un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

Per stampare questo sermone, suggeriamo che torni in dietro e scegli la versione PDF, che è già impaginata da stampare.

Si usa Ctrl +   e  Ctrl -  per cambiare la grandezza dei caratteri

email questo link

Può la donna parlare al culto?
Parte 2
1Timoteo 2:8-15

sermone di Marco deFelice, www.Aiutobiblico.org per domenica 8 novembre 2015, – mdf ag –
parole chiave: Donna, donne, parlare al culto, ruolo della donna, può la donna parlare al culto?

La vita cristiana vera è una vita in cui si segue il Signore Gesù. In altre parole, avendo fede in Lui, si cammina in ubbidienza a Lui, in ogni campo della vita. Questo è frutto della vera salvezza. Quindi, un cristiano vero è sottomesso a Cristo. Fra i comandamenti di Cristo ce ne sono tanti che riguardano i nostri rapporti. Dio chiama tutti ad essere sottomessi alle autorità di Stato. Comanda a chi lavora di essere sottomesso al proprio datore. Comanda ai membri di chiesa di essere sottomessi alle guide. Dio ha comandato fin dalla creazione alla donna di essere sottomessa all'uomo, come ha pure comandato all'uomo di amare la moglie, sacrificandosi per lei, seguendo l'esempio di Cristo.

Nell'ultimo sermone e anche oggi, stiamo considerando il ruolo della donna, e poi, Dio volendo, vedremo il ruolo dell'uomo.

Nell'ultimo sermone, abbiamo considerato 1Timoteo 2:8-15, in cui abbiamo visto che la donna non deve avere mai un ruolo di autorità sull'uomo. Leggo di nuovo quel brano:

“8 Voglio dunque che gli uomini preghino in ogni luogo, alzando le mani pure, senza ira e dispute. 9 Similmente le donne si adornino con abiti decorosi, con verecondia e modestia, e non di trecce o d’oro, o di perle o di abiti costosi 10 ma di buone opere, come conviene a donne che fanno professione di pietà. 11 La donna impari in silenzio, con ogni sottomissione. 12 Non permetto alla donna d’insegnare, né di usare autorità sull’uomo, ma ordino che stia in silenzio. 13 Infatti è stato formato per primo Adamo e poi Eva. 14 E non fu Adamo ad essere sedotto ma fu la donna che, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione. 15 Tuttavia essa sarà salvata partorendo figli, se persevereranno nella fede, nell’amore e nella santificazione con modestia.” (1Timoteo 2:8-15 LND)

Il punto centrale di questo brano è che la donna non deve avere autorità sull'uomo, e Paolo menziona specificamente l'applicazione di questo comandamento che non deve insegnare all'uomo. Dal contesto comprendiamo che Paolo intende un insegnamento autorevole, o di ruolo o di atteggiamento. Anziché insegnare all'uomo, la donna deve stare in silenzio, che vuol dire quieta e tranquilla, in contrasto con il parlare in modo autorevole. Quindi, dalla definizione della parola, e dal contesto, abbiamo visto che “silenzio” non vuol dire, in sé, non parlare per nulla.

Oggi, vogliamo riprendere il nostro studio, per capire ciò che Dio insegna alla donna per quanto riguarda il suo ruolo in chiesa. Di nuovo, abbiamo già visto che non può avere un ruolo di autorità. Non deve parlare in modo da guidare l'incontro.

1Corinzi 14:34-38

Continuiamo il nostro studio considerando gli altri brani che parlano di questo argomento, iniziando con 1Corinzi 14:34-38. In questo brano come in ogni altro, è fondamentale capire il significato dell'autore, e non ciò che potrebbe sembrare a noi. Leggo 1Corinzi 14:34-38.

“34 Tacciano le vostre donne nelle chiese, perché non è loro permesso di parlare, ma devono essere sottomesse, come dice anche la legge. 35 E se vogliono imparare qualche cosa interroghino i propri mariti a casa, perché è vergognoso per le donne parlare in chiesa. 36 È la parola di Dio proceduta da voi o è essa pervenuta a voi soli? 37 Se uno si stima essere profeta o spirituale, riconosca che le cose che vi scrivo sono comandamenti del Signore. 38 E se uno lo vuole ignorare, lo ignori.” (1Corinzi 14:34-38 LND)

La Bibbia non si contraddice mai

Prima di considerare questo brano, vogliamo considerare un principio fondamentale nel capire correttamente la Bibbia. Il principio è che la Bibbia non si contraddice mai. E perciò, qualsiasi volta che un brano sembra di essere contrario a qualche altro brano, è importante confrontare Scrittura con Scrittura. Cioè, mettere insieme i vari brani che parlano dello stesso argomento ci permette di capire correttamente il significato di tutti i brani, perché la Bibbia non si contraddice.

Consideriamo alcuni brani che letti da soli, potrebbero sembrare di significare una cosa, ma quando si confrontano questi brani con gli altri, si capisce il loro vero significato.

Per esempio, se uno legge Giacomo 2:24, e non considera altri brani, potrebbe credere che la salvezza sia per opere. Ve lo leggo:

“Perciò vedete che l’uomo è giustificato per le opere e non per fede soltanto.” (Giacomo 2:24 LND)

Letto da solo, potrebbe sembrare che dica che la salvezza non è solamente per fede. Questo è un esempio di un brano che è difficile da capire correttamente senza leggere anche altri brani che parlano dello stesso argomento.

La chiave per capire correttamente Giacomo 2:24 è di considerare gli tanti altri brani che parlano della salvezza, dichiarando in modo inequivocabile che la salvezza è per sola fede, senza le opere. Uno fra tanti è Efesini 2:8,9.

“8 Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, 9 non per opere, perché nessuno si glori.” (Efesini 2:8-9 LND)

Ci sono altri brani che dicono la stessa cosa. Questi altri brani, insieme al contesto di Giacomo 2:24, ci permettono di capire correttamente il senso di Giacomo 2:24. Detto in breve, il contesto parla della differenza fra una fede vera, che salva, e una fede morta, che è una falsa fede, che non salva. Giacomo 2 non descrive come essere salvato, descrive come riconoscere una fede vera in contrasto con una fede falsa. Quindi, è importante confrontare brano con brano. (Per capire Giacomo 2 più a fondo, si veda il sermone su Giacomo 2 nella serie su Giacomo, sul sito www.aiutobiblico.org)

Giovanni 14:28

Un altro esempio di un brano che può essere capito male, se non si tiene conto di altri brani è Giovanni 14:28

“Avete udito che vi ho detto: "Io me ne vado e tornerò a voi". Se voi mi amaste, vi rallegrereste perché ho detto: "Io vado al Padre" poiché il Padre è più grande di me.” (Giovanni 14:28 LND)

Letto da solo, questo brano potrebbe sembrare che dica che Gesù è inferiore al Padre. Infatti, tante sette usano questo brano proprio per arrivare a questa conclusione. Però, ci sono altri brani, sia in Giovanni, che in tanti altri libri della Bibbia, che ci mostrano che Gesù è pienamente Dio, quanto lo è il Padre. Se si leggesse solo questo brano, si potrebbe arrivare ad una comprensione sbagliata. Invece, leggendo gli altri brani che riguardano lo stesso argomento, arriviamo a comprendere correttamente il significato di una dottrina. Bisogna sempre confrontare Scrittura con Scrittura.

Battezzare per il morti

Un altro esempio di un brano così è 1Corinzi 15:29, che dice:

“Altrimenti che faranno quelli che sono battezzati per i morti? Se i morti non risuscitano affatto, perché dunque sono essi battezzati per i morti?” (1Corinzi 15:29 LND)

Analizzato da solo, questo versetto sembra insegnare che in qualche modo uno può battezzarsi per conto di una persone morte. Quello sarebbe il contrario di tutti gli altri brani che parlano del battesimo come cosa personale, e poi, della salvezza come risultato della fede personale. Per capire questo brano correttamente, deve essere considerato alla luce di altri versetti. Guardando in Matteo 20:22,23, si scopre che la parola “battesimo” significa anche “subire grande prove e sofferenze”. Poi, si nota che il contesto di 1Corinzi 15:29 è proprio che coloro che predicavano stavano subendo grandi prove, al punto di rischiare la morte, per proclamare l'Evangelo ai morti. Poi, in tanti brani vediamo che la parola “morti” descrive i non credenti, che sono spiritualmente morti. Il contesto di questo brano è che tutto non finisce alla morte fisica, c'è la risurrezione.

Alla luce di tutto questo, diventa chiaro che questo brano descrive coloro che soffrono persecuzione per annunciare l'Evangelo a persone spiritualmente morte. Bisognava vedere altri brani per capire correttamente questo brano.

La Salvezza Come Opera di Dio

Ci sono tanti altri esempi di brani che devono essere confrontati con altri per capire il loro senso correttamente. Per esempio, questo è necessario per capire i brani che parlano della responsabilità dell'uomo nella salvezza, e quelli che parlano dell'opera di Dio nella salvezza.

La Lezione in Tutto Questo

Quindi, è importante tenere sempre in mente il principio che per capire correttamente un brano, è necessario confrontare quel brano con altri brani che parlano dello stesso argomento. Senza questo confronto, è facile capire un brano in modo sbagliato.

Perciò, non bisogna mai considerare un brano in modo isolato senza confrontarlo con altri brani che parlano dello stesso soggetto. La Bibbia non si contraddice mai, quindi se ci sono più brani che parlano della stessa cosa, bisogna considerarli tutti insieme, per capire il senso che Dio intende.

1Corinzi 14: La Donna in Silenzio

Allora, tenendo ben presente questo principio, torniamo a 1Corinzi 14. Vogliamo confrontarlo con altri brani. Prima di tutto, consideriamo attentamente la grammatica. Questo brano non è un elenco di più insegnamenti diversi, piuttosto, è un unico insegnamento che viene descritto in vari modi. Spesso la Bibbia dichiara la stessa cosa in più modi, per rendere più chiaro il suo punto. Leggo di nuovo 1Corinzi 14:34-38.

“34 Tacciano le vostre donne nelle chiese, perché non è loro permesso di parlare, ma devono essere sottomesse, come dice anche la legge. 35 E se vogliono imparare qualche cosa interroghino i propri mariti a casa, perché è vergognoso per le donne parlare in chiesa. 36 È la parola di Dio proceduta da voi o è essa pervenuta a voi soli? 37 Se uno si stima essere profeta o spirituale, riconosca che le cose che vi scrivo sono comandamenti del Signore. 38 E se uno lo vuole ignorare, lo ignori.” (1Corinzi 14:34-38 LND)

Allora, in questo brano, il comandamento di non parlare, e poi quello di tacere nell'assemblea, ed anche quello di essere sottomesso, sono tutti modi di spiegare la stessa condizione, come lo è anche il comandamento di interrogare i mariti a casa, anziché parlare nell’assemblea. Paolo sta dichiarando la stessa cosa in modi diversi, come aveva fatto in 1Timoteo 2.

Cioè, per poter comprendere cosa vuol dire specificamente la parola “tacere” qua, e “non è permesso loro parlare”, dobbiamo capire il contrasto grammaticale in questo brano.

Ricordate che in 1Timoteo 2 il fatto di stare in silenzio era il contrario di insegnare in modo autorevole. Così qua, il fatto di non parlare è il contrario di prendere un ruolo di interrompere gli incontri della chiesa per fare domande.

Cioè, Paolo parla di una situazione in cui la donna vorrebbe interrompere l'insegnamento per fare domande. Questo sarebbe una forma di non sottomettersi alla guida di chiesa. Questo non è permesso, e in questi casi, la donna deve tacere, e non parlare in quel modo, ma piuttosto, deve essere sottomessa. Se vuole capire, deve fare le sue domande al marito a casa, senza interrompere il culto.

Se ricordate, in 1Timoteo 2, lo stare in silenzio, ovvero quieta, era il contrario di insegnare con autorità. Qua, il parlare è nel senso di interrompere per fare domande. La donna non deve né insegnare con autorità, né prendere la guida interrompendo con le sue domande. Deve tacere in quei due campi.

Vedremo in avanti che Paolo permette alla donna di parlare al culto in un modo che è sottomesso.

Per quanto riguarda il fatto che la donna dovrebbe fare domande al marito a casa, chiaramente, se una donna non ha marito, o il marito è non credente, quella donna può chiedere a qualcuno altro, ma sempre al di fuori del culto. Può chiedere a uno degli anziani, o a qualcun altro riconosciuto dalla chiesa che possa spiegare la Bibbia. Il punto è che le donne non devono interrompere il culto per chiedere spiegazioni.

Quindi, il punto centrale, come in 1Timoteo 2, è che la donna deve avere un comportamento di sottomissione e mitezza, in ogni situazione della vita, e in questo contesto, specificatamente durante gli incontri della chiesa. Questo porta gloria a Dio, come abbiamo letto nell'ultimo sermone in 1Pietro 3.

Così il contesto ci mostra che il tacere e il silenzio che Paolo insegna qua riguardano il non interrompere per fare domande. Anche qua, non si tratta di un silenzio verbale assoluto, ma di un silenzio in quelle cose che equivalgono al non restare in sottomissione.

Chiaramente, neanche gli uomini dovrebbero creare confusione con le loro domande. Ma in modo specifico, Paolo vieta alle donne di fare questo, perché sarebbe un ruolo di non sottomissione.

Solo una parentesi: visto che Dio intende che le donne chiedano spiegazioni ai loro mariti a casa, è ovvio che Dio intende che ogni marito si impegni per essere in grado o di rispondere alle domande della donna, o che si impegnerà, per esempio parlando con la guida di chiesa, per scoprire la risposta. Perciò a voi uomini dico: impegnatevi, per non mancare in questo. Il marito non saprà ogni risposta, ma, si impegnerà a trovare la risposta.

Altri brani che aiutano a capire questo brano

Dal contesto, possiamo capire che Paolo non sta vietando in senso assoluto alla donna di parlare al culto. Ma, onde evitare ogni dubbio, consideriamo un altro brano in cui Paolo insegna il modo in cui la donna può parlare al culto. Qui, applichiamo il principio di confrontare Scrittura con Scrittura.

Ci sono brani che potrebbero implicare che la donna può parlare, e in più, c'è un brano molto chiaro e specifico che rende chiaro questo.

Un brano che vale per tutti i credenti è Colossesi 3:16. Se ricordate, abbiamo letto in 1Timoteo 2 che la donna non deve insegnare all'uomo, nel senso di non avere autorità su di lui. Là si tratta di un insegnamento autorevole, come quello ufficiale della chiesa. La donna non può essere chi predica o chi insegna nella chiesa.

Però, può insegnare in modo informale che non è per nulla autorevole. Vi leggo Colossesi 3:16, che descrive quel tipo di insegnamento:

“16 La parola di Cristo abiti in voi copiosamente, in ogni sapienza, istruendovi ed esortandovi gli uni gli altri con salmi, inni e cantici spirituali, cantando con grazia nei vostri cuori al Signore.” (Colossesi 3:16)

La parola tradotta “istruendo” è “didasko”, che viene tradotto anche “insegnare”. I credenti devono insegnare gli uni gli altri. Troviamo un insegnamento simile in Romani 15:14, che parla di ammonire.

“Ora, fratelli miei, io stesso sono persuaso a vostro riguardo, che anche voi siete pieni di bontà, ripieni d’ogni conoscenza, capaci anche di ammonirvi gli uni gli altri.” (Romani 15:14 LND)

Qua, Paolo parla a tutta la chiesa, e dichiara che sono in grado di ammonire gli uni gli altri, essendo pieni di bontà e di conoscenza. L'ammonimento è una forma di insegnare.

Il punto che voglio notare in questi brani è che esiste una forma di insegnamento fra credenti che non è autorevole. Tutti, uomini e donne, possono insegnare così. Invece, c'è l'insegnamento ufficiale e autorevole della chiesa, e quello lo può fare solo un uomo.

Perciò, capendo questa importante distinzione, e ricordando 1Timoteo 2:11,12, possiamo vedere che il senso della frase “ la donna non deve parlare nella chiesa” è che non deve fare un insegnamento ufficiale, cioè, un insegnamento autorevole.

Una donna non deve mai predicare, né guidare un culto.

E in 1Corinzi 14, abbiamo visto che non deve interrompere l'insegnamento con domande, che è un modo subdolo di guidare i discorsi.

1Corinzi 11

Ora, guardiamo un brano, scritto sempre da Paolo, che mostra chiaramente che la donna può parlare al culto, però sempre tenendo conto del suo ruolo di donna. Il brano è 1Corinzi 11:1-11. Questo brano ci aiuta a capire correttamente 1Corinzi 14, e anche 1Timoteo 2.

Leggiamo 1Corinzi 11:1-11, che insegna che la donna può parlare al culto, però, solo con sottomissione, dimostrandola portando il velo. Quindi, questo brano comanda un simbolo che dimostra sottomissione, mentre 1Corinzi 14 e 1Timoteo 2 parlano di un comportamento di sottomissione.

In questo sermone, per motivi di tempo il nostro scopo non è di esaminare l'insegnamento sul velo, ma solamente di riconoscere che la donna può parlare al culto, però, solo portando il velo come simbolo di sottomissione. Leggo:

“1 Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo. 2 Or vi lodo, fratelli, perché vi ricordate di tutte le cose che provengono da me, e perché ritenete gli ordinamenti, come ve li ho trasmessi. 3 Voglio però che sappiate che il capo di ogni uomo è Cristo, il capo della donna è l’uomo e il capo di Cristo è Dio. 4 Ogni uomo, che prega o profetizza col capo coperto, fa vergogna al suo capo. 5 Ma ogni donna, che prega o profetizza col capo scoperto, fa vergogna al suo capo perché è la stessa cosa che se fosse rasa. 6 Ora se la donna non si copre, si faccia pure tagliare i capelli; ma se è una cosa vergognosa per la donna farsi tagliare i capelli o rasare, si copra il capo. 7 Poiché quanto all'’uomo non deve coprirsi il capo, perché è l’immagine e la gloria di Dio; ma la donna è la gloria dell’uomo, 8 perché l’uomo non è dalla donna, ma la donna dall’uomo, 9 anche perché l’uomo non fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. 10 Perciò la donna deve avere sul capo un segno di autorità, a motivo degli angeli. 11 Nondimeno, né l’uomo è senza la donna, né la donna senza l’uomo, nel Signore,” (1Corinzi 11:1-11 LND)

Per capire questo brano, tenete in mente che il contesto del brano sono gli incontri di chiesa, che vediamo chiaramente nella parte successiva di 1Corinzi 11. Inoltre, è chiaro anche dal fatto che la preghiera e la profezia, menzionate insieme, sono attività per tutta la chiesa, che si svolgono quando la chiesa è riunita insieme, cosa molto chiara in 1Corinzi 14. Quindi, Paolo sta descrivendo il comportamento della donna al culto di chiesa.

È anche importante capire che la parola “profetizzare” vuol dire “proclamare le verità di Dio”. Può essere usata nel senso di “predicare”, ma non necessariamente. In questo caso, non può significare “predicare”, perché il brano insegna che la donna può profetizzare, mentre è chiaro da altri brani che non può predicare, visto che la predica è un insegnamento autorevole. Perciò, questo profetizzare altro non è che quella profezia di cui Paolo parla in 1Corinzi 14:26, quando dice che ognuno avrà chi un salmo e chi un insegnamento, per edificare gli uni gli altri. Anche la donna vi può partecipare.

Il punto di Paolo qua, guidato da Dio, è che la donna può pregare, e anche profetizzare, se ha il capo coperto come simbolo di sottomissione. Quindi, quando in chiesa i credenti pregano, anche le donne possono pregare. Quando parlano delle cose di Dio, anche le donne posso parlare. Ma sempre restando nel loro ruolo di sottomissione.

Ci sarebbe da menzionare che anche i canti e gli inni sono spesso forme di preghiere, quando sono indirizzati a Dio, e di profetizzare, quando proclamano le verità di Dio.

Il fatto che Paolo spiega che la donna deve coprirsi quando prega o profetizza, rende chiaro che le è permesso di farlo. Se questo non fosse permesso da Dio, non avrebbe alcun senso dare un comandamento. Quando Dio vieta qualcosa, non spiega mai come fare quella cosa vietata.

Quindi, il punto di Paolo è che le donne possono parlare, e possono pregare durante il culto. Però, come ha reso chiaro in 1Corinzi 14, e in 1Timoteo 2, la donna deve fare tutto restando nel ruolo che Dio le ha dato. Non può parlare, ovvero insegnare, in modo autorevole. Non può interrompere per fare domande. In quei casi, deve tacere, non può parlare. Invece, può condividere le verità di Dio e pregare, con sottomissione, portando il velo come simbolo di autorità, così mostrando che sta vivendo il ruolo che Dio le ha dato.

Prego che abbiate visto che è solo quando consideriamo tutti questi brani insieme, e comprendiamo il significato dei vari termini usati, che arriviamo a comprendere correttamente questo insegnamento.

Le Figlie di Filippo

In Atti, vediamo due brani che ci confermano che abbiamo capito correttamente questi brani. Prima di tutto, in Atti 18, leggiamo che una coppia, Aquila e Priscilla, insieme aiutavano Apollo a capire più correttamente la dottrina. Questo non era un insegnamento autorevole, ma solo un incontro, probabilmente in casa, in cui spiegavano ad Apollo le verità di Cristo. Leggo Atti 18:26, che inizia parlando di Apollo.

“Ed egli cominciò a parlare francamente nella sinagoga. Ma, quando Aquila e Priscilla l’udirono, lo presero con loro e gli esposero più a fondo la via di Dio.” (Atti 18:26 LND)

Quindi, Priscilla insegnava ad Apollo, ma non in modo autorevole. Passando poi ad Atti 21, troviamo Paolo, con Luca, che vengono ospitati da Filippo mentre viaggiavano. Notate che Filippo aveva quattro figlie che profetizzavano. Leggo Atti 21:8,9. Luca sta parlando:

“8 Ripartiti il giorno seguente, noi che eravamo compagni di Paolo, arrivammo a Cesarea e, entrati in casa di Filippo l’evangelista che era uno dei sette, restammo presso di lui. 9 Or egli aveva quattro figlie vergini, che profetizzavano.” (Atti 21:8-9 LND)

Queste donne profetizzavano. Era già chiaro in 1Corinzi 11 che la donna può parlare al culto, ma non deve in alcun modo esercitare autorità. Anche questo profetizzare era in un senso non autorevole.

Arriviamo ad una conclusione

Allora, tenendo tutto questo a mente, e guardando i vari brani tutti insieme, possiamo riconoscere che non c'è alcuna contraddizione fra i vari insegnamenti che riguardano il ruolo della donna. Abbiamo visto l'importanza di confrontare Scrittura con Scrittura. Abbiamo visto l'importanza di capire attentamente il significato delle parole. Abbiamo visto che è necessario capire la grammatica di un brano.

Però, quando ci impegniamo, diventa possibile capire tutto correttamente. Grazie a Dio, non ci sono vere contraddizioni nella Bibbia.

La mia preghiera è che in questo discorso, e in ogni discorso, possiamo studiare attentamente la Parola di Dio, per capire precisamente ogni dottrina. A quel punto, prego che possiamo ubbidire a Dio in ogni campo della vita, sottomessi al nostro Signore. Questa è la vera vita.

Gesù Cristo dichiara, in Giovanni 14:15 e poi 21:

“"Se mi amate, osservate i miei comandamenti,” (Giovanni 14:15 LND)
“Chi ha i miei comandamenti e li osserva, è uno che mi ama, e chi mi ama sarà amato dal Padre mio; e io lo amerò e mi manifesterò a lui".” (Giovanni 14:21)

La vera fede porta alla vera ubbidienza. Viviamo così, è l'unico modo di amare Dio.

Per quanto riguarda il ruolo della donna, è chiaro che la donna non deve avere autorità sull'uomo. E perciò, come applicazione di questo comandamento, non deve insegnare all'uomo in senso autorevole. In chiesa, la donna è permessa di parlare, cioè può pregare e può condividere le verità di Dio. Ma non deve mai farlo in modo autorevole, e non deve mai avere un ruolo di autorità sugli uomini. Quando parla, o prega, o canta al culto, deve coprire il suo capo con un velo, per mostrare che è sotto autorità.

Il Signore Gesù ci dà questo simbolo, come ci dà anche i simboli del pane e del vino, per ricordarci di un’importante verità.

Perciò, prego che ogni volta che ogni donna mette il velo, prima di metterlo, si fermerà, per fare una breve preghiera a Dio, riconoscendo il ruolo che Egli le ha dato. Prego che ogni uomo, quando vede la donna mettere il velo, si fermerà, per riconoscere il suo ruolo, e la sua grande responsibilità come uomo, e pregherà a Dio per la grazia di rispecchiare Cristo nel suo ruolo. Una parte grande del valore di questi simboli è di pensare al loro significato ogni volta che li usiamo.

Ultimo Pensiero

Prego che questo sermone sia stato utile a ciascuno, sia per capire la volontà di Dio per quanto riguarda la donna, sia per riconoscere l’importanza di considerare tutti i brani che hanno a che fare con un dato argomento, per capire chiaramente ciò che Dio ci insegna nella sua Parola. Oh che possiamo essere una chiesa che divide rettamente la Parola di Dio, e poi, che si sottomette a tutto quello che Dio insegna. Prego che vivremo così, per godere le benedizioni di una stretta comunione con Dio. Sottomettiamoci a Dio in ogni cosa, e così potremo portare gloria al nostro grande Re e Signore.

email questo link