un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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Dio manifesta la sua gloria
Esodo 8:1-32

filename: 02-08-a.c03di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org - Sermone 12 su Esodo, di Marco deFelice, per 16 e 30 marzo, 2003 corretto da Renato Giliberti

Stiamo continuando il nostro studio del libro di Esodo, che racconta gli avvenimenti in cui Dio manifestò la sua gloria, liberando gli Ebrei dalla schiavitù dell’Egitto, e poi, facendoli diventare una nazione guidata da Lui.

Nella prima parte del libro, abbiamo visto che c’è una battaglia, non fra Mosè e il faraone, ma fra Dio e il faraone. È contro Dio che il faraone indurisce il suo cuore. È Dio che combatte contro il faraone e contro gli Egiziani. Gli Egiziani rifiutarono di inginocchiarsi davanti a Dio per riconoscerLo come l’unico Dio, e così Dio mandò le dieci piaghe come giudizi contro gli Egiziani.

Quindi, ricordiamo che le piaghe erano giudizi che servivano a mostrare la potenza di Dio, la sovranità di Dio su tutto, e la santità di Dio. Inoltre, le piaghe contro i nemici mostravano l’amore e la cura di Dio per il suo popolo.

Oggi, vogliamo considerare Esodo 8, nel quale Dio manda la seconda, la terza e la quarta piaga. Prima di leggere il capitolo, ricordiamo che le piaghe venivano in tre gruppi di tre, con poi la decima, che era la morte di ogni primogenito, fu una piaga a parte. All’inizio di tutti i gruppi di piaghe, Dio mandò Mosè dal faraone mentre questi si recava al fiume, per avvertirlo dell’imminenza della piaga, se non avesse ubbidito al Signore. Ci fu minore avviso per la seconda piaga di ogni gruppo, e non ci fu avviso per la terza piaga di ogni gruppo. Le piaghe diventavano sempre più gravi. Tutto questo mostra la pazienza e la misericordia di Dio, in quanto, dava tempo agli Egiziani di ravvedersi. La piaga finale, che seguiva il loro continuo rifiuto di ravvedersi, mostra poi la giustizia di Dio nel giudizio, quando il tempo della pazienza di Dio è passato.

Con quell’introduzione, leggiamo ora Esodo 8:1-15.

la seconda piaga

“1 Poi il SIGNORE disse a Mosè: «Va’ dal faraone e digli: “Così dice il SIGNORE: Lascia andare il mio popolo perché mi serva. 2 Se rifiuti di lasciarlo andare, ecco, io colpirò tutta l’estensione del tuo paese col flagello delle rane. 3 Il Fiume brulicherà di rane, che saliranno ed entreranno nella tua casa, nella camera dove dormi, sul tuo letto, nelle case dei tuoi servitori, in mezzo al tuo popolo, nei tuoi forni e nelle tue madie. 4 Le rane saliranno contro di te, contro il tuo popolo e contro tutti i tuoi servitori”». 5 Il SIGNORE disse a Mosè: «Di’ ad Aaronne: “Stendi la tua mano con il bastone sui fiumi, sui canali, sugli stagni e fa’ salire le rane sul paese d’Egitto”». 6 Allora Aaronne stese la sua mano sulle acque d’Egitto e le rane salirono e coprirono il paese d’Egitto. 7 Ma i maghi fecero lo stesso con le loro arti occulte e fecero salire le rane sul paese d’Egitto. 8 Allora il faraone chiamò Mosè e Aaronne e disse loro: «Pregate il SIGNORE perché allontani le rane da me e dal mio popolo e io lascerò andare il popolo, perché offra sacrifici al SIGNORE». 9 Mosè disse al faraone: «Fammi l’onore di dirmi per quando io devo chiedere, nelle mie suppliche per te, per i tuoi servitori e per il tuo popolo, che vengano sterminate le rane intorno a te e nelle tue case, in modo che ne rimangano soltanto nel Fiume». 10 Egli rispose: «Per domani». E Mosè disse: «Sarà fatto come tu dici, affinché tu sappia che non c’è nessuno pari al SIGNORE, che è il nostro Dio. 11 Le rane si allontaneranno da te, dalle tue case, dai tuoi servitori e dal tuo popolo; non ne rimarranno che nel Fiume». 12 Mosè e Aaronne si allontanarono dal faraone; Mosè implorò il SIGNORE circa le rane che aveva inviate contro il faraone. 13 Il SIGNORE fece quello che Mosè aveva domandato e le rane morirono nelle case, nei cortili e nei campi. 14 Le radunarono a mucchi e il paese ne fu inquinato. 15) Ma quando il faraone vide che c’era un po’ di respiro si ostinò in cuor suo e non diede ascolto a Mosè e ad Aaronne, come il SIGNORE aveva detto.” (Esodo 8:1-15 NRV)

Questa è la seconda del primo gruppo di tre piaghe. Se ricordiamo, nella prima piaga, Mosè era andato ad incontrare il faraone al fiume. Probabilmente, il faraone andava ogni mattina al fiume, per un rito religioso, visto che gli Egiziani credevano che il Nilo fosse la fonte della vita.

Invece, in questa occasione, il brano non dice che Mosè andò al fiume. Quindi, probabilmente andò dal faraone nel palazzo.

Notiamo che nel v.1, tramite Mosè, Dio ripete ancora il suo comandamento al faraone, e poi, gli dichiara quale sarà la piaga se non avesse ubbidito.

“Così dice il SIGNORE: Lascia andare il mio popolo perché mi serva. 2 (7-27) Se rifiuti di lasciarlo andare, ecco, io colpirò tutta l’estensione del tuo paese col flagello delle rane. 3 (7-28) Il Fiume brulicherà di rane, che saliranno ed entreranno nella tua casa, nella camera dove dormi, sul tuo letto, nelle case dei tuoi servitori, in mezzo al tuo popolo, nei tuoi forni e nelle tue madie. 4 (7-29) Le rane saliranno contro di te, contro il tuo popolo e contro tutti i tuoi servitori”»

Per capire questa piaga, è utile capire l’importanza della rana nella società egiziana. Ricordiamo che il fiume Nilo era il centro della vita egiziana, e la maggioranza degli Egiziani vivevano vicino al fiume, e quindi, conoscevano molto bene le rane. Infatti, per gli Egiziani, la rana era sacra, ed il dio egizio Heqt era rappresentato con la testa di una rana. Era vietato uccidere una rana volontariamente.

Gli Egiziani credevano che lo straripamento del fiume, ogni anno, era un tipo di risurrezione, in cui la terra rinasceva. Allora per loro, la rana era un simbolo di questa rinascita, perché ogni anno, quando il fiume straripava, arricchendo la terra, la quantità di rane aumentava molto, e sentire il gracidio di tutte quelle rane era considerato un simbolo della benedizione che il fiume aveva dato al paese.

Quindi, solitamente, l’arrivo di tante rane era considerato un segno che il loro dio del fiume stava benedicendo la terra. Invece, in questa piaga, il vero Dio della terra e del cielo mandò così tante rane che la terra ne fu coperta. Erano dappertutto, entrarono nelle case, perfino nei letti, erano nei forni e nelle madie, i contenitori usati per lavorare il pane. Quindi, contaminavano tutto. La casa del faraone era invasa come tutte le altre case. Era piuttosto ovvio che questa era la potente mano di Dio all’opera per punire l’Egitto. Nessuno poteva dire che si trattava di un avvenimento naturale.

la reazione del faraone

Ora, notiamo come il faraone reagisce davanti a questa piaga. Leggiamo dal v.7.

7 Ma i maghi fecero lo stesso con le loro arti occulte e fecero salire le rane sul paese d’Egitto.

Di nuovo, il faraone chiamò i maghi per cercare di negare che il Dio degli Ebrei era superiore agli dèi degli Egiziani. Di nuovo, come nella prima piaga, non avevano il potere di disfare quello che Dio aveva fatto. Non potevano ridurre la sofferenza causata dalla piaga delle rane. Potevano solamente aggiungere più rane, o almeno, fingere di aggiungere più rane. Nessuno riesce a togliere la punizione di Dio.

Infatti, la piaga era così pesante da sopportare che il faraone chiamò Mosè ed Aaronne. Leggiamo la conversazione fra loro.

8 Allora il faraone chiamò Mosè e Aaronne e disse loro: «Pregate il SIGNORE perché allontani le rane da me e dal mio popolo e io lascerò andare il popolo, perché offra sacrifici al SIGNORE». 9 Mosè disse al faraone: «Fammi l’onore di dirmi per quando io devo chiedere, nelle mie suppliche per te, per i tuoi servitori e per il tuo popolo, che vengano sterminate le rane intorno a te e nelle tue case, in modo che ne rimangano soltanto nel Fiume». 10 Egli rispose: «Per domani». E Mosè disse: «Sarà fatto come tu dici, affinché tu sappia che non c’è nessuno pari al SIGNORE, che è il nostro Dio. 11 Le rane si allontaneranno da te, dalle tue case, dai tuoi servitori e dal tuo popolo; non ne rimarranno che nel Fiume». 12 Mosè e Aaronne si allontanarono dal faraone; Mosè implorò il SIGNORE circa le rane che aveva inviate contro il faraone. 13 Il SIGNORE fece quello che Mosè aveva domandato e le rane morirono nelle case, nei cortili e nei campi. 14 Le radunarono a mucchi e il paese ne fu inquinato.”

Il faraone era talmente tormentato dalle rane che fu disposto a chiedere a Mosè di chiedere al SIGNORE di allontanare le rane, promettendo di lasciare andare gli Ebrei per offrire i loro sacrifici al SIGNORE.

Attenzione, questo non è un cambiamento di cuore. Il faraone disse queste cose solamente per avere sollievo dalle rane.

Mosè, per mostrare al faraone che il SIGNORE era pienamente in controllo di tutto, gli chiese quando voleva che le rane fossero sterminate. In questo modo, sarebbe assolutamente chiaro che era l’opera del SIGNORE.

È interessante notare che il faraone non chiese che fossero tolte subito. Forse sperava che sarebbero andate via da sole, prima del giorno seguente, in modo da non dover riconoscere l’intervento di Dio. Oppure, sapeva di aver offeso Dio, e non osava chiedere che fossero tolte subito. Comunque sia, Mosè pregò, e le rane morirono il giorno seguente, mostrando chiaramente il totale controllo del SIGNORE.

Chiaramente, i tantissimi mucchi di rane morte costituiva un terribile problema in sé, in quanto inquinarono tutto il paese.

Questa piaga mostrò chiaramente che il SIGNORE era assolutamente più potente degli dèi d’Egitto e che stava operando per proteggere il suo popolo, gli Ebrei. Quindi, nei fatti, il faraone aveva ricevuto chiare prove che doveva sottomettersi al SIGNORE, ed ubbidire al comandamento di lasciare andare gli Ebrei.

Leggiamo la sua risposta nel v.15.

“15 Ma quando il faraone vide che c’era un po’ di respiro si ostinò in cuor suo e non diede ascolto a Mosè e ad Aaronne, come il SIGNORE aveva detto.”

La promessa da parte del faraone di lasciare andare gli Ebrei era una menzogna, detta con un cuore ancora duro. Il problema del faraone non era la mancanza di prove, quanto un cuore duro.

Amici, questo continua ad essere il problema più grande di oggi. Per conto nostro, dovremmo pregare il Signore, chiedendoGli di darci un cuore sempre tenero. Quanto è pericoloso quanto induriamo il nostro cuore contro qualche comandamento di Dio. Inoltre, dobbiamo anche chiederGli di aprire i cuori delle persone intorno a noi.

la terza piaga: gli sciami

Ora, passiamo alla terza piaga. Leggiamo Esodo 8:16,17

“16 Quindi il SIGNORE disse a Mosè: «Di’ ad Aaronne: “Stendi il tuo bastone, percuoti la polvere della terra ed essa diventerà zanzare per tutto il paese d’Egitto”». 17 Essi fecero così. Aaronne stese il braccio con il suo bastone, percosse la polvere della terra e ne vennero delle zanzare sugli uomini e sugli animali. Tutta la polvere della terra diventò zanzare per tutto il paese d’Egitto.” (Esodo 8:16-17 NRV)

Notiamo che questa piaga venne senza alcun avviso al faraone. La parola ebraica che viene tradotta nella NRV come “zanzare” è una parola che vuol dire qualsiasi piccolo insetto volante che punge o morde. Dalla descrizione, e come la parola viene usata altrove, sembra che questi erano piccolissimi moscerini che mordevano. Questi venivano in grande sciami, e coprivano le persone, mordendoli.

Pensate a quanto è fastidioso avere solo due o tre moscerini che vi mordono. Poi, immaginate come sarebbe essere coperti di questi moscerini senza la possibilità di liberarsene.

Per quanto sarebbe insopportabile, questa piaga aveva un aspetto molto umiliante per gli Egiziani. I sacerdoti della loro religione dovevano essere scrupolosamente puliti. Per poter svolgere i loro riti religiosi, i sacerdoti si depilavano ogni due giorni e si lavavano continuamente. Ora, essendo coperti di moscerini, erano considerati impuri. Quindi, questa piaga non solo dava grande fastidio agli Egiziani, ma mostrava che il Dio degli Ebrei era capace di rendere impossibile per loro esercitare la loro religione. Questa era un’ulteriore chiara prova che il Dio degli Ebrei era totalmente sovrano sugli dèi d’Egitto.

Anche questa volta, il faraone chiamò i maghi affinché potessero imitare la piaga. Leggiamo i vv.18,19

“18 I maghi cercarono di fare la stessa cosa con le loro arti occulte per produrre le zanzare, ma non poterono. Le zanzare infierivano sugli uomini e sugli animali. 19 Allora i maghi dissero al faraone: «Questo è il dito di Dio». Ma il cuore del faraone si indurì e non diede ascolto a Mosè e ad Aaronne, come il SIGNORE aveva detto.” (Esodo 8:18-19 NRV)

Questa volta, i maghi non riuscirono nemmeno a imitare la piaga, tanto meno a toglierla. I maghi stessi capivano che il vero Dio era all’opera. Riconoscevano che la loro magia era totalmente incapace ad opporsi a Dio e furono pronti ad arrendersi.

Nonostante questo, il cuore del faraone si indurì ancora di più. Di nuovo, non mancavano delle chiare prove. Il problema era assolutamente un problema di cuore. Quando uno non vuole arrendersi a Dio, il problema è sempre un problema di cuore.

Comunque, tutto andava secondo il piano di Dio, secondo il quale il faraone sarebbe rimasto con il cuore indurito, finché Dio non avesse finito di mandare tutte le piaghe sull’Egitto. In questo modo, Dio sarebbe stato glorificato, e al momento giusto, avrebbe liberato il suo popolo dalla schiavitù.

la quarta piaga: le mosche velenose

Ora, passiamo alla quarta piaga. Ricordiamo che questa sarà la prima del secondo gruppo di piaghe. Perciò, di nuovo, Mosè va ad incontrare il faraone al fiume, e lo avverte della piaga, affinché possa ravvedersi. Leggiamo Esodo 8:20-24.

“20 Poi il SIGNORE disse a Mosè: «Alzati di buon mattino e presèntati al faraone. Egli uscirà per andare verso l’acqua. Tu gli dirai: “Così dice il SIGNORE: Lascia andare il mio popolo, perché mi serva. 21 Perché se non lasci andare il mio popolo, io manderò su di te, sui tuoi servitori, sul tuo popolo e nelle tue case, le mosche velenose. Le case degli Egiziani saranno piene di mosche velenose e il suolo su cui stanno ne sarà coperto. 22 Ma in quel giorno io risparmierò la terra di Goscen, dove abita il mio popolo; lì non ci saranno mosche, affinché tu sappia che io, il SIGNORE, sono in mezzo al paese. 23 Io farò distinzione tra il mio popolo e il tuo popolo. Domani avverrà questo miracolo”». 24 Il SIGNORE fece così: vennero grandi sciami di mosche velenose in casa del faraone, nelle case dei suoi servitori e in tutto il paese d’Egitto. La terra fu devastata dalle mosche velenose.” (Esodo 8:20-24 NRV)

Notiamo un cambiamento molto importante che inizia con questa piaga. Da questa piaga, il SIGNORE fa una distinzione fra gli Ebrei e gli Egiziani. Manda tutte le piaghe rimanente solamente sugli Egiziani. In questo modo, diventa ancora più chiaro che le piaghe sono una punizione contro la durezza di cuore degli Egiziani. Inoltre, mostra la cura che Dio ha per il suo popolo.

Voglio considerare questo punto. La Bibbia ci insegna che Dio manda la pioggia e il sole sui giusti e sugli ingiusti. Gesù dichiara questo in Matteo 5:

“affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.” (Matteo 5:45 NRV)

Inoltre, tutti gli uomini, i giusti e gli ingiusti, soffrono malattie, e tutti muoiono fisicamente. Quindi, in queste cose, non c’è distinzione.

Però, le piaghe non erano avvenimenti normali, che toccano a tutti. Le piaghe erano un giudizio contro gli Egiziani. In quanto giudizio, Dio fece una distinzione fra gli Egiziani e il suo popolo, gli Ebrei.

Ci sono tante distinzioni fra la cura che Dio ha per tutti, e la cura particolare che ha per il suo popolo. Egli manda il sole e la pioggia a tutti, ma riserva le sue benedizioni più grandi esclusivamente per i suoi figli. E poi, ci saranno le benedizioni eterne, che solamente i figli di Dio godranno, nella presenza di Dio. Infine, tutti coloro che non sono figli di Dio sarano tormentati eternamente. Quindi, c’è un’enorme distinzione nel modo in cui Dio tratta il suo popolo, e come tratta gli altri. Questa è la distinzione che vediamo da questa piaga in avanti.

Ora, torniamo al brano, per notare specificamente quello che Dio dichiara al faraone per mezzo di Mosè. Leggiamo ancora i vv.20-23.

“20 Poi il SIGNORE disse a Mosè: «Alzati di buon mattino e presèntati al faraone. Egli uscirà per andare verso l’acqua. Tu gli dirai: “Così dice il SIGNORE: Lascia andare il mio popolo, perché mi serva. 21 Perché se non lasci andare il mio popolo, io manderò su di te, sui tuoi servitori, sul tuo popolo e nelle tue case, le mosche velenose. Le case degli Egiziani saranno piene di mosche velenose e il suolo su cui stanno ne sarà coperto. 22 Ma in quel giorno io risparmierò la terra di Goscen, dove abita il mio popolo; lì non ci saranno mosche, affinché tu sappia che io, il SIGNORE, sono in mezzo al paese. 23 Io farò distinzione tra il mio popolo e il tuo popolo. Domani avverrà questo miracolo”»

Il Signore ripete al faraone il comandamento di lasciare andare gli Ebrei. Dio è paziente. Aveva già comandato al faraone di lasciare andare il suo popolo. Aveva già mostrato il suo potere tramite le prime tre piaghe. Quindi, a questo punto, mandare Mosè ancora dal faraone mostra la grande pazienza di Dio. Però, Dio non è solo paziente, Egli è anche un giusto Giudice, pronto a punire il peccato. Infatti, in questo messaggio al faraone, dichiara che visto che il faraone non ubbidisce, Dio sta per mandare una piaga di mosche velenose. Inoltre, Dio gli annuncia che farà una chiara distinzione fra gli Ebrei e gli Egiziani. In quel modo, il faraone avrebbe saputo, senza ombra di dubbio, che il SIGNORE dei signori era in mezzo all’Egitto, operando potentemente.

Dio annunciò che avrebbe mandato questa piaga il giorno seguente. Così, sarebbe stato del tutto chiaro che veniva da Dio. Il giorno seguente, dunque, Dio mandò questa terribile piaga, esattamente come aveva annunciato.

Amici, qui c’è una lezione importante per noi. Dio mantiene sempre la sua parola. Oggi, le persone non credono che Dio veramente manterrà la sua parola di giudicare il mondo. Tanti credenti non credono che Dio disciplina coloro che sono i suoi figli. Pensare così è una grande stoltezza. Visto che Dio ha sempre mantenuto la sua parola finora, possiamo essere sicuri che la manterrà anche nel futuro. Quello che Dio dichiara di fare è certo proprio come sono certi gli avvenimenti passati.

Torniamo alla piaga. I grandi sciami di mosche velenose causavano terribili sofferenze. Essendo così tanti, le case ne erano piene, e la terra stessa ne era coperta. Non c’era sollievo. Non c’era un luogo dove potersi nascondere. Il testo dice che la terra fu devastata. In altre parole, era qualcosa di insopportabile.

Infatti, il faraone non poteva resistere. Perciò, chiamò Mosè. Leggiamo il v.25

“25 Il faraone chiamò Mosè e Aaronne e disse: «Andate, offrite sacrifici al vostro Dio nel paese».

Potrebbe sembrare che il faraone stesse offrendo loro la possibilità di ubbidire a Dio, però, leggiamo attentamente quello che dichiara: “25 Il faraone chiamò Mosè e Aaronne e disse: «Andate, offrite sacrifici al vostro Dio nel paese».”

Egli dice: andate ad offrire sacrifici nel paese. Cioè, egli dà loro il permesso di uscire dalle loro case, ma non di lasciare l’Egitto, come invece era stato comandato da Dio. Il faraone stava cercando di trattare con Dio.

Però, Mosè, sotto la guida di Dio, rifiuta totalmente di trattare con il faraone. Ripete quello che aveva detto al faraone al loro primo incontro. Leggiamo i vv.26,27

26 Ma Mosè rispose: «Non si può far così; perché offriremmo al SIGNORE, al nostro Dio, dei sacrifici che sono un abominio per gli Egiziani. Ecco, se offrissimo sotto i loro occhi dei sacrifici che sono un abominio per gli Egiziani, essi ci lapiderebbero! 27 Andremo per tre giornate di cammino nel deserto e offriremo sacrifici al SIGNORE nostro Dio, come egli ci ordinerà».

O amici, quanto è importante capire che non si può trattare con Dio. Quanto tempo, spesso anni, si potrebbero risparmiare, capendo questa verità. Dio è Dio, non si tratta con Lui. Quello che Egli dichiara è l’unica via, l’unico modo, l’unica possibilità. Molto spesso gli uomini cercano di trattare con Dio, anziché ubbidire, ma è tutto inutile.

Mosè, essendo portavoce di Dio, rifiuta di trattare, e ripete le condizioni stabilite da Dio all’inizio.

Il faraone, soffrendo terribilmente a causa delle mosche velenose, e vedendo che non riesce a trattare, dice di accettare le condizioni. Però, notiamo come lo dice:

28 Allora il faraone disse: «Io vi lascerò andare, perché offriate sacrifici al SIGNORE vostro Dio, nel deserto; soltanto, non andate troppo lontano; pregate per me».

Egli dice: “Io vi lascerò andare" come se lui fosse in controllo. Pur avendo visto la potenza di Dio, pur avendo visto che non poteva minimamente resistere a Dio, parla come se fosse ancora in controllo. Parla come se gli Ebrei fossero sotto il suo controllo, quando era già chiaro che era il SIGNORE che stava controllando tutto. A questo punto, il faraone avrebbe dovuto riconoscere pubblicamente la totale sovranità del Signore, e permettere agli Ebrei tutto quello il Signore comandava. Invece, voleva ancora mantenere l’apparenza di avere potere su di loro.

Mosè, sapendo come il faraone aveva già agito, dichiara:

“29 Mosè disse: «Ecco, io esco dalla tua presenza, pregherò il SIGNORE e domani le mosche si allontaneranno dal faraone, dai suoi servitori e dal suo popolo. Però il faraone non si faccia più beffe di noi, impedendo al popolo di andare a offrire sacrifici al SIGNORE».”

Ciò serviva come ulteriore avviso al faraone. Mosè gli ricordava di non promettere una cosa e poi fare un’altra.

Poi, fidandosi del controllo del Signore, Mosè uscì, per pregare il Signore di togliere le mosche.

“30 Mosè uscì dalla presenza del faraone e pregò il SIGNORE. 31 Il SIGNORE fece quello che Mosè domandava e allontanò le mosche velenose dal faraone, dai suoi servitori e dal suo popolo; non ne restò neppure una.”

Il SIGNORE rispose alla preghiera di Mosè, e tolse tutte le mosche. Prima, la terra era completamente piena di queste mosche. Ora, furono allontanate tutte, e non ne restò neppure una. Si trattava di un miracolo grande quanto il fatto di aver mandato così tante mosche. Quindi, il faraone aveva un’ulteriore prova del potere assoluto del Signore.

Dopo tutto questo, l’unica risposta ragionevole da parte del faraone sarebbe stata arrendersi. Invece, il suo cuore rimaneva ancora duro. Leggiamo il v.32.

“Ma anche questa volta il faraone si ostinò in cuor suo e non lasciò andare il popolo.” (Esodo 8:32 NRV)

Nonostante tutte le chiare prove ricevute, il faraone continuava ad avere un cuore ostinato. Continuava a peccare contro il SIGNORE. Mi meraviglio della pazienza di Dio. Nessun uomo avrebbe avuto così tanta pazienza. Però Dio è lento all’ira, e aveva un piano specifico per manifestare la sua gloria ancora di più agli Egiziani. Era necessario che ci fossero ancora altre sei piaghe. Nel piano di Dio, Egli stava per benedire gli Ebrei, e per punire gli Egiziani, per manifestare la sua gloria. Egli fa tutto perfettamente, sempre secondo il suo piano. Nulla riesce mai ad ostacolare il piano di Dio, né a farlo cambiare in qualche dettaglio.

conclusione

Cari amici, poco è cambiato nel mondo, e nulla è cambiato con Dio. In questo capitolo, abbiamo visto ancora che Dio mantiene sempre la sua parola. Era così allora, ed è così oggi. Possiamo fidarci completamente di quello che Dio dichiara. Dio ha dichiarato che giudicherà il mondo, e lo giudicherà. Dio ha dichiarato di giudicare ogni credente, per stabilire la ricompensa eterna, e lo farà. Dio ha promesso di non abbandonare e non lasciare mai i suoi figli, e quindi, è una cosa certa. Ogni parola di Dio è una parola certa e sicura. Possiamo fondare la nostra vita sulle verità di Dio, e non saremo mai scossi.

In questo capitolo, abbiamo visto ancora che Dio è il Dio di tutta la terra. Non esiste potere che riesca a opporsi a Dio e vincere. Dio è pienamente in controllo di tutto: della natura, degli uomini, di tutto. Spesso, Dio non punisce il peccato in questa vita. Però, Egli punirà ogni peccato.

Questo capitolo ci ha anche ricordato che il vero problema dell’uomo è il suo cuore duro. Ci sono ampie prove della esistenza e della sovranità di Dio, e perciò ogni uomo dovrebbe già adorarLo come Dio e ringraziarLo per tutto. Il problema non è che Dio non ci dà abbastanza prove, il problema sta nel cuore duro dell’uomo. Quindi, ogni vero credente dovrebbe chiedere spesso a Dio di aiutarlo ad avere un cuore tenero. Quando poi parliamo con gli altri di Dio, dobbiamo chiedere a Dio di aprire i loro cuori, ovvero, di ammorbidire i loro cuori. Solamente così ascolteranno di cuore quello che abbiamo da dire di Dio.

Questo capitolo non ha parlato degli Ebrei, ma possiamo immaginare che essi volevano vedere subito dei risultati. Ricordiamo che ovviamente le prime tre piaghe avevano riguardato anche loro. In questo periodo, erano ancora schiavi, maltrattati. Avrebbero voluto vedere il faraone arrendersi subito. Però, i tempi di Dio non erano i loro tempi. Molto spesso, i tempi del Signore non sono i nostri tempi. È facile per noi volere che Dio tolga subito le nostre difficoltà. Però, solitamente, Dio non lo fa, perché ha un piano perfetto, in cui sta facendo cose molto più grandi anziché togliere solo le nostre difficoltà.

In questo capitolo, abbiamo visto che Dio fa una chiara distinzione fra il suo popolo e coloro che non sono il suo popolo. Questa distinzione dura tutta la vita, e tutta l’eternità.

Dio stava per benedire gli Ebrei con una benedizione molto più grande che liberarli solo dalla schiavitù. Stava per farli diventare una grande nazione, guidata da Lui. Però, dovevano aspettare i tempi stabiliti da Dio. Anche noi facciamo parte del grande piano di Dio, che va molto oltre il semplice provvedere ai nostri bisogni materiali mentre siamo in questa terra. Quindi, camminiamo per fede, sapendo che Dio è in controllo. Non perdiamoci d’animo, ma aspettiamo i tempi perfetti di Dio. Ringraziamo Dio che mentre alcuni dei mali di questo mondo toccano anche noi, in altri casi, Dio fa una chiara distinzione fra noi e il resto del mondo. Rallegriamoci per la perfetta cura di Dio.

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