un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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Un Comportamento Giusto
1 Tessalonicesi 2:1-16, parte 2

filename: 52-0201b.g01 di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org - sermone su 1 Tess 2:1-16, per RO, 8/7/2001

Nell’ultimo sermone, abbiamo visto che una tattica che i nemici di Dio usano è quella di cercare di screditare chi annuncia il vangelo, in modo che le persone non gli diano più ascolto. Questo è il modo più facile per allontanare qualcuno dalla verità. In 1 Tessalonicesi 2, Paolo si difende, non per scopi personali, ma per proteggere la fede di questi giovani credenti.

In quel sermone, abbiamo visto che Paolo, per dimostrare che le accuse contro di lui erano false, aveva ricordato ai Tessalonicesi che sia lui che il suo vangelo provenivano da Dio, non dagli uomini, perché egli era un vero apostolo. Abbiamo visto che è essenziale che anche noi confrontiamo qualsiasi insegnamento e qualsiasi insegnante con la Parola di Dio, perché solo così possiamo avere la certezza della sua veracità.

Oggi, vogliamo continuare a considerare questo capitolo. Vogliamo notare come il comportamento di Paolo fosse un’ulteriore prova che egli era veramente da Dio. Qui c’è una lezione importante per noi. Non solo è importante che predichiamo la verità, ma dovremmo anche vivere in modo tale che il nostro comportamento rispecchi la presenza di Dio in noi e diventi una conferma della veracità del nostro messaggio.

Fatta questa precisazione, esaminiamo 2 Tessalonicesi 2. Che Dio ci aiuti a valutare se il nostro comportamento rispecchia quello di Paolo.

il brano

1 Voi stessi, fratelli, sapete che la nostra venuta tra voi non è stata vana; 2 anzi, dopo aver prima sofferto e subìto oltraggi, come sapete, a Filippi, trovammo il coraggio nel nostro Dio, per annunziarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte. 3 Perché la nostra predicazione non proviene da finzione, né da motivi impuri, né è fatta con inganno; 4 ma come siamo stati approvati da Dio che ci ha stimati tali da poterci affidare il vangelo, parliamo in modo da piacere non agli uomini, ma a Dio che prova i nostri cuori. 5 Difatti, non abbiamo mai usato un parlare lusinghevole, come ben sapete, né pretesti ispirati da cupidigia; Dio ne è testimone. 6 E non abbiamo cercato gloria dagli uomini, né da voi, né da altri, sebbene, come apostoli di Cristo, avessimo potuto far valere la nostra autorità; 7 invece, siamo stati mansueti in mezzo a voi, come una nutrice che cura teneramente i suoi bambini. 8 Così, nel nostro grande affetto per voi, eravamo disposti a darvi non soltanto il vangelo di Dio, ma anche le nostre proprie vite, tanto ci eravate diventati cari. 9 Perché, fratelli, voi ricordate la nostra fatica e la nostra pena; infatti è lavorando notte e giorno per non essere di peso a nessuno di voi, che vi abbiamo predicato il vangelo di Dio. 10 Voi siete testimoni, e Dio lo è pure, del modo santo, giusto e irreprensibile con cui ci siamo comportati verso di voi che credete; 11 sapete pure che, come fa un padre con i suoi figli, 12 abbiamo esortato, confortato e scongiurato ciascuno di voi a comportarsi in modo degno di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria. (1 Tessalonicesi 2:1-12)

Venuto per dare, non per ricevere

Paolo inizia dicendo:

Voi stessi, fratelli, sapete che la nostra venuta tra voi non è stata vana; (1 Tessalonicesi 2:1)

La parola che qui è tradotta con “vana” è una parola che vuol dire “mani vuote”. Per esempio, viene tradotta così in Marco 12:3, nella parabola del vignaiuolo.

“Ma essi lo presero, lo picchiarono e lo rimandarono a mani vuote.” (Marco 12:3)

Cosa intende Paolo, quando dichiara che non è venuto fra loro a mani vuote? I falsi insegnanti venivano per prendere, non per dare. Volevano arricchirsi a spese dei loro ascoltatori. Al contrario, Paolo non era venuto a mani vuote, cercando di ricevere qualcosa da loro. Invece, era venuto da loro portando amore, il messaggio di verità, potenza e lo Spirito Santo. Egli aveva dato loro il messaggio di vita e, come vedremo fra qualche versetto, egli aveva dato anche se stesso. Perciò, egli era il contrario di quello che le false accuse dicevano di lui. Come ci presentiamo noi alle persone intorno a noi? A mani vuote, ovvero, per ricevere, oppure, portiamo la verità di Dio a loro, senza cercare il contraccambio?

v.3 Cose che NON erano la sua motivazione

Ora, passiamo al v.3, in cui Paolo ribatte alle false accuse che riguardavano la sua motivazione nel predicare.

Perché la nostra predicazione non proviene da finzione, né da motivi impuri, né è fatta con inganno; (1 Tessalonicesi 2:3)

non da finzione

Paolo inizia dichiarando che la sua predicazione non era provenuta da finzione.

Qui, la parola usata per finzione, e che nella Nuova Diodati è tradotta come inganno, è una parola che vuol dire sviare, e viene usata per descrivere una persona sviata dalla verità. Viene usata per descrivere errori di dottrina. Paolo qui dichiara che la loro predicazione non era fondata sull’errore, ma era fondata sulla verità. Qui si tratta della veracità del loro messaggio.

Paolo dimostra questo con la dichiarazione che leggiamo al v.4.

Ma come siamo stati approvati da Dio che ci ha stimati tali da poterci affidare il Vangelo, parliamo in modo da piacere non agli uomini, ma a Dio che prova i nostri cuori.

Il vangelo che Paolo predicava, che noi abbiamo nelle sue lettere, gli era stato affidato da Dio stesso. Egli era un vero Apostolo, era stato scelto da Cristo stesso, ed aveva visto il Cristo risorto. Il suo vangelo gli era stato dato da Cristo. Perciò, la loro predicazione non proveniva da finzione, ovvero, dall’errore.

Cristo ha dato il vangelo direttamente agli Apostoli, e poi, lo Spirito Santo ha guidato loro ed alcuni altri, come Luca, a scrivere il Nuovo Testamento. Finché il nostro messaggio è fedele alla Parola di Dio, anche noi possiamo dichiarare, come Paolo, che la nostra predicazione non proviene da finzione. Però, dobbiamo stare attenti ad essere fedeli alla Parola di Dio, affinché il nostro messaggio non sia sviato dalla verità.

v.3 non da motivi impuri

Paolo dichiara anche che il suo vangelo non proveniva da motivi impuri. La parola usata qui indica principalmente l’impurità, sia fisica che morale. C’erano tanti falsi insegnanti che cercavano ricchezza tramite il loro insegnamento. C’erano altri che erano animati da motivi impuri. Ecco due brani che parlano di questo.

10 Infatti vi sono molti ribelli, ciarloni e seduttori delle menti, specialmente tra quelli della circoncisione, ai quali bisogna chiudere la bocca; 11 uomini che sconvolgono intere famiglie, insegnando cose che non dovrebbero, per amore di un guadagno disonesto. (Tito 1:10-11)
5 aventi l’apparenza della pietà, mentre ne hanno rinnegato la potenza. Anche da costoro allontànati! 6 Poiché nel numero di costoro ci sono quelli che si insinuano nelle case e circuiscono donnette cariche di peccati, agitate da varie passioni, (2 Timoteo 3:5-6)

Ovviamente, Paolo era stato accusato di aver avuto dei motivi impuri. Paolo nega questo totalmente. Egli non aveva mai predicato pensando a quello che avrebbe potuto ricevere dagli uomini. Egli predicava perché era stato chiamato a quel ministerio dal Signore.

Paolo stesso insegnava l’importanza per i credenti di sostenere coloro che predicavano il vangelo, come aveva insegnato anche Gesù. Però, il punto che Paolo sottolinea qui è che egli non aveva mai avuto come motivazione il guadagno, né alcun’altra motivazione impura.

non fatto con inganno

La predicazione di Paolo non era fatta con inganno. Non aveva mai avuto come scopo il far credere qualcosa di falso, ingannare, usare la predicazione per motivi nascosti. Dobbiamo evitare qualsiasi predicazione fatta con inganno.

il contrasto con la falsa accusa

Paolo continua, nei vv.4-6, a spiegare di più della purezza del loro ministerio. In questi versetti, egli nega altre false accuse.

4 ma come siamo stati approvati da Dio che ci ha stimati tali da poterci affidare il vangelo, parliamo in modo da piacere non agli uomini, ma a Dio che prova i nostri cuori. 5 Difatti, non abbiamo mai usato un parlare lusinghevole, come ben sapete, né pretesti ispirati da cupidigia; Dio ne è testimone. 6 E non abbiamo cercato gloria dagli uomini, né da voi, né da altri, sebbene, come apostoli di Cristo, avessimo potuto far valere la nostra autorità;

Prima notiamo gli aspetti negativi che NON avevano fatto parte dal ministerio di Paolo,

un parlare lusinghevole: Paolo non aveva mai usato parole lusinghevoli, ovvero, non aveva mai usato belle parole per influenzare gli ascoltatori. Un tipico esempio di lusinga è un negoziante che dice a una signora che prova una gonna: “O signora, è perfetta per lei!”, anche se in realtà le sta molto male.

Come allora, la religione di oggi è piena di un parlare lusinghevole, cioè, viene annunciato un messaggio che piace agli ascoltatori. Oggi, non si condannano i peccati che sono considerati cose normali nella società e nella vita degli ascoltatori, né si dichiara che a causa dei loro peccati, gli ascoltatori sono condannati, incapaci di salvarsi. Gli uomini vogliono sentire che sono abbastanza buoni e che hanno molto da offrire a Dio. Perciò, tante religioni proclamano un messaggio di comodo, che piace, allo scopo di avere più seguaci.

Invece Paolo non aveva mai usato con lusinghe. Egli predicava la verità, anche quando condannava gli ascoltatori. E noi, come parliamo?

né pretesti ispirati da cupidigia: Paolo non aveva mai avuto pretesti ispirati da cupidigia. Cioè, non aveva mai usato la predicazione per cercare di guadagnare o approfittare dagli ascoltatori. Al contrario, il suo scopo era di proclamare fedelmente il vangelo di Dio, sapendo che solamente per mezzo di esso le persone potevano essere salvate.

Non avevano cercato gloria dagli uomini. Un’altra cosa che Paolo e i suoi compagni non avevano mai fatto era cercare la gloria dagli uomini. Come dice anche al v.4, egli non cercava di piacere agli uomini, ma solamente a Dio. Perché si può cercare di piacere agli uomini? Per avere la loro approvazione, in qualche modo, per ricevere gloria da loro.

Paolo non voleva approvazione dagli uomini. Egli non voleva gloria dagli uomini. Egli voleva approvazione da Dio; perciò, egli si impegnava per piacere a Dio. Egli voleva glorificare Dio.

La Bibbia ci insegna ad avere stima e onore per le guide spirituali. Però, dobbiamo dare tutta la gloria a Dio. Nella sua carne, l’uomo vuole gloria per se stesso. Nel mondo, si dà gloria agli uomini giorno per giorno, in ogni campo. Basti pensare allo spettacolo, allo sport, ma anche alla scienza. Però, anche nella religione, vediamo tanti esempi in cui gli uomini danno gloria gli uni agli altri.

Infatti, molte religioni hanno creato un sistema in cui certi uomini sono visti come molto importanti, e si vestono in modo molto sfarzoso, e ci sono vari riti fatti per dare gloria agli uomini religiosi. In tante false religioni, le persone s’inginocchiano davanti ai capi religiosi.

In Atti 10, leggiamo di come Pietro, un vero Apostolo, reagiva quando qualcuno si inginocchiava davanti a lui. In questo brano, Pietro arriva a casa di Cornelio, un gentile.

24 L’indomani arrivarono a Cesarea. Cornelio li stava aspettando e aveva chiamato i suoi parenti e i suoi amici intimi. 25 Mentre Pietro entrava, Cornelio, andandogli incontro, si inginocchiò davanti a lui. 26 Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Alzati, anch’io sono uomo!» (Atti 10:24-26)

Pietro era un vero Apostolo, scelto personalmente da Cristo, come testimone oculare del Cristo risorto. Se fosse possibile per gli uomini religiosi meritare gloria, Pietro sarebbe stato uno di questi. Egli, però, rifiutava di accettare qualsiasi forma di gloria, perché solo Dio è degno di gloria.

Neppure Paolo accettava gloria. Quindi, le accuse contro di lui erano contrarie alla verità.

La verità riguarda Paolo vv.7-9

Al v.7, Paolo passa al contrattacco. Avendo negato le false accuse, egli ricorda ai Tessalonicesi la verità riguardo lui e la sua predicazione. Questi credenti avevano già visto le cose che Paolo sta per menzionare, perciò, dovevano solo ricordare queste cose. Paolo poteva difendersi solamente perché aveva un comportamento irreprensibile. E noi?

Ascoltiamo mentre Paolo gli ricorda il suo comportamento.

invece, siamo stati mansueti in mezzo a voi, come una nutrice che cura teneramente i suoi bambini. (1 Tessalonicesi 2:7)

Paolo, Sila e Timoteo, si erano comportati con i Tessalonicesi con una tenerezza e premura come quella che ha una mamma che allatta suo figlio. Com’è la cura di una buona mamma che allatta un bimbo? È una cura tenera, totale, costante. Una mamma così non pensa a se stessa, si impegna totalmente per il bene del bimbo. Così Paolo e gli altri avevano curato i Tessalonicesi. Dovevano solo ricordare la sua cura per capire che le accuse contro Paolo erano totalmente infondate.

Proseguiamo con il v.8.

8 Così, nel nostro grande affetto per voi, eravamo disposti a darvi non soltanto il vangelo di Dio, ma anche le nostre proprie vite, tanto ci eravate diventati cari.

Anziché cercare di ingannare o sfruttare i Tessalonicesi, Paolo, Sila e Timoteo avevano un grande affetto per questi credenti, al punto che erano disposti non solo a dare loro il vangelo, ma anche le loro proprie vite, proprio come fa una mamma con suo figlio.

Qui vediamo un frutto del vero affetto, ovvero, il vero amore. Il vero affetto non è solamente un sentimento. L’affetto, si impegna per la persona amata. I Tessalonicesi avevano visto questo impegno da parte di Paolo, avevano visto i suoi sacrifici per loro, perciò, sapevano che egli diceva la verità. Infatti, Paolo aveva sofferto molto per poter proclamare il vangelo e aiutare i credenti a crescere. Perciò, dovevano solo ricordare l’affetto di Paolo, e avrebbero capito subito che le accuse contro di lui erano senza fondamento.

Paolo continua a ricordare loro del suo comportamento al v.9.

Perché, fratelli, voi ricordate la nostra fatica e la nostra pena; infatti è lavorando notte e giorno per non essere di peso a nessuno di voi, che vi abbiamo predicato il vangelo di Dio. (1 Tessalonicesi 2:9)

Parlando di sé, di Tito e di Sila, Paolo ricorda ai Tessalonicesi dello loro fatica e pena. Per poter proclamare il vangelo e promuovere la fede dei Tessalonicesi, Paolo e anche gli altri con lui si erano molto affaticati.

Se facciamo un paragone con la mamma di un piccolo bimbo, curarlo bene vuol dire dare, dare, e dare ancora, senza sperare di ricevere. Vuol dire avere fatica e anche pena. Questo è il modo in cui Paolo e gli altri si erano comportati, ed è così che Gesù ha vissuto. Dio chiama anche noi a vivere così, dando noi stessi per gli altri.

Chi vive per se stesso, cercando di evitare le fatiche, non segue le orme di Cristo. Dio ci chiama a darGli le primizie della nostra vita. Spesso, questo richiede fatica ed anche pena. I Tessalonicesi avevano visto questi sacrifici in Paolo e negli altri. Perciò, ricordando questo, era ovvio che le accuse contro Paolo erano false.

Mi chiedo se le persone intorno a noi possono vedere in noi fatiche e pene nel nostro impegno di portare loro il vangelo?

v.10 il comportamento di Paolo

Paolo continua a ricordare loro come era stato il loro comportamento in mezzo a loro.

Voi siete testimoni, e Dio lo è pure, del modo santo, giusto e irreprensibile con cui ci siamo comportati verso di voi che credete.

Paolo e gli altri si erano comportati in modo santo, giusto e irreprensibile.

Ogni credente è chiamato ad essere santo. Il metro di cos’è la santità non è un metro umano. È la santità di Dio stesso. In un mondo malvagio, dove il peccato è normale, comportarsi in modo santo è possibile solamente se abbiamo gli occhi fissati sul Cristo, e se siamo pronti a confessare ed abbandonare ogni peccato.

In modo GIUSTO vuol dire secondo la giustizia di Dio. È un comportamento dove ogni azione rispecchia l’insegnamento di Dio.

In modo IRREPRENSIBILE vuol dire in modo tale che nessuno può onestamente accusarti di alcuna incoerenza.

I Tessalonicesi avevano visto, con i loro occhi, che il comportamento di Paolo era così. Perciò, dovevano solo ricordare questo per riconoscere che tutte le accuse contro di lui erano prive di fondamento.

Cari amici, dobbiamo chiederci: che comportamento abbiamo noi? Quando arrivano le false accuse, il nostro comportamento sarà stato tale da liberarci da queste accuse?

Certamente, è importante proclamare la parola di Dio. Però, dobbiamo anche vivere in modo tale che il nostro comportamento non sia un ostacolo alla predicazione. Dio ci dà un esempio da seguire in Paolo.

v.11,12 il ministerio di Paolo fra di loro

Oltre a confermare la sua predicazione, il comportamento di Paolo è un esempio per noi. Notiamo quello che ci spiega nei v.11,12.

sapete pure che, come fa un padre con i suoi figli, abbiamo esortato, confortato e scongiurato ciascuno di voi a comportarsi i modo degno di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.

Al v.7, Paolo aveva descritto il suo comportamento in mezzo a loro come quello di una nutrice, una mamma. Ora parla di come è stato come un padre per loro. Proclamare la parola di Dio non è un lavoro, non è una professione, è una passione, prima per Dio, e poi per coloro ai quali si predica.

Notiamo le cose che Paolo ricorda loro circa il suo comportamento in mezzo a loro.

ESORTAVA: Paolo aveva esortato questi credenti. Esortare significa spingere verso la via giusta. Esortare è simile al lavoro di un allenatore, che spinge l’atleta sempre in avanti. Un frutto della vera presenza di Dio in una persona è quando questa aiuta gli altri a crescere sempre di più nella via del Signore.

CONFORTAVA: Paolo aveva anche confortato questi credenti. La vita cristiana è piena di difficoltà, di persecuzioni, di prove. Paolo, come un padre, li confortava, ricordandogli le promesse di Dio, l’amore di Dio, e la fine di tutte le cose. Il mondo cerca di confortare, ma non ha una vera base per dare conforto. Invece un vero credente può confortare un altro credente con le promesse di Dio e ricordandogli della cura e della potenza di Dio.

SCONGIURAVA: E poi Paolo li aveva scongiurati. Questo è il contrario di usare parole lusinghevoli. Quando questi credenti vacillavano, anziché dire loro delle belle parole per farli sentirsi meglio, Paolo li aveva esortati e perfino scongiurati. Pur essendo poco piacevole al momento, era una prova del suo amore per loro. Quando si vede qualcuno prendere una via che porta lontano da Dio, il vero amore e la vera premura spirituale non ti permettono di tacere. Bisogna, con tutto cuore, esortare e scongiurare. Questo è ciò che Paolo e gli altri avevano fatto, tanto era grande il loro amore per i Tessalonicesi.

Avete notato in quale direzione avevano esortato e scongiurato questi giovani credenti? Li avevano scongiurati a comportarsi in modo degno di Dio, che ci chiama al suo regno e alla sua gloria. Chi ha il privilegio di essere chiamato al regno e alla gloria di Dio, dovrebbe assolutamente comportarsi in modo degno di Dio.

Dobbiamo esaminare noi stessi, per vedere se anche noi, che abbiamo ricevuto la salvezza, ci comportiamo in modo veramente degno di Dio, e poi, che aiutiamo gli altri a comportarsi così.

Conclusione

Tramite l’esempio di Paolo, Dio ci mostra come dovremmo comportarci, in modo che la nostra vita rispecchi la nostra predicazione del vangelo. Quando ci comportiamo così, anche se arrivano false accuse, il nostro comportamento ne dimosterà la falsità.

La Parola di Dio è piena di esortazioni che ci chiamano a comportarci in modo santo e irreprensibile. Un tale comportamento non è solamente importante per la nostra testimonianza, è essenziale come frutto della vera salvezza.

Abbiamo un grande privilegio, quello di annunciare la Parola di Dio. Però, dobbiamo sempre ricordare l’importanza del nostro comportamento. Paolo aveva un comportamento che mostrava la presenza di Dio in lui. Egli seguiva l’esempio di Cristo, e viveva per gli altri, non per se stesso.

O che noi possiamo avere quell’affetto e quella cura che hanno una mamma e un padre, verso le persone a cui Dio ci permette di annunciare Cristo. O che il nostro comportamento possa dimostrare la realtà di Cristo in noi!

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