un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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Esodo 1

filename: 02-01-a.doc di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org - Sermone 1 su Esodo, di Marco deFelice, il filo principale preso dal libro Exodus di F.B. Meyer, per 1 settembre, 2002

Esodo 1

Oggi, vogliamo iniziare un’avventura che ci porterà a scoprire grandi tesori. Vogliamo iniziare uno studio del libro di Esodo.

Esodo è il secondo libro dell’Antico Testamento. Fu scritto da Mosè, come tutti i primi cinque libri della Bibbia. È il racconto di come Dio liberò i discendenti di Abraamo dall’Egitto, e poi, li costituì come nazione, prima di portarli nella terra promessa. Però, Esodo è molto più della sola storia della nazione di Israele. Esodo è anche un importantissimo insegnamento sulla persona di Dio, circa il come bisogna avvicinarsi a Lui, e come bisogna adorarLo. In un certo senso, Esodo simbolizza ogni persona che viene salvata. Quindi, il libro di Esodo è un libro attuale anche oggi.

A una prima lettura, si potrebbe pensare che Mosè sia il protagonista del libro di Esodo. Invece, è Dio il vero protagonista. È il SIGNORE che si serve di Mosè per compiere le sue opere. Dio fece di Mosè un importante TIPO di Cristo. Ricordiamo che la parola TIPO vuol dire una specie di simbolo. Dio guidava gli eventi della vita di Mosè in modo da mostrarci come avrebbe fatto il Messia, il Cristo, che doveva arrivare.

Facciamo qui una piccola parentesi, per aiutarci a capire meglio la Bibbia. Sapete perché queste persone si chiamano Israeliti? In Genesi, leggiamo della volta in cui Giacobbe lottò con l’Angelo del Signore, che probabilmente era il Cristo in forma umana pre-incarnata. In quell’occasione, il SIGNORE diede a Giacobbe il nuovo nome Israele. Per questo, i suoi discendenti vengono chiamati Israeliti. Dopo, anche la terra promessa che Dio diede loro fu chiamata Israele. Quindi, gli Israeliti sono i discendenti di Giacobbe, ovvero, d’Israele.

Il popolo di Dio fu chiamato figlio di Dio. Secoli più tardi, quando Dio raccontò gli avvenimenti di Esodo tramite il profeta Osea, parlò di Israele come di figlio. Leggiamo:

«Quando Israele era fanciullo, io lo amai e chiamai mio figlio fuori d’Egitto. (Osea 11:1 NRV)

Israele, in questo caso, era un tipo di Cristo, perché anche Gesù fu chiamato fuori dall’Egitto. Leggiamo di questo in Matteo 2, in cui i magi sono appena partiti dopo aver onorato il bimbo Gesù a Betlemme.

13 Dopo che furono partiti, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e restaci finché io non te lo dico; perché Erode sta per cercare il bambino per farlo morire». 14 Egli dunque si alzò, prese di notte il bambino e sua madre, e si ritirò in Egitto. 15 Là rimase fino alla morte di Erode, affinché si adempisse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta: «Fuori d’Egitto chiamai mio figlio». (Matteo 2:13-15 NRV)

Non era per caso che Dio chiamò prima il suo popolo, e poi Gesù, fuori d’Egitto.

Nulla succede per caso. Dio dirige tutto per insegnarci le verità spirituali. Come Dio chiamò Israele fuori dall’Egitto, e poi, chiamò Gesù fuori dall’Egitto, così, simbolicamente, chiama ogni persona che Egli salva fuori dall’Egitto.

Il mio traguardo in questi sermoni è di aiutarci a comprendere meglio il messaggio principale di Esodo. Più che solamente capire il senso storico, vogliamo anche arrivare a comprendere come le verità di Esodo si applicano alle nostre vite di oggi. Infatti, ogni qualvolta leggiamo la Bibbia solamente per conoscere meglio i fatti storici, abbiamo mancato il vero beneficio. Dobbiamo sempre mirare a capire il senso storico, per poi capire come gli avvenimenti e le verità si applicano alla nostra vita.

Ora, passiamo a Esodo 1, e cerchiamo di capire le verità principali.

1 Questi sono i nomi dei figli d’Israele che vennero in Egitto. Essi ci vennero con Giacobbe, ciascuno con la sua famiglia: 2 Ruben, Simeone, Levi e Giuda; 3 Issacar, Zabulon e Beniamino; 4 Dan e Neftali, Gad e Ascer. 5 Tutte le persone discendenti da Giacobbe erano settanta. Giuseppe era già in Egitto. 6 Giuseppe morì, come morirono pure tutti i suoi fratelli e tutta quella generazione. 7 I figli d’Israele furono fecondi, si moltiplicarono abbondantemente, divennero numerosi, molto potenti e il paese ne fu ripieno.

Se ricordiamo, negli ultimi capitoli di Genesi, Dio aveva gestito gli avvenimenti in modo che prima Giuseppe, e poi gli altri undici figli di Giacobbe andarono a vivere in Egitto. Quindi, per opera di Dio, i discendenti di Abraamo si trovarono in Egitto. Il libro di Esodo inizia circa trecento anni dopo che erano andati in Egitto, e circa cento anni prima dell’Esodo. Quindi, durante questi tre secoli, Dio moltiplicò grandemente gli Israeliti mentre vivevano in Egitto.

la topografia dell’Egitto

Prima di andare avanti nel brano, vogliamo fermarci e considerare il paese d’Egitto, in cui questi Israeliti si trovavano. Dobbiamo ricordare che NULLA esiste o succede per caso. Il SIGNORE è onnisciente, e quando creò il mondo, creò tutto in base a quello che avrebbe fatto nel futuro.

Dico questo, perché capire la geografia e la situazione naturale dell’Egitto è importante per capire l’effetto spirituale che ebbe sul popolo d’Israele, e perché l’Egitto viene usato altrove nella Bibbia per descrivere la vita prima della salvezza, e il mondo senza Dio. Quindi, consideriamo la topografia e il clima dell’Egitto.

L’Egitto è un paese con una geografia molto insolita, infatti, è stato chiamato il paese più insolito della terra. L’Egitto è per la maggior parte un grande, arido deserto. Però, dal nord al sud, per circa 800 km, c’è una striscia di circa 11 km di larghezza che è verde, piena di vegetazione rigogliosa. Questa striscia di vita in mezzo al deserto è la striscia in cui passa il grande fiume Nilo. La vita d’Egitto è legata saldamente al Nilo.

Il Nilo è uno dei fiumi più grandi e più importanti del mondo. È lungo più di 6.000 km. La maggior parte della sua acqua viene dalle abbondanti nevicate e piogge dalle montagne e dalle alte pianure dell’Africa centrale. Ogni anno, per circa 100 giorni il Nilo straripa dalle sue rive in Egitto, e deposita molte tonnellate di terra ricca sui campi. Per questo motivo, la terra accanto il Nilo è estremamente fertile e produce abbondantemente, con poco lavoro. Il calendario dell’agricoltura in Egitto è strettamente legato a queste inondazioni annuali del Nilo.

In tanti altri luoghi nel mondo antico, per poter avere abbastanza da mangiare, l’uomo doveva lavorare tanto. In tanti posti, arare la terra era un lavoro duro e lento. Invece, in Egitto, l’aratro era piccolo, perché era così facile arare che esso non serviva di più.

Questa situazione permise all’Egitto di diventare una società ricca e molto sviluppata, con gran progresso nell’architettura, nelle scienze, nel campo militare, e in tanti altri campi. Questa è forse la ragione principale per cui l’Egitto diventò un grande impero sotto i faraoni. Mentre altri popoli si affaticarono per sopravvivere, gli Egiziani potevano impegnarsi in tante altre cose.

Però, quando la vita è molto facile, come lo era in Egitto, spesso essa spinge l’uomo ad un livello morale molto basso. Infatti, se si considera le società dove il clima è molto bello ed è facile avere molto cibo, e si confronta quel tipo di ambiente con posti in cui fa tanto freddo, e dove la sopravvivenza è molto difficile, si scopre che spesso, i posti in cui la vita è più facile hanno una condizione morale molto più bassa.

Quindi, il Nilo consentiva di produrre tanto cibo con poco lavoro. Era pieno di pesci da mangiare, e vicino alle sue rive c’erano tanti uccelli che servivano da cibo. La terra era molto ricca, e perciò c’era abbondanza di verdure e anche frumento. Infatti, se ricordiamo, quando gli Israeliti si trovavano nel deserto, si lamentavano, parlando di come in Egitto avevano tanto da mangiare. Leggiamo Numeri 15.

Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto a volontà, dei cocomeri, dei meloni, dei porri, delle cipolle e dell’aglio. (Numeri 11:5)

In Egitto, era facile dire: Mangiamo e beviamo, poiché domani morremo! Cioè, era facile vivere per i piaceri di oggi, senza pensare alle cose eterne.

L'Egitto era pieno di idolatria, e il falso dio principale era il dio del fiume. Nella Bibbia, l’Egitto è usato come simbolo della malvagità del mondo senza Dio.

l’influenza sui Israeliti

Ora, consideriamo come questa società influenzava gli Israeliti. Quando i figli di Giacobbe andarono a vivere in Egitto, a causa della situazione di Giuseppe, furono dato loro il meglio della terra per allevare i loro greggi. Portarono con sé una solida fede nell’unico vero Dio, il Dio di Abraamo, Isaaco e Giacobbe.

La vita facile e l'idolatria d'Egitto portarono tanti Israeliti a distogliere lo sguardo da Dio, e a dimenticare le promesse che Dio aveva fatto ad Abraamo. Cominciarono a seguire i tanti idoli degli Egiziani. Leggiamo di questo in Ezechiele 20.

5 “Così parla DIO, il Signore: Il giorno che io scelsi Israele e alzai la mano, per fare un giuramento alla discendenza della casa di Giacobbe, e mi feci loro conoscere nel paese d’Egitto, e alzai la mano per loro, dicendo: «Io sono il SIGNORE, il vostro Dio». Quel giorno alzai la mano, 6 giurando che li avrei fatti uscire dal paese d’Egitto per introdurli in un paese che io avevo cercato per loro, paese dove scorrono il latte e il miele, il più splendido di tutti i paesi. 7 Dissi loro: «Gettate via, ognuno di voi, le abominazioni che attirano i vostri sguardi e non vi contaminate con gli idoli d’Egitto; io sono il SIGNORE, il vostro Dio!» 8 Ma essi si ribellarono a me e non vollero darmi ascolto; nessuno di essi gettò via le abominazioni che attiravano il suo sguardo e non abbandonò gli idoli d’Egitto; allora parlai di voler riversare su di loro il mio furore e sfogare su di loro la mia ira in mezzo al paese d’Egitto. (Ezechiele 20:5-8 NRV)

Quindi, in Egitto, gli Israeliti imitarono gli Egiziani, e adorarono gli idoli d’Egitto.

Leggiamo ora Esodo 1:8-14. Gli avvenimenti qui riportati accadono circa tre secoli dopo il tempo di Giuseppe e dei suoi fratelli. Ormai, gli Israeliti erano molto numerosi, a motivo delle benedizioni di Dio.

8 Sorse sopra l’Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe. 9 Egli disse al suo popolo: «Ecco, il popolo dei figli d’Israele è più numeroso e più potente di noi. 10 Usiamo prudenza con esso, affinché non si moltiplichi e, in caso di guerra, non si unisca ai nostri nemici per combattere contro di noi e poi andarsene dal paese». 11 Stabilirono dunque sopra Israele dei sorveglianti ai lavori, per opprimerlo con le loro angherie. Israele costruì al faraone le città che servivano da magazzini, Pitom e Ramses. 12 Ma quanto più lo opprimevano, tanto più il popolo si moltiplicava e si estendeva; e gli Egiziani nutrirono avversione per i figli d’Israele. 13 Così essi obbligarono i figli d’Israele a lavorare duramente. 14 Amareggiarono la loro vita con una rigida schiavitù, adoperandoli nei lavori d’argilla e di mattoni e in ogni sorta di lavori nei campi. Imponevano loro tutti questi lavori con asprezza. (Esodo 1:8-14 NRV)

Dio guidò le cose in modo che mentre prima la situazione degli Israeliti era molto facile, a questo punto diventò veramente difficile e dura. Tutto questo era parte del piano di Dio, per preparare i loro cuori per lasciare l’Egitto. Man mano che si avvicinava il tempo della loro partenza dall’Egitto, Dio permetteva alla loro situazione di diventare sempre più difficile, per allontanarli dall’idolatria che aveva riempito la loro vita, e per prepararli a volere la salvezza che Dio stava per offrirgli.

Il SIGNORE aveva scelto di salvare il suo popolo dall’Egitto perché il suo piano per loro era che diventassero una luce per il mondo. Il popolo di Dio non è stato scelto solamente per godere le benedizioni di Dio, ma soprattutto per essere una luce al mondo, ovvero, per far conoscere il nome del SIGNORE al mondo intero.

Per compiere questo tramite il popolo di Israele, era necessario che Dio li portasse fuori dall’idolatria, e dalla sensualità, e dalla vita facile dell’Egitto, e che li conducesse alla terra promessa, tra le montagne e il deserto, dove avrebbero conosciuto di più il loro SIGNORE.

Quindi, era necessario portarli fuori dall’Egitto, ed era necessario fargli capire che l’Egitto non era il posto per loro.

Tu sei in Egitto?

Per capire le lezioni spirituali in Esodo per noi, dobbiamo ricordare che nella Bibbia, l’Egitto rappresenta il mondo del peccato. Spesso, è un mondo piacevole, che ha tanti aspetti che attirano l’uomo. Può anche presentare delle dure sofferenze e schiavitù.

In senso simbolico, prima della salvezza, ogni persona si trova nell’Egitto, ovvero, nel mondo lontano da Dio. Come l’Egitto offriva certi apparenti vantaggi e certi piaceri agli Israeliti, così il mondo offre certi apparenti vantaggi e piaceri a noi. In Egitto, c’era abbondanza da mangiare senza doversi affaticare. L’Egitto aveva un sistema religioso molto elaborato. Nel campo della scienza e dell’architettura gli Egiziani erano molto progrediti. Quindi, umanamente, per un uomo che non guarda a Dio, che cerca il suo tesoro nei piaceri del mondo, l’Egitto prometteva tanto.

Però, Dio chiama gli uomini a lasciare il loro Egitto per venire nella terra promessa, che rappresenta la vita e l’eternità con Dio.

Per natura, l’uomo ama il suo peccato, e non vuole la salvezza. Perciò, spesso, Dio guida le cose in modo da spingere l’uomo a odiare il suo peccato, e a guardare a Dio per la salvezza. Spesso, l’uomo non ascolta Dio finché la sua vita non diventa difficile e dolorosa, come lo era quella degli Israeliti.

la situazione in Egitto

Tornando al brano di Esodo 1, Dio aveva guidato gli avvenimenti in altri paesi per portare avanti il suo piano. Al tempo in cui erano già successi gli avvenimenti di Esodo 1, Dio aveva fatto diventare gli Ittiti una nazione potente, ed essi erano diventati una minaccia militare per l’Egitto. Considerando che gli Israeliti erano probabilmente più di un milione e abitavano nella zona della frontiera, il nuovo faraone aveva paura che avrebbero potuto allearsi con gli Ittiti, con risultati disastrosi per gli Egiziani. Perciò, decise di cercare di assoggettarli in modo da renderli deboli e ridurne i numero.

Questo faraone aveva come progetto di costruire delle città piene di grande magazzine per il grano, e quindi, occorrevano tantissimi mattoni. Perciò, decise di ridurre in schiavitù gli Israeliti, costringendoli al duro compito di produrre mattoni. Lo scopo non era solo quello di avere dei mattoni, ma anche di indebolire gli Israeliti e far morire tanti di loro tramite questo duro lavoro.

Per fare mattoni, gli uomini dovevano scavare la dura argilla, lavorarla con le mani e i piedi, e spingerla nelle forme per farla asciugare al sole, e poi, questi mattoni dovevano superare i controlli dei sorveglianti.

Probabilmente tutti i maschi in buona salute dovevano fare questo duro lavoro dall’alba al tramonto. I sorveglianti erano incoraggiati a trattarli duramente, nella speranza che tanti sarebbero morti.

Leggiamo che dovevano anche lavorare nei campi. Uno dei lavori nei campi consisteva nel prendere grandi secchi di acqua dal Nilo per riempire i canali d’irrigazione. Era un lavoro estremamente duro. Nonostante tutto, Dio continuò a farli crescere, e perciò, furono odiati e trattati ancora più duramente dagli Egiziani, come leggiamo nei vv.12-14

12 Ma quanto più lo opprimevano, tanto più il popolo si moltiplicava e si estendeva; e gli Egiziani nutrirono avversione per i figli d’Israele. 13 Così essi obbligarono i figli d’Israele a lavorare duramente. 14 Amareggiarono la loro vita con una rigida schiavitù, adoperandoli nei lavori d’argilla e di mattoni e in ogni sorta di lavori nei campi. Imponevano loro tutti questi lavori con asprezza. (Esodo 1:12-14 NRV)

Umanamente, tutti questi mezzi avrebbero dovuto sia ridurre le nascite, che far morire tanti uomini. Però, Dio aveva promesso ad Abraamo di moltiplicare i suoi discendenti, e perciò, il faraone, con tutte le sue forze, non riuscì fermare la crescita degli Israeliti, come abbiamo letto nel v.12

12 Ma quanto più lo opprimevano, tanto più il popolo si moltiplicava e si estendeva; e gli Egiziani nutrirono avversione per i figli d’Israele.

il comandamento alle levatrici

Il faraone, non vedendo i risultati che voleva, decise di ordinare alle levatrici di uccidere di nascosto i maschi che nascevano.

15 Il re d’Egitto parlò anche alle levatrici ebree, delle quali una si chiamava Sifra e l’altra Pua, e disse: 16 «Quando assisterete le donne ebree al tempo del parto, quando sono sulla sedia, se è un maschio, fatelo morire; se è una femmina, lasciatela vivere». 17 Ma le levatrici temettero Dio, non fecero quello che il re d’Egitto aveva ordinato loro e lasciarono vivere anche i maschi. 18 Allora il re d’Egitto chiamò le levatrici e disse loro: «Perché avete fatto questo e avete lasciato vivere i maschi?» 19 Le levatrici risposero al faraone: «Le donne ebree non sono come le egiziane; esse sono vigorose e, prima che la levatrice arrivi da loro, hanno partorito». 20 Dio fece del bene a quelle levatrici. Il popolo si moltiplicò e divenne molto potente. 21 Poiché quelle levatrici avevano temuto Dio, egli fece prosperare le loro case. (Esodo 1:15-21)

Probabilmente, queste due donne avevano sorveglianza tante altre levatrici ebree. Il faraone comandò loro di uccidere i maschi che nascevano. Gli ebrei usavano un particolare tipo di sedia per il parto, e le levatrici avrebbero potuto strangolare i maschi senza essere viste.

Però, queste donne temettero Dio, e non ubbidirono al faraone. Lasciarono vivere i maschi. Certe persone presumono che ciò che esse dissero al faraone fosse una menzogna, però non è assolutamente scritto che fosse una menzogna. Leggiamo:

Le levatrici risposero al faraone: «Le donne ebree non sono come le egiziane; esse sono vigorose e, prima che la levatrice arrivi da loro, hanno partorito»

Ricordiamo che Dio stava sovranamente benedicendo gli Ebrei, e li stava facendo moltiplicare grandemente. Perciò, per mano di Dio, le donne ebree erano veramente vigorose, ed è molto probabile che anche i loro parti fossero molto più facili dei parti normali e, come succede anche oggi in certi casi, esse partorirono con poche doglie, prima ancora che arrivassero le levatrici. Quando poi le levatrici arrivavano, non uccidevano i maschi, perché avevano timore di Dio. Quindi, non dobbiamo assolutamente presumere che abbiano detto una menzogna. Piuttosto, dobbiamo riconoscere la potente mano di Dio.

Dato che le levatrici avevano timore di Dio, furono benedette da Dio.

Quindi, nonostante le dure condizioni di schiavitù, e poi l’ordine alle levatrici di uccidere i maschi mentre nascevano, Dio continuava a moltiplicare grandemente gli Israeliti, e a farli diventare molto potenti. Neanche gli uomini più potenti del mondo possono ostacolare l’opera di Dio.

il comandamento di uccidere tutti i bimbi maschi

A quel punto, il faraone arrivò ad una decisione ancora più malvagia. Decise di comandare apertamente che tutti i maschi che nascevano dovevano essere uccisi. Esodo 1:22

Allora il faraone diede quest’ordine al suo popolo: «Ogni maschio che nasce, gettatelo nel Fiume, ma lasciate vivere tutte le femmine». (Esodo 1:22 NRV)

Da quello che leggiamo nel capitolo 2, ovviamente questo ordine fu accompagnato da dei controlli casa per casa, e perciò, alcuni bimbi maschi furono uccisi.

Probabilmente questo comandamento del faraone di gettare tutti i bimbi maschi nel fiume doveva servire sia per ridurre il numero degli Ebrei, sia per cercare le benedizioni del dio del fiume.

Dio stava operando grandemente nel suo popolo, facendoli moltiplicare nonostante tutti gli impegni di faraone. Però, Dio stava anche permettendo loro di soffrire duramente. La loro vita era piena di amarezza e tristezza. Tutto questo serviva, per prepararli ad ubbidire alla chiamata di Dio di lasciare il loro Egitto e seguire Dio.

Conclusione

O amici, il mondo, il nostro Egitto, non può mai soddisfare il cuore dell’uomo. L’uomo è stato creato a immagine di Dio, è stato creato per avere comunione con Dio. Invece, essendo ora pieno di peccato, è fortemente attirato da quello che il mondo offre. Tutte queste cose impediscono di vedere la gloria di Dio e la meravigliosa benedizione di vivere in comunione con Dio, ora e per tutta l’eternità.

Quanto è sbagliato cercare la nostra soddisfazione nelle cose materiali come gli Israeliti l’avevano riposta nei pesci e i cocomeri, i meloni, i porri, le cipolle e l’aglio. Invece, dobbiamo desiderare la manna da Dio. Le acque del Nilo non possono mai soddisfare la sete della nostra anima, abbiamo bisogno dell’acqua che esce dalla Roccia.

Nel NT, impariamo che la roccia è Gesù Cristo. Egli solo è la fonte dell’acqua viva che soddisfa l’anima. Leggiamo

1 Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, passarono tutti attraverso il mare, 2 furono tutti battezzati nella nuvola e nel mare, per essere di Mosè; 3 mangiarono tutti lo stesso cibo spirituale, 4 bevvero tutti la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e questa roccia era Cristo. (1 Corinzi 10:1-4 NRV)

Dobbiamo scegliere fra le acque del Nilo, in altre parole, l’acqua che il mondo offre, e l’acqua dalla roccia, ovvero, l’acqua che ci dà Cristo Gesù. Non possiamo avere tutte e due. Dobbiamo scegliere.

Finché gli Israeliti non si trovarono in schiavitù, erano contenti di rimanere in Egitto. Fu la loro schiavitù a farli gridare a Dio.

Gesù Cristo ci insegna che chi pecca è schiavo del peccato. Leggiamo le parole di Cristo in Giovanni 6:

31 Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; 32 conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». 33 Essi gli risposero: «Noi siamo discendenti d’Abraamo, e non siamo mai stati schiavi di nessuno; come puoi tu dire: “Voi diverrete liberi”?» 34 Gesù rispose loro: «In verità, in verità vi dico che chi commette il peccato è schiavo del peccato. (Giovanni 8:31-34 NRV)

La schiavitù del peccato è una dura schiavitù, però, tante persone non si rendono conto di essere schiavi. Per ricevere la salvezza, bisogna riconoscere d’essere schiavi del peccato.

Ad ognuno di noi dico: non guardare indietro, alle cose dell’Egitto, ovvero, non guardare a tutto quello che il mondo offre.

Guarda a Dio, il tuo Creatore, guarda in avanti, alla terra promessa che Dio promette a coloro che Lo seguono con tutto il cuore.

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