un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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il Padre Nostro, parte 1

sermone il Padre Nostro, parte 1, per Rovigo, 20/7/2008 di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org cmd
Parole chiave: Padre Nostro, preghiera, pregare, come pregare.

La salvezza non consiste nel praticare una religione, ma nell'essere riconciliato con Dio per mezzo di Gesù Cristo. Quindi, non consiste solamente nel sapere di Dio, ma nell'essere in rapporto personale con Dio.

Una parte fondamentale di questo rapporto è di ascoltare Dio, tramite la Parola di Dio, e di parlare con Dio, tramite la preghiera.

Se consideriamo quanto piccoli siamo, e quanto pecchiamo ancora, e quanto Dio è Santo, allora cominciamo a capire quanto la preghiera è un immenso privilegio.

Quando preghiamo, stiamo pregando al sovrano Signore dell'universo. Quindi, non dobbiamo pregare in qualsiasi modo ci viene in mente. Infatti, nella Bibbia, troviamo tante preghiere, che servono per insegnarci il modo in cui possiamo pregare secondo la volontà di Dio.

Oltre a tutte le preghiere che nella Bibbia ci servono di esempio, in due occasioni Gesù Cristo stesso ci insegna la forma di preghiera che Dio vuole. Troviamo queste preghiere in Matteo 6, e in Luca 11. Dio volendo, vogliamo prendere qualche settimana per considerare quello che viene chiamato “il Padre Nostro”.

Introduzione a questa preghiera

Prima di esaminare questa preghiera, vogliamo leggere Matteo 6:5-15, e poi considerare qualche base che ci aiuterà a capirla di più.

“5 E quando tu preghi, non essere come gli ipocriti, perché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe, e agli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini; in verità vi dico che essi hanno già ricevuto il loro premio. 6 Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, chiudi la tua porta e prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà pubblicamente. 7 Ora, nel pregare, non usate inutili ripetizioni come fanno i pagani perché essi pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole. 8 Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno prima che gliele chiediate. 9 Voi dunque pregate in questa maniera: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome. 10 Venga il tuo regno. Sia fatta la tua volontà in terra come in cielo. 11 Dacci oggi il nostro pane necessario. 12 E perdonaci i nostri debiti, come anche noi perdoniamo ai nostri debitori. 13 E non esporci alla tentazione, ma liberaci dal maligno, perché tuo è il regno e la potenza e la gloria in eterno. Amen". 14 Perché, se voi perdonate agli uomini le loro offese, il vostro Padre celeste perdonerà anche a voi; 15 ma se voi non perdonate agli uomini le loro offese, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre.” (Mat 6:5-15 LND)

La struttura della preghiera

Per capire correttamente questa preghiera, dobbiamo iniziare capendo che essa non è una preghiera da recitare parola per parola, ma piuttosto è un modello da seguire nelle nostre preghiere.

Sappiamo questo perché quando Gesù insegna agli apostoli come pregare in Luca 11:1-4, usa una forma leggermente diversa da questa preghiera. Inoltre, nell'insegnarla, Gesù dice: pregate “in questa maniera”, e non “con queste parole".

Poi, c'è il fatto che non troviamo mai nelle Epistole questa preghiera ripetuta in modo esatto dai discepoli. Perciò, sembra chiaro che “il Padre Nostro”sia un modello da seguire nelle nostre preghiere e non da recitare a memoria. Infatti essa ci mostra i vari componenti che dovrebbero fare parte delle nostre preghiere.

Analizzando questa preghiera, notiamo che contiene sei richieste: tre che riguardano Dio, e tre che riguardano noi credenti. Le richieste che riguardano Dio vengono per prime. Questo rispecchia il principio che Gesù ci insegna in Matteo 6:33,

Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte.” (Mat 6:33 LND)
Il nostro modo di pregare dovrebbe prima cercare la gloria e il regno di Dio, e solo allora, come seconda priorità, dovremmo fare le richieste che riguardano i nostri bisogni! Questo è un principio molto evidente nell'ordine di questa preghiera di Gesù.

Padre Nostro: un titolo nuovo

Tenendo tutto questo in mente, iniziamo a considerare la preghiera stessa. Oggi, vogliamo considerare l'invocazione: “Padre Nostro”.

Tantissime persone conoscono questa preghiera a memoria, e la recitano, ma Dio non è il Padre di tutti loro.

Solo chi ha ricevuto il perdono per i propri peccati per mezzo di Gesù Cristo ed è nato di nuovo ha Dio come Padre ed ha il diritto di chiamarLo “Padre”.

Prima della croce di Gesù, il popolo di Dio, i Giudei, non chiamavano Dio “Padre”. In tutto l’Antico Testamento, ci sono solo pochissimi brani dove Dio viene descritto come Padre. Però, non viene mai chiamato “Padre” nelle preghiere che troviamo nell'Antico Testamento.

Nemmeno gli uomini di Dio più stretti con Dio, come Abrahamo, Mosè, Davide e Daniele, pur avendo uno stretto rapporto con Dio, avevano il diritto di chiamarLo Padre.

Da questo, possiamo capire qualcosa di quanto immenso è il privilegio di poter chiamare Dio “Padre” quando Lo preghiamo. È una benedizione enorme, da non prendere per scontata.

Il motivo che un credente può chiamare Dio “Padre” è che quando Dio salva una persona, la fa nascere spiritualmente, come leggiamo in Giovanni 1:12,13.

“12 ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l’autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, 13 i quali non sono nati da sangue né da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma sono nati da Dio.” (Giov 1:12-13 LND)

Coloro che nascono da Dio, diventano veri figli di Dio, e perciò, hanno il vero diritto di chiamare Dio “Padre”, come leggiamo in Romani 8:15,16

“15 Voi infatti non avete ricevuto uno spirito di schiavitù per cadere nuovamente nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione per il quale gridiamo: "Abba, Padre" 16 Lo Spirito stesso rende testimonianza al nostro spirito che noi siamo figli di Dio.” (Rom 8:15-16 LND)

Chi è nato di nuovo, per mezzo della fede in Gesù Cristo, può veramente chiamare Dio “Padre”, perché per quella persona, Dio è Padre.

Adesso, consideriamo alcuni degli aspetti del fatto che chi è salvato può chiamare Dio “Padre”.

Punti principali

Quando iniziamo le nostre preghiere con le parole “Padre nostro”, questo dovrebbe portarci vicini al cuore di Dio, dovrebbe ricordarci che per noi Dio è un Padre, e che ci guarda con gli occhi di un Padre che guarda i suoi figli. Per mezzo di Cristo Gesù, siamo veramente figli di Dio.

In un senso molto limitato, Dio è Padre di tutti, nel senso che Egli è il Creatore di tutti, e tutti devono rispondere a Lui nel giorno del Giudizio.

Però, nel senso più profondo della parola, Dio è Padre solamente di quelli che sono stati adottati come suoi figli, tramite la nuova nascita. Come figli di Dio, abbiamo il privilegio di avvicinarci a Lui come Padre, e anche la responsabilità di onorare, servire e ubbidire a nostro Padre.

Adesso, consideriamo cosa possiamo capire dal termine: “Padre”.

1. Padre vuol dire somiglianza

Quando Gesù ci insegna che possiamo chiamare Dio “Padre”, questo ci fa capire che assomigliamo a Dio, in un certo senso, e questa somiglianza ci permette di avvicinarci a Dio.

Chiaramente, Dio è santo ed infinito in ognuno dei suoi attributi, e noi perciò, in tanti sensi, siamo molto diversi da Dio. Però, c'è una vera somiglianza, perché siamo stati fatti nell'immagine di Dio. Questa somiglianza ci permette di avvicinarci a Dio.

Per esempio, Dio è un essere personale, come lo siamo anche noi. Ci ha dato la capacità di ragionare, come Lui ragiona, anche se i suoi ragionamenti sono perfetti ed infiniti mentre i nostri non lo sono.

Un'altra qualità di Dio che Egli ci ha dato è la capacità di comunicare e parlare. Anche questo ci permette di avvicinarci a Lui come Padre, di ascoltarLo, e di comunicare con Lui.

Essendo figli spirituali, possiamo capire che quando preghiamo, Dio ci ascolta con il cuore di un Padre. Infatti, un buon padre ha una cura speciale per ognuno dei suoi figli che non ha per nessun altro. I figli possono sempre rivolgersi al padre. Quindi, quando Gesù ci insegna di chiamare Dio Padre nelle nostre preghiere, ci sta insegnando che possiamo entrare liberalmente nella presenza di Dio.

In Giovanni 16, Gesù ci spiega che andiamo a Dio come Padre, però, per mezzo di Gesù, ovvero, nel suo nome. Leggo.

“In quel giorno non mi farete più alcuna domanda. In verità, in verità vi dico che tutto ciò che domanderete al Padre nel mio nome, egli ve lo darà.” (Giov 16:23 LND)

Il nostro libero accesso a Dio come Padre nella preghiera è sempre per mezzo di Gesù Cristo.

Quindi, quando preghiamo, ricordiamoci che avendo Dio come Padre, in Cristo possiamo avvicinarci liberalmente a Lui.

2. Bontà paterna

Avendo diritto di chiamare Dio Padre, possiamo sapere che Dio agisce nei nostri confronti con bontà paterna, come ogni padre terreno dovrebbe fare nei confronti dei suoi figli. Cioè, visto che Dio ci è Padre, possiamo aspettarci da Lui bontà paterna.

Quando un padre terreno tratta suo figlio con bontà, o gli dà qualcosa, il figlio non ne è meravigliato, non dice: “Che incredibile, quell'uomo mi ha dato qualcosa!”. Un figlio non trova strano che suo padre lavori per provvedere le necessità della vita.

La ragione che un figlio non trova strano che il padre agisca a suo favore è che è suo padre, e si presume che quel padre si prenderà cura del figlio, e che gli mostrerà bontà. Un figlio non torna a casa chiedendosi se suo padre lo riconoscerà e gli parlerà. Lo dà per scontato!

Questo è ciò che ci vuole insegnare Gesù in Matteo 7. Vi leggo.

“7 Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 8 Perché chiunque chiede riceve, chi cerca trova e sarà aperto a chi bussa. 9 Vi è tra voi qualche uomo che, se suo figlio gli chiede del pane, gli darà una pietra? 10 O se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? 11 Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a coloro che gliele chiedono.” (Mat 7:7-11 LND)

Gesù ci spiega che come è naturale che un padre terreno faccia del bene a suo figlio, quanto di più il nostro Padre in cielo farà del bene a noi figli suoi!

Perciò, avendo il privilegio in Cristo di chiamare Dio “Padre”, possiamo presumere che il Signore ci tratterà con bontà, e questo fatto dovrebbe essere un enorme incoraggiamento per noi popolo di Dio quando andiamo a Lui in preghiera.

Quando preghiamo, non dobbiamo essere ansiosi, non dobbiamo mai pensare che forse il nostro Padre in cielo ci ignorerà, perché essendo nostro Padre, non lo farà mai!

Ogni figlio terreno sbaglia e manca nei confronti del padre terreno, ma non per questo il padre smette di amarlo. Un padre terreno è pronto a perdonare, perché ama suo figlio, ed è pieno di bontà nei suoi confronti.

Quanto di più il nostro Padre celeste è pieno di bontà! Tutte le qualità del buon padre si trovano in Dio in modo perfetto ed infinito. Dio gode i suoi figli, ha pietà e misericordia dei suoi figli. Il suo cuore è rivolto verso i suoi figli. Egli dona ogni cosa buona ai suoi figli. Un padre terreno non vende al figlio quello che gli serve, gli dona tutto liberalmente. Similmente, ma molto di più, il Signore dà ai suoi figli tutto quello che serve per il loro bene.

Perciò, quando consideriamo che il nostro rapporto con Dio è il rapporto di figli con un Padre pieno di amore e bontà, possiamo pregare con fiducia.

3. Dio merita la nostra fede

Un'altra realtà che possiamo riconoscere dal fatto che Dio ci è Padre è che Egli merita fiducia da noi. Cioè, è naturale e giusto per un figlio avere fede in suo padre. Vediamo questo più chiaramente nei bambini piccoli. Un figlio non dubita che il padre non sarà in grado di fare quello che ha iniziato a fare. Per esempio, se il padre dice al figlio di volerlo portare in montagna, il figlio non ha dubbi riguardo alla capacità del padre di trovare la strada giusta. Non dubita la capacità del padre di guidare la macchina. Se il padre dice che farà una cosa, il figlio è fiducioso che il Padre sarà capace a farla.

Che terribile offesa a Dio se un credente prega, dubitando però che Dio non sia in grado di risolvere la situazione! Il fatto che possiamo chiamare Dio “Padre” ci ricorda che dobbiamo avere fiducia in Dio, come un figlio ha fiducia nel suo padre terreno. Chiaramente, dobbiamo avere infinitamente più fede in Dio, perché mentre un padre terreno può essere ostacolato, nulla può ostacolare Dio ad agire come vuole.

4. Il ravvedimento è essenziale

Il fatto che Dio ci è Padre ci ricorda che Egli ci conosce in modo intimo, e perciò, abbiamo bisogno di ravvederci nei suoi confronti. Cioè, un datore di lavoro non conosce i suoi dipendenti intimamente. Possono nascondergli tante cose. Invece, un padre conosce i suoi figli molto bene, e capisce quando hanno combinato qualcosa. Similmente quando consideriamo che Dio è il nostro Padre, allora, dobbiamo capire che Egli ci conosce a fondo, Egli conosce ogni nostro pensiero. Se Dio non fosse nostro Padre, la sua conoscenza di noi sarebbe terrificante, considerando la Sua ira verso il peccato. Invece, essendo nostro Padre, sappiamo che Egli non ci distruggerà, però, visto che Egli conosce ogni nostro peccato, quando preghiamo abbiamo bisogno di ravvederci nei suoi confronti. È inutile cercare di nasconderGli un peccato. La soluzione è di ravvederci.

5. Conformità alle sue vie e comandamenti

Il fatto che Dio ci è Padre vuol dire inoltre che è essenziale che ci conformiamo alle sue vie e ai suoi comandamenti. Che assurdo pensare che un padre terreno debba accogliere le richieste dei figli anche se essi rifiutano di ubbidirgli e non cercano di seguire quello che Egli insegna loro!

Tristemente, tanti padri oggi hanno abbandonato il ruolo datogli da Dio, e non hanno figli ubbidienti. Però, il piano di Dio è che un padre sia rispettato ed ubbidito dai suoi figli. Ed è così se il padre è un buon padre.

Troppi credenti sbagliano molto perché credono che, nonostante che non stiano seguendo Dio in tante cose, possono comunque chiederGli di benedirli. Un buon padre terreno non lo farebbe, non perché un figlio deve meritare le cose dal padre, ma perché il padre sa che l'ubbidienza è importante per la crescita del figlio, ed egli vuole che il figlio sia benedetto.

Quanto di meno il nostro Santo Padre celeste chiuderebbe l'occhio alla nostra disubbidienza! Infatti, un aspetto di avere Dio come Padre è di essere disciplinati da Lui quando continuiamo a camminare nel peccato. Questo è il chiaro messaggio di Ebrei 12

“5 e avete dimenticato l’esortazione che si rivolge a voi come a figli: "Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non perderti d’animo quando sei da lui ripreso, 6 perché il Signore corregge chi ama e flagella ogni figlio che gradisce". 7 Se voi sostenete la correzione, Dio vi tratta come figli; qual è infatti il figlio che il padre non corregga? 8 Ma se rimanete senza correzione, di cui tutti hanno avuta la parte loro, allora siete dei bastardi e non dei figli. 9 Inoltre ben abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo molto di più ora al Padre degli spiriti, per vivere? 10 Costoro infatti ci corressero per pochi giorni, come sembrava loro bene, ma egli ci corregge per il nostro bene affinché siamo partecipi della sua santità. 11 Ogni correzione infatti, sul momento, non sembra essere motivo di gioia ma di tristezza; dopo però rende un pacifico frutto di giustizia a quelli che sono stati esercitati per mezzo suo. 12 Perciò rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia vacillanti,” (Ebrei 12:5-12 LND)

Alla luce di questo, avere Dio come padre vuol dire che dovremmo conformarci alle sue vie e ai suoi comandamenti. Dobbiamo camminare in ubbidienza.

Se non desideriamo veramente di cercare di ubbidire a Dio in tutto, se non stiamo veramente cercando la santità, allora, non dovremmo aspettarci delle risposte alle nostre preghiere. Dovremmo piuttosto aspettarci la sua disciplina, che è necessaria per farci tornare a camminare nella via buona e giusta.

6. La nostra responsabilità ai fratelli

Il fatto di avere Dio come Padre ci porta a riconoscere un'altra realtà. Dovrebbe farci capire la nostra responsabilità verso i nostri fratelli e le nostre sorelle in fede. Un padre è padre di tutti i suoi figli. Non siamo figli unici. Facciamo parte di una famiglia! Nel PADRE NOSTRO, Gesù sottolinea questa verità, visto che le richieste non sono per un individuo solo, ma per noi come famiglia. Es. “Dacci il nostro pane quotidiano”.

Perciò, quando preghiamo, dobbiamo pregare come membri della famiglia di Dio. Dobbiamo avere l’umiltà di convivere in pace con gli altri membri della famiglia di Dio, e dobbiamo mostrare amore per gli altri. Infatti, l’intercessione, cioè, il pregare per gli altri, fa parte di questo.

In realtà, se non amiamo i nostri fratelli e sorelle in fede, non possiamo amare Dio. 1Giovanni 4:20 dichiara questa verità chiaramente:

“chi non ama infatti il proprio fratello che vede, come può amare Dio che non vede?” (1Giov 4:20 LND)

Avere Dio come Padre vuol dire quindi amare i nostri fratelli e sorelle in fede.

Una persona che pensa solo a sé, e che prega solo per sé, non ha diritto di dire “Padre nostro…”. Allora, ricordiamoci che avendo Dio come Padre, abbiamo anche dei fratelli e delle sorelle da amare e curare.

7. Un Padre che guida e protegge

Un'altra verità da ricordare che deriva dal fatto che abbiamo Dio come Padre è che Egli è Colui che ci guida e ci protegge. Un buon padre terreno guida la vita di suo figlio, lo dirige nelle scelte giuste, e anche lo protegge. Inoltre, provvede con cura e con costanza ai suoi bisogni.

Perciò, quando preghiamo, è importante andare a Lui vedendoLo come Colui che ci guida, che ci protegge e che provvede per noi.

Dio provvede per noi principalmente tramite la sua Provvidenza, cioè tramite il modo in cui Egli gestisce la natura e gli uomini per provvederci le cose giuste al momento giusto.

È importante ricordare che Dio è un buon Padre, anzi, è un Padre perfetto, che ci cura perfettamente. I suoi tempi sono sempre perfetti, le sue scelte sono quelle migliori. Dobbiamo ricordarlo sempre!

Che offesa, piuttosto, andare a Dio in preghiera, parlando con Lui come se si fosse dimenticato di noi! Ricordate quando i discepoli e Gesù erano nella barca e Gesù dormiva, durante una tempesta? Leggo da Marco 4.

“37 Si scatenò una gran bufera di vento e le onde si abbattevano sulla barca, tanto che questa si riempiva. 38 Egli intanto stava dormendo a poppa, su un guanciale. Essi lo destarono e gli dissero: "Maestro, non t’importa che noi periamo?". 39 Ed egli, destatosi, sgridò il vento e disse al mare: "Taci e calmati!". E il vento cessò e si fece gran bonaccia. 40 Poi disse loro: "Perché siete voi così paurosi? Come mai non avete fede?".” (Marco 4:37-40 LND)

Gesù li ha rimproverati per la loro mancanza di fede. Similmente, quando noi preghiamo con un senso di disperazione, implica che crediamo che Dio non ci stia curando. Non fate così!

Quando pregate, soprattutto in mezzo alle prove, non pregate come se Dio non fosse in controllo. Non pregate come se foste degli orfani che cercano aiuto da uno sconosciuto. Invece, abbiate piena fiducia che Dio è veramente in controllo, e presentatevi a Lui fiduciosi che Egli sa quello che sta facendo, e che può portare del bene da ogni cosa che succede nella vostra vita. Il modo migliore per farlo è di ringraziare Dio quando avete delle richieste da farGli, come impariamo in Filippesi 4:6,7

“6 Non siate in ansietà per cosa alcuna, ma in ogni cosa le vostre richieste siano rese note a Dio mediante preghiera e supplica, con ringraziamento. 7 E la pace di Dio, che sopravanza ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.” (Fil 4:6-7 LND)

Certamente, possiamo chiedere aiuto al nostro buon Padre, e la forza di superare le prove, e la guida, ma senza mai dimenticare che Dio è in controllo, e che ha permesso quella prova nella nostra vita per un buon scopo. Quando ci sono le prove, è importante valutare se sono una forma di disciplina, perché stiamo rifiutando di abbandonare qualche peccato, oppure, se sono prove che servono per farci crescere e per fortificare la nostra fede. In ogni caso, dobbiamo ricordare che Dio è in controllo e guida e protegge i suoi figli, e le nostre preghiere dovrebbero rispecchiare questa verità. Dio è un buon Padre, che guida e protegge i suoi figli!

8. Abbiamo libertà di venire a Dio in qualsiasi momento

Il fatto che Dio ci è Padre ci fa capire anche che abbiamo libero accesso a Dio.

Un figlio naturalmente parla di “casa sua”, quando in realtà la casa appartiene al padre. Un figlio si sente libero di entrare in casa senza esitazione. Si sente libero di parlare con il padre in qualsiasi momento.

Come credenti, è importante che sappiamo che apparteniamo alla famiglia di Dio, e che quindi, abbiamo libertà di sentirci a casa nella presenza di Dio. Leggiamo questo in Ebrei 4:14-16

“14 Avendo dunque un gran sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, riteniamo fermamente la nostra confessione di fede. 15 Infatti, noi non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con le nostre infermità, ma uno che è stato tentato in ogni cosa come noi, senza però commettere peccato. 16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per ricevere aiuto al tempo opportuno.” (Ebrei 4:14-16 LND)

Come figli di Dio, è importante che ci sentiamo liberi in Cristo di vivere nella casa di Dio. Abbiamo libertà di godere tutti i diritti come figli. È un'offesa a Dio se Lo preghiamo come se fosse uno sconosciuto. È sbagliato parlare con Dio come se fosse un Dio lontano e distaccato da noi. Invece, Dio vuole che godiamo il nostro meraviglioso privilegio di entrare liberalmente nella sua presenza. Abbiamo il privilegio di ascoltare Dio, che ci parla tramite la Sua Parola. Abbiamo il privilegio di rallegrarci nella Sua presenza, cosa che un non credente non può fare.

Certamente, dobbiamo sempre avere grande riverenza nella presenza di Dio, ma possiamo anche avere, allo stesso tempo, grande libertà e intimità con Dio. Per questo possiamo chiamarLo “Abbà, Padre”.

9. La certezza della nostra salvezza

Voglio menzionare un'ulteriore realtà che riconosciamo dal fatto che possiamo chiamare Dio Padre. Chiamare Dio “Padre” è una forte conferma che la salvezza è una cosa sicura. Cioè, quando Dio prende qualcuno come figlio, Dio mantiene sempre quel rapporto.

Infatti, tante persone parlano dell'ex-marito, o dell’ex moglie. Ma nessuno parla dell'ex-figlio. Anche se un figlio va a vivere lontano, rimane sempre figlio di suo padre.

Quanto di più noi credenti rimaniamo sempre figli del nostro Padre celeste! Egli ci ha scelti e chiamati come figli, Egli ci ha adottati, a grande prezzo, per farci diventare suoi figli!

Come abbiamo letto prima in Ebrei 12, quando un figlio continua a camminare male, Dio manderà la sua disciplina, se è necessaria anche molto severa, non per punire, ma per riportare il figlio a Sé. In un modo o nell'altro, Dio farà arrivare davanti a Sé ogni vero figlio di Dio. Nulla può separare un figlio di Dio dall'amore del Padre, in Gesù Cristo, come leggiamo chiaramente in Romani 8:31-39

“31 Che diremo dunque circa queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32 Certamente colui che non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà anche tutte le cose con lui? 33 Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. 34 Chi è colui che li condannerà? Cristo è colui che è morto, e inoltre è anche risuscitato; egli è alla destra di Dio, ed anche intercede per noi, 35 Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà l’afflizione, o la distretta, o la persecuzione, o la fame, o la nudità, o il pericolo, o la spada? 36 Come sta scritto: "Per amor tuo siamo tutto il giorno messi a morte; siamo stati reputati come pecore da macello". 37 Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati. 38 Infatti io sono persuaso che né morte né vita né angeli né principati né potenze né cose presenti né cose future, 39 né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.” (Romani 8:31-39 LND)

Quando Dio diventa il Padre di qualcuno, per mezzo della nuova nascita, gli sarà Padre per sempre. Questa verità dovrebbe esserci di grande conforto! Dio ci è Padre per sempre!

Conclusione

Allora, oggi abbiamo considerato alcune delle verità che dovrebbero guidare le nostre preghiere, avendo Dio come Padre.

Oh che possiamo tenere sempre in mente la verità che se siamo salvati, Dio è Padre per noi! Che meraviglioso privilegio, poter chiamare Dio “Padre”!

Quando teniamo in mente la verità che Dio ci è Padre, questo ci aiuterà ad avere più gioia e pace, e più fede in Dio. Ci aiuterà ad essere più riconoscenti a Dio, riconoscendo di più la cura che ha verso di noi come Padre.

Oh che possiamo ricordarci che avendo Dio come Padre, abbiamo il privilegio di entrare liberalmente nella presenza di Dio per mezzo di Gesù Cristo! Certamente, dobbiamo sempre entrare nella presenza di Dio con riverenza, però, possiamo gioire in Lui, sapendo che come Padre nostro, Egli è sovranamente in controllo di tutto, e non dobbiamo mai dubitare la sua provvisione per noi di ciò che è giusto al momento giusto.

Possiamo gioire, quando preghiamo, sapendo che il nostro Padre celeste ci conosce a fondo, e perciò, conosce tutto di ogni nostra situazione.

Allo stesso tempo ricordiamoci che, visto che Dio ci conosce a fondo, Egli conosce ogni nostro peccato. Quindi, quando preghiamo, è importante e necessario confessare ogni nostro peccato a Lui.

Oh che possiamo ricordare che essendo figli di Dio, siamo chiamati a conformarci totalmente alle sue vie e ai suoi comandamenti!

Come figli di Dio, è importante ricordare che facciamo parte della famiglia di Dio, e perciò, come il Padre ci ama tutti, è importante che anche noi ci amiamo gli uni gli altri, non solo con le parole, ma anche con i fatti.

Ricordiamoci che avendo Dio come Padre, abbiamo tutti i benefici di appartenere a Lui, e di avvicinarci a Lui in qualsiasi momento. Dio non è un lontano sovrano, che ci parla tramite tanti mediatori. Egli è Padre per noi, e perciò, per mezzo di Gesù Cristo, abbiamo libero accesso direttamente a Dio in ogni momento.

Infine, prego che possiamo ricordare che avendo Dio come Padre, il nostro rapporto con Lui è sicuro, perché Egli non abbandonerà mai i suoi figli.

A questo punto, abbiamo considerato solo le prime parole del Padre Nostro. Non abbiamo neanche iniziato le richieste. Eppure, già con queste parole, c'è molto da benedirci e incoraggiarci.

Quindi, per voi che siete figli di Dio per mezzo di Gesù Cristo, vi lascio con l'esortazione di guardare a Dio come Padre, per godere le benedizioni di questo rapporto.

E per voi che NON siete figli di Dio per mezzo di Gesù Cristo, voglio esortarvi: senza la salvezza, la vita è solo l'attesa per il giudizio finale. Quindi, mentre c'è tempo, oggi, ravvedetevi e credete in Gesù Cristo come Salvatore e Signore. Allora, potrete godere la benedizione di avere Dio come Padre ora e per tutta l'eternità.

Amen!

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