un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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Lezioni da Giobbe, da 38 a 41:
Dio parla a Giobbe

Studio di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org per mercoledì, 28 aprile, 2010 ---- cmd na -----
Parole chiave: Giobbe, sofferenze, l'intelligenza di Dio, la Giustizia di Dio.

Vogliamo continuare a considerare il libro di Giobbe, libro difficile da capire, ma ricco di lezioni spirituali.

Dio parla con Giobbe

Nell'ultimo studio abbiamo considerato il discorso di Elihu a Giobbe. Ora, in questo studio, iniziando con il capitolo 38, vogliamo considerare il discorso che Dio stesso fa a Giobbe. Questa parte del libro ci aiuta a capire il messaggio centrale di questo libro, un messaggio di cui anche noi abbiamo grande bisogno.

Si inizia questo discorso in Giobbe 38:1,2, dove leggiamo:

“1 Allora l’Eterno rispose a Giobbe di mezzo alla tempesta e disse: 2 "Chi è costui che oscura il mio disegno con parole prive di conoscenza?” (Giobbe 38:1-2 LND).

A chi si sta riferendo Dio quando dice: "chi è costui che oscura il mio disegno con parole prive di conoscenza?"? Sappiamo che è a Giobbe che Dio sta parlando perché, in 42:3, Giobbe si riferisce a questo versetto applicandolo a se stesso.

Tenendo questo in mente, possiamo capire che il rimprovero da parte di Dio che troviamo nei capitoli che vanno dal 38 al 41 è un rimprovero contro Giobbe. Consideriamo attentamente ciò che Dio ha contro Giobbe, perché quasi sicuramente è un peccato in cui anche noi cadiamo spesso.

Dio inizia il Suo discorso facendo capire a Giobbe che non era giusto che lui Gli domandasse spiegazioni per il Suo operato. Ora sarà Dio a rivolgere domande a Giobbe. È un grave peccato per l'uomo pretendere una risposta da Dio, come se Dio fosse sotto la nostra autorità e come se dovesse Egli rispondere o rendere conto a noi del Suo operato. Leggo Giobbe 38:3:

“Orsù, cingiti i lombi, come un prode; io ti interrogherò e tu mi risponderai.” (Giobbe 38:3 LND).

Dio sta dicendo a Giobbe: “Giobbe, finora tu hai interrogato Me. Tu cercavi di forzarMi a risponderti. Ora, cingiti come un uomo, come un uomo forte ed Io interrogherò te. Tu devi rispondere a Me”.

Questa è una forma di rimprovero che Dio fa a Giobbe, per il suo atteggiamento di pretendere da Lui delle risposte.

I capitoli 38-41

I capitoli 38-41 sono ricchissimi e vi suggerisco di leggerli tutti per avere un concetto più grande di chi è Dio e per capire meglio quanto non siamo siamo che nulla davanti a Lui.

Però, per tempo, voglio cercare di fare il riassunto di quello che troviamo in questi capitoli.

Nella prima metà di capitolo 38, Dio interroga Giobbe per quanto riguarda la terra.

Per esempio, in Giobbe 38:4-7, Dio chiede a Giobbe dove si trovava quando Lui ha posto le fondamenta della terra. Leggo i vv.4-7:

“4 Dov’eri tu quando io gettavo le fondamenta della terra? Dillo, se hai tanta intelligenza. 5 Chi ha stabilito le sue dimensioni, se lo sai, o chi tracciò su di essa la corda per misurarla? 6 Dove sono fissate le sue fondamenta, o chi pose la sua pietra angolare, 7 quando le stelle del mattino cantavano tutte insieme e tutti i figli di DIO mandavano grida di gioia?” (Giobbe 38:4-7 LND).

Il punto fondamentale del discorso di Dio è quello di dimostrare a Giobbe che egli non sa e non può sapere nulla di come Dio ha fatto queste cose.

Nei vv.8-11, Dio interroga Giobbe per quanto riguarda il mare e dichiara:

“Chi racchiuse con porte il mare quando proruppe uscendo dal grembo materno,” (Giobbe 38:8 LND).

Di nuovo, Dio sta mostrando a Giobbe che era Lui a fare queste cose. Giobbe non era lì presente durante la creazione, Giobbe non sa come Dio ha creato le cose di cui Lui gli parla, Giobbe non è paragonabile a Dio da nessun punto di vista.

Nei versetti 12-15, Dio parla dell'aurora e dichiara:

Da quando vivi hai mai comandato al mattino o insegnato all’aurora il suo posto,” (Giobbe 38:12 LND).Giobbe non avevo mai fatto questo, Giobbe non era capace di fare questo. Giobbe non capiva e non poteva capire come funziona la creazione di Dio. Tutto questo era opera di Dio, da sempre e per sempre.

Nei versetti 16-18 Dio parla della profondità e della larghezza del mare e della terra. Ricorda a Giobbe che non aveva mai visto le profondità del mare o tutto il mondo. Chi è mai Giobbe per poter discutere con Dio?

Domande che riguardano le cose al di sopra della terra

Poi, nell'ultima metà di capitolo 38, Dio parla delle cose che si trovano al di sopra della terra: il cielo, la luce e le tenebre. Leggo il v.19:

“Dov’è la via che guida alla dimora della luce? E le tenebre, dov’è il loro luogo.” (Giobbe 38:19 LND).

Giobbe non sapeva come controllare la luce e le tenebre. Dio sì, Dio controlla tutto!

Nei vv. 22-30, Dio chiede a Giobbe di spiegare la neve, la grandine, la pioggia e la brina:

“22 Sei mai entrato nei depositi della neve, o hai forse visto i depositi della grandine 23 che io tengo in serbo per i tempi di calamità, per il giorno della battaglia e della guerra?” (Giobbe 38:22-23 LND).

Anche qui, la chiara risposta è che Giobbe non sa di queste cose e non ha alcun potere di controllare nulla di esse. Invece Dio ovviamente sì.

Nei versetti 31-33, Dio invita Giobbe a guardare ancora più in alto, alle stelle e alle costellazioni. Che potere aveva Giobbe su queste cose? Dio invece ha ogni potere su tutte queste cose, sono Sue.

Nei versetti 34-38, Dio chiede a Giobbe della pioggia e dei fulmini. Leggo i vv.34,35:

“34 Puoi tu far giungere la tua voce fino alle nubi affinché abbondanza di pioggia ti ricopra? 35 Sei tu forse che scagli i fulmini dove devono andare, dicendoti: "Eccoci"?” (Giobbe 38:34-35 LND).

Tutto questo era per mostrare a Giobbe quanto era piccolo, quanto era una nullità di fronte all'immensità di Dio.

Giobbe non capiva queste cose, non capiva come funzionavano. Era tutto un mistero per lui.

Magari noi crediamo di essere molto più avanzati di Giobbe in termini di conoscenza. In effetti, oggi la scienza ci permette di comprendere tante cose, cose che Giobbe non capiva. Però, alla luce dell'infinita intelligenza di Dio, intelligenza mediante la quale Egli ha creato tutto dal nulla, intelligenza che ha creato e mantiene tutto l'universo, intelligenza che coordina tutto in modo perfetto, davanti a questa intelligenza, l'intelligenza di tutta l'umanità messa insieme è naturalmente come se fosse nulla. Dio dichiara infatti in Isaia 55:8,9:

“8 "Poiché i miei pensieri non sono i vostri pensieri né le vostre vie sono le mie vie," dice l’Eterno. 9 "Come i cieli sono più alti della terra, così le mie vie sono più alte delle vostre vie e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri.” (Isaia 55:8-9 LND).

Anziché essere colpiti dalla grande intelligenza degli uomini, dovremmo essere meravigliati di quanto ignoranti siamo davanti all'intelligenza di Dio!

Gli animali

Dio continua la sua interrogazione a Giobbe e passa a fargli tante domande che riguardano il mondo degli animali. Per esempio, in 38:39-41, Dio domanda a Giobbe chi è che provvede il cibo necessario per gli animali e gli uccelli. Leggo:

“39 Puoi tu cacciare la preda per la leonessa o saziare la fame dei leoncelli 40 quando si accovacciano nelle loro tane o stanno in agguato nei loro nascondigli? 41 Chi provvede al corvo il suo cibo, quando i suoi piccini gridano a Dio e vanno errando senza cibo?” (Giobbe 38:39-41 LND).

Chiaramente, Giobbe non poteva fare questo, nessun uomo può fare questo, ma Dio fa questo per tutti gli animali e tutti gli uccelli in tutto il mondo. Dio controlla ogni tipo di animale, ogni pesce, ogni aspetto della natura. Tutto è stato disegnato da Dio in modo da essere come Egli vuole, da agire come agisce, da avere le capacità e i limiti che ha. Tutto viene da Dio ed è sotto il Suo perfetto controllo, nulla è per caso.

Come esempio, in 39:1-4 Dio chiede a Giobbe riguardo alla nascita degli animali. Dio gli domanda se egli era presente quando gli animali selvaggi partoriscono e se. sa tutto di loro. Leggo i vv.1-4:

“1 Conosci tu il tempo in cui partoriscono le capre delle rocce o hai forse osservato il parto delle cerve? 2 Sai tu contare i mesi in cui portano a termine la loro gravidanza, o conosci tu il tempo in cui devono partorire? 3 Si accovacciano e danno alla luce i loro piccoli, mettendo così fine alle loro doglie. 4 I loro piccoli si fanno forti, crescono all’aperto, se ne vanno e non ritornano più da esse.” (Giobbe 39:1-4 LND).

Chiaramente, la risposta è che tutto questo succede totalmente fuori dal controllo degli uomini. Invece, è tutto sotto il controllo di Dio, tutti i parti di tutti gli animali in tutto il mondo. Che Dio incredibile!

Ciò che Dio sta aiutando Giobbe a capire è che l'uomo non è capace di comprendere un avvenimento in sé ed ancor meno è in grado di vedere come un avvenimento è collegato ad altri 10.000 avvenimenti, sia del presente che del futuro. Noi non siamo in grado minimamente di capire come un avvenimento di oggi sta preparando il terreno per qualcosa che Dio farà fra 1000 anni. Allora, come possiamo giudicare o criticare quello che Dio fa, quando non siamo capaci di valutare minimamente nulla del genere?

Nei versetti 39:5-8, Dio chiede a Giobbe degli animali selvatici. Per esempio, gli dice:

“Chi lascia andar libero l’onàgro, chi ha sciolto i legami all’asino selvatico,” (Giobbe 39:5 LND).

Chiaramente, anche qui l'uomo non ha nulla a che fare con questi animali e non ha alcun controllo su di loro. È stato Dio a creare questi esseri, è stato Dio a dare la vita a questi animali selvatici che vivono dove Dio stesso vuole. Le vie del Signore sono infinitamente al di sopra delle vie degli uomini.

Passando da animale ad animale, vediamo ripetutamente che è Dio che è in controllo di tutto, non l'uomo. Per esempio, Dio parla del bufalo selvatico nei vv.9,10:

“9 Il bufalo è forse disposto a servirti o a passare la notte presso la tua mangiatoia? 10 Puoi forse legare il bufalo con la corda per arare nel solco, o erpicherà le valli dietro a te?” (Giobbe 39:9-10 LND).

Ci sono animali che gli uomini non possono controllare normalmente. Dio invece controlla tutto, è Dio che ha creato questi animali così.

Dio passa poi, per esempio, allo struzzo, un animale con poca intelligenza, ma che è molto veloce. Leggo i versetti 13-18:

“13 Le ali dello struzzo sbattono festosamente, ma non sono certo le ali e le piume della cicogna. 14 Esso infatti abbandona le proprie uova per terra e le lascia riscaldare nella polvere, 15 dimenticando che un piede può schiacciarle o una bestia dei campi calpestarle. 16 Tratta duramente i suoi piccoli, come se non fossero suoi; ma la sua fatica senza alcun interesse è vana, 17 perché Dio l'ha privato di sapienza e non gli ha impartito intelligenza. 18 Ma quando si alza in piedi per scappare, si beffa del cavallo e del suo cavaliere.” (Giobbe 39:13-18 LND).

Perché lo struzzo manca d'intelligenza? Perché Dio lo ha creato così. Tutto è stato creato da Dio come voleva Lui. L'uomo non ha alcun controllo sull'intelligenza di questo o di quell'altro animale perché è Dio che li ha creati in una certa maniera, come a Lui è parso buono. Nello stesso modo, Dio spiega che è stato Lui a dare grande forza a certi animali, per esempio al cavallo.

Concludendo questo discorso sugli animali, Dio menziona l'aquila che vola in alto e fa il suo nido in posti inaccessibile agli uomini. Chi è che comanda questi uccelli così maestosi? Non è certo l'uomo, ma è solo Dio!

Quando consideriamo gli animali, dai piccoli ai grandi, dai potenti ai deboli, dagli intelligenti a quelli che mancano all'intelligenza, l'uomo non ha alcun controllo su queste loro capacità. Dio ha creato tutti questi animali così come ha voluto e li controlla. Allora, chi è mai Giobbe da volere delle spiegazioni da Dio per quello che Egli ha fatto nella Sua vita?

Dio lascia spazio a Giobbe per rispondere

All'inizio del capitolo 40, Dio si ferma per chiedere a Giobbe chi è lui per rimproverarLo riguardo a quello che ha fatto. Leggiamo Giobbe 40:1-5:

“1 L’Eterno continuò a rispondere a Giobbe e disse: 2 "Colui che contende con l’Onnipotente, vuole forse correggerlo? Colui che rimprovera Dio, risponda a questo". 3 Allora Giobbe rispose all’Eterno e disse: 4 "Ecco, sono così meschino, che cosa ti posso rispondere? Mi metto la mano sulla bocca. 5 Ho parlato una volta, ma non parlerò più; sì, due volte, ma non aggiungerò altro".” (Giobbe 40:1-5 LND).

Ora Giobbe comincia a capire. Egli è una semplice creatura assolutamente finita. Egli non capisce che la minima, minima parte di tutto quello che Dio fa. Perciò non spetta assolutamente a lui di lamentarsi per le decisioni di Dio. Dio è Dio, Egli può fare tutto quello che vuole fare e non spetta a noi pretendere una spiegazione da Lui.

Nonostante che Giobbe abbia capito il suo errore, Dio continua a parlare e a mostrare a Giobbe quanto la sua posizione sia sbagliata. Così, gli parla ancora dalla tempesta, mostrando a Giobbe il suo peccato, un peccato che spesso commettiamo anche noi!

Nei versetti 6-8, Dio mette ancora di più in evidenza il peccato di Giobbe. Leggiamolo:

“6 L’Eterno allora rispose a Giobbe di mezzo alla tempesta e disse: 7 "Orsù, cingiti i lombi, come un prode, io ti interrogherò e tu mi risponderai. 8 Vorresti proprio annullare il mio giudizio, condannare me per giustificare te stesso?” (Giobbe 40:6-8 LND).

Dio sta aiutando Giobbe a capire che il suo lamentarsi, in fin dei conti, era una forma di condanna nei confronti di Dio per giustificare se stesso. Questo è un gravissimo peccato!

A questo punto, ci si potrebbe chiedere: Dio sta dicendo a Giobbe che quello che Dio fa è giusto solamente perché Egli è sovrano e può fare tutto? Qualcosa è giusta per il semplice fatto che Dio la fa?

In realtà, la risposta è assolutamente “sì”. Dio stesso è il metro di giustizia. Non esiste una giustizia al di fuori della giustizia di Dio. Tutto quello che Dio fa, lo fa secondo il Suo carattere, in linea con quello che Dio stesso è, e Dio è giusto!

Il nostro problema è che noi non siamo capaci di capire che la minima parte di quello che Dio fa. Quando noi consideriamo qualcosa, di natura vediamo solo i risultati immediati che essa comporta o quelli a che da lì a poco potrebbero scaturirne. Dio invece ha un piano eterno e qualcosa che fa oggi potrebbe essere legato a qualcosa che farà fra 1000 anni. Infatti, spesso vediamo nell'Antico Testamento avvenimenti gestiti da Dio che servivano per preparare il terreno per quel che Dio avrebbe fatto molto tempo dopo. Basta ricordare come Dio ha fatto arrivare Giuseppe, il figlio di Giacobbe, in Egitto, per farlo diventare potente, in modo che la carestia, mandata da Dio, forzasse tutta la sua famiglia a spostarsi in Egitto. Tutto questo preparava la scena per la liberazione dei discendenti di Giacobbe per mezzo di Mosè.

Quello che Dio fa è sempre giusto, perché il mondo è il Suo mondo, esiste per mezzo Suo ed è Lui che lo ha creato. Tutto è stato creato da Dio e per Dio.

Ricordando che Gesù Cristo è Dio, considerate la dichiarazione che si trova in Colossesi 1:15-17 e che parla di Gesù Cristo:

“15 Egli è l’immagine dell’invisibile Dio, il primogenito di ogni creatura, 16 poiché in lui sono state create tutte le cose, quelle che sono nei cieli e quelle che sono sulla terra, le cose visibili e quelle invisibili: troni, signorie, principati e potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui, 17 Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui.” (Colossesi 1:15-17 LND).

Tutte le cose sono state create per mezzo di Gesù Cristo e in vista di Gesù Cristo, ovvero tutto esiste per Cristo, cioè per Dio! Perciò, tutto quello che Dio fa è perfetto, è giustissimo, perché tutto è Suo.

Però, tutto è giusto non solo perché Dio è potente da fare tutto, ma anche perché Dio è giusto e perciò tutto ciò che fa è conforme alla Sua giustizia. Quello che Egli fa abbassa gli orgogliosi e innalza gli umili. Notate le parole di Dio a Giobbe nei versetti 10-14:

“10 Adornati dunque di maestà e di magnificenza e rivestiti di gloria e di splendore. 11 Da’ libero sfogo ai furori della tua ira; guarda a tutti i superbi e abbassali, 12 guarda a tutti i superbi e umiliali, e schiaccia i malvagi ovunque si trovino. 13 Seppelliscili nella polvere tutti insieme, rinchiudili in luoghi segreti. 14 Allora anch’io ti loderò, perché la tua destra ti ha dato vittoria.” (Giobbe 40:10-14 LND).

Se Giobbe fosse come Dio, pieno di gloria, capace di giudicare gli uomini, allora Dio stesso gli darebbe gloria. Ma Giobbe non è pieno di gloria, Giobbe non è pieno di splendore, di maestà e di forza. E perciò Giobbe non è capace di dire che quello che Dio fa è sbagliato.

Piuttosto, Giobbe, come ognuno di noi, avrebbe dovuto solo umiliarsi davanti a Dio e accettare con mansuetudine ogni Sua decisione, non perché era in grado di capire tutto quello che Dio stava facendo in quella occasione nella sua vita, ma semplicemente perché era Dio che operava.

Quattro lezioni per noi

Carissimi, in Giobbe Dio ci sta mostrando delle verità importantissime da capire e poi da applicare alla nostra vita. In altre parole, dobbiamo non solo leggere queste parole e capirle, ma dobbiamo fondare la nostra vita sulle verità che questo libro ci insegna.

Vedo quattro lezioni che si possono trarre dalle verità che Dio rivela a Giobbe:

1) per prima cosa, dobbiamo credere con tutto il nostro cuore che Dio è assolutamente sovrano. Nulla succede al di fuori della volontà di Dio. Questo non vuol dire che siamo in grado di capire in che modo Dio gestisce ogni cosa, ma possiamo capire che Dio è sempre in controllo di ogni cosa. Dobbiamo pregare che Dio ci dia sempre la fede di credere questa verità, anche nei momenti più difficili della vita.

2) In secondo luogo, dobbiamo credere con tutto il nostro cuore che tutto quello che Dio fa è giusto e buono. Essendo estremamente limitati nella nostra conoscenza, non possiamo sempre capire come Dio userà una data situazione per il nostro bene, ma è importante crederlo per fede. Anche per questa cosa dobbiamo pregare, chiedendo a Dio di darci questa fede. È utile notare nella Bibbia numerosi esempi di come Dio si serviva di certi avvenimenti per preparare il terreno per altri avvenimenti secoli dopo.

3) Come terzo, dobbiamo ravvederci ogni volta che dubitiamo di Dio o che vediamo sotto una cattiva luce qualcosa che Egli ha fatto o fa nella nostra vita. Preghiamo Dio di farci riconoscere che il nostro dubitare e lamentarci è peccato. Umiliamoci davanti a Lui e riconosciamo questo.

4) Infine, dobbiamo sempre accettare, con la pace nel cuore, la volontà di Dio, la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio.

Vediamo un esempio di questo tipo di cuore in Giobbe nei capitoli uno e due ed anche in George Mueller, un uomo di Dio nato e vissuto in Inghilterra. Quando sua moglie Mary morì, nel febbraio del 1870, dopo 39 anni di matrimonio, George predicò all'incontro del suo funerale e disse:

Sento la sua mancanza in innumerevoli modi e so che sentirò la sua mancanza sempre di più. Però, come figlio di Dio e come servo del Signore Gesù, mi inginocchio, sono soddisfatto di quella che è la volontà del mio Padre celeste e cerco, tramite una sottomissione perfetta alla Sua volontà, di glorificarlo. Bacio continuamente la mano che mi ha afflitto così.

Ho citato l'esempio di questo uomo di Dio perché quello che lui ha manifestato avere con queste parole è il cuore che ci serve avere quando ci succedono delle cose brutte nella vita.

Tornando a Giobbe, quando Dio aveva finito di interrogarlo, quando aveva finito di mostrargli quanto Dio è tutto e Giobbe era niente, allora Giobbe dichiara quello che leggiamo in 42.5:

“Il mio orecchio aveva sentito parlare di te, ma ora il mio occhio ti vede.” (Giobbe 42:5 LND).

Giobbe non aveva visto Dio fisicamente, ma aveva capito tanto di più della gloria di Dio. Prima sapeva molte cose di Dio intellettualmente. Ora aveva iniziato a conoscere Dio con il Suo cuore e per esperienza.

Un cuore spezzato

Avendo visto la gloria di Dio, Giobbe era umiliato. Infatti, ogni volta che l'uomo inizia veramente a vedere Dio nella Sua gloria, si umilia davanti a Lui.

Prima che Giobbe avesse visto Dio nella Sua gloria, Giobbe si vedeva come giusto ed era pronto a combattere per dimostrare la Sua giustizia agli altri. Ora, avendo visto meglio Dio, vede meglio se stesso. E perciò si ravvede. Non parla più della sua giustizia, ma del suo peccato.

Qualunque volta noi non siamo aggravati per il nostro peccato o qualunque volta non riconosciamo di non meritare la bontà di Dio, siamo in grave pericolo ed abbiamo bisogno di pregare Dio di mostrarci di più di Se stesso, non solo in termini dottrinali, ma pure in modo tale che possiamo veramente vederLo nei nostri cuori come Egli è davvero, ossia glorioso, infinito, maestoso, sovrano, pieno d'ira per il peccato ma pure pieno di misericordia per il peccatore penitente e ravveduto.

Altri risultati prodotti in Giobbe dalle sue sofferenze

Le sofferenze di Giobbe sono servite per compiere la grande opera che abbiamo descritto nella sua vita. Ma Dio sta per compiere altre due cose prima di mostrare a Giobbe che il suo cuore umile è proprio quello che Dio vuole da ogni credente. Quel cuore umile, che glorificava Dio, era il frutto della sofferenze di Giobbe!

Però, prima di mostrare questo a Giobbe, Dio abbatte l'orgoglio di Elifaz, Bildad e Tsofar. Vi leggo Giobbe 42.7-9:

“7 Ora, dopo che l’Eterno ebbe rivolto queste parole a Giobbe, l’Eterno disse a Elifaz di Teman: "La mia ira si è accesa contro te e contro i tuoi due amici, perché non avete parlato di me rettamente, come ha fatto il mio servo Giobbe. 8 Ora dunque prendete con voi sette tori e sette montoni, andate dal mio servo Giobbe e offrite un olocausto per voi stessi. Il mio servo Giobbe pregherà per voi; e così per riguardo a lui non vi tratterò secondo la vostra follia, perché non avete parlato di me rettamente come ha fatto il mio servo Giobbe". 9 Elifaz di Teman e Bildad di Shuah e Tsofar di Naamath andarono e fecero come l’Eterno aveva loro ordinato; e l’Eterno ebbe riguardo a Giobbe.” (Giobbe 42:7-9 LND).

Questi tre uomini avevano peccato contro Dio con il loro orgoglio e con le loro parole. Perciò Dio li umilia, prima di tutto dichiarando che quello che avevano detto era sbagliato. Poi Dio li umilia comandandogli di chiedere perdono per mezzo di Giobbe, proprio colui che loro avevano detto di essere nel peccato. Giobbe aveva peccato di orgoglio, ma molti dei suoi discorsi con questi tre uomini erano giusti. Loro avevano detto che sono solo i malvagi che soffrono e che i giusti hanno una vita serena, prospera e senza sofferenze. Giobbe invece aveva detto che non è così, che in molte circostanze i malvagi stanno meglio dei giusti e questi soffrono più dei malvagi. Giobbe aveva ragione. La fede in Dio non garantisce una vita ricca di benedizioni terrene.

Questi tre amici credevano che ci sarà sempre giustizia in questa vita, ma Giobbe aveva capito che ci sono ingiustizie che vengono portate alla luce e punite solo nella vita dopo la morte.

Quindi, per umiliare questi tre uomini, Dio comanda loro di rivolgersi a Giobbe per ottenere il Suo perdono. Essi dovevano umilmente rivolgersi a Giobbe, il che serviva per mostrargli che Giobbe era più giusto di loro.

Tenete in mente che, affinché Giobbe potesse pregare per questi uomini, anch'egli doveva umiliarsi e doveva benedire coloro che prima aveva visto come dei suoi avversari. In un certo senso Giobbe doveva benedire coloro che lo avevano maledetto, doveva ripagare il male ricevuto con il bene. Da quello che leggiamo, Giobbe era ancora afflitto dalla sua malattia. Egli aveva detto di essere ravveduto e la sua prontezza nel perdonare gli altri doveva essere una prova per mostrare se lo aveva fatto veramente o no.

Ricordate le parole di Gesù in Matteo 6:14:

“Perché, se voi perdonate agli uomini le loro offese, il vostro Padre celeste perdonerà anche a voi;” (Matteo 6:14 LND).

Quando siamo veramente ravveduti e riconosciamo veramente il nostro peccato e il perdono in Cristo, allora saremo pronti anche noi a perdonare gli altri. Se uno rifiuta di perdonare gli altri, dimostra che egli stesso non si è veramente ravveduto davanti a Dio.

Nel caso di Giobbe, Giobbe era veramente ravveduto e perciò era pronto anche a perdonare i suoi amici e a pregare per loro. L'opera di Dio in Giobbe tramite le sue sofferenze ha prodotto un buon frutto. Leggo ancora Giobbe 42:9:

“Elifaz di Teman e Bildad di Shuah e Tsofar di Naamath andarono e fecero come l’Eterno aveva loro ordinato; e l’Eterno ebbe riguardo a Giobbe.” (Giobbe 42:9 LND).

L'Eterno ebbe riguardo a Giobbe, ovvero accettò la preghiera di Giobbe e perdonò questi uomini. Da questo comprendiamo che Giobbe stesso era stato perdonato da Dio.

Dopo di questo Dio diede a Giobbe di nuovo la sua salute, 10 nuovi figli e il doppio degli animali che aveva prima .

Conclusione

Come ho accennato nell'ultimo studio, nonostante il fatto che Giobbe fosse un uomo giusto e retto, sotto sotto nella sua vita c'era dell'orgoglio celato. Però questo orgoglio non era visibile finché non sono giunte queste tremende sofferenze e gli attacchi di questi amici. Dio si è servito di questa terribile prova per santificare Giobbe, mostrando e mostrandogli l'orgoglio che era nascosto nel suo cuore. Inoltre, Dio ha condannato la dottrina sbagliata di questi tre amici ed ha glorificato Se stesso contro le false accuse di Satana.

Lodiamo Dio e preghiamolo affinché possiamo riconoscere una grande opera da parte Sua in Giobbe tramite le sue sofferenze. Infatti, anche in questa circostanza, quello che Satana voleva usare per arrecare del male, Dio lo ha usato per il bene del Suo servo!

Le sofferenze di Giobbe erano importanti, necessarie ed hanno prodotto un buon frutto nella vita di Giobbe e di altri.

O che possiamo imparare da questo libro l'importanza di fidarci di Dio in tutto quello che Egli fa nelle nostre vite, non perché comprendiamo, ma perché Dio è giusto in tutto quello che fa! Egli non sbaglia mai quando manda prove e sofferenze nella nostra vita. Egli non manca nell'amarci quando manda sofferenze nella nostra vita. L'amore perfetto di Dio non è mai in conflitto con la saggezza totale di Dio. L'amore di Dio, la saggezza di Dio, la santità di Dio e la giustizia di Dio collaborano perfettamente in ogni cosa che Dio fa nella nostra vita.

Chiudo con un un commento alla figura di Giobbe ispirato da Dio. Vi leggo Giacomo 5:11:

“Ecco, noi proclamiamo beati coloro che hanno perseverato; avete udito parlare della pazienza di Giobbe, e avete visto la sorte finale che il Signore gli riserbò, poiché il Signore è pieno di misericordia e di compassione.” (Giacomo 5:11 LND).

Il Signore è pieno di misericordia e di compassione. Confidiamo in Dio, in tutto quello che arriva nella nostra vita! Amen!

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