un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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Matteo 6:24-34 - la cura del Padre

di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org per mercoledì, 17 febbraio, 2010
parole chiavi: cura di Dio, preoccupazioni, ansia, problemi di soldi

Continuazione del Sermone sul monte.

Contesto: nel Matteo 5 spiega come diventare un figlio di Dio, essere perdonato, entrare in un rapporto personale con Dio.

Matteo 6:19-23 ci comanda a non avere tesori sulla terra, ma in cielo.

Brano di oggi sono i versetti successivi a quel brano.

In contesto del nostro brano sono i vv.19-23 Gesù aveva parlato della necessità di non farci il nostro tesoro sulla terra, ma solo in cielo. Poi, nel v.21, aveva detto:

“Perché dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.” (Matteo 6:21 LND)

Ora, continuando questo discorso, Gesù ci aiuta a capire che quello che è il nostro tesoro, in realtà è il nostro padrone.

In brano di oggi è Matteo 5: 24-34. Iniziamo guardando al v.24

“Nessuno può servire a due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro; oppure sarà fedele all’uno e disprezzerà l’altro; voi non potete servire a Dio e a mammona.” (Mat 6:24 LND)

il tesoro come Padrone:

Pensate a questo. Quello che è il tuo tesoro; tu ti impegni per averlo. In realtà, tu scegli il tuo tesoro, ma poi, diventi schiavo del tuo tesoro. Vivi in base a quello che il tuo tesoro esige, lo ubbidisci, perché cerchi in esso la soddisfazione del tuo cuore.

Quindi, capendo questo, comprendiamo il pensiero di Gesù:

Nessuno può servire a due padroni.

Mammona rappresenta ricchezza. Visto che nel v.19 Gesù aveva detto

“19 "Non vi fate tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine guastano, e dove i ladri sfondano e rubano, 20 anzi fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non sfondano e non rubano.” (Mat 6:19-20 LND)

Vediamo che in questo brano, sta facendo un confronto fra un tesoro terreno, ed un tesoro celeste. Perciò, nel v.24, Mammona rappresenta qualsiasi tesoro terreno, non solo ricchezza. Rappresenta qualsiasi cosa terrena che potremmo scegliere come tesoro.

Tornando al v.24: Ognuno di noi ha un padrone, o il padrone sarà qualcosa sulla terra, oppure sarà Dio in cielo.

Non è possibile servire a due padroni. Non è possibile vivere per due padroni diversi.

Tante persone vogliono cercare di avere due padroni. Vogliono avere Dio, perché vogliono la benedizione di Dio. Però, allo stesso tempo, non vogliono rinunciare ad un tesoro terreno.

Questo è un immenso problema per tanti credenti. Vogliono Dio, ma non vogliono abbandonare qualcosa che è un loro tesoro terreno. Però, Gesù ci sta dichiarando qua che non è possibile avere due tesori, perché i nostri tesori sono padroni, e non si può servire due padroni diversi. Alla fine, si arriverà ad amare uno è ad odiare l'altro, oppure ad essere fedele ad uno e disprezzare l'altro. Quindi, dobbiamo scegliere, o avere Dio come unico tesoro, oppure avere un tesoro terreno.

Tanti cadono in questo grave peccato perché credono che devono preoccuparsi per avere il necessario per questa vita. Nei versetti che seguono, Gesù ci aiuta a capire che non è così.

Tesoro terreno (Matteo 6:24-34)

“25 Perciò io vi dico: Non siate con ansietà solleciti per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di che vi vestirete. La vita non vale più del cibo e il corpo più del vestito? 26 Osservate gli uccelli del cielo: essi non seminano non mietono e non raccolgono in granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? 27 E chi di voi, con la sua sollecitudine, può aggiungere alla sua statura un solo cubito? 28 Perché siete in ansietà intorno al vestire? Considerate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; 29 eppure io vi dico, che Salomone stesso, con tutta la sua gloria, non fu vestito come uno di loro. 30 Ora se Dio riveste in questa maniera l’erba dei campi, che oggi è e domani è gettata nel forno, quanto più vestirà voi o uomini di poca fede?” (Mt 6:25-30 LND)

Analizziamo questi versetti:

Versetto 25 è un comandamento: non siate con ansietà solleciti nella vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di che vi vestirete.

Un chiaro comandamento, e poi Gesù spiega perché questa posizione è l'unica posizione ragionevole.

1) la vita vale molto di più del cibo e del vestirsi.

--- la vita vale più delle cose terrene, perché siamo un anima eterna.

Noi siamo stati creati nell'immagine di Dio. Non siamo semplici animali, piuttosto abbiamo delle capacità che ci rendano molto superiori agli animali. Dio ci ha creati per avere un ruolo importante nel mondo, ci ha creati per rispecchiare la sua gloria, per avere comunione con Lui. Vivere focalizzandoci sul cibo e vestirsi è sprecare la vita.

2) l'esempio della cura di Dio per gli uccelli

Per aiutarci a capire l'assurdità di vivere preoccupandoci dei bisogni materiali, Gesù ci comanda ad osservare gli uccelli, ovvero di pensare un po' a loro. Come creature, valgono molto, ma molto meno di noi agli occhi di Dio. Non seminano e non mietono, non hanno granai per fare raccolta di cibo. Eppure, il nostro Padre celeste li nutre. Notate che Gesù chiama Dio il nostro Padre.

Dio è Padre, ma non di tutti. Infatti, nel v.32, Gesù fa un confronto tra i suoi seguaci, e i gentili, coloro che non erano il popolo di Dio. Solamente chi entra in un rapporto personale con Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo ha Dio come Padre.

Allora pensando di nuovo agli uccelli, sono animali che non hanno la possibilità di mettere da parte cibo. Nonostante questo, Dio per loro, provvede ciò che gli serve per vivere. Se fa così per semplice uccelli, come sarà con noi, figli amati da Lui?

3) per Dio, noi valiamo molto di più degli uccelli.

Per Dio, noi valiamo molto, ma molto più degli uccelli. quindi, è semplice logica capire che se Dio ha cura degli uccelli, che hanno poca importanza per Lui, quanto di più curerà noi che siamo i suoi figli amati.

4) l'inutilità dell'ansietà:

Nel v.27, Gesù ci mostra l'inutilità della sollecitudine, dell'ansietà. Dichiara chi di voi, con la sua sollecitudine può aggiungere alla sua statura un solo cubito? In altre parole, essere in sollecitudine, essere in pensiero, essere pieno di ansie per qualcosa, in realtà non porta nessun beneficio. Non aiuta in nulla, non cambia niente. È tutto tempo ed energia sprecata. quindi, anche per questo motivo non dovremmo essere in ansia. Non serve a nulla di buono.

5) l'esempio della cura di Dio per i fiori:

Nei versetti 28-30, Gesù ci fa un confronto fra i gigli, che durano pochissimo tempo, e crescono da soli nei campi, e noi che siamo preziosi a Dio. Gesù ci fa notare che i gigli sono più belli di qualunque vestito che l'uomo ha mai indossato. Il grande re Salomone, che era più glorioso di qualsiasi re sulla terra, non aveva vestiti eleganti e bellissimi quanto i gigli. Allora, visto che noi valiamo molto più dei gigli, se Dio veste i gigli così bene, come potremmo pensare che non penserà anche a vestire noi, ovvero, a provvedere per i nostri bisogni?

Infatti, capendo la logica di Gesù, è evidente che Dio provvederà per noi sia il cibo che ci serve, sia i vestiti e anche la copertura che ci occorrono.

6) uomini di poca fede:

Gesù conclude questo pezzo riprendendoci come uomini di poca fede, in quei momenti in cui abbiamo ansia. In altre parole, ci sta mostrando che abbiamo ampio motivo di avere tale fede in Dio da non preoccuparci, da non essere in ansia mai per queste cose. Essere in ansia vuol dire mancare nei confronti di Dio, non avendo la fede di cui Egli è degno.

Alla luce di tutto questo

Alla luce di tutto questo, Gesù ci presenta dunque, un'esortazione su come vivere.

“31 Non siate dunque in ansietà, dicendo: "Che mangeremo, o che berremo, o di che ci vestiremo? 32 Poiché sono i gentili quelli che cercano tutte queste cose, il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose. 33 Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte. 34 Non siate dunque in ansietà del domani, perché il domani si prenderà cura per conto suo. Basta a ciascun giorno il suo affanno".” (Mat 6:31-34 LND)

Alla luce di questo, considerando quanto valiamo agli occhi di Dio, Gesù ci comanda di non essere in ansietà. Non siate dunque in ansietà.

Poi Gesù ci dà un esempio di come si esprime una tale ansietà. Quando noi diciamo: “che mangeremo, o che berremo, o di che ci vestiremo?” stiamo dimostrando ansietà. Questo è mancare di fede in Dio, questo e non pensare alla sua cura, e al suo cuore per noi.

Attenzione: questo non vuol dire che uno non deve impegnarsi per avere da mangiare o da vestirsi. Non vuol dire per ciò che uno non deve programmare. Gesù sta parlando piuttosto di preoccuparci, di essere in ansietà. In quel momento in cui non si vede cosa mangiare, dire: "che mangeremo, o che berremo?" Stiamo manifestando un cuore di ansietà ansioso. quel tipo di pensiero non aiuta a provvedere il cibo, o i vestiti.

confronto con i gentili:

Non siate in ansietà... poiché sono i gentili quelli che cercano tutte queste cose.” Dobbiamo capire che nella Bibbia, gentili è un termine che descrive le persone senza Dio, persone che non erano Giudei. Quindi, nel Nuovo Testamento, rappresentano persone che non sono veramente salvate.

Nel nostro brano, i gentili rappresentano persone che non hanno percorso i passi che troviamo in Matteo 5, e perciò non sono stati perdonati, e non sono figli di Dio. Perciò Dio non è il loro Padre.

Allora capendo meglio il significato della parola gentile, vi leggo le parole di Gesù, sostituendo la frase “coloro che non sono figli di Dio” per la parola gentile.

“31 Non siate dunque in ansietà, dicendo: "Che mangeremo, o che berremo, o di che ci vestiremo? 32 Poiché sono coloro che non sono figli di Dio quelli che cercano tutte queste cose, il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose."

Il punto di Gesù qua è che dobbiamo riconoscere e ricordare la verità meravigliosa che Dio è il nostro Padre. Questo non vale per tutti, chiaramente, perché ci sono anche i gentili, ma vale per coloro che sono passati dalla morte alla vita, avendo riconosciuto il proprio peccato, e avendo riconosciuto in Gesù il loro Salvatore e Signore.

Chi si trova in questa condizione ora è diventato un figlio di Dio, e per quella persona, Dio è Padre! Essendo Padre, Egli ha quell'amore e quella premura perfetta, divina ed eterna!

Il punto di vista di Gesù è che se Dio cura così bene anche le minime cose nel suo regno, come i fiori destinati a durare poco tempo, e gli uccelli che sono così numerosi, quanto di più si curerà di coloro che sono preziosi per Lui, i suoi figli.

Infatti, la cura di Dio è certa per coloro che sono i suoi figli. Non solo è certa, ma è perfetta, arriva sempre al momento giusto, ed è sempre fatta con amore.

cercare per primo il regno di Dio

Alla luce di questa cura perfetta, anziché stare in ansietà per quello che mangeremo o vestiremo, Gesù ci comanda di cercare per primo il regno e la giustizia di Dio!

Cosa vuol dire, "cercare per primo il regno e la giustizia di Dio"?

Il regno di Dio è quella condizione in cui Dio è riconosciuto come grande Re, in cui Dio ha il primo posto in assoluto nel cuore di coloro che fanno parte del suo regno. Nei capitoli 5 e 6 Gesù aveva parlato di come si entra nel regno di Dio, aveva dimostrato che era un dono di Dio, in cui uno che era peccatore veniva giustificato da Dio. Gesù aveva anche parlato molto di cosa vuol dire la vita in questo regno, qual' è il cammino di giustizia, un cammino degno di colui che è stato fatto un figlio di Dio.

Cercare per primo il regno e la giustizia di Dio vuol dire avere quello come grande tesoro del cuore!

Cercare per primo significa ciò che è la passione del cuore! Questo non vuol dire cercare prima questo e poi quello, non parlo di ordine di tempo, parlo di avere il regno di Dio al primo posto nel cuore, come proprio tesoro del cuore. Questo è tutto legato all'insegnamento di non cercare tesori sulla terra, ma piuttosto in cielo.

Se guardiamo questo contesto vediamo che Gesù sta parlando di avere come passione e pensiero del cuore quello di cercare il regno di Dio e la sua giustizia anche in quei momenti in cui ci manca da mangiare e da coprirci. Cioè, anche in quei momenti il primo pensiero del nostro cuore sarà il regno di Dio, e la sua giustizia.

Questo non esclude che uno debba organizzarsi per poter trovare cibo da mangiare. Non si sta dicendo che se uno non ha da mangiare, deve andare ad evangelizzare anziché cercare cibo. Qui si sta parlando della condizione del cuore. In ogni momento, in ogni situazione, bisogna avere prima di tutto un desiderio profondo per la gloria di Dio, il suo regno, e la sua giustizia.

La promessa da parte di Dio:

vi leggiamo il V. 33, perché Gesù conclude questo comandamento con una promessa meravigliosa. Leggo.

33 Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte.

Quando noi cerchiamo per primo il regno di Dio e la sua giustizia, cioè quando questo è il nostro Tesoro, i nostri bisogni terreni ci saranno sopraggiunti. In altre parole, sarà Dio stesso a pensare di provvederci quello che ci serve. Dio conosce ogni nostro bisogno prima che lo sappiamo noi. Egli è in grado di provvederci tutto in modo perfetto. Ora vediamo come sarà possibile ottenere quello che ci serve.

Pensate: qual è la via più sicura, più certa? È più sicura ottenere quello che ti serve quando dipende da te, oppure ottenere quello che ti serve quando dipenda da Dio?

pensa a quanto Dio è perfetto nella sua cura dell'universo!

La creazione è estremamente complessa, e anche un piccolo cambiamento di una parte potrebbe creare grandi disastri in tanti altri aspetti della creazione. Nonostante tutto va avanti da migliaia di anni perché Dio è all'opera, curando e gestendo tutto perfettamente.

Pensa poi a te stesso, pensa a quanto hai combinato, a quanto spesso hai scelto di fare qualcosa che sembrava la cosa migliore, per poi scoprire che non era la cosa giusta. Pensa a quante volte hai mancato di conoscenza, quante volte hai mancato di saggezza, quante volte il tuo cuore non era puro, quante volte c'erano forze maggiori che ti ostacolavano.

Confrontando la cura di Dio con quello che tu sei capace di fare, di chi devi fidarti? È più saggio fidarsi di te stesso, oppure la cosa più saggia è fidarti di Dio?

Gesù ci promette qualcosa se noi abbiamo a cuore il regno di Dio e la sua giustizia, se quello è il tesoro del nostro cuore, se quello è la cosa più preziosa per noi, allora sarà Dio stesso a provvedere ciò che ci serve per i nostri bisogni terreni.

Pensate a quanto vivere così trasformerà la vita di tutti i giorni. Vuol dire non avere più ansietà, vuol dire avere pace nel cuore, vuol dire vivere investendo per l'eternità.

Saggia è quella persona che ubbidisce a questo comandamento, non come dovere, ma perché riconosce che è la via della vera vita.

il v.34

Gesù conclude questo insegnamento con il V. 34

“Non siate dunque in ansietà del domani, perché il domani si prenderà cura per conto suo. Basta a ciascun giorno il suo affanno".” (Matteo 6:34 LND)

Alla luce di tutto ciò, Gesù ci esorta a non essere in ansietà del domani. In altre parole, non dobbiamo preoccuparci di come faremo a provvedere per i bisogni di domani. Noi dobbiamo cercare Dio, sarà Dio stesso a provvedere. Il fatto che tu non vedi oggi come Dio provvederà domani, non cambia che Dio sa come farà. se tu devi sapere prima per poter avere pace, allora tu hai fede in te stesso. Invece, se tu hai fede in Dio, non sarai in ansietà del domani, perché crederai per fede che Dio, al momento giusto, provvederà per te.

Gesù conclude dicendo: basta a ciascun giorno il suo affanno. Qual è il significato di questo?

Ricordate 1Corinzi 10:13? Ve lo leggo:

“Nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana, or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita, affinché la possiate sostenere.” (1Co 10:13 LND)

Dio è fedele, non permetterà che i suoi figli siano tentati oltre le loro forze. Quindi, ogni giorno avrà solamente gli affanni giusti. Non ci sarà mai un giorno in cui avremo un affanno troppo pesante, perché tutto è gestito da Dio. Certamente il metro di Dio non è il nostro metro. Ci saranno delle volte in cui a nostro parere, potrebbe sembrare che una certa prova sia troppo pesante, che un certo affanno sia troppo gravoso. Questo è successo all'apostolo Paolo, vi leggo le sue parole in 2 Corinzi 12:7-10. In quell'occasione, a Paolo sembrava che l'affanno era troppo pesante, ma Cristo gli spiegò che era giusto, perché sarebbe stata la potenza di Cristo che avrebbe dato a lui la forza giusta per superare la prova, leggo le sue parole.

“7 Inoltre, affinché non m’insuperbisca per l’eccellenza delle rivelazioni, mi è stata data una spina nella carne, un angelo di Satana per schiaffeggiarmi affinché non m’insuperbisca. 8 A questo riguardo ho pregato tre volte il Signore che lo allontanasse da me. 9 Ma egli mi ha detto: "La mia grazia ti basta, perché la mia potenza è portata a compimento nella debolezza". Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. 10 Perciò io mi diletto nelle debolezze, nelle ingiurie, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle avversità per amore di Cristo, perché quando io sono debole, allora sono forte.” (2Co 12:7-10 LND)

Abbiamo allora la conferma, basta ad ogni giorno il suo affanno. Dio è in controllo, Non arriverà contro te più del giusto, giusto secondo il metro perfetto di Dio. Non serve a nulla essere in ansietà del domani. Il domani si prenderà cura per conto suo, in altre parole, come Dio ha prodotto la cura gestendo ogni cosa fino ad oggi, Dio ti curerà gestendo tutto anche domani.

Applicazione:

L'applicazione sarebbe riconoscere sempre di più l'amore di Dio per te, se tu sei un figlio di Dio, e dall'amore di Dio ti arriverà la cura, una cura perfetta, una cura costante, una cura tenera.

Dov'è il tuo tesoro? Il tuo tesoro è in cielo? Se la risposta è sì allora Dio è il tuo padrone.

Hai come tesoro qualcosa sulla terra, che sia materiale o che sia una certa esperienza, oppure qualcosa che riguarda gli altri, non importa. Ciò che importa è che se è qualcosa di terreno, allora il tuo padrone sulla terra non è Dio. Infatti, non possiamo avere due padroni, ne possiamo avere due tesori.

Perciò, di nuovo ti chiedo: qual è il tuo tesoro? È veramente Cristo Gesù in cielo?

Se tu hai qualsiasi altro tesoro, sappi che sarai deluso, ed inoltre sarai anche nel peccato, perché solo Gesù deve essere il nostro tesoro.

Quando abbiamo accettato come tesoro Gesù Cristo, non dobbiamo avere ansietà di nulla, perché Dio ha cura dei suoi figli.

Ricordiamo che la sua cura è sempre perfetta.

Allora, viviamo per la nostra eternità con Dio. Cerchiamo per primi il regno e la giustizia di Dio! Vivendo così, sarà Dio che provvederà il giusto, giorno per giorno. Così potremo avere la gioia e la pace che trovano solamente quelli che hanno Gesù Cristo come tesoro.

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