un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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il Buon Pastore compia la salvezza e cura le pecore: il vero messaggio della Pasqua!

filename: buonpast.doc di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org per Pasqua, 15-aprile-2001, per Rovigo, di Marco deFelice, utile per evangelizzare quella persona che è vicina e ha bisogno di contemplare di più Cristo

Ogni anno, nel mondo cristiano, si celebra la Pasqua. Cos’è questa festa così importante?

La parola Pasqua, viene dal Latino: “Pascham”, che viene dal Greco: “Pàskha”, che a sua volta viene dall’Ebraico: “Pesah” che significa Passaggio.

la Pasqua Ebraica

La festa ebraica, che nella nostra Bibbia viene chiamata in italiano “Pasqua”, è quella festa che Dio ordinò a Mosè di stabilire quando il popolo di Dio stava per essere liberato dall’Egitto.

Ricordiamo la storia, che troviamo nel libro Esodo.

Al tempo di Mosè, il popolo di Dio abitava in Egitto da ormai circa quattrocento anni. Essi erano schiavi degli Egiziani. Dio benediceva il suo popolo, che diventava sempre più numeroso. Erano già vari milioni di persone. Vedendo la crescita degli Ebrei, gli Egiziani ebbero paura, e cercarono di far morire i figli maschi. Anche in questo, Dio proteggeva e benediceva il suo popolo.

Conosciamo tutti la storia di come il faraone rifiutò di liberare il popolo di Dio, e perciò, Dio mandò delle terribili piaghe sugli Egiziani. Esse diventarono sempre più terribili. Dio fece questo per mostrare la sua gloria e potenza al mondo. Finalmente, arrivò il momento che Dio aveva stabilito di liberare il suo popolo. Dio annunciò a Mosè l’ultima piaga, la più terribile di tutte. Il SIGNORE stesso stava per entrare in ogni casa in Egitto per uccidere ogni primogenito. Però, anche gli Ebrei abitavano in Egitto. Allora, Dio stabilì un modo per salvare il primogenito di ogni famiglia del suo popolo. Bisognava uccidere un agnello, e spargerne il sangue sullo stipite della porta di ogni casa in cui si trovavano famiglie ebree. Quando il SIGNORE sarebbe arrivato a quella casa, vedendo il sangue, sarebbe passato oltre, senza colpire quella casa. Infatti, accadde proprio così. Dio richiedeva che quel sangue fosse su ogni casa. Dove c’era il sangue di un agnello, il primogenito veniva risparmiato, perché l’agnello ne era il sostituto.

Dio comandò a Mosè che questa festa fosse celebrata per sempre dal popolo di Dio. Il nome che è stato dato alla festa, è la parola che in Ebraico, vuol dire “passaggio”, perché Dio passò oltre ogni casa che era segnata con sangue. Questa parola in Italiano è “Pasqua”.

Amici, pensiamo un attimo. Dio non aveva alcun bisogno di vedere il sangue di un agnello per sapere in quali case si trovano gli Ebrei. Egli avrebbe potuto benissimo passare oltre le case degli Ebrei anche se non ci fosse stato il sangue di un agnello sulle stipite. IL SIGNORE è l’Onnisciente, Egli conosce tutto. L’agnello non serviva a Dio. Allora, perché Dio comandò a Mosè di spargere sangue sullo stipite di ogni casa del popolo di Dio, se esso non serviva a far capire a Dio in quali case dimorava il popolo di Dio?

Cari, l’agnello non serviva a Dio. L’agnello serviva al popolo di Dio, per aiutarli a capire il loro bisogno dell’Agnello di Dio come sostituto per pagare il loro peccato. Soltanto per mezzo di un sostituto, che moriva al posto loro, potevano scampare dall’ira di Dio, perché, proprio come gli Egiziani, anche loro erano peccatori. Allo stesso modo, anche noi abbiamo bisogno di un Sostituto, cioè qualcuno che muore al nostro posto.

Quindi, Dio stabilì questo simbolo per fissare ancora di più nella mente dell’uomo che ogni persona ha bisogno del vero Agnello di Dio, il Messia, che doveva subire l’ira di Dio al loro posto e provvedere così un modo per ottenere la salvezza dal giudizio di Dio.

la Pasqua di Gesù

Secondo l’ordine di Dio, i Giudei dovevano celebrare la Pasqua ogni anno. E così, seguendo la storia, arriviamo a circa 1.400 anni più tardi, a Gerusalemme, al tempo di Gesù. I capi religiosi avevano deciso di uccidere Gesù, perché il suo insegnamento mostrava la loro ipocrisia al popolo. Però, sapendo che la folla era molto entusiasta di Gesù, decisero di NON ucciderLo durante la festa di Pasqua. Gerusalemme era piena di persone che volevano vedere Gesù, e i capi religiosi non volevano rischiare la rabbia della folla.

Però, i capi non conoscevano un fatto essenziale. Essi non capivano che la Pasqua, stabilita da Dio al tempo di Mosè, era stata stabilita specificamente in vista alla morte di Gesù Cristo a Gerusalemme quell’anno. Cioè, la Pasqua era la festa che simboleggiava anticipatamente la morte di Gesù. Perciò, era assolutamente necessario che la crocifissione di Cristo avvenisse al tempo della Pasqua. Non poteva aspettare un’altra settimana. Gesù Cristo era il vero Agnello Pasquale che doveva essere sacrificato per compiere la vera Pasqua.

Il piano dei Giudei di aspettare e uccidere Gesù dopo la festa fu cambiato da Dio. Durante l’ultima cena con i suoi discepoli, la notte prima della Pasqua, Gesù mandò Giuda a sbrigare ciò ch e aveva in cuore di fare, in modo che la sua morte potesse avvenire al momento stabilito da Dio.

21 Dette queste cose, Gesù fu turbato nello spirito e, apertamente, così dichiarò: «In verità, in verità vi dico che uno di voi mi tradirà». 22 I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo di chi parlasse. 23 Ora, a tavola, inclinato sul petto di Gesù, stava uno dei discepoli, quello che Gesù amava. 24 Simon Pietro gli fece cenno di domandare chi fosse colui del quale parlava. 25 Egli, chinatosi sul petto di Gesù, gli domandò: «Signore, chi è?» 26 Gesù rispose: «É quello al quale darò il boccone dopo averlo intinto». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota. 27 Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Per cui Gesù gli disse: «Quel che fai, fallo presto». 28 Ma nessuno dei commensali comprese perché gli avesse detto così. 29 Difatti alcuni pensavano che, siccome Giuda teneva la borsa, Gesù gli avesse detto: «Compra quel che ci occorre per la festa»; ovvero che desse qualcosa ai poveri. 30 Egli dunque, preso il boccone, uscì subito; ed era notte. (Giovanni 13:21-30)

Così, Dio guidò gli avvenimenti in modo che ciò che gli uomini malvagi avevano già deciso di fare, lo facessero al momento stabilito da Dio. Gesù fu arrestato quella notte. Se ricordiamo gli avvenimenti, dopo la cena con i discepoli, Gesù e i discepoli uscirono da Gerusalemme, attraversando la valle di Chedron, per arrivare al Giardino di Getsemani. Era un posto che frequentavano spesso, e Giuda lo conosceva bene.

A questo punto, voglio considerare alcuni degli avvenimenti che sono successi quella sera, che ci aiutano a capire meglio la morte di Gesù. Soprattutto, vogliamo capire di più il cuore di Gesù come il Buon Pastore. Ricordiamo che Gesù sapeva tutte le cose terribili che stava per affrontare. Vogliamo notare come anche in mezzo a questa angoscia Gesù mostra una meravigliosa cura dei suoi discepoli. Ascoltiamo, dal vangelo di Giovanni.

1 Dette queste cose, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Chedron, dov’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. 2 Giuda, che lo tradiva, conosceva anche egli quel luogo, perché Gesù si era spesso riunito là con i suoi discepoli. (Giovanni 18:1-2)

Gesù aveva pregato per i suoi

Notiamo prima v.1:

“Dette queste cose, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Chedron, dov’era un giardino.”

Cosa intende Giovanni con la parole “dette queste cose”? Leggendo i capitoli di Giovanni che precedono questa frase, vediamo che prima di lasciare Gerusalemme, Gesù aveva dato degli ultimi insegnamenti, e poi aveva pregato per i suoi discepoli, e non solo per i discepoli, ma anche per tutti coloro che nella storia sarebbero diventati credenti. Troviamo questa meravigliosa preghiera in Giovanni 17. Ascoltiamone un versetto:

Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola (Giovanni 17:20)

Cari amici, prima di andare alla croce, Cristo pregò per i suoi, e anche per tutti coloro che in futuro avrebbero creduto veramente in Lui. Gesù Cristo è il Buon Pastore. Egli conosceva le prove che i suoi discepoli stavano per affrontare. Chiaramente, le difficoltà dei discepoli non erano minimamente paragonabili alle sofferenze che Cristo stava per subire. Però, il Buon Pastore non mancava di pregare per i suoi neanche quando aveva davanti a Sé le sofferenze terribili della croce.

Cari amici, qual è la posizione di Cristo oggi? Qual è l’impegno di Cristo oggi?

22 Ne consegue che Gesù è divenuto garante di un patto migliore del primo. 23 Inoltre, quelli sono stati fatti sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare; 24 egli invece, poiché rimane in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette. 25 Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro. (Ebrei 7:22-25)
Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi. (Romani 8:34)
1 Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; e se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. 2 Egli è il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo. 3 Da questo sappiamo che l’abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. (1 Giovanni 2:1-3)

Oggi, Gesù Cristo è alla destra del Padre, e intercede per tutti coloro che appartengono a Lui. Egli prega per tutti loro anche oggi. Molto spesso, non sappiamo cosa chiedere. Molto spesso, chiediamo male. Chi ha Cristo, ha un Avvocato, Cristo Gesù, che è alla destra di Dio e intercede per i salvati, giorno e notte.

Chi crede veramente in Gesù Cristo può avere fede che Gesù avrà cura di lui in ogni situazione. Nemmeno la sofferenza della croce poteva farGli dimenticare di avere cura dei suoi discepoli. Quanto meno ora che è alla destra del Padre proprio per questo. Perciò, dette queste cose, ovvero, avendo pregato per i suoi discepoli, Gesù uscì per andare alla croce, per comprare la salvezza.

Gesù andò alla croce

In realtà, Gesù è andato volontariamente alla croce, non vi è stato portato. Vogliamo afferrare di più la verità che più che essere stato ucciso, Gesù ha DATO la propria vita.

In Giovanni 10, Gesù spiega che nessuno gli avrebbe tolto la vita, ma che Egli stava per DARE la sua vita. Ascoltiamo.

17 Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita per riprenderla poi. 18 Nessuno me la toglie, ma io la depongo da me. Ho il potere di deporla e ho il potere di riprenderla. Quest’ordine ho ricevuto dal Padre mio». (Giovanni 10:17-18)

Per capire la grandezza dell’opera compiuta sulla croce, dobbiamo afferrare la verità che Gesù ha DATO la propria vita per salvarsi un popolo. Nessuno gli ha tolto la vita. Egli stesso ha deposto la sua vita.

Amici, questa verità è importante per diversi motivi. Innanzi tutto, se uno avesse avuto il potere di togliere la vita di Gesù, avrebbe avuto, in qualche senso, più potere di Gesù, almeno in qualche modo. Però, nessuno ha potuto togliere la vita a Gesù. È Gesù che ha dato la sua vita.

Un altro motivo per cui questa verità è così importante è che ci permette di capire di più quanto Gesù è il Buon Pastore. Ascoltiamo la sua dichiarazione in Giovanni 10.

11 Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore. 12 Il mercenario, che non è pastore, a cui non appartengono le pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e si dà alla fuga, e il lupo le rapisce e disperde. 13 Il mercenario si dà alla fuga perché è mercenario e non si cura delle pecore. 14 Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me, 15 come il Padre mi conosce e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. 16 Ho anche altre pecore, che non sono di quest’ovile; anche quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore. 17 Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita per riprenderla poi. 18 Nessuno me la toglie, ma io la depongo da me. Ho il potere di deporla e ho il potere di riprenderla. Quest’ordine ho ricevuto dal Padre mio». (Giovanni 10:11-18)

Il vero Buon Pastore dà la sua vita per le pecore. Gesù è il Buon Pastore. Quando vediamo che Gesù era nel giardino quella notte, Egli stava per dare la sua vita per le pecore, cioè, per coloro che il Padre Gli aveva dato. Egli è il Buon Pastore di ciascuna persona che veramente viene a Gesù con tutto il suo cuore.

Allora, torniamo agli avvenimenti di quella notte. Gesù sapeva che Giuda avrebbe portato al giardino una folla di uomini armati per arrestarlo. Sarebbe stato molto facile per Gesù nascondersi andando altrove. Invece, dove andò? Egli aveva un appuntamento con la croce, e perciò, Egli andò al giardino.

Nel vangelo di Matteo, scopriamo che appena arrivato nel giardino, prima dell’arrivo di Giuda e della folla di uomini armati, Gesù pregò, per essere completamente fermo nella sua posizione, pronto a portare a termine la volontà del Padre. In questa preghiera, vediamo il cuore di Cristo per le sue pecore. Ascoltiamo questa preghiera da Matteo 26. Questa preghiera avviene tra il versetto 2 e il versetto 3 di Giovanni 18.

36 Allora Gesù andò con loro in un podere chiamato Getsemani e disse ai discepoli: «Sedete qui finché io sia andato là e abbia pregato». 37 E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a essere triste e angosciato. 38 Allora disse loro: «L’anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate con me». 39 E, andato un po’ più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi». 40 Poi tornò dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me un’ora sola? 41 Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole». 42 Di nuovo, per la seconda volta, andò e pregò, dicendo: «Padre mio, se non è possibile che questo calice passi oltre da me, senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà». 43 E, tornato, li trovò addormentati, perché i loro occhi erano appesantiti. 44 Allora, lasciatili, andò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le medesime parole. 45 Poi tornò dai discepoli e disse loro: «Dormite pure oramai, e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina, e il Figlio dell’uomo è dato nelle mani dei peccatori. 46 Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce è vicino». (Matteo 26:36-46)

Gesù Cristo è Dio onnipotente. Egli è il Santo, separato da ogni peccato. Là, nel giardino, Egli aveva la scelta della croce davanti a Sé. Che cos’era la croce per Gesù? Era infinitamente peggio che solo una terribile morte fisica. Quello era il più piccolo dei problemi. La croce significava caricarsi dei peccati di tutti coloro che Dio avrebbe salvato in tutta la storia del mondo, per poi subire l’ira di Dio contro tutti quelli peccati. È impossibile per noi, nati e cresciuti nel peccato, separati da Dio fin dalla nostra nascita, poter capire l’orrore che significò per Gesù, il Santo, di caricarsi dei nostri peccati, e poi per Lui, che fin da tutta l’eternità passata è sempre stato in perfetta comunione con il Padre, di essere separato dal Padre, e anziché godere l’amore del suo Padre, subire l’ira di Dio contro il peccato.

Cari miei, riflettiamo bene sulle parole di Gesù. Egli aveva già spiegato, in Giovanni 10, che Egli è il Buon Pastore. Egli ha un infinito amore per le sue pecore. Stava per compiere la salvezza per tutti quelli che avrebbero creduto. Considerando la sua preghiera alla luce dell’amore di Gesù per le sue pecore, possiamo capire un po’ di più quanto fu terribile la sofferenza di Gesù, soprattutto la sofferenza spirituale.

Il cuore di Gesù, pronto ad ubbidire fino in fondo, e il suo amore per le sue pecore, furono più grandi del suo desiderio di non subire l’ira di Dio, e di non essere separato dal suo Padre. Il suo amore per le pecore fu più grande del suo desiderio di non soffrire la cosa più terribile in assoluto. Egli accettò pienamente la volontà del Padre. Egli accettò la croce. Questo ci mostra il cuore di Gesù come il Buon Pastore.

E così, quando Gesù ebbe finito di pregare, al momento stabilito da Dio, Giuda, guidando la coorte e le guardie mandate dai capi dei sacerdoti e dai farisei, arrivò nel giardino.

Giovanni 18

Ora, vogliamo notare come si sono svolte le cose nel giardino all’arrivo di Giuda. Ascoltiamo ancora Giovanni 18.

Giuda, che lo tradiva, conosceva anche egli quel luogo, perché Gesù si era spesso riunito là con i suoi discepoli. 3 Giuda dunque, presa la coorte e le guardie mandate dai capi dei sacerdoti e dai farisei, andò là con lanterne, torce e armi. 4 Ma Gesù, ben sapendo tutto quello che stava per accadergli, uscì e chiese loro: «Chi cercate?» 5 Gli risposero: «Gesù il Nazareno!» Gesù disse loro: «Io sono». Giuda, che lo tradiva, era anch’egli là con loro. 6 Appena Gesù ebbe detto loro: «Io sono», indietreggiarono e caddero in terra. (Giovanni 18:2-6)

Che cosa è successo qui? Si calcola che il totale delle guardie e della coorte era di varie centinaia di uomini armati. Gesù si trovava con i suoi undici apostoli, uno dei quali aveva una piccola spada. Quando arrivò questa folla armata, Gesù, pienamente al controllo della situazione, prese l’iniziativa e si mise avanti, presentandosi a loro. Egli chiese loro: “Chi cercate?”

Gli risposero: “Gesù, il Nazareno!”

Notiamo attentamente la risposta di Gesù a loro. Egli dichiara: “Io sono.” Questo è il nome che Dio dichiarò a Mosè, quando Mosè chiese al Signore il suo nome. Per Gesù, dichiarare questo significava dichiararsi Dio stesso. Gesù aveva usato questa frase altre volte, per affermare la sua divinità. Quindi, quando questi uomini chiesero di Gesù il Nazareno, Gesù rispose loro, affermando la sua divinità.

Quale fu la reazione di questa grande folla di uomini armati, a Gesù, che non era armato? Ascoltiamo ancora il v.6.

6 Appena Gesù ebbe detto loro: «Io sono», indietreggiarono e caddero in terra.

Queste centinaia di uomini armati, alle parole di Gesù, indietreggiarono e caddero a terra.

Amici, questa non è una reazione naturale, anzi, è inconcepibile, tranne per il fatto che si trovavano davanti a più che un uomo. Si trovavano davanti a Dio. Questi uomini si trovavano davanti alla potenza di Dio. Solamente due parole di Gesù bastavano per farli cadere a terra tutti quanti. Gesù è infinitamente potente. Nello stesso modo in cui Gesù, in quanto Dio, aveva creato il mondo con una parola, Egli avrebbe potuto distruggere questi uomini semplicemente pronunciando una parola. Però, Gesù non voleva ucciderli. Gesù stava portando avanti il piano della redenzione, ed era necessario che Lui fosse arrestato. Quindi, anche qua, vediamo che Gesù non fu preso, ma si diede in mano loro. Egli è il Buon Pastore, che dà la sua vita per le pecore.

Voglio notare un altro dettaglio qui. Due volte, Gesù gli chiese chi cercavano. E due volte, essi risposero che cercavano Gesù il Nazareno. Perché Gesù chiedeva questo?

Ascoltiamo i vv. 7-9.

7 Egli dunque domandò loro di nuovo: «Chi cercate?» Essi dissero: «Gesù il Nazareno». 8 Gesù rispose: «Vi ho detto che sono io; se dunque cercate me, lasciate andare questi». 9 E ciò affinché si adempisse la parola che egli aveva detta: «Di quelli che tu mi hai dati, non ne ho perduto nessuno». (Giovanni 18:1-9)

Gesù, ripetendo la domanda due volte, stava stabilendo con loro che dovevano arrestare solamente Lui. Gesù sapeva che i discepoli non erano ancora pronti per la prova dura che avrebbero subìto se fossero stati arrestati anche loro. Perciò, Gesù, dopo aver spinto questi uomini a dichiarare che cercavano solamente Lui, gli comandò di lasciare andare i suoi discepoli. Infatti, la parola “lasciate andare” è un imperativo. Gesù, circondato da una grande folla di uomini armati, venuti per arrestare Lui, rimaneva pienamente al controllo della situazione. Egli era pronto a lasciarsi prendere da loro. Ma non permise di arrestare i suoi discepoli, perché sapeva che non sarebbero stati pronti. Il Buon Pastore, anche in questo doloroso momento, aveva cura delle sue pecore.

Amici, ricordiamo che poco tempo dopo la risurrezione e l’ascensione di Gesù, Egli permise che i suoi discepoli fossero arrestati. A quel punto, essi erano pronti, e la prova non era troppo dura per loro. Invece, a questo punto, nel giardino, non erano ancora pronti, e perciò Gesù non gli permise di subire questa prova.

In 1 Corinzi 10:13 leggiamo una delle preziose promesse della Bibbia per coloro che sono figli di Dio.

Nessuna tentazione vi ha còlti, che non sia stata umana; però Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscirne, affinché la possiate sopportare. (1 Corinzi 10:13)

Dio è fedele, e non permetterà che un figlio di Dio sia tentato oltre le sue forze. Essendo il Buon Pastore, anche quando stava affrontando la croce, Gesù aveva perfettamente cura dei suoi discepoli. Quanto di più ora, che Gesù è alla destra del Padre, avrà cura dei figli di Dio perfettamente. Gesù non permette che una pecora sua sia provata oltre alla forze che Gesù ha dato a quella pecora. Possiamo fidarci completamente di Gesù Cristo.

Gesù non perderà mai nessuno di quelli che vengono a Lui per la salvezza.

Gesù insiste di bere il calice

Concludiamo con Giovanni 18:10,11

10 Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la prese e colpì il servo del sommo sacerdote, recidendogli l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. 11 Ma Gesù disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero; non berrò forse il calice che il Padre mi ha dato?» (Giovanni 18:10-11)

Abbiamo già visto che Gesù aveva scelto di morire per i peccati di tutti coloro che avrebbe salvato, e che è stato Lui ad andare incontro a questo appuntamento. Qui, vediamo ancora la sua fermezza nel portare a termine l’opera della salvezza.

Pietro, sempre pronto ad agire, spesso senza riflettere bene, tirò fuori la piccola spada che aveva con sé e colpì il servo del sommo sacerdote, che era lì vicino, recidendogli un orecchio. Gesù, come apprendiamo da un altro vangelo, compì un miracolo, e guarì subito l’orecchio. Però ancora più importante è il rimprovero che Gesù rivolse a Pietro.

«Rimetti la spada nel fodero; non berrò forse il calice che il Padre mi ha dato?»

Pietro e gli altri discepoli non capivano ancora che era necessario che Gesù morisse sulla croce. Solo in quel modo Egli poteva subire l’ira di Dio e così provvedere il perdono e la salvezza. Il calice che Gesù doveva bere era caricarsi dei peccati di tutti quelli che avrebbe salvato, poi essere separato da Dio e subire l’ira di Dio contro quei peccati! Doveva fare tutto questo per compiere la salvezza. La resistenza di Pietro, sebbene inutile contro una folla così grande, era un ostacolo al compimento del piano di Dio. Perciò, Gesù lo rimproverò, perché nulla doveva ostacolare la sua opera di salvezza.

Conclusione

Cari amici, conosciamo il resto della storia. Gesù fu arrestato, e poi, davanti ai suoi accusatori, rimase in silenzio. Rimase in silenzio perché le loro accuse erano false, e se avesse parlato Egli avrebbe potuto difendersi. Rimase in silenzio perché avrebbe potuto distruggerli pronunciando una sola parola, ma era venuto per compiere l’opera della salvezza. Perciò, doveva subire quella condanna ingiusta, e poi la morte sulla croce. E questo fece. Quando era sulla croce, era in grande agonia, e non tanto a causa del terribile dolore della crocifissione, quanto per la terribile agonia della separazione dal Padre suo. Questo ha fatto Gesù Cristo per amore delle pecore.

Ricordiamo le parole che Egli gridò nella sua agonia:

«Eloì, Eloì lamà sabactàni?» che, tradotto, vuol dire: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Marco 15:34)

Infatti, Dio Padre, mentre Gesù era sulla croce, Lo abbandonò, punendo in Lui la condanna del peccato di tutti coloro che avrebbero creduto.

Però dopo aver subìto l’ira di Dio, Gesù, appena prima di morire, gridò:

Quando Gesù ebbe preso l’aceto, disse: «É compiuto!» E, chinato il capo, rese lo spirito. (Giovanni 19:30)

Ricordiamo che questa frase “è compiuto” è una frase riferita al commercio, e vuol dire: “il debito è pagato.” Infatti, a questo punto, avendo subito l’ira di Dio e la separazione dal Padre, Gesù aveva pagato pienamente il prezzo del peccato. Il debito era pagato. Gesù aveva bevuto il calice. Ora, moriva fisicamente, per completare l’ultima parte della sua opera. Doveva aspettare il terzo giorno per risuscitare, e così manifestare che il Padre aveva accettato la sua opera.

Il terzo giorno, la domenica, Gesù Cristo risuscitò. Aveva completato la sua opera. Aveva passato la valle della sofferenza. Ora, stava dall’altro lato di quella valle, sul monte della gloria. Egli aveva compiuto la salvezza. Oggi, chiunque si riconosce veramente peccatore e sotto la condanna di Dio, e viene a Gesù con tutto il suo cuore per la salvezza, confidando appieno in Cristo, riceverà il perdono dei suoi peccati e rinascerà come figlio di Dio. Questa persona avrà il privilegio di seguire Gesù quale Signore della sua vita. Questa persona conoscerà l’amorevole cura di Gesù Cristo, il Buon Pastore.

Caro lettore, Cristo ti ha aperto la porta per poter arrivare a Dio. Egli ha pagato la condanna del peccato. Egli è l’Agnello Pasquale. Oggi, Egli ti comanda: Ravvediti, e credi nel Vangelo. In altre parole, riconosci il tuo peccato davanti a Dio, riconosci il tuo stato di essere uomo o donna separato da Dio, e smetti di confidare in te stesso o qualcos’altro. Fidati totalmente di Gesù Cristo per la tua salvezza.

Aggrappati a Cristo come Salvatore e come Signore. Avvicinati a Lui, il Buon Pastore.

Dio ti comanda di ravvederti e di credere. Non preoccuparti di come potrebbero andare le cose. Gesù Cristo è il Buon Pastore. Aggrappati a Lui, ed Egli avrà cura di te. La sua cura per coloro che vengono veramente a Lui è una cura perfetta, tenera, e totale. Vieni al Buon Pastore delle anime! Vieni a Gesù Cristo.

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