un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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Esdra: un uomo da imitare

filename:esdra001.doc - studio di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org, per RO, mercoledì, 31 agosto 2005> cmd

Basta osservare un bambino e si capisce che, di natura, l’uomo imita. Imitare in sè non è né un bene né un male. Ciò che importa è CHI si imita.

La Bibbia ci avverte contro il pericolo di imitare il male.

“Non v’ingannate: «Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi».” (1Cor 15:33 NRV)

Però, la Bibbia parla anche moltissimo di quanto è importante imitare coloro che camminano bene. Vi leggo qualche versetto.

“Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo.” (1Cor 11:1 NRV)
“Vi esorto dunque: siate miei imitatori.” (1Cor 4:16 NRV)
“Siate miei imitatori, fratelli, e guardate quelli che camminano secondo l’esempio che avete in noi.” (Fil 3:17 NRV)
“11 Soltanto desideriamo che ciascuno di voi dimostri sino alla fine il medesimo zelo per giungere alla pienezza della speranza, 12 affinché non diventiate indolenti ma siate imitatori di quelli che per fede e pazienza ereditano le promesse.” (Ebrei 6:11-12 NRV)
“Ricordatevi dei vostri conduttori, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio; e considerando quale sia stata la fine della loro vita, imitate la loro fede.” (Ebrei 13:7 NRV)

Quindi, nel piano di Dio ogni credente dovrebbe guardare coloro che camminano bene per poi imitarli.

Vivere così richiede umiltà. Uno deve umiliarsi per poter riuscire a riconoscere che ha bisogno di crescere e che alcuni fratelli camminano meglio di lui.

Infatti, l’orgoglio ci spinge a cercare un rapporto stretto con coloro che sono più o meno al nostro livello, o ancora più immaturi di noi. Oppure, se si trascorre del tempo con credenti più maturi, si tende ad evitare certi discorsi con loro.

Invece se abbiamo umiltà anziché orgoglio, e desideriamo crescere per diventare sempre di più come Cristo Gesù, volendo di conseguenza abbandonare ogni peccato, allora sì che cercheremo la comunione con coloro che ci sono di buon esempio, per osservare attentamente la loro vita, in modo da poterli imitare.

I brani biblici che abbiamo letto ci dimostrano che dobbiamo imitare sia gli esempi degli uomini di fede descritti nella Bibbia, sia quelli dei credenti intorno a noi che camminano bene.

Esdra

Allora, in questo studio, vogliamo considerare la vita di un personaggio biblico che è un ottimo esempio da imitare: Esdra.

Per capire Esdra, dobbiamo conoscere un po' il contesto storico in cui egli visse.

Torniamo indietro nella storia. L’Esodo del popolo di Dio dall’Egitto fu all'incirca nel 1445 A.C. Già a quel tempo, tramite la Legge che Dio aveva dato per mezzo di Mosè, Dio aveva avvertito ripetutamente i Giudei che, se avessero seguito l'esempio dei popoli pagani che vivevano intorno a loro, sarebbero stati cacciati dalla terra promessa. Nonostante questi avvertimenti, quasi subito i Giudei cominciarono ad imitare i peccati malvagi di quei popoli. E Dio, nella Sua misericordia, mandò profeta dopo profeta per avvertirli della gravità del loro peccato. Dio mandò loro disciplina dopo disciplina, ma i Giudei continuarono a scegliere il peccato. Finalmente, dopo secoli di disobbedienza da parte del popolo, nel 722 A.C. Dio mandò gli Assiri a conquistare e a deportare la grande maggioranza degli abitanti d’Israele.

Poi, visto che Giuda continuava a peccare, non avendo imparato la lezione dall’esilio d’Israele, vi furono tre deportazioni dei Giudei in Babilonia, iniziando dal 605 A.C., fino all'incirca al 586 A.C.

Molto tempo prima, Dio aveva profetizzato tramite Geremia che l’esilio sarebbe durato settant’anni. Possiamo leggere questa profezia in Geremia 25:11.

“Tutto questo paese sarà ridotto in una solitudine e in una desolazione, e queste nazioni serviranno il re di Babilonia per settant’anni.” (Geremia 25:11 NRV)

In Isaia, il Signore non solo profetizzò che avrebbe fatto ritornare dall’esilio il Suo popolo, ma dichiarò inoltre che sarebbe stato il re Ciro a promuovere questo rientro.

“24 Così parla il SIGNORE, il tuo salvatore, colui che ti ha formato fin dal seno materno: Io sono il SIGNORE, che ha fatto tutte le cose; io solo ho spiegato i cieli, ho disteso la terra, senza che vi fosse nessuno con me; 25 io rendo vani i presagi degli impostori e rendo insensati gli indovini; io faccio indietreggiare i saggi e muto la loro scienza in follia; 26 io confermo la parola del mio servo e realizzo le predizioni dei miei messaggeri; io dico di Gerusalemme: “Essa sarà abitata!” Delle città di Giuda dico: “Saranno ricostruite e io ne rialzerò le rovine”. 27 Io dico all’abisso: “Fatti asciutto. Io prosciugherò i tuoi fiumi!” 28 Io dico di Ciro: “Egli è il mio pastore; egli adempirà tutta la mia volontà, dicendo a Gerusalemme: «Sarai ricostruita!» E al tempio: «Le tue fondamenta saranno gettate!»”” (Is 44:24-28 NRV)

Dio è sempre fedele alla Sua Parola. Perciò, come aveva profetizzato, Dio suscitò Ciro come re della Persia, gli diede vittorie sui babilonesi e gli mise sul cuore di far tornare i Giudei a Gerusalemme per ricostruire il tempio.

Come ci furono tre deportazioni, ci furono anche tre ritorni a Gerusalemme. Il primo fu nel 539 A.C., guidato da Zorobabele. Il secondo fu nel 458 A.C., guidato da Esdra. Ce ne fu un ulteriore nel 445 A.C., guidato da Neemia.

Però solamente pochi Giudei tornarono dall’esilio. La maggioranza di loro scelse di rimanere a Babilonia ed altrove. Nel piano di Dio, tutto ciò serviva affinché cinque secoli più tardi il Vangelo di Gesù Cristo fosse sparso molto più velocemente.

Quando i Giudei tornarono dall’esilio, trovarono tante difficoltà e problemi. Dovevano riprendere a seguire la legge di Dio. Trovarono molta opposizione dai vari popoli che ormai, vista la loro assenza di settant'anni, abitavano la loro terra. Non solo ebbero opposizione da queste persone, ma furono anche tentati, come lo furono i loro antenati, di mischiarsi con queste persone, e di essere così trascinati nel peccato.

Tristemente, tanti Giudei che erano tornati, nonostante avessero toccato con mano sia la dura disciplina di Dio nella loro vita e in quella dei loro genitori e nonni, ma anche i grandissimi benefici e benedizioni che Dio aveva elargito a coloro che camminavano per fede, e quindi in ubbidienza, quegli stessi Giudei scelsero di mischiarsi con quei popoli non salvati, e così, furono contaminati spiritualmente. Scelsero di peccare contro Dio.

Esdra visse in quel periodo, e in lui troviamo un esempio di come un uomo che cammina per fede si comporta davanti il peccato.

il cuore di Esdra

Per capire meglio il cuore di Esdra, leggiamo Esdra 7:1-10.

“1 Dopo queste cose, sotto il regno di Artaserse re di Persia, giunse Esdra, figlio di Seraia, figlio di Azaria, figlio di Chilchia, 2 figlio di Sallum, figlio di Sadoc, figlio d’Aitub, 3 figlio di Amaria, figlio di Azaria, figlio di Meraiot, 4 figlio di Zeraia, figlio di Uzzi, 5 figlio di Bucchi, figlio di Abisua, figlio di Fineas, figlio di Eleazar, figlio di Aaronne, il sommo sacerdote. 6 Questo Esdra veniva da Babilonia. Era uno scriba esperto nella legge di Mosè, data dal SIGNORE, Dio d’Israele. Siccome la mano del SIGNORE, suo Dio, era su di lui, il re gli concesse tutto quello che domandò. 7 Alcuni dei figli d’Israele e alcuni dei sacerdoti, dei Leviti, dei cantori, dei portinai e dei Netinei salirono anche loro con lui a Gerusalemme, il settimo anno del re Artaserse. 8 Esdra giunse a Gerusalemme il quinto mese, nel settimo anno del re. 9 Infatti, aveva fissato la partenza da Babilonia per il primo giorno del primo mese, e arrivò a Gerusalemme il primo giorno del quinto mese, assistito dalla benefica mano del suo Dio; 10 poiché Esdra si era dedicato con tutto il cuore allo studio e alla pratica della legge del SIGNORE, e a insegnare in Israele le leggi e le prescrizioni divine.” (Esdra 7:1-10 NRV)

Nei versetti 1-5, Esdra elenca la sua genealogia, per dimostrare che era un sacerdote, discendente da Aaronne. Prima dell’arrivo di Gesù Cristo, i sacerdoti erano stati stabiliti da Dio come mediatori fra il popolo e Dio. Nonostante l’esilio, tanti Giudei avevano avuto cura di tenere conto della loro genealogia. Esdra riconosceva la sua responsabilità come sacerdote, e viveva alla luce di questa responsabilità.

Leggiamo di nuovo i versetti 7-9.

“6 Questo Esdra veniva da Babilonia. Era uno scriba esperto nella legge di Mosè, data dal SIGNORE, Dio d’Israele. Siccome la mano del SIGNORE, suo Dio, era su di lui, il re gli concesse tutto quello che domandò. 7 Alcuni dei figli d’Israele e alcuni dei sacerdoti, dei Leviti, dei cantori, dei portinai e dei Netinei salirono anche loro con lui a Gerusalemme, il settimo anno del re Artaserse. 8 Esdra giunse a Gerusalemme il quinto mese, nel settimo anno del re. 9 Infatti, aveva fissato la partenza da Babilonia per il primo giorno del primo mese, e arrivò a Gerusalemme il primo giorno del quinto mese, assistito dalla benefica mano del suo Dio;” (Esdra 7:6-9 NRV)

Esdra riconosceva pienamente che il motivo per cui le cose gli andavano bene e il motivo per cui il re ascoltava e concedeva tutto quello che egli diceva, era perché la mano di Dio era su di lui. In questo atteggiamento, vediamo tra l’altro la sua umiltà. Non cercava alcuna gloria per sé, non cercava di essere vistobravo, ma cercava di dare tutta la gloria a Dio. Sicuramente, Esdra faceva un buon lavoro per il re, ed aveva acquistato una buona reputazione. Però, non ne attribuiva il merito alla sua bravura, sapendo che il re gli dava ascolto solo perché Dio aveva toccato il cuore del re a suo favore.

A questo punto, anche noi dovremmo valutare se nella nostra vita stiamo seguendo l’esempio di Esdra. Noi cerchiamo di far capire alle persone quanto siamo stati bravi e quanto ci siamo impegnati, oppure, il nostro desiderio è come quello di Esdra, quello di mettere in evidenza che ogni cosa che riusciamo a compiere in bene è dovuto all’opera di Dio?

Leggiamo ora i versetti 9 e10

“9 Infatti, aveva fissato la partenza da Babilonia per il primo giorno del primo mese, e arrivò a Gerusalemme il primo giorno del quinto mese, assistito dalla benefica mano del suo Dio; 10 poiché Esdra si era dedicato con tutto il cuore allo studio e alla pratica della legge del SIGNORE, e a insegnare in Israele le leggi e le prescrizioni divine.” (Esdra 7:9-10 NRV)

Esdra riconosceva che in ogni cosa fu assistito dalla benefica mano di Dio. Dava la gloria a Dio, non la cercava per se stesso. Notiamo anche in questo brano che Dio benedisse Esdra poiché Esdra si dedicò con tutto il cuore allo studio e alla pratica della legge del SIGNORE, e ad insegnare questa legge al popolo di Dio. Non cercava nulla per sé.

Esdra desiderava dedicarsi con tutto il suo cuore a seguire il Signore. Non cercava un po’ le cose di Dio e un po’ le sue cose. Non cercava un po’ la gloria di Dio e un po’ far bella figura davanti agli altri. Il suo cuore era dedicato interamente alle cose di Dio.

Notiamo attentamente la progressione qua. Prima di tutto, Esdra era dedicato allo studio della legge di Dio. È essenziale conoscere sempre di più la legge di Dio per poterla seguire. Non possiamo ubbidire alla volontà di Dio se non la conosciamo. E quindi, è estremamente importante per ogni credente dedicarsi allo studio della Parola di Dio. Lo studio non è una semplice lettura, ne è una lettura di quelle parti che piacciono trascurando quelle che sembrano meno interessanti. Lo studio richiede impegno e può essere perfino faticoso. Ma lo studio è importante ed Esdra si dedicò allo studio con tutto il suo cuore.

Per quanto lo studio della Parola di Dio sia importante, in sé non potrebbe mai bastare. Bisogna anche vivere quello che si impara dalla Parola. Ed infatti Esdra si era dedicato con tutto il cuore anche alla pratica della legge del Signore. Non solo si dedicava a conoscere sempre di più la Parola di Dio ma, con grande impegno e con cuore, metteva anche in pratica tutto quello che imparava.

A questo punto vi chiedo: è importante che ci esaminiamo per vedere se stiamo imitando Esdra? Stiamo cercando di conoscere sempre di più la Parola di Dio? Abbiamo autodisciplina in modo da impegnarci tutti i giorni a conoscere meglio la Parola di Dio? E poi, stiamo veramente impegnandoci a mettere in pratica tutto quello che Dio ci fa vedere? Chi conosce sempre di più la Parola di Dio senza metterla in pratica si rende più colpevole davanti a Dio. Chi invece si impegna a conoscere sempre di più la Parola di Dio, e poi la mette in pratica, di tutto cuore, dimostra di avere un vero cuore di fede in Dio.

Visto che Esdra aveva anche il dono e il ruolo dell’insegnante, non solo si impegnava a conoscere e a praticare la Parola di Dio, ma si impegnava anche ad insegnarla al popolo d'Israele. In altre parole, tutta la sua vita fu concentrata a conoscere, a vivere e ad insegnare la Parola di Dio. Non si può insegnare la Parola se non la si conosce e non la si mette in pratica prima. Chiaramente, non tutti siamo stati chiamati ad insegnare agli altri. Però chi ha questa chiamata, è essenziale che sia egli stesso il primo a vivere quello che insegna mettendolo in pratica.

Esdra è un esempio per noi di che cosa può significare vedere Dio come il proprio tesoro.

la preghiera di Esdra

Ora, voglio considerare la preghiera di Esdra in capitolo 9. Ricordiamoci che Esdra seguiva molto attentamente la Parola di Dio. In questa preghiera, vedremo il cuore umile di Esdra, insieme ad un esempio di vero ravvedimento.

Leggiamo insieme Esdra 9: 1,2

“1 Quando queste cose furono finite, i capi si avvicinarono a me, dicendo: «Il popolo d’Israele, i sacerdoti e i Leviti non si sono separati dai popoli di questi paesi, ma imitano le abominazioni dei Cananei, degli Ittiti, dei Ferezei, dei Gebusei, degli Ammoniti, dei Moabiti, degli Egiziani e degli Amorei. 2 Infatti hanno preso le loro figlie come mogli per sé e per i propri figli e hanno mescolato la stirpe santa con i popoli di questi paesi; i capi e i magistrati sono stati i primi a commettere questa infedeltà».” (Ed 9:1-2 NRV)

Esdra era tornato da poco dall’esilio, e così non era a conoscenza di tutto quello che succedeva in Giuda. I capi giudei vennero da lui per raccontargli del fatto che tanti israeliti avevano peccato gravemente sposando donne pagane. In altre parole, questi credenti avevano sposato non credenti. Il matrimonio con non credenti è sempre stato vietato da Dio, ed è sempre stato un motivo d'inciampo per i credenti.

Il matrimonio è un rapporto talmente stretto che è pressoché impossibile per un credente non essere contaminato sposando un non credente, senza un’opera speciale di Dio. E perciò è sempre stato vietato ad un credente sposare un non credente. La compagnia corrotta corrompe i buoni costumi, e se questo è vero per quanto riguarda l'amicizia, quanto di più è vero per quanto riguarda il matrimonio.

Tornando ad Esdra, voglio notare la reazione di Esdra quando scoprì questo peccato in mezzo al popolo. In Esdra abbiamo un chiaro esempio di come dovremmo anche noi vedere il peccato.

Leggiamo insieme i versetti 3,4

“3 Quando seppi questo, mi stracciai le vesti e il mantello, mi strappai i capelli dalla testa e i peli della barba, e mi sedetti costernato. 4 Allora tutti quelli che tremavano alle parole del Dio d’Israele si radunarono presso di me a causa dell’infedeltà di quanti erano tornati dall’esilio. Io rimasi così seduto e costernato, fino al momento dell’offerta della sera.” (Esdra 9:3-4 NRV)

Esdra era costernato, era umiliato, era a terra per quanto era aggravato alla notizia di questo peccato in mezzo al popolo di Dio.

Notiamo che a questo punto della storia, non c’erano state ancora chiare conseguenze negative a causa di questo peccato, perchè era qualcosa di molto recente. Eppure Esdra era costernato.

Oh se avessimo anche noi un peso così grande per il peccato! Ricordiamo che questo peccato non riguardava Esdra direttamente. Egli non aveva preso una moglie pagana! Egli non aveva approvato questo peccato, e nemmeno aveva chiuso gli occhi a questo peccato. Eppure, poiché questo peccato riguardava il suo popolo, Esdra ne era costernato, stava malissimo al solo pensiero di quanto questo peccato offendeva Dio.

Se il peccato, sia il nostro che quello degli altri, non ci pesa tantissimo, allora questo è un chiaro segno che il nostro cuore è molto meno zelante per Dio di quanto pensavamo. Il peccato deve aggravare un vero credente.

Notiamo poi quello che Esdra pregava. Leggiamo i versetti 5-7

“5 Al momento dell’offerta della sera, mi alzai dalla mia umiliazione, con le vesti e con il mantello stracciati, caddi in ginocchio e, stendendo le mani verso il SIGNORE, mio Dio, dissi: 6 «Mio Dio, io sono confuso; e mi vergogno, mio Dio, di alzare a te la mia faccia, perché le nostre iniquità si sono moltiplicate fin sopra la nostra testa, e la nostra colpa è così grande che giunge al cielo. 7 Dal tempo dei nostri padri fino a oggi siamo stati grandemente colpevoli; e a causa delle nostre iniquità, noi, i nostri re e i nostri sacerdoti, siamo stati messi in mano ai re dei paesi stranieri, in balìa della spada, dell’esilio, della rapina e del disonore, come si vede anche oggi.” (Esd 9:5-7 NRV)

Esdra sapeva che il peccato ci allontana da Dio tanto che non abbiamo nemmeno il diritto di alzare la faccia a Lui in preghiera, se non solamente per fare una preghiera di ravvedimento. Nonostante che Esdra stesso non aveva commesso questo peccato, egli si identificava con il suo popolo, e sentiva il peso del loro peccato.

Esdra parla di quanto erano tutti colpevoli davanti a Dio. La loro colpa non era stata causata solo da quest’ultimo peccato, ma era qualcosa che andava a toccare anche i loro antenati. Con questa confessione Esdra stava evidenziando che erano colpevoli come il peggiore dei loro antenati.

Osservando attentamente l’esempio di Esdra possiamo comprendere che cos’è il vero ravvedimento.

Esdra non ammetteva questo peccato cercando però di dimostrare che non erano del tutto malvagi, ma piuttosto dimostrava che il loro peccato era profondamente radicato in loro.

Leggiamo ora i versetti 8-9

“8 Ora, per un breve momento, il SIGNORE, nostro Dio, ci ha fatto grazia, lasciandoci alcuni superstiti, e concedendoci un asilo nel suo santo luogo, per illuminare i nostri occhi e darci un po’ di sollievo nella nostra schiavitù. 9 Noi infatti siamo schiavi; ma il nostro Dio non ci ha abbandonati nella nostra schiavitù. Anzi ci ha fatto trovare benevolenza verso i re di Persia, i quali ci hanno dato tanto sollievo da poter rialzare la casa del nostro Dio e restaurare le sue rovine, e ci hanno concesso un luogo di riposo in Giuda e a Gerusalemme.” (Ed 9:8-9 NRV)

In questi versetti, Esdra sottolinea la misericordia e la bontà di Dio. Sta dichiarando che Dio non li ha trattati come meritavano, ma li ha invece trattati con tanta benevolenza e misericordia. Riconosceva che tutto il bene che avevano in quel momento era dovuto alla misericordia di Dio, non era qualcosa che meritavano.

Ricordiamo che in quel momento, i Giudei erano ancora schiavi, erano sotto il dominio di un re pagano. Però, anziché lamentarsi della loro situazione difficile, Esdra riconosceva che meritavano molto peggio, e che quello che avevano di buono era dovuto solamente alla misericordia di Dio.

Leggiamo ora i versetti in 10 a 12.

“10 Ora, nostro Dio, che possiamo dire dopo questo? Noi infatti abbiamo abbandonato i tuoi comandamenti, 11 quelli che ci hai dati mediante i profeti, tuoi servitori, dicendo: “Il paese nel quale entrate per prenderne possesso, è un paese reso impuro dalla corruzione dei popoli di questi paesi, dalle pratiche abominevoli con le quali lo hanno riempito da un’estremità all’altra con le loro contaminazioni. 12 Ora dunque non date le vostre figlie ai loro figli, e non prendete le loro figlie per i vostri figli, e non ricercate la loro prosperità né il loro benessere, e così diventerete voi forti, mangerete i migliori prodotti del paese, e potrete lasciarlo in eredità perenne ai vostri figli”.” (Ed 9:10-12 NRV)

Qua, per rendere ancora più chiaro il loro peccato, Esdra racconta i comandamenti specifici di Dio che riguardavano i peccati che avevano commesso. Anziché cercare in qualche modo di scusarsi, o in questo caso di scusare il suo popolo, Esdra metteva ancora più in evidenza il loro peccato. Metteva sempre più in evidenza che il loro peccato era abominevole, perché tutto il popolo sapeva specificatamente che il matrimonio con pagani era un peccato. Dio aveva comandato specificatamente a loro di non prendere mogli dai popoli circostanti, né per loro né per i propri figli. Nonostante questo comandamento, i Giudei fecero proprio quello, disprezzando perciò la santità di Dio.

Leggiamo ora i versetti 13-14. Qua, Esdra mette ancora in evidenza la gravità della loro colpa, dimostrando che avevano fatto esattamente quello che non dovevano fare.

“13 Ora, dopo tutto quello che ci è accaduto a causa delle nostre azioni malvagie e delle nostre grandi colpe, poiché tu, nostro Dio, ci hai puniti meno severamente di quanto le nostre colpe avrebbero meritato, e hai conservato di noi un residuo come questo, 14 dovremmo di nuovo violare i tuoi comandamenti e imparentarci con questi popoli abominevoli? La tua ira non s’infiammerebbe forse contro di noi fino a consumarci e a non lasciar più né residuo né superstite?” (Esd 9:13-14 NRV)

In questi versetti Esdra dichiara che sono stati puniti meno severamente di quanto avrebbero meritato. Amici, in questa dichiarazione vediamo un cuore vicino a Dio. Il cuore carnale dell’uomo vuole credere che la punizione o la disciplina di Dio sia troppo severa. Invece, il cuore umile sa e perciò ammette che la disciplina non è mai grave quanto la si meriterebbe.

Inoltre Esdra sottolinea il fatto che, avendo ricevuto tanta misericordia di Dio, il loro peccato era ancora più grave. Dichiara che, alla luce della gravità del loro peccato, Dio non avrebbe dovuto più usare misericordia, ma piuttosto avrebbe avuto tutto il diritto di consumarli con la Sua ira.

Prima di commentare su questo punto, leggiamo il versetto 15.

“SIGNORE, Dio d’Israele, tu sei giusto, e perciò oggi noi siamo ridotti a un residuo di scampati. Eccoci davanti a te a riconoscere la nostra colpa; poiché per essa, noi non potremmo resistere in tua presenza!»” (Esd 9:15 NRV)

Qua, vediamo un frutto fondamentale di un vero ravvedimento. La vita dei Giudei era molto difficile a causa della disciplina di Dio. Avevano subito le dure conseguenze della disciplina di Dio per più di settant’anni. Quindi Esdra era nato e cresciuto sotto la disciplina di Dio per i peccati dei suoi antenati. Però, anziché lamentarsi, anziché sperare in meglio, Esdra dichiarava che Dio era stato giusto per aver disciplinato lui e il suo popolo.

Qua, vediamo il vero ravvedimento di Esdra. Un cuore veramente ravveduto dichiara Dio giusto quando disciplina, anzi, come diceva Esdra qualche versetto prima, dichiara che la disciplina non è stata nemmeno dura quanto il peccato meritava.

Vediamo questo stesso cuore di vero ravvedimento in Davide, in Salmo 51.

“Ho peccato contro te, contro te solo, ho fatto ciò ch’è male agli occhi tuoi. Perciò sei giusto quando parli, e irreprensibile quando giudichi.” (Sal 51:4 NRV)

Un credente veramente ravveduto è pronto a riconoscere che la disciplina di Dio è giusta, anzi, è pronto a riconoscere che sarebbe giusto per Dio di fare ancora peggio. Un credente veramente ravveduto non si lamenta minimamente della disciplina di Dio, anzi, la vede per quello che è: misericordia di Dio.

Tornando ad Esdra, egli dichiara: eccoci davanti a te e a riconoscere la nostra colpa; poiché per essa, noi non potremmo resistere in tua presenza!

Per quale motivo Esdra pregava Dio? Pregava Dio per riconoscere la loro colpa, pregava Dio per sottolineare il fatto che il loro peccato era totalmente senza scuse, pregava Dio per riconoscere la giustizia di Dio nella Sua disciplina, pregava Dio per riconoscere che loro meritavano molto peggio di quella disciplina che Dio aveva mandato.

Amici, questa è una preghiera che dimostra il vero ravvedimento. Questa è una preghiera che dimostra come un vero credente vede il suo peccato.

Applichiamo questo a noi

Abbiamo iniziato questo studio parlando dell’importanza di imitare le persone giuste. Molti racconti della Bibbia servono per darci esempi da evitare, ed altri ci danno esempi da imitare. Esdra è un esempio da imitare. Esdra era un uomo pio, un uomo timorato di Dio, un uomo che camminava veramente per fede. Quindi, probabilmente siamo tutti molto più colpevoli di quanto lo era Esdra. Eppure, quanto spesso arriviamo ad avere un cuore ravveduto quanto lo è stato quello di Esdra? Esdra è un ottimo esempio per noi di che cosa vuol dire ravvedersi.

Ricordiamo che Esdra non aveva preso una moglie straniera, e quindi, gli sarebbe stato molto facile condannare solo gli altri. Invece, capendo molto la santità di Dio e la gravità del peccato, ed identificandosi con il suo popolo, Esdra non parlò mai della loro colpa, ma della sua colpa insieme a loro. Quindi,è un grande esempio di che cosa vuol dire non cercare di giustificarsi.

Dopo uno studio così, è chiaro che ognuno di noi dovrebbe chiedersi, piuttosto dovrebbe esaminarsi, per vedere se è veramente ravveduto.

Quando tu hai un peccato nella tua vita, che cosa fai? Cerchi di dimostrare che anche se è vero che hai commesso quel peccato, c’erano dei fattori che che ti hanno spinto a commetterlo, e in quel modo cerchi di far sembrare che sei meno colpevole di quanto sei?

Oppure, ammetti che hai commesso il peccato, ma cerchi di spiegare che al momento non avevi capito quello che stavi facendo, e in quel modo cerchi di sembrare meno colpevole di quello che sei? Cerchi di scusarti, dicendo che non ti rendevi conto di quello che facevi?

Ammetti che hai fatto il peccato, ma cerchi di giustificarti spiegando che eri stanco, o confuso, o che era solamente una reazione ad un peccato che avevi subito da qualcun'altro?

In tutti questi casi, uno dimostra di non avere un cuore veramente ravveduto. Il vero ravvedimento è quello che vediamo nell’esempio di Esdra e che vediamo anche nell’esempio di Davide in Salmo 51.

Uno veramente ravveduto non cerca minimamente di scusarsi, non cerca minimamente di spiegarsi. Uno veramente ravveduto invece riconosce la gravità del proprio peccato, riconosce che qualunque disciplina che Dio manda non è mai severa quanto il peccato avrebbe meritato di ricevere. Il vero ravvedimento spinge la persona a dare gloria a Dio, a odiare il proprio peccato e non le conseguenze terrene del peccato, e spinge alla santità.

Oh che possiamo essere un popolo veramente ravveduto, giorno per giorno. Beato l’uomo che cammina così!

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