un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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Come amare Dio di più

Sermoni di Marco deFelice, www.aiutibiblico.org per domenica, 13 aprile, 2008 --cmd
parole chiavi: amare Dio, amore, perdono, come amare Dio di più

Tu ami Dio veramente? Lo ami quanto vorresti, quanto dovresti?

Se il tuo cuore non arde per Cristo, se spesso i suoi comandamenti ti sembrano pesanti, se hai poca gioia nella vita cristiana, allora, molto probabilmente, il tuo problema è molto semplice.

Ami Dio poco.

Se non amiamo Dio profondamente, la vita cristiana sarà una vita pesante, con poca gioia, e i comandamenti di Dio saranno molto gravosi.

Quanto è importante amare Dio profondamente. Però, non siamo in grado di amare Dio con le nostre forze. Non possiamo solo stringere i denti per aumentare il nostro amore. Eppure, è fondamentale amarLo.

Allora, come possiamo amare Dio di più? Come possiamo avere un cuore che trabocca di amore per Cristo, in modo che la vita cristiana diventi un cammino di gioia, e i suoi comandamenti diventino come miele nella nostra bocca?

Oggi, vogliamo considerare un brano che ci offre la chiave per capire come avere questo tipo di profondo amore per Dio. In questo brano, Gesù confronta una persona religiosa, che però non amava Dio, con una persona che amava Dio profondamente.

Se siamo attenti, ognuno può riconoscere se stesso, e sapere meglio come amare Dio di più.

Il brano che vogliamo considerare inizia con Luca 7:36. In questo passo incontriamo Gesù a casa di Simone, il fariseo, e la prostituta che viene a ungere i suoi piedi con olio.

Spiegazione per capire meglio il brano

Prima di leggere questo brano, vi spiego un po' il contesto. È importante cercare di capire il contesto di un brano, e i termini usati, per poter capire correttamente quello che il Signore ci sta insegnando in esso, e poter applicarlo alla nostra vita.

Nel brano che guarderemo insieme, uno dei protagonisti è un fariseo. I farisei erano un gruppo religioso all’interno del Giudaismo, al tempo di Gesù. È importante capire che i Giudei non avevano una religione inventata o creata da loro stessi, al contrario di tutte le altre religioni del mondo, tranne il vero cristianesimo. Era stato Dio stesso a formare i Giudei come popolo Suo, e ad insegnare loro come seguirLo.

Dio aveva dato a questo popolo la Sua legge, le Scritture, quello che noi chiamiamo l’Antico Testamento, e le Sue promesse.

Tanti dei Giudei non seguivano attentamente le Scritture. Perciò, si formò questo gruppo, con il nome di “farisei”, che erano estremamente attenti a seguire gli insegnamenti di Dio.

In realtà, avevano stabilito anche le loro tradizioni e interpretazioni, che delle volte, per loro erano più importanti delle Scritture. Ma il punto da tenere in mente è che erano persone estremamente attente a sottoporre ogni parte della loro vita a quelli che consideravano come insegnamenti di Dio.

Essendo così attenti a vivere secondo gli insegnamenti e le tradizioni religiose, molto più della maggioranza delle persone nella società, spesso, i farisei si consideravano molto più buoni rispetto alle altre persone. Però, questa era una loro autovalutazione non era qualcosa che Dio aveva loro dichiarato.

Questo era il loro orgoglio. L'orgoglio dell'uomo lo spinge a cercare qualsiasi motivo per vedersi superiore agli altri. Questo era vero per i farisei, ed è vero anche per noi. Quindi, quello che Gesù dirà al Fariseo in questo brano, si applica anche a noi.

Infatti, in una società come la nostra in cui c'è poco timore di Dio, e in cui poche persone si impegnano a leggere e a conoscere la Parola di Dio, un credente che si impegna a seguire Dio in ogni campo della vita è molto diverso dalle persone intorno a lui, e così, facilmente potrebbe cadere nel peccato di vedersi superiore ad altri, proprio come fece il fariseo in questo brano.

In questo passo, Gesù viene invitato a pranzo da uno di questi farisei. Durante il pranzo, una donna, conosciuta in città come una peccatrice, entra in casa. Quasi sicuramente era una prostituta. Ovviamente, lei aveva sentito Gesù predicare, e si rendeva conto di essere una grande peccatrice. È chiaro che aveva anche capito che Gesù offriva perdono a chi fosse veramente ravveduto.

Al contrario della donna, il fariseo non era colpito dalla grandezza del proprio peccato. Questo accadeva perché egli si confrontava con le altre persone, anziché pensare ai suoi peccati nei confronti della santità assoluta di Dio. Nel brano di oggi, vogliamo notare il contrasto fra questo uomo molto religioso, e questa donna che era ben conosciuta come una grande peccatrice.

il brano stesso: Luca 7:36-50

Ora, leggiamo questo brano. Iniziamo con Luca 7:36, e notiamo attentamente quello che Gesù dichiara a ciascuna di queste due persone. Iniziamo leggendo i vv. 36-39

“36 Or uno dei farisei lo invitò a mangiare con lui; ed egli, entrato in casa del fariseo, si mise a tavola. 37 Ed ecco una donna della città, che era una peccatrice, saputo che egli era a tavola in casa del fariseo, portò un vaso di alabastro pieno di olio profumato. 38 E, stando ai suoi piedi, di dietro piangendo, cominciò a bagnargli di lacrime i piedi e ad asciugarli con i capelli del suo capo; e glieli baciava e li ungeva con l’olio profumato. 39 Al vedere questo, il fariseo che lo aveva invitato disse fra sé: "Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e quale genere di persona è la donna che lo tocca perché è una peccatrice".” (Lu 7:36-39 LND)

La prima cosa da notare è che il modo in cui Simone, il fariseo, vedeva se stesso era il contrario di come la donna vedeva se stessa. Simone parlava dentro di sé di questa donna peccatrice. Da ciò, capiamo che egli si confrontava con gli altri, e visto che non aveva certi peccati che invece avevano loro, si vedeva come un uomo giusto. Perciò, disprezzava questa donna nel suo cuore, il che rappresenta un modo di innalzare se stesso.

Addirittura, Simone si vedeva superiore a Gesù. Gesù lasciava questa donna toccare i suoi piedi. Simone, nella sua mente, disprezzava Gesù per questo fatto, innalzandosi perché lui non avrebbe permesso una cosa simile.

Ascoltate bene. Ogni volta che abbiamo un atteggiamento verso i peccati degli altri simile a quello che aveva Simone verso quella donna, abbiamo una prospettiva sbagliata e distorta, e siamo pieni di orgoglio. Questo era il cuore di Simone il fariseo.

In grande contrasto con il fariseo, la donna era molto umile, proprio perché sapeva di essere peccatrice. Lei è venuta a cercare Gesù, quindi, quasi sicuramente aveva sentito prima l'insegnamento di Gesù. Lei non guardava alle altre persone, guardava alla santità di Cristo, e riconosceva di essere una grande peccatrice.

Quindi, Simone, confrontandosi con altri, si vedeva come un uomo giusto. La donna, confrontandosi con la santità di Cristo, riconosceva di essere una peccatrice.

Quello che ci fa capire la gravità del nostro peccato non è misurarlo con i peccati degli altri, ma è confrontarci con la santità di Dio. Solo allora possiamo comprendere quanto grande è la nostra colpa, e solo così, possiamo comprendere l'immensità del perdono.

Gesù aiuta Simone

Per aiutare Simone a capire la realtà della sua condizione agli occhi di Dio, Gesù gli racconta una storia. Vi leggo il resto del brano, riprendendo con il v.39

“39 Al vedere questo, il fariseo che lo aveva invitato disse fra sé: "Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e quale genere di persona e la donna che lo tocca perché è una peccatrice". 40 E Gesù, rispondendo, gli disse: "Simone, ho qualche cosa da dirti". Ed egli disse: "Maestro, di’ pure". 41 E Gesù gli disse: "Un creditore aveva due debitori; l’uno gli doveva cinquecento denari e l’altro cinquanta. 42 Non avendo essi di che pagare, egli condonò il debito ad entrambi. Secondo te, chi di loro lo amerà di più?". 43 E Simone, rispondendo, disse: "Suppongo sia colui, al quale egli ha condonato di più". E Gesù gli disse: "Hai giudicato giustamente".
44 Poi, volgendosi verso la donna, disse a Simone: "Vedi questa donna? Io sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato dell’acqua per lavare i piedi lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i capelli del suo capo. 45 Tu non mi hai dato neppure un bacio, ma lei da quando sono entrato, non ha smesso di baciarmi i piedi. 46 Tu non mi hai unto il capo di olio ma lei, ha unto i miei piedi di olio profumato. 47 Perciò ti dico che i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato; ma colui al quale poco è perdonato, poco ama". 48 Poi disse a lei: "I tuoi peccati ti sono perdonati". 49 Allora quelli che erano a tavola con lui cominciarono a dire fra loro: "Chi è costui che perdona anche i peccati?". 50 Ma Gesù disse alla donna: "La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!".” (Lu 7:39-50 LND)

La storia che Gesù raccontò a Simone serve anche a noi, per aiutarci ad esaminare il nostro cuore, e riconoscere se abbiamo vero amore per Dio o no. Infatti, ci spiega come avere vero amore per Dio.

Nella storia, ci sono vari fatti importanti da notare. Un creditore aveva due debitori. Uno gli doveva cinquecento denari. L’altro gliene doveva cinquanta.

Per capire quello che Gesù vuole farci vedere, dobbiamo iniziare capendo il mondo di allora.

“Un denaro” era la paga di un operaio per una giornata di lavoro. Quindi, cinquanta denari equivalgono a circa due mesi di stipendio, e 500 denari equivalgono a quasi due anni di stipendio.

In quel mondo, le persone comuni avevano appena abbastanza da vivere. Non riuscivano ad accumulare soldi in più. Perciò, pagare un debito equivalente a due mesi di stipendio era impossibile per un operaio normale, quanto era impossibile pagare un debito uguale a quasi due anni di stipendio. Entrambi erano debiti impossibili da pagare.

Perciò, in questa storia, entrambe queste persone avevano debiti che non avrebbero mai potuto pagare, anche se una aveva un debito più grande dell'altra. Quando c'è un debito impossibile da pagare, importa poco quanto è grande, ciò che importa è che è impossibile pagarlo.

Notate poi la frase di Gesù: “Non avendo essi di che pagare, egli condonò il debito ad entrambi”.

Entrambi si trovavano in una situazione in cui era impossibile liberarsi da soli dal debito. Entrambi aveva bisogno della grazia e della misericordia del creditore.

Dio condona il debito

Questo creditore, che rappresenta Dio, condonò tutti e due i debitori.

Che cosa vuol dire, condonare un debito? Vuol dire cancellarlo.

Che cosa succede quando un creditore cancella un debito?

Egli perde quei soldi.

Cioè, se tu mi presti 10 mila euro, e io non riesco a pagarti, e tu mi condoni questo debito, IO sono libero da un debito che non potevo pagare. Però TU hai perso 10 mila euro.

Chi condona il debito dell'altro, in realtà paga quel debito.

Il vero debito di cui Gesù parla è il debito dei nostri peccati. Quando Dio perdona una persona, ovvero, condona il debito di quella persona, è Dio che paga per quella persona, caricando su Gesù Cristo la condanna che la persona perdonata doveva subire.

Nella storia in Luca, colui che aveva un debito di 50 denari, anziché pensare alla grandezza del condono di cui era stato beneficiario, e al fatto che gli era stato perdonato un debito che non gli sarebbe mai stato possibile pagare, guardava all’altro debitore, che aveva un debito ancora più grande. Facendo così, il proprio debito gli sembrava piccolo e di poca importanza, e si sentiva superiore all'altro debitore. Per questo, non era riconoscente, e non fu colpito dall'amore del creditore nei suoi confronti.

Al contrario, quello che aveva il debito di 500 denari non si confrontava con gli altri, ma pensava al fatto che gli era stato perdonato un debito che non avrebbe mai potuto pagare per conto suo. Perciò, riconosceva la misericordia e l'amore del creditore. Per questo, fu pieno di amore per questo Creditore così generoso e pieno di bontà.

L'applicazione a Simone e alla donna

A questo punto, Gesù applica questa storia a Simone e alla donna peccatrice. Simone aveva invitato Gesù a casa sua, ma non aveva mostrato vero amore per Gesù. Questo è evidenziato dal fatto che il fariseo non fu premuroso nei confronti di Gesù.

Invece, la donna mostrò un grande amore nei riguardi di Gesù. Gesù fa capire che la donna agì in quella maniera proprio perché sapeva di essere una grande debitrice nei confronti di Dio. Lei sapeva di avere un debito che non avrebbe mai potuto pagare: il debito dei suoi peccati.

Sapeva di essere una peccatrice, sapeva di non poter meritare nulla da Dio, tranne la condanna eterna. Però, sapeva anche che Gesù perdonava i peccatori che, come lei, riconoscevano il loro peccato e venivano umilmente a Lui. Lei guardava a Gesù per ricevere il perdono, ovvero, mostrava vera fede in Lui, e fu perdonata.

Riconoscendo la grandezza del suo perdono, questa donna aveva un grande amore per Gesù.

Questo amore si manifestò nella sua prontezza a sacrificare ogni cosa per onorare Cristo.

Simone

Contrariamente alla donna, Simone non guardava alla grandezza del suo peccato davanti a Dio, ma piuttosto, si confrontava con gli altri, vedendosi superiore. Perciò, non si rendeva conto che anche lui aveva un debito impossibile da pagare. Anche lui aveva bisogno della misericordia e del perdono.

E così, non essendo colpito dalla grandezza del perdono, Simone non aveva amore per Cristo. Tutto quello che faceva per Cristo, non lo faceva per amore. Egli invitò Gesù a casa sua per un pranzo, ma non lo fece per amore di Cristo. Faceva parte della sua vita religiosa.

Qui, c'è un punto importante da notare. Si possono fare cose per Cristo, ma senza avere vero amore per Cristo. Tutto quello che viene fatto senza amore per Dio non ha valore davanti a Dio.

Siamo tutti peccatori

Dobbiamo confrontarci con la santità di Dio. Allora, vedremo che siamo tutti peccatori.

Infatti Dio, nella Sua Parola, nell’Epistola ai Romani, ci dichiara che ogni uomo è un peccatore, separato da Dio, ovvero, privo della gloria di Dio.

“poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio,” (Romani 3:23 LND)

Le Scritture non solo ci dichiarano che tutti sono peccatori, ma che il salario del peccato è la morte, ovvero, la separazione eterna da Dio.

“Infatti il salario del peccato è la morte....” (Romani 6:23 LND)

Il salario, ovvero la giusta retribuzione per il peccato, è la condanna e quindi la separazione eterna da Dio. Siamo tutti peccatori. Quindi, ogni persona, compreso ognuno di noi, è un peccatore, e la condanna del peccato è la punizione eterna.

Tutti sono peccatori, tutti sono debitori nei confronti di Dio, nessuno può liberarsi dal proprio debito di peccato, e quindi, nessuno può liberarsi, con il proprio impegno, dalla propria condanna.

Anche dopo la salvezza, continuiamo a peccare, come leggiamo in 1Giovanni 1, che fu scritto a coloro che erano già credenti:

“8 Se diciamo di essere senza peccato inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. 9 Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto, da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. 10 Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo e la sua parola non è in noi.” (1Giov 1:8-10 LND)

Quindi, anche dopo la salvezza, continuiamo ad essere dei debitori che vivono per la grazia di Dio, il quale ci perdona per mezzo del sacrificio di Gesù Cristo. Quindi, chi guarda alla santità di Dio e alla grandezza del proprio peccato può riconoscere la grandezza del perdono e rimanere sempre innamorato di Cristo.

la donna è perdonata

È importantissimo che comprendiamo di essere peccatori agli occhi di Dio e che la condanna per i nostri peccati è la separazione eterna da Dio. Abbiamo un debito che non possiamo pagare.

Allo stesso tempo, è anche importantissimo che comprendiamo un’altra verità, una verità meravigliosa. In questo brano, leggiamo che questa donna fu perdonata da Cristo. Il suo debito fu cancellato. Simone non fu perdonato, ma la donna sì. Quindi, esiste la possibilità di essere perdonati. Però, non tutti saranno perdonati.

In base al giudizio di Dio, il Giudice di tutti, quest’uomo, Simone, pur essendo un uomo tanto religioso, pur non commettendo certi peccati, rimase colpevole per i suoi peccati. Forse il suo debito era meno grande di quello di altri, però era comunque un debito che non avrebbe mai potuto pagare da solo. Nel giorno in cui ogni uomo sarà giudicato da Dio, per qualsiasi debito non pagato ognuno riceverà la giusta punizione, ossia chi non sarà già stato perdonato, sarà punito con la condanna eterna. Non importa se si tratterò di un debito più piccolo o più grande di quello di altri. Solo chi avrà ricevuto il perdono per il suo debito sarà salvato. Chi non sarà stato perdonato sarà condannato.

In che modo questo questo ci riguarda?

Amici, è importante capire come questa storia c’entra con noi. Anche noi siamo tutti debitori nei confronti di Dio. Anche noi tutti pecchiamo, e ogni peccato è grave agli occhi di Dio. Ogni peccato crea un debito che per noi è impossibile pagare da soli.

È come uno che viene condannato alla pena di morte a colpi di fucile nel cuore. Che si spari contro di lui una volta, dieci volte, o cento volte, viene comunque ucciso. Colui che riceve solo dieci colpi non deve credersi meno in pericolo di colui che sarà ucciso con 100 colpi. Se chi merita di essere fucilato dieci volte viene condonato, dovrebbe essere ricolmo di amore quanto colui che doveva essere ucciso con 100 colpi di fucile.

Se quello che è destinato a dieci colpi comincia a confrontarsi con quello che è destinato a 100 colpi e immagina che la sua condizione non sia così grave, vuole dire che non comprende la realtà della propria situazione.

Infatti, in Giacomo 2:10 leggiamo:

“Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma viene meno in un sol punto, è colpevole su tutti i punti.” (Giacomo 2:10 LND)

Qualsiasi peccato ci rende colpevoli.

Uno pecca di più, uno pecca di meno, ma siamo tutti peccatori. Il nostro peccato, grande o piccolo che sia, ci allontana da Dio e dalla Sua gloria, e ci rende colpevoli e sotto la condanna eterna.

Quindi, è uno sbaglio terribile confrontarci con gli altri, anziché meditare sulla grandezza del nostro perdono.

Agli occhi degli uomini, Simone era un uomo buono, un uomo molto religioso. Possiamo presumere che faceva tante opere buone. Non mancava agli incontri religiosi e leggeva le Scritture. Evitava tanti peccati che le persone meno religiose praticavano. Quindi, confrontandosi con altri, egli poteva vedersi come un uomo buono. Però, agli occhi di un Dio santo, Simone era un peccatore. Visto che si confrontava con gli altri, anziché con la perfetta legge di Dio, Simone non riconosceva la gravità del SUO peccato, e perciò, non ricevette il perdono da Cristo. E così, non aveva amore per Cristo.

È molto facile essere come Simone, soprattutto, se viviamo evitando tanti dei peccati che sono così comuni nella società intorno a noi. Infatti, il pericolo per noi è che non vivendo come molti nella società intorno a noi, possiamo facilmente iniziare a confrontarci con altri e vederci come persone buone. Fare questo ci mette in grave pericolo. Dobbiamo piuttosto confrontarci con la santità di Cristo. Solo così possiamo capire la gravità del nostro peccato, e l'immensità del perdono che abbiamo in Cristo Gesù.

Tu ti confronti con gli altri?

Come puoi saper se ti stai confrontando con gli altri? Se pensi spesso ai peccati degli altri e se ti sorprende che continuano in quei peccati, allora, molto probabilmente, tu sei come Simone, e non ti rendi conto della gravità del tuo peccato. Guardando ai peccati degli altri, è molto facile arrivare a confrontarti con loro, anche in modo indiretto, e così, non vedere il tuo peccato. E così, si manca di vedere la grandezza del perdono. E questo rende quasi impossibile amare Dio.

La donna

Per quanto Simone sia un esempio da evitare, la donna è un esempio da seguire!

Questa donna non si confrontava con gli altri. Lei guardava alla santità di Cristo, e così si riconosceva come una grande peccatrice.

Così, vedeva il proprio peccato, e quanto era terribile, e perciò, vedeva l'immensità del perdono. Vedendo la grandezza del perdono, vedeva l'immensità dell'amore di Cristo, in quanto Egli era disposto a perdonare una come lei. Per questo, il cuore di lei era ricolmo di ringraziamento e di amore per Cristo, alla luce dell'immensità del suo perdono e del suo amore per lei.

Il grande amore della donna per Cristo la spinse ad entrare nella casa per versare l’olio profumato sui piedi di Cristo, e poi lavarli con le sue lacrime e asciugarli con i o capelli.

Vediamo quanto era grande il suo amore per Cristo in quello che fece. Prima di tutto, non era preoccupata di quello che pensavano gli altri. La sua attenzione era focalizzata su Cristo solo. Un vero amore per Cristo arriva quando i nostri occhi sono fissati su Cristo.

Poi, questa donna era totalmente umile. L'unico modo di amare Cristo davvero è di essere molto umili. Il nostro orgoglio ostacola l'amore per Dio.

Infine, questa donna era pronta a sacrificare tutto per Cristo. Era così presa dalla grandezza del suo perdono, che nessun sacrificio per Cristo sembrava troppo grande. Questo olio era estremamente costoso. A lei non importava. Per ungere Gesù, doveva entrare in una casa dove sarebbe stata disprezzata, ma non le importava. Lei aveva un desiderio soltanto: quello di vivere in modo da onorare Colui che le aveva tolto il peso del suo peccato.

Da dove veniva questo grande amore?

Fermiamoci a considerare: perché questa donna amava Cristo così tanto?

Il suo amore era qualcosa che lei aveva creato da sé?

Assolutamente no!

Non possiamo far nascere in noi un amore per Cristo. Piuttosto, possiamo amare Dio solo in proporzione a quanto riconosciamo l'amore di Dio per noi, come leggiamo in 1Giovanni 4:10,19

“In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che lui ha amato noi e ha mandato il suo Figlio per essere l’espiazione per i nostri peccati.”....“Noi lo amiamo, perché egli ci ha amati per primo.” (1Giovani 4:10,19 LND)

L'immenso amore di questa donna per Cristo, e quindi per Dio, era dovuto a quanto aveva riconosciuto l'amore di Cristo per lei. Questo è l'unico modo per noi di amare veramente Dio in Cristo!

Tu, quanto ami Cristo?

A questo punto, voglio chiedere a ciascuno di voi: quanto ami Gesù Cristo? Quanto sei meravigliato dal suo amore per te? Quanto sei colpito della grandezza del suo perdono verso di te?

Tu sei più come Simone in questo brano, o sei più come la donna?

Tu pensi molto alla grandezza del tuo peccato, e al fatto che era un debito impossibile da pagare, e perciò, pensi spesso alla grandezza del perdono?

.... oppure, tu ti confronti spesso nella tua mente con gli altri, e pensi al fatto che non faresti certe cose che fanno loro, e questo ti fa pensare (credere?) che il tuo debito non sia così grande come quello di altre persone?

Se il tuo cuore non arde di amore per Cristo, se spesso i suoi comandamenti ti sembrano pesanti, se hai poca gioia nella vita cristiana, allora, molto probabilmente, il tuo problema è molto semplice. Tendi ad essere più come quel fariseo, Simone, anziché come la donna peccatrice. Anziché meditare sulla grandezza dei TUOI peccati nei confronti di Dio, nella tua mente, ti confronti con i peccati degli altri. Facendo così, non ti rendi conto dell'immensità del TUO perdono. E perciò, ti è molto difficile amare Cristo.

Gesù riprendeva la chiesa di Efeso, in Apocalisse 2, perché aveva perso il suo primo amore.

Tu non puoi forzarti ad amare Cristo di più con le tue forze. Il tuo amore per Cristo può esser forte solamente in proporzione a quanto vedi la grandezza del suo amore per te, nella grandezza del perdono.

Quindi, invito ciascuno di voi a considerare di più la grandezza della santità di Dio, per riconoscere di più la gravità di ogni peccato, per riconoscere l'immensità del perdono e l'amore di Dio per peccatori come noi.

Allora, se fai questo, il tuo cuore sarà come il cuore di questa donna. Traboccherai di amore per Cristo. Allora, i suoi comandamenti saranno leggeri e sarà una gioia ubbidirvi. I sacrifici della vita cristiana diventeranno un immenso privilegio, come era un privilegio per questa donna ungere i piedi di Gesù con un olio costoso. Non ti vergognerai più di Cristo, anzi, non penserai più a quello che gli altri pensano di te.

Se ricordate, l'Apostolo Paolo aveva un immenso amore per Cristo. Notiamo come egli descriveva se stesso. Leggo da 1Timoteo 1:15

“Questa parola è sicura e degna di essere pienamente accettata, che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo.” (1Timoteo 1:15 LND)

Paolo si vedeva come il peggiore dei peccatori. Perciò, era colpito dall'immensità del perdono che aveva in Cristo. E per questo, Paolo aveva un immenso amore per Cristo. Agli occhi dell'apostolo, nessun sacrificio era troppo grande se fatto per Cristo.

O che possiamo vedere di più la grandezza del nostro peccato, per vedere di più la grandezza del perdono e l'immensità dell'amore di Dio per noi, in modo che il nostro amore sia grande, come l'amore di quella donna, e come quello di Paolo. Beato colui che sa di essere un grande peccatore, e che può godere del grande perdono di Cristo. Egli amerà Dio con tutto il suo cuore!

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