un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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Consideriamo il nostro Sposo - parte 2
Efesini 5:22-33

filename: 490522b.doc di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org - sermone su Efesini 5:22-33, per RO, 23/11/2003, di Marco deFelice

Nell’ultimo sermone, (Consideriamo il nostro Sposo – parte 1) abbiamo iniziato a considerare la meravigliosa verità che Gesù Cristo è lo Sposo della Chiesa, e quindi, che noi siamo la Sposa di Cristo. Questa verità vuol dire che siamo preziosi per Lui.

Abbiamo considerato la verità che Gesù Cristo è il nostro Capo. Il capo dirige ogni aspetto del corpo, e come sappiamo, quando un membro del corpo non ubbidisce al capo, la persona è gravemente handicappata o ammalata. Similmente, in qualunque momento noi non ubbidiamo a Cristo, spiritualmente stiamo molto male.

Come Capo, Gesù non si comporta in modo egoista verso il corpo, ma piuttosto fa ogni cosa per portare il corpo a crescere e ad essere il massimo che può essere, e affinché possa compiere grandi cose che hanno un valore eterno. Quindi, solo quando ubbidiamo al nostro Capo possiamo veramente avere una vita che vale.

Abbiamo considerato che Cristo non è solo il nostro Capo, è anche il Salvatore del corpo. Egli ha dato se stesso per salvare il corpo, e continua a vivere per intercedere per noi. Cristo ha dato tutto per salvarci, e si dedica interamente per portarci alla piena maturità spirituale.

La ragione per cui Cristo dà se stesso per noi è perché ci ama. Il Signore dei signori, il Creatore di tutto, che sostiene ogni cosa, Gesù Cristo, ama noi! Carissimi, che Dio ci aiuti a capire la profondità di questa verità meravigliosa. Cristo ci ama. Siamo preziosi per Lui, Egli si impegna totalmente al nostro bene eterno.

Abbiamo letto di come Cristo cura la chiesa perfettamente, e ci santifica e ci purifica, per prepararci per stare nella sua presenza per tutta l’eternità. Egli usa la Parola di Dio e lo Spirito Santo per quest’opera. Tutto ciò l’abbiamo considerato nell’ultimo sermone.

come ama la propria persona

Oggi, voglio proseguire a considerare le verità di Efesini 5, guardando prima Cristo, e poi considerando brevemente il ruolo del marito e poi quello della moglie. Leggiamo Efesini 5:28-30.

“28 Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro propria persona. Chi ama sua moglie ama sé stesso. 29 Infatti nessuno odia la propria persona, anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la chiesa, 30 poiché siamo membra del suo corpo.” (Efesini 5:28-30 NRV)

In questi versetti, Dio ci insegna la responsabilità del marito verso la propria moglie. Questo rispecchia la cura e l’amore che Cristo ha per la chiesa. Consideriamo attentamente il modo in cui Cristo ci cura.

Gesù Cristo ci ama come ama la propria persona. Ricordiamo che per grazia, la Chiesa è realmente il corpo di Cristo, in senso spirituale. Qual è il capo che non ama il proprio corpo? Così anche Cristo ama noi. Non solo, ma Cristo ci nutre e ci cura teneramente, perché siamo il suo corpo. Egli sa esattamente quale cibo spirituale e quale cura ci serve, ed Egli ce li provvede.

Che cosa vuol dire questo per noi, al livello pratico? Cosa cambia, se sappiamo che Cristo ci cura veramente in modo tenero e ci nutre perfettamente?

Cambia che non abbiamo più alcuna scusa per lamentarci della situazione in cui ci troviamo. Visto che Gesù Cristo stesso ci ama perfettamente, e come parte del suo amore, provvede tutto quello che ci serve, come amore e tenerezza, allora, non dobbiamo avere alcuna paura. Cristo non può sbagliare. La sua cura non è mai mancante, è sempre perfetta, ed Egli ci cura teneramente.

Spesso, non siamo in grado di capire quello che Cristo sta facendo in noi. Ma questo non cambia che la sua cura è tenera e perfetta. Forse un paragone ci aiuterà a capire questo. Quando siamo ammalati, raramente siamo in grado di capire come la medicina ci aiuterà a guarire. Questo non impedisce alla medicina di funzionare efficacemente, ed è esattamente quello che ci serve. Possiamo fidarci del medico, anche se non siamo in grado di capire la cura che ci dà.

Quanto di più possiamo confidare in Cristo e nella sua cura per noi, anche quando non siamo in grado di capire quello che sta facendo o il perché della sua cura.

Perciò, la prossima volta che siamo tentati di brontolare e di lamentarci per la nostra situazione nella vita, fermiamoci, e ricordiamo che Cristo ci sta curando con tenerezza. Forse non capiremo la nostra situazione, però, è proprio quella che ci serve. Piuttosto che lamentarci, ringraziamo Dio che abbiamo un Salvatore che si è dato totalmente per salvarci, e ora, ci sta preparando per comparire nella sua presenza per tutta l’eternità.

O diletti, non c’è benedizione nella vita più grande che sapere che è Gesù Cristo stesso a curarci. La nostra vita è nelle sue mani. Rallegriamoci di questo.

mariti

A questo punto, consideriamo il fatto che ogni marito è chiamato ad amare la propria moglie, così come Cristo ama la chiesa. Quando un marito manca nella cura della propria moglie, manca nella cura di se stesso.

La cura che Cristo dà alla chiesa è una cura perfetta e completa. Similmente, la cura che ogni marito è chiamato a dare alla propria moglie è una cura completa e perfetta. Non basta una semplice cura economica. Tanti mariti credono che basti lavorare tanto per provvedere economicamente per le loro mogli e così credono di avere adempiuto le loro responsabilità. Questo è un concetto sbagliato. Certamente, un aspetto della cura che un marito è chiamato a dare è provvedere materialmente. Però, il marito è anche chiamato a provvedere cura spirituale e morale per la moglie.

Un marito deve capire che egli non può dare tutto quello che serve alla moglie. Per esempio, ogni moglie ha bisogno di insegnamento spirituale. Il marito non è in grado di provvedere tutto l’insegnamento per lei, infatti, Dio ha stabilito la Chiesa come fonte principale per soddisfare questo bisogno. Perciò, una parte della cura del marito è di aiutare la moglie a poter frequentare tutti gli incontri della chiesa.

Ogni moglie ha bisogno dell’amicizia del marito. Quindi, egli deve prendere tempo per stare con lei, per poterla ascoltare, per conoscere meglio il cuore di lei, e per incoraggiarla nel Signore.

Allo stesso tempo, la Bibbia parla del ruolo delle donne più anziane nella vita delle giovani mogli. Ogni moglie ha bisogno di altre donne come amiche, e una parte della cura del marito è di aiutare la moglie ad avere queste amiche e di potere avere tempo con loro.

Una parte della cura del marito per la moglie è di provvedere una cura materiale, e quindi, non basta che egli lavori fuori casa e guadagni dei soldi, ma è importante che le dia una mano anche in casa. Il marito è chiamato anche ad incoraggiare la moglie, e ad aiutarla a crescere.

Un punto importante è di tenere in mente che la cura di Cristo per la Chiesa, ovvero, per ogni vero credente, è una cura completa, che riguarda ogni aspetto della vita. È una cura basata su un profondo amore per la Sposa di Cristo, un amore che spinge Cristo a sacrificarsi. Ogni marito è chiamato a seguire l’esempio di Cristo, e quindi ad amare la propria moglie con un amore pronto a sacrificare se stesso, curandola teneramente.

Mogli – Chiesa

Ora, voglio passare a considerare il ruolo della moglie, e quindi, della Chiesa. È importante ricordare che il matrimonio rappresenta il rapporto fra Cristo e la Chiesa. Cioè, nel piano di Dio, il rapporto fra marito e moglie dovrebbe rispecchiare il rapporto fra Cristo e la Chiesa. Il ruolo della moglie verso il marito dovrebbe essere anche il nostro ruolo come Chiesa, verso Cristo. La moglie dovrebbe comportarsi nei confronti del marito come la Chiesa dovrebbe comportarsi nei confronti di Cristo.

Detto questo, leggiamo Efesini 5:22-24, e poi consideriamo alcuni aspetti del ruolo della Chiesa nei confronti di Cristo.

“22 Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore; 23 il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, lui, che è il Salvatore del corpo. 24 Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa.” (Efesini 5:22-24 NRV)

Alla moglie è comandato di essere sottomessa al marito in ogni cosa, come la Chiesa è sottomessa a Cristo. Solitamente, quando si legge questo brano, si considera il ruolo della moglie, ed è giusto considerarlo in quella luce. Però oggi, voglio considerare principalmente il ruolo della Chiesa nei confronti di Cristo.

In questo brano, Dio ci dichiara: “Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa.”

La moglie è chiamata da Dio ad essere sottomessa al proprio marito in ogni cosa. Quindi, la Chiesa, NOI, siamo chiamati ad essere sottomessi a Cristo in ogni cosa. Voglio considerare questo, perché questo è il frutto della vera salvezza.

Come membri del corpo di Cristo, siamo chiamati ad essere sottomessi a Cristo in ogni cosa! Similmente, la moglie è chiamata ad essere sottomessa al marito in ogni cosa.

Dobbiamo ubbidire a Cristo in ogni cosa. Cristo ci parla tramite la Parola di Dio. La nostra responsabilità è di ubbidire senza esitazione in ogni cosa.

Qui, vi faccio una domanda molto importante: comprendiamo il perché di ogni comandamento? Tutti i comandamenti ci sembrano subito ragionevoli? Possiamo subito riconoscere il motivo e lo scopo di ogni comandamento?

Ovviamente, la chiara risposta a queste domande è “no”! Non comprendiamo il perché di ogni comandamento. Infatti, leggendo la Bibbia, appare ovvio che nel piano di Dio, ci saranno dei comandamenti di Dio per i quali non capiremo il perché. Voglio ripetere questo, perché è molto importante capirlo. Nel piano di Dio, non capiamo il perché di ogni comandamento.

Nei casi in cui capisco il perché di un comandamento, e a mio giudizio, sembra la cosa migliore da fare, è perché è quello che io sceglierei di fare per conto mio, e quindi non mette alla prova la mia ubbidienza. Anche se non ho fede, posso fare quella cosa, perché mi sembra ragionevole.

Invece, quando io NON vedo lo scopo di un certo comandamento, allora, quello che faccio, lo faccio per fede.

La Bibbia è piena di esempi di comandamenti di Dio per cui le persone non capivano il perché del comandamento. Vediamone alcuni.

Dio comandò ad Abraamo di lasciare Ur, la sua città, però, non gli spiegò dove stava andando, come leggiamo in Ebrei 11:8.

“Per fede Abraamo, quando fu chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo che egli doveva ricevere in eredità; e partì senza sapere dove andava.” (Ebrei 11:8 NRV)

In Atti, Dio disse a Pietro in una visione di andare con certi uomini. Pietro non conosceva tutto il motivo, ma ubbidì per fede.

“17 Mentre Pietro, dentro di sé, si domandava che cosa significasse la visione, ecco gli uomini mandati da Cornelio, i quali, avendo domandato della casa di Simone, si fermarono alla porta. 18 Avendo chiamato, chiesero se Simone, detto anche Pietro, alloggiasse lì. 19 Mentre Pietro stava ripensando alla visione, lo Spirito gli disse: «Ecco tre uomini che ti cercano. 20 Alzati dunque, scendi, e va’ con loro, senza fartene scrupolo, perché li ho mandati io». 21 Pietro, sceso verso quegli uomini, disse loro: «Eccomi, sono io quello che cercate; qual è il motivo per cui siete qui?» 22 Essi risposero: «Il centurione Cornelio, uomo giusto e timorato di Dio, del quale rende buona testimonianza tutto il popolo dei Giudei, è stato divinamente avvertito da un santo angelo, di farti chiamare in casa sua e di ascoltare quello che avrai da dirgli». 23 Pietro allora li fece entrare e li ospitò. Il giorno seguente andò con loro; e alcuni fratelli di Ioppe l’accompagnarono.” (Atti 10:17-23 NRV)

Notiamo anche le parole che Pietro disse a Cornelio quando fu arrivato da lui.

“24 L’indomani arrivarono a Cesarea. Cornelio li stava aspettando e aveva chiamato i suoi parenti e i suoi amici intimi. 25 Mentre Pietro entrava, Cornelio, andandogli incontro, si inginocchiò davanti a lui. 26 Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Alzati, anch’io sono uomo!» 27 Conversando con lui, entrò e, trovate molte persone lì riunite, 28 disse loro: «Voi sapete come non sia lecito a un giudeo di aver relazioni con uno straniero o di entrar in casa sua; ma Dio mi ha mostrato che nessun uomo deve essere ritenuto impuro o contaminato. 29 Perciò, essendo stato chiamato, sono venuto senza fare obiezioni. Ora vi chiedo: qual è il motivo per cui mi avete mandato a chiamare?»” (Atti 10:24-29 NRV)

A Pietro fu comandato da Dio di andare da Cornelio, ma finché non arrivò, non sapeva il motivo.

A Paolo fu comandato dallo Spirito di Dio di non andare in Asia, ma di andare in Macedonia.

“Poi attraversarono la Frigia e la regione della Galazia, perché lo Spirito Santo vietò loro di annunziare la parola in Asia;” (Atti 16:6 NRV)

Da quello che leggiamo, lo Spirito di Dio non spiegò a Paolo il perché, egli sapeva solamente che Dio aveva un piano per lui, e che non doveva andare in Asia.

Quando Mosè era sul monte Sinai, Dio gli fece vedere un modello del Tabernacolo, e gli disse di fare ogni cosa secondo quel modello, senza spiegargli il perché. Leggiamo di questo in Ebrei 8:5.

“Essi celebrano un culto che è rappresentazione e ombra delle cose celesti, come Dio disse a Mosè quando questi stava per costruire il tabernacolo: «Guarda», disse, «di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte».” (Ebrei 8:5 NRV) Ci sono tanti altri esempi di comandamenti per cui Dio non dà una spiegazione. Delle volte, possiamo capire il perché in un secondo tempo. Altre volte, non lo comprendiamo mai, almeno non in questa vita. La cosa importante è che dobbiamo ubbidire, anche quando non comprendiamo il perché; o addirittura, anche quando sembra che il comandamento rovinerebbe i nostri piani.

Per esempio, Dio comandò ad Abraamo di portare suo figlio Isacco sopra una certa montagna dove avrebbe dovuto sacrificarlo a Dio. Abraaamo non capiva il perché; anzi, sembrava che questo avrebbe rovinato la promessa di Dio di dare ad Abraamo un’eredità tramite Isaaco. Però, per fede, Abraamo ubbidì.

Se consideriamo i comandamenti nel Nuovo Testamento, spesso, non comprendiamo il perché. Per esempio, perché solo gli uomini possono essere anziani-pastori? Perché bisogna ubbidire ai nostri datori di lavoro, anche quando sono ingiusti? Perché dobbiamo pagare tutte le tasse che il governo chiede, sapendo che il governo è pieno di corruzione? Magari, nel tempo, un credente può arrivare al punto di capire il perché di tanti comandamenti, ma spesso, per molto tempo, sarà chiaro il comandamento, ma non il perché.

Quando non capiamo il perché di un comandamento, anzi, quando un comandamento ci sembra assurdo, e non sembra servire, come dovremmo comportarci? Esiste solamente una risposta giusta. Dobbiamo ubbidire a Dio in ogni cosa, anche se a noi quella cosa sembra assurda.

Fermiamoci a considerare questo. Perché è così importante ubbidire a Dio in ogni cosa, anche quando a noi sembra un comandamento assurdo?

La risposta è semplice. Prima di tutto, perché Dio è Dio, il nostro Creatore, e noi siamo le sue creature. È LUI che stabilisce i suoi comandamenti. Che terribile peccato di orgoglio, pensare di capire meglio di Dio quali dei suoi comandamenti vanno bene e quali vanno male. Inoltre, se non ubbidiamo in qualcosa, siamo ribelli. Ciò significa che crediamo più nella nostra saggezza, che nella saggezza di Dio. Questo è un peccato terribile.

C’è da dire che chi è un figlio di Dio, e conosce un comandamento, e disubbidisce, è più colpevole di un non credente che non conosce i comandamenti di Dio. Noi siamo stati comprati a caro prezzo. Abbiamo lo Spirito Santo. Perciò, la disubbidienza è una cosa grave.

applicazioni pratiche

Quindi, come parte della Chiesa Universale, siamo la moglie di Cristo. Siamo chiamati ad ubbidire a Cristo in ogni cosa. Consideriamo l’applicazione pratica di questa verità.

Quando dobbiamo prendere una decisione, la prima cosa da fare NON è di valutare qual è la nostra preferenza, ma piuttosto è di cercare di capire se esiste qualche principio biblico che riguarda quella decisione. Se c’è un principio biblico, allora, dobbiamo ubbidire al principio di Dio, anche se non comprendiamo il perché, e anche se non è quello che avremmo voluto fare.

Non dobbiamo fidarci del nostro discernimento. Cioè, se c’è una decisione, non dobbiamo solo presumere di capire tutto l’insegnamento biblico. Dovremmo impegnarci a informarci bene. Sarebbe utile chiedere ad altri che conoscono la Bibbia meglio di noi, che cosa dichiara Dio su questo argomento. Addirittura, se c’è un credente maturo che la pensa diversamente da noi, sarebbe utile chiedere anche a lui affinché ci spieghi la sua posizione biblica. Il nostro scopo dovrebbe essere di capire quello che insegna Dio, non di giustificare la nostra preferenza.

Visto che dobbiamo combattere contro la nostra carne finché siamo in questa terra, è inevitabile che ci saranno volte che non vorremo, nella carne, fare quello che Dio ci comanda da fare. Addirittura, ci saranno volte in cui quello che Dio ci comanda sarà il contrario di quello che vorremo fare noi. Sicuramente, Abraamo non voleva portare Isaaco sopra la montagna per sacrificarlo. Sappiamo che Gesù non avrebbe voluto soffrire sulla croce. Però, in entrambi i casi, essi si confidavano in Dio, e camminavano nell’ubbidienza totale.

Cari diletti nel Signore, ogni volta che un credente sceglie di confidarsi di Dio, scegliendo la via dell’ubbidienza, dicendo “no” alla propria carne, viene benedetto, diventa più vicino a Dio. La benedizione più grande è quella di avere sempre più stretta comunione con Cristo, il nostro Sposo.

applicazione per la moglie

Non possiamo lasciare questo brano senza menzionare il ruolo della moglie. È Dio stesso che ha stabilito il ruolo del marito e della moglie. Ogni qualvolta un marito non si comporta nei confronti della moglie come Dio comanda, non solo pecca contro la moglie, ma ciò che è assai più grave, sta peccando contro Dio. Ogni qualvolta una moglie non è sottomessa al suo marito come il Signore comanda, sta peccando contro Dio.

Quando consideriamo i comandamenti che Dio ha rivolto alle mogli, come i comandamenti di Dio ai mariti, ricordiamo che ogni comandamento di Dio va contro i desideri della carne umana, cioè, va contro la nostra natura umana peccaminosa. Per un marito, onorare la moglie e sacrificarsi per lei va contro la natura umana dell’uomo. Per una moglie, essere sottomessa in ogni cosa al marito va contro la sua natura umana. Però, in realtà, anche se la carne fa sembrare che i comandamenti di Dio siano gravosi, in realtà, non lo sono mai. Camminare in ubbidienza a Dio è una via di dolce comunione con Dio, ed è l’unica via alla santità, che ci porta alle vere benedizioni.

Allora, in questo brano, oltre a insegnarci una preziosa verità che riguarda il nostro ruolo come Chiesa, Dio comanda ad ogni moglie di essere sottomessa al proprio marito in ogni cosa. Per rendere il comandamento ancora più chiaro, Dio comanda: “come al Signore.”

Mogli, questo insegnamento è molto, molto chiaro. Salvo nei casi in cui il marito chiede alla moglie di fare qualcosa che è chiaramente contrario ad un comandamento di Dio, la moglie deve sottomettersi al marito in ogni cosa, come a Cristo.

Per capire questo, dobbiamo capire in che modo dobbiamo essere sottomessi a Cristo. Chiaramente, nell’essere sottomessi a Cristo, è importante non solo che facciamo quello che Egli ci comanda di fare, ma anche che lo facciamo senza lamentarci.

Per Dio, va bene quando Egli ci comanda di non fare qualcosa e noi gli ubbidiamo, però, lo facciamo brontolando e lamentandoci? Chiaramente, questo sarebbe un grave peccato. Similmente, in quei casi in cui non vediamo il perché di un certo comandamento di Dio, se dovessimo criticarlo e dire che Egli è esagerato, o fanatico, sarebbe un terribile peccato. E se dovessimo ubbidire a Dio in qualcosa, però, con un muso lungo? Chiaramente, anche quello sarebbe un grave peccato. Come membri del corpo di Cristo, dobbiamo ubbidirGli in ogni cosa, non solo con le nostre azioni, ma anche di vero cuore.

Allora, mogli, attenzione! Dio vi comanda di essere sottomesse ai vostri mariti proprio come tutti noi credenti dobbiamo essere sottomessi a Cristo. Infatti, il versetto dichiara:

“Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa.” (Efesini 5:24 NRV)

Nello stesso modo in cui la Chiesa è sottomessa a Cristo, o dovrebbe essere sottomessa a Cristo, così, in questo modo, la moglie dovrebbe essere sottomessa al marito.

In pratica, che cosa vuol dire? Vuol dire che quando il marito chiede alla moglie qualcosa, lei dovrebbe rispondere affermativamente, non solo con le parole o con le azioni, ma anche con l’atteggiamento.

Di esempi, ce ne sono tantissimi. Supponiamo che il marito decida che sia meglio per i figli di non giocare con un certo giocattolo, perché è troppo violento a suo parere, o troppo del mondo. Supponiamo che la moglie non la veda affatto così, o che addirittura, per lei, si tratti di un ottimo giocattolo. Come dovrebbe rispondere al marito? Se lei gli dice che è un esagerato, se lo accusa di stare pensando a sé invece di pensare ai figli, e fa storie, allora, lei è nel peccato, perché ogni qualvolta noi facciamo così verso Cristo, siamo nel peccato.

Certamente, uno potrebbe dire che Cristo non sbaglia mai in quello che ci comanda, mentre un marito può sbagliare anche spesso.

Però, Dio che comanda questo alla moglie, sa perfettamente che non esiste marito che non sbaglia. Questo comandamento non fa distinzione fra quando il marito sbaglia e quando ha ragione. Cioè, tranne quei casi in cui il marito chiede dalla moglie qualcosa che è chiaramente un peccato, per esempio, se dovesse chiederle di mentire, o di rubare, o qualche altro chiaro peccato, tranne dunque in quei casi, alla moglie è comandato di sottomettersi al marito, come a Cristo.

Non sottomettersi, oppure, sottomettersi con un atteggiamento negativo, o criticando il marito, o con un muso lungo, è peccato, non contro il marito, ma è peccato contro Dio stesso, perché è Dio che comanda alla moglie come comportarsi con il marito.

Quindi, voglio chiedere ad ogni moglie di esaminarsi, per vedere se realmente si sta sottomettendo al proprio marito come il Signore le comanda.

Voglio anche chiedere ad ogni credente che legge questo, se è veramente sottomesso a Cristo, sia con le azioni, sia con l’atteggiamento. Noi siamo la sposa di Cristo. Prego che possiamo essere una sposa pura, sottomessa, che porta gioia al nostro sposo celeste!

Qui, ricordiamo una cosa importante. In ubbidienza all’insegnamento di 1 Corinzi 11, le donne portano il velo durante il culto. Questo velo è uno simbolo che la moglie è sottomessa al marito. Però, il velo delle donne è anche un simbolo che dovrebbe ricordarci che noi siamo la sposa di Cristo, e che siamo chiamati ad essere sottomessi totalmente a Lui in ogni cosa, sia quando comprendiamo il perché delle cose, sia quando non lo comprendiamo. Che Dio ci aiuti a ricordare, ogni volta che vediamo il velo durante il culto, che noi siamo la Sposa di Cristo, chiamati ad essere totalmente sottomessi al nostro Capo, Gesù Cristo.

Quindi

Voglio leggere gli ultimi versetti di Efesini 5:

“31 Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diverranno una carne sola. 32 Questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla chiesa. 33 Ma d’altronde, anche fra di voi, ciascuno individualmente ami sua moglie, come ama sé stesso; e altresì la moglie rispetti il marito.” (Efesini 5:31-33 NRV)

Cari, il mistero è grande. Il matrimonio fra un uomo e una donna è un simbolo del rapporto fra Cristo Gesù e la Chiesa. Noi che siamo figli di Dio siamo la sposa di Cristo. Per grazia, non per merito, perché siamo pieni di difetti, noi siamo preziosi a Cristo. Egli ci ama con un amore eterno. Egli si cura di noi, perfettamente e teneramente. Egli ci santifica, per presentarci a Sé santi e immacolati, per godere di Lui per tutta l’eternità.

Voglio incoraggiare ogni marito a valutarsi alla luce di Cristo. Noi mariti siamo chiamati ad amare le nostre mogli come Cristo ama la Chiesa. Siamo chiamati a sacrificarci per loro, e a considerare la moglie come una parte di noi stessi, in modo che ci dedichiamo interamente per il loro bene eterno. Il nostro ruolo come capo della famiglia è un ruolo di sacrificio, non di sfruttamento. Che Dio ci aiuti ad essere mariti così.

Ad ogni moglie, dico, che Dio ti comanda di essere sottomessa a tuo marito in ogni cosa, non solo con le tue azioni, ma anche con le tue parole e il tuo atteggiamento. Fare meno di questo è peccare contro Dio.

Voglio incoraggiare ciascuno di noi a meditare molto di più sul fatto che siamo preziosi per Cristo. Meditiamo sull’amore di Cristo per noi, che non è una semplice sentimento, ma un impegno eterno. Meditiamo sulla sua perfetta cura. Certamente, noi che non siamo in grado di capire tutto quello che fa un medico e un meccanico, quanto di meno siamo in grado di capire ogni aspetto della cura di Dio. Però, possiamo confidarci in Lui, sapendo che ha teneramente cura di noi, perché siamo il suo corpo. Per la grazia di Dio, possiamo gloriarci in Lui. Quando Egli sarà manifestato, saremo manifestati con Lui in gloria.

Che Dio ci aiuti a gioire nella nostra salvezza.

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