un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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Grande Gioia in cielo
Luca 15:1-24

sermoni di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org per domenica, 3 maggio, 2009 ---- cmd pm -----
parole chiavi: evangelizzare, salvezza, gioia, cuore di Dio, Gesù il buon Pastore

Ogni benedizione nel mondo viene da Dio. Dio benedice tutti gli uomini, con quelle che chiamiamo le benedizioni generali, come per esempio, il cibo, il sole, la pioggia, la bellezza della natura, e tante altre cose. Tuttavia, le benedizioni più grandi, quelle che hanno un valore eterno, sono le benedizioni che riguardano la salvezza. La salvezza fa passare una persona dalla morte alla vita, dalla condanna alla giustificazione.

Quando pensiamo alla salvezza, abbiamo la tendenza, naturalmente, di considerare la salvezza dal punto di vista dell'uomo. IO ho visto il mio peccato, IO mi sono ravveduto, IO ho creduto in Gesù Cristo. Però, la Bibbia ci aiuta anche a capire la salvezza dal punto di vista di Dio. Questo è importante, perché ci permette di comprendere il grande valore che Dio dà a ogni persona che salva.

Oggi, consideriamo un brano che ci aiuta a capire la salvezza dal punto di visto di Dio. Leggiamo Luca 15:1-10.

“1 Or tutti i pubblicani e i peccatori, si accostavano a lui per udirlo. 2 E i farisei e gli scribi mormoravano, dicendo: "Costui accoglie i peccatori e mangia con loro". 3 Allora egli disse loro questa parabola: 4 "Qual uomo fra voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro alla perduta finché non la ritrova? 5 E quando la ritrova, se la mette sulle spalle tutto contento; 6 e, giunto a casa, convoca gli amici e i vicini e dice loro: "Rallegratevi con me perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta 7 Io vi dico che allo stesso modo vi sarà in cielo più gioia per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento. 8 O quale donna, se ha dieci dramme, e ne perde una, non accende la lampada, non spazza la casa e non cerca accuratamente finché non la ritrova? 9 E quando l’ha trovata, chiama insieme le amiche e le vicine, dicendo: "Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta". 10 Allo stesso modo vi dico, vi sarà gioia presso gli angeli di Dio per un solo peccatore che si ravvede".” (Lu 15:1-10 LND)

Il cuore degli uomini e quello di Gesù

Questo brano inizia narrando che tutti i pubblicani e i peccatori si avvicinavano a Gesù. Ricordiamo che i pubblicani erano coloro che avevano l'incarico di riscuotere le tasse e, solitamente, erano persone molto disoneste. Anche se il versetto usa il termine “tutti”, come tante altre volte nella Bibbia, non vuol dire letteralmente “ogni persona”, ma significa che peccatori di tutti i tipi si avvicinavano a Gesù. Quindi, tantissimi peccatori vennero da Gesù.

Notiamo il motivo per cui quei peccatori venivano da Gesù. Leggiamo ancora il versetto 1.

“Or tutti i pubblicani e i peccatori, si accostavano a lui per udirlo.” (Luca 15:1 LND)

Quei peccatori si avvicinavano a Gesù per ascoltarlo, cioè per prendere a cuore quello che Gesù diceva. Non tutti coloro che si accostavano a Gesù andavano da lui per ascoltarlo, come leggiamo in Matteo 16:1.

“Poi si accostarono a lui i farisei, e i sadducei e, per tentarlo, gli chiesero di mostrar loro un segno dal cielo.” (Mat 16:1 LND)

Mentre i peccatori si avvicinavano a Gesù per ascoltarlo, i farisei e i sadducei lo facevano solo per metterlo alla prova, per tentarlo. Gli uni cercavano Dio, gli altri cercavano di trovare qualche motivo per accusare e condannare Gesù.

Gli uni venivano con cuori aperti, gli altri venivano con cuori duri. Gli uni venivano cercando la salvezza, gli altri venivano per curiosità religiosa o, peggio ancora, per cercare di condannare Gesù, in modo da giustificare loro stessi.

Quando il brano dichiara che quei peccatori si avvicinavano a Gesù per ascoltarlo, intende che lo ascoltavano con un cuore aperto, con umiltà. Lo ascoltavano per capire come potevano trovare il perdono e la salvezza, che sapevano di non avere.

Ogni persona che si avvicina a Gesù dovrebbe esaminarsi per riconoscere la motivazione per cui ascolta Gesù. Perché tu ascolti Gesù? Lo ascolti con fede e con umiltà, per capire come arrivare a Dio, come facevano quei peccatori, oppure, ascolti le parole di Cristo per metterlo alla prova, per giustificare te stesso, come facevano i farisei?

I farisei non solo non volevano veramente ascoltare Gesù, ma nemmeno volevano che gli altri andassero da Lui per ascoltarlo. Leggiamo il v.2.

“E i farisei e gli scribi mormoravano, dicendo: "Costui accoglie i peccatori e mangia con loro".” (Lu 15:2 LND)

I farisei e gli scribi criticavano Gesù perché parlava con i peccatori delle cose di Dio.

I farisei e gli scribi erano uomini estremamente religiosi. Pur avendo le Scritture, avevano stabilito tutta una serie di tradizioni religiose, che seguivano invece delle Scritture. Seguivano le loro tradizioni con grande impegno, e perciò credevano di stare a posto nei confronti di Dio per il proprio merito. Quindi, erano pieni d'orgoglio.

Essendo pieni d'orgoglio, quei uomini religiosi non mostravano alcuna bontà verso gli altri. Anzi, disprezzavano chi non era come loro. Credevano di essere superiori agli altri, e pensavano perfino che in caso di contatto con gli altri, anche solo per parlare di Dio, si sarebbero contaminati. Non capivano di essere contaminati loro stessi dai propri peccati.

Perciò, quei uomini religiosi, vedendo che Gesù parlava di Dio con i peccatori e che addirittura accettava inviti ad andare a casa di peccatori per parlare loro di Dio, Lo giudicavano nei loro cuori. Pensavano male di Lui. Secondo il loro metro, Gesù non si stava comportando bene. Per questo, criticavano Gesù, e mormoravano contro di Lui.

Che assurdità! Quei uomini religiosi osavano criticare Gesù Cristo, il loro Creatore, Colui che giudicherà il mondo, il Santo Dio diventato uomo.

Sarebbe stato giusto se Gesù li avesse semplicemente lasciati nei loro peccati, per poi giudicarli al giudizio finale. Invece, Gesù ebbe misericordia di quei uomini ipocriti. Insegnò loro tre parabole, per aiutarli a capire il cuore di Dio, e così riconoscere il loro peccato, per potersi ravvedere e ricevere il perdono. Nonostante che quei uomini fossero ipocriti, odiassero Gesù, e avessero un cuore duro, Gesù desiderava il loro ravvedimento. O che possiamo avere anche noi un cuore simile, che desidera la salvezza anche di persone che ci fanno del male o che ci odiano. Così avremo un cuore più simile a quello di Gesù.

La pecora perduta e trovata

Leggiamo la prima parabola che Gesù insegna loro, per capire meglio il cuore di Dio. Qualche spiegazione ci aiuterà a capire meglio la parabola. Nella parabola, il pastore che va in cerca della pecora perduta è Gesù Cristo. La pecora perduta rappresenta una persona scelta da Dio, che è ancora persa nel suo peccato, lontana da Dio. Leggiamo questa parabola, ricordando che Gesù la usa per mostrare il cuore di Dio verso il peccatore.

“1 Or tutti i pubblicani e i peccatori, si accostavano a lui per udirlo. 2 E i farisei e gli scribi mormoravano, dicendo: "Costui accoglie i peccatori e mangia con loro". 3 Allora egli disse loro questa parabola: 4 "Qual uomo fra voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro alla perduta finché non la ritrova? 5 E quando la ritrova, se la mette sulle spalle tutto contento; 6 e, giunto a casa, convoca gli amici e i vicini e dice loro: "Rallegratevi con me perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta 7 Io vi dico che allo stesso modo vi sarà in cielo più gioia per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento.” (Lu 15:1-7 LND)

In questa parabola, Gesù parla del cuore di un uomo che ha cento pecore. In quella società, le pecore erano estremamente importanti, e quell'uomo conosceva le sue pecore per nome. Ciascuna di loro era molto importante per lui.

L'uomo perde una delle sue pecore. Perciò, lascia le novantanove che erano a casa, per andare in cerca di quella perduta.

Quella pecora era perduta. Chi conosce le pecore, sa che una pecora perduta non sarebbe mai in grado di tornare da sola all'ovile. Sarebbe perduta per sempre. O morirebbe di fame, o sarebbe sbranata da qualche animale feroce.

Notiamo che l'uomo va in cerca della pecora finché non la trova. In altre parola, è lui che si mette a cercare la pecora. Egli la cerca con grande impegno e perseveranza. Quando finalmente la trova, se la mette sulle spalle e la porta fino a casa. L'iniziativa e l'impegno appartengono esclusivamente al proprietario della pecora. La pecora viene salvata perché il buon pastore si impegna di cuore a salvarla.

Questa parabola ci insegna che quando Dio salva una persona, non è perché la persona per prima è andata in cerca di Dio, ma perché Gesù Cristo è andato in cerca della persona perduta. Gesù stesso dichiara questo più volte, come leggiamo in Luca 19:10:

“Perché il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto".” (Lu 19:10 LND)

Gesù Cristo è venuto, dal cielo, per cercare, e per salvare ciò che era perduto. Proprio come il pastore nella parabola è andato in cerca della pecora perduta, Gesù è venuto dal cielo per cercare e salvare ciò che era perduto.

Mentre spiego questo punto, voglio incoraggiare te che sei un figlio di Dio a renderti conto che ciò che Gesù ha fatto, lo ha fatto per te.

Gesù è venuto dal cielo per cercarti e per salvarti. Per poter venire sulla terra, Gesù doveva spogliarsi della sua gloria e indossare l'umiltà. Mentre in cielo era adorato dagli angeli, doveva accettare essere disprezzato e odiato dagli uomini. Mentre prima comandava su tutto l'universo, in terra doveva diventare ubbidiente al Padre, ubbidiente fino alla morte in croce.

Tutto questo Gesù lo ha fatto per poter cercare e salvare quelli che erano perduti, tra cui tanti fra di noi.

Allora, di chi è l'iniziativa e l'impegno che porta una persona alla salvezza? Dal nostro punto di vista, sembra che sia l'uomo a cercare Dio. E, infatti, l'uomo deve cercare Dio. È un comandamento.

Però, Gesù ci rivela che in realtà, dietro le quinte, è Cristo stesso che cerca l'uomo. Infatti, in Giovanni 6 Gesù dichiara a questo proposito:

“43 Allora Gesù rispose e disse loro: "Non mormorate fra di voi. 44 Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.” (Giov 6:43-44 LND)

Nessuno può andare da Gesù, se Dio Padre non lo attira.

Certamente, gli uomini devono andare da Gesù per essere salvati, ma ci vanno solamente dopo che il Padre li ha attirati. Solo quando Dio opera nel cuore di una persona, quella persona inizia a cercare Gesù. Perciò, è sempre Dio che opera per primo. Per trovare le pecore perdute, Gesù doveva perfino arrivare alla croce. Quindi, pagò tutto per trovare e salvare le pecore.

Se applichiamo questa verità ad ogni persona che è salvata, prego che capiremo che la nostra salvezza non è dovuta al nostro grande impegno di cercare Cristo, ma al grande impegno di Cristo di cercare noi. Egli ha lasciato il cielo, è venuto per compiere la salvezza, e poi ha mandato lo Spirito Santo per trovarci e per attirarci a Sé. Noi siamo salvati per l'opera di Cristo.

La gioia in cielo

E' importante capire la verità che siamo stati salvati per l'opera di Cristo. O che possiamo sempre ricordare che è stato Cristo a venire in cerca di noi! Però, questa parabola ci insegna un'altra verità, una verità grandissima, che è importantissima conoscere e ricordare. Leggiamo dal v.5 al v.7. Notiamo qual è la reazione in cielo quando un peccatore si ravvede per ricevere la salvezza.

“5 E quando la ritrova, se la mette sulle spalle tutto contento; 6 e, giunto a casa, convoca gli amici e i vicini e dice loro: "Rallegratevi con me perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta 7 Io vi dico che allo stesso modo vi sarà in cielo più gioia per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento.” (Lu 15:5-7 LND)

In questi versetti, incontriamo per ben tre volte parole greche che hanno il significato di “gioia” e “gioire”. Se traducessimo letteralmente avremmo le espressioni seguenti: “E trovatola, se la mette sulle spalle gioendo”; poi nel v.6, l'uomo dice agli amici: “Gioite con me”; e, nel v.7, dichiara: “ci sarà più gioia in cielo per un solo peccatore che si ravvede...”. Gioendo, gioite, e gioia.

Il punto sottolineato da Gesù è molto chiaro, ed è una verità incredibile. Quando Dio salva un peccatore, c'è una grande gioia in cielo, il che vuol dire che Dio stesso prova una grande gioia. Dio, il Creatore di tutto, ha gioia per la salvezza di una persona.

Questo è incredibile. Pensiamo a chi è Dio. Dio è il Sovrano Creatore e Signore di tutto l'universo, Colui che sostiene tutto l'universo, Colui che dà vita e sostiene ogni creatura, Colui che è tre volte santo, elevato infinitamente al di sopra delle sue creature. Questo grande e maestoso Dio prova una grande gioia nella salvezza di una persona.

La donna con le monete

Per farci capire ancora di più la gioia di Dio per la salvezza per una persona, Gesù racconta una seconda parabola. Vi leggo Luca 15:8-10.

“8 «Oppure, qual è la donna che se ha dieci dramme e ne perde una, non accende un lume e non spazza la casa e non cerca con cura finché non la ritrova? 9 Quando l’ha trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: "Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta". 10 Così, vi dico, v’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si ravvede».” (Luca 15:8-10 NRV)

In questa parabola, Gesù descrive una donna con dieci monete, probabilmente su una collana, che ne perde una. Queste monete sono estremamente importanti per lei, e perciò cerca con grande cura in tutta la casa finché non ritrova la moneta perduta. Quando la ritrova, è così gioiosa che chiama le amiche e le vicine, a gioire insieme a lei. In altre parole, poiché la sua gioia era immensa lei doveva per forza gioire insieme ad altre.

Gesù usa anche questa parabola per insegnare che c'è un'immensa gioia in cielo per ogni singolo peccatore che si ravvede e riceve il perdono e la salvezza.

Un commento solo: in questo passo, Gesù afferma: v'è gioia davanti agli angeli di Dio. Chi sta davanti agli angeli di Dio? Dio stesso. Dio stesso prova una gioia immensa per un solo peccatore che si ravvede, che viene salvato.

Il figlio prodigo

Gesù continua, per rendere ancora più chiaro quanto è grande la gioia del Padre quando un peccatore si ravvede. Continuiamo in questo brano, tenendo in mente che il contesto ci rivela che i farisei avevano criticato Gesù perché Egli andava in cerca di peccatori, per parlare con loro di Dio. Gesù mostra ai farisei, e tramite le Scritture anche a noi, quanta gioia Dio stesso ha per la salvezza di una sola persona.

Ricordando lo scopo di Gesù, leggiamo dal v.11 al 24, che è un'altra parabola, forse la parabola più conosciuta della Bibbia. Questa parabola meriterebbe un sermone a parte. Quello che voglio notare oggi è quanto è grande la gioia del padre.

“11 Disse ancora: "Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane di loro disse al padre: "Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta". E il padre divise fra loro i beni. 13 Pochi giorni dopo il figlio più giovane, raccolta ogni cosa, se ne andò in un paese lontano e là dissipò le sue sostanze vivendo dissolutamente. 14 Ma quando ebbe speso tutto, in quel paese sopraggiunse una grave carestia ed egli cominciò ad essere nel bisogno. 15 Allora andò a mettersi con uno degli abitanti di quel paese, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16 Ed egli desiderava riempire il ventre con le carrube che i porci mangiavano, ma nessuno gliene dava. 17 Allora, rientrato in sé, disse: "Quanti lavoratori salariati di mio padre hanno pane in abbondanza, io invece muoio di fame! 18 Mi leverò e andrò da mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te 19 non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi lavoratori salariati 20 Egli dunque si levò e andò da suo padre. Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 E il figlio gli disse: "Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". 22 Ma il padre disse ai suoi servi: "Portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi. 23 Portate fuori il vitello ingrassato e ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E si misero a fare grande festa.” (Lu 15:11-24 LND)

Questa parabola mette in evidenza tante verità importanti. Ci mostra la ribellione e la stoltezza di noi uomini, in quanto per natura scegliamo di allontanarci da Dio e di cercare la nostra contentezza nel mondo. Quando Dio opera, la persona si rende conto di essere schiava del peccato, in condizioni pietose, e pensa alla bontà del Padre, che rappresenta Dio, e così rientra in sé, si ravvede, e torna al suo Creatore.

Prima di ravvedersi, il figlio della parabola, che rappresenta l'uomo peccatore, non aveva mai veramente amato il padre. Voleva solo ricevere quanto poteva dal padre, non voleva comunione con il padre.

Questa è la condizione naturale dell'uomo, che vuole che Dio gli conceda il maggior numero possibile di benedizioni, senza però volere Dio stesso nella propria vita. Questo modo di vedere Dio equivale a disprezzare Dio.

Alla luce di quest'immensa offesa contro Dio, del terribile peccato di disprezzare Dio, l'uomo peccatore non merita assolutamente il perdono di Dio. Dio sarebbe giusto se rifiutasse di perdonare l'uomo mandandolo semplicemente nel tormento eterno.

Invece, Dio offre all'uomo la possibilità di ravvedersi e ricevere il perdono e la salvezza. Non solo, ma Dio prova una grande gioia quando un peccatore si ravvede e torna a Lui.

Infatti, anche in questa terza parabola, Gesù sottolinea l'immensa gioia che Dio ha ogni volta che un peccatore si ravvede. Rileggiamo questa parte della parabola, notando il cuore del Padre.

“20 Egli dunque si levò e andò da suo padre. Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 E il figlio gli disse: "Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". 22 Ma il padre disse ai suoi servi: "Portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi. 23 Portate fuori il vitello ingrassato e ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E si misero a fare grande festa.” (Lu 15:20-24 LND)

Il Padre era così pieno di gioia che non poteva aspettare che il figlio pentito arrivasse a casa. Mentre il figlio era ancora lontano, corse ad incontrarlo. Non solo, ma poi lo baciò e ribaciò. Chiamò subito i servi per ordinare che si facesse una bellissima festa, tanto era grande la sua gioia.

Quindi, in ben tre parabole, Gesù insegna che Dio ha una gioia immensa per la salvezza di un peccatore. Ogni singola persona che Dio salva è immensamente importante per Dio.

Ogni figlio di Dio è amato e prezioso agli occhi di Dio. Volta dopo volta leggiamo che siamo amati da Dio. Per esempio, leggiamo in Efesini 5:1:

“Siate dunque imitatori di Dio, come figli carissimi,” (Ef 5:1 LND) (la parola “carissimi” nel greco è “amati”.)

Siamo figli amati da Dio. Dio ha dato il suo Unigenito Figlio, Gesù, per poterci salvare. Ora, essendo amati da Dio, nulla può separarci dall'amore di Dio per noi in Cristo Gesù.

Applicazione

O carissimi, quanto è importante che comprendiamo sempre di più la meravigliosa verità che ogni credente è estremamente prezioso per Dio! Dio stesso prova un'immensa gioia per la salvezza di una persona. C'è una grande gioia in cielo per ogni persona che Dio salva.

Quindi, ogni persona che Dio ha salvato può avere una grande gioia, sapendo di essere preziosa per Dio. Tu, credente, sei prezioso agli occhi di Dio!

Capendo poi che ogni peccatore che si ravvede è un motivo di grande gioia in cielo, dovremmo anche imparare ad imitare Gesù. Dovremmo anche noi impegnarci a proclamare le verità di Dio al maggior numero possibile di peccatori, ricordando che anche noi eravamo peccatori perduti. Come Gesù, dovremmo essere talmente impegnati nel parlare di Dio che i peccatori si avvicineranno a noi per ascoltarci.

Chiaramente, seguire l'esempio di Gesù NON vuol dire avere non credenti come compagnia. Gesù non aveva non credenti come amici. Chiama “amici” solamente i credenti. Gesù stava ben volentieri con i non credenti, non per divertirsi, ma piuttosto per parlare delle cose di Dio. Non faceva soltanto qualche vago commento. Gesù parlava molto chiaramente del peccato, del giudizio e del perdono per chi si sarebbe ravveduto. E così, anche noi dobbiamo impegnarci molto nel parlare con le persone delle cose di Dio. Dobbiamo essere luce per chi sta nelle tenebre, dobbiamo desiderare vivamente la salvezza delle persone intorno a noi.

O che possiamo anche noi gioire quando Dio salva qualcuno! Non c'è nulla in questa vita che sia grande quanto la salvezza. La salvezza non è solamente una benedizione che dura per questa vita, la salvezza è una benedizione che durerà per tutta l'eternità.

Gioiamo della salvezza degli altri! Gioiamo della nostra salvezza! Impegniamoci ad essere luce in questo mondo di tenebre! Amen.

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