un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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Cristo ristabilisce Pietro
Giovanni 21:15-25

filename: pasqua15.g04 - sermone sulle sofferenze di Cristo, mini-serie per pasqua, 2003,2004, per RO, di Marco deFelice, per domenica, 4 luglio, 2004 cmd

la necessità di essere puri ed umili

Avete mai capito la gioia che Dio ci dà quando Egli sceglie di operare tramite noi per compiere opere alla Sua gloria eterna? Magari Dio ti apre una porta per evangelizzare, e ti rendi conto che lo Spirito Santo sta guidando le tue parole. Oppure, voi genitori vedete dei buoni frutti nei vostri figli, e sapete che questo accade perché Dio sta operando tramite voi come genitori. In realtà, nulla nella vita può darci una gioia grande quanto l’essere strumenti nelle mani di Dio che Egli usa per compiere opere con valore eterno.

Però, Dio non si serve di ogni credente. Quando un credente ha un peccato non confessato, Dio sceglierà qualcun altro per compiere la sua volontà.

Un credente che ha del peccato nella sua vita, e anche una chiesa, può rimanere molto impegnato nelle attività del regno di Dio, per esempio evangelizzare e parlare delle cose di Dio, ma sarà tutto vuoto. Come i farisei, se Dio non è all’opera, sarà solo un’opera fatta nella carne, e non produrrà un frutto eterno.

Un brano che ci ricorda che Dio si serve di coloro che sono puri è 2 Timoteo 2:

“19 Tuttavia il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando questo sigillo: «Il Signore conosce quelli che sono suoi», e «Si ritragga dall’iniquità chiunque pronunzia il nome del Signore». 20 In una grande casa non ci sono soltanto vasi d’oro e d’argento, ma anche vasi di legno e di terra; e gli uni sono destinati a un uso nobile e gli altri a un uso ignobile. 21 Se dunque uno si conserva puro da quelle cose, sarà un vaso nobile, santificato, utile al servizio del padrone, preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 2:19-21 NRV)

Dio si serve di quei vasi, ovvero di quei credenti, che sono puri. Tutto lo zelo del mondo non può produrre vero frutto se Dio non opera tramite quella persona. Quindi, è essenziale che camminiamo in santità.

Ovviamente, questo vuol dire che dobbiamo tenerci puri dei peccati come la menzogna, la fornicazione, il rubare, e l’odio. Però, oggi vogliamo considerare un brano che ci aiuta a riconoscere che anche i peccati come l’orgoglio e la fede in noi stessi sono ostacoli, che dobbiamo riconoscere e confessare prima di poter essere utili a Dio.

Dio ci chiama a santificarci. Però, Dio stesso è all’opera in noi, santificandoci. Egli ci mostra i nostri peccati. A volte, il modo in cui Egli ci mostra i nostri peccati ci dà vergogna davanti agli altri. Però, Dio è geloso per la sua gloria, e non sta cercando il nostro comodo, ma piuttosto, quello che glorifica Lui e ci porta il maggior bene eterno.

un esempio da cui imparare molto

A volte ci preoccupiamo troppo di quello che possiamo fare per Dio, e troppo poco della nostra santità. Siamo così presi da quello che facciamo, che non pensiamo abbastanza a quello che siamo. Pensiamo ad essere zelanti, ma non abbastanza all’importanza di essere santi.

Oggi, vogliamo considerare un credente che era molto zelante, però, prima di poter essere utile all’opera di Dio, doveva essere purificato da un peccato. Nel brano che guarderemo, vogliamo notare come Cristo opera per purificare quest’uomo, affinché sia utile al servizio di Dio. Tramite questo esempio, possiamo comprendere di più quanto è importante che noi camminiamo in purezza. Infatti, un credente dovrebbe preoccuparsi più del fatto di essere umile e di essere puro di quanto si preoccupa di fare tante cose. Sarà Dio ad operare tramite noi quando camminiamo in umiltà e purezza.

Nel brano che vogliamo esaminare oggi, vedremo come a volte, Dio ci fa vedere i nostri peccati in modo brusco, al punto di vergognarci davanti agli altri, affinché possiamo riconoscere quei peccati e abbandonarli.

Questo sermone fa parte della serie che stiamo facendo sulla Pasqua. Nell’ultimo sermone, abbiamo studiato il brano di Giovanni 21, quando Gesù apparve ai discepoli mentre pescavano. Avevano passato la notte senza prendere niente, e alla mattina, Gesù apparve sulla riva, e comandò loro di gettare la rete alla destra della barca, e presero un numero di pesci così grande da essere miracoloso. Tramite quel miracolo, Gesù gli mostrò che sarebbe stato Lui a dare loro successo nel ministero a cui li aveva chiamati, come sarà Gesù a dare successo a noi in quello che Egli ci chiama a fare, se siamo fedeli e puri.

In quel brano, come in altri esempi nei vangeli, abbiamo notato il grande zelo di Pietro. Se ricordiamo, quando Pietro aveva capito che sulla riva c’era Gesù, si gettò nell’acqua, tanto era il suo zelo di arrivare a Gesù.

Pietro voleva servire Gesù, voleva vivere alla gloria del suo Signore. Potrebbe sembrare che Pietro fosse più zelante di tutti gli altri apostoli. Però, attenzione, non sempre le cose sono come sembrano. Non sempre colui che sembra di essere più zelante per Dio è realmente più zelante degli altri. Infatti, a volte è molto meno zelante di quanto pensava di essere, perché quello che sembra zelo può essere orgoglio.

Quanto era zelante Pietro? Come vedeva se stesso, e come si vedeva in confronto agli altri apostoli?

Per capire come Pietro vedeva se stesso, leggiamo in Matteo 26, dove troviamo degli avvenimenti che accaddero la notte che Gesù fu arrestato per poi essere crocifisso la mattina dopo. Ci troviamo subito dopo l’ultima cena, mentre Gesù e i discepoli stavano per uscire da Gerusalemme per andare al giardino di Getsemani. Vi leggo da Matteo 26:30.

“30 Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi. 31 ¶ Allora Gesù disse loro: «Questa notte voi tutti avrete in me un’occasione di caduta; perché è scritto: “Io percoterò il pastore e le pecore del gregge saranno disperse”. 32 Ma dopo che sarò risuscitato, vi precederò in Galilea». 33 Pietro, rispondendo, gli disse: «Quand’anche tu fossi per tutti un’occasione di caduta, non lo sarai mai per me». 34 Gesù gli disse: «In verità ti dico che questa stessa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». 35 E Pietro a lui: «Quand’anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò».” (Matteo 26:30-35 NRV)

Gesù annuncia che tutti i discepoli saranno dispersi e verranno meno nello zelo, a causa della paura. Però Pietro, tanto sicuro di sé, risponde a Gesù: «Quand’anche tu fossi per tutti un’occasione di caduta, non lo sarai mai per me» !!

Qui, Pietro esprime in modo chiaro di ritenersi superiore agli altri apostoli. Forse loro sono deboli e cadranno, ma non Pietro! Pietro è tanto sicuro del suo grande amore per Cristo, e del suo grande zelo, che è convinto che non potrà cadere.

Dopo che Pietro fa questa forte affermazione, Gesù gli dice: «In verità ti dico che questa stessa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte» Gesù stava aiutando Pietro a riconoscere il suo orgoglio. Però, Pietro rimase troppo sicuro di sé. Rispose a Gesù: «Quand’anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò»

Amici, Pietro era sicuro di sé, era convinto di essere tanto zelante da superare qualunque prova. Infatti, era convinto di essere più zelante anche degli altri. Nella sua mente, si è confrontato con gli altri, e si vedeva più zelante di loro.

Pietro assomiglia quel tipo di credente oggi che dice: io amo Dio con tutto il mio cuore! Non importa la prova che mi avviene, so che io rimarrò fedele!

Caro amico, cara amica, se mai ti sei sentito così, se mai ti passa per la testa il pensiero che tu sei così zelante e hai così tanto amore per Dio che sai che non cadrai mai, allora, medita molto bene su quello che è successo a Pietro, e su quello che Gesù gli disse nel brano di oggi.

Ricordiamo che Pietro, che si credeva più zelante di tutti gli altri discepoli, è l’unico che ha rinnegato Gesù. Pietro ha perfino giurato dicendo che non conosceva Gesù. Non solo non era più zelante degli altri, ma ha perfino fallito più di tutti.

Gli altri discepoli sapevano che Pietro aveva rinnegato Gesù. Come prima cosa, tutti avevano sentito Pietro vantarsi che sarebbe rimasto sempre con Gesù. Poi avevano sentito Gesù annunciare che Pietro lo avrebbe rinnegato. Quando Pietro rinnegò Gesù, Giovanni era con lui. Quindi, il fatto che Pietro aveva fallito così tanto, era ben saputo dagli altri. Infatti, molto spesso, quando ci vantiamo, come Pietro si è vantato, Dio gestisce le cose in modo che la nostra caduta avvenga pubblicamente, affinché veniamo umiliati, per aiutarci ad abbandonare veramente il nostro orgoglio.

Gesù aiuta Pietro ad essere più umile

Ora, tenendo in mente il vanto di Pietro, e poi la sua grande caduta, vogliamo riprendere lo studio di Giovanni 21. Gesù aveva appena provveduto una quantità miracolosa di pesci. Aveva provveduto una colazione e un fuoco ai discepoli. Riprendiamo il brano a quel punto. Leggiamo Giovanni 21:15-19.

“15 Quand’ebbero fatto colazione, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami più di questi?» Egli rispose: «Sì, Signore, tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16 Gli disse di nuovo, una seconda volta: «Simone di Giovanni, mi ami?» Egli rispose: «Sì, Signore; tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pastura le mie pecore». 17 Gli disse la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?» Pietro fu rattristato che egli avesse detto la terza volta: «Mi vuoi bene?» E gli rispose: «Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci le mie pecore.” (Giovanni 21:15-17 NRV)

In questo brano, Gesù mette in mostra davanti agli altri l’orgoglio di Pietro. Analizziamo questo brano, e poi consideriamo perché Gesù fece così.

Questo brano usa due parole greche che hanno un significato che riguarda l’amore. Una è “fileo”, e l’altra è “agapao”. Fileo dà più l’idea di un sentimento, un affetto sentimentale. Agapao, invece, indica più un amore profondo, in cui tutta la persona, sia la volontà che i pensieri, oltre ai sentimenti, sono coinvolti. È un amore più profondo, e produce un impegno più grande dell’amore fileo.

Nella versione Nuova Riveduta, i traduttori hanno tradotto agapao con “amare” e fileo con “voler bene”. Questa è una buona traduzione, che ci aiuta a capire la differenza.

Allora, tenendo conto della distinzione fra amare e voler bene, seguiamo il filo di questo brano.

la prima domanda e risposta

Una piccola parentesi qua. Nel v.15 e 16, la Nuova Riveduta ha: Simone di Giovanni, ovvero, Simone, figlio di Giovanni. Invece, nella versione Nuova Diodati, troviamo: Simone di Giona.

La traduzione corretta è “Simone di Giona”, perché sappiamo da Matteo 16:17 che Simone era il figlio di un certo Giona. I traduttori della Nuova Riveduta hanno usato un testo greco sbagliato. Quindi, sostituiamo Giovanni con Giona.

Gesù inizia dicendo: Simone di Giona, mi ami più di questi?

In altre parole, là di fronte agli altri apostoli, Gesù chiede a Simon Pietro: Simone, tu mi ami più di quanto gli altri apostoli mi amano? Tu sei più zelante di loro? Tu sei più fedele di loro?

Sicuramente, sia Pietro sia gli altri discepoli ricordarono subito il grande vanto di Pietro la notte prima della croce di Cristo. Sia Pietro che gli altri ricordarono come Pietro era così convinto che sarebbe rimasto fedele più di tutti gli altri. Pietro aveva dimostrato di credere di avere un amore per Gesù molto più grande dell’amore che avevano gli altri. Similmente, sia Pietro che gli altri ricordarono troppo bene che era stato Pietro a rinnegare Gesù ben tre volte!

Quindi, questa domanda, Simone, “mi ami più di questi” era come una spada nel cuore di Pietro. Visto che Pietro aveva scelto di vantarsi davanti agli altri, Gesù scelse di umiliarlo davanti gli altri, per aiutarlo a riconoscere la gravità del suo peccato.

Pietro, ricordando molto bene come aveva rinnegato Gesù, riconoscendo che anziché mostrare più amore per Gesù si era dimostrato peggiore degli altri, non osava rispondere “ti amo”. Osava solamente dire: Sì Signore, tu sai che ti voglio bene . Non ha più detto di amarlo più degli altri. Il suo silenzio dimostrava a tutti che ora riconosceva di non poter dire questo.

A quel punto, Gesù gli disse: pasci i miei agnelli . Perché dice questo? Gesù aveva comandato a tutti gli apostoli di essere i suoi testimoni, di impegnarsi per proclamare il regno di Dio. Però, visto che Pietro aveva rinnegato Gesù, sarebbe stato facile sia per Pietro che per gli altri di credere che lui era squalificato. Quindi, comandandogli ora di pascere gli agnelli, ovvero, di curarsi dei credenti che Gesù avrebbe salvato tramite il ministero degli apostoli, Gesù stava di nuovo ristabilendo Pietro nel ministero. Però, lo stava facendo insieme a quella confessione per rendere Pietro più umile, perfino davanti agli altri discepoli.

la seconda domanda e risposta

Dopo la risposta di Pietro, Gesù gli disse di nuovo, una seconda volta: Simone di Giona, mi ami?

Notiamo che questa volta, Gesù non dice: mi ami più di questi. Pietro non aveva risposto a quel a parte della domanda di Gesù la prima volta. Perciò, il fatto che questa volta Gesù non chiede più quello è un silenzio che tutti notano. È come se Gesù avesse detto: allora Pietro, ora è chiaro che tu ti rendi conto che non deve mai osare dire che tu mi ami più di quanto gli altri mi amano. Perciò, non ti chiedo quello, ti chiedo solamente se mi ami.

Anche questa volta, Pietro risponde con le parole: «Sì, Signore; tu sai che ti voglio bene». Di nuovo, Pietro non osa dire “ti amo” ma dice semplicemente: “ti voglio bene”. Egli sapeva che il suo amore era stato troppo mancante per poter affermare di amare Gesù.

Di nuovo, Gesù comanda a Pietro di impegnarsi nel ministero, dicendogli: Pastura le mie pecore . Nonostante la caduta di Pietro, Gesù lo stava ristabilendo nel ministero. Quello che facciamo per Gesù, non lo facciamo perché noi abbiamo qualche merito, ma perché è Dio che ci chiama a servirLo.

la terza domanda e risposta

Gesù non aveva ancora finito la sua opera nel cuore di Pietro. Perciò, per la terza volta gli fa una domanda. Questa volta gli dice: Simone di Giona, mi vuoi bene?

Questo cambio da “mi ami” a “mi vuoi bene” era come una spada nel cuore di Pietro. Gesù stava rendendo molto chiaro a Pietro e anche agli altri quanto Pietro aveva peccato vantandosi del suo grande amore e impegno per Gesù. Gesù stava mostrando che Pietro non era minimamente quello che si era vantato di essere.

Pietro riconosceva quanto aveva sbagliato. Leggiamo il testo. Pietro fu rattristato che egli avesse detto la terza volta: «Mi vuoi bene?» E gli rispose: «Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci le mie pecore.

Pietro fu rattristato, perché ormai la gravità del suo peccato gli era molto chiara. Dal frutto che vediamo nella sua vita, è evidente che la sua tristezza era la tristezza da Dio, che porta ravvedimento e da cui non c’è da pentirsi.

Di nuovo, non solo Gesù mostra a Pietro la gravità del suo peccato, per aiutarlo ad essere umile, ma per la terza volta ancora lo ristabilisce nel ministero, dicendogli: pasci le mie pecore .

Perché Gesù doveva umiliare Pietro?

Amici, fermiamoci qua a considerare: perché era necessario per Gesù umiliare Pietro in quel modo, e proprio davanti agli altri?

Ricordiamo la verità che abbiamo visto all’inizio di questo sermone. L’unico modo in cui possiamo compiere qualcosa che vale eternamente è se camminiamo in santità, affinché Dio si possa servire di noi. Pietro aveva dell’orgoglio da riconoscere e da abbandonare. Non poteva servire Cristo senza riconoscere a fondo la gravità del suo orgoglio. È per questo che Gesù metteva in evidenza pubblicamente il vero cuore di Pietro, per spingere Pietro a vedersi in modo onesto e umile.

Vi faccio una domanda: era piacevole per Pietro essere umiliato così davanti gli altri? Chiaramente, era estremamente doloroso per lui. Sarebbe stato molto più facile per lui se Gesù avesse fatto questa conversazione in privato.

Però, come buon pastore, Gesù non cercava la comodità di Pietro, bensì il suo bene eterno. Noi abbiamo la tendenza di cercare quello che ci è comodo. Grazie a Dio che Lui pensa a quello che ci conformerà di più all’immagine di Gesù Cristo.

Molto spesso, quando il nostro peccato è l’orgoglio, e specificamente un orgoglio di considerarci superiori agli altri in qualche modo, per renderci puri Dio deve umiliarci, spesso proprio davanti a quelli di cui ci consideravamo superiori. Grazie a Dio che Egli ci ama così tanto da essere pronto a fare proprio così quando ci serve.

l’annuncio della morte di Pietro

A questo punto, dopo aver aiutato Pietro ad essere veramente umile, e dopo aver anche ristabilito Pietro nel ministero, Gesù annuncia che come servo di Dio, Pietro dovrà morire per il vangelo. Leggiamo dal v.18.

“18 In verità, in verità ti dico che quand’eri più giovane, ti cingevi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti». 19 Disse questo per indicare con quale morte avrebbe glorificato Dio. E, dopo aver parlato così, gli disse: «Seguimi».” (Giovanni 21:18-19 NRV)

Quello che Gesù sta dicendo è: Pietro, quando eri giovane facevi quello che volevi tu. Però, quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà. In altre parole, sarai legato, e ti porteranno alla morte. Con questo, Gesù stava spiegando che Pietro sarebbe stato messo a morte per il vangelo, e in questo modo la sua morte glorificherebbe Dio.

Infatti, da quello che sappiamo dalla storia cristiana, Pietro è stato messo la morte durante il regno dell’imperatore Nerone, a Roma.

A quel punto, Gesù dichiara: seguimi . In altre parole, Pietro, segui la mia guida, segui i miei ordini, segui il mio esempio. Gesù si era sacrificato per il bene del suo popolo, e stava chiamando Pietro a dedicarsi interamente al ministero che gli aveva affidato.

Leggiamo quello che Gesù aveva detto in Marco 8.

“34 Chiamata a sé la folla con i suoi discepoli, disse loro: «Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a sé stesso, prenda la sua croce e mi segua. 35 Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor mio e del vangelo, la salverà.” (Marco 8:34-35 NRV)

Chiunque vuole veramente essere un discepolo di Gesù, ovvero, veramente appartenere a Gesù, deve seguire Gesù, non la propria carne.

Quindi quella mattina, accanto al lago, dopo aver comandato a Pietro di pascere le sue pecore, Gesù lo chiama a seguirlo, ad avere una vita dedicata totalmente al ministero.

Pietro vuole sapere di Giovanni

A questo punto, succede un avvenimento dal quale impariamo una lezione molto importante per ciascuno di noi. Leggiamo dal v.20.

“20 Pietro, voltatosi, vide venirgli dietro il discepolo che Gesù amava; quello stesso che durante la cena stava inclinato sul seno di Gesù e aveva detto: «Signore, chi è che ti tradisce?» 21 Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: «Signore, e di lui che sarà?» 22 Gesù gli rispose: «Se voglio che rimanga finché io venga, che t’importa? Tu, seguimi». 23 Per questo motivo si sparse tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto; Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che rimanga finché io venga, che t’importa?» 24 Questo è il discepolo che rende testimonianza di queste cose, e che ha scritto queste cose; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera.” (Giovanni 21:20-24 NRV)

A quel punto, Pietro si gira e vede Giovanni che li sta seguendo. Ricordiamo che Pietro e Giovanni erano molto stretti, e li troviamo quasi sempre insieme. Gesù aveva appena spiegato a Pietro che fine avrebbe fatto. Perciò, Pietro era curioso di saper che fine avrebbe fatto Giovanni. Chiese a Gesù: Signore, e di lui che sarà?

A me, la domanda di Pietro sembra positiva. Che male c’è nel chiedere come andrà per il tuo amico più stretto?

Però, Gesù vede quello che noi non vediamo. Gesù vedeva che Pietro non aveva preso abbastanza a cuore il comandamento di seguirlo. Questo è ovvio dal rimprovero che Gesù gli fa.

Durante il suo ministero sulla terra, Gesù aveva sempre un chiaro obbiettivo: quello di compiere la volontà che il Padre voleva che lui facesse. Egli aveva appena dato un grande incarico a Pietro, e poi gli aveva detto di seguirLo. Invece, Pietro si dimostra subito curioso di sapere degli altri.

Gesù lo riprende, dicendogli: «Se voglio che rimanga finché io venga, che t’importa? Tu, seguimi».

In altre parole, Gesù dice a Pietro che non sono affari suoi quello che ha programmato per Giovanni. Pietro deve impegnarsi a pensare a se stesso, e alla sua responsabilità, e non preoccuparsi degli altri. Non deve cercare di confrontare il suo ministero o le sue prove con quelli di qualcun altro.

Notiamo anche come Gesù spiega questo a Pietro. Aveva appena spiegato che Pietro avrebbe dovuto morire per il vangelo. Gesù dice di Giovanni: se voglio che rimanga finché io vengo che t’importa?

Qui, c’è una lezione molto importante per noi. Dio non ci dà le stesse prove e le stesse responsabilità. A volte, ad uno dà una prova molto pesante, mentre ad un altro dà una prova molto leggera. È molto sbagliato confrontare le nostre prove con quelle degli altri, come anche le nostre responsabilità con quelle degli altri. Ognuno deve impegnarsi a essere fedele in quello che Dio gli ha dato da fare.

Avete notato che nella prima parte della conversazione con Pietro, Gesù gli ha fatto capire che non doveva confrontarsi con gli altri nel senso di vedersi superiore. Qua, Gesù mostra a Pietro che non deve confrontarsi con gli altri per quanto riguarda le prove che Dio ci dà. È importante che noi ricordiamo tutt’e due queste lezioni per noi stessi. Dio ci chiama ad essere umili, e fedeli in quello che Egli ci chiama a fare. È Dio che decide quale ministero e quali prove dare a ciascuno.

Interpretare male il senso di qualcosa

Come succede troppo spesso, quelli che hanno sentito questa dichiarazione ne hanno interpretato male il significato. Leggo di nuovo il versetto 23.

“Per questo motivo si sparse tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto; Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che rimanga finché io venga, che t’importa?»” (Giovanni 21:23 NRV)

Fra i credenti si sparse la voce che Giovanni non sarebbe mai morto. Ma Gesù non aveva detto quello. L’aveva solo usato come esempio per Pietro, senza dire che sarebbe successo proprio così.

Quanto è facile che possiamo interpretare male le parole che gli altri dicono. Se qualcuno dichiara qualcosa solo per fare un esempio, come ha fatto Gesù qua, dobbiamo stare molto attenti a non citarli male. Dobbiamo stare molto attenti a non pensare che hanno detto qualcosa che in realtà non hanno detto.

la veracità di questa testimonianza

Leggiamo anche il v.24, che è un ricordo importante.

“Questo è il discepolo che rende testimonianza di queste cose, e che ha scritto queste cose; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera.” (Giovanni 21:24 NRV)

Giovanni era testimone delle cose descritte in questo capitolo, e Giovanni le ha scritte per noi, sotto la guida dello Spirito Santo. Sappiamo che la sua testimonianza è vera.

Leggiamo quello che Giovanni ha da dire della sua testimonianza in 1 Giovanni 1.

“1 Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita 2 la vita è stata manifestata e noi l’abbiamo vista e ne rendiamo testimonianza, e vi annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e che ci fu manifestata), 3 quel che abbiamo visto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in comunione con noi; e la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo.” (1 Giovanni 1:1-3 NRV)

Grazie ad Dio, le Scritture furono scritte da uomini, ma sotto la guida e il controllo dello Spirito Santo. Quindi, sono totalmente attendibili.

le innumerevoli opere di Gesù

Concludiamo con l’ultimo versetto di questo vangelo, il versetto 25.

“Or vi sono ancora molte altre cose che Gesù ha fatte; se si scrivessero a una a una, penso che il mondo stesso non potrebbe contenere i libri che se ne scriverebbero.” (Giovanni 21:25 NRV)

Quando consideriamo che Gesù è Dio incarnato, quando consideriamo che ogni atto che fece aveva uno scopo eterno, quando consideriamo che le parole umane non bastano per descrivere le opere divine di Gesù Cristo, possiamo iniziare a comprendere che è proprio come dichiara Giovanni, il mondo stesso non potrebbe contenere tutti i libri necessari per scrivere a fondo tutto quello che Gesù faceva.

Infatti, in tutta la storia del mondo, su nessun uomo è stata scritta la millesima parte di quanto è stato scritto su Gesù Cristo. . Nessun uomo in tutta la storia è paragonabile a Gesù Cristo, perché solo Gesù Cristo è Dio incarnato.

Quando consideriamo Gesù, l’unica risposta giusta è di onorarLo, di avere vera fede in Lui, e di ubbidirGli.

conclusione

Concludiamo qua. In questo brano, Dio ci ha ricordato che finché abbiamo orgoglio, o finché siamo troppo sicuri di noi stessi, non saremo utili al servizio di Dio. Perciò, quando siamo così, per renderci utili, spesso Dio ci mette in una situazione in cui Egli ci umilia, per aiutarci ad avere un concetto più sobrio di noi stessi, e per aiutarci ad essere umili, affinché possiamo essere utili a Dio.

Impariamo dal peccato di Pietro. Impariamo a non pensare mai che siamo così forti che non potremo cadere. Pietro si credeva forte, ed è caduto peggio di tutti gli altri apostoli.

Prima, Pietro credeva di avere un amore per Gesù superiore a quelli degli altri. Prima di essere utile a Dio, doveva rendersi conto che non poteva minimamente vantarsi nei loro confronti. Anche noi dobbiamo smettere di confrontarci con gli altri, dobbiamo piuttosto tenere i nostri occhi su Dio e riconoscere che dipendiamo totalmente da Lui. Dobbiamo capire che da soli, anziché essere forti, siamo deboli.

Ricordiamo anche che Dio distribuisce le responsabilità nella chiesa come vuole Lui. Ad alcuni Dio dà il ministero di pascere le pecore, ovvero, di insegnare ai credenti. Comunque, ogni credente ha un ministero di qualche tipo. Non dobbiamo confrontarci l’uno con gli altri, non dobbiamo confrontare le nostre prove con quelle degli altri. Ognuno è chiamato a tenere gli occhi sul Cristo, a seguire Gesù. Non guardiamo gli uni gli altri, ma teniamo i nostri occhi su Gesù.

Quando Dio ti mostra dell’orgoglio in te, non esitare ad abbandonarlo al più presto. Se Dio sceglie di umiliarci davanti agli altri, ben venga, basta che possiamo camminare in santità ed essere strumenti utili a Dio.

Che Dio ci aiuti a vivere così, applicando le lezioni che Egli ci ha dato in questo brano.

Che ognuno di noi possa seguire Gesù, senza guardare né a destra né a sinistra.

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