un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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Giudici 17,18: Ognuno faceva ciò che sembrava giusto ai suoi occhi

sermone di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org per domenica, 9 marzo, 2008 cmd
parole chiave: ubbidienza, ribellione, peccato, sincerità

Può un grande impegno nei confronti di Dio essere una grave ribellione?

Sì! Oggi, vogliamo continuare nel nostro studio del libro di Giudici, considerando i capitoli 17 e 18. In questi capitoli, vediamo che ognuno faceva ciò che sembrava giusto ai suoi occhi, ma in realtà, anziché essere la cosa giusta, era ribellione contro Dio.

In realtà, anche noi possiamo facilmente cadere in questo peccato. Perciò, consideriamo con molta attenzione questi avvenimenti, per evitare di peccare come loro.

Giudici 17

Probabilmente, gli avvenimenti di questi capitoli accaddero nel periodo poco dopo la morte di Giosuè. Cioè, anche se si trovano descritti alla fine del libro dei Giudici, probabilmente sono successi all'inizio del periodo dei Giudici. Se è così, questo significa che non c'era né giudice né re in Israele. Quello contesto ci aiuta a capire il versetto che è la chiave per capire questo periodo nella storia di Israele. Vi leggo Giudici 17:6

6 In quel tempo non c’era re in Israele; ognuno faceva ciò che sembrava giusto ai suoi occhi.

Questi capitoli ci aiutano a capire qual è la natura dell'uomo quando stabilisce il proprio metro su che cosa sia giusto e buono.

Di natura, l'uomo non è sottomesso a Dio, piuttosto, cammina per testa sua. Nel piano di Dio, sono necessarie delle guide. Dopo il periodo dei Giudici, Dio ha stabilito che ci fossero degli uomini come re in Israele. Dovevano guidare il popolo nelle vie dell'Eterno. Tristemente, non sempre erano uomini timorati di Dio. Però, quando lo erano, essi erano una grande influenza nel bene.

Quando invece non erano uomini di Dio, il popolo di Dio si allontanava molto da Dio.

In realtà, di natura, noi abbiamo la stessa natura che aveva Israele. Perciò, se noi togliamo lo sguardo da Dio, anche noi possiamo arrivare lontani da Dio come loro. Quindi, mentre consideriamo questo brano, preghiamo di avere cuori aperti per imparare dai loro sbagli.

La situazione spirituale

Iniziamo, considerando quale era la situazione spirituale del popolo di Dio. Come vivono gli uomini, allora come oggi, quando cercano di fare quello che è giusto, ma usano il proprio metro? Iniziamo da Giudici 17:1

“1 Or c’era un uomo nella regione montuosa di Efraim, che si chiamava Mikah. 2 Egli disse a sua madre: "I millecento sicli d’argento che ti sono stati presi e riguardo ai quali hai pronunziato una maledizione, che ho udito con le mie stesse orecchie, ecco, li ho io; quel denaro l’avevo preso io". Sua madre disse: "Benedetto sia mio figlio dall’Eterno!". 3 Così egli restituirà a sua madre i millecento sicli d’argento, e sua madre disse: "lo consacro interamente di mano mia quest’argento all’Eterno per mio figlio, per fame un’immagine scolpita e un’immagine di getto; perciò ora te lo rendo". 4 Dopo che egli ebbe restituito l’argento a sua madre, sua madre prese duecento sicli d’argento e li diede al fonditore, il quale ne fece un’immagine scolpita e un’immagine di metallo fuso; ed esse furono poste nella casa di Mikah. 5 Così quest’uomo, Mikah, ebbe una casa di dèi; fece un efod e una casa di idoli e consacrò uno dei suoi figli che gli fece da sacerdote. 6 In quel tempo non c’era re in Israele; ognuno faceva ciò che sembrava giusto ai suoi occhi.

Nonostante che i Giudei fossero il popolo di Dio, e avessero ricevuto chiare istruzioni da Dio per mezzo di Mosè, anziché servire Dio nel modo che Egli aveva stabilito, ognuno faceva ciò che sembrava giusto ai suoi occhi.

Qui, per capire bene questo brano, dobbiamo notare che il brano non dice che ognuno faceva male. Dichiara che ognuno faceva ciò che sembrava giusto ai suoi occhi.

Quello che queste persone facevano erano terribili peccati, eppure, credevano di fare cose gradite a Dio. Questo è il punto importante da notare, ed erano comunque gravemente colpevoli, perché non si erano impegnati ad informarsi su quello che l'Eterno aveva comandato.

Questa loro ribellione subdola li portò ad una vita lontana da quello che Dio aveva comandato.

Come esempio di questo, questo uomo, Mikah, aveva rubato una grande quantità di soldi da sua madre. Lei, non sapendo chi li avesse presi, aveva fatto un giuramento di maledizione sul ladro.

Il figlio, probabilmente avendo timore che la maledizione si sarebbe adempiuta su di lui, andò dalla madre, restituendole i soldi.

La donna ringraziò l'Eterno per questo, e anziché riprendere il figlio, lo benedisse nel nome dell'Eterno. Che disastro spirituale!

Il prossimo atto della donna ci aiuta a capire la condizione spirituale del popolo. Lei consacrò i soldi interamente all'Eterno, però, in realtà, quello che fece con i soldi fu di fare un'immagine scolpita e un'immagine di metallo, cosa che l'Eterno aveva duramente vietato quando aveva dato la legge a Mosè.

Da quello che possiamo capire, questa donna, e anche suo figlio Mikah, fecero questo nel nome dell'Eterno. Ovvero, nel loro modo di pensare, stavano adorando l'Eterno.

Però, in realtà, questo non era adorare l'Eterno, ma era idolatria! Il fatto di dichiarare di fare qualcosa nel nome dell'Eterno, non vuol dire che venga accettato dall'Eterno!

Se seguiamo questi capitoli, le cose diventarono sempre peggio. L'uomo prese l'immagine, fece anche un efod, che era la veste di un sacerdote. Fece una casa speciale per queste immagini, e poi, di testa sua, consacrò uno dei suoi figli come sacerdote. Dicendo di fare tutto nel nome dell'Eterno, in realtà, stabilì una falsa religione! In un certo senso, questa è la radice dell'idolatria in Israele.

Ricordate che Dio aveva stabilito precisamente che solamente i figli di Aaronne e i loro discendenti potevano diventare sacerdoti. Infatti, al tempo di Mosè, quando alcuni dei Leviti, sotto la guida di Kore, volevano svolgere le attività dei sacerdoti, l'Eterno aveva mandato un fuoco per ucciderli, per rendere chiaro che adorare Dio diversamente da quello che Egli aveva stabilito è ribellione.

È molto importante che comprendiamo che per Dio, un'adorazione diversa da quello che Egli ha stabilito è ribellione. Dio non accetta che l'uomo decida per testa sua come adorarLo e come servirLo.

Per esempio, quando Davide volle portare l'arca a Gerusalemme, ma non lo fece nel modo stabilito da Dio, Dio fece morire Uria. Ho appena menzionato la volta che Kore ed altri Leviti volevano svolgere il ruolo che Dio aveva riservato esclusivamente ai sacerdoti. Anche se una cosa viene fatta nel nome dell'Eterno, se non viene fatta come Egli ha stabilito, è ribellione. Dio non lascia all'uomo di fare come gli pare!

Perciò, quello che fece questo Mikah, qui in Giudici 17, pur essendo stato fatto nel nome dell'Eterno, era pura ribellione. Mostra quanto il popolo d'Israele si era allontanato dal seguire Dio attentamente.

Le cose peggiorano

Una volta che Mikah intraprese la strada di adorare Dio secondo le proprie idee, le cose peggiorarono. All'inizio, questa falsa adorazione era limitata solamente alla sua famiglia. Poi, si allargò. Dobbiamo renderci conto che i nostro peccati influiscono sugli altri. Leggiamo dal v.7

7 Or c’era un giovane di Betlemme di Giuda, della famiglia di Giuda il quale era un Levita e risiedeva in quel luogo come forestiero. 8 Quest’uomo partì dalla città di Betlemme di Giuda, per stabilirsi ovunque potesse trovare un posto; cammin facendo giunse nella regione montuosa di Efraim, alla casa di Mikah. 9 Mikah gli chiese: "Da dove vieni?". Quello gli rispose: "Sono un Levita di Betlemme di Giuda e sto cercando un luogo dove possa stabilirmi". 10 Mikah gli disse: "Rimani con me, e sii per me padre e sacerdote; ti darò dieci sicli d’argento all’anno, un corredo di vestiti e il vitto". Allora il Levita entrò. 11 Così il Levita acconsentì a stare con quell’uomo, che trattò il giovane come uno dei suoi figli. 12 Mikah consacrò il Levita; il giovane gli fece da sacerdote e si stabilì in casa di Mikah. 13 Poi Mikah disse: "Ora so che l’Eterno mi farà del bene, perché ho un Levita che mi fa da sacerdote".” (Giudici 17:1-13 LND)

Mikah invitò questo Levita a diventare il suo sacerdote personale. I Leviti dovevano assistere nel Tabernacolo, ma non erano sacerdoti, tranne i discendenti di Aaronne. Quindi, questo Levita stava peccando gravemente, accettando di servire Mikah come sacerdote.

Evidentemente, era già un tipo che voleva fare di testa sua, in quanto, anziché restare nella sua città, con la sua famiglia, era andato per conto suo alla ricerca di un posto.

Così, Mikah lo stabilì come sacerdote personale. Da quello che si può capire dal testo, sembra che abbia stabilito una copia del tabernacolo, avendo fatto un'immagine che poteva rassomigliare all'arca, ed avendo istituito un sacerdote. Quindi, quello che Mikah aveva fatto, lo aveva fatto nel nome dell'Eterno. Non c'è alcuna indicazione che fosse una chiara intenzione di Mikah farsi degli idoli. Mikah non parla mai di Baal, o Asceroth. Parla solo dell'Eterno.

Eppure, quello che fece era ribellione contro l'Eterno, perché non si stava sottomettendo al modo di adorare stabilito da Dio.

Peggio di tutto, nonostante che fosse in ribellione, riteneva di avere diritto di ricevere del bene da Dio. Il v.13 dice: “Poi Mikah disse: "Ora so che l’Eterno mi farà del bene, perché ho un Levita che mi fa da sacerdote”

Egli credeva di poter ottenere delle benedizioni da Dio perché aveva un Levita in casa sua come sacerdote.

Quanto è importante che ci informiamo bene su quale sia la volontà di Dio! Che triste, credere di dare piacere a Dio, quando in realtà, siamo in grande ribellione contro di Lui!

Capitolo 18

Prima, questo peccato era limitato alla famiglia di Mikah. Poi, aveva coinvolto questo Levita. Da quello che leggiamo nel capitolo 18, sembra che anche i suoi vicini venivano ad adorare le sue immagini e a consultare il Levita come sacerdote. Ad un certo punto, però, questa falsa religione si divulgò ancora di più.

Per vedere questo, proseguiamo, leggendo il capitolo 18. Ricordate che probabilmente, questi avvenimenti accaddero all'inizio del tempo dei Giudici, e non tutte le tribù avevano pienamente occupato tutto il loro territorio. Il capitolo 18 parla della tribù dei Daniti. Probabilmente si tratta di una parte di quella tribù. Leggo.

“1 In quel tempo non c’era re in Israele; in quello stesso tempo la tribù dei Daniti cercava per sé un territorio per stabilirsi, perché fino a quei giorni non le era stata assegnata alcuna eredità fra le tribù d’Israele. 2 I figli di Dan mandarono dunque da Tsorah e da Eshtaol cinque uomini valorosi, che rappresentavano l’intera loro tribù per perlustrare il paese ed esplorarlo; e dissero loro: "Andate ad esplorare il paese!". Così essi giunsero nella regione montuosa di Efraim, alla casa di Mikah, e pernottarono in quel luogo. 3 Mentre erano presso la casa di Mikah, riconobbero la voce del giovane Levita; essi allora entrarono in casa e gli chiesero: "Chi ti ha condotto qua? Che fai in questo luogo? Che hai tu qui?". 4 Egli rispose loro: "Mikah mi ha fatto questo e questo; mi ha assunto a servizio e io gli faccio da sacerdote". 5 Allora essi gli dissero: "Deh, consulta DIO, affinché sappiamo se il viaggio che abbiamo intrapreso sarà prospero". 6 Il sacerdote rispose loro: "Andate in pace; il viaggio che fate è sotto lo sguardo dell’Eterno".

Mi fermo per fare solo qualche commento. Quando dice che i Daniti riconobbero la voce di questo giovane Levita, forse lo avevano conosciuto personalmente, o più probabilmente, avevano riconosciuto il suo accento, e che non era originario di quella tribù. Comunque, quando videro che svolgeva il ruolo di sacerdote, avrebbero dovuto condannarlo severamente per questo peccato.

Invece, anche loro si resero colpevoli chiedendogli di consultare Dio per sapere come sarebbe andato il loro viaggio.

Notate che la risposta del Levita fu una parola vaga, che poteva indicare sia bene che male. Non disse: l'Eterno vi darà vittoria. Piuttosto, dichiarò: “il viaggio che fate è sotto lo sguardo dell'Eterno”.

Tutto è sotto lo sguardo dell'Eterno! Quando Dio benedice, e quando punisce, tutto è sotto il Suo sguardo! Perciò, in realtà, il Levita non disse niente di sostanza. Questo è molto tipico dei falsi profeti.

Questi uomini continuarono il loro viaggio, e trovarono una città che era senza difese. Così, tornarono dai loro, dicendo che conveniva di andare e conquistare quella città, per farla come loro dimora.

Quello che è importante notare è che nonostante che il loro modo di fare era un grave peccato, questi giudei parlavano tranquillamente di avere l'aiuto dell'Eterno. Non abbiamo alcuna indicazione che seguivano Baal o altri idoli. Eppure, non stavano seguendo l'Eterno, perché stavano facendo in modo diverso da quello che Dio aveva comandato. Vado avanti.

7 Così i cinque uomini partirono e giunsero a Laish, e videro che il popolo che vi abitava viveva al sicuro, secondo le usanze di quei di Sidone, tranquillo e sicuro, perché non c’era nessuno nel paese che imponesse alcuna restrizione e che li potesse riprovare; essi erano lontani da quei di Sidone e non avevano relazione con alcuno. 8 Poi tornarono ai loro fratelli a Tsorah e a Eshtaol; e i fratelli chiesero loro: "Che dite?". 9 Essi risposero: "Leviamoci e saliamo contro quella gente, perché abbiamo visto il paese, ed è veramente eccellente. Perché ve ne rimanete inattivi? Non indugiate a muovervi per andare ad occupare il paese! 10 Quando arriverete troverete un popolo sicuro e un paese vasto, perché DIO ve lo ha dato nelle mani: è un luogo dove non manca nulla di ciò che è sulla terra". 11 Allora seicento uomini della famiglia dei Daniti partirono da Tsorah e da Eshtaol, ben armati per la guerra. 12 Salirono e si accamparono a Kirjath-Jearim, in Giuda; (perciò quel luogo che è dietro a Kirjath-Jearim, è chiamato fino al giorno d’oggi il campo di Dan). 13 Di là passarono nella regione montuosa di Efraim e giunsero alla casa di Mikah.

Avendo intrapreso questo viaggio, come gruppo armato, per stabilirsi in quella città, si fermarono nella zona della casa di Mikah.

14 Allora i cinque uomini che erano andati ad esplorare il paese di Laish, presero a dire ai loro fratelli: "Sapete voi che in queste case c’è un efod, una casa di idoli, un’immagine scolpita e un’immagine di metallo fuso? Perciò ora considerate ciò che dovete fare. 15 Così essi si diressero da quella parte, giunsero alla casa del giovane Levita, alla casa di Mikah, e lo salutarono. 16 Mentre i seicento uomini dei figli di Dan, ben armati per la guerra, rimanevano davanti alla porta, 17 i cinque uomini che erano andati ad esplorare il paese salirono, entrarono in casa, presero l’immagine scolpita, l’efod, la casa di idoli e l’immagine di metallo fuso. Or il sacerdote stava davanti alla porta con i seicento uomini ben armati per la guerra. 18 Quando questi entrarono in casa di Mikah e presero l’immagine scolpita, l’efod, la casa di idoli e l’immagine di metallo fuso, il sacerdote disse loro: "Che fate?". 19 Quelli gli risposero: "Taci, mettiti la mano sulla bocca, vieni con noi, e sarai per noi un padre e un sacerdote. Che cosa è meglio per te, essere sacerdote della casa di un uomo solo o essere sacerdote di una tribù e di una famiglia in Israele?". 20 Così il sacerdote si rallegrò in cuor suo; prese l’efod, la casa di idoli e l’immagine scolpita e si unì a quella gente.

Qua bisogna fare qualche commento. Questi Daniti volevano le benedizioni di Dio. Sapevano che solo Lui poteva benedire. Quindi, volevano avere un modo di adorarLo ovunque andavano.

Il problema è che l'Eterno aveva stabilito esattamente come dovevano adorarLo, e non era come stavano facendo! Perciò, nonostante che quello che facevano era nel nome dell'Eterno, in realtà, anziché essere gradito a Dio, era ribellione contro Dio.

Quindi, questi uomini rubarono gli idoli e la casa degli idoli, che probabilmente era una copia del Tabernacolo. Inoltre, invitarono questo Levita a diventare il loro sacerdote. Nonostante che Mikah lo avesse trattato come un figlio, questo Levita fu subito pronto ad abbandonare Mikah e ad andare ad essere sacerdote per i Daniti. Per lui, non importava seguire Dio. Importava sentirsi importante! Furto, tradimento, idolatria, tutto nel nome dell'Eterno! Continuo a leggere il brano dal v.21

21 Allora si rimisero in cammino, mettendo davanti a loro i bambini il bestiame e le masserizie. 22 Quando erano già lontani dalla casa di Mikah, gli uomini che abitavano nelle case vicine a quella di Mikah si radunarono e inseguirono i figli di Dan. 23 Gridarono quindi ai figli di Dan. Questi si voltarono e dissero a Mikah: "Che cosa hai, che hai radunata codesta gente?". 24 Egli rispose: "Avete portato via gli dèi che mi ero fatto e il sacerdote, e ve ne siete andati. Or che mi resta? Come potete dunque dirmi: "Che cosa hai?". 25 I figli di Dan gli dissero: "Fa’ che la tua voce non si senta più dietro a noi, perché degli uomini irritati potrebbero scagliarsi su di voi, e tu perderesti la tua vita e quella della tua famiglia!". 26 I figli di Dan continuarono il loro viaggio; e Mikah, vedendo che essi erano più forti di lui, si voltò e fece ritorno a casa sua. 27 Così essi, dopo aver preso le cose che Mikah aveva fatto e il sacerdote che aveva al suo servizio, giunsero a Laish a un popolo che se ne stava tranquillo e al sicuro; lo passarono a fil di spada e diedero la città alle fiamme. 28 Non ci fu alcuno che la liberasse, perché era lontana da Sidone e i suoi abitanti non avevano relazioni con altra gente Essa era nella valle che si estende verso Beth-Rehob. Poi i Daniti ricostruirono la città e l’abitarono, 29 e la chiamarono Dan, dal nome di Dan loro padre, che Fu Figlio d’Israele; ma prima la città si chiamava Laish. 30 Poi i figli di Dan eressero per sé l’immagine scolpita; e Gionathan, figlio di Ghershom, figlio di Manasse, e i suoi figli furono sacerdoti della tribù dei Daniti fino al giorno della cattività degli abitanti del paese. 31 Così eressero per sé l’immagine scolpita che Mikah aveva fatto, durante tutto il tempo che la casa di DIO rimase a Sciloh.” (Gc 18:1-31 LND)

Evidentemente, il nome di questo Levita era Gionathan. Lui e i suoi discendenti furono sacerdoti per la tribù dei Daniti per tanti anni. La cattività di cui si parla è probabilmente il tempo in cui i Filistei avevano preso l'arca, perché fino a quel punto, la casa di Dio, ovvero, il Tabernacolo, era a Sciloh.

Quindi, per tanti anni, questa famiglia di Daniti aveva l'immagine fatta da Mikah come oggetto di adorazione. Aveva dei sacerdoti che in realtà, non erano sacerdoti. In altre parole, aveva una forma di adorazione che in realtà era ribellione.

Che triste inizio del tempo in cui Israele era nella terra promessa!

Lezioni per noi

Potremmo pensare che forse questo brano ha poco a che fare con noi. Noi non usiamo immagini fuse, non ci viene in mente di stabilire sacerdoti per conto nostro, non andiamo in giro armati rubando agli altri.

È vero che non facciamo quelle cose! Però, in realtà questo brano ci mostra dei principi estremamente importanti da ricordare nella nostra vita. La chiave per capire questo brano è la dichiarazione che abbiamo letto ben due volte. Leggo in Giudici 17.6

6 In quel tempo non c’era re in Israele; ognuno faceva ciò che sembrava giusto ai suoi occhi.

In che senso ognuno faceva ciò che è giusto ai suoi occhi? Alla luce degli avvenimenti di questi due capitoli, è chiaro che ognuno faceva ciò che sembrava giusto ai suoi occhi, specificatamente per quanto riguardava come adorare e come servire Dio, e come si determinava cosa era giusto e cosa era sbagliato.

Quello che facevano questi figli d'Israele sembrava di essere per l'Eterno, ma in realtà essi erano in ribellione, non in modo diretto, ma in modo indiretto, perché anziché informarsi di quello che l'Eterno aveva comandato tramite Mosè, per poi ubbidire attentamente a quello, ognuno serviva l'Eterno come voleva, nel modo che sembrava giusto ai suoi occhi.

Questo è un grave peccato, nascosto dietro la maschera di un impegno che apparentemente è per l'Eterno.

Non dobbiamo pensare che un tale comportamento era qualcosa solamente di quei tempi. Anzi, oggi, più che mai, è di moda la mentalità che ognuno ha diritto di adorare Dio come vuole. Si sentono spesso commenti del tipo “tu adori Dio come vuoi tu, ed io Lo adoro come va bene per me.” Si sentono dei credenti dire che nessuno ha diritto di dire loro cosa è e cosa non è peccato, e si sentono commenti del tipo “forse è un peccato per te, ma non lo è per me!”

Che terribilmente sbagliato è questo modo di pensare! Questo concetto presenta Dio come se fosse un gentile nonno, contento con qualsiasi offerta e tipo di adorazione che gli uomini vogliono darGli.

Attenzione! Un “dio” così non è il vero Dio! Quello è “mutare la gloria dell’incorruttibile Dio in un’immagine simile a quella di un uomo corruttibile, come leggiamo in Romani 1:23.

Oh no, il vero Dio non è così! Il vero Dio è maestoso e glorioso, e non accetta dagli uomini un'adorazione diversa da quella che LUI ha stabilito. Il vero Dio è sovrano, e non permette che gli uomini si avvicinano a Lui se non umilmente, riconoscendo la sua sovranità, e quindi, nel modo prescritto da Lui.

Anzi, non sono i sacrifici che Dio richiede da noi, ma l'ubbidienza, perché l'ubbidienza dimostra che l'uomo ha fede in Dio e riconosce che Dio è sovrano sulla sua vita.

Se ricordate, il re Saul fece un sacrificio al Signore di un agnello, nonostante che non fosse un sacerdote. Quando il profeta Samuele, che era anche sacerdote, arrivò, gli dichiarò una parola da parte di Dio. Vi leggo da 1Samuele 15:22

“Samuele disse: "Gradisce forse l’Eterno gli olocausti e i sacrifici come l’ubbidire alla voce dell’Eterno? Ecco l’ubbidienza è migliore del sacrificio, e ascoltare attentamente è meglio del grasso dei montoni.” (1Samuele 15:22 LND)

Quello che Dio richiede dall'uomo, e quindi da noi, è l'ubbidienza, perché l'ubbidienza vera è un frutto delle vera fede.

Quando una persona ha veramente fede in Dio, allora, crederà a quello che Dio dichiara nella Sua Parola, e perciò, per fede, ubbidirà a Dio in ogni cosa.

Quindi, se tu hai vera fede in Dio, quella fede sarà visibile nella tua ubbidienza. Se invece tu adori Dio come vuoi tu, se tu ti impegni per Lui nel modo che vuoi tu, senza informarti come vuole LUI, allora, tu sei come Mikah e il Levita del brano di oggi. Dici di fare le cose per Dio, ma in realtà, fai le cose per te stesso. Quello che fai per il Signore che non è conforme a quello che Egli comanda, non è gradito a Dio, e ti mette in condizione di essere in ribellione contro di Lui.

Infatti, quando non ci impegniamo a capire quello che vuole Dio, ma piuttosto facciamo per testa nostra, dimostriamo che in realtà, abbiamo fede in noi stessi e nei nostri ragionamenti, e non nell'Eterno.

In questo caso, anche se facciamo grandi sacrifici per Dio, in realtà, siamo gravemente nel peccato. Quando facciamo le cose come vogliamo farle noi, anziché come Dio comanda di farle, ci stiamo elevando al di sopra di Dio.

L'esempio della segretaria

Per aiutarci a capire questo principio, immaginate una scena con me. Il direttore di una grande azienda assume una segretaria, e le dà dei precisi ordini di quello che lei deve fare, e le spiega che è estremamente importante che faccia proprio come egli ha detto. Le spiega che ha licenziato altre segretarie, proprio perché non seguivano i suoi ordini precisamente.

La lascia al suo lavoro, e lei si mette a lavorare con grande impegno. Però, fa di testa sua. Non segue gli ordini del suo titolare. Quando va bene a lei, fa certe cose come ha detto lui. Però in altri casi, quando lei ha una forte preferenza, fa come le pare, e non come il direttore le aveva detto di fare. Certo, lei si impegna tanto, però, non come il direttore le aveva detto di fare.

Allora, alla luce di questo, il direttore sarà contento di quella segretaria, visto che lei si è impegnata tanto?

Oppure, anziché vederla bene, il direttore la vedrà come una persona testarda e ribelle, nonostante che lei avesse dato l'apparenza di fare le cose per lui? Certamente la considererà gravemente in colpa. Anzi, quel direttore riconoscerà subito che in realtà, con il suo atteggiamento lei aveva disprezzato la sua autorità.

Quindi, è ovvio che lui la riterrà molto colpevole, anziché brava. Ed ha ogni diritto di considerarla così!.

Allora, passando da questo esempio alla nostra realtà, per quanto è importante che una segretaria segua gli ordini del suo capo, è infinitamente più importante che noi uomini ci sottomettiamo al nostro Creatore! La vera fede in Dio comprende l'ubbidienza a Dio in ogni campo della vita, e soprattutto nel modo di adorare Dio.

Quindi, il fatto che Mikah, e poi i Daniti, insieme a questo Levita, adoravano Dio in modo diverso da quello che Egli aveva comandato, vuol dire che in realtà, erano in ribellione contro Dio. Non solo la loro adorazione non era gradita all'Eterno, ma era ribellione!

Oh cari, quanto è importante che impariamo questa lezione così importante! Dio non vuole il nostro impegno, fatto come vogliamo noi. Dio vuole la nostra fede, che, fra l'altro, si manifesta nella nostra ubbidienza a Dio, anziché nel fare le cose come vogliamo noi.

Questo vale per quanto riguarda il modo in cui facciamo le cose come chiesa. Questo vale per quanto riguarda le verità e le dottrine che crediamo. Non è vero il detto “basta la sincerità”. No, dobbiamo piuttosto impegnarci a capire quello che Dio ci insegna nella sua Parola!

Similmente, questo principio vale per quanto riguarda il modo in cui viviamo la vita di tutti i giorni.

Per un credente dire “io non vedo nessun male in questa o in quella azione”, probabilmente indica un cuore sbagliato. Piuttosto, la posizione di ogni vero credente dovrebbe essere: “ho studiato attentamente la Bibbia, e ho pace che questa attività è gradita a Dio, ed è il modo migliore con cui posso vivere per la Sua gloria”.

Quindi, anziché usare il nostro proprio metro per decidere quello che va bene e quello che va male, è importante impegnarci a conoscere gli insegnamenti e i principi della Parola di Dio, in modo da camminare per fede, in ogni campo della vita, facendo ciò che è giusto agli occhi di Dio, e non ciò che è giusto ai nostri occhi.

Conclusione

Perciò, la lezione principale di questi due capitoli è che non è buono fare ciò che sembra giusto ai nostri occhi. Piuttosto, dobbiamo informarci su cosa sia giusto agli occhi di Dio.

Fare ciò che sembra giusto ai nostri occhi vuol dire rischiare di essere in ribellione contro Dio, senza rendercene conto.

Perciò, come regola di vita, non facciamo ciò che sembra giusto ai nostri occhi. Piuttosto, impegniamoci a capire bene quale sia la volontà dell'Eterno. Informiamoci su cosa sia giusto agli occhi di Dio, e poi, camminiamo per fede, in ubbidienza, per quella via, in ogni campo della vita.

Grazie a Dio che abbiamo la Sua Parola, abbiamo lo Spirito Santo, abbiamo insegnanti! Quindi, Dio ci ha dato il necessario per poter conoscere la sua volontà. Impegniamoci in questo! Viviamo alla gloria di Dio! Preghiamo, come Gesù ci ha insegnato:

“Sia fatta la tua volontà, in terra come in cielo!”

Amen!

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