un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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Il vero ravvedimento

studio di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org per mercoledì, 7 luglio, 2010 ---- cmd na -----
Parole chiave: ravvedimento, ravvedersi, salvezza, il vangelo, frutto del vero ravvedimento.

Che scopo ha la vita? Se esaminiamo bene la realtà alla luce della Bibbia, vedremo che siamo stati creati da Dio, il Creatore di tutto, per uno scopo, scopo che troviamo proprio espresso nella Parola di Dio:

24 Il Dio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi fatti da mani d'uomo, 25 e non è servito dalle mani di uomini come se avesse bisogno di qualcosa, essendo lui che dà a tutti la vita, il fiato e ogni cosa; 26 or egli ha tratto da uno solo tutte le stirpi degli uomini, perché abitassero sopra tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche prestabilite e i confini della loro abitazione, 27 affinché cercassero il Signore, se mai riuscissero a trovarlo come a tastoni, benché egli non sia lontano da ognuno di noi. (Atti 17:24-27)

Notiamo che, nell'ultimo verso del brano da noi citato, vi sono le seguenti parole: “affinché cercassero il Signore”.

Orbene, lo scopo della vita è proprio quello di cercare e trovare Dio, di essere riconciliati con Dio, per mezzo di Cristo Gesù, e di entrare in un rapporto eterno con Lui.

Qual è la via che porta ad entrare in un rapporto personale e vivente con Dio? In altre parole, come possiamo essere riconciliati con Dio in base a quello che troviamo nel brano che abbiamo appena visto?

La via, l'unica via, è quella del Ravvedimento.

Leggiamo anche altri brani che descrivono il messaggio del Vangelo e dove quello che abbiamo appena detto è pienamente confermato ed espresso:

“14 Ora, dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù venne in Galilea predicando l’evangelo del regno di Dio 15 e dicendo: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e credete all’evangelo".” (Marco 1:14-15 LND).
“E Gesù, udito ciò, disse loro: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a ravvedimento".” (Marco 2:17 LND).
“Io vi dico che allo stesso modo vi sarà in cielo più gioia per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento.” (Luca 15:7 LND).
“Dio lo ha esaltato con la sua destra e lo ha fatto principe e salvatore per dare ad Israele ravvedimento e perdono dei peccati.” (Atti 5:31 LND).
“Ma prima a quelli in Damasco, poi a Gerusalemme, in tutta la regione della Giudea e ai gentili, ho annunziato di ravvedersi e di convertirsi a Dio, facendo opere degne di ravvedimento.” (Atti 26:20).
“Ovvero disprezzi le ricchezze della sua benignità, della sua pazienza e longanimità, non conoscendo che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento?” (Romani 2:4 LND).
“9 Ora mi rallegro, non perché siete stati rattristati, ma perché siete stati rattristati a ravvedimento, poiché siete stati rattristati secondo Dio, affinché in nessuna cosa aveste a ricevere alcun danno da parte nostra. 10 La tristezza secondo Dio infatti produce ravvedimento a salvezza, che non ha rimpianto; ma la tristezza del mondo produce la morte.” (2Corinzi 7:9-10 LND).
“Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come alcuni credono che egli faccia, ma è paziente verso di noi non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a ravvedimento.” (2Pietro 3:9).

Che cosa possiamo dedurre da questi versetti?

In questi versetti riconosciamo che Dio ci offre la vera vita, una vita che riguarda l'eternità e la vita in cielo, se ci ravvediamo. Gesù è venuto, venuto dal cielo, per salvare dei peccatori e questa salvezza giunge tramite il ravvedimento, più precisamente attraverso il ravvedimento e la fede. Pensiamo spesso alla fede, ed è giusto, ma dobbiamo anche capire la centralità del ravvedimento come base per una vera e genuina salvezza.

La necessità di essere veramente ravveduti

Visto che il perdono, la vera salvezza, la vera vita ed essere riconciliati con Dio arrivano tramite il ravvedimento, è fondamentale capire che cos'è il ravvedimento e poi capire se siamo veramente ravveduti.

Definizione di ravvedimento:

La parola greca che viene tradotta come ravvedersi vuol dire:

1) cambiare la propria idea, cioè pentirsi;

2) cambiare la propria idea per una migliore, correggere di cuore e con aborrimento i propri peccati passati.

La forma SOSTANTIVATA di questa parola, che viene tradotta in Italiano come ravvedimento, indica un cambiamento di idea, come nel caso di uno che si pente, di un proposito che si era deciso di attuare o di qualcosa che si è fatto.

Ravvedimento ha a che fare, soprattutto, con il modo in cui vediamo noi stessi e Cristo Gesù. Vuol dire arrivare, per l'opera di Dio, a vederci come siamo veramente, cioè a vederci come Dio ci vede. Vuol dire vedere la realtà che siamo peccatori sotto condanna e comprendere che, dopo la morte fisica, dovremo affrontare il giudizio :

27 E come è stabilito che gli uomini muoiano una sola volta, e dopo ciò viene il giudizio, (Ebrei 9:27 LND)

Ravvedersi vuol dire dunque anche vedere il nostro peccato come il nostro nemico peggiore.

Il vero ravvedimento si manifesta quando il peccato diventa per noi un peso insopportabile, un peso da cui vogliamo essere assolutamente liberati.

Il ravvedimento, perciò, vuol dire arrivare a capire che siamo tutti peccatori e quindi che saremo condannati per i nostri peccati. Sta infatti scritto:

10 come sta scritto: «Non c'è alcun giusto, neppure uno. 11 Non c'è alcuno che abbia intendimento, non c'è alcuno che ricerchi Dio. 12 Tutti si sono sviati, tutti quanti sono divenuti inutili; non c'è alcuno che faccia il bene, neppure uno. (Romani 3:10-12 LND)

e ancora:

19 Or noi sappiamo che tutto quello che la legge dice, lo dice per coloro che sono sotto la legge, affinché ogni bocca sia messa a tacere e tutto il mondo sia sottoposto al giudizio di Dio, 20 perché nessuna carne sarà giustificata davanti a lui per le opere della legge; mediante la legge infatti vi è la conoscenza del peccato. (Romani 3:19,20 LND).

Questo ci porta a capire il bisogno che abbiamo di un Salvatore. L'unico modo di comprendere il nostro bisogno di un Salvatore è di capire che siamo condannati in quanto peccatori. Dobbiamo concretamente realizzare che i nostri peccati ci separano da Dio.

Quindi ravvedersi vuol dire arrivare, per l'opera di Dio, a capire che siamo peccatori, che il nostro peccato ci separa da Dio e ci porta ad essere condannati ad una eternità di tormento e a capire che non riusciamo e non possiamo salvare noi stessi con i nostri sforzi e le nostre opere buone.

Il vero ravvedimento ci porta, inoltre, a vedere che Gesù è morto per i nostri peccati quando comprendiamo che siamo peccatori e che, più di qualsiasi cosa, abbiamo bisogno del perdono per ricevere la vera vita in Cristo.

Esempi di personaggi della Bibbia

Visto che il vero ravvedimento è necessario per la salvezza, come possiamo sapere se siamo veramente ravveduti?

Non è una questione solo di quello che diciamo. Il vero ravvedimento è il cuore che abbiamo.

Un grande aiuto per capire se siamo veramente ravveduti ci viene dall'osservare gli esempi di uomini ravveduti nella Bibbia, per vedere se il nostro cuore rispecchia i loro cuori.

Quindi, consideriamo insieme come alcuni personaggio biblici vedevano i loro peccati.

Paolo: il più grande peccatore

“Questa parola è sicura e degna di essere pienamente accettata, che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo.” (1Timoteo 1:15 LND).

Notate che, nonostante che Paolo fosse un grande uomo di Dio, egli riconosceva la gravità dei suoi peccati al punto da definire se stesso il primo dei peccatori.

Pietro: nella barca con Cristo

In Luca 5 troviamo Gesù che aveva chiesto a Pietro di usare la sua barca per predicare alla folla. In seguito Gesù compie un miracolo e vediamo Pietro ravveduto. Leggo Luca 5:1-11:

“1 Or avvenne che, mentre egli si trovava sulla riva del lago di Gennesaret e la folla gli si stringeva attorno per ascoltare la parola di Dio, 2 vide due barche ormeggiate alla riva del lago, dalle quali erano scesi i pescatori e lavavano le reti. 3 Allora salì su una delle barche, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Postosi a sedere, ammaestrava le folle dalla barca. 4 E, quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: "Prendi il largo, e calate le vostre reti per pescare". 5 E Simone, rispondendo, gli disse: "Maestro, ci siamo affaticati tutta la notte e non abbiamo preso nulla; però, alla tua parola, calerò la rete". 6 E, fatto ciò, presero una tale quantità di pesci che la rete si rompeva. 7 Allora fecero cenno ai loro compagni, che erano nell’altra barca, perché venissero ad aiutarli. Ed essi vennero e riempirono tutt’e due le barche, tanto che stavano affondando. 8 Vedendo questo, Simon Pietro si gettò ai piedi di Gesù, dicendo: "Signore allontanati da me perché sono un uomo peccatore". 9 Infatti Pietro e tutti quelli che erano con lui furono presi da grande stupore, per la quantità di pesci che avevano preso. 10 Lo stesso avvenne pure a Giacomo e a Giovanni, figli di Zebedeo, che erano compagni di Simone. Allora Gesù disse a Simone: "Non temere; da ora in avanti tu sarai pescatore di uomini vivi". 11 Essi quindi, tirate in secco le barche, lasciarono ogni cosa e lo seguirono.” (Luca 5:1-11 LND).

Cosa è successo in questo episodio narrato da Luca? Pietro ed anche gli altri discepoli hanno capito che Gesù non era un semplice uomo. Avevano iniziato a capire che Egli è più di un uomo, è il Creatore, Colui che può controllare tutta la Sua creazione.

Alla luce di questo, essi hanno cominciato a vedere il loro peccato. Vediamo quindi il frutto del ravvedimento di Pietro attraverso le sue parole: "Signore allontanati da me perché sono un uomo peccatore".

Tenete in mente che riconoscere veramente Dio porta l'uomo a riconoscere pienamente i propri peccati e il suo stato di peccatore.

Isaia

Vediamo la stessa cosa in Isaia 6. Quando ad Isaia è stata data una visione di Dio, egli, pur essendo un individuo umanamente molto buono, si riconobbe come un grande peccatore. Il metro che egli adottava per definirsi tale non era più stabilito dal confronto con gli altri uomini, ma dalla santità di Dio:

“1 Nell’anno della morte del re Uzziah, io vidi il Signore assiso sopra un trono alto ed elevato, e i lembi del suo manto riempivano il tempio. 2 Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno di essi aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. 3 L’uno gridava all’altro e diceva: "Santo, santo, santo è l’Eterno degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria". 4 Gli stipiti della porta furono scossi dalla voce di colui che gridava, mentre il tempio si riempì di fumo. 5 Allora io dissi: "Ahimé! Io sono perduto, perché sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; eppure i miei occhi hanno visto il Re, l’Eterno degli eserciti". 6 Allora uno dei serafini volò verso di me, tenendo in mano un carbone ardente, che aveva preso con le molle dall’altare. 7 Con esso mi toccò la bocca e disse: "Ecco, questo ha toccato le tue labbra, la tua iniquità è rimossa e il tuo peccato è espiato". ” (Isaia 6:1-9 LND).

In questo brano vediamo la stessa cosa che abbiamo visto precedentemente in Luca 5 quando Pietro e gli altri discepoli avevano capito qualcosa della deità di Cristo. Quando ci troviamo davanti a Dio, nella Sua santità, riconosciamo maggiormente il nostro peccato ed il nostro essere peccatori.

Valutando attentamente la reazione di Isaia, ne ricaviamo un chiaro principio: più si conosce di Dio, più si vedono i propri peccati ed il proprio stato di peccatori.

Il figlio prodigo

Consideriamo la parabola del figlio prodigo così come la troviamo in Luca 15. Leggiamo assieme questo capitolo di Luca dal versetto 11 al versetto 24:

11 Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane di loro disse al padre: "Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta". E il padre divise fra loro i beni. 13 Pochi giorni dopo il figlio più giovane, raccolta ogni cosa, se ne andò in un paese lontano e là dissipò le sue sostanze vivendo dissolutamente. 14 Ma quando ebbe speso tutto, in quel paese sopraggiunse una grave carestia, ed egli cominciò ad essere nel bisogno. 15 Allora andò a mettersi con uno degli abitanti di quel paese, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16 Ed egli desiderava riempire il ventre con le carrube che i porci mangiavano, ma nessuno gliene dava. 17 Allora, rientrato in sé, disse: "Quanti lavoratori salariati di mio padre hanno pane in abbondanza, io invece muoio di fame! 18 Mi leverò e andrò da mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te; 19 non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi lavoratori salariati". 20 Egli dunque si levò e andò da suo padre. Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 E il figlio gli disse: "Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". 22 Ma il padre disse ai suoi servi: "Portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi. 23 Portate fuori il vitello ingrassato e ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E si misero a fare grande festa. (Luca 15:11-24 LND)

In tale brano, notiamo subito la reazione del figlio. Nonostante che vedesse il padre corrergli incontro e abbracciarlo con grande affetto, andò avanti verso di lui parlando del proprio peccato. Ciò poteva avvenire perché quello che diceva consisteva proprio nel come lui si . Questo figliolo era veramente ravveduto.

Pertanto, questa parabola rappresenta quello che succede quando una persona capisce la propria condizione davanti a Dio e si ravvede.

Quando uno è veramente ravveduto, vede realmente la propria colpa e realizzache non merita alcun bene da Dio. Vede quanto ha peccato contro Dio e contro gli altri e la sua mente è fissata sul proprio peccato.

Simeone e la donna peccatrice: lei capiva la profondità del perdono

Esaminiamo adesso l'esempio di un fariseo, Simeone, e della donna peccatrice che entra in casa di lui per ungere i piedi di Gesù. Leggiamo Luca 7:36-48:

36 Or uno dei farisei lo invitò a mangiare con lui; ed egli, entrato in casa del fariseo, si mise a tavola. 37 Ed ecco una donna della città, che era una peccatrice, saputo che egli era a tavola in casa del fariseo, portò un vaso di alabastro pieno di olio profumato. 38 E, stando ai suoi piedi, di dietro, piangendo, cominciò a bagnargli di lacrime i piedi e ad asciugarli con i capelli del suo capo; e glieli baciava e li ungeva con l'olio profumato. 39 Al vedere questo, il fariseo che lo aveva invitato disse fra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e quale genere di persona è la donna che lo tocca, perché è una peccatrice». 40 E Gesù, rispondendo, gli disse: «Simone, ho qualche cosa da dirti». Ed egli disse: «Maestro, di' pure». 41 E Gesù gli disse: «Un creditore aveva due debitori; l'uno gli doveva cinquecento denari e l'altro cinquanta. 42 Non avendo essi di che pagare, egli condonò il debito ad entrambi. Secondo te, chi di loro lo amerà di più?». 43 E Simone, rispondendo, disse: «Suppongo sia colui, al quale egli ha condonato di più». E Gesù gli disse: «Hai giudicato giustamente». 44 Poi, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Io sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato dell'acqua per lavare i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i capelli del suo capo. 45 Tu non mi hai dato neppure un bacio; ma lei da quando sono entrato, non ha smesso di baciarmi i piedi. 46 Tu non mi hai unto il capo di olio; ma lei, ha unto i miei piedi di olio profumato. 47 Perciò ti dico che i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato; ma colui al quale poco è perdonato, poco ama». 48 Poi disse a lei: «I tuoi peccati ti sono perdonati». (Luca 7:36-48 LND)

Notiamo come la donna riconosceva la gravità del proprio peccato e per questo era estremamente riconoscente per il perdono ricevuto.

Lei si rendeva concretamente conto di essere una grande peccatrice ed è per questo che vedeva Gesù come un grande Salvatore.

Parabola del servo impenitente

Invece, un esempio negativo è quello che troviamo in Matteo 18. Ve lo leggo:

23 Perciò il regno dei cieli è simile ad un re, il quale volle fare i conti con i suoi servi. 24 Avendo iniziato a fare i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. 25 E non avendo questi di che pagare, il suo padrone comandò che fosse venduto lui con sua moglie, i suoi figli e tutto quanto aveva, perché il debito fosse saldato. 26 Allora quel servo, gettandosi a terra, gli si prostrò davanti dicendo: "Signore, abbi pazienza con me e ti pagherò tutto". 27 Mosso a compassione, il padrone di quel servo lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28 Ma quel servo, uscito fuori, incontrò uno dei suoi conservi, che gli doveva cento denari; e, afferratolo per la gola, lo soffocava dicendo: "Pagami ciò che mi devi". 29 Allora il suo conservo, gettandosi ai suoi piedi, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza con me, e ti pagherò tutto". 30 Ma costui non volle, anzi andò e lo fece imprigionare, finché non avesse pagato il debito. 31 Ora gli altri servi, visto quanto era accaduto, ne furono grandemente rattristati e andarono a riferire al loro padrone tutto ciò che era accaduto. 32 Allora il suo padrone lo chiamò a sé e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito, perché mi hai supplicato. 33 Non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?". 34 E il suo padrone, adiratosi, lo consegnò agli aguzzini finché non avesse pagato tutto quanto gli doveva. 35 Così il mio Padre celeste farà pure a voi, se ciascuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello i suoi falli». (Matteo 18:23-35 LND)

Il chiaro punto che emerge da questa parabola è che il primo servo non ha veramente visto la gravità del suo debito, ovvero del suo peccato, e perciò si comporta duramente con chi aveva un debito con lui.

Quel che dobbiamo avere chiaro da questo passo è che, quando siamo veramente ravveduti, i peccati degli altri contro di noi non ci pesano perché riconosciamo che i nostri peccati contro Dio sono infinitamente più gravi.

Se invece i peccati degli altri contro di noi ci pesano tanto, vuol dire che non abbiamo ancora visto la gravità dei nostri peccati.

Quando siamo veramente ravveduti, e quindi vediamo la gravità dei nostri peccati, questo ci permette di avere molta pazienza con gli altri che peccano contro di noi. Questo vale soprattutto con le persone che gravitano intorno a noi tutti i giorni!

Quindi che conclusione possiamo trarre?

Alla luce di tutti questi brani, quali conclusioni possiamo trarre?

Torniamo allora alla domanda di questo studio.

Come si arriva alla vera salvezza?

La vera salvezza deve necessariamente passare attraverso il ravvedimento e la fede. Il ravvedimento è cambiare idea, cioè vedere la vita ed ogni cosa che la riguarda in modo diverso. Ravvedersi significa vedere il proprio peccato, vedere che ci rende colpevoli davanti a Dio ed essere veramente afflitti per questo perché esso ci separa da Dio; ravvedersi significa vedere che non possiamo con i nostri sforzi riconciliarci con Dio e che abbiamo bisogno di accettare Cristo Gesù come nostro Salvatore e camminare come Egli ci insegna nella Sua Parola, deponendo ciò che Lui non gradisce e sostituendolo con il nuovo in modo da produrre frutti degni del ravvedimento.

Chi arriva alla vera salvezza continua a vivere così. Continua a vedere il proprio peccato come qualcosa di grave, continua ad essere afflitto per il proprio peccato e continua a vedere Gesù Cristo come l'unico che può provvedere il perdono.

Non ha senso dire che Gesù ha pagato i tuoi peccati se non riconosci la gravità dei tuoi peccati.

Abbiamo visto, esempio dopo esempio nella Bibbia, che, quando Dio salva qualcuno, quella persona vede i propri peccati come un problema molto grave.

Questa è la vita di un vero credente. Chi vive così, conosce la gioia del perdono.

Concludo allora chiedendo a ciascuno di voi: Tu sei veramente ravveduto?

O che possiamo avere chiaro frutto del ravvedimento nella nostra vita!

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