di stare nella presenza di Dio. Fu Dio a provvedere la salvezza per Isaia.

Vediamo una reazione simile in Apocalisse 1, quando l'Apostolo Giovanni si rese conto che stava parlando con Gesù Cristo. Vi leggo.

10 Mi trovai nello Spirito nel giorno del Signore e udii dietro a me una forte voce, come di una tromba, 11 che diceva: "Io sono l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo, e ciò che tu vedi scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese che sono in Asia: ad Efeso a Smirne, a Pergamo, a Tiatira, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea". 12 Io mi voltai per vedere la voce che aveva parlato con me. E, come mi fui voltato, vidi sette candelabri d’oro 13 e, in mezzo ai sette candelabri, uno simile a un Figlio d’uomo, vestito d’una veste lunga fino ai piedi e cinto d’una cintura d’oro al petto, 14 Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come bianca lana, come neve, e i suoi occhi somigliavano ad una fiamma di fuoco, 15 I suoi piedi erano simili a bronzo lucente, come se fossero stati arroventati in una fornace e la sua voce era come il fragore di molte acque, 16 Egli aveva nella sua mano destra sette stelle e dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, acuta, e il suo aspetto era come il sole che risplende nella sua forza. 17 Quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli mise la sua mano destra su di me, dicendomi: "Non temere! Io sono il primo e l’ultimo,” (Apocalisse 1:10-17 LND)

Quando l'Apostolo Giovanni si rese conto di stare nella presenza di Dio, perché Cristo Gesù è Dio, cadde come un morto. È Cristo che gli disse le parole: “non temere!”. Queste sono le stesse parole che l'Angelo dell'Eterno disse a Gedeone.

È estremamente importante che comprendiamo questo punto. Quando Dio si rivela ad una persona, e la persona comincia a comprendere realmente chi è Dio, la sua reazione è paura, anzi, terrore, perché la luce mette in evidenza le tenebre, e così, l'uomo si rende conto di meritare la condanna eterna. Lo Spirito Santo fa quest'opera.

Se una persona non avesse alcun peccato, allora stare nella presenza di Dio sarebbe un'immensa gioia, e il suo cuore esulterebbe in adorazione del suo Creatore, come i fiori si aprono alla luce del sole. Prima del peccato, Adamo ed Eva avevano comunione con Dio senza alcuna paura. La loro paura di Dio avvenne solamente come risultato del loro peccato.

È anche importante capire che non tutti hanno paura di Dio, non perché non hanno peccato, ma perché sono ancora spiritualmente ciechi. Se una persona rimane spiritualmente cieca, allora, non avrà timore di Dio durante la vita terrena. Però, scoprirà, al giudizio finale, che Dio è il santo Giudice.

Quando Dio inizia un'opera nella vita di una persona, e la persona comincia a riconoscere Dio per chi è, allora, la persona comincia a comprendere qualcosa della santità di Dio, e perciò comincia a riconoscere il proprio peccato, e a rendersi conto della sua colpa, e di essere condannata.

E fu così con Gedeone, in questo brano, quando riconobbe Dio per la prima volta. Si rese conto di essere un peccatore, e così, si rese conto anche di meritare il giudizio, ed ebbe timore.

Oggi, questo succede ogni volta che lo Spirito Santo convince una persona del peccato e del giudizio di Dio. Quella persona si rende conto di essere in una condizione di inimicizia con Dio.

Pace di Dio:

Continuando nel nostro brano, Gedeone si rese conto di essere in uno stato di inimicizia con il Santo Signore di tutto. Poi, gli arrivarono le parole più meravigliose della vita. Leggiamo ancora i vv.22-24.

22 Così Gedeone si rese conto che era l’Angelo dell’Eterno, e disse: "Ahimè, o Signore, o Eterno! Poiché ho visto l’Angelo dell’Eterno faccia a faccia!". 23 L’Eterno gli disse: "La pace sia con te; non temere, non morrai!". 24 Allora Gedeone costruì in quel luogo un altare all’Eterno e lo chiamò "Jehovah Shalom". Esso si trova anche oggi a Ofrah degli Abiezeriti.” (Giudici 6:22-24 LND)

Gedeone, cosciente per la prima volta della gravità del suo peccato, e capendo che era colpevole davanti a Dio, sapeva di meritare la morte. In quella condizione, sentì le parole più meravigliose possibili: l'Eterno gli disse: La pace sia con te; non temere, no morrai.

Pensateci. Dio stava dicendo a Gedeone: Tu, o uomo, hai capito giustamente di essere un peccatore, hai capito giustamente di essere colpevole, e di meritare la condanna eterna. Ma ora, essendo un Dio misericordioso, ti dichiaro: “La pace sia con te! Non temere, non morrai.”

Ricordiamo che quando Dio dichiara qualcosa, quella cosa avviene. Quando Dio dichiarò “sia la luce”, la luce fu. La parola di Dio si adempie sempre.

Perciò, quando Dio dichiara: la pace sia con te!, la pace sarà con quella persona, da quel momento in poi, per sempre. Così, in quel momento, Gedeone passò da uno stato di inimicizia con Dio a quello di amicizia con Dio.

Fermatevi a pensare! Questo è proprio quello che succede anche oggi, ogni volta che Dio salva qualcuno. Dio si rivela ad una persona, e quella persona riconosce di essere un peccatore, giustamente condannata, un nemico di Dio, un ribelle, soggetto alla morte eterna.

Poi, Dio parla al suo cuore, per mezzo dello Spirito Santo, che gli mostra Gesù Cristo come Salvatore, e gli dice: la Pace sia con te! Non morrai. Per mezzo di Cristo, la persona ha pace con Dio.

Questo è il messaggio del Vangelo, come viene spiegato in Atti 10.

secondo la parola che egli ha dato ai figli d’Israele, annunziando la pace per mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore di tutti” (Atti 10:36)

Annunciare il Vangelo è annunciare la pace per mezzo di Gesù Cristo.

Per mezzo di Gesù Cristo, l'uomo peccatore può avere pace con Dio.

In Romani 5, leggiamo della pace che abbiamo con Dio per mezzo di Cristo:“Giustificati dunque per fede abbiamo pace presso Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore” (Rom 5:1 LND)

La pace con Dio è per mezzo di Gesù Cristo!

L'unico modo possibile per l'uomo di avere pace con Dio è per mezzo del sacrificio di Gesù Cristo. Questo vale sia per chi visse prima che Gesù Cristo venisse sulla terra, sia per chi ha vissuto e vive tuttora dopo il suo tempo sulla terra. Impariamo in Romani 3 che Dio ha usato pazienza verso coloro che avevano fede prima di Cristo, aspettando la croce prima di punire i loro peccati in Cristo. In questo modo, Dio fu giusto nel perdonarli e giustificarli. Vi leggo da Romani 3.

23 poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, 24 ma sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. 25 Lui ha Dio preordinato per far l’espiazione mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare così la sua giustizia per il perdono dei peccati, che sono stati precedentemente commessi durante il tempo della pazienza di Dio, 26 per manifestare la sua giustizia nel tempo presente, affinché egli sia giusto e giustificatore di colui che ha la fede di Gesù.” (Romani 3:23-26 LND)

Dio giustificava prima della croce mettendo in conto a Gesù i peccati di coloro che venivano giustificati. Quindi, Gesù Cristo è sempre stato il mezzo per il quale l'uomo poteva e può avere pace con Dio.

Perciò, in quel giorno, Gedeone, avendo capito il suo peccato, conobbe anche la pace con Dio per mezzo della fede. Dio dichiarò che la pace era con lui. Questo era perché Dio aveva caricato i peccati di Gedeone nel conto di Gesù Cristo. A Gedeone fu data una parola di pace, e questa stessa parola di pace viene proclamata anche oggi, tramite le Scritture, a chiunque si rivolge a Dio di cuore per il perdono dei peccati, per mezzo della fede in Gesù Cristo.

La pace con Dio arriva quando riconosciamo di essere in uno stato di inimicizia con Dio, e poniamo la nostra fede in Dio, per mezzo di Cristo, come leggiamo in Isaia 26.3

Alla mente che riposa in te tu conservi una pace perfetta, perché confida in te.” (Isaia 26:3 LND)

Cosa è successo con Gedeone?

Quindi, Gedeone passò dal terrore alla pace, dall'inimicizia con Dio alla pace con Dio. A che cosa fu dovuto questo passaggio dalla tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dalla condanna alla pace?

Semplicemente ad una cosa: alla parola di Dio. Fu quando Dio dichiarò: “la pace sia con te” che Gedeone fu perdonato, dicendo

Questa è la stessa parola che arriva anche oggi ad ogni peccatore che si rende conto del suo peccato, e guarda a Cristo con fede.

In quel giorno, Gedeone iniziò il suo cammino di fede. Iniziò una vita nuova.

Per ricordare quel giorno, Gedeone costruì un altare, non per fare su di esso dei sacrifici, ma come ricordo che da quel giorno aveva pace con Dio.

Ogni persona qui dovrebbe fermarsi e pensare: posso io costruire un altare, nella mia mente, per proclamare la pace che ho con Dio? Dio mi ha mostrato che meritavo la condanna eterna? Poi, mi ha mostrato Gesù Cristo, come unico Salvatore? Ho creduto in Gesù come Salvatore, e poi ho sentito la parola di Dio che mi ha dichiarato pace, per mezzo di Gesù Cristo?

Oh che ogni persona possa costruire un altare nella propria mente, per ricordare la pace che ha con Dio per mezzo di Gesù Cristo!

La pace con Dio produce poi la pace di Dio. L'unico modo di avere pace nel cuore, la pace che supera la comprensione, è di avere pace con Dio, per mezzo di Gesù Cristo. Quando abbiamo pace con Dio, possiamo avere pace in qualsiasi situazione della vita. Una delle condizioni per avere la pace -di- Dio è di gioire del fatto di avere la pace -con- Dio.

Conclusione

Oggi, Dio ci ha mostrato che il peccatore più malvagio può entrare in un rapporto di pace con Dio, perché la pace non arriva tramite qualche grande opera da parte del peccatore, ma arriva gratuitamente quando il peccatore sa di meritare la condanna, come Gedeone, e accetta per fede la parola di Dio che dichiara la pace per mezzo di Gesù Cristo.

Gedeone era un uomo peccatore. Sapeva di Dio, ma non Lo conosceva personalmente. Non fu Gedeone a cercare Dio, ma fu Dio a cercare Gedeone. Dio si rivelò a Gedeone, e Gedeone capì che era un peccatore, sotto condanna.

Poi, gli arrivarono le parole di vita: “la pace sia con te!”. Dio tolse la sua condanna, e Gedeone iniziò a vivere per fede, in uno stato di pace con Dio.

Come tutti gli altri uomini di fede, il cammino di Gedeone non fu perfetto. Egli non meritava la salvezza. Egli però è un esempio per noi perché aveva fede in Dio. E per questo, aveva pace con Dio, per fede nella salvezza che DIO gli aveva provveduto.

Da quel giorno, aveva pace con Dio, perché era stato DIO a dichiarare: la pace sia con te. Gedeone aveva creduto alla Parola di Dio.

Dal momento in cui Gedeone entrò in una rapporto di pace con Dio, egli era già liberato dalla schiavitù più terribile possibile, la condanna eterna. In seguito, Dio liberò lui ed Israele dai Madianiti. Ma la cosa più importante è la pace con Dio.

Dio continua a dichiarare anche oggi le parole: “la pace sia con te”, ogni volta che una persona fa come fece Gedeone: cioè quando quella persona si rende conto del proprio peccato, e della propria condizione di essere sotto condanna, smette di cercare di guadagnare la salvezza con un comportamento migliore, e guarda a Dio con fede, per mezzo di Gesù Cristo. Anche a quella persona Dio dichiara: “la pace sia con te! Non morrai.”

Prego che ognuno di voi conoscerà questa pace, e che poi vivrà annunciando questa pace agli altri. Amen. Grazie a Dio.

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