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Atti 2:42-47, parte 2 - la Vita dei Primi Cristiani

Sermone di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org per domenica, 17 marzo, 2013 ---- cmd apb -----
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Come dovrebbe essere la vita cristiana? Come dovremmo vivere, dopo il meraviglioso avvenimento di essere stato perdonati da tutti i nostri peccati, e di essere diventati figli di Dio per mezzo di Gesù Cristo?

Ognuno di noi può decidere per conto suo, oppure, Dio ci dà delle chiare indicazioni?

Dio ci insegna in modo chiaro quello che è la vera vita cristiana.

Nell'ultimo sermone, abbiamo iniziato a considerare la vita dei primi credenti, che troviamo in Atti 2. Tramite la predicazione di Pietro, avevano capito la gravità del loro peccato. Però, poi hanno capito che in Gesù Cristo, c'è perdono e riconciliazione con Dio. Hanno creduto, e sono divenuti figli di Dio. Avevano grande gioia in questo.

Abbiamo visto che erano perseveranti nel seguire l'insegnamento degli apostoli. Anche noi dobbiamo essere perseveranti nel seguire l'insegnamento degli apostoli.

Oggi, vogliamo continuare a considerare quello che questo brano ci insegna. Leggiamo Atti 2:37-47, e poi, riprendiamo il brano con il versetto 42.

“37 Or essi, udite queste cose, furono compunti nel cuore e chiesero a Pietro e agli apostoli: "fratelli, che dobbiamo fare?". 38 Allora Pietro disse loro: "Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. 39 Poiché la promessa è per voi e per i vostri figli e per tutti coloro che sono lontani, per quanti il Signore Dio nostro ne chiamerà". 40 E con molte altre parole li scongiurava e li esortava, dicendo: "Salvatevi da questa perversa generazione". 41 Quelli dunque che ricevettero la sua parola lietamente furono battezzati; in quel giorno furono aggiunte circa tremila persone. 42 Essi erano perseveranti nel seguire l’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nel rompere il pane e nelle preghiere. 43 ed erano tutti presi da timore; e molti segni e miracoli si facevano per mano degli apostoli. 44 Or tutti coloro che credevano stavano insieme ed avevano ogni cosa in comune. 45 E vendevano i poderi e i beni e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. 46 E perseveravano con una sola mente tutti i giorni nel tempio e rompendo il pane di casa in casa, prendevano il cibo insieme con gioia e semplicità di cuore, lodando dio e godendo il favore di tutto il popolo. E Il Signore aggiungeva alla chiesa ogni giorno coloro che erano salvati.” (Atti 2:37-47)

Nella Comunione

Questi nuovi credenti avevano la gioia della salvezza. Come vivevano? Leggo ancora il versetto 42.

Essi erano perseveranti nel seguire l’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nel rompere il pane e nelle preghiere.

Nell'ultimo sermone, abbiamo considerato il fatto che essi erano perseveranti nel seguire l'insegnamento degli apostoli. Ora, consideriamo il resto del versetto. Oltre ad essere perseveranti nell'insegnamento degli apostoli, questi credenti erano perseveranti nella comunione. La parola greca usata qua è koinonia. Questa parola viene tradotta in italiano in vari modi, il più delle volte con-comunione, e anche con-partecipazione e collaborazione. La koinonia è un bellissimo frutto della salvezza.

Per capire il suo significato, vi leggo vari brani in cui c'è la parola “koinonia”. Il suo senso fondamentale è di condividere insieme. Può essere condividere soldi e beni materiali, può essere condividere tempo insieme parlando delle cose di Dio, può essere condividere la vita.

Per esempio, in 2Corinzi 6.14, viene tradotta con “comunione”.

“non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo diverso, perché quale relazione c’è tra la giustizia e l’iniquità? E quale comunione c’è tra la luce e le tenebre?” (2Corinzi 6:14 LND)

In questo brano, descrive il condividere la vita insieme, essere in compagnia. In 2Corinzi 8:4, viene tradotta con“partecipare”

“pregandoci con molta insistenza di accettare il dono e di partecipare a questa sovvenzione per i santi.” (2Corinzi 8:4 LND)

In questo caso, descrive il partecipare economicamente ai bisogni materiali. Poi, in 2Corinzi 9:13, viene tradotta con “ne fate parte”, e di nuovo, parla di partecipare dei bene a chi è nel bisogno.

“perché, a causa della prova di questa sovvenzione, essi glorificano Dio per l’ubbidienza all’evangelo di Cristo, che voi confessate, e per la liberalità con cui ne fate parte a loro e a tutti.” (2Corinzi 9:13 LND)

Parlando ai Filippesi, che avevano sostenuto Paolo nel suo ministero, egli usa la parola koinonia, che viene tradotta con “collaborazione”. Vi leggo Filippesi 1:5.

“per la vostra collaborazione nell’evangelo dal primo giorno fino ad ora,” (Filippesi 1:5 LND)

Parlando poi della sua comunione con Gesù Cristo, Paolo dichiara in Filippesi 3:10,

“per conoscere lui, Cristo la potenza della sua risurrezione e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme alla sua morte,” (Filippesi 3:10 LND)

Qua, vuol dire condividere la vita con Cristo.

L'autore di Ebrei, parla del fatto che i credenti condividevano i loro beni con gli altri, e koinonia viene tradotta con “far parte”.

“E non dimenticate la beneficenza e di far parte dei vostri beni agli altri, perché Dio si compiace di tali sacrifici.” (Ebrei 13:16 LND)

Nell'epistola di 1Giovanni 1:6,7 troviamo la parola koinonia due volte. In questo caso, vuol dire essere in comunione con Dio e con gli altri.

“6 se diciamo di avere comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità; 7 ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, abbiamo comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù Cristo, suo figlio, ci purifica da ogni peccato.” (1Giovanni 1:6-7 LND)

Vedere come la parola koinonia viene usata in vari brani ci aiuta a comprendere meglio il suo senso. Descrive una vita condivisa insieme. Applicando questa parola a noi, va molto oltre al semplice salutare gli uni gli altri al culto e al fatto di chiedere come sta l'altra persona. È essere veramente coinvolti nella vita l'uno dell altro. È aiutarsi l'un l'altro nei bisogni che si verificano. È sacrificarsi per il bene gli uni degli altri. È avere un vero e profondo legame gli uni con gli altri. È guardare insieme a Dio, nella preghiera, nell'adorazione, nel servizio.

Allora, comprendendo meglio il senso di koinonia, che nel nostro brano viene tradotto con“comunione”, consideriamo che questi nuovi credenti di Gerusalemme erano perseveranti nella comunione.

Solitamente, o per meglio dire per natura, uno potrebbe aver una buona comunione con la propria famiglia. È normale e giusto che una famiglia sia ben legata insieme. Però, notiamo nel nostro brano in Atti 2 che questi nuovi credenti di Gerusalemme erano perseveranti nella comunione gli uni con gli altri. In altre parole, riconoscevano che essendo stati perdonati, e perciò riconciliati con Dio per mezzo di Gesù Cristo, entravano a fa parte del corpo di Cristo, e perciò erano membra gli uni degli altri. Non era solo il tipico legame dell'amicizia, o della compagnia. Era un profondo e ricco legame di comunione.

La vera salvezza non solo porta una persona ad essere riconciliata con Dio, ma lega quella persona alle altre persone che Dio ha salvato. E perciò, la vera salvezza crea un profondo legame fra credenti, un legame che dev'essere curato e mantenuto. E questi credenti erano perseveranti nel curare questo legame, essendo perseveranti nella comunione.

Questi credenti condividevano la stessa fede, la stessa speranza, e lo stesso Signore. Vediamo più avanti che condividevano i loro pasti insieme. Vedremo anche che si aiutavano gli uni gli altri economicamente secondo il bisogno. Avevano vera a profonda comunione insieme, perché capivano il legame che avevano in Gesù Cristo.

Un frutto della vera salvezza è impegnarsi ad avere un forte legame con coloro che hanno ricevuto la stessa salvezza in Gesù Cristo.

Seguendo l'esempio di questi credenti, è importante che anche noi ci impegniamo a non vivere solo per le nostre cose, ognuno per conto suo, o per conto della propria famiglia, ma piuttosto che riconosciamo che facciamo parte insieme del corpo di Cristo. E perciò, come la Bibbia insegna ogni volta, dobbiamo avere una grande premura gli uni per gli altri. Dobbiamo amarci, dobbiamo essere coinvolti nella vita gli uni degli altri. Dobbiamo perseverare nella vera comunione gli uni con gli altri.

Nel Rompere il Pane

Oltre ad essere perseveranti nella comunione, e nel seguire l'insegnamento degli apostoli, questi nuovi credenti erano anche perseveranti nel rompere il pane.

Qual è il significato di rompere il pane insieme? Ci sono due possibili significati. Uno è che condividevano i loro pasti insieme. Questo è molto possibile. Però, visto che la parola comunione che abbiamo già considerato potrebbe comprendere anche il condividere i pasti, e di cui poi si parla di quello in avanti, non credo che sia quello il giusto significato.

Un altro significato della frase “rompere il pane” è quello di essere perseveranti nel prendere la cena del Signore insieme, ricordando la morte e la risurrezione del Signore con il pane e il calice.

Credo che il termine “rompere il pane” si riferisce proprio al fatto di prendere la cena del Signore. Questi credenti erano perseveranti nel ricordare che era la morte di Gesù Cristo che aveva pagato i loro peccati e provveduto per loro il perdono.

Molto probabilmente, prendevano la cena del Signore insieme molto spesso, visto che si vedevano spesso, essendo perseveranti nella comunione.

Come loro, anche noi abbiamo bisogno di ricordare sempre la morte e la risurrezione di Gesù Cristo. È importante che il ricordo che siamo salvati per l'opera di Cristo sia sempre presente nella nostra mente.

Abbiamo bisogno di ricordarci a vicenda, ogni volta, dell'opera di Cristo per noi. Cristo Gesù è la nostra giustizia, Egli è la nostra santificazione, Egli è il nostro Avvocato, Egli è il nostro Mediatore, Egli è il nostro Signore e Salvatore, e molto di più. In Lui tutte le promesse di Dio hanno il loro sì. È importante che siamo perseveranti nel rompere il pane insieme.

Nelle Preghiere

Oltre ad essere perseveranti nel seguire l'insegnamento degli apostoli, e nella comunione, e nel rompere il pane insieme, questi credenti erano perseveranti nelle preghiere.

Quanto è importante essere perseveranti insieme, nelle preghiere.

è un privilegio poter pregare, sapendo che per mezzo di Gesù Cristo, abbiamo libero accesso al trono di Dio.

Infatti, avendo Gesù come Cristo e Signore, Lo abbiamo anche come Sommo Sacerdote. Questo ci apre la porta al trono di Dio, come leggiamo in Ebrei 4

“14 avendo dunque un gran sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, riteniamo fermamente la nostra confessione di fede. 15 Infatti, noi non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con le nostre infermità, ma uno che è stato tentato in ogni cosa come noi, senza però commettere peccato. 16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per ricevere aiuto al tempo opportuno.” (Ebrei 4:14-16 LND)

Questo dono è prezioso, è il privilegio di accostarci con piena fiducia alla presenza di Dio stesso, che è il trono della grazia. Il privilegio della preghiera è per ogni individuo che ha Cristo, sia individualmente, ma anche insieme. Infatti, troviamo tanti esempi nella Bibbia che ci mostrano l'importanza di unirci nella preghiera.

Quindi, oltre alle preghiere personali, che sono fondamentali, abbiamo bisogno di perseverare nelle preghiere insieme, essendo di una sola mente e un solo cuore, portando insieme a Dio le nostre lodi, ringraziamenti, e suppliche. In Matteo 18, Gesù dichiara

“poiché dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro".” (Matteo 18:20 LND)

In Atti, vediamo più volte i credenti che pregavano insieme. È chiaro che subito dopo la salvezza, gli apostoli avevano insegnato a questi credenti l'importanza di pregare insieme. E perciò, il nostro brano dichiara che erano perseveranti nella preghiera. Capivano la necessità di pregare. Non possiamo superare le prove con la nostra forza. Non possiamo superare i nostri peccati per conto nostro. Non possiamo portare frutto a Dio per conto nostro. Abbiamo bisogno di pregare. Quindi, seguiamo l'esempio che Dio ci dà in questi credenti. Impegniamoci a pregare insieme. Impegniamoci ad essere perseveranti nel pregare.

Notate che il nostro brano dichiara che erano perseveranti nelle preghiere. Ci sono vari tipi di preghiera. C'è la preghiera di adorazione e di lode, c'è la preghiera per chiedere perdono per i nostri peccati, c'è la preghiera di ringraziamento, e c'è la preghiera per supplicare Dio, desiderando la sua gloria, e la grazia di non vacillare nelle prove.

Quindi, la mia preghiera è che possiamo crescere nell'essere perseveranti nelle preghiere. A livello pratico, certamente questo vuol dire pregare insieme quando siamo tutti riuniti come Chiesa. Però, possiamo anche pregare insieme in casa, possiamo pregare insieme quando ci vediamo per una serata, possiamo pregare insieme anche per telefono. La cosa importante è essere perseveranti nelle preghiere.

Risultato di questo – Miracoli

Lo Spirito Santo aveva operato potentemente salvando queste persone. Continuava ad operare in loro, e loro partecipavano alla sua opera, essendo perseveranti nel seguire l'insegnamento degli apostoli, e nella comunione, e nel rompere il pane, e nelle preghiere. E questo produceva un grande frutto. L'opera di Dio in queste persone è diventata visibile nella città. Leggiamo il versetto 43, che ci dichiara un frutto della loro perseveranza, che era un'opera dello Spirito Santo.

43 Ed erano tutti presi da timore; e molti segni e miracoli si facevano per mano degli apostoli.

Le persone erano prese da timore. Capivano che Dio era all'opera. Inoltre, lo Spirito Santo operava tramite gli apostoli, e molti segni e miracoli si facevano per mano degli apostoli.

Come Gesù aveva promesso, in quei primi tempi, i suoi apostoli facevano molti segni e miracoli. Questo era una chiara prova che erano veramente apostoli mandati da Dio.

Ricordate che la Bibbia insegna che i miracoli erano una prova che erano veri apostoli. Erano un segno che il messaggio proclamato dagli apostoli era veramente da Dio.

Vediamo questo chiaramente, per esempio, in 2Corinzi 12. L'Apostolo Paolo sta mostrando ai Corinzi che egli era un vero apostolo. C'erano anche dei falsi apostoli, che Paolo chiama sommi Apostoli, perché quegli uomini falsi si vantavano molto. Era importante che i credenti potessero riconoscere che Paolo era un vero apostolo, e perciò il suo insegnamento era la verità. Perciò, per mostrare a loro una prova che lui era un vero apostolo ricorda loro che quando era stato con loro, aveva fatto segni e miracoli, e che questi segni erano i segni che un vero apostolo faceva. Quindi, i miracoli dimostravano che Paolo era un vero apostolo. Vi leggo 2Corinzi 12:11-12.

“11 sono diventato insensato vantandomi, voi mi ci avete costretto, poiché avrei dovuto essere raccomandato da voi, perché non sono stato per nulla inferiore ai sommi apostoli, benché io non sia niente. 12 Ora i segni dell’apostolo sono stati messi in opera fra voi con grande pazienza, con segni e prodigi e con potenti operazioni.” (2Corinzi 12:11-12 LND)

Allora qui vediamo che i segni e prodigi e potenti operazioni, quello che noi chiamiamo miracoli, servivano per mostrare l'identità dei veri apostoli.

Anche in Ebrei 2, leggiamo che i segni e miracoli furono dati da Dio agli apostoli, per confermare la loro testimonianza come apostoli. Vi leggo Ebrei 2:

“2 se infatti la parola pronunziata per mezzo degli angeli fu ferma e ogni trasgressione e disubbidienza ricevette una giusta retribuzione, 3 come scamperemo noi, se trascuriamo una così grande salvezza? Questa, dopo essere stata inizialmente annunziata dal Signore, è stata confermata a noi da coloro che l’avevano udita, 4 mentre Dio ne rendeva testimonianza con segni e prodigi, con diverse potenti operazioni e con doni dello Spirito Santo distribuiti secondo la sua volontà.” (Ebrei 2:2-4 LND)

Qua, viene dichiarato che i segni e prodigi erano dati da Dio agli apostoli per rendere testimonianza di quello che predicavano. I miracoli erano una conferma da parte di Dio, una conferma visibile a tutti, che quello che dichiaravano gli apostoli veniva da Dio. Ricordate che a quel punto, non esisteva ancora il Nuovo Testamento. Stavano proclamando un messaggio nuovo. E perciò, Dio diede loro il potere di compiere miracoli, per confermare che parlavano veramente da parte sua.

Quindi anche in Ebrei vediamo quello che era lo scopo dei miracoli. Servivano per confermare la veracità del messaggio degli apostoli, mostravano che erano veri apostoli di Dio. Questo accadeva in quel periodo iniziale in cui non era ancora stato scritto il Nuovo Testamento, che era l'insegnamento degli apostoli scritto in modo ufficiale. E perciò, per distinguere i veri apostoli e i loro insegnamento dai tanti falsi apostoli, in quel primo tempo della vita della chiesa i miracoli erano estremamente utili.

E perciò qua in Atti 2:43, leggiamo che le persone di Gerusalemme erano prese di timore. Capivano che quello che succedeva era qualcosa di miracoloso. Capivano che Dio era all'opera, e che gli apostoli e questi credenti erano da Dio.

Abbiamo visto in Atti 1 che per poter essere un apostolo, uno doveva aver visto Gesù dal battesimo fino alla risurrezione. E quindi, non ci sono più apostoli oggi. Ma grazie ad Dio, non servono più apostoli. Oggi, abbiamo non solo l'Antico Testamento, ma anche il Nuovo Testamento. Quindi abbiamo l'insegnamento degli apostoli scritto in modo chiaro, che ci permette di leggerlo in qualunque momento.

Questi credenti seguivano lo Spirito Santo, e la presenza di Dio era visibile in loro.

Quando noi viviamo secondo la guida dello Spirito Santo, la presenza di Dio in noi sarà visibile agli altri. Dio non usa più miracoli nello stesso modo in cui li usava a quel tempo prima che ci fosse il Nuovo Testamento. Però, Dio è comunque potentemente all'opera oggi, e salva tante persone. Dio sta salvando persone in tutto il mondo, anche in posti dove c'è grande persecuzione. Quindi, lo Spirito Santo continua ad operare potentemente. Viviamo in modo che siamo strumenti utili all'opera di Dio.

La vita dei Credenti 44,45

Andando avanti, impariamo ancora di più come era la vita dei credenti, e ciò serve come esempio per noi. Leggo i versetti 44-45.

44 Or tutti coloro che credevano stavano insieme ed avevano ogni cosa in comune. 45 E vendevano i poderi e i beni e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno.

La Bibbia ci insegna ripetutamente che il vero amore si manifesta nell'aiutare chi è nel bisogno. Per capire meglio questo, consideriamo l'esempio più grande di amore.

Qual è il bisogno più grande di un uomo? Senza alcun dubbio, il bisogno più grande di un uomo è il suo bisogno di essere perdonato dai suoi peccati per non subire la condanna eterna! Eppure, visto che siamo peccatori, e Dio è un giusto giudice, è impossibile per noi ottenere quel perdono per conto nostro. Siamo condannati, destinati al tormento eterno. Non riusciamo a liberarci da soli.

Ecco dove interviene l'amore di Dio. Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio, Lo ha dato per essere punito al posto dei peccatori, nemici di Dio, per poter salvarli.

Perciò, il vero amore spinge colui che ama a sacrificarsi per il vero bene di colui che ama. Questo è quello che vediamo nell'amore di Dio.

E quindi, quando Dio salva una persona, mette in quella persona un nuovo cuore, un cuore di amore. Questo produce amore per Dio, ed amore per il prossimo. Un vero credente ama gli altri. Leggiamo questo più volte nell'epistola di 1Giovanni. Leggo 1Giovanni 3:10,14, 16-18, e 4:8,20.

“da questo si riconoscono i figli di Dio e i figli del diavolo: chiunque non pratica la giustizia non è da Dio, e neppure lo è chi non ama il proprio fratello.” (1Giovanni 3:10 LND)
“noi sappiamo di essere passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli; chi non ama il proprio fratello rimane nella morte.” (1Giovanni 3:14 LND)
“16 da questo abbiamo conosciuto l’amore: egli ha dato la sua vita per noi anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli. 17 Ora, se uno ha dei beni di questo mondo e vede il proprio fratello che è nel bisogno e gli chiude le sue viscere, come dimora in lui l’amore di Dio? 18 Figlioletti miei, non amiamo a parole né con la lingua, ma a fatti e in verità.” (1Giovanni 3:16-18 LND)
“chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.” (1Giovanni 4:8 LND)
“se uno dice: "io amo Dio," e odia il proprio fratello, è bugiardo; chi non ama infatti il proprio fratello che vede, come può amare Dio che non vede?” (1Giovanni 4:20 LND)

Quindi, chi dice di amare Dio, che non può vedere, deve amare anche il suo fratello, che può vedere.

Questi credenti amavano, in senso pratico e visibile, e perciò, il loro amore rendeva visibile che erano veri discepoli di Gesù Cristo. Si amavano gli uni gli altri, al punto di sacrificarsi. Il loro amore si manifestava in un aiuto concreto e sostanzioso.

Questi credenti capivano che essendo parte del corpo di Cristo, facevano parte gli uni degli altri. Perciò, erano pronti ad aiutarsi gli uni gli altri.

O che possiamo anche noi vivere così, amandoci così tanto da essere pronti a dare tutto per aiutarci gli uni gli altri. Questo comprende i nostri soldi, il nostro tempo, e le nostre forze e capacità.

Chiaramente, questo non vuol dire che uno potrebbe decidere di non lavorare più, per pretendere che gli altri lo sostengano. Questo è chiaro, come leggiamo, per esempio, in 2Tessalonicesi 3:10:

“infatti, anche quando eravamo tra di voi, vi ordinavamo questo: se qualcuno non vuol lavorare neppure mangi.” (2Tessalonicesi 3:10 LND)

Poi, in 1Tessalonicesi 4:11, abbiamo il comandamento:

“e a cercare diligentemente di vivere in pace, di occuparvi delle vostre cose e di lavorare con le vostre mani, come vi abbiamo ordinato,” (1Tessalonicesi 4:11 LND)

Quindi il piano di Dio per l'uomo è che l'uomo lavori. Se uno non vuole lavorare, gli altri non dovrebbero sostenerlo. Ogni persona deve avere grande prontezza nel lavorare, in qualunque lavoro onesto. Però, ci sono situazioni in cui pur avendo un grande desiderio di lavorare, il lavoro non c'è. Qui, vediamo un frutto del vero amore, quando chi ha aiuta, in senso notevole, chi non ne ha.

Questi credenti amavano davvero. Erano tutti insieme, e avevano tutto in comune. In altre parole, si aiutavano economicamente in ogni cosa. Chi aveva qualcosa, la condivideva con chi era nel bisogno. Questo era un frutto del vero amore che avevano gli uni per gli altri.

Ricordate le parole di Gesù in Giovanni 13, in cui egli dichiara:

“da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri".” (Giovanni 13:35 LND)

A Gerusalemme, il fatto che questi credenti avevano tutto in comune rendeva chiaro che erano veri discepoli di Gesù. La presenza di Dio era molto visibile in loro. Quando noi ci amiamo in senso profondo, sarà visibile anche in noi.

Dio continuava a Salvare, 46,47

Arrivando agli ultimi versetti in questo capitolo, vediamo una descrizione della vera vita cristiana. E poi, vediamo i frutti di quella vita. Leggo i versetti 46 e 47.

46 E perseveravano con una sola mente tutti i giorni nel tempio e rompendo il pane di casa in casa, prendevano il cibo insieme con gioia e semplicità di cuore, 47 lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. E il Signore aggiungeva alla chiesa ogni giorno coloro che erano salvati.

Di nuovo, troviamo la frase "con una sola mente". Questi credenti non cercavano ognuno il suo proprio interesse, ma insieme cercavano la gloria di Dio, e il bene gli uni degli altri! Questa è una descrizione della vera vita cristiana. Dio ci salva facendoci diventare parte del corpo di Cristo, e perciò membri gli uni degli altri. Perciò, la vera vita cristiana è una vita in cui siamo molto legati gli uni agli altri. È una vita in cui perseveriamo nella vita cristiana con una sola mente.

Notiamo in che cosa erano perseveranti tutti i giorni. Erano sempre presenti nel tempio. In quel tempo, essendo tutti Giudei coloro che avevano creduto in Gesù come Cristo, andavano nel tempio per adorare Dio. E quindi potremo dire che erano perseveranti nell'adorazione. Essere uniti nell'adorazione di Dio è un frutto della vera salvezza. Impegniamoci a vivere così. Impegniamoci a parlare insieme degli attributi e delle opere di Dio, per dare gloria a Dio.

In più, erano perseveranti con una sola mente nel rompere il pane di casa in casa, prendendo il loro cibo insieme con gioia e semplicità di cuore.

Avevano una sola mente. Non cercavano ognuno il proprio interesse. Cercavano la gloria di Dio. Erano tutti impegnati a vivere per la gloria di Dio, e perciò, erano tutti uniti. Condividevano i loro pasti insieme, trovavano molto gioia insieme per la loro salvezza.

Avevano gioia e semplicità di cuore. Questo vuol dire semplicemente che il loro cuore non era diviso in tante cose. Invece, avevano tutti un unico sentimento: il desiderio di vivere per la gloria di Dio.

Questi primi credenti vivevano così, lodando Dio insieme. Come frutto di questo, godevano il favore di tutto il popolo. In altre parole, la loro vita era tale che le persone di Gerusalemme vedevano in loro la presenza di Dio, vedevano la loro bontà, vedevano le loro vite trasformate, e non avevano da dire cose negative. Piuttosto, godevano il favore di tutti.

Questo rispecchia le parole di Gesù Cristo in Matteo 5:16.

“così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il padre vostro che è nei cieli".” (Matteo 5:16 LND)

Prego che anche noi possiamo vivere come loro, perseveranti con una sola mente nel vivere per la gloria di Dio, nell'adorare Dio, e nell'amarci gli uni gli altri. Vivendo così, anche noi avremo una grande gioia. Cristo sarà visibile agli altri in noi.

Notiamo quello che Dio faceva tramite un popolo così zelante. Egli aggiungeva alla chiesa ogni giorno coloro che erano salvati. In altre parole, Dio continuava a salvare giorno per giorno.

Che immensa gioia, vedere nuove persone salvate. Viviamo in modo da essere strumenti utili a Dio per la salvezza degli altri.

Conclusione

Ringrazio Dio per questo brano. In esso, Dio ci mostra come vivere la vita cristiana. Questo è un buon passo da leggere e rileggere frequentemente, per ricordare quello che sono le basi della vita cristiana.

La vita cristiana è essere perseveranti nelseguire l'insegnamento degli apostoli. È essere perseveranti nella comunione, condividendo le nostre vite insieme. È anche la perseveranza nel rompere il pane, ovvero, nel tenere al centro della nostra vita la morte e la risurrezione di Gesù Cristo, come base della nostra salvezza.

Inoltre, una parte centrale della vita cristiana è essere perseveranti nelle preghiere, pregare insieme come popolo di Dio.

Viviamo come quei credenti, amandoci al punto che tutti possono vedere il nostro amore gli uni per gli altri, nel modo in cui ci aiutiamo gli uni gli altri. Viviamo uniti, con una sola mente, gioendo insieme per la salvezza che abbiamo in comune! Lodiamo Dio insieme.

Quando questo è la nostra vita, Dio salverà gli altri tramite noi! La salvezza è la sua opera. Viviamo come questi credenti, in modo che possiamo essere strumenti utili al Signore! Viviamo per la gloria di Dio, gioendo della nostra comune salvezza. Gesù Cristo è il nostro Salvatore e Signore! Alleluia.