v i nostri rapporti come doni
un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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I nostri rapporti: doni, non idoli!

Studio di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org per mercoledì, 16 dicembre, 2009 ---- cmd na -----
Parole chiave: rapporti, litigi, litigare, gelosia, idoli, come vivere bene i rapporti.

Chi è in Cristo ha in Lui ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti, come leggiamo in Efesini 1:3:

“Benedetto sia Dio, Padre del Signor nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo,” (Efesini 1:3).

Queste benedizioni superano qualunque benedizione terrena che potremmo avere.

Eppure Dio ci dà anche tante benedizioni terrene, benedizioni legate alla vita su questa terra, benedizioni da godere e da usare per la Sua gloria.

Infatti le benedizioni terrene che ci vengono elargite non sono solo da godere per noi stessi, ma sono da usare per la gloria di Dio. A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto.

Fra le benedizioni terrene, le più grandi sono le persone preziose che Dio mette nella nostra vita. La ragione di ciò è molto semplice: Dio è un Dio che ha rapporti ed esiste, fra l'altro, come Trinità, con un rapporto perfetto fra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Dio è in relazione con gli uomini. Nella Bibbia leggiamo che Abrahamo viene chiamato “l'amico di Dio”. Analogamente, Gesù chiama i Suoi discepoli Suoi amici:

“Così si adempì la Scrittura, che dice: "Or Abrahamo credette a Dio, e ciò gli fu imputato a giustizia"; e fu chiamato amico di Dio.” (Giacomo 2:23 LND).
“15 Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa ciò che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udito dal Padre mio. 16 Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi; e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto sia duraturo, affinché qualunque cosa chiediate al Padre nel mio nome, egli ve la dia.” (Giovanni 15:15-16 LND).

Ancora, nei Salmi 127 e 128 ci viene mostrato quanto grande sia la benedizione che il Signore riversa sui Suoi concedendo loro una moglie virtuosa ed una figliolanza numerosa:

3 Ecco, i figliuoli sono una eredità del Signore; Il frutto del ventre è un premio. 4 Quali son le saette in mano d'un valent'uomo, Tali sono i figliuoli in giovanezza. 5 Beato l'uomo che ne ha il suo turcasso pieno; Tali non saranno confusi, Quando parleranno co' lor nemici nella porta. (Salmo 127:3-5 LND).

1 BEATO chiunque teme il Signore, E cammina nelle sue vie. 2 Perciocchè tu mangerai della fatica delle tue mani; Tu sarai beato, ed egli ti sarà bene. 3 La tua moglie sarà dentro della tua casa Come una vigna fruttifera; I tuoi figliuoli saranno d'intorno alla tua tavola, Come piante novelle di ulivi. 4 Ecco, certamente così sarà benedetto L'uomo che teme il Signore. 5 Il Signore ti benedirà di Sion; E tu vedrai il bene di Gerusalemme Tutti i giorni della tua vita; 6 E vedrai i figliuoli de' tuoi figliuoli. Pace sia sopra Israele. (Salmo 128 LND).

Quindi, i rapporti con gli altri e, in special modo, taluni rapporti, sono un immenso dono da parte di Dio.

I rapporti non sempre sono una fonte di gioia

Purtroppo, spesso proprio quei rapporti che dovrebbero essere le più grandi benedizioni terrene portano molto male nelle nostre vite. Rapporti che dovrebbero darci gioia sono invece fonte di tristezza, lacrime e frustrazione.

Come mai questo?

Ci sono tanti motivi che causano ciò, ma una delle ragioni principali per cui i nostri rapporti ci portano cose negative anziché positive come dovrebbero è perché abbiamo aspettative sbagliate.

Farsi delle aspettative sbagliate porta sempre del male ed anche una cosa stupenda può portare delusione se si ha un'aspettativa sbagliata.

Un esempio semplice ma chiaro: se qualcuno mi vende una macchina che fa 20 km al litro, il che è ottimo, ma io credo che dovrebbe farne 40, sarò deluso da quella macchina e ciò non perché non è buona, ma perché ho un'aspettativa sbagliata e non realistica.

Questo succede spesso nei nostri rapporti. Abbiamo un metro sbagliato di come dovrebbero essere e, visto che, in tal caso, la realtà sarà inferiore alle aspettative, restiamo delusi dal nostro rapporto. Anziché essere una gioia, esso diventa un peso.

Fra tutte le aspettative sbagliate, forse quella più comune è di credere, non in senso cosciente, ma almeno subcosciente, che l'altra persona non dovrebbe sbagliare mai nei nostri confronti.

Credere questo porterà sempre del male.

Prima di tutto, dobbiamo capire che, finché siamo in questo corpo, peccheremo. Questo non deve mai essere una scusa per i nostri peccati, ma è una realtà che dobbiamo ricordare, soprattutto per quanto riguarda le altre persone nella nostra vita:

“8 Se diciamo di essere senza peccato inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. 9 Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto, da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. 10 Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo e la sua parola non è in noi.” (1Giovanni 1:8-10 LND).

Se tu vuoi avere pace nei tuoi rapporti, allora devi ricordare due cose: prima di tutto, devi ricordare che tu cadrai nel peccato. Secondo, devi ricordare che anche l'altra persona cadrà nel peccato. Perciò è assolutamente essenziale non sperare che la persona con la quale abbiamo il nostro rapporto arriverà ad un punto in cui non peccherà più. Infatti, uno dei motivi principali per cui ci sono grossi problemi nei rapporti è perché uno pretende o spera che l'altro agirà sempre in modo giusto. Questo non succederà mai in questa vita!

In altre parole, se tu, o marito, speri che tua moglie farà sempre tutto come vuoi tu, se speri che sarà proprio come vuoi tu, allora, per quanto lei possa essere una moglie preziosa e meravigliosa, tu sarai sempre deluso dal suo comportamento! Non ne sarai contento e non avrai la gioia in lei che potresti avere se valutassi realisticamente le cose.

Ora parlo a voi mogli: se tu sogni che tuo marito diventerà proprio quel marito che vuoi tu, se tu speri che egli farà le cose e che ti curerà proprio come vuoi tu, non sarai mai contenta di lui e non avrai la gioia che potresti avere dall'avere accanto un marito, per quanto lui possa essere virtuoso e amorevole.

Questo vale anche per i genitori ed i loro figli e figlie, vale per fratelli e sorelle ed anche nei rapporti di amicizia.

Quindi, è fondamentale tenere ben presente nella mente che, sia noi stessi che le altre persone, non siamo perfetti e perciò una cosa fondamentale per avere buoni rapporti è di accettare l'altra persona con i suoi difetti, come anche l'altra persona ha bisogno di accettare noi con i nostri difetti. È importante però che noi non usiamo questo come scusa per non voler crescere, ma che sia un motivo per cui abbiamo tanta grazia e pazienza nei confronti degli altri.

Quindi, se vuoi godere i rapporti che Dio ti ha dato, devi avere aspettative realistiche.

Immaginate una coppia che si sposa, sperando che il matrimonio sarà tutti i giorni proprio come la giornata in cui lo hanno celebrato, con tanto di festa e di cose fatte in grande. Se dovessero avere quel tipo di aspettativa dal matrimonio, ben presto vedrebbero il matrimonio come una cosa estremamente noiosa e deludente. Questo non è perché il matrimonio è, in sé e per sé, noioso o deludente, anzi tutt'altro, ma solamente perché hanno un concetto del tutto sbagliato di come dovrebbe essere.

Similmente, se in un rapporto il marito spera che la moglie si comporterà sempre come vuole lui, per forza egli sarà deluso da lei e non avrà la gioia che potrebbe avere nell'averla accanto per la vita. Inoltre, egli renderà la stessa vita miserabile per lei. Facendo i dovuti paralleli, se le premesse e le aspettative sono analoghe a queste, sarà così in ogni rapporto che viene instaurato e vissuto con tali presupposti.

Dio sa che, finché siamo in questo mondo, avremo da combattere contro il peccato e perciò peccheremo l'uno contro l'altro.

La Bibbia ci fornisce vari brani che ci spiegano come vivere i nostri rapporti alla luce del fatto che continuiamo a peccare gli uni contro gli altri.

Leggo qualche brano e faccio qualche commento ad esso.

Sopportare:

Cominciamo con Colossesi 3:12-17. Questo brano ci insegna come vivere i nostri rapporti. Chi vive così avrà grande gioia in essi, quella gioia che viene solamente da Dio:

“12 Vestitevi dunque come eletti di Dio santi e diletti, di viscere di misericordia, di benignità, di umiltà, di mansuetudine e di pazienza, 13 sopportandovi gli uni gli altri e perdonandovi, se uno ha qualche lamentela contro un altro, e come Cristo vi ha perdonato, così fate pure voi. 14 E sopra tutte queste cose, rivestitevi dell’amore, che è il vincolo della perfezione. 15 E la pace di Dio, alla quale siete stati chiamati in un sol corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti. 16 La parola di Cristo abiti in voi copiosamente, in ogni sapienza, istruendovi ed esortandovi gli uni gli altri con salmi, inni e cantici spirituali, cantando con grazia nei vostri cuori al Signore. 17 E qualunque cosa facciate, in parola o in opera, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie a Dio Padre per mezzo di lui.” (Colossesi 3:12-17 LND).

Notiamo attentamente i termini che Dio usa in questo brano e che descrivono come dobbiamo vivere i nostri rapporti:

  • Viscere di misericordia:il Nuovo Testamento usa questo modo di dire, strano per noi ma comunissimo nelle lingue antiche, nel senso ebraico, cioè per indicare quella dolce commozione delle viscere che si prova per una persona che si ama teneramente (si veda pure Luca 1:18; 2Corinzi 6:12; 7:15; Filippesi 1:8; 2:1; Filemone 7,12,20; 1Giovanni 3:17); per gli ebrei le viscere sono infatti la sede degli affetti più teneri, specialmente della carità, della benevolenza e della misericordia. Ed anche noi, oggi, talvolta diciamo «viscere di padre», «di madre», «di umanità», «di misericordia» a significare affetto, sentimento d'amore e di compassione.

  • Benignità: la benignità (si veda pure Romani 2:4; 2Corinzi 6:6; Galati 5:22; Tito 3:4) è l'opposto della severità (si veda anche Romani 11:22) e si esercita nel sovvenire ai bisogni esterni del prossimo.

  • Umiltà: l'umiltà (vedasi anche Colossesi 2:18,23; Atti 20:19; Efesini 4:2 Filippesi 2:3; 1Pietro 5:5), che secondo l'apostolo non consiste in una dimostrazione apparente ma in una virtù reale dell'animo, è propria di colui che sa davvero stimare gli altri più di se stesso (si veda pure Filippesi 2:3).

  • Mansuetudine: per mansuetudine si intende quell'atteggiamento di pensiero che è opposto all'asprezza e alla contenziosità e che si manifesta con la gentilezza e con la tenerezza nel trattare gli altri (si veda anche 1Corinzi 4:21; 2Corinzi 10:1; Galati 5:23; 6:1; Efesini 4:2; 2Timoteo 2:25; Tito 3:2; Giacomo 1:21; 3:13; 1Pietro 3:15). Essa è quella virtù di cui Cristo ha, in se stesso, lasciato al mondo l'ideale: la mansuetudine di Gesù Cristo è un fatto stabilito (si veda 2 Corinzi 10:1,Matteo 21:5;11:29) e si manifesta nella pazienza e nella longanimità con i deboli (vedasi Matteo 12:20, Isaia 42:3), nel perdonare e dare pace a colui che meriterebbe condanna (si veda Luca 7:38, 48, 50), nel guarire chi cerca guarigione pur sapendo di non meritarla (si veda Marco 5:33,34), nel rimproverare con dolcezza l'incredulità ostinata (come si vede in Giovanni 20:24, 25, 29), nel correggere dolcemente la fiducia che Pietro aveva in se stesso, la sua infedeltà e il triplice rinnegamento del suo Signore (come possiamo constatare in Giovanni 21:15-17), nel biasimare dolcemente il suo traditore (vedasi Matteo 26:48-50) e, infine, nel pregare pieno di compassione per i suoi uccisori (si veda Luca 23:24). O che possiamo essere, anche in tutto questo, imitatori di Cristo!

  • Pazienza:essa vuol dire sopportare il male che riceviamo dall'altra persona senza agitarci, nella speranza d'un ravvedimento e d'un conseguente ritorno a migliori sentimenti da parte di chi l'ha prodotto (si veda pure Romani 2:4; 9:22; 2Corinzi 6:6; Galati 5:22; Efesini 4:2; 1Timoteo 1:16; 2Timoteo 4:2; 1Pietro 3:20; 2Pietro 3:15).

  • Sopportandovi gli uni gli altri: qui si parla specificamente di quei casi in cui qualcuno ha peccato contro di noi, facendoci del male. In tali casi è profondamente cristiano non reagire di fronte alle afflizioni che ci son causate dal fratello e portare pazienza, verso di lui, per amore di Cristo e del fratello stesso (vedasi 2Tessalonicesi 1:4). Perdonandovi: perdonarsi a vicenda è la parola d'ordine del cristiano. Fratelli cari, dobbiamo perdonarci a vicenda come Cristo ci ha perdonati (si veda Colossesi 3:13)!

Confessare

Ci sono altri aspetti fondamentali per poter avere rapporti benedetti. Uno di questi è l'importanza di confessare i peccati gli uni agli altri.

“Confessate i vostri falli gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri, affinché siate guariti; molto può la preghiera del giusto, fatta con efficacia.” (Giacomo 5:16 LND).

Senza andare nei dettagli, voglio chiarire che qui il punto principale non è che noi dobbiamo insistere sul fatto che gli altri confessino i loro peccati, ma che ciascuno di noi deve essere pronto a confessare i propri peccati. Notate che il brano dice di confessare i peccati gli uni agli altri. Non basta confessare un peccato solamente a Dio se quel peccato è stato commesso anche contro un altro. Certamente ogni peccato viene e deve essere confessato a Dio. Però, quando pecchiamo contro un'altra persona, bisogna confessarlo anche a quella persona.

Infatti un grande ostacolo nell'avere buoni rapporti è quando non confessiamo i nostri peccati gli uni agli altri.

Ci sono molti motivi per cui non facciamo ciò e forse il più grande è quello dell'orgoglio. In un certo senso, si può confessare a Dio senza calpestare l'orgoglio, perché confessare solo a Dio non è confessare pienamente il peccato. Confessare di cuore il tuo peccato anche all'altra persona richiede umiltà, però, è la via che porta alla benedizione.

Infatti, notate che il brano dice confessate i vostri falli, ovvero i vostri peccati, gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri, affinché siate guariti. Molto spesso soffriamo le conseguenze del peccato non confessandolo all'altra persona o alle altre persone. Quindi, se tu ti senti spiritualmente abbattuto, se sembra che non riesci ad avere vittoria, se cadi e ricadi, forse ciò che ti serve è non solo confessare il tuo peccato a Dio, ma confessarlo anche alle persone contro le quali hai peccato.

Chiaramente, se qualcuno confessa un peccato a te, è fondamentale perdonarlo, anche se ha già confessato quel peccato tante altre volte. Questo è il chiaro messaggio che Gesù ci trasmette parlando a Pietro, dopo che Pietro gli fece una domanda sul perdono. Leggo Matteo 18:21,22:

“21 Allora Pietro, accostatosi, gli disse: "Signore, se il mio fratello pecca contro di me, quante volte gli dovrò perdonare? Fino a sette volte?". 22 Gesù gli disse: "Io non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.” (Matteo 18:21-22 LND).

Pietro pensava che ci fosse un limite al quanto doveva perdonare un altro che aveva peccato contro di lui. Gesù gli spiega allora che non ci sono limiti al un numero di volte in cui dobbiamo perdonare. Dobbiamo infatti essere sempre pronti a perdonare, perché anche noi abbiamo sempre bisogno di perdono.

NON avere alcun dono come idolo

Parlando dei rapporti, voglio parlare di un'altra cosa che fa tanto male ai nostri rapporti. Spesso possiamo fare di un rapporto un idolo.

I nostri rapporti non andranno bene se li abbiamo come idoli. Lasciatemi spiegare bene questo concetto.

Un grande pericolo per quanto riguarda le benedizioni terrene è di essere troppo attaccati ad un dono terreno concessoci da Dio. Quando siamo troppo attaccati ad un dono, pur essendo da Dio, quel dono diventa un idolo per noi. -Possiamo far diventare un idolo qualunque dono terreno. Per esempio, il cibo può diventare un idolo per noi:

“18 Poiché molti, dei quali vi ho spesse volte parlato, e anche al presente ve lo dico piangendo, camminano da nemici della croce di Cristo, 19 la cui fine è la perdizione, il cui dio è il ventre e la cui gloria è a loro vergogna; essi hanno la mente rivolta alle cose della terra.” (Filippesi 3:18-19 LND).

Tante persone invece fanno della buona salute un idolo, essendo estremamente attaccati ad essa. La loro vita diventa un immenso impegno finalizzato al curare la loro salute, al punto che essa diventa ciò che controlla le loro decisioni. In questo modo, tali persone fanno di una benedizione un idolo.

Chiaramente, si può fare di qualunque cosa materiale un idolo, se ci si attacca troppo ad essa. Può dunque trattarsi di un oggetto di grande valore, come una casa o una macchina, ma può pure essere rappresentato da piccoli oggetti che hanno poco valore.

Infine, un altro tipo di idolo che tanti purtroppo hanno è l'approvazione degli altri. Tanti considerano molto importante quello che pensano gli altri e prendono tante decisioni con lo scopo di non perdere l'approvazione degli altri. Anche questa è idolatria!

Idoli nascosti

Ora voglio parlare di altri due tipi di idoli, idoli molto comune, ma che spesso non si riconoscono come tali perché sono cose buone in sé.

Persone preziose

Questi due idoli sono le persone preziose della nostra vita ed il frutto di un ministero nostro, soprattutto nella vita delle persone preziose a noi. Cerco di spiegarmi.

Dio ci comanda di trovare il nostro diletto nell'Eterno:

“Prendi il tuo diletto nell’Eterno ed egli ti darà i desideri del tuo cuore.” (Salmo 37:4 LND).

Possiamo godere dei doni che Dio ci dà, ma il nostro diletto deve essere in Dio stesso. L'Apostolo Paolo, per quanto amava i credenti e per quanto si impegnava nel suo ministero, cercava una cosa: di conoscere sempre di più Gesù Cristo, che è Dio stesso.

Tenendo questo in mente, quando Dio ci dà una persona come benedizione, per esempio un coniuge, un figlio, un fratello o sorella, un amico o amica, è giusto e buono riconoscere la grandezza di questo dono e apprezzarlo. Però non dobbiamo attaccarci troppo a quel dono, ovvero non dobbiamo legare la nostra gioia a quel rapporto come se esso ne fosse l'unica fonte. Questo non vuol dire che non dobbiamo avere gioia in conseguenza del nostro rapporto con determinate persone, anzi dobbiamo ringraziare del continuo Dio per averci dato la gioia di vivere quel rapporto ed esserGli riconoscenti di vero cuore per la benedizione che esso rappresenta nella nostra vita. Tuttavia, la nostra gioia deve prescindere dai nostri rapporti. Dobbiamo infatti vivere i rapporti come un qualcosa che aggiunge gioia alla nostra gioia, a quella gioia cioè che abbiamo dentro di noi a prescindere da quel particolare rapporto e che ha come unica e sola fonte Cristo Gesù, il nostro Signore. Le persone preziose sono un dono e come tali devono essere considerate e stimate, ma sono anche e solo per un tempo. Quando ci attacchiamo troppo ad una persona, questo può creare un ostacolo fra noi e Dio. Poi, se Dio toglie quella persona dalla nostra vita, o parzialmente o totalmente, la nostra situazione diventa disastrosa. Vediamo questo, per esempio, in certi genitori quando i loro figli si sposano e formano una nuova famiglia, soprattutto se non vivono geograficamente vicini.

Dobbiamo riconoscere che ogni rapporto è un dono che viene da Dio, ma non qualcosa in cui cerchiamo la nostra unica e sola fonte di gioia, la nostra completa soddisfazione. Infatti, se noi cerchiamo la nostra vera soddisfazione in un dono di Dio, anziché in Dio stesso, quel dono diventa un idolo per noi. Dobbiamo cercare il nostro diletto in Dio, in Cristo Gesù.

Successo spirituale con gli altri

Similmente, un altro tipo di idolo, qualcosa che in sé è molto buono, ma può diventare un idolo, è quando ci aggrappiamo troppo al voler avere risultati nel nostro giusto impegno di aiutare gli altri a crescere nelle vie di Dio. Cerco di spiegarmi anche in questo caso e, come esempio, analizzo una situazione che si può creare in ambito matrimoniale. Se il marito, vuole aiutare sua moglie (o viceversa) a cambiare perché riconosce vari aspetti del carattere di lei che non vanno bene e vuole aiutarla a diventare di più come Cristo, in sé, egli si propone un ottimo traguardo.

Però, questo buon traguardo può diventare anche un idolo. Se lei non fa il progresso che lui vorrebbe e ciò spinge lui ad essere frustrato o a non avere pace o ad insistere troppo con lei affinché cresca, si ha una chiara indicazione che il desiderio del marito di aiutare lei a cambiare è un idolo per lui. E ciò perché quel marito non sta vivendo questo desiderio in modo giusto e quindi pecca di idolatria.

Ciò crea una barriera fra quell'uomo e Dio, crea una barriera fra lui e la moglie e, anziché aiutarla concretamente, in realtà, ostacola la crescita di lei.

Questo stesso tipo di idolatria può manifestarsi anche nel rapporto di un genitore con suo figlio. Certamente ogni genitore deve desiderare che un figlio cresca bene e acquisisca preziose e stimabili qualità sotto ogni aspetto della sua persona. Non solo, ma, nel caso specifico, un genitore ha la responsabilità, da parte di Dio, di formare il carattere del figlio, responsabilità che un coniuge non ha con l'altro coniuge. Però, mentre un genitore può influenza molto il carattere di un figlio, soprattutto un figlio piccolo, egli non può controllare l'esito finale che la sua educazione avrà su quel figlio. Se il genitore ci tiene ed i risultati che egli si prefigge non arrivano, può diventare troppo esigente, può arrivare a peccare in vari modi per cercare di forzare il figlio ad essere come lui desidera. Questo porta a disastri educativi e a rapporti frustranti fra genitore e figlio.

La stessa cosa può avvenire in un rapporto con persone che sono i nostri pari, per esempio fratelli, sorelle o amici in Cristo. È giustissimo che desideriamo che le persone nella nostra vita diventino più come Gesù Cristo. Entro determinati limiti, dovremmo anche impegnarci ad aiutarli a crescere verso la maturità della fede. Però, non dobbiamo lasciare questo desiderio diventare un idolo.

Come possiamo riconoscere se il nostro desiderio per la loro crescita è un idolo o un desiderio troppo forte?

Questo è molto importante e vale fra coniugi, vale con genitori e figli e vale in rapporti, per esempio, con fratelli, sorelle o amici.

Quando la mancanza di crescita nell'altra persona ci porta ad essere frustrati, quando essa ci toglie la nostra pace, quando ci spinge ad insistere ancora di più, si ha una chiara indicazione che il nostro desiderio per la loro crescita non è più tenuto in equilibrio e rappresenta, con molta probabilità, un idolo.

Inoltre, tranne nel caso di un genitore con un figlio piccolo, situazione questa in cui il genitore ha la responsabilità affidatagli da Dio di formare il carattere del figlio, in quei rapporti in cui non abbiamo veramente la responsabilità davanti a Dio di cambiare l'altra persona, quando cominciamo a credere o ad agire con il pensiero che dobbiamo per forza cambiarla, che in qualche maniera siamo responsabili della loro crescita, questo modo falso di credere porterà noi ad allontanarci da Dio, diventerà una barriera fra noi e Dio ed inoltre diventerà una barriera fra noi e quella persona. Solitamente, questo modo sbagliato di pensare porterà anche l'altra persona ad inciampare.

Chiaramente, questo è anche vero per chi ha un ministero, per esempio per i pastori anziani e per altri impegnati in un ruolo di guida. È importante che una guida della Chiesa desideri profondamente la crescita della Chiesa, sia in numero che in maturità. Se egli o loro si aggrappano troppo a questo desiderio, esso può facilmente diventare un idolo. Quando succede così, come negli altri esempi, la persona che ha questo titolo sarà ostacolata nella sua crescita e comincerà ad usare mezzi o atteggiamenti sbagliati per spronare gli altri a crescere.

Anche in questo caso, pur avendo un ottimo traguardo, la guida deve riconoscere che è responsabile del seminare e dell'annaffiare, ma solo Dio può fare crescere.

Quando noi ci aggrappiamo troppo ad un risultato che desideriamo conseguire nella vita di qualcuno, pur essendo esso un ottimo risultato, un risultato che potrebbe glorificare Dio ed essere utile alla persona stessa, se ci aggrappiamo troppo, esso diventa un idolo per noi e ci allontanerà da Dio.

Qual è la soluzione? Qual è la soluzione per quella moglie che vuole tantissimo che suo marito cambi in certi aspetti del suo carattere o del suo modo di fare? Qual è la soluzione per quel marito che ci tiene tantissimo che la moglie cresca in certe cose, che la spinge in quella direzione e che non ha pace perché non vede la crescita che vorrebbe?

Qual è la soluzione per quel fratello o sorella o amico che vuole tantissimo aiutare l'altra persona a crescere e a maturare, ma, nonostante quanto cerchi di aiutarlo, non cresce e questo crea grande frustrazione?

Qual è la soluzione? Prima di tutto, la soluzione è che la persona che desidera il cambiamento dall'altra persona riconosca che, di un desiderio puro, ne ha fatto un idolo. Infatti, come abbiamo precisato più volte, il problema non è che il desiderio in sé sia sbagliato, ma lo è piuttosto il fatto di aggrapparsi troppo al desiderio stesso, cioè al fatto di vedere i risultati che si vorrebbero.

Quindi, se tu sei così in qualche rapporto della tua vita, ti esorto a riconoscere che questo è sbagliato ed è anche pericoloso.

Ravvediti da questo grave peccato, chiedendo perdono a Dio e chiedendo perdono anche all'altra persona. Lascia a Dio i risultati del tuo impegno nella vita di quell'altra persona. Sta in silenzio e aspetta i tempi di Dio. Cerca la tua pace e gioia in Dio, non in certi risultati.

Onestamente, quando si fa così, di solito migliora moltissimo il rapporto con l'altra persona. Però, anche se non migliora il rapporto, di certo tu stesso avrai più gioia e crescerai nel tuo rapporto con Dio.

Conclusione

Prego che questi pochi pensieri possano esservi di aiuto.

E prego che possiamo apprezzare i doni che Dio ci dà e, fra i doni terreni, soprattutto le persone.

Ricordiamoci sempre di non farci aspettative sbagliate. Non dobbiamo sperare che gli altri arrivino ad un livello tale da non peccare più o da non sbagliare più nei nostri confronti. Dobbiamo invece ricordare che pure noi continuiamo a cadere e che anche loro sono come noi. Questo ci permetterà di avere pace anche davanti ai loro peccati. D'altronde anche noi abbiamo sempre bisogno di questo tipo di pazienza da parte degli altri e, soprattutto, da parte di Dio.

Poi, non lasciamo che le persone o i risultati che vorremmo vedere nella loro vita, diventino idoli per noi.

Cerchiamo la nostra gioia in Cristo e così potremo essere usati da Lui per aiutare le persone a crescere, non sempre come vorremmo noi, ma secondo il piano di Dio.

O che possiamo vivere i nostri rapporti come Dio intende!

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