un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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L’esempio di Jehoahaz
2 Re 13:1-9

filename:12-13a.07f.odt di Marco deFelice 4157 parole cmd
Parole chiave: idolatria, peccato, disciplina di Dio, vero ravvedimento, misericordia di Dio.

Molto della Bibbia, soprattutto l'Antico Testamento, consiste di racconti della vita di varie persone che vissero secoli fa. Come possono questi racconti aiutarci nel nostro cammino di oggi? In realtà, possono esserci di immenso aiuto. Prima di tutto, ci aiutano a capire meglio le conseguenze meravigliose per chi cammina per fede in Dio, ed anche le conseguenze brutte per chi non cammina per fede. Ci mostrano dei peccati da evitare. E poi, ci aiutano a conoscere meglio Dio, e questo può fortificare la nostra fede.

Oggi, vogliamo trarre delle lezioni utili dal racconto della vita di uno dei re di Israele, Jehoahaz, figlio di Jehu. Come al solito, ci aiuterà molto conoscere il contesto storico.

Quando le dodici tribù entrarono nella terra promessa, formarono un'unica nazione. Dopo quattrocento anni, iniziarono ad avere un re. Il primo re fu Saul, poi Davide, e poi Salomone, figlio di Davide.

Salomone, avendo scelto di unirsi a mogli straniere, che era contro la volontà di Dio, arrivò al punto di inginocchiarsi davanti agli idoli delle sue mogli. A causa di questo grave peccato, Dio lo avvertì che dopo la sua morte, avrebbe tolto dieci tribù dal regno di suo figlio Reoboamo. E così successe: dopo la morte di Salomone, le dieci tribù al nord formarono Israele, mentre le due tribù di Giuda e Beniamino formarono Giuda. A questo punto, perciò, iniziarono ad esistere due nazioni al posto di una.

Dio diede il regno al nord a Geroboamo, e gli promise di benedirlo e di stabilire un dinastia dai suoi discendenti, se avesse seguito il Signore.

Ricordiamoci che, pur essendoci due nazioni, esisteva un solo Tempio per tutti, a Gerusalemme, in Giuda. Ogni uomo doveva portare un sacrificio al Tempio ogni anno, sia gli uomini di Giuda, sia gli uomini di Israele.

E Geroboamo temeva che gli Israeliti, andando sempre a Gerusalemme, avrebbero iniziato a seguire il re di Giuda. Perciò, anziché fidarsi della promessa di Dio che lo avrebbe benedetto se Gli fosse stato fedele, Geroboamo peccò gravemente, erigendo due vitelli di oro, uno al nord di Israele, e uno al sud, e dicendo al popolo che non avrebbero più dovuto andare a Gerusalemme per adorare Dio. Inoltre, stabilì dei sacerdoti. Facendo così, introdusse l'idolatria in Israele. Per questo suo grave peccato, Dio fece morire tutti i suoi discendenti. La ribellione di Geroboamo lo portò a perdere la dinastia che desiderava.

Lezione per noi

Nel comportamento di Geroboamo, c'è una lezione importante per noi. Geroboamo, il primo re di Israele, scelse di fidarsi dei suoi ragionamenti su ciò che avrebbe potuto tenere forte e saldo il suo regno, anziché fidarsi della promessa di Dio. A lui sembrava rischioso seguire la via del Signore. Questo lo portò a peccare gravemente, e a perdere tutto.

Anche noi siamo tentati a fidarci dei nostri ragionamenti. Certamente, a noi sembrano giusti. Però, una vita di fede vuol dire scegliere di credere a Dio, anziché ai nostri ragionamenti.

Oh fratelli, non seguiamo l'esempio di Geroboamo! Camminiamo per fede in Dio, seguendo Lui in ogni aspetto della nostra vita, costi quello che costi! E se ci sembra che il seguire Cristo ci creerà dei rischi, accettiamoli ben volentieri! Solo Dio può benedirci! Non seguire Dio è un grave peccato. Quello è il rischio più grande!

La vita di Jehoahaz

Consideriamo ora la vita di Jehoahaz, tenendo in mente che in Israele esisteva l'idolatria dei vitelli d'oro, e di altri idoli che erano stati aggiunti. Jehoahaz iniziò a regnare circa 120 anni dopo che Geroboamo aveva stabilito questa idolatria. Quindi, questo peccato era ormai radicato nella società.

Tenendo tutto questo ben in mente, leggiamo 2Re 13:1-9, che racconta la vita di Jehoahaz. Leggo.

1 Nell’anno ventitreesimo di Joas, figlio di Achaziah, re di Giuda Jehoahaz, figlio di Jehu, iniziò a regnare sopra Israele in Samaria, e regnò diciassette anni. 2 Egli fece ciò che è male agli occhi dell’Eterno e seguì i peccati di Geroboamo, figlio di Nebat, con i quali aveva fatto peccare Israele, e non se ne allontanò. 3 Allora l’ira dell’Eterno si accese contro Israele e li diede nelle mani di Hazael, re di Siria, e nelle mani di Ben-Hadad figlio di Hazael, per tutto quel tempo. 4 Ma Jehoahaz implorò l’Eterno e l’Eterno lo esaudì, perché vide l’oppressione d’Israele e come il re di Siria li opprimeva. 5 Perciò l’Eterno diede un liberatore a Israele, ed essi riuscirono a sottrarsi al potere dei Siri; così i figli d’Israele poterono abitare nelle loro tende come nel passato. 6 Tuttavia non si allontanarono dai peccati della casa di Geroboamo con i quali aveva fatto peccare Israele, ma camminarono in essi; perfino l’Ascerah rimase in piedi in Samaria. 7 Di tutte le truppe di Jehoahaz l’Eterno lasciò soltanto cinquanta cavalieri, dieci carri e diecimila fanti, perché il re di Siria li aveva distrutti e li aveva ridotti come la polvere da calpestare. 8 Il resto delle gesta di Jehoahaz, tutto ciò che fece e tutte le sue prodezze non è scritto nel libro delle Cronache dei re d’Israele? 9 Così Jehoahaz si addormentò con i suoi padri e fu sepolto in Samaria. Al suo posto regnò suo figlio Joas.” (2Re 13:1-9 LND)

La vita dura poco

Prima di tutto, rileggo i vv.1,2.

1 Nell’anno ventitreesimo di Joas, figlio di Achaziah, re di Giuda Jehoahaz, figlio di Jehu, iniziò a regnare sopra Israele in Samaria, e regnò diciassette anni. 2 Egli fece ciò che è male agli occhi dell’Eterno e seguì i peccati di Geroboamo, figlio di Nebat, con i quali aveva fatto peccare Israele, e non se ne allontanò.” (2Re 13:1-2 LND)

Qui, in poche parole, abbiamo tutto quello che importa della vita di una persona. Di tutto quello che Jehoahaz fece, l'unica cosa che importa per tutta l'eternità è se fece ciò che è giusto oppure ciò che male agli occhi dell'Eterno. Jehoahaz fece ciò che è male.

Avete notato quale fu il peccato principale di Jehoahaz? Il suo peccato fu di seguire i peccati di Geroboamo, di non allontanarsene. In altre parole, egli continuò a fare tutto quello che i re prima di lui avevano fatto per più di un secolo.

Jehoahaz non introdusse qualche peccato nuovo. Non trascinò la nazione più profondamente nel peccato di quanto non lo fosse stata prima di lui.

Il suo peccato fu semplicemente di non allontanarsi dall'idolatria che era già stata stabilita da più di un secolo. Egli non tolse i vitelli di oro che Geroboamo aveva eretto. Lasciando questi vitelli, il popolo continuò a commettere idolatria. Ecco perchè abbiamo appena letto che Jehoahaz seguì, imitò, i peccati con i quali Geroboamo aveva fatto peccare Israele.

Notiamo il principio importante che è descritto qui. Il grave peccato di Jehoahaz, che fu la causa di un giudizio severo da parte di Dio nella sua vita, fu quello di non abbandonare i peccati che ormai erano completamente normali nella sua società.

Il fatto che un peccato sia ormai molto diffuso e normale, non significa che sia meno grave agli occhi di Dio. Infatti, la colpa di Jehoahaz fu proprio quella di non allontanarsi da quella che era la pratica del popolo da più di un secolo. Camminare in modo giusto vuol dire allontanarsi dai peccati, anche da quei peccati che ormai sono considerati normali da quasi tutti.

Un'applicazione per noi

In questo, possiamo riconoscere un'applicazione molto importante per noi!

In un certo senso, è facile riuscire a non commettere nuovi peccati, cioè che non hanno mai fatto parte della nostra vita. Per esempio, se una persona cresce in una famiglia che non usa violenza, solitamente, riuscirà a non usare violenza quando avrà la propria famiglia.

Invece, è molto più difficile abbandonare dei peccati con i quali cresciamo. Se un peccato fa parte della nostra famiglia, o della nostra cultura, come i peccati di Jehoahaz facevano parte della sua famiglia e della sua cultura, allora, è più difficile abbandonarlo. Però, Dio giudicherà chiunque non lascia e toglie dalla propria vita anche i peccati di questo tipo.

Viviamo in un mondo in cui molti peccati sono ormai approvati dalla società, e, a volte, perfino da tanti credenti. Per fare ciò che è giusto davanti a Dio, dobbiamo togliere qualunque peccato dalla nostra vita, anche se tanti altri credenti li praticano, e anche se ci siamo sempre comportati così finora.

Forse tu sei cresciuto in una famiglia che ha un certo modo di comportarsi che, in realtà, è peccato agli occhi di Dio. Il fatto che hai sempre fatto così, che i tuoi genitori hanno sempre fatto così, ed anche i tuoi nonni e bisnonni, non cambia che quel tipo di atteggiamento sia un peccato da abbandonare. Oppure, forse hai sempre avuto un certo modo di pensare o di comportarti. Forse hai sempre reagito con agitazione o ira in certe situazioni. Il fatto che hai sempre fatto così, non cambia quanto essi siano dei gravi peccati da abbandonare.

Per camminare bene agli occhi di Dio, dobbiamo abbandonare i peccati con cui siamo cresciuti. Certamente, se tutti intorno a noi sono abituati ad agire in un certo modo, potremmo trovarci con molta opposizione se cercassimo di cambiare il nostro modo di vivere. Però, dobbiamo temere Dio, e non gli uomini.

Jehoahaz NON temeva Dio, e perciò, non abbandonò i peccati di Geroboamo. E per questo, camminò male agli occhi dell'Eterno.

Infatti, quando sarà scritta la storia della nostra vita, non importerà la valutazione degli uomini. Importerà solamente la valutazione di Dio. Non saranno gli uomini a giudicarci, sarà il SIGNORE! Perciò, la cosa importante è di vivere in modo da essere approvati da Dio. Jehoahaz NON fece così. Egli fece ciò che è male agli occhi di Dio, non abbandonando i peccati che aveva ereditato.

La dura disciplina di Dio

Cosa fece Dio per mostrare la sua ira contro i peccati di Jehoahaz? Leggo ancora il v.3:

Allora l’ira dell’Eterno si accese contro Israele e li diede nelle mani di Hazael, re di Siria, e nelle mani di Ben-Hadad figlio di Hazael, per tutto quel tempo.” (2Re 13:3 LND)

Il Signore disciplinò Jehoahaz, dando Israele nelle mani di Hazael, re di Siria, e poi dopo nelle mani del figlio di Hazael, Ben-Hadad. In altre parole, il Signore diede alla Siria la vittoria su Israele, e così, gli Israeliti furono sconfitti ed oppressi dalla Siria.

Secondo voi, questa fu una disciplina leggera o dura? Fu una disciplina durissima. Solamente i più vecchi in Italia sanno cosa significhi essere soggetti ad un'altra nazione, perché si ricordano delle sofferenze di quando i Tedeschi controllavano il nord dell'Italia.

L'essere sconfitti dalla Siria fu una grandissima sofferenza per Israele, e una grande umiliazione per Jehoahaz.

È importante capire che fu l'Eterno che li diede nelle mani dei Siri. Gli studiosi della storia cercano di spiegare i motivi per cui un paese fu potente o fu debole. Ma quello che la Bibbia ci rivela è che il successo, o la sconfitta, di Israele dipendeva NON dalla loro capacità militare, ma dal SIGNORE. Quando il popolo fu fedele a Dio, Egli gli diede la vittoria sui suoi nemici. Invece, in casi come questo, quando Israele NON fu fedele al Signore, Egli diede la vittoria ai loro nemici.

Lo stesso principio nella nostra vita

Questo principio vale anche nelle nostre vite.

Il nostro successo nella vita NON dipende soprattutto dal nostro impegno e dalla nostra capacità. In realtà, il nostro successo dipende dalla nostra fede in Dio. È DIO che ci dà successo, o ci toglie il successo, come diede vittoria ad Israele, o lo diede nelle mani dei suoi nemici. Quando Dio è il nostro tesoro, e perciò, quando camminiamo per fede in Dio, Egli ci darà il successo giusto.

Il salmo 1:1-3 ci ricorda questa verità.

1 Beato l’uomo che non cammina nel consiglio degli empi, non si ferma nella via dei peccatori e non si siede in compagnia degli schernitori, 2 ma il cui diletto è nella legge dell’Eterno, e sulla sua legge medita giorno e notte. 3 Egli sarà come un albero piantato lungo i rivi d’acqua, che dà il suo frutto nella sua stagione e le cui foglie non appassiscono; e tutto quello che fa prospererà,” (Sal 1:1-3 LND)

Quell'uomo che trova la sua gioia in Dio, e cammina per fede, prospererà in tutto quello che farà, perché il SIGNORE benedice coloro che trovano il loro diletto in Lui. Questa non sarà una prosperità umana, ma sarà quella spirituale, che porta frutto per l'eternità.

Quando NON camminiamo per fede, quando Dio NON è il nostro diletto, il Signore ci avvertirà; ma se non torniamo a Lui, prima o poi Egli manderà la sua dura disciplina, come fece con Jehoahaz.

Nella vita, ci sono tante situazioni in cui siamo tentati a compromettere e non ubbidire totalmente ai comandamenti di Dio, per cercare più successo in qualche impresa. Per esempio, a volte potrebbe sembrarci che dobbiamo compromettere e non fare tutto in modo totalmente onesto, per potercela fare economicamente. Oppure, forse ad uno studente potrebbe sembrare che non ci sia tempo di leggere la Bibbia, perchè ha tantissimo da studiare. Forse ad una moglie sembra di non avere il tempo per compiere tutto quello che serve in casa, e così, crede di non poter dedicare del tempo per frequentare gli studi biblici della chiesa. In tutti questi esempi, e in tanti altri, la questione è di avere fede in Dio, oppure di avere fede nei nostri ragionamenti.

Quando scegliamo di avere più fede nei nostri ragionamenti anzichè in Dio, stiamo agendo con grande stoltezza. Solo il SIGNORE può fare prosperare le nostre imprese. Infatti, quello che Dio vuole da noi è la fede in Lui, che si manifesta quando cerchiamo le vie del Signore prima di ogni altra cosa. Allora sarà il SIGNORE a far prosperare tutte le nostre vie, secondo il suo piano perfetto!

Jehoahaz cercò di ottenere successo per conto suo. Perciò, anziché il successo che voleva, il SIGNORE diede Israele nelle mani dei Siri. Oh che possiamo imparare dal suo brutto esempio!

Jehoahaz si umilia e si ravvede

Nonostante che Jehoahaz non camminò vicino a Dio, quando egli si trovò sotto il duro giogo dei Siri, si ricordò di rivolgersi a Dio. Notiamo che NON si rivolse ai vitelli d’oro o all'idolo di Astarte che c'erano a Samaria. Nonostante che i giudei avessero questi idoli, quando si trovò in grande pericolo, Jehoahaz sapeva che solo DIO poteva salvarli. Perciò, si umiliò e pregò a Dio. Vi leggo ancora il v. 4.

Ma Jehoahaz implorò l’Eterno e l’Eterno lo esaudì, perché vide l’oppressione d’Israele e come il re di Siria li opprimeva.” (2Re 13:4)

Prima, questo re aveva posto la sua fede nei suoi ragionamenti per mantenere saldo il suo regno. Ma ora che tutto era crollato, pose la sua fede in Dio. Sarebbe stato MOLTO meglio rivolgersi a Dio molto prima. Avrebbe evitato tutta questa sofferenza. Oh che possiamo imparare che ogni momento che restiamo lontani da Dio è un momento sprecato, che ci fa perdere grandi benedizioni! Oh che possiamo imparare ad abbandonare ogni peccato e a rivolgerci sempre a Dio!

Il cuore di Dio

Vediamo molto del cuore di Dio nel modo che Egli rispose alla preghiera di Jehoahaz. Notiamo quello che fece, mentre leggo i vv.4,5

4 Ma Jehoahaz implorò l’Eterno e l’Eterno lo esaudì, perché vide l’oppressione d’Israele e come il re di Siria li opprimeva. 5 Perciò l’Eterno diede un liberatore a Israele, ed essi riuscirono a sottrarsi al potere dei Siri; così i figli d’Israele poterono abitare nelle loro tende come nel passato.” (2Re 13:4-5 LND)

Jehoahaz implorò il SIGNORE, e il SIGNORE lo esaudì. Ciò che voglio notare è: perché il SIGNORE esaudì Jehoahaz?

NON fu perché Jehoahaz meritava una risposta. Il brano stesso ci spiega perché Dio lo esaudì. Dice che Dio lo esaudì “perché vide l’oppressione d’Israele e come il re di Siria li opprimeva.” Dio liberò Israele, NON perché meritava il Suo aiuto, ma per la Sua grazia e misericordia. Nel v.23, leggiamo: “ma l’Eterno fece loro grazia, ne ebbe compassione e si volse verso di loro a motivo del suo patto con Abrahamo, con Isacco, e con Giacobbe, e per questa volta non volle distruggerli o rigettarli dalla sua presenza.” (2Re 13:23 LND)

Dio esaudì Jehoahaz a causa del suo patto con Abraamo. Dio amava Israele, e ama Israele tuttora, perché sono i discendenti che Dio aveva promesso ad Abraamo.

Dio ascolta le nostre preghiere, non in base al nostro merito, perché non abbiamo merito davanti a Dio, ma in base al suo patto con noi in Cristo Gesù.

Dio stesso aveva mandato la Siria contro Israele, e ora, Dio manda un liberatore, per togliere questa oppressione. Oh che possiamo capire che Dio non ci tratta come meritiamo, ci tratta molto, molto meglio! Quando Dio ci disciplina, è per farci vedere il nostro peccato e per aiutarci a ritornare a Lui al più presto. Oh che possiamo ascoltare e rispondere subito a Dio!

Questo brano non lo spiega, ma Dio non mandò il liberatore durante la vita di Jehoahaz, ma dopo. Infatti, il liberatore fu suo figlio, Joas. Tramite Joas, Dio liberò Israele dalla Siria. Ma prima, Dio lasciò soffrire Israele vari anni, per incoraggiarli a capire la gravità dei loro peccati affinché tornassero di cuore a Dio.

Come Israele rispose a Dio

Tristemente, a volte, il nostro cuore è così duro che non impariamo dalla disciplina di Dio. Quale fu il risultato della dura disciplina di Dio su Israele? Il v.6 ce lo spiega. Ve lo leggo.

Tuttavia non si allontanarono dai peccati della casa di Geroboamo con i quali aveva fatto peccare Israele, ma camminarono in essi; perfino l’Ascerah rimase in piedi in Samaria.” (2Re 13:6 LND)

Una volta tolta la disciplina, una volta liberato dai Siri, il popolo avrebbe dovuto riconoscere la liberazione da Dio, avrebbe dovuto ravvedersi, e avrebbe dovuto togliere tutti gli idoli, e cominciare ad essere fedele a Dio. Invece, Israele continuò nei suoi peccati. Continuò ad adorare i vitelli d’oro, continuò perfino ad adorare l’idolo di Astarte a Samaria che il re Acab aveva eretto tanti anni prima.

Il peccato è sempre terribile. Però quando il popolo di Dio, che ha ricevuto benedizione dopo benedizione, che ha conosciuto la cura speciale di Dio, che poi ha conosciuto la disciplina di Dio, se dopo tutto questo continua a peccare, è estremamente grave. E così fecero gli Israeliti.

Avevano appena visto la cura di Dio nel salvarli dai Siri, eppure, continuarono nell'idolatria, anziché adorare Dio solo.

Al momento della crisi, è facile rivolgersi a Dio. È importante non dimenticare Dio dopo. Chi fa così si rende doppiamente colpevole! Così fecero gli Israeliti. E perciò, dopo circa un altro secolo, Dio distrusse totalmente la nazione di Israele.

Una descrizione della disciplina di Dio

Il v.7 ci aiuta a capire quanto severo fu la disciplina di Dio su Jehoahaz, spiegando fino a che punto l'esercito di Israele fu ridotto. Leggo il v.7

Di tutte le truppe di Jehoahaz l’Eterno lasciò soltanto cinquanta cavalieri, dieci carri e diecimila fanti, perché il re di Siria li aveva distrutti e li aveva ridotti come la polvere da calpestare.” (2Re 13:7 LND)

Visto che Jehoahaz non abbandonò i peccati che aveva ereditato, Dio ridusse il suo esercito fino a quasi un niente. Per capire quanto fu ridotto, lo confrontiamo con quello che era stato l'esercito sotto il re Salomone, che troviamo descritto in 1Re 10:26.

Salomone aveva 1.400 carri. Ora ce n'erano solamente 10. Neanche l' 1%. Salomone aveva 12.000 cavalieri. Ora ce n'erano soltanto 50. Neanche l'1%. Al tempo di Salomone, c’erano 800.000 soldati in Israele. Ora ce n'erano solamente 10.000. Circa 1%

Per disciplinare Israele, affinché lasciassero i loro peccati e tornassero a Dio di vero cuore, Dio tolse circa il 99% dall'esercito d'Israele! Oltre ad essere una grandissima umiliazione, questa riduzione permise ai loro nemici, come la Siria, di dominarli facilmente. Anziché una nazione potente, Dio fece diventare Israele come la polvere che si calpesta.

Oh che possiamo ricordare che la disciplina di Dio può essere estremamente dura e dolorosa! Lo scopo della Sua disciplina non è di farci del male, ma di spingerci a ravvederci e a tornare a Dio. È già grande stoltezza arrivare al punto di aver bisogno della disciplina di Dio. È ancora più stoltezza se continuiamo a peccare dopo che Dio ci ha disciplinato.

E così, Jehoahaz morì, come un re debole, soggetto ai suoi nemici. Il suo peccato non gli portò alcun vero beneficio, anzi, gli fece perdere le meravigliose benedizioni di Dio. Oh che possiamo imparare a non seguire il suo esempio!

Lezioni da questo brano

Qui, si conclude quello che la Bibbia racconta della vita di Jehoahaz. È una storia molto triste, perché avrebbe potuto finire molto diversamente. Però, Jehoahaz non si è mai veramente ravveduto. Dio ci ha lasciato questo racconto per aiutarci a non seguire l'esempio di Jehoahaz. Facciamo un riassunto delle verità che abbiamo considerato oggi.

Prima di tutto, abbiamo visto che in realtà, l'unica cosa che veramente importa nella vita è se facciamo ciò che è giusto o ciò che è male agli occhi dell'Eterno. In altre parole, se viviamo per fede in Dio o no. Questo è l'unico metro importante. Quindi, impegniamoci a camminare per fede, facendo ciò che è giusto agli occhi di Dio.

Abbiamo visto che il primo re di Israele, Geroboamo, scelse di fidarsi dei suoi ragionamenti anziché di Dio. Perciò, nel cercare di controllare il regno che Dio gli aveva dato, stabilì degli idoli. Questo suo peccato trascinò Israele nell'idolatria, fino al punto che Dio fece morire tutti i discendenti di Geroboamo, e alla fine distrusse la nazione. Ricordiamoci che il peccato non conviene mai.

Il re Jehoahaz, che visse circa 100 anni dopo Geroboamo, fu colpevole davanti a Dio, non perché aveva introdotto qualche peccato nuovo nella nazione, ma perché non si era allontanato dai peccati di Geroboamo. In questo, abbiamo visto che seguire Dio vuol dire togliere i peccati che fanno parte della nostra cultura, e perfino che fanno parte del nostro carattere e delle nostre abitudini. Dio è un Dio santo, e non importa quanto un peccato sia considerato normale dagli altri, e nemmeno da noi. Se siamo in Cristo, siamo delle nuove creature, e dobbiamo togliere tutto quello che fa parte del vecchio, ovvero, dobbiamo abbandonare ogni peccato.

Abbiamo visto che fu l'Eterno a dare Israele nelle mani del suo nemico, la Siria. Dio è in controllo di tutto, perfino dei peccatori, per portare avanti la Sua opera in noi. Se non ascoltiamo gli ammonimenti che Dio ci manda, tramite la Parola e gli insegnamenti e i credenti più maturi di noi, Dio manderà la Sua disciplina nella nostra vita. La disciplina di Dio può essere molto dura. Impariamo a riconoscere la disciplina di Dio, e a ravvederci subito! Meglio ancora, impariamo a camminare per fede in ubbidienza, per evitare la disciplina e godere le benedizioni di Dio!

In mezzo alla sofferenza della disciplina, Jehoahaz implorò Dio, riconoscendo che solo Dio lo poteva aiutare. Finché le cose andavano bene, restò duro contro Dio. Però, quando arrivò la dura disciplina di Dio, sapeva che gli idoli non potevano salvarlo.

Impariamo da questo brutto esempio a rivolgerci a Dio sempre, ma non solo quando arriva la disciplina.

Abbiamo visto che Dio esaudì le sue preghiere, non perché meritava la Sua risposta, ma per mantenere il Suo patto con Abraamo, Isacco e Giacobbe. Anche noi possiamo pregare Dio in base al Suo patto e alle Sue promesse che ha fatto con noi in Cristo. Dio è un Dio che mantiene i suoi patti. Preghiamo con fede, e viviamo con fede!

Nel suo tempo, che fu dopo la morte di Jehoahaz, Dio mandò un liberatore, che fu Joas, il figlio di Jehoahaz. Dio risponde alle nostre preghiere nel suo tempo, e nel suo modo, non nel nostro.

Nonostante l'intervento di Dio a loro favore, il popolo di Israele rimase nel peccato. Non abbandonarono i loro idoli. Per questo, dopo questa liberazione temporanea, e dopo ancora altri avvertimenti, Dio mandò l'Assiria contro Israele, e Israele fu distrutta come nazione, e il popolo deportato.

Impariamo da questo ad umiliarci subito e ad ubbidire a Dio. Ravvediamoci dai nostri peccati, e Dio sarà fedele e giusto da perdonarci e purificarci. Se ci allontaniamo da Dio, torniamo subito a Lui! Camminiamo per fede in Dio!

La vita è breve! Viviamo in modo che il resoconto della nostra vita sarà che abbiamo fatto ciò che è giusto agli occhi dell'Eterno. In altre parole, camminiamo per fede, fissando il nostro sguardo sulle cose lassù.

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