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Stefano: Il Primo Martire - Atti 6,7

Sermone di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org per domenica, 21 luglio, 2013 ---- cmd ap -----
parole chiavi: Stefano, martire, persecuzione, Atti, prove, potenza di Dio, ripieno di Spirito Santo.

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Se tu vivi totalmente per Dio, come andrà la tua vita? Andrà nel migliore dei modi. Però, il migliore dei modi potrebbe comprendere anche la persecuzione!

Seguire Dio è l'unica via che porta ad una vita veramente benedetta. Però, seguire Dio di cuore non vuol dire che la vita sarà necessariamente facile, perché le prove fanno parte del piano di Dio. Infatti, oggi vogliamo considerare un brano di Atti in cui vedremo che seguire Dio con tutto il cuore può portare a grande persecuzione, e perfino alla morte. Però, anche in questi casi, seguire Dio è l'unica via che porta la gioia della salvezza. Quindi, vogliamo riprendere il nostro studio nel libro degli Atti. Siamo arrivati ad Atti 6.

Nell'ultimo sermone, abbiamo letto del primo peccato che aveva contaminato la Chiesa a Gerusalemme. Il peccato di Anania e Saffira in Atti 5 non aveva contaminato la Chiesa, in quanto riguardava solamente loro, e Dio li ha subito tolti dalla Chiesa, facendoli morire.

Invece, nei primi versetti di Atti 6, abbiamo letto di un peccato che ha creato divisione nella chiesa. Un gruppo di credenti, gli Ebrei, ovvero i credenti che parlavano la lingua ebraica, trascurava le vedove Elleniste. Anziché identificarsi con Cristo, che crea la vera unità della Chiesa, c'erano credenti che si identificavano con gruppi fondati sulla lingua e sulla cultura. Identificarsi così è una forma di orgoglio, infatti ogni volta che noi troviamo una parte della nostra identità in qualunque cosa al di fuori di Cristo, salvo la propria famiglia, è una forma di orgoglio che ci fa sentire superiori agli altri.

Come abbiamo visto, gli apostoli riconoscevano quanto era grave questo peccato, e hanno subito agito per purificare la Chiesa, chiedendo alla Chiesa di riconoscere degli uomini che potevano gestire la distribuzione alle vedove in modo giusto ed equo. La Chiesa ha scelto uomini i cui nomi erano tutti nomi greci, ciò ci aiuta a capire che la Chiesa stessa aveva capito quanto aveva peccato, e voleva evitare a tutti i costi di tornare a farlo.

La buona lezione per noi in questo è il fatto che quando noi pecchiamo, dobbiamo non solo ravvederci da quel peccato e abbandonarlo, ma spesso serve anche prendere provvedimenti per non ricaderci. Se abbiamo avuto una brutta compagnia, dobbiamo cambiare abitudini o compagnia. Dobbiamo fare il necessario per camminare in santità, guardando sempre a Cristo.

Riprendiamo il nostro studio in Atti 6, leggendo dal versetto 1 a 6.

“1 Or in quei giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio da parte degli ellenisti contro gli ebrei, perché le loro vedove veni vano trascurate nel servizio di assistenza quotidiana. 2 Allora i dodici, radunato il gran numero dei discepoli, dissero: "non è bene che noi, lasciata la parola di Dio, serviamo alle mense. 3 Perciò, fratelli, cercate fra voi sette uomini, di cui si abbia buona testimonianza, ripieni di Spirito Santo e di sapienza, a cui noi affideremo questo compito. 4 Ma noi continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministero della parola". 5 Questa proposta piacque a tutti i discepoli. ed elessero Stefano, uomo ripieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, un proselito di Antiochia. 6 Li presentarono poi davanti agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani.” (Atti 6:1-6 LND)

Ora, con quella base, iniziamo con il versetto 7:

Intanto la parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente in Gerusalemme; e anche un gran numero di sacerdoti ubbidiva alla fede.

Visto che la Chiesa era stata purificata dal peccato, Dio di nuovo operava grandemente, salvando tante nuove persone. Salvava perfino anche un gran numero di sacerdoti. Dio opera potentemente!

È importante che ci rendiamo conto del fatto che quando noi togliamo veramente il peccato della nostra vita, confessandolo apertamente a Dio, e cambiando strada, Dio opererà potentemente anche nella nostra vita, portando frutto tramite noi.

Invece, se non confessiamo il nostro peccato, possiamo impegnarci quanto vogliamo, ma non porteremo vero frutto spirituale. Se abbiamo un peccato non confessato nella nostra vita, non possiamo dimorare in Cristo, e senza dimorare in Cristo non possiamo portare frutto, vivremo una vita sprecata e senza la gioia della salvezza.

A Gerusalemme, il peccato era stato tolto dalla Chiesa, di nuovo i credenti erano uniti in una sola mente e un solo cuore. E così, Dio operava potentemente tramite loro. Prego che anche noi possiamo essere veramente uniti con una sola mente e un solo cuore, camminando umilmente e con santità davanti a Dio, cercando per primo il suo regno, per poter essere strumenti nelle sue mani.

Quindi, era un periodo di grande vittoria per la Chiesa. Però, nella sua saggezza, Dio permise anche grande persecuzione. Abbiamo già letto di come Pietro e Giovanni, e poi tutti gli apostoli erano stati arrestati. Le autorità religiose odiavano il fatto che gli apostoli predicavano l'evangelo, e cercavano di opporsi al messaggio di Gesù Cristo. Avevano messo gli apostoli in carcere, ma Dio li aveva liberati dal carcere, mostrando il suo potere.

Ora, nel capitolo 6 e anche 7, scopriamo che Dio permise che un uomo ripieno di Spirito, Stefano, fosse messo a morte. Questa non era una sconfitta, ma piuttosto faceva parte del piano perfetto di Dio.

Seguiamo la storia, leggendo Atti 6:8.

8 Or Stefano, ripieno di fede e di potenza, faceva grandi prodigi e segni fra il popolo.

Questo è lo stesso Stefano che faceva parte dei sette uomini, e nel versetto 5 abbiamo letto che era pieno di fede e di Spirito Santo. Quindi era un uomo che camminava in stretta comunione con Dio, e quindi Dio ha scelto di usarlo potentemente per proclamare la Sua parola.

Nel versetto 5 leggiamo che era pieno di fede e Spirito Santo, e di potenza. Infatti, quando siamo ripieni di Spirito Santo, saremo anche ripieni di potenza, perché è lo Spirito Santo stesso che ci dà la sua potenza per compiere opere che non potremmo compiere da soli.

Come abbiamo già letto in Atti, in questo periodo mentre la Chiesa era giovane, Dio operava miracoli tramite gli apostoli, , per confermare che il loro messaggio di salvezza per mezzo di Gesù Cristo veniva da Dio.

Oggi, che abbiamo tutta la Bibbia, non serve più quel tipo di conferma. Però, anche oggi lo Spirito Santo opera con potenza in quelli che sono ripieni di Spirito. Questa potenza serve per superare il peccato. Serve per adoperare i doni spirituali in modo da portare frutto. La potenza permette ad una persona timorosa di parlare con coraggio. La potenza di Dio all'opera in una persona le permette di fare quello che non potrebbe mai fare da sola.

E in questo caso, la potenza di Dio era all'opera in Stefano, e così faceva grandi prodigi e segni, e proclamava potentemente l'evangelo di Gesù Cristo!

Però, quando Dio opera, Satana si oppone a quell'opera. Questo è un principio importante da ricordare. Quindi, quando ci impegniamo per la gloria di Dio, non dobbiamo essere sorpresi del fatto che Satana combatte contro quello che stiamo facendo per Dio. Ricordate che colui che è in noi è più potente di colui che è contro di noi. Leggo i versetti 8 a 10 insieme.

8 Or Stefano, ripieno di fede e di potenza, faceva grandi prodigi e segni fra il popolo. 9 E alcuni della sinagoga, detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini e di quelli di Cilicia e d’Asia si alzarono per disputare con Stefano; 10 ma non potevano resistere alla sapienza e allo spirito col quale egli parlava.

Quelli che disputavano con Stefano erano Giudei. I Giudei che non avevano accolto Gesù Cristo come il loro Cristo, il loro Messia, si opponevano fortemente a Gesù Cristo. Quindi questi uomini si alzarono per disputare con Stefano, ma visto che Stefano era pieno della potenza dello Spirito Santo, non potevano resistere alla sua sapienza e al suo spirito.

Quando noi siamo ripieni di Spirito, e quando quello che noi diciamo è veramente fedele alla parola di Dio, gli uomini non riusciranno a contraddire quello che diciamo, come quegli uomini non riuscivano a contraddire Stefano.

La reazione di quegli uomini era un peccato che purtroppo a volte si trova anche in noi. Quando non si riesce a vincere un discorso con un'altra persona, perché quello che dice è giusto e vero, però per orgoglio non si vuole accettare quella posizione, spesso si adopera la tattica di attaccare la persona stessa, anziché parlare contro quello che dice. Cioè, se non si può contraddire un argomento, si attacca colui che fa l'argomento. E quindi questi Giudei, non potendo resistere ai discorsi di Stefano, attaccavano Stefano stesso. Leggiamo i versetti 11 a 13.

11 Allora istigarono degli uomini che dicessero: "Noi lo abbiamo udito pronunciare parole di bestemmia contro Mosé e contro Dio". 12 Ed eccitarono il popolo, gli anziani e gli scribi; e, piombatigli addosso, lo trascinarono via e lo condussero davanti al sinedrio. 13 Poi presentarono dei falsi testimoni che dicevano: "Quest’uomo non cessa di proferire parole di bestemmia contro questo santo luogo e contro la legge. 14 Lo abbiamo infatti sentito dire che questo Gesù, il Nazareno, distruggerà questo luogo e muterà i riti che Mosé ci ha dato".

Non stavano più combattendo contro il messaggio che Stefano proclamava, che Gesù è il Cristo annunciato nelle scritture. Piuttosto adesso attaccano Stefano. L'evidenza che Gesù è il Cristo è chiara. Visto che questi uomini non volevano inginocchiarsi davanti a Cristo, fecero false accuse di quello che Stefano aveva dichiarato di Gesù Cristo davanti al sinedrio, che aveva l'autorità di giudicare questioni religiose.

Erano disposti ad usare falsi testimoni. Quando non vogliamo accettare la verità, molto facilmente cadiamo nel peccato di usare esagerazioni e menzogne.

Dopo che il sinedrio sentì le accuse contro Stefano, gli diede la possibilità di rispondere alle accuse.

Leggo il versetto 15, e poi capitolo 7:1.

15 E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, avendo fissati gli occhi su di lui videro il suo volto simile al volto di un angelo.” (Atti 6:1-15 LND) “1 Allora il sommo sacerdote gli disse: "Stanno queste cose proprio così?". (Atti 7:1)

La Difesa di Stefano

Vogliamo leggere quello che Stefano dice. Questo è uno dei discorsi più lunghi del Nuovo Testamento, che ci fa capire che lo Spirito Santo considera questo discorso importante per noi. Infatti, è importante perché in questo discorso, vediamo come Stefano dimostra che i Giudei nell'Antico Testamento erano di collo duro, non accettando quello che Dio aveva fatto. Spiegando questo, Stefano mostra che i Giudei che rifiutavano di accettare Gesù come il Cristo ripetevano il peccato dei loro antenati. Quindi, il suo scopo era di mostrare il peccato dei Giudei nel passato, per mettere in evidenza il peccato dei Giudei là davanti a lui. Inoltre, mostrava ancora che Gesù è il Cristo.

Inizio il suo discorso leggendo Atti 7 dal versetto 2 al 7. Notate che parla di varie promesse che Dio fece ad Abramo, e come furono tutte adempiute, mostrando la fedeltà di Dio.

2 Egli disse: "Fratelli e padri, ascoltate. Il Dio della gloria apparve ad Abrahamo, nostro padre, mentre egli era in Mesopotamia, prima che abitasse in Carran. 3 e gli disse: "Usci dal tuo paese e dal tuo parentado e va’ nel paese che io ti mostrerò". 4 Allora egli uscì dal paese dei Caldei e abitò in Carran; di là, dopo che suo padre morì, Dio lo fece venire in questo paese, nel quale ora voi abitate. 5 E non gli diede alcuna eredità, neppure lo spazio per posarvi un piede. Ma promise di darlo in proprietà a lui e alla sua progenie dopo di lui, quand’egli non aveva ancora alcun figlio. 6 E Dio parlò così: che la sua progenie dimorerebbe come forestiera in paese straniero, e che là sarebbe tenuta in schiavitù e maltrattata quattrocento anni. 7 Ma Dio aggiunse: "Io giudicherò la nazione alla quale avranno servito; e dopo ciò, essi usciranno e mi serviranno in questo luogo".

Andando avanti, notiamo che Stefano mostra come Dio dirigeva la storia per portare avanti il suo piano. Mette molta enfasi sulla provvidenza di Dio, e sulla sua cura per il suo popolo. Leggo dal 8 al 22.

8 Poi gli diede il patto della circoncisione. E così Abrahamo generò Isacco e lo circoncise nell’ottavo giorno Isacco generò Giacobbe, e Giacobbe i dodici patriarchi. 9 I patriarchi, portando invidia a Giuseppe, lo vendettero perché fosse condotto in Egitto, ma Dio era con lui; 10 e lo liberò da tutte le sue tribolazioni e gli diede grazia e sapienza davanti al Faraone, re di Egitto, il quale lo costituì governatore sull’Egitto e su tutta la sua casa.
11 Or sopravvenne una carestia e una grande calamità in tutto il paese d’Egitto e di Canaan, e i nostri padri non trovavano viveri. 12 Ma Giacobbe, saputo che in Egitto c’era del grano, vi mandò una prima volta i nostri padri. 13 La seconda volta Giuseppe si fece riconoscere dai suoi fratelli e fu svelata al Faraone la parentela di Giuseppe. 14 Allora Giuseppe mandò a chiamare suo padre Giacobbe e tutto il suo parentado, in tutto settantacinque persone. 15 Giacobbe scese in Egitto, dove morì lui e i nostri padri. 16 Essi furono poi trasportati a Sichem e posti nel sepolcro, che Abrahamo aveva comprato a prezzo d’argento dai figli di Emor, padre di Sichem.
17 Ora, mentre si avvicinava il tempo della promessa che Dio aveva giurata ad Abrahamo, il popolo crebbe e si moltiplicò a in Egitto, 18 finché sorse in Egitto un altro re che non aveva conosciuto Giuseppe. 19 Questi, usando malizia contro la nostra stirpe, maltrattò i nostri padri fino a far esporre i loro bambini, perché non sopravvivessero. 20 In quel tempo nacque Mosé, ed era bello agli occhi di Dio; egli fu nutrito per tre mesi in casa di suo padre. 21 E, quando fu esposto, la figlia del Faraone lo raccolse e lo allevò come suo figlio. 22 Così Mosé fu istruito in tutta la sapienza degli Egiziani, ed era potente in parole ed opere.

A questo punto, descrive Mosè come un tipo di Gesù Cristo. Mostra come i Giudei avevano rifiutato colui che Dio aveva mandato per salvarli. Leggo dal versetto 23 a 35.

23 Ma, quando giunse all’età di quarant’anni, gli venne in cuore di andare a visitare i suoi fratelli: i figli d’Israele. 24 E, vedendone uno che subiva un torto, lo difese e vendicò l’oppresso, uccidendo l’Egiziano.
25 Or egli pensava che i suoi fratelli avrebbero capito che Dio stava per dar loro liberazione per mezzo suo, ma essi non compresero. 26 Il giorno seguente egli comparve in mezzo a loro, mentre litigavano e li esortò alla pace, dicendo: "O uomini, voi siete fratelli, perché vi fate torto l’un l’altro?". 27 Ma colui che faceva torto al suo vicino lo respinse, dicendo: "Chi ti ha costituito principe e giudice su di noi? 28 Vuoi uccidere me, come ieri hai ucciso l’Egiziano?". 29 A queste parole Mosé fuggì e dimorò come forestiero nel paese di Madian dove generò due figli.
30 Passati quarant’anni, l’angelo del Signore gli apparve nel deserto del monte Sinai, nella fiamma di fuoco di un roveto, 31 Alla vista di ciò, Mosé rimase stupito di quel che vedeva, e come si avvicinava per osservare, udì la voce del Signore, 32 che diceva: "Io sono il Dio dei tuoi padri, il Dio di Abrahamo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe". Ma Mosé, tremando tutto, non ardiva alzare lo sguardo. 33 Allora il Signore gli disse: "Togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è terra santa. 34 Ho certamente visto l’afflizione del mio popolo in Egitto e ho udito i loro sospiri, e sono disceso per liberarli; or dunque vieni, io ti manderò in Egitto".
35 Quel Mosé che avevano rifiutato, dicendo: "Chi ti ha costituito principe e giudice?". Quello mandò loro Dio come capo e liberatore, per mezzo dell’angelo che gli era apparso nel roveto.

Notate che Stefano mette enfasi sul fatto che i Giudei avevano rifiutato proprio colui che Dio aveva mandato come capo e liberatore. Questi Giudei avevano fatto la stessa cosa con Gesù Cristo.

Continuando, Stefano parla dei segni e prodigi che Mosé aveva compiuto. Anche Gesù aveva compiuto segni e prodigi. Poi nel versetto 37 Stefano cita la profezia di Mosé in cui aveva parlato del Cristo, un profeta come lui. Comandò ai Giudei di ascoltare quel profeta. Stefano stava mostrando che Gesù è quel profeta, e che questi Giudei erano colpevoli perché non lo avevano ascoltato. Leggo i versetti 36 a 38.

36 Egli li condusse fuori, operando segni e prodigi nel paese di Egitto, nel Mar Rosso e nel deserto, per quarant’anni. 37 Questi è quel Mosé che disse ai figli d’Israele: Il Signore Dio vostro susciterà per voi, tra i vostri fratelli, un profeta come me. Ascoltatelo! 38 Questi è colui che nell’assemblea nel deserto fu con l’angelo che gli parlava sul monte Sinai e con i nostri padri; e ricevette le parole viventi per trasmetterle a noi.

Dal versetto 39, Stefano parla ancora del peccato dei Giudei di aver respinto Mosé, colui che Dio aveva mandato per salvarli. Avendo rifiutato colui che Dio aveva mandato, sono caduti perfino nel peccato di idolatria. Leggo i versetti 39 a 41.

39 A lui i padri nostri non vollero ubbidire; anzi lo respinsero e si rivolsero con i loro cuori all’Egitto, 40 dicendo ad Aaronne: "Facci degli dèi che vadano davanti a noi, perché a questo Mosé che ci ha condotti fuori dal paese di Egitto non sappiamo che cosa sia accaduto". 41 E in quei giorni fecero un vitello, offrirono un sacrificio all’idolo e si rallegrarono nell’opera delle loro mani.

Ora, nei versetti 42 a 50, Stefano continua il racconto, mostrando come i Giudei volevano immaginare che Dio abitasse in un tempio costruito da loro, ma in realtà l'Altissimo è troppo grande per abitare in un tempio fatto da mano d'uomo. I Giudei sbagliavano molto. Leggo da 42 a 50.

42 Allora Dio si ritrasse e li lasciò servire all’esercito del cielo, com’è scritto nel libro dei profeti: "Casa d’Israele, mi avete voi offerto sacrifici e olocausti per quarant’anni nel deserto? 43 Avete piuttosto portato la tenda di Molok e la stella del vostro Dio Remfan, le immagini da voi fatte per adorarle; perciò io vi trasporterò al di là di Babilonia
44 Nel deserto i vostri padri avevano il tabernacolo della testimonianza, come aveva comandato colui che aveva detto a Mosé di farlo secondo il modello che aveva visto. 45 E i nostri padri, dopo averlo ricevuto, lo trasportarono con Giosuè nel paese che era stato posseduto dai gentili, che Dio scacciò davanti ai nostri padri; e là rimase fino ai giorni di Davide, 46 il quale trovò grazia davanti a Dio e chiese di poter trovare una dimora per il Dio di Giacobbe. 47 Fu invece Salomone quello che gli edificò una casa.
48 Ma l’Altissimo non abita in templi fatti da mani d’uomo, come dice il profeta: 49 "Il cielo è il mio trono e la terra lo sgabello dei miei piedi; quale casa mi edifichereste voi, dice il Signore, o quale sarebbe il luogo del mio riposo? 50 Non ha la mia mano fatto tutte queste cose?"

Stefano mostra il loro peccato

A questo punto, Stefano passa dal parlare dei Giudei dei secoli precedenti, a parlare dei giudei davanti a lui. Dichiara senza mezzi termini il loro peccato. Come erano i loro antenati, anche questi Giudei erano di collo duro. Resistevano sempre allo Spirito Santo, come i loro antenati. I loro antenati avevano rifiutato e perseguitato i profeti che avevano preannunciato la venuta di Gesù Cristo, il Giusto. E questi uomini erano colpevoli della morte del Giusto, Gesù Cristo. Quindi, pur avendo la legge di Dio, non avevano seguito la legge di Dio.

Stefano parla in modo diretto del loro peccato. Leggo i versetti 51 a 53.

51 Uomini di collo duro ed incirconcisi di cuore e di orecchi, voi resistete sempre allo Spirito Santo; come fecero i vostri padri, così fate anche voi. 52 Quale dei profeti non perseguitarono i padri vostri? Essi uccisero anche coloro che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale ora voi siete divenuti traditori e uccisori; 53 voi che avete ricevuto la legge promulgata dagli angeli e non l’avete osservata!".

Come abbiamo visto quando Pietro e gli altri apostoli parlavano con il sinedrio, Stefano proclama il loro peccato in modo chiaro. Dobbiamo capire che quando una persona è sotto la condanna di Dio, il vero amore ci spinge ad aiutare quella persona a capire il suo peccato, anche se non ne vuole sentire parlare. Infatti, finché una persona non riconosce il proprio peccato, non può essere salvata. Perciò, una parte essenziale per proclamare l'evangelo è quella di mostrare alle persone con cui parliamo il loro peccato nei confronti di Dio.

Gli uomini di questo sinedrio avevano già sentito del loro peccato più volte da Pietro, Giovanni e gli altri apostoli. Non volevano ravvedersi. E allora qui, reagiscono come spesso anche noi reagiamo quando non vogliamo ravvederci da un peccato che qualcuno ci fa notare.

Quando qualcuno ti parla di un tuo peccato, tu puoi reagire in due modi. O puoi ravvederti, oppure, puoi reagire male.

Per esempio, molto spesso, quando qualcuno ci parla di un nostro peccato, ci sentiamo offesi. A volte sentiamo rabbia verso la persona che ci ha parlato. Questo è un gravissimo peccato, e dimostra un cuore duro contro Dio.

Quando qualcuno ci parla di un nostro peccato, la risposta giusta è ascoltare attentamente, anche se all'inizio a noi non sembra che sia così. Questo è perché il cuore giusto vuole assolutamente non peccare contro Dio, e perciò è aperto a valutare il peccato.

Questi uomini non volevano comunione con Dio, e perciò, non erano aperti. E allora reagirono contro Stefano con grande ira, al punto che lo uccisero. Leggiamo dal versetto 54 a 60. Notate l'ira di questi uomini, e notate la pace che aveva Stefano, perché Dio era con lui.

L'Uccisione di Stefano

54 All’udire queste cose, essi fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui. 55 Ma egli, ripieno di Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio 56 e disse: "Ecco, io vedo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio".
57 Ma essi, mandando alte grida, si turarono gli orecchi e tutti insieme si avventarono sopra di lui; 58 e, cacciatolo fuori dalla città, lo lapidarono. E i testimoni deposero le loro vesti ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. 59 Così lapidarono Stefano, che invocava Gesù e diceva: "Signor Gesù, ricevi il mio spirito". 60 Poi, postosi in ginocchio, gridò ad alta voce: "Signore, non imputare loro questo peccato". E, detto questo, si addormentò.”

Faccio solo pochi commenti. Prima di tutto, notate che anche mentre era sotto attacco, Stefano era ripieno dello Spirito Santo. Non solo, ma guardando verso il cielo Dio gli permise di vedere la gloria di Dio, e Gesù che stava alla destra di Dio. Dio non abbandona mai i suoi cari nei momenti difficili, anzi. Dio sta sempre con coloro che guardano a Lui con fede.

Notate anche il cuore di Stefano. Prima di tutto, si affida totalmente a Dio, chiedendo a Cristo di ricevere il suo spirito. Poi, nonostante questi uomini lo stessero uccidendo con grande ira, Stefano pregava per loro. Il suo desiderio era per la loro salvezza. In Stefano vediamo la verità che dobbiamo amare e pregare per quelli che ci fanno del male.

Quindi, ti chiedo di valutare come rispondi e reagisci quando qualcuno ti fa del male. Impariamo dall'esempio di Stefano a lasciare la vendetta nelle mani di Dio.

Notate che viene menzionato un giovane di nome Saulo. Egli approvava l'uccisione di Stefano. Infatti, nel capitolo 8 vedremo che questo Saulo, che noi conosciamo più come Paolo, era un grande nemico dell'evangelo di Gesù Cristo, finché Cristo non ha cambiato il suo cuore.

Alla fine, notate che Stefano, avendo pregato per i suoi nemici, e chiesto al Signore Gesù di ricevere il suo spirito, si addormentò. La Bibbia spesso usa il termine addormentarsi per parlare della morte fisica di un credente. Questo è perché in realtà l'anima rimane pienamente viva, e solo il corpo si addormenta, in quanto sarà risuscitato quando Gesù ritornerà.

Ultimi pensieri

Allora, ricordiamo alcune delle verità principali che abbiamo visto oggi. Abbiamo visto che quando confessiamo i nostri peccati, Dio opera tramite noi per la sua gloria. Quanto è importante camminare umilmente davanti a Dio, riconoscendo e confessando i nostri peccati.

Abbiamo visto che quando camminiamo così, Dio ci riempie di Spirito Santo, e così possiamo essere usati potentemente da Dio. Forse Dio si servirà di noi in un modo diverso di come si è servito di Stefano. Però, ci userà per compiere opere con un frutto eterno. Questa è una vita che vale.

Ricordate che quando viviamo per Dio, e parliamo di Dio, ci sarà opposizione, e perfino dura persecuzione. Però, non dobbiamo temere, perché in questi momenti, Dio sarà sempre con noi. Seguiamo l'esempio di Stefano, e anziché difendere noi stessi, proclamiamo le verità di Dio. Sarà Dio a curarci nel modo migliore.

Soprattutto, preghiamo di essere usati per la gloria di Dio. Ciò che importa è che la nostra vita porti gloria a Dio. Solo così avremo la gioia della salvezza.

Grazie a Dio per l'esempio di Stefano. Seguiamo il suo esempio, viviamo per la fede che aveva lui.