un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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L’amore sia senza ipocrisia
Romani 12:9

filename: 45-12-0904k.b di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org - sermone su Romani 12:9-13, per RO, 28/11/2004, di John Piper, tradotto e adattato da Marco deFelice
Questo sermone è un’elaborazione di un sermone in Inglese dal Pastore John Piper. I suoi sermoni sono disponibili (in Inglese) al sito: www.desiringgod.org

Uno degli scopi che ogni pastore dovrebbe prefiggersi è quello di aiutare i credenti a crescere nel riuscire a prendere più beneficio possibile dalla lettura personale e giornaliera della Bibbia. Nella Bibbia, Dio ci dà tutte le verità che ci servono per vivere vittoriosamente durante il nostro pellegrinaggio su questa terra. Però, per trarre beneficio della nostra lettura, non basta una lettura veloce. Dobbiamo lasciare che le verità che leggiamo arrivino al nostro cuore, e che, così facendo, possano cambiare il nostro modo di pensare e di comportarci.

Oggi perciò, vogliamo considerare insieme una parte di Romani 12:9, per aiutarci a capire meglio come si può considerare un versetto attentamente. Vi leggo Romani 12:9

“L’amore sia senza ipocrisia. Aborrite il male e attenetevi fermamente al bene.” (Rom 12:9 NRV)

Prima di esaminare attentamente questo versetto, voglio considerare in che modo possiamo leggere la Bibbia per poter essere più trasformati da essa. Soprattutto, oggi voglio considerare come possiamo leggere in modo davvero efficace brani come questo, che contengono tante esortazioni tutte insieme. In Romani 12:9-13 troviamo ben tredici esortazioni, o comandamenti. Ve li leggo.

“9 L’amore sia senza ipocrisia. Aborrite il male e attenetevi fermamente al bene. 10 Quanto all’amore fraterno, siate pieni di affetto gli uni per gli altri. Quanto all’onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente. 11 Quanto allo zelo, non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore; 12 siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, 13 provvedendo alle necessità dei santi, esercitando con premura l’ospitalità.” (Rom 12:9-13 NRV)

Come dobbiamo leggere un brano così? Supponiamo che ti alzi, e che prima di iniziare la giornata, nel tuo programma di lettura biblica giornaliera, hai scelto di leggere vari capitoli della Bibbia, e fra questi c’è Romani 12. Dopo aver letto questo capitolo, compreso queste tredici esortazioni, che cosa ne ricorderai fra due ore? Che cambiamento avranno prodotto nella tua vita? Dopo che sono trascorsi tre minuti da quando hai letto questo brano, in che modo sei diverso? Sei diverso nel tuo modo di amare, nel tuo affetto fraterno, nel tuo modo di onorare gli altri, nel tuo zelo, nel tuo fervore, nel tuo servizio, nella tua speranza, nella tua gioia, nella tua pazienza, nella tua generosità, e nella tua ospitalità?

Il fatto che hai passato circa venti secondi leggendo questo elenco, ha trasformato la tua mente e il tuo cuore? Ora, dopo una così breve lettura, tutti questi modi di vivere fanno parte della tua vita in modo più attivo, comportandoti così in modo molto più conforme a come il brano descrive? Senza dubbio, Dio ci ha dato questo brano, come il resto della Bibbia, per cambiarci. Ma può bastare una breve lettura per cambiarci?

È ovvio che non funziona così. Leggere un brano come questo velocemente, e una volta sola, cambia ben poco nella nostra vita. Tutti i meravigliosi cambiamenti che questo brano dovrebbe produrre, non avvengono con solo una lettura veloce. Allora, cosa dobbiamo fare? In che modo possiamo leggere per essere trasformati?

lo scopo di Paolo – Romani 15

Se consideriamo il brano di oggi, Romani 12:9, è Paolo stesso che ci aiuta a capire in che modo possiamo trarre più beneficio dalla nostra lettura. Prima di tutto, ricordiamo che Paolo, guidato dallo Spirito Santo, ha uno chiaro scopo per ciò che scrive.

Nei capitoli 12 e 15 di Romani, Paolo ci dà tante esortazioni. In Romani 12:1,2 Paolo aveva spiegato che il suo traguardo era quello di trasformare i suoi lettori, maggiormenti credenti Gentili, in adoratori che si presentino come sacrifici viventi a Dio. In Romani 15:15-16, Paoloci spiega in che modo questa epistola lo aiuta a compiere il suo traguardo di trasformare peccatori Gentili in adoratori che siano un' offerta a Dio. Leggiamo Romani 15:15-16

“15 Ma vi ho scritto un po’ arditamente su alcuni punti, per ricordarveli di nuovo, a motivo della grazia che mi è stata fatta da Dio, 16 di essere un ministro di Cristo Gesù tra gli stranieri, esercitando il sacro servizio del vangelo di Dio, affinché gli stranieri diventino un’offerta gradita, santificata dallo Spirito Santo.” (Rom 15:15-16 NRV)

Notiamo alcune verità di questo brano.

1. Notiamo che il suo scopo era quello che i gentili credenti, qua chiamati gli stranieri, diventassero un’offerta gradita a Dio. Egli aveva parlato proprio di questo in Romani 12:1,2, dove leggiamo:

“1 Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale. 2 Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà.” (Rom 12:1-2 NRV)

Quindi, lo scopo di Paolo è chiaro.

2. Notiamo anche che il mezzo che Paolo adopera per preparare gli stranieri ad essere sacrifici viventi, e noi siamo fra quegli stranieri, è quello di scrivere arditamente e ricordare loro di nuovo le cose che probabilmente già sanno.

3. Notiamo inoltre che non è solo quello che Paolo scrive a produrre la santità e l’amore. Egli aggiunge, alla fine del v.16: santificata dallo Spirito Santo. Quindi è lo Spirito Santo che svolge un'azione centrale in quest’opera.

Perciò, da Romani 15:15,16, conosciamo il traguardo che Paolo ha per noi quando leggiamo Romani 12. Egli ci ha scritto per ricordarci arditamente di cose che già sappiamo, per aiutarci ad essere trasformati nei nostri cuori e nelle nostre menti, affinché diventiamo conformi alla buona volontà di Dio, tramite la potenza dello Spirito Santo.

È estremamente importante capire che sono essenziali sia la Parola di Dio, sia lo Spirito Santo. Non basta la Parola senza lo Spirito Santo, e non basta lo Spirito Santo senza la Parola. Lo Spirito Santo usa la Parola di Dio per trasformarci, perciò, per esempio, le tredici esortazioni di Romani 12:9-13 sono state scritte con lo scopo che siano degli strumenti che lo Spirito Santo possa usare per trasformarci e santificarci.

Cosa cambia nel nostro modo di leggere Romani 12

Capire ciò dovrebbe produrre almeno tre conseguenze nel nostro modo di leggere Romani 12, e anche altri brani che contengono esortazioni e comandamenti.

Pregare mentre leggiamo

Prima di tutto, avendo capito lo scopo della nostra lettura, dobbiamo pregare mentre leggiamo. Dobbiamo pregare e chiedere a Dio di usare lo Spirito Santo per rendere la Parola di Dio efficace nella nostra vita. Dobbiamo ammettere a Dio che siamo bisognosi del Suo aiuto, e dobbiamo riconoscere che leggere la Bibbia in sé non ci farà diventare santificati. Dobbiamo capire che solo se Dio opera in noi, ed è per questo che preghiamo, la Parola ci trasformerà, per renderci ubbidienti ai Suoi comandamenti. Perciò, sapendo questo, pregheremo che Dio operi in noi per riuscire a portare a compimento quello che Egli ci comanda. Quindi, dobbiamo pregare quando leggiamo la Bibbia.

Guardiamo coscientemente a Cristo

La seconda conseguenza è che mentre stiamo leggendo brani come Romani 12, che contengono esortazioni o comandamenti, dobbiamo restare a guardare coscientemente a Cristo Gesù, come Colui che è morto per noi, ed è risuscitato, affinché potessimo essere perdonati da tutte le volte che non abbiamo ubbidito a Dio, e affinchè, per mezzo Suo, noi avessimo la viva speranza che Dio ci guarda con favore. Dobbiamo guardare a Cristo inoltre come Colui che ha vissuto in perfetta ubbidienza ai comandamenti di Dio, e che quindi è l’esempio perfetto per noi da seguire. Infine, dobbiamo guardare a Cristo come Colui che vogliamo glorificare attraversola nostra ubbidienza ai comandamenti di Dio.

È importantissimo capire che il motivo per cui dobbiamo fissare il nostro sguardo su Cristo come Colui che rende possibile una vita trasformata, e come Colui che vogliamo glorificare con la nostra ubbidienza, è perché Dio ha mandato lo Spirito Santo nel mondo per glorificare Cristo, come leggiamo in Giovanni 16:14, dove Gesù parla dello Spirito Santo:

“Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà.” (Giov 16:14 NRV)

Se cerchiamo di ubbidire ai comandamenti di Dio per ricevere gloria per noi stessi, sarà un disastro spirituale! Dio non ci ha dato lo Spirito Santo affinché potessimo ricevere noi la gloria, bensì Dio ci ha dato lo Spirito Santo affinché potessimo vivere alla gloria di Gesù Cristo. Perciò, dobbiamo pregare per l’aiuto dello Spirito Santo, e poi non dobbiamo più fissare i nostri pensieri su noi stessi, ma su Cristo Gesù. Guardiamo a Cristo come Colui che ci ha acquistati, affinché possiamo vivere in novità di vita secondo i comandamenti di Dio; guardiamo a Cristo come il nostro esempio di una vita di santità, e viviamo per la gloria di Cristo.

Quando fissiamo il nostro sguardo su Cristo in questo modo, lo Spirito Santo opererà in noi per permetterci di vivere come Dio ci comanda in Romani 12, e in tutto il resto della Bibbia.

meditare e contemplare le esortazioni

La terza conseguenza, derivante dall' aver capito che le esortazioni e i comandamenti che si trovano nella Bibbia sono stati scritti per trasformarci in adoratori che si presentano a Dio come sacrifici viventi, è che dobbiamo meditare e contemplare le esortazioni e i comandamenti, anziché leggerli solamente e con fretta. Dobbiamo fermarci per riflettere attentamente su ciascuna delle esortazioni che troviamo nelle Scritture. Dobbiamo considerare attentamente qual' è il significato di ogni esortazione o comandamento, e per capirli, dobbiamo considerare ciascuno alla luce del resto della Bibbia. È importante considerare la differenza ci sarà nella nostra vita se mettiamo veramente in pratica le esortazioni. Cioè, dobbiamo valutare le nostre situazioni, e considerare che cosa cambierà nel nostro modo di pensare, di comportarci, e di parlare, se mettiamo in pratica l’esortazione che stiamo studiando.

In parole semplice, dobbiamo fermarci e considerare attentamente quello che leggiamo. Per esempio,Stiamo viaggiando in un treno Eurostar a 140 km/ora, e vediamo dal finestrino, quindi a distanza, un frutteto, Per poter veramente dire “che bel frutteto”, dobbiamo uscire dal treno, arrivare proprio dentro il frutteto, camminare in mezzo agli alberi, e fermarci a raccogliere alcuni frutti assaggiandoli anche, per godere veramente il sapore e la bontà di quel frutteto. Similmente, dobbiamo fermarci a meditare su quello che leggiamo. Non basta una breve lettura, passando subito dopo a qualcos’altro, per essere trasformati nel cuore e nella mente..

Credo che queste tre principi siano il senso di Romani 15:15-16. Perciò, voglio applicare questi criteri adesso guardando insieme a voi Romani 12:9. Vogliamo camminare in mezzo al frutteto. Mentre camminiamo, vogliamo pregare che Dio ci trasformi attraverso quello che leggiamo e meditiamo. Vogliamo smettere di pensare a noi stessi, focalizzando invece i nostri pensieri su Cristo Gesù. Egli è morto per noi, affinché vivessimo in santità. Leggiamo questo in Tito 2:14

“Egli ha dato sé stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e purificarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone.” (Tito 2:14 NRV)

Vogliamo anche meditare sul fatto che solo in Cristo possiamo trovare soddisfazione per l’anima nostra, e che Egli stesso ci soddisfa, con quello che Egli è, e con le sue promesse.

Perciò, consideriamo la prima frase di Romani 12:9, con calma e senza alcuna fretta.

l’amore sia senza ipocrisia

Vi leggo il testo che vogliamo considerare

“L’amore sia senza ipocrisia.” (Rom 12:9 NRV)

In un certo senso, se consideriamo il contesto, e bisogna sempre considerare il contesto, questo versetto inizia un nuovo argomento. Però, in un altro senso, sta continuando lo stesso argomento di prima.

È un nuovo argomento nel senso che nei vv.4-8, Paolo ha parlato dell’uso dei nostri doni spirituali. Ora, dal versetto 9 in poi, Paolo parla del modo in cui dovremmo amarci gli uni gli altri nella chiesa. Se ricordate, Paolo fa la stessa cosa in 1Corinzi 12 e 13. In 1Corinzi 12, Paolo discute sui doni spirituale. Poi, alla fine di quel capitolo, in 1Corinzi 12:31, dichiara:

“Voi, però, desiderate ardentemente i doni maggiori! Ora vi mostrerò una via, che è la via per eccellenza. Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei un rame risonante o uno squillante cembalo.” (1Cor 12:31 - 13:1 NRV)

Facendo così, Paolo passa dai doni spirituali alla spiegazione della via per eccellenza, la via dell’amore. Lo fa in 1Corinzi, e lo fa anche qua in Romani 12.

Però, in un altro senso, Paolo non sta iniziando un nuovo argomento qui in Romani 12:9. Infatti sta continuando a spiegare il senso di cosa vuol dire avere una mente rinnovata, che aveva menzionato in Romani 12:2, e spiega anche cosa vuol dire in pratica non avere un concetto troppo alto di noi stessi, ma invece, secondo la misura di fede che abbiamo, di avere un concetto alto di Cristo. Egli ci aveva esortato su questo punto nel v.3.

“Per la grazia che mi è stata concessa, dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio, secondo la misura di fede che Dio ha assegnata a ciascuno.” (Rom 12:3 NRV)

Tenendo in mente questo, l’esortazione di amare senza ipocrisia nel v.9 è una continuazione del pensiero dei vv.6-8.

Leggo dal v.6 al v.9, per aiutarci a capire meglio il contesto del v.9.

“6 Avendo pertanto doni differenti secondo la grazia che ci è stata concessa, se abbiamo dono di profezia, profetizziamo conformemente alla fede; 7 se di ministero, attendiamo al ministero; se d’insegnamento, all’insegnare; 8 se di esortazione, all’esortare; chi dà, dia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le faccia con gioia. 9 L’amore sia senza ipocrisia. Aborrite il male e attenetevi fermamente al bene.” (Rom 12:6-9 NRV)

Notiamo che nel v.8, Paolo dichiara che chi dà, dovrebbe dare con semplicità, cioè di cuore, senza motivi nascosti. Quindi, una persona così dà con gioia, con amore. Chi presiede, deve farlo con diligenza, ovvero, di cuore, pensando al bene di coloro che guida.

A quel punto, Paolo aggiunge che l’amore deve essere senza ipocrisia.

Fermiamoci qua, per considerare il senso di questa esortazione. Paolo avrebbe potuto dire che l’amore dovrebbe essere pieno e ricco di tante qualità. Avrebbe potuto dire “Abbondiate nell’amore,” oppure, l’amore sia con gioia, l’amore sia costante, l’amore sia visibile”. Invece, dichiara: “l’amore sia senza ipocrisia.”

Perché dice questo? Cosa stava pensando? Credo che stesse pensando all’importanza di un amore genuino, perché un amore ipocrita è l’esatto opposto di quell' amore che ci ha esortato di avere in Romani 12:3, dove ci esorta di non avere un concetto di noi stessi più alto di quello giusto, ma piuttosto avere un concetto in base alla fede. Un concetto fondato sulla fede è un giudizio di se stessi che nasce da un cuore che fissa lo sguardo su Cristo, cercando in Cristo la propria gioia e la propria soddisfazione.

In altre parole, il v.3 parla della condizione in cui un credente trova grande gioia servendo Cristo, non pensando a se stesso. Questo è l’esatto opposto dell’ipocrisia. Lo vedete? L’ipocrita è totalmente fissato su se stesso. Il suo pensiero quando fa qualcosa è: “come mi vedranno gli altri?” Egli pensa sempre: “Come posso dare una buona impressione?” È fissato su come sarà visto dagli altri. L’amore di una persona così è un amore ipocrita.

Capendo questo, vediamo che Paolo non ha cambiato argomento. Per mezzo dell’opera di Dio in lui, Paolo si sta impegnando a produrre il rinnovamento della mente dei suoi lettori, compreso noi, affinché non siano più conformati a questo mondo. Questo vuol dire, prima di tutto, che un credente dovrebbe pensare poco a sé stesso, e molto a Cristo. Vivere così dimostra che esaltare Cristo vale infinitamente di più che esaltare se stesso. Questo è lo scopo di Paolo, guidato dallo Spirito Santo. Ed è per questo che ci dà l’esortazione che l’amore sia senza ipocrisia.

Perciò, avendo visto che Paolo ha menzionato l’ipocrisia come qualcosa da evitare, passiamo un po’ di tempo su questo argomento, per capirlo meglio. Mettiamo in pratica il principio che ho menzionato prima, cioè di non leggere la Bibbia con troppo fretta.

L’ipocrisia di apparire migliori di quello che si è realmente

Per poter evitare l’ipocrisia, dobbiamo capire che cosa sia. L’ipocrisia si manifesta in almeno due modi diversi. In un modo, l’ipocrisia cerca di far apparire l’esterno più bello di quello che c’è realmente all’interno.

Per esempio, possiamo compiere delle gesta che sembrano essere atti d’amore, quando in realtà, li facciamo senza avere amore dentro. Questo è quello che Paolo descrive in 1Corinzi 13:3.

“Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente.” (1Cor 13:3 NRV)

È possibile fare grandi sacrifici che sembrano essere esternamente atti d’amore, mentre dentro al cuore, non c’è vero amore. Questo è un esempio di ipocrisia.

Solo per non dare un’idea sbagliata, notiamo che Paolo NON sta parlando di atti di ubbidienza, ma solo di atti volontari, che vanno oltre all’ubbidienza. È sempre giusto e doveroso ubbidire, sia se ne abbiamo voglia oppure no. Invece, non dobbiamo fare qualcosa volontariamente per farci vedere dagli altri diversi da quello che siamo, oppure per far sembrare qualcosa diversa dalla realtà.

Gesù denuncia duramente questo tipo di ipocrisia in Matteo 15:7,8

“7 Ipocriti, ben profetizzò Isaia di voi quando disse: 8 “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me.” (Mat 15:7-8 NRV)

La loro adorazione esterna, fatta con tante belle parole, non era il frutto di un’adorazione nel cuore. Gesù denuncia questo tipo di ipocrisia, condannandola severamente. Ascoltiamo le parole di Cristo in Matteo 23, mentre condanna i farisei perché cercavano di fare vedere all’esterno quello che non erano dentro.

“Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, mentre dentro sono pieni di rapina e d’intemperanza.” (Mat 23:25 NRV)
“Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché siete simili a sepolcri imbiancati, che appaiono belli di fuori, ma dentro sono pieni d’ossa di morti e d’ogni immondizia.” (Mat 23:27 NRV)

Questo tipo di ipocrisia, quindi, si manifestaquando cerchiamo di apparire migliori davanti gli altri di quello che siamo veramente dentro. Questo è una abominazione a Dio.

L’ipocrisia che nasconde il peccato

C’è un’altra forma di ipocrisia ed è quando si critica o condanna unaltro, per nascondere i propri peccati. Delle volte, uno si comporta così senza rendersi conto della malvagità di quello che sta facendo.

Troviamo questo tipo di ipocrisia molto spesso quando ci sono problemi in un matrimonio. Uno dei coniuge critica l’altro fortamente, come tatica per nascondere un peccato proprio. Però lo troviamo anche in altri casi. Per esempio, in Luca 6:42, Gesù dichiara:

“Come puoi dire a tuo fratello: “Fratello, lascia che io tolga la pagliuzza che hai nell’occhio,” mentre tu stesso non vedi la trave che è nell’occhio tuo? Ipocrita, togli prima dall’occhio tuo la trave, e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello.” (Luca 6:42 NRV)

Chi si preoccupa del peccato di un altro, mentre lui stesso ha un peccato non confessato, è un ipocrita.

Quindi, il senso di Paolo in Romani 12:9, quando dichiara: “l’amore sia senza ipocrisia” è che dobbiamo evitare sia di cercare di sembrare agli altri quello che non siamo dentro, sia evitare di criticare gli altri per nascondere dei peccati nostri. Il vero amore deve essere senza ipocrisia. Infatti, se c’è ipocrisia, non c'è vero amore. In 1Corinzi 13:6 leggiamo che l’amore “...gioisce con la verità;” (1Cor 13:6 NRV) L’ipocrisia è falsità, è nascondere, è ingannare, è furbizia, è l’opposto della verità, e quindi, è l’opposto dell’amore. Dove c’è ipocrisia, non c’è vero amore. Perciò, Paolo dichiara: l’amore sia senza ipocrisia.

lo scopo dell’ipocrisia

Abbiamo visto che l’ipocrisia si manifesta sia nel cercare di apparire più belli, o più buoni, all'esterno, di quello chesi è veramente dentro, sia per nascondere i propri peccati, criticando gli altri.

Ora, voglio considerare da dove viene questa malvagità. Perché le persone si comportano così? Perché NOI ci comportiamo così?

Nel Nuovo Testamento, sono descritte almeno due cose che spingono le persone a agire con ipocrisia.

Ricevere approvazione dagli altri

Il primo motivo per cui si usa ipocrisia è per cercare di ottenere gloria e approvazione dagli altri. Di natura, abbiamo un profondo desiderio di ricevere l’approvazione degli altri. Avere l’approvazione degli altri è un modo per l’uomo di cercare gloria per se stesso.

Per esempio, in Matteo 6:2, Gesù dichiara:

“Quando dunque fai l’elemosina, non far sonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere onorati dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno.” (Mat 6:2 NRV)

Poi, nel v.5 aggiunge:

“«Quando pregate, non siate come gli ipocriti; poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze per essere visti dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno.” (Mat 6:5 NRV)

In altre parole, questi uomini cercavano l’approvazione degli altri. Agivano in quella maniera, sperando di essere notati e approvati dagli altri, ovvero, volevano gloria dagli altri.

“Come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio solo?” (Giov 5:44 NRV)
“42 Ciò nonostante, molti, anche tra i capi, credettero in lui; ma a causa dei farisei non lo confessavano, per non essere espulsi dalla sinagoga; 43 perché preferirono la gloria degli uomini alla gloria di Dio.” (Giov 12:42-43 NRV)

È importante capire che cercare l’approvazione degli altri vuol dire cercare di essere da loro glorificati. Quando facciamo così, l’unico beneficio che avremo saranno le briciole che ci daranno gli uomini. Poi, ci sarà la punizione.

Nella vita, o si cerca di vivere alla gloria di Dio, o si cerca gloria per se stessi dagli uomini.

Attenzione, qua è importante capire che cercare approvazione degli uomini non vuol dire che cerchiamo approvazione da tutti gli uomini. Per esempio, se pensiamo ai ragazzi di oggi, spesso, a tanti di loro importa ben poco quello che pensano gli adulti. Invece, importa moltissimo come gli altri ragazzi li vedono. Loro vogliono l’approvazione dai loro coetanei. Anche fra noi può essere così. Un credente potrebbe vantarsi, dicendo: “a me non importa quello che pensano i miei colleghi di lavoro di me!”, quando in realtà, gli importa moltissimo che gli altri credenti lo vedano come un bravo, maturo credente. Quindi, ricordiamo che voler l’approvazione degli altri è qualcosa che vogliamo non da tutti, ma da un certo gruppo di persone.

Molto spesso, cadiamo in questo terribile peccato di desiderare l’approvazione degli altri.

Quando vogliamo l’approvazione degli altri, il nostro comportamento sarà guidato da questo desiderio. Diventerà così una schiavitù, che ci ostacolerà da comportarci in base a quello che è giusto. Comportarci cercando l’approvazione degli altri vuol dire essere ipocriti.

Il vero amore, quello che Dio ci comanda di avere, non è così. Un credente che ha un vero amore non desidera l’approvazione degli uomini.Quel credente è stato liberato dalla schiavitù di volere la gloria dagli uomini.

Infatti, il vero amore non ha un concetto alto di sé, addirittura, pensa poco a se stesso. Un credente con vero amore nel suo cuore ha i suoi pensieri fissati su Cristo, e medita su tutto quello che Dio è per lui in Cristo.

In realtà, il comandamento che l’amore sia senza ipocrisia è il comandamento di conoscere Cristo, di amarLo e di cercare e trovare la propria soddisfazione in Cristo, in modo da non aver bisogno di desiderare l’approvazione degli altri.

Infatti, se tu stai cercando l’approvazione degli altri, stai cercando fango, quando potresti avere un tesoro tra le mani. Stai scavando delle cisterne screpolate. Dio parla di questo in Geremia 2

“«Il mio popolo infatti ha commesso due mali: ha abbandonato me, la sorgente d’acqua viva, e si è scavato delle cisterne, delle cisterne screpolate, che non tengono l’acqua.” (Geremia 2:13 NRV)

Quindi, cercare l’approvazione degli altri è una forma di ipocrisia. Si cerca di apparire in una luce più buona di quello che si è in realtà. Questa è vivere una menzogna, ed è il contrario del vero amore.

l’ipocrisia che nasconde un peccato

Come ho detto prima, esiste anche un’altra forma di ipocrisia. Spesso, l’ipocrisia ha lo scopo di nascondere dei peccati che non hanno nulla a che fare con quello che stiamo cercando di far sembrare davanti gli altri.

Troviamo un esempio di questo in Luca 13, dove Gesù si trovò in una sinagoga di sabato, il giorno in cui i Giudei non dovevano lavorare. Gesù guarì una donna che da diciotto anni era posseduta da uno spirito che la rendeva inferma, ed era tutta curva e assolutamente incapace di raddrizzarsi.

Il capo della sinagoga si infuriò con Gesù, vi leggo il v.14.

“Or il capo della sinagoga, indignato che Gesù avesse fatto una guarigione di sabato, disse alla folla: «Ci sono sei giorni nei quali si deve lavorare; venite dunque in quelli a farvi guarire, e non in giorno di sabato».” (Luca 13:14 NRV)

Che cosa vediamo qua? Da quello che sembra, quest'uomo era molto zelante per la tradizione religiosa. Potremmo immaginare che il suo scopo nella vita fosse quello di aiutare le persone a seguire le tradizioni religiose.

Però, Gesù vedeva il suo cuore e dichiarò:

“15 Ma il Signore gli rispose: «Ipocriti, ciascuno di voi non scioglie, di sabato, il suo bue o il suo asino dalla mangiatoia per condurlo a bere?” (Luca 13:14-15 NRV)

Perché Gesù chiamò ipocrita questo uomo che era pieno di zelo per il Sabato? Non era ipocrita perché cercava l’approvazione degli uomini. Piuttosto, egli era un ipocrita perché il suo zelo religioso nascondeva un suo peccato! Di quale peccato si tratta ?

Gesù aveva detto: “ciascuno di voi non scioglie, di sabato, il suo bue o il suo asino dalla mangiatoia per condurlo a bere?”

Quello che Gesù, conoscendo bene anche il cuore, voleva dire era che a questo uomo non importava osservare il sabato. A lui importava curare i suoi beni, ovvero, a lui importavano i SOLDI!

Il suo apparente zelo per il sabato era tutto falso, per nascondere il suo amore per i soldi. Quindi, era un ipocrita, facendo sembrare che era zelante per le cose di Dio, nascondendo così il suo peccato di amare il denaro.

Perciò, anche questo è un altro modo in cui l’ipocrisia si manifesta: quando uno finge di avere zelo per qualcosa, per riuscire a nascondere un peccato.

Lo vediamo spesso nei matrimoni, quando uno dei coniugi è molto insistente su una posizione, che in realtà serve solamente per nascondere un peccato. Anche questo tipo di ipocrisia è un brutto peccato.

Applicazione

A questo punto, Dio volendo, il comandamento: “l’amore sia senza ipocrisia” è più chiaro di quello che era prima. E allora, come possiamo applicare questo comandamento alla nostra vita?

Dobbiamo esaminarci, per riconoscere se il nostro comportamento a volte possa essere ipocrita. Per esempio: stiamo cercando l’approvazione degli altri, che siano altri credenti, o amici non credenti? Ci importa come gli altri ci vedono? Ci vergogniamo quando il nostro comportamento ci fa essere visti male? Anche questo è un frutto di volere l’approvazione degli altri. Se abbiamo questo comportamento, allora, il nostro amore è ipocrita.

Quello che è giusto è aver un cuore che non pensa a come gli altri ci guardano, ma avere un cuore che fissa piuttosto lo sguardo su Cristo, impegnandoci a glorificare Dio e ad edificare gli altri.

Se ti rendi conto che stai cercando l’approvazione degli altri, non basta smettere. Hai bisogno di riconoscere questo come peccato, e confessarlo a Dio, e se necessario, anche agli altri.

Inoltre ci possiamo domandare: siamo ipocriti in quanto mettiamo molto enfasi sui peccati degli altri, anziché concentrarci sui nostri? Siamo tutti presi dalle pagliuzze degli altri, anziché preoccuparci di togliere le travi dei nostri occhi? Chi vive così, non ha un amore sincero. Chi vive così ha bisogno di confessare il suo peccato a Dio.

Oh che possiamo essere credenti che hanno un amore senza ipocrisia. Oh che possiamo smettere di fissare lo sguardo su noi stessi, e invece, che possiamo fissare il nostro sguardo su Cristo. Oh che possiamo trovare la nostra approvazione in Dio, portando gloria a Lui, anziché cercare gloria per noi stessi.

Oh che possiamo presentarci a Diocome sacrifici viventi, considerando la misericordia di Dio nei nostri confronti.

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