un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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Dio ha cura di noi
Salmo 4

filename: 19-004-a.i03 di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org - Salmo 4 sermone per Rovigo, 21 settembre, 2003

Come state? Ogni domenica, se guardiamo negli occhi gli uni degli altri, possiamo vedere che alcuni stanno bene, ed alcuni stanno male. Alcuni sono gioiosi, ed alcuni sono pensierosi o tristi.

Perché in una settimana, o in un periodo, certi credenti hanno grandi sorrisi, e poi, poco tempo dopo, è evidente che sono molto giù? Forse TU sei così, su un giorno, e pochi giorni dopo, molto giù. Perché?

Come possiamo godere la gioia della nostra salvezza giorno dopo giorno? Come dobbiamo affrontare le difficoltà e le ingiustizie della vita?

Per aiutarci a capire meglio come possiamo affrontare le difficoltà in modo da permetterci di avere pace e godere la gioia del Signore, vogliamo considerare un Salmo di Davide. Davide ha subito grandissime prove, molto dure. È stato trattato in modo molto ingiusto.

Se ti è mai venuto in mente il pensiero che gli altri non capiscano le tue prove, o non hanno dovuto subire quello che tu hai subito, allora, ascoltami bene. Consideriamo alcune delle prove di Davide. Davide è stato ingiustamente disprezzato e potremmo dire quasi odiato dai suoi fratelli. Se vi ricordate, quando Davide è stato mandato dal padre a vedere la situazione dei fratelli che erano accampati con l’esercito d’Israele contro i Filistei, e poi Davide si è offerto di combattere contro Golia, i suoi fratelli erano furiosi con lui senza motivo.

Dopo, Davide fu chiamato al servizio del re Saul. Fu molto fedele al re, ma nonostante questo, fu ingiustamente odiato da Saul, e per vari anni dovette fuggire, per non essere ucciso dall’esercito d’Israele.

Come padre, Davide ebbe grande tristezza quando uno dei suoi figli violentò la sorella, e poi ebbe dolore quando un altro figlio uccise quel primo figlio. Dopo alcuni anni, questo secondo figlio guidò una congiura contro Davide, e Davide dovette di nuovo fuggire per salvarsi la vita, questa volta fuggendo dal proprio figlio.

Davide conobbe anche il dolore di essere caduto gravemente nel peccato.

Quindi, per quanto le tue prove possano essere pesanti, non credo che siano gravi come quelle di Davide. Perciò, oggi vogliamo considerare un salmo, scritto da Davide, per capire come un uomo di Dio prega e si comporta durante le prove difficili.

Aprite le vostre Bibbie al Salmo 4.

Salmo di Davide

Leggiamo tutto il Salmo, poi, vogliamo considerare attentamente il suo contenuto.

Leggere il TESTO del Salmo 4.

Come ho già detto all’inizio, questo Salmo è stato scritto da Davide. Non sappiamo con certezza in quale momento della sua vita lo scrisse, ma probabilmente dopo che era diventato re d’Israele.

v.1 Si rivolge a Dio

Leggiamo il v.1

“Al direttore del coro. Per strumenti a corda. Salmo di Davide. Quand’io grido, rispondimi, o Dio della mia giustizia; quand’ero in pericolo, tu m’hai liberato; abbi pietà di me ed esaudisci la mia preghiera!” (Salmi 4:1 NRV)

Anche se non sappiamo esattamente a che punto della sua vita Davide ha scritto questo salmo, è ovvio che è stato in un periodo in cui aveva grossi problemi. Egli grida al Signore. Si grida quando le cose sono disperate, quando i problemi sembrano insuperabili.

Che cosa fai quando hai grossi problemi? A chi ti rivolgi? Ti lamenti? Cominci a stare in ansia, pensando a tutto il male che potrebbe succedere? Parli con tutti, oppure vai all’altro estremo, e ti chiudi in un guscio?

Queste sono tutte reazioni sbagliate. Non dobbiamo lamentarci, non dobbiamo stare in ansia, non dobbiamo parlarne con tutti, né dobbiamo chiuderci in un guscio. Invece, dobbiamo seguire l’esempio di Davide. Cosa fece Davide? Davide si rivolse al SIGNORE! Egli gridò a Dio.

La parola gridare nella Bibbia vuol dire chiamare ad alta voce, ed è quello che uno fa quando è in grave pericolo, e chiama per essere soccorso. Vuol dire pregare Dio.

Davide sapeva a chi bisogna rivolgersi per ricevere aiuto. Egli pregò il SIGNORE.

Notiamo poi COME Davide si rivolse al SIGNORE.

Quand’io grido, rispondimi, o Dio della mia giustizia;

Davide chiamava Dio “o Dio della mia giustizia”. Davide sapeva di non avere una giustizia sua, per conto proprio. Egli non cercava di essere giustificato dagli uomini, ma voleva stare nella presenza di Dio giustificato. Sapeva che Dio stesso era la sua giustizia.

Romani 3 spiega che non si è giustificati per mezzo della opere, ma per mezzo della fede in Cristo Gesù. È Dio che giustifica.

“23 tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio- 24 ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. 25 Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, 26 al tempo della sua divina pazienza; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesù.” (Romani 3:23-26 NRV)

Visto che è DIO che giustifica, chi può accusare, nel senso di avere un’accusa che regge davanti a Dio, contro coloro che Dio ha giustificato, ovvero, gli eletti?

“Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica.” (Romani 8:33 NRV)

L’Apostolo Paolo sapeva molto bene che la sua giustizia non era per merito, ma che era solo per fede in Cristo Gesù.

“8 Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo 9 e di essere trovato in lui non con una giustizia mia, derivante dalla legge, ma con quella che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede.” (Filippesi 3:8-9 NRV)

Quindi, Davide, come ogni vero credente, sapeva che non aveva una giustizia sua, ma che la giustizia di DIO era la sua giustizia. Egli si rivolgeva a Dio così, come a Colui che lo giustificava per grazia.

E voi, quando pregate Dio, vi presentate a Lui riconoscendo che è Gesù Cristo che è la vostra Giustizia? Questo è l’unico modo di avere libero accesso a Dio.

Ebenezer: la necessità di ricordare le opere passate

A questo punto, arriviamo ad una verità estremamente importante. Questa è una verità che troviamo ripetutamente nella Bibbia. È una verità che vi ho ricordato tante volte. Quando durante le prove dimentichiamo questa verità, allora, stiamo male. Quando la ricordiamo, abbiamo vera pace, anche nelle situazioni più difficili.

Davide ci dimostra, con il suo esempio, come dobbiamo affrontare ogni prova della nostra vita. Leggiamo ancora il v.1, notando la seconda frase di Davide.

“Quand’io grido, rispondimi, o Dio della mia giustizia; quand’ero in pericolo, tu m’hai liberato; abbi pietà di me ed esaudisci la mia preghiera!" (Salmi 4:1 NRV)

Consideriamo la frase: quand’ero in pericolo, tu m’hai liberato;

Prima di tutto, voglio spiegare le parole che leggiamo qui, e poi, consideriamo questa importantissima verità.

Le parole Ebraiche che vengono tradotte con: “quand’ero in pericolo, tu m’hai liberato" significano letteralmente: quando ero in un luogo stretto, tu mi hai allargato lo spazio.

Il concetto qua è di un esercito, che si trova in un luogo molto stretto, sotto attacco, senza spazio per difendersi né per scappare. Poi, Dio allarga lo spazio, fa arrivare i soldati in un posto molto più spazioso, dove possono combattere e vincere.

Al livello pratico di ogni giorno, Davide sta parlando di quei momenti in cui i problemi della vita ti schiacciano fino a terra, e non riesci ad uscirne. Poi, Dio agisce, e fa l’impossibile, allarga lo spazio, toglie il peso, apre una breccia che non esisteva prima.

Questo è il senso della parole. Allora, notiamo cosa sta facendo Davide, perché è esattamente quello che dobbiamo fare noi.

Davide si trovava in mezzo ad una dura prova. In mezzo a questa prova, Davide ricorda l’opera passata di Dio in suo favore. Anziché concentrarsi solamente sulla prova attuale, Davide pensa alle prove passate. In mezzo a questa prova, Davide si ferma a ricordare come il SIGNORE Lo aveva soccorso in altre prove.

Amici, è assolutamente essenziale che noi facciamo la stessa cosa che fa Davide qui. È essenziale che quando ci troviamo in mezzo ad una prova o una difficoltà, ricordiamo e meditiamo sulle opere passate di Dio in nostro favore, e su come Dio ci ha liberato, e su come si è preso cura di noi in modo perfetto ogni volta. Infatti, per avere la fede che serve per superare una prova attuale, è essenziale ricordare le cure passate di Dio.

Questo è perché è proprio il ricordo delle opere passate di Dio che fortifica la nostra fede per superare vittoriosamente le prove attuali.

Nella storia di Israele troviamo tantissimi esempi di questa verità. Per esempio, vediamo tanti esempi in tutto l’Antico Testamento di come i Giudei, anche dopo secoli, ricordavano l’opera di Dio nel liberare i loro antenati dall’Egitto.

Vi leggo solamente un esempio di questo, che troviamo in Neemia 9, che è la preghiera di Neemia, fatta quasi mille anni dopo l’esodo dall’Egitto. Vi leggo solamente due versetti di questa preghiera.

“Tu hai visto l’afflizione dei nostri padri in Egitto e hai udito il loro grido presso il Mar Rosso. Hai operato miracoli e prodigi contro il Faraone, contro tutti i suoi servi e contro tutto il popolo del suo paese, perché sapevi che essi avevano trattato i nostri padri con insolenza. Così ti sei fatto un nome che rimane anche oggi.” (Neemia 9:9-10 LND)

Neemia si ricorda della cura passata di Dio verso i Giudei, per avere fede per la prova che aveva in quel momento. È proprio questo ricordo del carattere di Dio e della sua cura per il suo popolo nel passato, che fortifica la fede di Neemia.

Il Salmo 77 è un importante esempio di questo principio. Fu scritto da Asaf, durante una prova difficile. Egli non vedeva la cura di Dio in quel momento, proprio come spesso sembra anche a noi prima che Dio operi. Non è che Dio non è all’opera, è solo che le sue opere sono spesso nascoste ai nostri occhi. Comunque, Asaf era abbattuto, e quindi, per poter avere fede nella cura attuale di Dio, si è ricordato della cura passata di Dio. Leggiamo dal vv. 1-15.

“<<Al maestro del coro. Per Jeduthun. Salmo di Asaf.>> La mia voce si eleva a DIO e grido; la mia voce si eleva a DIO ed egli mi darà ascolto. Nel giorno della mia avversità ho cercato il Signore, durante la notte la mia mano è rimasta protesa senza stancarsi e l’anima mia ha rifiutato di essere consolata. Mi ricordo di DIO e gemo; mi lamento e il mio spirito viene meno. (Sela) Tu mantieni aperte le mie palpebre; sono così turbato che non posso parlare. Ripenso ai giorni antichi, agli anni dei tempi passati. Durante la notte mi ritorna alla mente il mio canto, medito nel mio cuore e il mio spirito investiga. Mi rigetterà il Signore per sempre? E non mi gradirà mai più? E la sua benignità cessata per sempre e la sua parola venuta meno per le generazioni future? Ha DIO forse dimenticato di aver pietà e ha nell’ira posto fine alle sue compassioni? (Sela) Io ho detto: “Il motivo della mia afflizione è che la destra dell’Altissimo è mutata”. Ricorderò le opere dell’Eterno, sì, ricorderò le tue meraviglie dei tempi passati, mediterò su tutte le tue opere e considererò le tue gesta. O DIO, la tua via è santa, quale DIO è grande come DIO? Tu sei il DIO che compie meraviglie tu hai fatto conoscere la tua forza fra i popoli. Col tuo braccio hai riscattato il tuo popolo, i figli di Giacobbe e di Giuseppe. (Sela)” (Salmi 77:1-15 LND)

Tanti altri brani ricordano le opere passate di Dio, perché questo ricordo fortifica la fede che serve per superare la prova attuale.

Potremmo chiederci: come mai Neemia, che visse quasi mille anni dopo l’esodo dall’Egitto, parlava ancora dell’esodo? In che modo lo riguardava?

Questa è una domanda importante, ed è importante che consideriamo la risposta. Neemia era un Giudeo, un discendente del popolo che Dio aveva liberato dall’Egitto. Se Dio non avesse liberati i suoi antenati dall’Egitto, essi sarebbero rimasti ancora schiavi, e quindi, pur essendo qualcosa accaduto molti secoli prima, aveva cambiato radicalmente la sua vita.

Quindi, il principio che vediamo nel Salmo 4, e volta dopo volta in tutta la Bibbia, è che dobbiamo ricordare e meditare sulle opere passate di Dio, per avere fede per le nostre prove attuali.

Al livello pratico, come possiamo mettere questo in pratica?

Quando ci troviamo in mezzo ad una prova, o ad una situazione difficile, che turba il nostro cuore, allora, dobbiamo fermarci, e pensare specificamente alle prove passate, e a come Dio si è preso cura di noi. È utile ricordare che anche nelle prove passate, c’è stato un periodo in cui non vedevamo quello che Dio stava facendo, però, Egli era all’opera. Infatti, quasi sempre, non vediamo subito l’opera di Dio.

Quindi, quando ci troviamo in una prova, la cosa peggiore che possiamo fare è riempire i nostri pensieri con la nostra situazione attuale. Invece, dobbiamo concentrarci su come Dio si è preso cura di noi nel passato.

Qui, è estremamente importante aiutarci a vicenda. Quando vediamo una sorella o un fratello schiacciato da una prova, dovremmo impegnarci ad aiutare quella persona a ricordare come Dio ha operato nel passato. Dobbiamo aiutarla a non fissare i suoi pensieri solo sulla situazione attuale, ma sul grande quadro, e soprattutto, sul nostro grande Dio.

Davide sapeva questo, e perciò, quando si trovava in mezzo ad una dura prova, proclamava come Dio l’aveva aiutato nel passato.

Abbi pietà: viene con umiltà

Notiamo un altro aspetto importante della preghiera di Davide. Leggiamo ancora il v.1, e notiamo l’ultima frase.

“Quand’io grido, rispondimi, o Dio della mia giustizia; quand’ero in pericolo, tu m’hai liberato; abbi pietà di me ed esaudisci la mia preghiera!" (Salmi 4:1 NRV)

Notiamo questa frase: “abbi pietà di me ed esaudisci la mia preghiera!"

Carissimi, notiamo attentamente la verità che troviamo in questa frase. Davide sta chiedendo pietà a Dio. Allora, che cosa vuol dire?

Vuol dire, e notiamo bene questo, che Davide sapeva di meritare quella prova, infatti, sapeva di meritare molto peggio.

Chiedere pietà vuol dire sapere di non meritare aiuto. Davide capiva la santità di Dio, e capiva il proprio peccato. Davide sapeva che se Dio dovesse mai trattarlo in base ai suoi meriti, lo dovrebbe distruggere.

Nel Salmo 32, Davide dichiara la verità che un enorme benedizione da Dio è di non essere trattato in base a quello che uno merita.

“Beato l’uomo a cui la trasgressione è perdonata, e il cui peccato è coperto! Beato l’uomo a cui il SIGNORE non imputa l’iniquità e nel cui spirito non c’è inganno!” (Salmi 32:1-2 NRV)

Beato l’uomo a cui il SIGNORE non imputa l’iniquità. Beato la persona che non viene trattata da Dio in base a quello che merita.

Che cosa meritiamo da Dio? Non rispondiamo subito, fermiamoci a considerare seriamente. Che cosa meritiamo da Dio? Consideriamo la santità di Dio, e il fatto che essendo nostro Creatore, da cui dipendiamo per ogni cosa, Egli merita un’ubbidienza totale ed assoluta, e merita un’adorazione continua, e un profondo ringraziamento per tutto, e un’umiltà totale da noi. Allora, considerando quello che Dio merita da noi, consideriamo il nostro peccato. Consideriamo quante volte, anche dopo la salvezza, abbiamo peccato contro Dio, e quante volte non abbiamo ascoltato quando Dio ci ha ammonito tramite qualcuno, e quante volte non abbiamo abbondato nel ringraziamento, e quanto poco adoriamo Dio.

Ora, considerando tutto questo, chiediamoci: Che cosa meritiamo da Dio? Quanto bene meritiamo? Oppure, quanto male meritiamo?

Amici, se siamo onesti, dobbiamo riconoscere che non esiste male su questa terra che non meritiamo. A dire il vero, noi meritiamo un’eternità di tormento, per quanto abbiamo peccato contro Dio. Quindi, quando ci arrivano delle prove, e delle situazioni che noi chiamiamo ingiustizie, e qualsiasi tipo di problema, dobbiamo ricordare che meritiamo tutto quello, e molto, molto peggio.

Davide sapeva questo, e perciò, quando pregava, non chiedeva giustizia. Chiedeva piuttosto pietà! Egli gridava a Dio, dicendo: abbia pietà di me, ed esaudisci la mia preghiera. O SIGNORE, so di meritare questa prova, e molto peggio. So di NON meritare il tuo aiuto e le tue cure. Però, so anche che hai scelto di avere misericordia di me. Mi ricordo delle tue cure passate. Ora, mi rivolgo a Te, chiedendo di nuovo la Tua pietà.

O amici, quando ci arrabbiamo per una prova, allora, abbiamo dimenticato che cosa meritiamo. Ricordiamo che Dio è in controllo della nostra vita e delle nostre circostanze. Quando ci arrabbiamo per come vanno le cose, stiamo arrabbiandoci con Dio. Questo è un grave peccato.

Ascoltiamo le parole di Giobbe, quando gli erano successe delle prove veramente difficili, e la moglie gli consigliò di maledire Dio:

“Giobbe le rispose: «Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?» In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.” (Giobbe 2:10 NRV)

O cari amici, non cadete nel terribile peccato di arrabbiarvi quando le cose vanno male, quando arrivano delle prove dure. È un’offesa grande contro Dio. Invece, come avete accettato bene da Dio tutte le cose belle che vi ha dato, accettate anche le cose brutte. Dio non ci tratta in base a quello che meritiamo, se siamo suoi figli, ed Egli sa gestire la nostra vita nel modo migliore.

Quindi, quando preghiamo, anziché essere agitati, impariamo da Davide, riconosciamo che meritiamo molto peggio di quello che ci è successo, e preghiamo umilmente, chiedendo a Dio di trattarci con pietà!

Davide si rivolge agli uomini

Ora, andiamo avanti. Dal v.2 al v.5, Davide si rivolge agli uomini intorno a lui, uomini che non seguivano il SIGNORE.

Leggiamo dal v.2.

“O figli degli uomini, fino a quando si farà oltraggio alla mia gloria? Fino a quando amerete vanità e andrete dietro a menzogna? [Pausa] Sappiate che il SIGNORE si è scelto uno ch’egli ama; il SIGNORE m’esaudirà quando griderò a lui. Tremate e non peccate; sui vostri letti ragionate in cuor vostro e tacete. [Pausa] Offrite sacrifici di giustizia, e confidate nel SIGNORE.” (Salmi 4:2-5 NRV)

Davide esortava queste persone a considerare la loro condotta. È ovvio che Davide voleva che si ravvedessero davanti a Dio, per ricevere il perdono che egli stesso aveva ricevuto.

Prima di tutto, Davide li riprende, perché oltraggiavano la sua gloria. La gloria di Davide era la presenza di Dio con lui, non era nulla che riguardava Davide in se stesso. Era Dio che aveva scelto Davide, e lo aveva fatto diventare re. Però, certi uomini disprezzavano Davide per questo motivo.

Davide è un Tipo di Cristo Gesù. Anche Gesù è stato oltraggiato dagli uomini, anziché essere onorato per la presenza di Dio in Lui.

Questo stesso principio è vero per chi è un figlio di Dio. Se gli uomini non hanno onorato Cristo Gesù, non c’è da meravigliarsi se non onorano neanche i discepoli di Cristo.

Poi Davide li ammonisce perché corrono dietro a tante vanità. Egli disse loro:

Fino a quando amerete vanità e andrete dietro a menzogna?

Tutto quello che il mondo offre è vanità, ed è una menzogna, perché promette la gioia che solo Dio può dare.

Attenzione: Davide esortava questi non credenti a non correre dietro le cose del mondo, che erano vanità. Però, dovremmo chiederci: stiamo NOI correndo dietro cose del mondo, che sono vanità?

Riconosciamo che amiamo ciò a cui corriamo dietro. È facile DIRE che amiamo Dio, ma riconosciamo quello che veramente amiamo con le nostre azioni.

Ascoltiamo 1 Giovanni 2:15-17

“Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui. Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno.” (1 Giovanni 2:15-17 NRV)

Quello che amiamo dimostra la condizione del nostro cuore. Davide non amava le cose del mondo, perché amava veramente Dio. Perciò, egli era in grado di esortare quelli intorno a lui. Dio ci chiama ad essere una luce nel mondo, per esortare le persone intorno a noi, non a comportarci come loro.

v.3 la scelta di Dio

Nel v.3, Davide dichiara a queste persone che Dio si è scelto un popolo per sé.

“Sappiate che il SIGNORE si è scelto uno ch’egli ama; il SIGNORE m’esaudirà quando griderò a lui.” (Salmi 4:3 NRV)

Il testo ebraico, anziché dire: “si è scelto uno ch’egli ama”, dice letteralmente: “si è scelto uno che è santo.” La traduzione qui non è corretta.

Il SIGNORE si è scelto, è stato una libera scelta sua. Scegliere vuol dire mettere da parte, considerare santo. Dio ha scelto Davide, che è un Tipo di come Dio ha messo da parte Gesù come Cristo, e poi, Dio sceglie oggi coloro che salverà.

Il Signore ascolterà colui che Egli stesso ha scelto. Per questo, Davide poteva dire: “il SIGNORE m’esaudirà quando griderò a lui.”

Dio risponde alle preghiere del suo popolo. Chiaramente, dobbiamo ricordare il principio che dobbiamo pregare secondo la sua volontà, come leggiamo in 1 Giovanni 5:14,15.

“Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce. Se sappiamo che egli ci esaudisce in ciò che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo chieste.” (1 Giovanni 5:14-15 NRV)

Quando un vero credente prega secondo la volontà di Dio, Dio risponderà a quella preghiera. Questo è perché abbiamo libero accesso a Dio, per mezzo di Gesù Cristo.

Avvertimento di riconoscere la condanna

Davide continua, e ammonisce questi uomini a considerare la loro condanna, per potersi ravvedere davanti a Dio. Leggiamo il v.4.

“Tremate e non peccate; sui vostri letti ragionate in cuor vostro e tacete. [Pausa]” (Salmi 4:4 NRV)

Per natura, gli uomini non temono Dio. Peccano tranquillamente. Davide dichiara che dovrebbero piuttosto tremare, e non peccare. Dovrebbero mettersi a meditare nel silenzio della notte, per rendersi conto della loro condizione nei confronti del loro Creatore.

Avete notato che Davide esorta questi uomini di ragionare sui loro letti, e a tacere. È molto importante nella vita avere spesso periodi di silenzio, in cui possiamo concentrarci e meditare. Purtroppo, oggi, tante persone hanno pochissimo tempo per meditare. Riempiono la loro vita con musica, TV, radio, computer. Questo è molto pericoloso. Spesso, Dio ci parla con una voce sommessa, tramite la meditazione di quello che abbiamo letto nella Bibbia, o un insegnamento che abbiamo ascoltato. Ci serve del tempo in silenzio per ragionare veramente sulle verità che Dio ci dichiara, per capire bene la situazione. O che possiamo essere un popolo che sa prendere tempo per meditare sulle verità di Dio.

chiamata a ravvedersi e credere

Nel v.5, Davide esorta gli uomini a ravvedersi e a credere in Dio. Egli dichiara:

5 Offrite sacrifici di giustizia, e confidate nel SIGNORE.

Se avessero ascoltato l’ammonizione di Davide nel v.4, avrebbero riconosciuto la loro colpa davanti a Dio. Qui, Davide li chiama ad offrire sacrifici di giustizia.

I sacrifici di giustizia al tempo di Davide erano TIPI di Cristo. Quando uno offriva una sacrificio in quel tempo, stava riconoscendo i propri peccati e il bisogno del Messia. Oggi, si fa questo ravvedendosi, e credendo in Cristo Gesù quale sacrificio per il peccato. Poi, Davide dichiara: confidate nel SIGNORE. La salvezza viene per FEDE in Dio. Davide sta esortando queste persone a ravvedersi e a credere. Questo è il messaggio del Vangelo.

contrasto fra il mondo e i credenti

Ora, passiamo al v.6, in cui Davide fa un confronto fra i credenti e i non credenti.

6 Molti van dicendo: «Chi ci farà veder la prosperità?» O SIGNORE, fa’ risplendere su di noi la luce del tuo volto!

I non credenti spesso criticano Dio, dicendo: Chi ci farà vedere la prosperità? In altre parole, criticano Dio perché Egli non dà loro il tipo di prosperità che vogliono. Vogliono una buona salute, e una vita senza grandi difficoltà, vogliono benessere materiale.

Il problema è che Dio offre una benedizione MOLTO più grande di ciò che essi chiedono, però, non sanno apprezzare il dono di Dio. Davide, invece, sa apprezzare il grande dono di Dio. Egli dichiara: O SIGNORE, fa’ risplendere su di noi la luce del tuo volto!

Gli uomini spiritualmente ciechi chiedono prosperità di salute e materiale. Davide, e ogni vero credente, sa chiedere invece che Dio faccia risplendere la luce del suo volto. La benedizione più grande, quella che supera ogni altra benedizione, è avere la presenza di Dio nella propria vita.

Questa è una verità molto importante. I non credenti cercano le benedizioni sbagliate, e perciò, si arrabbiano con Dio, perché non dà loro quello che vogliono. E così facendo, non accolgono l’offerta di Dio della vera benedizione, la comunione con Lui.

O che noi che siamo stati salvati possiamo sempre ricordare che non importa come va con la salute, non importa come va con tutte le cose materiali della nostra vita. Il fatto di avere comunione con Dio stesso ci rende più benedetti di tutti.

la vera gioia: solo in Cristo

Davide capiva questo, e aveva grande gioia, qualsiasi fosse la sua situazione. Leggiamo il v.7

7 Tu m’hai messo in cuore più gioia di quella che essi provano quando il loro grano e il loro mosto abbondano.

Avere Dio nella propria vita vale più di qualsiasi benedizione materiale. Avere comunione con Dio, con la viva speranza di passare tutta l’eternità nella sua presenza, vale più di tutta la ricchezza del mondo.

“Salmo di Davide, quand’era nel deserto di Giuda. O Dio, tu sei il mio Dio, io ti cerco dall’alba; di te è assetata l’anima mia, a te anela il mio corpo languente in arida terra, senz’acqua. Così ti ho contemplato nel santuario, per veder la tua forza e la tua gloria. Poiché la tua bontà vale più della vita, le mie labbra ti loderanno. Così ti benedirò finché io viva, e alzerò la mani invocando il tuo nome. L’anima mia sarà saziata come di midollo e di grasso, e la mia bocca ti loderà con labbra gioiose.” (Salmi 63:1-5 NRV)

Solo Dio può soddisfare il nostro cuore. Che stoltezza per un credente avere invidia per qualche benedizione materiale che non ha, invece di rallegrarsi nelle benedizioni spirituali ed eterne che ha in Cristo Gesù.

Se confrontiamo le benedizioni spirituali in Cristo con le benedizioni materiali del mondo, è come confrontare un banchetto dei cibi migliori con una vecchia foto di cibo.

la vera pace: solo in Dio

Quando Davide scrisse questo Salmo, non aveva ancora superato la sua prova. Però, pensando alla sua salvezza, pensando alle sue benedizioni spirituali, aveva grande gioia. Perciò, egli conclude questo Salmo con il v.8

8 In pace mi coricherò e in pace dormirò, perché tu solo, o SIGNORE, mi fai abitare al sicuro.”

Nonostante Davide si trovasse ancora nella sua prova, poteva dormire tranquillo, con grande pace, perché poneva la sua fede in Dio, e perché meditava sulle benedizioni che aveva in Dio.

Davide sapeva che SOLO Dio ci fa abitare al sicuro. Se tutto dovesse andare bene materialmente, comunque le cose possono cambiare in un attimo. Solo Dio può darci vera pace. Le circostanze non ci basteranno mai.

conclusione

Carissimi, come state affrontando le prove della vita? State ricordando le cure passate di Dio? Solo così avremo la fede che ci serve per superare le prove attuali vittoriosamente.

State ricordando che per quanto pesanti possono essere le prove, meritiamo molto peggio, e quindi, dobbiamo ringraziare Dio che non ci dà quello che meritiamo? Dobbiamo chiedere aiuto in base alla pietà di Dio.

Cercate in Cristo il vostro tesoro? Capite che possiamo fidarci della cura di Dio?

State guardando alle benedizioni spirituali che abbiamo in Cristo, in modo da avere grande gioia, o cercate la vostra gioia nell’andazzo delle cose pratiche della vostra vita, cose che passeranno ben presto? La vera gioia sta in Cristo.

Infine, ricordate che SOLO Dio ci fa abitare al sicuro? Trovate la vostra pace in Lui? Chi ha Cristo, può coricarsi in pace e dormire tranquillo, perché Dio è veramente in controllo di tutto. O che possiamo seguire l’esempio di Davide in questo Salmo.

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