un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

Per stampare questo sermone, suggeriamo che torni in dietro e scegli la versione PDF, che è già impaginata da stampare.

Si usa Ctrl +   e  Ctrl -  per cambiare la grandezza dei caratteri

email questo link

Efesini 5:21 - Sottomettetevi gli uni agli altri

Sermoni di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org per domenica, 26 dicembre, 2010 ---- cmd ag -----
Parole chiave: sottomissione, rapporti fra credenti, vita cristiana.

Chi è più ricco: uno che si impegna ad accumulare per se stesso, o uno che dà agli altri?

In realtà, quando viviamo per noi stessi, siamo più poveri. La vera ricchezza arriva quando viviamo gli uni per gli altri, perché allora, sarà Dio a curarci e a benedirci. Solo vivendo così assomiglieremo di più a Gesù Cristo.

Oggi, vogliamo continuare nel nostro studio dell'Epistola agli Efesini, considerando Efesini 5:21. Per capire correttamente questo brano, è necessario capirlo nel suo contesto. Infatti, capendolo nel suo contesto, il suo senso è molto chiaro. Invece se non si tiene conto del suo contesto, è facile interpretarlo in modo sbagliato.

Leggiamo questo versetto, che è un comandamento, e poi, parliamo del modo in cui Paolo scrive in questa Epistola.

“sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo.” (Efesini 5:21 LND)

Per capire questo versetto correttamente, dobbiamo notare il modo in cui Paolo scrive in questa Epistola. Ripetutamente, egli fa una dichiarazione generale, seguita poi da una spiegazione più dettagliata di quella stessa dichiarazione.

Troviamo un esempio di questo in Efesini 1:3, dove leggiamo:

“Benedetto sia Dio, Padre del Signor nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo,” (Efesini 1:3)

Qua, Paolo fa la dichiarazione generale che abbiamo ogni benedizione spirituale in Cristo. Poi, subito dopo, nei versetti da 4 a 14, Paolo descrive quali sono alcune delle più importanti di queste benedizioni.

Troviamo questo stesso modo di scrivere nel capitolo 2, in cui Paolo inizia dichiarando che Dio ci ha vivificati, noi che eravamo morti nei falli e nel peccato. Poi, descrive più a dettaglio vari aspetti della condizione di essere morti nei falli e nel peccato. Dopodiché, descrive degli aspetti di come Dio ci ha vivificati.

Troviamo un altro esempio di questo modo di scrivere nel capitolo 4, in cui Paolo dichiara:

“Io dunque, il prigioniero per il Signore, vi esorto a camminare nel modo degno della vocazione a cui siete stati chiamati,” (Efe 4:1 LND)

Paolo inizia qui con il comandamento generale di camminare in modo degno della nostra vocazione. Poi, nei versetti successivi, Paolo spiega vari aspetti di un cammino degno della vocazione a cui siamo stati chiamati.

Paolo usa questo stesso modo di scrivere anche all'inizio di Efesini 5, dove ci dà due comandamenti generali. Leggo Efesini 5:1,2.

“1 Siate dunque imitatori di Dio, come figli carissimi, 2 e camminate nell’Amore, come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi, in offerta e sacrificio a Dio come un profumo di odore soave.” (Efesini 5:1-2 LND)

Qui abbiamo due comandamenti: quello di imitare Dio, e, quello di camminare nell'amore. Il resto del capitolo 5, e anche il capitolo 6 sono modi specifici in cui possiamo vivere così.

Paolo usa questo stesso metodo nel brano che vogliamo considerare oggi, Efesini 5:21. Questo versetto è un comandamento generale, che poi in seguito Paolo descriverà più specificatamente. Quindi, per capire correttamente questo comandamento, è importante riconoscere che è un comandamento generale, che sarà spiegato con delle applicazioni più specifiche successivamente.

Ricordando queste verità, consideriamo il significato di Efesini 5:21.

“sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo.” (Efesini 5:21 LND)

Qui, Dio ci comanda, tramite Paolo, di sottometterci gli uni agli altri, nel timore di Cristo. Il mio traguardo di oggi e di aiutarci a comprendere prima di tutto in che senso dobbiamo sottometterci, e poi, vogliamo capire cosa significhi avere timore di Cristo, e come può motivarci ed aiutarci ad ubbidire a questo comandamento.

Una sottomissione reciproca

In che senso dobbiamo sottometterci gli uni agli altri? Qual è il senso di questo comandamento? Vuol dire che ogni persona deve essere sottomessa ad ogni altra persona nella chiesa? Se fosse così, come potrebbe funzionare in modo ordinato? Come potrebbe ogni persona essere sottomessa ad ogni altra persona?

Dalle applicazioni che seguono questo comandamento, possiamo capire che quello che ho appena descritto non è il suo senso. Piuttosto, come Paolo ha fatto ripetutamente in questa Epistola, questo comandamento è un comandamento generale, e alcune delle sue applicazioni specifiche vengono elencate nei versetti successivi.

In altre parole, il senso di questo comandamento è che dobbiamo essere sottomessi gli uni agli altri, vivendo i ruoli che Dio ci ha dato. Infatti, iniziando già nel versetto 22, Paolo comincia a descrivere alcune delle forme di questa sottomissione.

Ricordate che ogni credente ha vari ruoli nella vita. Per esempio, un uomo potrebbe essere, contemporaneamente, un marito, un padre, un dipendente di lavoro, un cittadino, e un membro di chiesa ed anche un anziano di chiesa. In ognuno di questi ruoli, ha delle responsabilità diverse.

Voglio leggervi i vari ruoli per cui Paolo dà delle istruzioni nei versetti che seguono il nostro brano di oggi. Dio volendo, li considereremo molto più a fondo nei sermoni successivi su Efesini. Per ora, leggo alcuni dei seguenti versetti per riconoscere i ruoli in cui dobbiamo essere sottomessi.

“21 sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo. 22 Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti come al Signore, …...25 Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, …..... 6:1 Figli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, perché ciò è giusto.
6:4 E voi, padri, non provocate ad ira i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e nell’ammonizione del Signore. …...6:5 Servi, ubbidite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore, …..6:9 E voi, padroni, fate lo stesso verso di loro, mettendo da parte le minacce, sapendo che il loro e vostro Signore è in cielo e che presso di lui non c’è alcuna parzialità,” (Efe 5:21-6:9 LND)

Dopo il comandamento generale di essere sottomessi gli uni agli altri, Paolo descrive vari aspetti di quella sottomissione, parlando prima alle mogli, poi ai mariti, ai figli, poi ai padri, ai servi, e infine ai padroni.

Come vedremo quando considereremo più a fondo ognuno di questi ruoli, la sottomissione varia da ruolo a ruolo. La moglie è sottomessa al marito in modo diverso di come il marito è sottomesso alla moglie. Il figlio è sottomesso ai genitori in modo diverso di come i genitori sono sottomessi ai figli. Il servo è sottomesso diversamente dal padrone. Però, in ogni caso, il credente deve essere sottomesso nel ruolo che Dio ha stabilito, non vivendo per sé, ma anche per l'altra persona.

Come esempio delle diverse forme della sottomissione abbiamo Gesù, il Signore, che era sottomesso al ruolo che il Padre gli ha dato. Un marito è chiamato ad essere sottomesso nel senso di amare sua moglie dando se stesso per lei. I genitori devono essere sottomessi dedicandosi ad allevare bene i loro figli. Un servo è sottomesso ubbidendo ai loro padroni umani, mentre i padroni sono sottomessi trattando in modo giusto i loro servi.

Altri brani

Troviamo questo concetto di essere sottomessi nei vari ruoli che Dio ci ha dato di vivere in tanti brani della Bibbia. Notiamo alcuni di questi ruoli.

Alle autorità dello Stato

In Romani 13, troviamo dei comandamenti di essere sottomessi alle autorità dello Stato. Leggiamo Romani 13:1-7.

“1 Ogni persona sia sottoposta alle autorità superiori, poiché non c’è autorità se non da Dio, e le autorità che esistono sono istituite da Dio. 2 Perciò chi resiste all’autorità, resiste all’ordine di Dio; e quelli che vi resistono attireranno su di sé la condanna. 3 I magistrati infatti non sono da temere per le opere buone, ma per le malvagie; ora vuoi non temere l’autorità? Fa’ ciò che è bene, e tu riceverai lode da essa, 4 perché il magistrato è ministro di Dio per te nel bene; ma se tu fai il male, temi, perché egli non porta la spada invano; poiché egli è ministro di Dio, un vendicatore con ira contro colui che fa il male. 5 Perciò è necessario essergli sottomessi, non solo per timore dell’ira ma anche per ragione di coscienza. 6 Infatti per questo motivo pagate anche i tributi, perché essi sono ministri di Dio, dediti continuamente a questo servizio. 7 Rendete dunque a ciascuno ciò che gli è dovuto: il tributo a chi dovete il tributo, l’imposta a chi dovete l’imposta, il timore a chi dovete il timore, l’onore a chi l’onore.” (Romani 13:1-7 LND)

Qui, vediamo che tutti i credenti devono essere sottomessi allo Stato. Dio ha dato questo ruolo a tutti. Quando Paolo scrisse queste parole, l'Impero Romano avere il potere. Esso non era uno Stato che trattava sempre in modo giusto i credenti, anzi, spesso furono duramente perseguitati. Però, Dio comanda ai credenti di essere sottomessi allo Stato. Questo è uno dei ruoli della sottomissione.

Un altro brano che parla di una forma di sottomissione è 1Pietro 2:18.

“Servi, siate con ogni timore sottomessi ai vostri padroni, non solo ai buoni e giusti, ma anche agli ingiusti,” (1Pietro 2:18)

I servi, ruolo che oggi comprende i dipendenti, devono essere sottomessi ai loro padroni. Considereremo molto più di questo ruolo quando arriveremo a Efesini 6:5.

I giovani con gli anziani

Un brano che ci aiuta a capire il cuore che produce la sottomissione reciproca è 1Pietro 5:5, che parla ai giovani della chiesa, e poi a tutti, spiegando il cuore che occorre avere.

“Similmente voi, giovani, siate sottomessi agli anziani. Sì, sottomettetevi tutti gli uni agli altri e rivestitevi di umiltà, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili.” (1Pietro5:5 LND)

La sottomissione giusta deriva da un cuore pieno di umiltà.

I forti servono i deboli

Un esempio importante di come dobbiamo essere sottomessi gli uni agli altri è quello che Paolo descrive in Romani 14 e 15, in cui Paolo parla soprattutto ai forti, dichiarando che devono essere sottomessi ai deboli. In questo contesto, i forti sono coloro che hanno capito correttamente una dottrina, mentre i deboli sono credenti che credono che una certa cosa sia vietata, quando in realtà è permessa da Dio.

In Romani 14, Paolo spiega come i forti e i deboli devono comportarsi, quando, per esempio, i forti sanno di poter mangiare di tutto mentre i deboli credono che non si possano mangiare certi cibi.

Il punto del brano è che i forti non dovrebbero disprezzare i deboli, e i deboli non dovrebbero giudicare i forti. Inoltre, i forti non devono insistere sui loro diritti. Piuttosto dovrebbero essere pronti a sacrificare qualsiasi loro diritto, per non far inciampare i deboli. Questa è una forma di sottomissione che serve per non fare inciampare un altro credente.

Avendo spiegato questo, leggiamo Romani 15:1-3, in cui Paolo esorta i forti a sottomettersi alle debolezze dei deboli:

“1 Or noi, che siamo forti, dobbiamo sopportare le debolezze dei deboli e non compiacere a noi stessi. 2 Ciascuno di noi compiaccia al prossimo nel bene, per l’edificazione, 3 poiché anche Cristo non ha compiaciuto a se stesso, ma come sta scritto: "Gli oltraggi di coloro che ti oltraggiano sono caduti su di me".” (Romani 15:1-3 LND)

Fratelli e sorelle, non dobbiamo compiacere a noi stessi, ma piuttosto dobbiamo compiacere al prossimo nel bene per la sua edificazione. Perciò, dobbiamo sottomettere le nostre preferenze e i nostri diritti a quello che potrebbe fare del bene al fratello, a quello che potrebbe edificarlo. Non dobbiamo insistere sui nostri diritti, invece dobbiamo essere pronti ad abbandonare i nostri diritti per il bene degli altri. Vivere così è un aspetto di seguire l'esempio di Gesù Cristo, che non ha compiaciuto a se stesso, ma piuttosto ha dato la sua vita per salvare peccatori come noi. Vivere così è sottomettere i nostri diritti al bene degli altri.

Vediamo una verità simile in Galati 6:2. Ve lo leggo.

“Portate i pesi gli uni degli altri, e così adempirete la legge di Cristo.” (Galati 6:2 LND)

Portare i pesi gli uni degli altri è un altro modo di descrivere l'essere sottomessi ai bisogni gli uni degli altri. Portare i pesi degli altri vuol dire sottomettere i nostri diritti e preferenze. Questa è la vita di un vero credente, che segue l'esempio di Gesù Cristo. Ricordate le parole di Gesù, parlando di Se stesso con il termine: “Figlio dell'uomo”, in Matteo 20:28

“Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti".” (Mat 20:28 LND)

Gesù Cristo è l'esempio perfetto di sottomettersi ai bisogni degli altri. Seguiamo il suo esempio!

Paolo serviva tutti

Un ottimo esempio di ciò che questo modo di vivere significa in pratica lo troviamo nella vita dell'apostolo Paolo. Leggo quello che egli scrisse di se stesso in 1Corinzi 9:19-22. È utile ricordare che Paolo scrisse queste parole ad una chiesa in cui tanti cercavano i propri diritti, e cercavano il meglio per sé. Alla luce di questo, ciò che Paolo rivela di se stesso in questo brano è una forma di riprensione a questi credenti per il loro egoismo. Leggo:

“19 Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, per guadagnarne il maggior numero. 20 Mi sono così fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei; mi sono fatto come uno che è sotto la legge con coloro che sono sotto la legge, per guadagnare quelli che sono sotto la legge; 21 tra quanti sono senza legge, mi sono fatto come se fossi senza la legge (benché non sia senza la legge di Dio, anzi sotto la legge di Cristo), per guadagnare quanti sono senza la legge. 22 Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per poterne salvare in qualche modo alcuni.” (1Cor 9:19-22 LND)

Seguendo l'esempio di Gesù Cristo, Paolo lasciava stare i suoi diritti, per pensare al bene degli altri. Dichiara che si è fatto servo di tutti, pur essendo libero da tutti. In altre parole, Paolo si è sottomesso agli altri, non alla loro autorità, ma ai loro bisogni, e a quello che poteva essere utile e servire al loro bene.

Fratelli e sorelle, questa è la vita a cui Dio ci chiama! Questo è il senso di “sottometterci gli uni agli altri”. Non vuol dire che dobbiamo sottometterci all'autorità degli altri, bensì al loro bene, a quello che serve per edificarli.

In 1Corinzi 10:33, Paolo continuò a spiegare in che modo viveva, mettendosi come esempio da imitare per loro, e per noi tutti. Leggo 1Corinzi 10:33.

“come io stesso mi sforzo di essere gradito a tutti in ogni cosa, non cercando il mio proprio vantaggio ma quello di molti, affinché siano salvati.” (1Co 10:33)

Paolo non cercava mai il suo proprio vantaggio, piuttosto cercava il vantaggio dei molti: non la loro preferenza, non quello che era più comodo per loro, ma il loro vero vantaggio, quello che avrebbe aiutato a portare alla loro salvezza.

Leggendo questo, è giusto per ciascuno di noi valutare la propria vita. Tu, o credente, come vivi? Tu cerchi il tuo vantaggio nelle tue decisioni? Ti impegni a soddisfare le tue preferenze, e cerchi di avvalerti dei tuoi diritti?

Se stai vivendo così, allora stai mancando le benedizioni che solamente Dio può darti. Tu stai cercando di creare delle benedizioni per te stesso. Però, non possiamo benedire noi stessi. Se ci impegniamo per noi stessi, se cerchiamo i nostri diritti, se cerchiamo il nostro proprio vantaggio, non ci stiamo sottomettendo gli uni agli altri, non stiamo vivendo per il bene degli altri, e allora, non conosceremo le ricche benedizioni di Dio.

Lo spirito da avere

Il cuore che spinge a sottometterci agli altri è lo spirito che viene descritto in Filippesi 2:3.

“non facendo nulla per rivalità o vanagloria, ma con umiltà, ciascuno di voi stimando gli altri più di se stesso.” (Fil 2:3 LND)

Dobbiamo avere un cuore che pensa agli altri, e che li stima, e che si impegna per il loro bene. Per vivere così, dobbiamo sottomettere la nostra tendenza naturale di essere egoisti.

Timore di Cristo

Fratelli, sottometterci al bene degli altri è sempre un combattimento contro la nostra carne. Nella carne, vogliamo avvalerci dei nostri diritti, e nella carne, vogliamo fare in modo di soddisfare le nostre preferenze. Sottomettere le nostre preferenze e i nostri diritti per il bene degli altri sarà sempre un combattimento finché siamo in questo corpo di carne. Però, questo combattimento lo possiamo vincere nella potenza di Dio che opera in noi. Infatti, come dichiara il nostro versetto di oggi, dobbiamo sottometterci gli uni agli altri nel timore di Cristo.

Leggo ancora Efesini 5:21, e riconoscerete qual è la chiave per poter vincere la nostra carne e riuscire a vivere così.

“sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo.” (Ef 5:21 LND)

Il timore di Cristo è la chiave per poter vivere in modo da cercare non il nostro vantaggio, ma il vantaggio degli altri. Il timore di Cristo ci permetterà di lasciar stare le nostre preferenze, e perfino i nostri diritti, per dedicarci all'edificazione degli altri.

Infatti, solo un giusto timore di Cristo ci permetterà di vivere secondo questo insegnamento. Solo un giusto timore di Cristo ci permetterà di vivere in ubbidienza a tutti i comandamenti del Signore. Solo quando portiamo il giogo di Cristo e seguiamo Lui possiamo ubbidire a questo comandamento, e sottomettere la nostra carne all'insegnamento di Cristo. Solo Cristo può rendere soggetto il nostro orgoglio ed egoismo, affinché possiamo vivere per il bene degli altri, anziché cercare solamente i nostri interessi.

La Bibbia parla molto del timore di Dio, e il timore di Cristo è timore di Dio. Essere veramente salvato vuol dire essere uno schiavo di Cristo, riconoscendo ed accettando che Lui è la nostra piena autorità, riconoscendo ed accettando che Lui è il nostro sovrano Signore! Essere veramente salvato vuol dire avere un giusto timore di Dio.

Il timore di Dio è la base della vita di un vero credente. È la base per poter essere santificati. Leggo 2Corinzi 7:1.

“Avendo dunque queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito. compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio.” (2Corinzi 7:1 LND)

Fratelli e sorelle, solamente se viviamo con un vero timore di Dio possiamo crescere nella santificazione.

Ma che cos'è questo timore di Dio?

Non è la paura del giudizio, come vediamo nel 1Giovanni 4:18

“Nell’amore non c’è paura, anzi l’amore perfetto caccia via la paura, perché la paura ha a che fare con la punizione, e chi ha paura non è perfetto nell’amore.” (1Giovanni 4:18 LND)

La paura è una condizione che ti fa allontanare da Dio. Quando Adamo ed Eva peccarono, avevano paura di essere visti da Dio, e si nascosero da Lui. La paura è la convinzione che da Dio si riceverà la punizione. L'amore perfetto invece caccia via la paura, perché l'amore, che uno riceve quando è salvato, ci fa credere che Cristo Gesù ha già pagato la nostra condanna, e non c'è più condanna essendo in Lui.

Però, noi che siamo salvati, dobbiamo sapere che possiamo ancora offendere Dio, e perciò possiamo anche subire la Sua dura disciplina, se continuiamo nel nostro peccato. Basti pensare a quanto fu terribile la disciplina di Dio su Israele, e si capisce che è giusto avere un santo timore di Dio, che spinge alla santità, e spinge a confessare i peccati. Solo con un vero timore di Dio possiamo completare la nostra santificazione.

Troviamo insegnamenti sull'importanza di avere timore di Dio in tutta la Bibbia. Per esempio, nel libro di 2Cronache, il re Giosafat, un uomo che camminava per fede, stava dando degli ordini agli uomini che egli aveva stabilito come giudici nel paese. Vi leggo le parole che egli disse loro quando diede loro questo incarico. Notate che pregò che il timore di Dio fosse su di loro, ricordando che in Dio non c'è parzialità, ovvero, Dio è pronto a disciplinare chiunque. Non si può influenzare Dio con doni, Dio tratta tutti con lo stesso metro. Era pronto a disciplinare il re Davide e Mosè, e sarà pronto a disciplinare noi. Vi leggo le parole che Giosafat disse a questi giudici, da 2Cronache 19:5-7.

“5 Stabilì quindi dei giudici nel paese, in tutte le città fortificate di Giuda, città per città, 6 e disse ai giudici: "Badate a ciò che fate, perché non giudicate per l’uomo ma per l’Eterno, che sarà con voi quando amministrerete la giustizia. 7 Perciò ora il timore dell’Eterno sia su di voi. Fate attenzione a ciò che fate, perché nell’Eterno, il nostro DIO, non c ‘è alcuna ingiustizia, né parzialità, né accettazione di doni".” (2Cr 19:5-7 LND)

Quanto è importante che anche noi abbiamo timore di Dio, timore di Cristo, facendo perciò attenzione alle nostre azioni, in ogni campo della vita! Nel brano che abbiamo meditato oggi, questo timore di Cristo dovrebbe spingerci a sottometterci in ogni ruolo che Dio ci ha dato da vivere.

Un altro brano che ci ricorda quanto è importante come credenti avere timore di Dio è in 1Corinzi 10, dove Paolo esorta i credenti a non peccare con l'idolatria, e ricorda loro che Dio è più forte di tutti. Quando pecchiamo come credenti, provochiamo Dio a gelosia, e in questa condizione, possiamo aspettarci la sua disciplina che serve per farci abbandonare il nostro peccato. Ascoltate l'avvertimento di Paolo mentre vi leggo 1Corinzi 10:22.

“Vogliamo noi provocare il Signore a gelosia? Siamo noi più forti di lui?” (1Co 10:22 LND)

Oh fratelli e sorelle, prendiamo seriamente il fatto che Dio è un Dio santo! Gesù Cristo è chiamato “il Santo di Dio”. Sottomettiamoci gli uni agli altri, in altre parole, sottomettiamoci ad ogni ruolo che Cristo, il nostro Capo, ci dà da vivere! Non viviamo per piacere a noi stessi, non viviamo per quello che preferiamo noi, viviamo per edificare gli altri membri del corpo di Cristo! Viviamo i ruoli che Dio ci ha dato da vivere in base alle verità che troviamo nella Parola di Dio! Nei prossimi sermoni in Efesini, cercheremo di capire più a fondo i ruoli della moglie, del marito, dei figli e dei padri, e poi anche dei servi e dei padroni, per conoscere il modo in cui possiamo essere sottomessi gli uni agli altri.

Riassunto

Ora, mentre chiudiamo, vi invito a riflettere sul contrasto fra la nostra tendenza naturale e anche l'andazzo del mondo in cui viviamo, e la via in cui Gesù Cristo ci comanda di camminare.

Di natura, viviamo per noi stessi, cerchiamo i nostri interessi, combattiamo per i nostri diritti, ci impegniamo per ottenere le nostre preferenze. Questa è la nostra natura, e questo è quello che il mondo intorno a noi proclama di essere il nostro diritto.

Il nostro Signore e Salvatore invece ci insegna una via diversa, una via che imita quella di Gesù Cristo. Cristo, pur avendo ogni diritto, è venuto non per essere servito, non per insistere sui propri diritti, non per ottenere le cose secondo le sue preferenze. Piuttosto, Gesù Cristo è venuto al mondo, sacrificando ogni suo diritto e preferenza, per salvare noi! Gesù ci chiama a seguire il suo esempio, e a sottomettere i nostri diritti e le nostre preferenze per edificare gli uni gli altri, secondo i vari ruoli che Egli ha stabilito per ciascuno di noi, alcuni dei quali considereremo nei prossimi sermoni.

In realtà, quando camminiamo secondo la carne, quando ci impegniamo per ottenere i nostri diritti e le nostre preferenze, il nostro cuore non sarà mai soddisfatto.

Invece, quando ci sottomettiamo a Cristo, e perciò, ci sottomettiamo gli uni agli altri, allora, la potenza di Dio opererà in noi, e conosceremo la gioia di Dio. Inoltre, la chiesa sarà fortificata, e noi cresceremo in santità. Viviamo così!

email questo link