un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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Giudici 19-21: Ognuno decide ciò che è giusto

sermoni di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org per domenica, 27 aprile, 2008 ---- cmd -----
parole chiavi: decidere per conto proprio, libertà, vivere per fede, fare la cosa giusta.

Oggi, Dio volendo, arriviamo alla fine di un ricco studio del libro dei Giudici. Se prima credevamo che i libri storici dell'Antico Testamento fossero poco utili nel cammino cristiano oggi possiamo dire che Dio ci ha mostrato chiaramente con questo libro che ogni parte delle Scritture ci è utile. Prego che possiamo ricordare e vivere le lezioni che abbiamo imparato.

Oggi, vogliamo considerare gli ultimi tre capitoli di questo libro. Pur essendo alla fine del libro dei Giudici, raccontano degli avvenimenti accaduti all'inizio del periodo dei giudici e addirittura prima che ci fossero Giudici. Sappiamo questo perché viene menzionato Finehas, il figlio di Eleazar, figlio di Aaronne.

In quel periodo, non c'era alcuna guida in Israele. Non c'era alcun governo o stato. C'erano soltanto le dodici tribù. Avevano la legge di Dio, che Egli aveva dato loro tramite Mosè, ma non avevano chi li guidasse ad applicare la legge alla vita.. Ogni uomo decideva per conto suo che cosa era giusto.

Il problema è che quando ciascuno decide che cosa è giusto secondo il proprio metro, è molto facile decidere in base ai propri interessi, o. o fare ragionamenti che fanno sembrare giusta una decisione presa seguendo la carne.

Quando le pecore sono senza guida, vivono male. Facilmente lasciano la strada giusta e buona. E così avvenne in quel periodo.

Tenendo in mente tutto ciò,, leggiamo Giudici 19:1-2

“1 In quel tempo, quando non c’era re in Israele, un Levita, che dimorava nella parte più remota della regione montuosa di Efraim, si prese per concubina una donna di Betlemme di Giuda. 2 Questa concubina commise adulterio contro di lui e lo lasciò per tornare a casa di suo padre a Betlemme di Giuda, dove rimase quattro mesi.

Questo Levita prese una donna di Betlemme come concubina, che, in quel tempo, era una vera e propria moglie però una moglie per la quale lo sposo non pagava una controdote. Però, il brano rende chiaro che si trattava di una moglie.

Quindi, questo Levita prende una moglie da Betlemme, ma questa donna commette adulterio contro di lui, e poi, torna a casa di suo padre per quattro mesi.

Sebbene avesse ogni diritto di chiedere che sua moglie fosse messa a morte, secondo la legge di Dio, il marito voleva riconciliarsi con lei. Così, dopo quattro mesi, andò da lei per cercare di ristabilire il suo matrimonio. La moglie lo accolse, e fu lei a condurlo da suo padre. Anche il suocero era molto contento. Il Levita voleva tornare a casa appena possibile, ma il suocero voleva festeggiare con lui, giorno dopo giorno. Leggiamo dal v.3 al v. 6

3 Suo marito allora si levò e andò da lei per parlare al suo cuore e riportarla a casa. Egli aveva preso con sé il suo servo e due asini. Così ella lo condusse in casa di suo padre; come il padre della giovane lo vide, lo accolse con gioia. 4 Suo suocero, il padre della giovane, lo trattenne, ed egli rimase con lui tre giorni; così mangiarono e bevvero e passarono la notte là. 5 Il quarto giorno si levarono al mattino presto, e il Levita si disponeva a partire; ma il padre della giovane disse al suo genero: "Prendi un boccone di pane per ristorarti; poi ve ne andrete". 6 Così si posero ambedue a sedere e mangiarono e bevvero assieme. Poi il padre della giovane disse al marito: "Ti prego, acconsenti a passare qui la notte, e il tuo cuore si rallegri".

Il marito è rimasto giorno dopo giorno a mangiare con il suocero, fino al quinto giorno. Pur volendo partire la mattina, accettò di pranzare insieme a lui, ma poi, nel tardi pomeriggio, nonostante che fosse tardi, partì con la moglie e il servo. Questa decisione portò subito delle difficoltà. Leggiamo dal v.10-15

10 Ma quell’uomo non volle passare la notte là; così si alzò, partì e giunse di fronte a Jebus, che è Gerusalemme, con i suoi due asini sellati e con la sua concubina. 11 Quando furono vicini a Jebus, il giorno era completamente trascorso; il servo disse al suo padrone: "Vieni, ti prego, entriamo in questa città dei Gebusei e passiamo in essa la notte". 12 Il padrone gli rispose: "No, non entreremo in una città di stranieri che non sono figli d’Israele, ma andremo fino a Ghibeah". 13 Disse quindi al suo servo: "Vieni, raggiungiamo uno di questi luoghi e passeremo la notte a Ghibeah o a Ramah". 14 Così passarono oltre e continuarono il viaggio; e il sole tramontò su di loro presso Ghibeah, che appartiene a Beniamino. 15 Là si volsero per entrare e passare la notte a Ghibeah. Così il Levita entrò e si fermò sulla piazza della città; ma nessuno li accolse in casa per passare la notte.

Le cose non andavano bene. Questo uomo sarebbe dovuto partire la mattina. Si è lasciato convincere dal suocero, pur sapendo di dover partire. Così, dopo, forse con un senso di colpa per non essere partito la mattina, è partito quando in realtà era ormai troppo tardi per andarsene.

Qui c'è una lezione per noi. Quanto è importante gestire bene il nostro tempo, ricordando che non sempre possiamo accontentare gli altri. Ci sono delle volte in cui è giusto e buono cambiare i nostri programmi, per pensare agli altri. Questo uomo aveva fatto bene, restando qualche giorno in più con il suocero. Però, quando era tempo di partire, sarebbe dovuto partire già di mattina, pensando alla sicurezza della moglie. Il fatto che si è lasciato convincere a restare ancora, ma poi è partito tardi nel pomeriggio, ha portato terribili conseguenze. O che possiamo imparare a gestire bene il nostro tempo, per compiere quello che è giusto compiere.

Così, questo uomo, sua moglie, e il servo si trovavano in piazza a Ghibeah. Secondo la cultura dell'epoca, qualcuno avrebbe dovuto offrirsi di ospitarli. Invece, rimasero là, da soli, mentre tutti tornavano nelle loro case.

A quel punto, arrivò un uomo vecchio, che non era un Beniaminita come gli altri. Nonostante che il Levita offrisse di provvedere il proprio cibo e anche foraggio per gli asini, il vecchio insisteva di incaricarsi lui a provvedere per tutti i loro bisogni. Così li portò in casa sua.

Leggo il v.16, 17, e poi 20,21

16 Proprio allora un vecchio rientrava di sera dal suo lavoro nei campi; egli era della regione montuosa di Efraim e risiedeva come forestiero in Ghibeah, ma la gente del luogo era Beniaminita. 17 Alzati gli occhi, vide il viandante sulla piazza della città. Il vecchio gli disse: "Dove vai e da dove vieni?".
20 Il vecchio gli disse: "La pace sia con te! Tuttavia lascia che io mi prenda cura di ogni tuo bisogno; ma non devi passare la notte sulla piazza". 21 Così lo condusse in casa sua e diede foraggio agli asini; i viandanti si lavarono i piedi, poi mangiarono e bevvero.

Questo vecchio uomo, che abitava da solo in questa città come estraneo, era l'unico ad offrire ospitalità e ad augurare loro la pace di Dio. Non dobbiamo mai pensare a quanto siamo poco numerosi o a quanto poco abbiamo da offrire. Offriamo quello che abbiamo con gioia, e potremo essere usati da Dio.

Questo uomo aveva un cuore giusto. Al contrario, i Beniaminiti della città erano uomini perversi e malvagi. Leggiamo i vv. 22-24

22 Mentre stavano rallegrandosi, ecco alcuni uomini della città, gente perversa, circondarono la casa, picchiando alla porta, e dissero al vecchio padrone di casa: "Fa’ uscire quell’uomo che è entrato in casa tua, perché lo vogliamo conoscerò!". 23 Ma il padrone di casa, uscito fuori, disse loro: "No, fratelli miei, vi prego, non comportatevi in modo così malvagio; poiché quest’uomo è venuto in casa mia, non commettete una simile infamia! 24 Ecco qui mia figlia vergine e la concubina di quest’uomo; io ve le condurrò fuori, e voi umiliatele e fatene ciò che vi pare; ma non commettete contro quest’uomo una simile infamia!".

Questa è una vicenda così terribile, che è difficile pensarci, eppure, la malvagità dell'uomo, lasciato a sé, può arrivare anche fino a questo punto. Quegli uomini malvagi volevano avere rapporti non naturali con il Levita. Se ricordate, una cosa simile era successa a Lot a Sodoma. Anche lui aveva offerto le sue figlie per salvare i suoi ospiti. Come Lot, questo vecchio sbagliò, perché sebbene fosse lodevole voler proteggere l'onore del suo ospite, non doveva offrire le donne per farlo. Però, in quel momento di grande pericolo, forse per paura, forse per il forte senso di obbligo di proteggere il suo ospite, fece quell'offerta. Per voi padri con figlie, sembrerebbe inconcepibile fare una tale cosa. Ma il pericolo era grande, e questo vecchio uomo non sapeva cosa fare. O che possiamo imparare a fidarci di Dio in ogni circostanza piccola, per avere la fede giusta nelle circostanze difficili.

Il Levita, probabilmente anche lui preso dalla paura per la propria vita, fece qualcosa di inescusabile, ma comprensibile. Offrì sua moglie a quegli uomini. Leggo i vv.25-28

25 Ma quegli uomini non vollero dargli ascolto. Allora l’uomo prese la sua concubina e la condusse fuori da loro; essi la conobbero e abusarono di lei tutta la notte fino al mattino; la lasciarono andare solo quando cominciava ad albeggiare. 26 Sul far del giorno quella donna venne a cadere alla porta di casa dell’uomo presso cui stava suo marito e là rimase finché fu giorno. 27 Al mattino suo marito si levò, aperse la porta di casa e uscì per continuare il suo viaggio; ed ecco la sua concubina giaceva distesa alla porta di casa con le mani sulla soglia. 28 Egli le disse: "Alzati e andiamocene!". Ma non ci fu risposta. Allora il marito la caricò sull’asino e partì per tornare a casa sua.

Gli uomini della città fecero una cosa abominevole, e la povera donna morì sulla soglia di casa. La mattina, il marito, probabilmente avendo paura e volendo lasciare la città appena possibile, scoprì che la moglie era morta per quello che le avevano fatto. Portò il corpo di lei con sé, e tornò a casa.

Che profondo dolore aveva questo marito. Pochi giorni prima, aveva fatto un viaggio nella speranza di convincere sua moglie a tornare da lui. Era andato bene, e stava tornando a casa per riprendere la vita di famiglia. Che gioia avrebbe avuto!

Invece di arrivare a casa con gioia, vi arrivò con un dolore profondo nel cuore. Per quanto fosse oltremodo terribile quello che era successo, c'era qualcosa di ancora peggio. Ciò che era stato fatto a sua moglie, era stato fatto non da un popolo pagano, ma da altri Giudei, come lui discendenti di Abrahamo.

Il Levita capiva che questo peccato era così terribile che doveva per forza essere tolto da Israele.

Però, non c'era alcun re a cui rivolgersi, non esistevano ancora giudici, non esisteva alcun consiglio nazionale degli anziani a cui rivolgersi. C'erano solo le dodici tribù.

Questo marito doveva in qualche modo far capire agli altri quanto quello che era successo fosse una cosa terribile.

Così, tornato a casa, decise in che modo comunicare quella brutta notizia ai figli d'Israele così da far capire la sua gravità. Leggo dal v.29.

29 Come giunse a casa, afferrò un coltello, prese la sua concubina e la tagliò, membro per membro, in dodici pezzi, che mandò per tutto il territorio d’Israele. 30 Or chiunque vide ciò disse: "Non è mai accaduta e non si è mai vista una cosa simile, da quando i figli d’Israele salirono dal paese d’Egitto fino al giorno d’oggi! Considerate la cosa; consigliatevi e parlate".” (Giudici 19:1-30 LND)

La moglie era morta, e così, egli tagliò il suo corpo in dodici pezzi, e mandò un pezzo ad ogni tribù, con la spiegazione di ciò che era successo.

È difficile leggere di un fatto così abominevole, ma fu ancora più terribile per quella donna essere uccisa così, e per il marito perdere la moglie così! O che possiamo capire che il peccato è sempre una cosa terribile.

La reazione dei figli d'Israele

I figli d'Israele capirono che il peccato commesso a Ghibeah era terribile. Leggo Giudici 20:1

“1 Allora tutti i figli d’Israele si mossero, da Dan fino a Beer-Sceba e al paese di Galaad, e l’assemblea si raccolse come un sol uomo davanti all’Eterno a Mitspah.

Tutti i figli d'Israele, che probabilmente vuol dire gli uomini delle varie tribù d'Israele, o tutti gli uomini capaci di combattere, si radunarono. Notiamo che si radunarono davanti all'Eterno. Queste parole ci aiutano a capire che si sono incontrati nel nome di Dio, nel timore di Dio, e per l'onore di Dio. Quindi, non stavano agendo per conto loro, ma cercando la volontà di Dio. Quanto è diverso dagli uomini di Ghibeah!

Il Levita spiegò a tutti come era accaduto il delitto. I figli d'Israele presero la decisione di uccidere gli abitanti di Ghibeah per togliere il peccato da Israele. Vi leggo il v.11.

11 Così tutti gli uomini d’Israele si radunarono contro quella città uniti come un sol uomo.

Prima di attaccare Ghibeah, i figli d'Israele mandarono alla tribù di Beniamino per chiedere di consegnare loro gli abitanti di Ghibeah per ucciderli, come punizione per il loro grave peccato.

Anche quelli della tribù di Beniamino facevano parte dei figli d'Israele e perciò avrebbero dovuto consegnare subito quegli uomini. Però, non volevano farlo. Preferivano i loro legami umani con quelli di Ghibeah alla gloria di Dio. Leggo dal v.12-14.

12 Le tribù d’Israele mandarono quindi uomini per tutta la tribù di Beniamino a dire: "Che delitto è questo che è stato commesso fra voi? 13 Or dunque consegnateci quegli uomini, quegli scellerati che sono in Ghibeah, perché li mettiamo a morte e togliamo il male da Israele". Ma i figli di Beniamino non vollero dare ascolto alla voce dei loro fratelli, i figli d’Israele. 14 Anzi i figli di Beniamino si radunarono dalle loro città a Ghibeah per andare a combattere contro i figli d’Israele.

Erano stati solo gli uomini di Ghibeah a commettere quel terribile peccato. Però quando i figli di Beniamino scelsero di difendere quegli uomini, mentre avrebbero dovuto consegnarli perché fossero uccisi, tutti i Beniaminiti si resero colpevoli davanti a Dio insieme a quelli di Ghibeah.

Qui, vediamo un principio importante. Quando si prende le parti di uno che è colpevole, si diventa partecipe del suo peccato.

O che possiamo noi non prendere le parti di chi è nel peccato, ma piuttosto, aiutare quella persona a riconoscere il suo peccato e ravvedersi. Se poi rifiuta di ravvedersi, che possiamo seguire quello che Dio comanda nella Bibbia, in base alla situazione. Questo vale in famiglia. Un genitore non deve prendere le parti di un figlio che è nel peccato contro l'altro genitore. Questo vale nella chiesa, vale tra amici.

E così, la tribù di Beniamino diventò colpevole anch'essa.

Perciò, per poter purificare Israele, i figli d'Israele dovevano combattere contro tutta la tribù di Beniamino.

I figli d'Israele stavano attenti a fare tutto secondo la guida dell'Eterno. Leggo i. v.18

18 Così i figli d’Israele si mossero, salirono a Bethel e consultarono DIO, dicendo: "Chi di noi salirà per primo a combattere contro i figli di Beniamino?. L’Eterno rispose: "Giuda salirà per primo.

In ubbidienza a Dio, gli uomini della tribù di Giuda andarono per primi in battaglia contro quelli di Beniamino. Però, non ebbero vittoria, come leggiamo nei vv.20,21

20 Gli uomini d’Israele uscirono così per combattere contro Beniamino e si disposero in ordine di battaglia contro di loro presso Ghibeah. 21 Allora i figli di Beniamino uscirono da Ghibeah e in quel giorno stesero morti al suolo ventiduemila uomini d’Israele.

Nonostante che stessero ubbidendo a Dio, ventiduemila uomini di Giuda furono uccisi. Come mai Dio ha permesso questo?

Qua c'è un principio molto importante. I figli d'Israele stavano camminando in ubbidienza a Dio. Dovevano combattere contro quelli di Beniamino, che erano in ribellione contro Dio.

Eppure, Dio ha permesso che quelli di Beniamino sconfissero quelli di Giuda. Come mai?

Noi guardiamo le cose da una prospettiva terrena. Per noi, sembra che la cosa migliore sia quella che ci fa soffrire meno e avere meno problemi.

Dio ha un altro traguardo, un traguardo molto più grande, che dura in eterno. Egli ci sta conformando all'immagine di Cristo, purificandoci e raffinandoci.

Per compiere questo lavoro in noi, delle volte, Dio sceglie di permettere che subiamo qualche sconfitta. Quindi, se stiamo facendo la cosa giusta, non dobbiamo presumere che avremo sempre la vittoria terrena. Piuttosto, dobbiamo andare avanti a fare la cosa giusta.

Ed è proprio così che fecero i figli d'Israele, come leggiamo dal v.22

22 Ma il popolo, gli uomini d’Israele, ripresero coraggio e si disposero di nuovo in ordine di battaglia nello stesso luogo dove si erano schierati il primo giorno. 23 Allora i figli d’Israele salirono e piansero davanti all’Eterno fino alla sera, e consultarono l’Eterno, dicendo: "Devo continuare a combattere contro i figli di Beniamino mio fratello?. L’Eterno rispose: "Salite contro di loro".

La volontà di Dio per loro era che continuassero a combattere. Anche la seconda volta, Dio permise ai figli di Beniamino di vincere, uccidendo questa volta diciottomila uomini fra i figli d'Israele.

I figli d'Israele continuarono a consultare l'Eterno. Leggiamo dal v.26

26 Allora tutti i figli d’Israele, cioè tutto il popolo, salirono a Bethel e piansero; rimasero là davanti all’Eterno e digiunarono quel giorno fino a sera, e offrirono olocausti e sacrifici di ringraziamento davanti all’Eterno. 27 Poi i figli d’Israele consultarono l’Eterno (l’arca del patto di DIO in quel tempo era là, 28 e Finehas, figlio di Eleazar, figlio di Aaronne, prestava servizio in quel tempo davanti ad essa) e dissero: "Devo continuare ancora a uscire a combattere contro i figli di Beniamino mio fratello, o devo smettere?. L’Eterno rispose: "Salite, poiché domani li darò nelle vostre mani.

O che possiamo seguire il loro esempio, e continuare a camminare nella vita giusta, se vediamo risultati o no. Infatti, se uno ubbidisce a Dio solamente quando vede risultati, non sta camminando per fede. Questi Giudei, invece, ci mostrano cosa vuol dire camminare per fede. Nel suo tempo, Dio ci darà la giusta vittoria. Così fece per loro.

Infatti, uscirono una terza volta, e quella volta ebbero una grandissima vittoria, uccidendo quasi tutti quelli della tribù di Beniamino, uomini, donne, bambini. Distrussero l'intera tribù, tranne seicento uomini, che erano scampati.

La vittoria veniva dall'Eterno, come leggiamo nel v.35

35 Così l’Eterno sconfisse Beniamino davanti ad Israele; e i figli d’Israele uccisero quel giorno venticinquemilacento uomini di Beniamino, tutti abili a maneggiar la spada.

Ricordiamo sempre che la vittoria appartiene all'Eterno! Diamo sempre la gloria a Lui.

Si rischia di perdere una tribù

Così, Dio diede la vittoria ai figli d'Israele, e così, distrussero quasi l'intera tribù di Beniamino. Il peccato era stato tolto da Israele. Però, era una vittoria triste, non gioiosa, perché i Beniaminiti erano i loro fratelli.

Delle volte, fare la cosa giusta vuol dire prendere una posizione difficile, che può creare problemi con persone che amiamo. Se per esempio una famiglia di credenti ha genitori o parenti che insistono che i figli, che per loro sarebbero nipoti, siano educati secondo le tradizioni, anziché secondo l'insegnamento biblico, questo potrebbe creare una vera divisione in famiglia se i credenti decidono di fare tutto secondo la Bibbia. Se una famiglia ha un figlio grande che pratica certi peccati, potrebbe essere necessario chiedergli di andare via di casa, per quanto sia difficile farlo.

Nel caso di Israele, per purificare la nazione dall'abominevole peccato degli uomini di Ghibeah, con cui poi tutta la tribù di Beniamino si identificò, era necessario distruggere quasi l'intera tribù di Beniamino.

I figli d'Israele avevano fatto la cosa giusta, e Dio aveva dato loro la vittoria, però, era un giorno triste, perché una parte del popolo di Dio era stata quasi interamente distrutta. Rimasero solo seicento uomini di Beniamino.

Leggo anche 21:1,2

“1 Or gli uomini d’Israele avevano giurato a Mitspah, dicendo: "Nessuno di noi darà sua figlia in moglie a un Beniaminita". 2 Poi il popolo venne a Bethel, dove rimase fino a sera davanti a DIO; e alzò la voce e pianse dirottamente, 3 e disse: "O Eterno, DIO d’Israele, perché mai è avvenuto questo in Israele, che oggi sia venuta a mancare una tribù in Israele.

Che triste, perdere una tribù. Come potevano trovare mogli, in modo da non perdere la tribù totalmente? Non vedevano soluzione.

Nonostante la loro tristezza, i figli d'Israele continuarono ad adorare Dio, e a ringraziarLo, come leggiamo nel v.4

4 Il giorno seguente il popolo si levò al mattino presto, costruì in quel luogo un altare e offerse olocausti e sacrifici di ringraziamento.

Volevano cercare il modo giusto di trovare mogli per quei seicento uomini, in modo che la tribù di Beniamino fosse salvata.

6 I figli d’Israele erano addolorati per Beniamino loro fratello e dicevano: "Oggi è stata soppressa una tribù d’Israele. 7 Come faremo a procurare delle donne ai superstiti, poiché abbiamo giurato nel nome dell’Eterno di non dare loro in moglie alcuna delle nostre figlie?".

Capitò, nella provvidenza di Dio, che i figli d'Israele avevano giurato di sterminare qualunque città fra di loro che non fosse andata con loro a combattere contro i Beniaminiti. Scoprirono che le due piccole città di Jabes di Galaad non erano venute con loro. Così, mandarono gli uomini ad uccidere tutte le persone di quelle due piccole città, tranne le giovani ragazze ancora vergini. Leggo dal v.12

12 Or essi trovarono fra gli abitanti di Jabes di Galaad quattrocento fanciulle che non avevano avuto rapporti sessuali con uomo, e le condussero all’accampamento, a Sciloh, che è nel paese di Canaan. 13 Allora tutta l’assemblea mandò messaggeri per parlare ai figli di Beniamino che erano al masso di Rimmon, e per proclamare loro la pace. 14 Così i Beniaminiti tornarono e furono loro date le donne a cui era stata risparmiata la vita fra le donne di Jabes di Galaad; ma non ve ne furono abbastanza per tutti. 15 Il popolo era addolorato per ciò che aveva fatto a Beniamino, perché l’Eterno aveva aperta una breccia fra le tribù d’Israele.

Così, avevano trovato mogli per quattrocento dei seicento uomini di Beniamino che erano rimasti. Volevano cercare un modo di provvedere altre duecento mogli, senza andare contro il loro giuramento di non dare le loro figlie ai Beniaminiti.

Escogitarono un sistema perché i duecento uomini rimasti potessero rapire le giovani donne ad una festa in onore dell'Eterno, a Sciloh. E così fecero. In quel modo, furono procurate mogli per tutti i seicento uomini, e in questa maniera, la tribù di Beniamino fu salvata, senza che nessuno dei figli d'Israele avesse dato loro la propria figlia.

E così, il peccato fu estirpato dalla nazione, e ognuno tornò a casa sua e nella propria terra, come leggiamo nel v.24

24 In quel medesimo tempo, i figli d’Israele se ne andarono di là, ciascuno nella sua tribù e nella sua famiglia, e di là ciascuno fece ritorno alla sua eredità.

Conclusione e lezioni per noi

Il libro dei Giudici si conclude con questo racconto.

Quello che era successo a Ghibeah era terribile più di quanto possiamo immaginare. Ma peggio ancora, erano Giudei che commettevano questo peccato contro Giudei.

Quello che era terribile diventò ancora peggio quando la tribù di Beniamino scelse di appoggiare gli uomini malvagi di Ghibeah. O quanto è sbagliato quando noi, per un legame umano, prendiamo le parti del peccato anziché le parti di Dio. Questo non è vero amore per la persona o le persone nel peccato. Ogni volta che aiutiamo qualcuno a rimanere nei suoi peccati anziché a ravvedersi, stiamo facendo male a quella persona, anziché il vero bene.

Se facciamo così, in realtà, diventiamo colpevoli con chi difendiamo, come i Beniaminiti sono diventati colpevoli con gli uomini di Ghibeah. E così, la punizione di Dio, che sarebbe dovuta cadere solo su quelli di Ghibeah, è caduta su tutta la tribù dei Beniaminiti.

Che situazione disastrosa. L'ultimo versetto del capitolo, che poi è l'ultimo versetto del libro dei Giudici, ci spiega perché le cose sono diventate così terribili. Leggo il v.25

25 In quel tempo non c’era alcun re in Israele; ognuno faceva ciò che sembrava giusto ai suoi occhi.” (Giudici 21:1-25 LND)

In quel tempo non c'era alcun re in Israele. Anzi, nel periodo degli avvenimenti esaminati oggi, non c'era neppure un giudice. Quindi, ognuno faceva ciò che sembrava giusto ai suoi occhi.

Notiamo: ognuno faceva ciò che sembrava giusto ai suoi occhi.

Se noi valutiamo le nostre scelte in base a quello che sembra giusto a noi, il più delle volte, sceglieremo male. I nostri ragionamenti sono ingannevoli. Filano bene a noi, ma in realtà, spesso, sono fatti per soddisfare la nostra carne.

Oggi, il pensiero secondo cui ognuno può decidere per conto suo è molto diffuso. Ma in realtà, il più delle volte, diventa una maschera per nascondere la ribellione contro Dio. Il più delle volte, è un modo di dare spazio alla carne, cercando quello che piace a noi stessi, e non quello che piace a Dio. Quanto i nostri ragionamenti sono furbi!

Anziché fidarci dei nostri ragionamenti, abbiamo bisogno di una guida, che ci aiuta a capire qual è la volontà del Signore.

Chiaramente, sia nella storia d'Israele, sia nella storia della chiesa, vediamo volta dopo volta che se ci sono buone guide, il popolo di Dio cammina bene. Se la guida va male, il popolo di Dio va male. Se non c'è alcuna guida, il popolo cammina male.

Parlando dell'importanza di una buona guida, la buona guida serve in ogni famiglia. O che ogni uomo qua possa prendere molto, molto seriamente la sua responsabilità di essere una vera guida in famiglia. O che ogni uomo possa essere pronto a sacrificare la sua carne e le sue preferenze, per guidare bene la propria famiglia.

Chiaramente, l'applicazione principale da questo brano è l'importanza di avere una buona guida per il popolo di Dio, che oggi è costituito dalle chiese. Ogni chiesa ha bisogno di uomini qualificati e timorati di Dio.

O che Dio possa darci uomini che hanno un grande desiderio per il bene della chiesa, al punto che sono pronti a dedicarsi, senza stancarsi, per il bene e la crescita della chiesa! Prego per uomini che possono aiutare tutti a non fare quello che sembra giusto ai propri occhi, ma quello che è giusto, secondo il metro di Dio. Prego per uomini pronti a fare la cosa giusta, anche se non ci sono buoni risultati subito. O che possiamo tutti vivere così, facendo ciò che è giusto, qualsiasi siano i risultati!

O che possiamo camminare nella santità, in mezzo ad un mondo sempre più malvagio. O che possiamo essere pronti a fare del bene, come quell'uomo vecchio, ogni volta che questo è nel nostro potere.

O che possiamo adorare e ringraziare Dio, anche quando ci sono sconfitte, come fecero i figli d'Israele.

Viviamo così, per la gloria di Dio. Amen!

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