un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

Per stampare questo sermone, suggeriamo che torni in dietro e scegli la versione PDF, che è già impaginata da stampare.

Si usa Ctrl +   e  Ctrl -  per cambiare la grandezza dei caratteri

email questo link

Soffriamo guardando a Dio
1Pietro 4:12-16

25° sermone nella serie su 1Pietro

filename: 60-04-12.06k.odt di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org RO 19-11-2006 cmd
parole chiave: sofferenze, persecuzioni, prove, fede, giudizio

Nella vita siamo circondati da persone, dalla nascita alla morte. A noi, alcuni sembrano gentili, ed altri cattivi. Però, in realtà, noi non possiamo vedere il cuore delle persone. In realtà, la grande maggioranza delle persone intorno a noi è ciò che eravamo anche noi: dei ribelli contro Dio.

Anche noi facevamo parte di un mondo sotto condanna, un mondo destinato alla condanna eterna.

Per la sua grazia, nonostante che eravamo ribelli come tutti gli altri, Dio ci ha fatto rinascere ad una speranza viva, per un'eredità incorruttibile. Ora, non apparteniamo più al mondo. Ora, siamo cittadini del cielo, figli di Dio. Siamo stranieri, in cammino verso il cielo. Dobbiamo vivere in questo mondo, con tutte le sue difficoltà, ma abbiamo Dio con noi, e abbiamo la certezza della nostra eredità eterna.

Perciò, avendo questa eredità alla presenza di Dio, e avendo già Cristo nei nostri cuori, viviamo con gioia, esultiamo, in Cristo!

Però, non dobbiamo pensare che la vita sia senza afflizione. Piuttosto, Pietro ci spiega che le varie afflizioni sono necessarie. In 1Pietro 1, abbiamo imparato che queste prove sono come il fuoco che purifica l'oro, servono per purificare la nostra fede, e per farla diventare più forte. Così, la fede sarà motivo di lode e gloria e onore al ritorno di Cristo.

In 1Pietro 1: 15,16, Dio ci comanda di vivere in santità, come Dio è santo. Poi, nella maggioranza dei capitoli 1-4 descrive il modo in cui dobbiamo vivere in santità, nei vari ruoli e rapporti della vita, mentre aspettiamo la nostra eredità.

1Pietro 4:7-11 ci insegna come investire il tempo che ci rimane sulla terra, non nei peccati di una volta, ma secondo la volontà di Dio. Questo significa che dobbiamo essere sobri e in guardia per non cadere nel peccato, e dobbiamo amare gli altri intensamente dedicandoci al loro bene.

A questo punto, nel brano che vogliamo considerare oggi e nel prossimo sermone, Pietro ci ricorda dell'imminenza del ritorno di Cristo, e di come dobbiamo considerare la vita alla luce del Suo ritorno.

Infatti, per vivere vittoriosamente come credenti, è fondamentale tenere sempre in mente il ritorno di Cristo Gesù, e il fatto che saremo giudicati da Lui.

Questa è la verità che Pietro ci spiega in questo brano e che è estremamente importante per noi. Perciò, consideriamola attentamente.

Leggiamo 1Pietro 4:12-19

“12 Carissimi, non lasciatevi disorientare per la prova di fuoco che è in atto in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano. 13 Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella manifestazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. 14 Se siete vituperati per il nome di Cristo, beati voi, poiché lo Spirito di gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi; da parte loro egli è bestemmiato, ma da parte vostra egli è glorificato. 15 Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida o ladro o malfattore, o perché si impiccia negli affari degli altri; 16 ma, se uno soffre come cristiano, non si vergogni, anzi glorifichi Dio a questo riguardo. 17 Poiché è giunto il tempo che il giudizio cominci dalla casa di Dio, e se comincia prima da noi, quale sarà la fine di coloro che non ubbidiscono all’evangelo di Dio? 18 E "se il giusto è appena salvato, cosa avverrà dell’empio e del peccatore?". 19 Perciò anche quelli che soffrono secondo la volontà di Dio, raccomandino a lui le proprie anime, come al fedele Creatore, facendo il bene.” (1Pi 4:12-19 LND)

Come considerare le nostre prove

Prima di tutto, in questo brano, Pietro ci aiuta a capire come dobbiamo considerare le nostre prove in questa vita.

Se ci pensiamo, già sappiamo quanto questa verità sia importante. Per esempio, sapere lo scopo di qualcosa cambia totalmente come la vediamo. Consideriamo un dolore che porta ad ottenere un grande bene totalmente diverso da un dolore che non serve ad alcun bene. Per esempio: un atleta che corre in una gara, e si sforza al punto da avere dolore, se sa che quel dolore gli farà vincere il premio che desidera tantissimo, quell'atleta considererà quel dolore totalmente diverso da come considererebbe la stessa quantità di dolore, se dovesse subirla da dei malviventi durante una rapina.

Durante la Seconda Guerra mondiale, se un gruppo di prigionieri di un campo di concentramento avesse trovato un modo di fuggire, che però richiedeva tante difficoltà e grande sacrificio, quei prigionieri avrebbero considerato tutti quei dolori come poca cosa, per la gioia di arrivare vivi e sani in patria, anziché subire la tortura che coloro che erano rimasti erano destinati a subire. Le stesse sofferenze subite nel campo sarebbero state qualcosa di negativo.

Quindi, quando la nostra sofferenza produce un risultato meraviglioso, e ci ricordiamo di quel risultato, trasforma come consideriamo quella sofferenza.

E in questo brano, Pietro ci ricorda dello scopo della nostra sofferenza come cristiani. Ci parla di quale sarà il risultato eterno delle nostre sofferenze per Cristo.

v. 12 Come vedere le sofferenze

Tenendo tutto quello in mente, leggiamo ancora il v.12

“Carissimi, non lasciatevi disorientare per la prova di fuoco che è in atto in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano.” (1Pi 4:12 LND)

La frase: “non lasciatevi disorientare” è la traduzione di una sola parola Greca, che è una parola che deriva dalla parola che significa “ospitare un estraneo”, che è una forma della parola che in seguito viene tradotta con “strano”.

Quindi, potremmo anche tradurre questo frase: “non considerate come una cosa strana la prova di fuoco che è in atto in mezzo a voi.”

Non dobbiamo considerare le prove dure, le prove di fuoco, che ci arrivano come qualcosa di strano, anzi, dovremmo considerarle come una parte normale della vita da cristiani.

Le prove di fuoco sono parte della vita cristiana, proprio come il dolore fa parte delle doglie di un parto. Potremmo dire le parole di questo versetto ad una donna che sta per partorire: Non considerare strano il dolore del tuo parto, come se ti accadesse qualcosa di strano.

Quindi, in questo brano, tramite Pietro, Dio ci dichiara che dobbiamo riconoscere che le prove di fuoco fanno parte del suo piano per la nostra vita, e perciò, non dobbiamo considerarle come qualcosa di strano. A cosa servono le prove di fuoco

Ricordiamoci che Pietro stesso ci ha spiegato lo scopo delle prove di fuoco che arrivano nella nostra vita. Nel capitolo 1, parlando della nostra eredità, al v.6, dichiara:

“6 A motivo di questo voi gioite anche se al presente, per un podi tempo, dovete essere afflitti da varie prove, 7 affinché la prova della vostra fede, che è molto più preziosa dell’oro che perisce anche se vien provato col fuoco, risulti a lode, onore e gloria nella rivelazione di Gesù Cristo,” (1Pi 1:6-7 LND)

Le prove di fuoco nella nostre vite servono, per provare la nostra fede. Se vi ricordate, le prove, che sono afflizioni di vario tipo, servono per purificare la nostra fede, per rivelare se la nostra fede è vera, e per rafforzarla. Come il fuoco prova e raffina l'oro, così il fuoco delle nostre afflizioni raffina la nostra fede. Notiamo il motivo per cui esse servono: affinché la nostra fede risulti a lode, onore e gloria, nella rivelazione di Gesù Cristo. Cioè, le prove servono per darci una fede che produrrà lode, onore e gloria, al ritorno di Cristo. La chiave della vita cristiana è di tenere sempre in mente il ritorno di Cristo, e di ricordare che le prove servono per prepararci per Lui.

Ora, nel capitolo 4, Pietro ritorna su questo argomento. Ci ha già parlato del fatto che ci potranno essere tante sofferenze nella vita cristiana, quando camminiamo per fede. Ora, Egli spiega il frutto di queste sofferenze.

Il motivo che non dobbiamo considerare il fuoco delle prove come qualcosa di strano è che dobbiamo ricordare costantemente il ritorno di Cristo.

Infatti, il v.13 continua questo discorso. Vi leggo 12 e 13.

“12 Carissimi, non lasciatevi disorientare per la prova di fuoco che è in atto in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano. 13 Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella manifestazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare.” (1Pi 4:12-13 LND)

Anziché considerare le nostre sofferenze qualcosa di strano, che potrebbe turbarci o agitarci, dovremmo rallegrarci in proporzione a quanto partecipiamo alle sofferenze di Cristo.

In altre parole, più soffriamo per Cristo, più gioia dovremmo avere.

Questo potrebbe sembrare molto strano, e difficile da accettare, se non ne comprendiamo il motivo. Notiamo la seconda parte del v.13.

“Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella manifestazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare.” (1Pi 4:13 LND)

La nostra gioia alla manifestazione di Gesù Cristo dipenderà da quanto soffriamo ora, per essere raffinati nel crogiolo della vita.

Detto in parole semplice, più sofferenza per Cristo subiamo ora, più gioia avremo al suo ritorno, perché la nostra crescita è strettamente legata alle prove, sia in forma di disciplina, sia in forma di persecuzioni, o di altre tipi di prove che servono per fortificare la nostra fede.

Ricordate 1:7

“affinché la prova della vostra fede, che è molto più preziosa dell’oro che perisce anche se vien provato col fuoco, risulti a lode, onore e gloria nella rivelazione di Gesù Cristo,” (1Pi 1:7 LND)

Le prove di adesso, le sofferenze per Cristo di ora, risulteranno a lode, onore e gloria nella rivelazione di Gesù Cristo.

Secondo la grammatica del v.13, la nostra gioia al ritorno di Cristo dipende dalla nostra gioia che abbiamo ora nelle sofferenze.

Possiamo e dobbiamo rallegrarci, ovvero, gioire, nelle nostre sofferenze, perché esse ci ricordano quello che il Signore sta facendo tramite le nostre sofferenze: cioè le sofferenze per Cristo di oggi ci permetteranno di rallegrarci e di esultare alla manifestazione della gloria di Cristo.

Ricordate in Atti 5 che Pietro e Giovanni furono arrestati e battuti per aver predicato il messaggio di Cristo. Era una sofferenza terribile. Però, anziché lamentarsi per quella sofferenza, la consideravano un motivo di gioia. Vi leggo Atti 5:40-41

“40 ... E, chiamati gli apostoli, li batterono e comandarono loro di non parlare nel nome di Gesù; poi li lasciarono andare. 41 Così essi si allontanarono dal sinedrio, rallegrandosi di essere stati ritenuti degni di essere vituperati per il nome di Gesù.” (At 5:40-41 LND)

Come potevano rallegrarsi in questa situazione? La soluzione era nel fatto che non guardavano al dolore, ma al privilegio di soffrire per il nome di Cristo. Pensavano al ritorno di Cristo!

Anche l'Apostolo Paolo ci parla di questo discorso. Ci ricorda che le sofferenze di oggi non sono confrontabili con la gloria che godremo per tutta l'eternità. Vi leggo dal 2Corinzi 4:16

“16 Perciò noi non ci perdiamo d’animo; ma, anche se il nostro uomo esteriore va in rovina, pure quello interiore si rinnova di giorno in giorno. 17 Infatti la nostra leggera afflizione, che è solo per un momento, produce per noi uno smisurato, eccellente peso eterno di gloria; 18 mentre abbiamo lo sguardo fisso non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono, poiché le cose che si vedono sono solo per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne.” (2Co 4:16-18 LND)

Le sofferenze per motivo di fede di oggi non sono minimamente paragonabili alla gloria che sarà nostra per tutta l'eternità. Durano poco, e pesano poco, in confronto con la gloria, di valore infinito, che durerà per tutta l'eternità.

Cari amici, voi che siete in Cristo Gesù, non considerate qualcosa di strano dover soffrire per Cristo. Non considerate la disciplina di Dio come una punizione. Tutte queste sofferenze fanno parte dell'opera di santificazione, e servono per prepararci per il ritorno di Cristo.

Le sofferenze sbagliate e quelle giuste

Ci sono tanti tipi di sofferenze che Dio manda sui figli di Dio, per prepararci a stare nella sua presenza per tutta l'eternità.

Per esempio, c'è la disciplina, che serve per farci abbandonare quei peccati che non stavamo abbandonando. C'è la sofferenza di mettere a morte ciò che in noi è terreno, e anche la sofferenza di rinnegare noi stessi. Poi, c'è la persecuzione, che può arrivare in varie forme.

Ora, nei vv. 14 a 16, avendoci già comandato di rallegrarci nelle sofferenze per Cristo, Pietro ci spiega un esempio di una sofferenza giusta, e poi, di una sofferenza sbagliata. Vi leggo.

“14 Se siete vituperati per il nome di Cristo, beati voi, poiché lo Spirito di gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi; da parte loro egli è bestemmiato, ma da parte vostra egli è glorificato. 15 Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida o ladro o malfattore, o perché si impiccia negli affari degli altri; 16 ma, se uno soffre come cristiano, non si vergogni, anzi glorifichi Dio a questo riguardo.” (1Pi 4:14-16 LND)

Un esempio di una sofferenza giusta è quando siamo vituperati per il nome di Cristo. Vituperati vuol dire insultati. Quando Cristo è visibile in noi, prima o poi questo ci porterà ad essere perseguitati in qualche modo. Essere vituperati è una forma comune di persecuzione. Non è raro che gli altri parlano male di noi in modo falso, a causa della nostra fede in Cristo.

Quando questo succede, la nostra tendenza potrebbe essere quella di immaginare che Dio ci abbia dimenticato. Non è affatto così! Anzi, se gli altri parlano male di noi a causa di Cristo, possiamo rallegrarci perché siamo beati in Dio.

Gesù Cristo ci dichiara la stessa meravigliosa verità in Matteo 5

“11 Beati sarete voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. 12 Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli, poiché così hanno perseguitato i profeti che furono prima di voi".” (Mat 5:11-12 LND)

Possiamo gioire grandemente quando siamo perseguitati e insultati per il nome di Cristo. Notiamo il motivo che Gesù ci dà, che è proprio lo stesso punto di Pietro. Possiamo rallegrarci e giubilare, perché se siamo perseguitati per Cristo, allora, grande è il nostro premi nei cieli. Cioè, la chiave per poter gioire nelle sofferenze per Cristo ora, è che fissiamo i nostri pensieri sul premio che avremo quando Cristo ritornerà, e sulla gioia che ci porterà.

Lo Spirito di gloria riposa su di voi

Pietro spiega ancora di più del motivo perché possiamo gioire nelle persecuzioni che subiamo per Cristo.

“Se siete vituperati per il nome di Cristo, beati voi, poiché lo Spirito di gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi; da parte loro egli è bestemmiato, ma da parte vostra egli è glorificato.” (1Pi 4:14 LND)

Quando noi siamo perseguitati per il nome di Cristo, siamo beati, poiché lo Spirito di gloria e lo Spirito di Dio riposa su di noi.

Nel Greco, la parola “spirito” è usata solo una volta, perciò, sarebbe più corretto tradurre: lo Spirito di gloria e di Dio riposa su di voi.

Lo Spirito Santo, che è lo Spirito di Dio stesso, pieno della sua gloria, riposa personalmente su ogni credente che è perseguitato per il nome di Cristo. Questo è motivo di grande gioia. Ben vengano le sofferenze più pesanti, per il meraviglioso privilegio di avere lo Spirito di Dio su di noi!

Non esiste privilegio terreno paragonabile ad avere lo Spirito di Dio che riposa su di noi!

Notiamo poi l'ultima parte del versetto:

“Se siete vituperati per il nome di Cristo, beati voi, poiché lo Spirito di gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi; da parte loro egli è bestemmiato, ma da parte vostra egli è glorificato.” (1Pi 4:14 LND)

Da parte di coloro che ci perseguitano, lo Spirito Santo è bestemmiato, ma da parte nostra, Egli è glorificato.

Egli è bestemmiato, in quanto, è lo Spirito Santo in noi che rende Cristo visibile agli altri. Perciò, la persecuzione è una forma di bestemmiare lo Spirito Santo. Fra alcuni versetti, Pietro ci ricorderà del giudizio che essi subiranno.

La sofferenza da evitare

Se soffriamo per il nome di Cristo, è una benedizione. Però, se soffriamo per colpa nostra, non è una benedizione! Anzi, è una vergogna.

Leggo i vv.15,16, che parlano di questo:

“15 Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida o ladro o malfattore, o perché si impiccia negli affari degli altri; 16 ma, se uno soffre come cristiano, non si vergogni, anzi glorifichi Dio a questo riguardo.” (1Pi 4:15-16 LND)

In questo versetto Pietro descrive due tipi di sofferenza. Uno è quando soffriamo per colpa nostra. Di quella sofferenza, dovremmo vergognarci davanti a Dio. Invece, se soffriamo perché siamo cristiani, non c'è da vergognarci, anzi, c'è da glorificare Dio).

Consideriamo prima la sofferenza sbagliata.

Il v.15 dichiara:

“15 Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida o ladro o malfattore, o perché si impiccia negli affari degli altri”

Questo elenco è rappresentativo di qualsiasi peccato che potrebbe produrre qualche sofferenza. Per esempio, chi è omicida o ladro o malfattore rischia la prigione, o in certi posti, la pena da morte.

Molto spesso, i nostri peccati ci causeranno delle sofferenze di un tipo o di un altro. L'uomo mieterà quello che semina. Chiaramente, il vero raccolto per chi semina il peccato sarà al giudizio. Però, è anche vero che se pecchiamo, ci saranno quasi sempre delle conseguenze terrene non piacevoli.

Pietro ci esorta a non dover soffrire per i nostri peccati, ovvero, a camminare in santità, in modo da evitare questo tipo di sofferenza.

Voglio menzionare l'ultimo peccato che Pietro cita. Nella LND, leggiamo:

o “perché si impiccia negli affari degli altri.” Nella NRV leggiamo: “o perché si immischia nei fatti altrui.”

Queste frasi tradotte derivano da una parola Greca che è composta da due parole: la prima è “degli altri” e la seconda è la parola che viene tradotta altrove con “vescovi” o “guardiani”. Questa parola descrive chi ha la responsabilità di guidare o gestire la vita di un altro. Per esempio, in Atti 20, quando Paolo parla con gli anziani della chiesa degli Efesini, dichiara:

“Badate dunque a voi stessi e a tutto il gregge in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, che egli ha acquistata col proprio sangue” (At 20:28 LND)

Qua, la parola vescovi è la traduzione della parola Greca che è la base della parola del nostro brano. Troviamo questa stessa parola ancora in 1Pietro 2:25, parlando di Gesù. Qui, nella LND, viene tradotta con “custode”. Vi leggo.

“Eravate infatti come pecore erranti, ma ora siete tornati al pastore e custode delle anime vostre.” (1Pi 2:25 LND)

Questa parola viene usata nella Bibbia in senso molto buono. Dio dà l'incarico a certi uomini di custodire i credenti. Gesù Cristo custodisce le nostre anime. Questa è l'opera dei vescovi, degli anziani.

Però, quando si aggiunge a questa parola la parola “degli altri”, diventa una parola negativa. Vuol dire, uno che cerca di gestire la vita degli altri, quando non gli è stato dato questo incarico da Dio. Ecco perché la parola viene tradotta con “uno che si impiccia negli affari degli altri.”

Conosciamo tutti delle persone così, persone che vogliono dire agli altri come fare le cose, quando non è il loro ruolo di farlo.

Prima o poi, chi è così soffrirà a causa di questo suo peccato. Spesso, le persone che egli cerca di gestire si stuferanno di lui, e cominceranno ad escluderlo dalle loro vite. Molto spesso, una persona così arriva a soffrire tanta solitudine, perché alla fine, poche persone vorranno averla nelle loro vite. Credo che per noi, sarebbe molto più facile cadere in questo tipo di peccato che in quello di essere un omicida, o un ladro o un malfattore. Quindi, state in guardia, contro tutti questi peccati, ed ogni altri tipo. Non c'è alcuna ricompensa o vantaggio a soffrire per un nostro peccato. Piuttosto, c'è solo da vergognarci. Evitiamo di camminare nel peccato, per non soffrire inutilmente!

v. 16 Piuttosto

Dobbiamo evitare di soffrire per i nostri peccati. Nel v.16, Pietro ci dichiara un importante “ma”.

“ma, se uno soffre come cristiano, non si vergogni, anzi glorifichi Dio a questo riguardo.” (1Pi 4:16 LND)

Dobbiamo evitare di soffrire per colpa nostra, ma se uno soffre come cristiano, ovvero, se uno soffre a causa del fatto che è cristiano, cioè perchè Cristo è visibile in lui, e il suo cammino o qualche suo comportamento giusto porta a una sofferenza, quel credente non dovrebbe minimamente vergognarsi.

Anzi, può glorificare Dio a questo riguardo. Non solo non deve vergognarsi di questo tipo di sofferenza, ma può glorificare Dio per il privilegio di soffrire così.

Consideriamo questo aspetto. Quando camminiamo nella luce, senza fare compromessi, ci saranno dei momenti in cui avremo da soffrire. Avremo da soffrire, perché i non credenti ci vedranno male, e ci insulteranno, e mentiranno su di noi, a causa della nostra fede.

In un caso così, visto che altri ci vedono male, la tentazione potrebbe essere quella di vergognarci. Però, non c'è alcun motivo per vergognarci. La vergogna che potremmo sentire è causata solamente dal fatto che desideriamo l'approvazione degli uomini. Non fate così! Piuttosto, cercate l'approvazione di Dio, e la sua gloria!

Anzi, notiamo come Pietro conclude questo versetto.

“ma, se uno soffre come cristiano, non si vergogni, anzi glorifichi Dio a questo riguardo.” (1Pi 4:16 LND)

Glorificate Dio a questo riguardo! Che privilegio, poter soffrire per il nome del nostro Signore, Gesù Cristo! Che privilegio essere ritenuti degni di soffrire per il nome di Cristo!

Ripasso di quello che abbiamo già visto

Anche i prossimi versetti fanno parte di questo brano, ma dobbiamo aspettare il prossimo sermone di questa serie per considerarli.

Per ora, voglio ricordare le verità che abbiamo visto nel brano di oggi.

È estremamente importante ricordare che le sofferenze fanno parte dell'opera di Dio in noi, e perciò, non dobbiamo considerarle qualcosa di strano. Non dobbiamo essere sconvolti, né scoraggiati, né turbati, né frustrati, quando abbiamo da soffrire per la nostra fede.

Ci sono tanti modi che possiamo soffrire per la nostra fede. La cosa importante da ricordare è che le nostre sofferenze per Cristo di ora, aumenteranno la gioia in Cristo che avremo quando Egli ritornerà. Perciò, rallegratevi quando avete da soffrire come cristiani, ricordando il frutto eterno che Dio sta producendo in voi tramite le vostre sofferenze per Cristo ora.

Vivete in modo da non dover soffrire per aver fatto il male. Camminiamo in santità. E allora, quando soffrirete a causa della vostra fede, potrete glorificare Dio e gioire, per il privilegio di appartenere a Cristo.

Questa vita sta passando. Le sofferenze passeranno. Viviamo con gli occhi sul ritorno di Cristo! Egli ha sofferto per noi, affinché non dovremo mai soffrire l'ira di Dio. Rallegratevi nella vostra salvezza!

Amen.

email questo link