Aiuto Biblico

La necessità della santità

filename: santità01.doc di Marco deFelice, www.aiutobibilico.org
Parole-chiave: disciplina nella chiesa; scomunicazione; vita in santità

Risposta ad una email ricevuta su Aiutobiblico.org

Uno dei nostri lettori ci ha mandato la seguente lettera. Ci ha dato permesso di usare la sua lettera, insieme alla nostra risposta, nella speranza che possa essere di aiuto ad altri.

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Caro pastore Marco,

voglio ringraziarti per i bei sermoni che posso leggere sul tuo sito. Non so se già hai scritto un sermone sulla disciplina nella chiesa.

In molte chiese evangeliche come la mia, si dice spesso che bisogna lasciar perdere i nostri sensi di colpa che ci impediscono di lodare il Signore, perché il sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato e ci fa liberi di accostarci a Dio e di stare nella Sua casa.

Però io ricordo che nell’Antico Testamento c’erano volte in cui Dio si allontanava dall’intero popolo quando anche solo qualcuno commetteva un peccato.

Io sono giovane nella fede, quindi non so se il mio ragionamento è giusto, ma penso che invece di invitare a confidare in Dio e dimenticare i sensi di colpa, forse bisognerebbe invitare a deporre i propri peccati e a confidare in Dio per il perdono.

Mi piacerebbe avere una tua risposta al riguardo, mi bastano poche righe, perché vorrei sapere come bisogna comportarsi. Ti ringrazio per l’attenzione.

Lettera firmata

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Ecco la nostra risposta:

Caro fratello,

ho apprezzato molto la tua lettera, in quanto esprime il tuo desiderio di seguire il Signore, sia che possa essere comodo oppure no. Spesso, seguire Dio NON è comodo, e non è facile. Però, solamente Dio può benedirci.

La domanda: Dio accetta l’adorazione e la lode da uno che è colpevole di un peccato?

Ovvero, può un credente che ha un peccato non confessato godere le benedizioni di Dio? Dio chiude gli occhi al peccato? Il fatto che un credente è coperto con la giustizia di Cristo vuol dire quindi che i suoi peccati non confessati non creano problemi fra lui e Dio?

Dio non accetta adorazione da chi non è puro

Dio non accetta adorazione da chi non cammina in santità. Per esempio, in Isaia 1:10-20, parlando con Giuda e Gerusalemme, con sarcasmo Dio li chiama Sodoma e Gomorra (una terribile offesa), perché esse avevano dei peccati non confessati ma continuavano ad adorare Dio con i sacrifici. (Ricordiamo che era stato Dio stesso a stabilire quei sacrifici). Dio dichiarò che non avrebbe accettato i loro sacrifici non si fossero ravvedute e avessero abbandonato i loro peccati.

l’importanza di una vita di santità (solo chi è santo può adorare)

Solamente chi camminava in santità poteva adorare Dio. Per esempio, se un sacerdote si fosse contaminato in qualsiasi modo, non avrebbe potuto assolutamente partecipare al servizio dell’adorazione, finché non si fosse purificato.

Nel Salmo 26 leggiamo:

“Lavo le mie mani nell’innocenza, e così faccio il giro del tuo altare, o SIGNORE,” (Sl 26:6 NRV)

Solo chi ha mani pure, ovvero, solo chi ha i propri peccati confessati e lavati, può venire all’altare del Signore per offrire ringraziamento e lode.

Anche nel Nuovo Testamento, l’insegnamento è lo stesso, cioè, che solo chi ha un cuore puro può avvicinarsi a Dio.

Per esempio, in 2Corinzi 7 leggiamo:

“Poiché abbiamo queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio.” (2Co 7:1 NRV)

Un vero credente deve dedicarsi alla propria santificazione, con timore di Dio. Non si può considerare il peccato come una cosa di poca importanza.

Un altro brano che descrive come un vero credente deve vivere è Giacomo 4:8.

“Avvicinatevi a Dio, ed egli si avvicinerà a voi. Pulite le vostre mani, o peccatori; e purificate i vostri cuori, o doppi d’animo!” (Giacomo 4:8 NRV)

Per poterci avvicinare a Dio, dobbiamo purificare le nostre mani e i nostri cuori. In altre parole, dobbiamo camminare in santità, confessando e abbandonando i nostri peccati.

Gesù scrive alle sette chiese

Infatti notiamo che nelle lettere alle sette chiese, in Apocalisse 2 e 3, è molto chiaro che Gesù Cristo, il SIGNORE, non accetta il peccato nel seno della sua chiesa. Qualche esempio. Per capire meglio questi brani, ti suggerisco i sermoni sul nostro sito (www.aiutobiblico.org) sotto la voce “Apocalisse”.

Apo 2:12-17, la lettera alla chiesa di Pergamo. Leggiamo il brano.

“12 «All’angelo della chiesa di Pergamo scrivi: Queste cose dice colui che ha la spada affilata a due tagli: 13 Io so dove tu abiti, cioè là dov’è il trono di Satana; tuttavia tu rimani fedele al mio nome e non hai rinnegato la fede in me, neppure al tempo in cui Antipa, il mio fedele testimone, fu ucciso fra voi, là dove Satana abita. 14 Ma ho qualcosa contro di te: hai alcuni che professano la dottrina di Balaam, il quale insegnava a Balac il modo di far cadere i figli d’Israele, inducendoli a mangiare carni sacrificate agli idoli e a fornicare. 15 Così anche tu hai alcuni che professano similmente la dottrina dei Nicolaiti. 16 Ravvediti dunque, altrimenti fra poco verrò da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca. 17 Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. A chi vince io darò della manna nascosta e una pietruzza bianca, sulla quale è scritto un nome nuovo che nessuno conosce, se non colui che lo riceve.” (Apo 2:12-17 NRV)

Notiamo quello che Gesù aveva contro di loro: tolleravano alcuni fra di loro che professavano una dottrina sbagliata, che causava conseguentemente alcuni peccati. Gesù comandò loro di ravvedersi, che in questo caso, significava che la chiesa non doveva tollerare tali persone in mezzo a loro. Se quei credenti non si fossero ravveduti, Gesù minacciò di venire e combattere contro di loro. Queste sono parole fortissime. Il peccato che una chiesa tollera attira l’ira di Dio.

Apo 2:18-29 la chiesa di Tiatiri.

“18 «All’angelo della chiesa di Tiatiri scrivi: Queste cose dice il Figlio di Dio, che ha gli occhi come fiamma di fuoco, e i piedi simili a bronzo incandescente: 19 Io conosco le tue opere, il tuo amore, la tua fede, il tuo servizio, la tua costanza; so che le tue ultime opere sono più numerose delle prime. 20 Ma ho questo contro di te: che tu tolleri Iezabel, quella donna che si dice profetessa e insegna e induce i miei servi a commettere fornicazione, e a mangiare carni sacrificate agli idoli. 21 Le ho dato tempo perché si ravvedesse, ma lei non vuol ravvedersi della sua fornicazione. 22 Ecco, io la getto sopra un letto di dolore, e metto in una grande tribolazione coloro che commettono adulterio con lei, se non si ravvedono delle opere che ella compie. 23 Metterò anche a morte i suoi figli; e tutte le chiese conosceranno che io sono colui che scruta le reni e i cuori, e darò a ciascuno di voi secondo le sue opere. 24 Ma agli altri di voi, in Tiatiri, che non professate tale dottrina e non avete conosciuto le profondità di Satana (come le chiamano loro), io dico: Non vi impongo altro peso. 25 Soltanto, quello che avete, tenetelo fermamente finché io venga. 26 A chi vince e persevera nelle mie opere sino alla fine, darò potere sulle nazioni, 27 ed egli le reggerà con una verga di ferro e le frantumerà come vasi d’argilla, 28 come anch’io ho ricevuto potere dal Padre mio; e gli darò la stella del mattino. 29 Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.” (Apocalisse 2:18-29 NRV)

Gesù li avvertì che avrebbe causato dure conseguenze (sofferenze e morte) se non si fossero purificati dal peccato di permettere ad alcuni, che vivevano nel peccato, di restare in mezzo a loro. Il peccato non confessato è molto grave.

Apo 3:1-6, la chiesa di Sardi

“1 «All’angelo della chiesa di Sardi scrivi: Queste cose dice colui che ha i sette spiriti di Dio e le sette stelle: Io conosco le tue opere: tu hai fama di vivere ma sei morto. 2 Sii vigilante e rafforza il resto che sta per morire; poiché non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio. 3 Ricòrdati dunque come hai ricevuto e ascoltato la parola, continua a serbarla e ravvediti. Perché, se non sarai vigilante, io verrò come un ladro, e tu non saprai a che ora verrò a sorprenderti. 4 Tuttavia a Sardi ci sono alcuni che non hanno contaminato le loro vesti; essi cammineranno con me in bianche vesti, perché ne sono degni. 5 Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche, e io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli. 6 Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.” (Apocalisse 3:1-6 NRV)

Gesù avverte che coloro che sono contaminati (di peccati) non avranno le vesti bianche, ovvero, non saranno salvati dall’ira di Dio al giudizio. In altre parole, camminare nel peccato rende chiaro che una persona non è veramente salvata.

l’Avvertimento di 1giovanni

Notiamo l’insegnamento in 1Giovanni.

“4 Chi dice: «Io l’ho conosciuto», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui; 5 ma chi osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente completo. Da questo conosciamo che siamo in lui: 6 chi dice di rimanere in lui, deve camminare com’egli camminò.” (1Giov 2:4-6 NRV)

Parole forti, ed inequivocabili.

Altri brani da 1Giovanni

“Se diciamo che abbiamo comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità.” (1Giov 1:6 NRV)
“6 Chiunque rimane in lui non persiste nel peccare; chiunque persiste nel peccare non l’ha visto, né conosciuto. 7 Figlioli, nessuno vi seduca. Chi pratica la giustizia è giusto, com’egli è giusto. 8 Colui che persiste nel commettere il peccato proviene dal diavolo, perché il diavolo pecca fin da principio. Per questo è stato manifestato il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo. 9 Chiunque è nato da Dio non persiste nel commettere peccato, perché il seme divino rimane in lui, e non può persistere nel peccare perché è nato da Dio. 10 In questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chiunque non pratica la giustizia non è da Dio; come pure chi non ama suo fratello.” (1Giov 3:6-10 NRV)

Un vero credente non può scegliere di rimanere nel peccato. Tale comportamento toglie l’evidenza che uno sia veramente un credente. Quindi, è assolutamente stoltezza dire che il peccato non importa.

Non solo uno non può adorare Dio se ha un peccato non confessato, ma nemmeno può dichiararsi credente se continua così.

Altri brani che rendono chiara la verità

Consideriamo alcuni altri brani che rendono chiara la verità per quanto riguarda la necessità della santità.

“Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore;” (Ebr 12:14 NRV)

Dire di credere in Gesù non basta. La vera salvezza si manifesterà con una vita di santità. Senza la santificazione, non si vedrà il Signore, ovvero, non si passerà l’eternità in cielo nella presenza di Dio. La santificazione, una vita santa, non è facoltativa.

Certamente come figli di Dio abbiamo libero accesso a Dio. Certamente, un vero credente continua a cadere nel peccato. Però, un vero credente non cammina nel peccato.

“8 Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. 9 Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. 10 Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo, e la sua parola non è in noi.” (1Giov 1:8-10 NRV)

Quindi, un vero credente peccherà, ma non rimarrà nel peccato. Dio è un fuoco consumante, e senza la santità, nessuno vedrà Dio, ovvero, nessuno sarà salvato al giudizio finale. Questo però non significa che uno potrebbe essere salvato per un po’ di tempo e poi, visto che non vive in santità, non è più salvato. Significa invece che uno si era dichiarato credente, è stato accettato come tale dalla chiesa, però la sua vita non mostra il frutto della vera salvezza. E se quel tale continua a camminare nel peccato, rivela che la sua “conversione” non era vera.

Non tutti sono veri credenti

La Bibbia rende chiaro che non tutti coloro che si dichiarano credenti sono veramente credenti.

In 1Giovanni 2:19, impariamo che ci saranno coloro che saranno in mezzo a noi (in seno alla chiesa) che non saranno veri credenti, ma questo diventerà visibile solamente quando lasceranno la chiesa.

Questo rispecchia l’insegnamento di Gesù delle zizzanie seminate in mezzo al campo. (Matteo 13) Se ricordi, in quella parabola, Gesù spiega che il padrone di casa lascia crescere le zizzanie insieme al vero grano, fino alla raccolta. Le zizzanie sono coloro nel seno della chiesa che si dichiarano credenti, ma in realtà non sono salvati. La loro vera condizione sarà rivelata al giudizio finale.

Per questo, Dio comanda ciascuno di esaminarsi, per vedere se è veramente nella fede.

“Esaminatevi per vedere se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete che Gesù Cristo è in voi? A meno che l’esito della prova sia negativo.” (2Cor 13:5 NRV)

Dio è un fuoco consumante

Dio è un Dio santo, ed è un fuoco consumante. Chi è veramente salvato offre un culto a Dio con riverenza e timore. Leggiamo.

“25 Badate di non rifiutarvi d’ascoltare colui che parla; perché se non scamparono quelli, quando rifiutarono d’ascoltare colui che promulgava oracoli sulla terra, molto meno scamperemo noi, se voltiamo le spalle a colui che parla dal cielo; 26 la cui voce scosse allora la terra e che adesso ha fatto questa promessa: «Ancora una volta farò tremare non solo la terra, ma anche il cielo». 27 Or questo «ancora una volta» sta a indicare la rimozione delle cose scosse come di cose fatte perché sussistano quelle che non sono scosse. 28 Perciò, ricevendo un regno che non può essere scosso, siamo riconoscenti, e offriamo a Dio un culto gradito, con riverenza e timore! 29 Perché il nostro Dio è anche un fuoco consumante.” (Ebr 12:25-29 NRV)

L’idea che un vero credente possa avere un peccato non confessato nella sua vita e comunque godere buona comunione con Dio, e possa anche offrirGli sacrifici di lodi che saranno accettati da Dio, è un concetto sbagliato e molto contrario alla verità della Bibbia. Esso non tiene conto della santità di Dio.

la disciplina di Dio

Quando un vero credente non abbandona un peccato, rischia la dura disciplina del Signore. Un brano che ci aiuta a capire la disciplina è 1Corinzi 11:23-32

Questo brano tratta l’argomento della cena del Signore, che Dio ha dato alla Chiesa per aiutare i credenti a tenere sempre in mente che la salvezza dipende dalla morte e dalla risurrezione di Gesù Cristo. Nella Bibbia, sembra chiaro che la cena del Signore fu praticata in ogni culto. Questo brano dà delle istruzioni che riguardano la cena.

“27 Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. 28 Ora ciascuno esamini sé stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; 29 poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro sé stesso, se non discerne il corpo del Signore. 30 Per questo motivo molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono. 31 Ora, se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati; 32 ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, per non essere condannati con il mondo.” (1Cor 11:27-32 NRV)

Notiamo che prima di mangiare la cena, un credente è chiamato ad esaminarsi, perché chi mangia indegnamente è soggetto al castigo del Signore. Nel v.30, vediamo che questo castigo comprende malattie e perfino la morte. Ciò che il brano vuole sottolineare è che se un credente ha un peccato non confessato, rischia la disciplina del Signore, che può essere molto severa, capace di arrecare una malattia o perfino anche la morte fisica.

In Ebrei 12, leggiamo ancora della disciplina del Signore. Leggiamo Ebrei 12:4-17.

“4 Voi non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato, 5 e avete dimenticato l’esortazione rivolta a voi come a figli: «Figlio mio, non disprezzare la disciplina del Signore, e non ti perdere d’animo quando sei da lui ripreso; 6 perché il Signore corregge quelli che egli ama, e punisce tutti coloro che riconosce come figli». 7 Sopportate queste cose per la vostra correzione. Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non corregga? 8 Ma se siete esclusi da quella correzione di cui tutti hanno avuto la loro parte, allora siete bastardi e non figli. 9 Inoltre abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo forse molto di più al Padre degli spiriti per avere la vita? 10 Essi infatti ci correggevano per pochi giorni come sembrava loro opportuno; ma egli lo fa per il nostro bene, affinché siamo partecipi della sua santità. 11 É vero che qualunque correzione sul momento non sembra recar gioia, ma tristezza; in seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa. 12 Perciò, rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia vacillanti; 13 «fate sentieri diritti per i vostri passi», affinché quel che è zoppo non esca fuori di strada, ma piuttosto guarisca. 14 Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore; 15 vigilando bene che nessuno resti privo della grazia di Dio; che nessuna radice velenosa venga fuori a darvi molestia e molti di voi ne siano contagiati; 16 che nessuno sia fornicatore, o profano, come Esaù che per una sola pietanza vendette la sua primogenitura. 17 Infatti sapete che anche più tardi, quando volle ereditare la benedizione, fu respinto, sebbene la richiedesse con lacrime, perché non ci fu ravvedimento.” (Ebr 12:4-17 NRV)

Questo brano meriterebbe un sermone intero, ma per motivo di tempo, notiamo solamente i punti principali. Notiamo che la disciplina del Signore è riservata ai veri figli di Dio. La disciplina del Signore è dura, è dolorosa, infatti, in questo brano leggiamo che la correzione del Signore arreca tristezza al momento. Però poi, produce un frutto di pace e di giustizia.

La pace è la pace di Dio. Chi ha un peccato non confessato nella sua vita non avrà la vera pace nel suo cuore.

Questo è ciò che ci insegna Davide nel Salmo 32

“1 Di Davide. Cantico. Beato l’uomo a cui la trasgressione è perdonata, e il cui peccato è coperto! 2 Beato l’uomo a cui il SIGNORE non imputa l’iniquità e nel cui spirito non c’è inganno! 3 Finché ho taciuto, le mie ossa si consumavano tra i lamenti che facevano tutto il giorno. 4 Poiché giorno e notte la tua mano si appesantiva su di me, il mio vigore inaridiva come per arsura d’estate. Pausa 5 Davanti a te ho ammesso il mio peccato, non ho taciuto la mia iniquità. Ho detto: «Confesserò le mie trasgressioni al SIGNORE», e tu hai perdonato l’iniquità del mio peccato. Pausa” (Sal 32:1-5 NRV)

Tornando a Ebrei 12, la disciplina di Dio produce pace e giustizia. La giustizia è una vita conforme alla legge di Dio, quindi, è una vita “giusta”, una vita di santità, una vita in cui il credente non sta camminando in alcun peccato.

Riassumendo questo brano: Se una persona è un vero credente, e non solamente uno che si dichiara tale, deve aspettarsi di ricevere la disciplina di Dio, se insiste con il tenere nella sua vita dei peccati non confessati. La disciplina può essere severa, infatti, il suo effetto immediato è quello di produrre tristezza. Però, la disciplina del Signore opera nella persona in modo da produrre ubbidienza a Dio, e quindi, la disciplina promuove la confessione e l’abbandono dei peccati, e perciò, produce pace con Dio e un cammino di giustizia.

Un altro brano che ci aiuta a capire la necessità della santità è 2Timoteo 2:19

“Tuttavia il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando questo sigillo: «Il Signore conosce quelli che sono suoi», e «Si ritragga dall’iniquità chiunque pronunzia il nome del Signore».” (2Tim 2:19 NRV)

Dio conosce chi è veramente salvato, noi no! Quindi, chiunque pronuncia il nome del Signore, ovvero, chiunque dice di appartenere a Dio, si ritragga dall’iniquità. In altre parole, chi dice di essere salvato deve camminare in santità.

Giudicare gli uni gli altri

Quanto serio è il peccato nella vita di uno che si dichiara credente? Se uno vive ne peccato, la chiesa dovrebbe fare qualcosa?

Nell’Antico Testamento, il popolo di Dio doveva tenersi puro. Questo significava che i giudei dovevano scacciare dal loro mezzo coloro che peccavano. Per certi peccati gravi, dovevano perfino lapidare la persona colpevole.

Nel Nuovo Testamento, troviamo che la Chiesa è chiamata a giudicare coloro che si dichiarano fratelli. Notiamo: Dio conosce coloro che sono veramente salvati. Non ogni persona che dichiara di essere un credente è veramente un credente. La chiesa deve accettare una persona alla sua parola, e perciò se quella persona si dichiara credente, la chiesa deve trattarla così, e questo implica che deve anche renderla soggetta alla disciplina di chiesa.

Alcuni brani che parlano di questo.

“10 Ammonisci l’uomo settario una volta e anche due; poi evitalo; 11 sapendo che un tal uomo è traviato e pecca, condannandosi da sé.” (Tito 3:10-11 NRV)

Un uomo settario è uno che crea divisione nella chiesa. Non segue la guida degli anziani, o nella dottrina, o nella pratica, e comincia ad influenzare altri credenti. Tale uomo deve essere riconosciuto come tale, avvertito due volte, e se non si ravvede, deve essere scomunicato, che è ciò che vuole significare la parola “evitare”.

Un altro brano che insegna questo principio è Romani 16:17,18. Leggiamolo.

“17 Ora vi esorto, fratelli, a tener d’occhio quelli che provocano le divisioni e gli scandali in contrasto con l’insegnamento che avete ricevuto. Allontanatevi da loro. 18 Costoro, infatti, non servono il nostro Signore Gesù Cristo, ma il proprio ventre; e con dolce e lusinghiero parlare seducono il cuore dei semplici.” (Rom 16:17-18 NRV)

La chiesa deve tenere d’occhio coloro che provocano le divisioni, ovvero, deve riconoscere chi sono, e tenerli sotto controllo. Se non si ravvedono, bisogna allontanarsi da loro. Anche questo parla della scomunicazione.

Un altro brano che parla della necessità di disciplinare e perfino scomunicare è 2Tessalonicese 3. In questo brano, i peccati non sono limitati a quelli che possono causare divisione, ma sono peccati di qualsiasi tipo. Leggiamo da 2Tess 3:6

“6 Fratelli, vi ordiniamo nel nome del nostro Signore Gesù Cristo che vi ritiriate da ogni fratello che si comporta disordinatamente e non secondo l’insegnamento che avete ricevuto da noi. 7 Infatti voi stessi sapete come ci dovete imitare: perché non ci siamo comportati disordinatamente tra di voi; 8 né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di nessuno, ma con fatica e con pena abbiamo lavorato notte e giorno per non essere di peso a nessuno di voi. 9 Non che non ne avessimo il diritto, ma abbiamo voluto darvi noi stessi come esempio, perché ci imitaste. 10 Infatti, quando eravamo con voi, vi comandavamo questo: che se qualcuno non vuole lavorare, neppure deve mangiare. 11 Difatti sentiamo che alcuni tra di voi si comportano disordinatamente, non lavorando affatto, ma affaccendandosi in cose futili. 12 Ordiniamo a quei tali e li esortiamo, nel Signore Gesù Cristo, a mangiare il proprio pane, lavorando tranquillamente. 13 Quanto a voi, fratelli, non vi stancate di fare il bene. 14 E se qualcuno non ubbidisce a ciò che diciamo in questa lettera, notatelo, e non abbiate relazione con lui, affinché si vergogni. 15 Però non consideratelo un nemico, ma ammonitelo come un fratello.” (2Te 3:6-15 NRV)

Qualche parola di spiegazione. La parola “disordinatamente” vuol dire “non in ordine”. “Ordine” è una parola militare che descrive uno che sta al suo posto, seguendo gli ordini. Perciò, disordinato indica uno che NON segue gli insegnamenti della Bibbia. Chi cammina disordinatamente è uno che in qualche campo della vita non cammina secondo l’insegnamento biblico.

Quando c’è un uomo così nella chiesa, bisogna ritirarsi da lui. Chiaramente, come spiega nel v.12, bisogna prima esortare ed ammonire quella persona. Se si ravvede, bene. Se non si ravvede, bisogna notarlo, cioè, bisogna pubblicamente notare la persona e il suo peccato, e bisogna smettere di avere relazioni con lui. Anche qua, si parla della scomunicazione. Bisogna smettere di avere relazioni con chi continua a stare nel suo peccato. Lo scopo della scomunicazione è di vergognare quella persona, nella speranza che si vorrà ravvedere.

Un brano molto chiaro è 1Corinzi 5. In questo brano, Paolo spiega come agire con uno che si dichiara credente ma vive nel peccato. Visto che l’uomo descritto da Paolo non si ravvedeva, egli spiega che era necessario scomunicarlo, in modo da consegnarlo a Satana per la rovina del corpo. Questo nella speranza che la dura disciplina lo avrebbe portato ad un vero ravvedimento, in modo che sarebbe stato salvato.

“1 Si ode addirittura affermare che vi è tra di voi fornicazione; e tale immoralità, che non si trova neppure fra gli stranieri; al punto che uno di voi si tiene la moglie di suo padre! 2 E voi siete gonfi, e non avete invece fatto cordoglio, perché colui che ha commesso quell’azione fosse tolto di mezzo a voi! 3 Quanto a me, assente di persona ma presente in spirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha commesso un tale atto. 4 Nel nome del Signore Gesù, essendo insieme riuniti voi e lo spirito mio, con l’autorità del Signore nostro Gesù, 5 ho deciso che quel tale sia consegnato a Satana, per la rovina della carne, affinché lo spirito sia salvo nel giorno del Signore Gesù. 6 Il vostro vanto non è una buona cosa. Non sapete che un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta? 7 Purificatevi del vecchio lievito, per essere una nuova pasta, come già siete senza lievito. Poiché anche la nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata immolata. 8 Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità.

È assolutamente necessario tenere la chiesa pura. Un peccato tollerato nella chiesa contamina tutta la chiesa.

Paolo prosegue, e spiega come bisogna agire con chi si chiama fratello, ovvero, chi si dichiara credente, indipendentemente che sia veramente salvato oppure no.

Leggiamo dal v.9

9 Vi ho scritto nella mia lettera di non mischiarvi con i fornicatori; 10 non del tutto però con i fornicatori di questo mondo, o con gli avari e i ladri, o con gl’idolatri; perché altrimenti dovreste uscire dal mondo; 11 ma quel che vi ho scritto è di non mischiarvi con chi, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, un avaro, un idolatra, un oltraggiatore, un ubriacone, un ladro; con quelli non dovete neppure mangiare. 12 Poiché, devo forse giudicare quelli di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro? 13 Quelli di fuori li giudicherà Dio. Togliete il malvagio di mezzo a voi stessi.” (1Cor 5:1-13 NRV)

Qua, il punto da notare è che non bisogna mischiarsi e nemmeno mangiare con chi si dichiara credente ma vive nel peccato. Questo è lo stesso comandamento di 2Tessalonicesi 3, quando dice di non avere relazioni con una persona così.

Notiamo i vv.12 e 13. Non spetta alla chiesa di giudicare coloro che sono fuori dalla chiesa. Ci penserà Dio a loro. Invece, la chiesa è responsabile di giudicare coloro che sono dentro la chiesa, coloro che si chiamano fratelli. Quando uno si dichiara credente, ma continua a vivere nel peccato, deve essere scomunicato dalla chiesa. Dio è un Dio santo, e non tollera il peccato.

conclusione

Concludiamo, considerando la domanda iniziale alla luce dei brani che abbiamo esaminato.

La domanda: Dio accetta l’adorazione e la lode da uno che è colpevole di un peccato?

Ovvero, può un credente che ha un peccato non confessato godere le benedizioni di Dio? Dio chiude gli occhi al peccato? Il fatto che un credente è coperto con la giustizia di Cristo vuol dire quindi che i suoi peccati non confessati non creano problemi fra lui e Dio?

La chiara risposta dalla Scrittura è “no”, Dio non accetta l’adorazione e la lode da uno che continua a camminare nel peccato, ovvero, che non è ravveduto.

Un vero credente non può godere le benedizioni di Dio se continua a vivere nel peccato. Anzi, se uno continua a restare nel peccato, non c’è più alcun chiaro frutto che sia veramente salvato.

Quindi, l’unica via per un vero credente è la via della santità, nella quale quando si cade nel peccato, lo si confessa e lo si abbandona.

Dio è Santo, e ogni vero credente è chiamato ad essere santo, come Dio è Santo. Chi è della luce, deve camminare nella luce.

Camminiamo nella luce, in santità.

Prego che questo ti sarà di aiuto,

per la gloria di Cristo Gesù, il nostro Dio e Salvatore,
pastore Marco deFelice
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