un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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Rinnegato da Pietro: Pasqua 3
Matteo 26:47-50

filename: pasqua03.doc di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org - sermone sulle sofferenze di Cristo, mini-serie per pasqua, 2003, per RO, 04/5/2003>

Stiamo considerando gli avvenimenti della Pasqua, con specifico riferimento alle sofferenze di Cristo. Questi avvenimenti non devono essere conosciuti in modo intellettuale e distaccato, perché sono le sofferenze di Cristo che hanno pagato il prezzo della nostra condanna. Questa è una verità da legare al nostro cuore.

Nei sermoni precedenti, abbiamo considerato gli avvenimenti dell’ultima cena, che Gesù celebrò con i suoi discepoli; in seguito abbiamo considerato preghiera di Gesù nel Giardino del Getsemani. Gesù era in grandissima agonia, pensando alla sofferenza che stava per subire. Dopo un combattimento contro la carne, Egli si è arreso completamente alla volontà del Padre. Abbiamo visto che pur se Cristo desiderava di evitare la sofferenza, ancora più forte era il suo desiderio di fare la volontà del suo Padre.

Gesù aveva cercato un po’ d’appoggio nei suoi discepoli, chiedendo loro di vegliare con lui, ma non ebbe nemmeno quest’aiuto. Fu abbandonato da tutti. Egli, in ogni caso, vinse la battaglia contro la carne, e fu pronto per il passo successivo. Infatti, appena finito a pregare, quel passo seguente arrivò, con la venuta di Giuda, insieme ad una folla di uomini pronti ad arrestare Gesù.

Riprendiamo la storia, leggendo da Matteo 26:47.

“47 Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei dodici, e insieme a lui una gran folla con spade e bastoni, da parte dei capi dei sacerdoti e degli anziani del popolo. 48 Colui che lo tradiva, aveva dato loro un segnale, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; prendetelo». 49 E in quell’istante, avvicinatosi a Gesù, gli disse: «Ti saluto, Maestro!» e gli diede un lungo bacio. 50 Ma Gesù gli disse: «Amico, che cosa sei venuto a fare?» Allora, avvicinatisi, gli misero le mani addosso e lo presero.” (Matteo 26:47-50 NRV)

Abbiamo già considerato quale terribile evenienza è essere tradito da un amico. In questo punto, Gesù è tradito da uno dei suoi dodici discepoli. Il segnale che Giuda aveva dato per indicare a tutti chi fosse Gesù era un bacio. Quale ipocrisia, scegliere proprio un segno d’amore per consegnare Gesù alla morte! Gesù capisce pienamente il più profondo dolore che possiamo avere.

Matteo ci racconta che dopo il bacio di Giuda, gli uomini misero le mani addosso a Gesù e lo presero. Nel suo Vangelo, Giovanni ci racconta un altro dettaglio importante.

“1 Dette queste cose, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Chedron, dov’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. 2 Giuda, che lo tradiva, conosceva anche egli quel luogo, perché Gesù si era spesso riunito là con i suoi discepoli. 3 Giuda dunque, presa la coorte e le guardie mandate dai capi dei sacerdoti e dai farisei, andò là con lanterne, torce e armi. 4 Ma Gesù, ben sapendo tutto quello che stava per accadergli, uscì e chiese loro: «Chi cercate?» 5 Gli risposero: «Gesù il Nazareno!» Gesù disse loro: «Io sono». Giuda, che lo tradiva, era anch’egli là con loro. 6 Appena Gesù ebbe detto loro: «Io sono», indietreggiarono e caddero in terra. 7 Egli dunque domandò loro di nuovo: «Chi cercate?» Essi dissero: «Gesù il Nazareno». 8 Gesù rispose: «Vi ho detto che sono io; se dunque cercate me, lasciate andare questi». 9 E ciò affinché si adempisse la parola che egli aveva detta: «Di quelli che tu mi hai dati, non ne ho perduto nessuno».” (Giovanni 18:1-9 NRV)

Notiamo che quando arrivarono gli uomini armati con Giuda, Gesù uscì fuori, per prendere l’iniziativa. Chiese loro: “Chi cercate?” Chiese questo due volte. Perché questo? Egli rendeva chiaro che costoro avevano ricevuto l’ordine di arrestare solamente Lui, e NON i suoi discepoli. Nel v.8, infatti, vediamo che Gesù comanda loro: «Vi ho detto che sono io; se dunque cercate me, lasciate andare questi»

Gesù comanda loro di lasciare andare i suoi discepoli. Voglio considerare questo, ma prima, voglio esaminare ciò che è successo quando Gesù ha rivelato loro la sua identità. Ovviamente, quest’avvenimento rimase fisso nella mente di Giovanni, anche molti anni più tardi.

Da una parte, c’era una gran folla di uomini armati, forse qualche centinaio. Dall’altra parte, c’era Gesù e undici discepoli, senza armi tranne due piccole spade. La folla, quindi, era molto più numerosa e più armata di Gesù ed i suoi discepoli. Leggiamo Giovanni 18:4-6

4 Ma Gesù, ben sapendo tutto quello che stava per accadergli, uscì e chiese loro: «Chi cercate?» 5 Gli risposero: «Gesù il Nazareno!» Gesù disse loro: «Io sono». Giuda, che lo tradiva, era anch’egli là con loro. 6 Appena Gesù ebbe detto loro: «Io sono», indietreggiarono e caddero in terra.

Quando Gesù disse le parole “IO SONO”, si dichiarò Dio. Appena Gesù ebbe dichiarato la sua identità, la folla indietreggiò e cadde a terra.

Amici, notiamo questo comportamento molto strano. Come mai tutti questi uomini caddero a terra? La maestà di Gesù era tale che sentendoLo proclamare la Sua identità, non poterono restare in piedi. Quanto grande è il potere di Gesù! Se l’effetto della parola di Cristo era così potente, quando Egli era al punto d’umiliazione più basso, quale sarà l’effetto della sua parola di Giudizio, quando Egli ritornerà in gloria e potenza per giudicare il mondo?

Bastava la parola di Gesù per fare cadere a terra questa grande folla di uomini armati. Gesù avrebbe potuto distruggerne tutti. Questo, però, non era il suo desiderio. Gesù era venuto per compiere la salvezza. Per tale motivo Egli si è presentato a loro per essere arrestato da loro.

Torniamo ora ad osservare che Egli comandò loro di lasciare andare i suoi discepoli. Immaginiamo la scena. Gesù aveva il potere di comandare loro, eppure si lasciò arrestare. In questo vediamo quanto sono vere le parole di Gesù in Giovanni 10:

“15 come il Padre mi conosce e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. 16 Ho anche altre pecore, che non sono di quest’ovile; anche quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore. 17 Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita per riprenderla poi. 18 Nessuno me la toglie, ma io la depongo da me. Ho il potere di deporla e ho il potere di riprenderla. Quest’ordine ho ricevuto dal Padre mio».” (Giovanni 10:15-18 NRV)

Gesù è il Buon Pastore, che dà la sua vita per le pecore. Nessuno toglieva la vita a Gesù, perchè Gesù aveva pieno potere di salvarsi la vita. Avrebbe potuto distruggere i suoi nemici in un attimo. Quegli uomini non avevano il potere di arrestare Gesù, tutte le legioni di soldati romani nel mondo non avevano il potere di inchiodare Gesù alla croce. Gesù ha DATO la sua vita, per potersi salvare un popolo.

Gesù continuò a curare i suoi discepoli, intanto che lo arrestavano. Egli sapeva che i discepoli non erano pronti ad affrontare la prova di essere arrestati con lui, quindi non lo permise. Più tardi, quando essi erano più forti nella loro fede, Dio permise questo; per alcuni di loro Dio permise anche la condanna a morte. Gesù, però, non permise che affrontassero questa prova nel momento sbagliato. La cura di Gesù, il Buon Pastore, è una cura perfetta.

Gesù ebbe una cura perfetta per i suoi discepoli, ed ha una cura perfetta anche per noi. Nella Bibbia, c’è la promessa che noi non saremo mai tentati oltre le nostre forze. Il nostro Buon Pastore rende sicura questa promessa. Possiamo avere la sicurezza che non ci arriva mai una prova sbagliata, oppure una prova giusta al momento sbagliato.

Quanto è vera la dichiarazione di Giovanni 18:9

“E ciò affinché si adempisse la parola che egli aveva detta: «Di quelli che tu mi hai dati, non ne ho perduto nessuno».” (Giovanni 18:9 NRV)

Chi viene salvato da Gesù, viene anche custodito da Gesù.

Gesù davanti il Sinedrio

In Giovanni, impariamo che all’inizio hanno portato Gesù a casa di Anna, che era il suocero del sommo sacerdote Caifa. Anna era stato, a sua volta, sommo sacerdote per vari anni. Successivamente, cinque dei suoi figli, ed ora Caifa, il suo genero, avevano ricoperto la carica di sommo sacerdote. In quel periodo, l’incarico di sommo sacerdote era un funzione di tipo politico, tale figura era controllata da Roma. Anna e Caifa erano uomini che amavano il potere che questa posizione offriva. Essi non cercavano minimamente di condure le persone a Dio. Gesù, quindi, era stato una grande minaccia per loro, perché rivelava la loro ipocrisia. Per questo Lo odiavano, e da tempo avevano cercato quest’opportunità di farLo morire.

Dal Giardino di Getsemani, portarono Gesù da Anna. Fu interrogato e, nel frattempo, il Sinedrio fu convocato a casa di Caifa. Dopo un po’ di tempo, Gesù fu condotto legato a casa del sommo sacerdote, Caifa.

Leggiamo Matteo 26:57,58

“57 Quelli che avevano preso Gesù, lo condussero da Caiafa, sommo sacerdote, presso il quale erano riuniti gli scribi e gli anziani. 58 Pietro lo seguiva da lontano, finché giunsero al cortile del sommo sacerdote; ed entrò, mettendosi a sedere con le guardie, per vedere come la vicenda sarebbe finita.” (Matteo 26:57-58 NRV)

L’Apostolo Giovanni aggiunge qualche dettaglio in più. Leggiamo Giovanni 18:15-18.

“15 Intanto Simon Pietro e un altro discepolo seguivano Gesù; e quel discepolo era noto al sommo sacerdote, ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; 16 Pietro invece stava fuori, alla porta. Allora quell’altro discepolo che era noto al sommo sacerdote, uscì, parlò con la portinaia e fece entrare Pietro. 17 La serva portinaia dunque disse a Pietro: «Non sei anche tu dei discepoli di quest’uomo?» Egli rispose: «Non lo sono». 18 Ora i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e stavano là a scaldarsi; anche Pietro stava con loro e si scaldava.” (Giovanni 18:15-18 NRV)

Quando l’evangelista Giovanni parla di un discepolo senza citarne il nome, è quasi certo che si riferisce a sè stesso. Quindi, ovviamente, Giovanni fu conosciuto dal sommo sacerdote. Forse in qualche modo la sua famiglia aveva qualche legame con quella del Sommo Sacerdote. Comunque sia, il fatto che egli fosse conosciuto fu sufficiente per far entrare lui, e anche per permettere a Pietro di poter entrare con Giovanni. I due discepoli potettero così stare proprio vicino, nel cortile interno, per poter sentire e seguire quello che succedeva a Gesù.

Torniamo al Vangelo di Matteo, per seguire gli avvenimenti. Leggiamo da Matteo 26:59

“59 I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù per farlo morire; 60 e non ne trovavano, benché si fossero fatti avanti molti falsi testimoni. 61 Finalmente, se ne fecero avanti due che dissero: «Costui ha detto: “Io posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». 62 E il sommo sacerdote, alzatosi in piedi, gli disse: «Non rispondi nulla? Non senti quello che testimoniano costoro contro di te?» 63 Ma Gesù taceva.” (Matteo 26:59-63 NRV)

È importante notare che questo incontro era illegale, per diversi motivi. Per prima cosa, era illegale convocare un tribunale di notte per condannare una persona. Poi, nei casi in cui una condanna poteva portare alla pena di morte, il Sinedrio doveva essere convocato nel Tempio, e l’udienza doveva essere pubblica. Questo incontro, quindi, era totalmente illegale. Inoltre, non avendo alcuna accusa fondata, essi cercavano falsi testimoni. C’erano tante persone che erano pronte a mentire contro Gesù, però non ne trovavano due che avessero la stessa testimonianza, come la legge richiedeva.

Dopo un po’ Caifa, del tutto frustrato dal fatto che i falsi testimoni che non erano concordi fra di loro, chiese a Gesù di dichiarare se Egli era il Cristo, il Figlio di Dio. Leggiamo dal v.63

E il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro per il Dio vivente di dirci se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio». 64 Gesù gli rispose: «Tu l’hai detto; anzi vi dico che da ora in poi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza, e venire sulle nuvole del cielo».

Prima di commentare questo, leggiamo anche in Marco e Luca.

“61 Ma egli tacque e non rispose nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò e gli disse: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?» 62 Gesù disse: «Io sono; e vedrete il Figlio dell’uomo, seduto alla destra della Potenza, venire sulle nuvole del cielo». 63 Il sommo sacerdote si stracciò le vesti e disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni?” (Marco 14:61-63 NRV)
“66 Appena fu giorno, gli anziani del popolo, i capi dei sacerdoti e gli scribi si riunirono, e lo condussero nel loro sinedrio, dicendo: 67 «Se tu sei il Cristo, diccelo». Ma egli disse loro: «Anche se ve lo dicessi, non credereste; 68 e se io vi facessi delle domande, non rispondereste. 69 Ma da ora in avanti il Figlio dell’uomo sarà seduto alla destra della potenza di Dio». 70 E tutti dissero: «Sei tu, dunque, il Figlio di Dio?» Ed egli rispose loro: «Voi stessi dite che io lo sono». 71 E quelli dissero: «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? Lo abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca».” (Luca 22:66-71 NRV)

Consideriamo adesso la risposta di Gesù. A questo punto, davanti al Sinedrio, Gesù dichiara apertamente di essere il Messia. La risposta: “Tu l’hai detto” è una risposta affermativa secondo la lingua greca.

Il Sinedrio immaginava un Messia di tipo politico, che avrebbe stabilito un regno geo-politico. Gesù non solo dichiarò di essere il Cristo, ma spiegò quale sarà il suo regno. Egli dichiarò: anzi vi dico che da ora in poi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza, e venire sulle nuvole del cielo»

Il termine «la Potenza» si riferisce ad un titolo di Dio, il titolo «il Figlio dell’uomo», invece, era un appellativo che Gesù usava per sé stesso. Gesù, quindi, volle affermare che essi lo avrebbero visto nella sua divinità, come il loro Signore. Il suo venire sulle nuvole del cielo, infine, fa riferimento alla sua venuta come Giuduce del mondo.

Agli anziani ed ai capi sacerdoti sembrava che Gesù fosse soggetto alla loro autorità, e che avevano il potere di giudarLo. Era una cosa incredibile, quindi, che Gesù dichiarasse che Lo avrebbero visto come il loro sovrano, il loro SIGNORE e il loro Giudice! Gesù stava dichiarando apertamente la sua divinità.

Se tale dichiarazione fosse stata pronunciata da un qualsiasi altro uomo, sarebbe stata una bestemmia. Gesù, però, diceva la verità; perché Gesù Cristo è realmente Dio, e verrà per giudicare il mondo.

I Farisei conoscevano i miracoli di Gesù, e conoscevano il suo insegnamento. Conoscendo le Scritture, quindi, essi sapevano già che Egli era il Cristo. Tali farisei avevano però rifiutato di inginocchiarsi davanti a Lui, ovvero davanti a Dio. Non potevano quindi ammettere quello che sapevano già, ossia che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e quindi, il loro Sovrano, Dio e Giudice.

Avrebbero dovuto inginocchiarsi davanti a Gesù, invece Lo accusavano falsamente di essere reo di morte. Questo è quello che volevano, la morte di Gesù!

Se Gesù avesse taciuto, cosa che avrebbe potuto fare, il Sinedrio, non avendo due testimoni concordi, non avrebbe potuto presentarLo a Pilato. Gesù, però, non poteva rinnegare Sé stesso. Come leggiamo in 2Timoteo 2:13

“se lo rinnegheremo anch’egli ci rinnegherà; se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché non può rinnegare sé stesso.” (2 Timoteo 2:13 NRV)

Cristo non poteva rinnegare sé stesso. Non poteva negare di essere il Cristo, perché Lo è! La sua dichiarazione di essere il Cristo è stata la sua condanna a morte.

Cristo maltrattato

Voglio fermarmi a questo punto, e considare quanto Gesù è stato trattato ingiustamente. Gesù non aveva mai peccato in alcun modo.Nessuna condanna nel mondo, quindi, sarebbe stata giusta nei suoi confronti. Non solo, ma Egli aveva sempre fatto la volontà di Dio in modo perfetto. Eppure questi uomini, nel nome di Dio, Lo condannavano come reo di morte.

Quando noi subiamo qualche ingiustizia, dobbiamo tener presente che, anche se non siamo colpevoli di quell’accusa, in realtà siamo colpevoli di tanti altri misfatti. Nessuna accusa ingiusta contro di noi, quindi, sarà tanto ingiusta quanto quella che Gesù Cristo ha subito.

Perciò Cristo può capirci in qualsiasi situazione in cui ci troviamo. Egli ha passato per primo ogni tipo di prova che passeremo noi. È per questo che Egli è il perfetto sacerdote per noi.

Torniamo all’episodio. A questo punto, cominciarono ad oltraggiarLo. Leggiamo Matteo 26:66-68

“66 che ve ne pare?» Ed essi risposero: «É reo di morte». 67 Allora gli sputarono in viso e gli diedero dei pugni e altri lo schiaffeggiarono, 68 dicendo: «O Cristo profeta, indovina! Chi ti ha percosso?»” (Matteo 26:66-68 NRV)

Luca aggiunge qualche dettaglio:

“63 Gli uomini che tenevano Gesù, lo schernivano percotendolo; 64 poi lo bendarono e gli domandavano: «Indovina, profeta! Chi ti ha percosso?» 65 E dicevano molte altre cose contro di lui, bestemmiando.” (Luca 22:63-65 NRV)

Questi uomini dimostravano il loro grande odio per Gesù, e in realtà per Dio, compiendo le azioni che abbiamo appena letto. Essi sputarono in viso a Gesù, quindi, coprendo la sua faccia, gli diedero tante botte e lo schernirono, chiedendogli di indovinare chi era colui che l’aveva percosso. Gesù soffriva terribilmente alle mani di questi uomini peccatori.

Pietro Rinnega Gesù

Gesù, però, soffriva anche per il fatto che era stato abbandonato da tutti i suoi discepoli. Seguiamo la storia. Mentre tutto questo succedeva nella casa di Caifa, Pietro e Giovanni erano appena fuori la finestra nel cortile, ascoltando e vedendo tutto.

Ricordiamo che poche ore prima, Gesù aveva annunciato a Pietro che lo avrebbe rinnegato tre volte quella stessa notte. Pietro aveva categoricamente rifiutato quella affermazione di Gesù. Ora Pietro si trova nel cortile. Quasi sicuramente, Gesù poteva sentire tutto quello che accadeva a Pietro.

Leggiamo in Matteo 26:69-74

“69 Pietro, intanto, stava seduto fuori nel cortile e una serva gli si avvicinò, dicendo: «Anche tu eri con Gesù il Galileo». 70 Ma egli lo negò davanti a tutti, dicendo: «Non so che cosa dici». 71 Come fu uscito nell’atrio, un’altra lo vide e disse a coloro che erano là: «Anche costui era con Gesù Nazareno». 72 Ed egli negò di nuovo giurando: «Non conosco quell’uomo». 73 Di lì a poco, coloro che erano presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «Certo anche tu sei di quelli, perché anche il tuo parlare ti fa riconoscere». 74 Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!» In quell’istante il gallo cantò.” (Matteo 26:69-74 NRV)

Esattamene come Gesù aveva annunciato, tre volte Pietro negava di conoscere Gesù, perfino con giuramento e con imprecazione. In altre parole, davanti a queste persone, Pietro chiedeva a Dio di farlo morire, se non fosse stato vero quello che diceva. In pratica è come se Pietro dicesse “Vi giuro nel nome di Dio che non conosco quell’uomo, Gesù, e chiedo che Dio mi faccia morire se conosco quel Gesù!”

Pietro aveva paura, e questo lo ha portato a negare di conoscere Gesù.

Luca ci aggiunge un dettaglio molto importante. Leggiamo: Luca 22:54-62.

“54 Dopo averlo arrestato, lo portarono via e lo condussero nella casa del sommo sacerdote; e Pietro seguiva da lontano. 55 Essi accesero un fuoco in mezzo al cortile, sedendovi intorno. Pietro si sedette in mezzo a loro. 56 Una serva, vedendo Pietro seduto presso il fuoco, lo guardò fisso e disse: «Anche costui era con Gesù». 57 Ma egli negò, dicendo: «Donna, non lo conosco». 58 E poco dopo, un altro lo vide e disse: «Anche tu sei di quelli». Ma Pietro rispose: «No, uomo, non lo sono». 59 Trascorsa circa un’ora, un altro insisteva, dicendo: «Certo, anche questi era con lui, poiché è Galileo». 60 Ma Pietro disse: «Uomo, io non so quello che dici». E subito, mentre parlava ancora, il gallo cantò. 61 E il Signore, voltatosi, guardò Pietro; e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detta: «Oggi, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». 62 E, andato fuori, pianse amaramente.” (Luca 22:54-62 NRV)

Avete notato? Appena Pietro negò di conoscere Gesù per la terza volta, Gesù si voltò e lo guardò. Pietro guardava su, e vide gli occhi di Gesù fissati su di lui. In quell’istante le parole del Cristo, che gli annunciarono che Egli Lo avrebbe rinnegato, tornarono in mente a Pietro.

Il cuore dell’Apostolo fu colpito, come se fosse trafitto con una grande spada. Corse fuori, e pianse amaramente! Che grande senso di vergogna! Che dolore nel suo cuore, aveva rinnegato il suo prezioso Signore! Pietro pianse amaramente.

Quando leggiamo l’episodio di Pietro che rinnega Gesù, è facile per noi considerare l’Apostolo in modo negativo, il suo era infatti un peccato terribile. Dobbiamo però chiederci: quante volte abbiamo noi rinnegato Gesù? Quante volte noi abbiamo avuto vergogna di identificarci come seguaci di Cristo?. Ti è mai capitato di aver vergogna di chinare la testa e pregare prima di un pasto davanti agli altri? Ti sei mai vergognato di far capire chiaramente che la ragione per cui non partecipavi ad una certa attività era che appartieni a Cristo? O piuttosto, invece di far capire la vera ragione, hai addotto qualche scusa, come se il problema fosse di tempo o qualsiasi altro?

Certamente il peccato di Pietro era gravissimo, però, perlomeno egli si trovava in una situazione davvero pericolosa. Temo che noi abbiamo rinnegato Cristo in circostanze assai meno pericolose. Anziché condannare Pietro, quindi, dovremmo esaminare noi stessi.

Poi, se vogliamo capire la vera personalità di Pietro, non dobbiamo guardare tanto il fatto che rinnegò il Signore Gesù, ma considerare la realtà del suo ravvedimento. È vero che Pietro peccò, ma è anche vero che si è grandemente ravveduto. Vediamo il vero ravvedimento in Pietro. E poi, la cosa più grande che vediamo in questo episodio è l’immensa grazia di Dio, che si manifesta quando un credente veramente si ravvede.

Infatti, proseguimo leggendo in Giovanni 21:15-19, questo passo descrive un avvenimento che avviene sulla riva del mare di Galilea, dopo la risurrezione di Gesù.

“15 Quand’ebbero fatto colazione, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami più di questi?» Egli rispose: «Sì, Signore, tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16 Gli disse di nuovo, una seconda volta: «Simone di Giovanni, mi ami?» Egli rispose: «Sì, Signore; tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pastura le mie pecore». 17 Gli disse la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?» Pietro fu rattristato che egli avesse detto la terza volta: «Mi vuoi bene?» E gli rispose: «Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci le mie pecore. 18 In verità, in verità ti dico che quand’eri più giovane, ti cingevi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti». 19 Disse questo per indicare con quale morte avrebbe glorificato Dio. E, dopo aver parlato così, gli disse: «Seguimi».” (Giovanni 21:15-19 NRV)

Dopo che aveva rinnegato Gesù, Pietro non meritava più di essere un Apostolo. Però, egli si era veramente ravveduto, e quindi Gesù lo perdonò completamente, continuando a considerarlo un Apostolo. Gesù si servì grandemente di Pietro nei primi anni della Chiesa a Gerusalemme. Quanto grande è la grazia di Dio, e il perdono che Egli offre a coloro che sono veramente ravveduti.

Credo che uno dei motivi per cui questo brano è contenuto nella Bibbia è quello di dare speranza a chi cade nel peccato. Tramite Pietro, impariamo quanto è profondo e ricco il perdonodi Cristo e la Sua grazia.

Troppo spesso, quando cadiamo nel peccato come è caduto Pietro, anziché tornare a Cristo con vero ravvedimento, al fine di ricevere il suo perdono, restiamo lontani, piangendo per il nostro peccato, ma non accettando il perdono che Cristo ci ha comprato con il suo sacrificio sulla croce!

Oh cari, non facciamo così! Il MOTIVO per cui Cristo Gesù è morto sulla croce è quello di offrirci perdono per i nostri peccati. Che assurdità, che stoltezza commettiamo se continuiamo a piangere quando pecchiamo, anziché ravvederci e venire a Cristo per accettare il prezioso privilegio del perdono. Quando cadiamo nel peccato, seguiamo l’esempio di Pietro. Ravvediamoci e accettiamo al grazia del perdono, in modo che anche noi, come Pietro, possiamo essere strumenti utili all’opera di Dio.

conclusione

Concludiamo qui questo sermone. Gesù fu condannato ingiustamente. Egli è morto per i nostri peccati, il Giusto per gli ingiusti. In qualsiasi momento Gesù avrebbe potuto salvarsi. Aveva il potere di distruggere tutti i suoi nemici. Egli, però, non voleva salvare Se stesso. Voleva salvare noi! Non cercava il proprio bene, cercava il NOSTRO bene. Gesù è il Buon Pastore.

Oh che possiamo noi seguire l’esempio di Gesù, e non cercare il nostro bene ma quello degli altri e la gloria di Dio. Sarà Dio a curarsi di noi, nel modo migliore.

Ricordiamoci anche di Pietro, e non vergogniamoci di Cristo. Però, quando cadiamo in qualche peccato, non restiamo in esso, ma ravvediamoci, per godere la preziosa grazia e il perdono di Dio.

Infine, quando affrontiamo qualche ingiustizia, non dimentichiamo che Gesù ha sofferto l’ingiustizia più profonda della storia, eppure Egli si è fidatato di Dio. Grazie a Dio che abbiamo un sommo sacerdote che può comprendere ogni nostro dolore, per soccorrerci al momento opportuno.

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