un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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Gioia nel perdono

Sermoni di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org per domenica, 20 maggio, 2012 ---- cmd -----
Parole chiave: perdono, confessare il peccato, peccare, non ravvedersi, come avere gioia, disciplina.

Importanza della Gioia

Io so ciò che tu vuoi, perché tu vuoi la stessa cosa che voglio io.

Vogliamo stare bene, vogliamo la gioia. Facciamo ciò che facciamo perché crediamo che quella cosa ci farà stare bene.

Eppure, spesso non stiamo veramente bene. Spesso viviamo con un cuore aggravato, spesso corriamo senza arrivare, spesso abbiamo tensioni nei nostri rapporti con gli altri.

Come mai spesso non stiamo bene, quando in realtà vorremmo tanto stare bene?

Spesso non stiamo bene perché stiamo cercando la gioia nel posto sbagliato. Stiamo cercando di soddisfare il nostro cuore dove non c'è vera soddisfazione.

In realtà, spesso c'è qualcosa in noi che ostacola la vera gioia, infatti, è impossibile avere vera gioia finché c'è questa cosa nella nostra vita. Che cos'è che ostacola la gioia? Ciò che ostacola la nostra vera gioia è il nostro peccato non confessato.

Da dove viene la gioia

Da dove viene la gioia? Perché è impossibile avere vera gioia se abbiamo del peccato non confessato?

Il peccato rende impossibile avere vera gioia perché il peccato ci porta a cercare la gioia nel posto sbagliato, dove non c'è gioia. Vi leggo 1Giovanni 2:15,16, che descrive ciò che il mondo offre, e che in realtà ci ostacola dall'avere l'amore di Dio. Solo godendo l'amore di Dio possiamo avere vera gioia.

“15 non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo. se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui. 16 Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l’orgoglio della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo.” (1Giov 2:15-16 LND)

Di natura, cerchiamo la gioia nelle cose del mondo che non possono mai darci la vera gioia, perché ci allontanano da Dio. Cerchiamo la gioia nella concupiscenza della carne, che sono i piaceri della carne, oppure nella concupiscenza degli occhi, che è maggiormente il desiderare le cose materiali, o nella superbia della vita, che troviamo per esempio quando una persona vuole immaginarsi importante, o bella, o intelligente, o brava. La superbia della vita è quando vogliamo avere ragione noi, e vogliamo fare come vogliamo noi.

Il fatto è che per quanto uno possa impegnarsi in queste cose, non si può mai trovare la vera gioia in alcuna di queste cose. Anche se si riuscisse a soddisfare molto le varie concupiscenze e anche la superbia, non si arriverebbe mai ad ottenere la vera gioia. Questa realtà diventa più chiara quando capiamo da dove viene la vera gioia. Andiamo avanti a meditare.

Dove si trova la vera gioia

Se non si trova la vera gioia nelle cose del mondo, da dove viene? Dove possiamo trovare la vera gioia?

La risposta è semplice ed è unica: la vera gioia si trova solamente nel Signore Gesù Cristo. La gioia fa parte del frutto dello Spirito Santo.

Vi leggo alcuni versetti che parlano della gioia:

“tu mi hai messo più gioia nel cuore di quanto ne provano essi, quando il loro grano ed il loro mosto abbondano.” (Sal 4:7 LND)
“ma si rallegrino tutti quelli che si rifugiano in te, mandino grida di gioia per sempre, perché tu li proteggi; esultino in te quelli che amano il tuo nome.” (Sal 5:11 LND)
“prendi il tuo diletto nell’Eterno ed egli ti darà i desideri del tuo cuore.” (Sal 37:4 LND)
“ma i giusti si rallegreranno giubileranno davanti a DIO ed esulteranno con canti di gioia.” (Sal 68:3 LND)
“beato il popolo che conosce il grido di giubilo, o Eterno, perché esso camminerà alla luce del tuo volto;” (Sal 89:15 LND)
“tu mi mostrerai il sentiero della vita; c’è abbondanza di gioia alla tua presenza; alla tua destra vi sono delizie in eterno.” (Sal 16:11 LND)
“ma il frutto dello Spirito è: amore gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo.” (Ga 5:22 LND)

Ci sono tanti altri versetti, ma questi sono più che sufficienti per farci capire che troviamo la vera gioia solamente in Dio, per mezzo di Cristo Gesù. La vera gioia fa parte del frutto dello Spirito.

Quindi, se tu vuoi la vera gioia, una gioia completa, devi rivolgerti a Cristo. Solo in Cristo Gesù puoi trovare la vera gioia che soddisfa l’anima tua. Finché scegli il peccato, non avrai mai la vera gioia. Il tuo cuore non sarà mai soddisfatto se lasci un peccato nella tua vita!

Alla luce di questo, è chiaro che solamente chi è un vero figlio di Dio può avere la vera gioia, perché chi non è un figlio di Dio non può avere il frutto dello Spirito, non essendo in Cristo Gesù. Però, è anche vero che chi è un figlio di Dio non ha sempre gioia. Come mai?

Ciò che ostacola la gioia

Come mai che un vero credente non ha sempre la gioia? Dio ha preparato la gioia come una parte della salvezza, allora che cosa ci ostacola dall'avere la gioia della salvezza?

Ciò che ci ostacola dall'avere sempre la gioia è una cosa molto semplice: il nostro peccato.

Quando non confessiamo e non abbandoniamo un peccato, questo ci ostacola dall'avere la vera gioia.

Quando per fede camminiamo in ubbidienza, avremo il frutto dello Spirito, e allora, avremo vera gioia.

Quando invece continuiamo nel peccato, rattristiamo lo Spirito Santo, e non avremo il suo frutto. Quando abbiamo un peccato non confessato, finché non lo confessiamo e non lo abbandoniamo, non avremo la gioia di Dio. Inoltre, non avremo neppure la sua pace, perché anche la pace fa parte del frutto dello Spirito.

In Giovanni 15:10,11, Gesù ci aiuta a capire come il peccato, che sarebbe il non osservare i comandamenti di Dio, ci ostacola dall'avere la gioia.

“10 Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore; come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. 11 Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa.” (Giov 15:10-11 NRV)

Notate la condizione qua: Quando osserviamo i comandamenti di Cristo, dimoreremo nel suo amore, e avremo una gioia completa.

Anche il contrario è vero: quando NON osserviamo i suoi comandamenti, NON dimoreremo nel suo amore, e NON avremo la gioia.

Notiamo che Gesù dichiara: “quando osservate i miei comandamenti.” Non dice “la maggioranza dei miei comandamenti”. Se tu osservi tutti i comandamenti tranne uno, non stai osservando i comandamenti di Cristo. E non avrai la gioia di Cristo.

Il peccato conviene?

Se il nostro peccato ci fa perdere un tesoro così meraviglioso quale la gioia di Dio, perché rifiutiamo di ravvederci? Perché non vogliamo abbandonare il nostro peccato? Perché vogliamo negare che ci sia un peccato, o vogliamo nasconderlo? Che vantaggio ci dà il peccato?

Pensate seriamente a questo: visto che il nostro peccato ci fa perdere la gioia di Dio, perché rifiutiamo di ravvederci?

Rimaniamo nel peccato quando guardiamo alle false promesse del peccato anziché ai veri tesori in Cristo.

Il peccato ci promette mari i monti. Però, le sue promesse sono tutte vuote. Sono false!

Troviamo un esempio di come le promesse del peccato sono vuote nella descrizione dei falsi insegnanti in 2Pietro. Promettono grandi cose, ma sono promesse vuote.

“17 costoro sono fonti senz’acqua nuvole sospinte dalla tempesta, ai quali è riservata la caligine delle tenebre infernali per sempre. 18 Infatti con discorsi oltremodo gonfi e vani adescano, mediante le passioni della carne e la scostumatezza coloro che erano veramente sfuggiti da quelli che vivono nell’errore; 19 mentre promettono loro libertà, essi stessi sono schiavi della corruzione, perché uno diventa schiavo di ciò che lo ha vinto.” (2Piet 2:17-19 LND)

Questo brano descrive le promesse false del peccato. Sono fonti senza acqua, promettono di soddisfare la sete dell’anima, ma sono aridi, sono come nuvole sospinte dal vento che non portano la pioggia, promettono la libertà, ma portano alla schiavitù.

Il peccato non può mai portare alcun vero bene, perché ogni vero bene viene da Dio.

Il peccato può soddisfare temporaneamente la carne, ma non può mai soddisfare il cuore. Peggio ancora, ci fa mancare la gioia.

Salmo 32: Cosa succede quando lasciamo un peccato nella nostra vita

Quando abbiamo un peccato non confessato nella nostra vita, ed è molto facile avere un peccato non confessato nella nostra vita, abbiamo due scelte. O possiamo riconoscere il peccato come peccato, confessarlo a Dio, e abbandonarlo, oppure, possiamo lasciarlo nella nostra vita. Che cosa succede quando lo lasciamo non confessato?

Quando confessiamo i nostri peccati

Nel Salmo 32, Davide descrive la differenza fra confessare il nostro peccato per essere perdonati da una parte, e non confessare il peccato dall'altra parte. Per prima cosa, leggo il Salmo 32:1,2, che descrive la benedizione che riceviamo quando i nostri peccati sono perdonati.

“1 Beato colui la cui trasgressione è perdonata, il cui peccato è coperto! 2 Beato l’uomo a cui l’Eterno non imputa l’iniquità, e nel cui spirito non c’è inganno.” (Sal 32:1-2 LND)

In questi versetti, Davide parla della grande benedizione per chi è perdonato, e quindi, per chi ha veramente confessato e abbandonato i suoi peccati. Non c'è benedizione più grande che avere i nostri peccati perdonati. Questo perdono ci porta ad avere grande gioia, e toglie il peso sul cuore che il peccato produce. Il perdono, che arriva quando confessiamo i nostri peccati, ci porta a tornare in comunione con Dio, e non c'è nulla in tutta la vita che può darci più gioia che essere in comunione con Dio. È una cosa meravigliosa essere perdonati da Dio, e questo avviene quando confessiamo i nostri peccati.

Quando non confessiamo un peccato

Però, non sempre confessiamo i nostri peccati. Spesso, neghiamo che qualcosa sia peccato, o ignoriamo un peccato, o giustifichiamo un peccato con qualche ragionamento falso.

Che cosa succede quando abbiamo un peccato che non confessiamo e che non abbandoniamo di cuore? Possiamo solo andare avanti, come se niente fosse?

Quando non confessiamo un peccato, per quanto possiamo impegnarci a stare bene, in realtà, non staremo mai bene. Anzi, Dio non ci permette di stare bene quando andiamo avanti tenendo un peccato nella nostra vita che non vogliamo confessare.

Iniziando dal v.3 del Salmo 32, Davide descrive come è la vita quando non si confessa e abbandona un peccato. Leggo i versetti 3,4.

“3 mentre tacevo, le mie ossa si consumavano tra i gemiti che facevo tutto il giorno. 4 poiché giorno e notte la tua mano pesava su di me, il mio vigore era diventato simile all’arsura d’estate. (Sela)” (Salmo 32:3-4 LND)

“mentre tacevo”, in altre parole: finché non ho confessato il mio peccato. Qua, Davide descrive ciò che succede finché un credente non confessa un suo peccato.

“3 mentre tacevo, le mie ossa si consumavano tra i gemiti che facevo tutto il giorno. 4 poiché giorno e notte la tua mano pesava su di me, il mio vigore era diventato simile all’arsura d’estate. (Sela)” (Sal 32:3-4)

Prego che Dio ci faccia capire la profondità di ciò che Davide dichiara qua. Finché un credente tiene un peccato nella sua vita, la mano di Dio si appesantirà su di lui, giorno e notte. Dio opererà in modo che quel credente starà molto male, e non avrà pace nel cuore. Il cuore di quel credente sarà molto aggravato. Per quanto uno possa impegnarsi a cercare sollievo in altre cose, per quanto uno possa cercare di ignorare il suo peccato, avrà la mano di Dio contro di lui. Potrà cercare di dimenticare, potrà buttarsi in tante cose cercando piaceri e soddisfazione, potrà cercare di crescere spiritualmente in altri campi della vita. Però sarà tutto inutile. Avrà la mano di Dio che gli sarà un terribile peso sulle spalle. Anziché essere sollevato da Dio, sarà aggravato da Dio. Il suo cuore non avrà riposo.

Questa è una descrizione della disciplina di Dio. È qualcosa di davvero terribile, che rende il cuore miserabile. Dio manda la sua disciplina in tante forme, e a diversi livelli. Però la disciplina di Dio è sempre dolorosa.

Perché Dio renderebbe così aggravato il cuore di un figlio che ama? Per due motivi: uno, Dio è geloso per la sua gloria. Il peccato di un credente porta disonore al nome di Dio. Il secondo motivo è che Dio ama ogni suo figlio così tanto che vuole che abbia la gioia di Dio. Per avere quella gioia, il credente deve confessare e abbandonare i suoi peccati. Quindi, quando un credente non si umilia e non confessa il suo peccato, Dio rende la sua vita sempre più insopportabile per spingerlo al ravvedimento.

La disciplina di Dio è dolorosa, ma porta buon frutto. Beata la persona che si arrende subito. Nel v.5, Davide descrive il suo ravvedimento e il risultato meraviglioso.

“davanti a te ho riconosciuto il mio peccato, non ho coperto la mia iniquità. ho detto: "confesserò le mie trasgressioni all’eterno," e tu hai perdonato l’iniquità del mio peccato. (Sela)” (Sal 32:5 LND)

L’unico modo per essere liberato dalla disciplina di Dio è di veramente confessare ed abbandonare il peccato. Bisogno riconoscerlo pienamente, senza cercare di scusarsi. Davide dice: “non ho taciuto la mia iniquità”. Non solo ha confessato il peccato in sé, ma ha confessato anche l'iniquità del suo cuore che lo ha spinto a commettere quell'azione peccaminosa.

Che cosa è successo quando Davide ha veramente confessato il suo peccato, e cosa succede tuttora quando noi confessiamo e abbandoniamo i nostri peccati? Davide dichiara a Dio, nel v.5: “Tu hai perdonato l’iniquità del mio peccato!”

Dio perdona, e come sappiamo da 1Giovanni, purifica da ogni iniquità! Infatti, è a questo punto che bisogna rileggere i versetti 1 e 2 di questo Salmo:

“1 Beato colui la cui trasgressione è perdonata, il cui peccato è coperto! 2 beato l’uomo a cui l’eterno non imputa l’iniquità, e nel cui spirito non c’è inganno.” (Salmo 32:1-2 LND)

Beato, felice, gioioso, è l’uomo a cui la trasgressione è perdonata. Che meravigliosa benedizione, avere il cuore pieno di gioia, dove prima c'era terribile sofferenza sotto la potente mano di Dio.

Non rimandare di confessare il peccato

Avendo trovato la gioia nel perdono, Davide esorta ciascuno di noi a non rimandare a riconoscere, a confessare e ad abbandonare i nostri peccati. Quando abbiamo un peccato, dobbiamo ravvederci al più presto. Leggiamo dal v.6

“6 perciò ogni uomo pio t’invocherà nel tempo che puoi essere trovato, anche se le grandi acque dovessero straripare, esse non giungeranno fino a lui. 7 Tu sei il mio luogo di rifugio, tu mi preserverai dall’avversità, tu mi circonderai di canti di liberazione. (Sela) ((Ora, è l'Eterno che parla)) 8 Ti ammaestrerò e ti insegnerò la via per la quale devi camminare; io ti consiglierò e avrò il mio occhio su di te. 9 Non siate come il cavallo e come il mulo che non hanno intelletto, e la cui bocca bisogna frenare con morso e con briglia, altrimenti non ti si avvicinano. 10 Molti sono i dolori dell’empio, ma chi confida nell’Eterno sarà circondato dalla sua benignità.” (Salmo 32:6-10 LND)

Cari, quando siete tentati a non abbandonare un peccato, ricordatevi delle parole di Dio nei vv.9-10

“9 non siate come il cavallo e come il mulo che non hanno intelletto, e la cui bocca bisogna frenare con morso e con briglia, altrimenti non ti si avvicinano. 10 molti sono i dolori dell’empio, ma chi confida nell’eterno sarà circondato dalla sua benignità. (Sal 32:9-11 LND)

Quando rifiutiamo di confessare e abbandonare un peccato, siamo come un mulo o un cavallo, ovvero, siamo come una bestia ignorante e stolta. Finché rifiutiamo di abbandonare totalmente un peccato, siamo degli empi, siamo degli stolti, e Davide ci ricorda che chi è un empio subirà molti dolori.

Che stoltezza subire dolori inutilmente, solo perché continuiamo a camminare in qualche peccato, che ci promette ciò che non può darci, e che ci fa perdere le benedizioni di Dio!

Quando invece confidiamo in Dio, anziché nelle promesse del nostro peccato, e quindi ci umiliamo e abbandoniamo il peccato, Dio togliere la sua mano pesante, e ci circonderà con la sua grazia.

Leggiamo anche il v.11

“rallegratevi nell’Eterno ed esultate, o giusti; mandate grida di gioia voi tutti, retti di cuore.” (Sal 32:11 LND)

Chi cammina in ubbidienza, avrà grande motivo di potersi rallegrare nell'Eterno. Avrà motivo di esultare. Avrà grande gioia! Avrà di nuovo la gioia dell'Eterno. Avrà il cuore soddisfatto.

Alla domanda: come posso avere la gioia di Dio in abbondanza, la gioia della salvezza? Grazie a Dio, la risposta è molto semplice. Per avere la gioia della salvezza dobbiamo semplicemente veramente ravvederci dai nostri peccati, confessarli e abbandonarli.

Come mai rifiutiamo di confessare un peccato?

Per quanto sia vero che avremo grande gioia ogni qualvolta ci umiliamo davanti a Dio e confessiamo i nostri peccati, è vero anche il contrario. Quando non confessiamo un nostro peccato, non staremo mai veramente bene. Anzi, staremo male, e non avremo gioia, ma piuttosto la mano di Dio peserà su di noi, come abbiamo letto nel Salmo.

Eppure, nonostante questo, spesso siamo così stolti che scegliamo di continuare a camminare in qualche peccato. Lo facciamo in vari modi.

A volte, cerchiamo di ignorare il peccato, cerchiamo di non pensarci.

Altre volte, pur sapendo nel nostro cuore che il nostro modo di comportarci o di pensare o di parlare non va bene, non vogliamo ammetterlo, e cerchiamo di nasconderlo dagli altri. Oppure, se qualcuno ce ne parla, neghiamo di avere quel peccato, diventiamo difensivi, anche se dentro di noi lo Spirito Santo non ci lascia in pace.

Come mai scegliamo di rimanere nel peccato, anche se non ci può dare nulla di buono, e ci fa mancare le benedizioni di Dio?

Scegliamo il peccato per lo stesso motivo per cui Eva scelse di peccare nel giardino dell'Eden. Eva ha creduto alle false promesse di Satana, promesse che il peccato le avrebbe portato più bene di quanto ne potesse trovare nell'ubbidire a Dio.

Ogni volta che noi pecchiamo, stiamo anche noi scegliendo di credere alle false promesse che il peccato ci fa. Vi do qualche esempio.

Tu, o marito, potresti credere che se tu dovessi veramente dedicarti alla moglie come Dio dice, mancheresti del bene per te stesso. E perciò, non ti va di sacrificarti per amare la moglie. Non vuoi mancare qualcosa di buono. Facendo così, stai scegliendo di credere alla menzogna anziché a ciò che Dio dichiara. Agendo così non starai bene, e ci saranno brutte conseguenze.

Tu, o moglie, magari non ti va di essere veramente sottomessa a tuo marito in ogni cosa. Forse lui cerca di convincerti di cambiare modo di allevare i figli, ma tu non ne sei convinta. In questo caso, Dio ti comanda di essere sottomessa a tuo marito. Ma tu non vuoi arrenderti in questo campo. Non sei d'accordo con le sue idee. E perciò, ti convinci che fare nel modo in cui dice lui priverebbe troppo i figli. Quindi, credi alla menzogna che tu sai meglio come agire in questo campo e questo ti giustifica a non sottometterti. In altre parole, tu scegli il peccato, rifiutando di ubbidire al comandamento di Dio, perché credi alla menzogna che ribellarsi contro il piano del matrimonio stabilito da Dio ti porterà più bene che sottometterti a Dio e quindi a tuo marito. Anche tu, facendo così, stai credendo alle false promesse del peccato. E ci saranno brutte conseguenze.

E tu figlio o figlia, non vuoi ubbidire ai tuoi genitori, perché tu stai credendo che il peccato può portarti più bene di quanto te ne potrebbe portare l'ubbidienza. Tu credi alla menzogna che ubbidire ai tuoi genitori ti farebbe mancare delle cose belle che conviene avere.

E tu, o credente, non vuoi umiliarti e arrenderti ai principi di Dio in qualche campo della vita, perché non ti va, o ti sembra esagerato, e così cerchi di giustificare la tua posizione. Facendo così, stai credendo alle false promesse del peccato che fare come vuoi tu ti può far stare veramente bene. Stai lasciando spazio al tuo orgoglio, che ti dice che umiliarti ti farà stare male, quando in realtà, l'unico modo per stare bene è di umiliarsi sotto la potente mano di Dio.

Quando scegliamo il peccato, in realtà stiamo credendo alla stessa menzogna. Quando scegliamo di peccare e non vogliamo lasciare il peccato è perché crediamo alla menzogna che il peccato ci porterà più bene e più soddisfazione di quanto ce ne può portare Dio. Non è un confronto che facciamo in modo diretto, ma in realtà stiamo pensando proprio così. Ma questo pensiero è una menzogna, perché solamente Dio può benedirci, solamente Dio può soddisfare il nostro cuore, solamente da Dio possiamo ricevere la vera gioia.

Dio ci manda altri per spingerci a ravvederci

Dio vuole proteggerci da queste menzogne. Perciò spesso Egli manda altre persone a parlarci del nostro peccato, per farci riconoscere che il nostro modo di comportarci o pensare è peccato. Però, il nostro orgoglio ci spinge a non voler ammettere che stiamo peccando. Ci agitiamo, diventiamo difensivi, accusiamo la persona di giudicarci male. E tutto questo senza veramente valutare di cuore ciò che ci dice.

Vi dico una cosa importante. Se un altro credente ti dice che vede un peccato in te, e tu non lo vedi, certamente può essere possibile che egli abbia sbagliato. Però, è molto più probabile che sei tu che non lo stai vedendo. Ricordate che il nostro cuore ci inganna, più di quanto ce ne rendiamo conto. Infatti, in Geremia 17 leggiamo:

“il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente malato; chi lo può conoscere?” (Geremia 17:9 LND)

Anche se preghiamo, chiedendo a Dio di mostrarci il peccato, il nostro orgoglio può ostacolarci dal vederlo. Quindi, dobbiamo essere molto cauti prima di arrivare a pensare con certezza che l’altra persona sbaglia se dice di vedere un peccato in noi. È molto più probabile che noi non lo vediamo. Preghiamo per un cuore veramente umile.

Preghiamo per un cuore che possa umiliarsi davanti a Dio, credendo a Dio quando ci spiega che la via dell'ubbidienza è la via della benedizione. Questo è il messaggio che Dio dava ripetutamente al popolo d'Israele, e questo è il messaggio che Dio dà a noi nel Nuovo Testamento.

È fondamentale guardare a Cristo, e confessare ed abbandonare ogni peccato. Solo così Dio toglierà la sua disciplina e avremo la vera gioia, come abbiamo letto nel Salmo 32.

l’esempio di Caino

Quando consideriamo la nostra stoltezza nel continuare a peccare, sarebbe giusto che Dio rompesse il suo rapporto con noi. Invece il cuore amorevole e misericordioso di Dio vuole farci tornare a Lui. È proprio per questo che Dio ci avverte, e manda anche la sua disciplina, a volte dura.

Riconosciamo il cuore di Dio nell’esempio di Caino. Evidentemente, Dio aveva insegnato ad Adamo, e tramite lui a Caino ed Abele, che dovevano fare dei sacrifici di sangue a Dio. Però, Caino, come anche noi a volte, voleva ubbidire a modo suo, che in realtà non era ubbidienza.

Leggiamo Genesi 4:1-5, notando la differenza fra Caino e Abele.

“1 Ora Adamo conobbe Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino, e disse: "ho acquistato un uomo, dall’Eterno". 2 Poi partorì ancora Abele, suo fratello. E Abele divenne pastore di greggi; mentre Caino divenne lavoratore della terra. 3 Col passare del tempo, avvenne che Caino fece un’offerta di frutti della terra all’eterno; 4 ora Abele offerse anch’egli dei primogeniti del suo gregge e il loro grasso. E l’eterno riguardò Abele e la sua offerta, 5 ma non riguardò Caino e la sua offerta. così Caino ne fu molto irritato, e il suo viso ne fu abbattuto.” (Gen 4:1-5 LND)

Abele, ubbidendo a Dio per fede, fu guardato con favore da Dio. Aveva la gioia della sua salvezza. Invece Caino, facendo a modo suo anziché come Dio gli aveva comandato, non fu guardato con favore da Dio. In altre parole, la mano di Dio si appesantiva su di lui, come abbiamo letto nel Salmo 32.

Qual è stata la reazione di Caino? È diventato contrito di cuore? Si è ravveduto subito davanti a Dio? No, piuttosto è stato come un mulo o come un cavallo. Anziché ravvedersi, ne fu molto irritato. Gli dava fastidio che Dio non lo guardava con favore, mentre guardava Abele molto bene. Il brano dice che il suo viso era abbattuto, quindi, il turbamento del suo cuore era perfino visibile nel suo volto, come lo è solitamente anche in noi.

Caino si era comportato male, e per questo, il Signore lo aveva disciplinato. Caino, sapendo che aveva peccato, e sapendo che il Signore non lo guardava con favore, si indurì nel cuore, e fu irritato. Che cosa meritava Caino da Dio, a questo punto?

Meritava di subire la dura condanna di Dio.

Invece Dio fu paziente con lui, e lento all’ira. I versetti 6 e 7 ci aiutano a capire meglio il cuore di Dio.

“6 Allora l’Eterno disse a Caino: "perché sei tu irritato e perché è il tuo volto abbattuto? 7 Se fai bene non sarai tu accettato? Ma se fai male, il peccato sta spiandoti alla porta e i suoi desideri sono volti a te; ma tu lo devi dominare".” (Gen 4:6-7 LND)

Nonostante la durezza di cuore di Caino, l'Eterno parlò al suo cuore, per aiutarlo a capire che il suo peccato non gli portava alcun beneficio, e che invece, il ravvedimento e l’ubbidienza gli avrebbe portato di nuovo la gioia, che è il senso della frase “se fai bene non sarai tu accettato?”

Tristemente, Caino non si è ravveduto. Quando non ci ravvediamo da un peccato, cadremo sempre più profondamente in altri peccati. Possiamo riconoscere questa triste realtà nella vita di Caino. Quanto è importante abbandonare ogni peccato subito! Altrimenti, cadremo in altri peccati ancora peggiori.

L'unica via è di ravvederci

Ciò che era vero per Caino è vero per noi. Finché continuiamo a persistere in un peccato, non avremo la gioia di Dio, il nostro cuore sarà pesante, e avremo il volto abbattuto. Certamente, possiamo cercare la contentezza in tante altre cose, possiamo ridere esternamente, ma dentro, il nostro cuore sarà sempre aggravato, finché non abbandoniamo il peccato.

Solamente quando confessiamo e abbandoniamo il nostro peccato, la gioia del Signore ci ritornerà.

Non importa quanto ci impegniamo nelle cose buone, non importa quanto preghiamo e quanto leggiamo la Bibbia, e quanto parliamo con altri di Dio, se abbiamo un peccato non confessato, non avremo la gioia del Signore!

Se lasciamo spazio al nostro orgoglio, esso ci farà cadere. Soffriremo inutilmente. L'unica via che porta la gioia della salvezza è di confessare ed abbandonare ogni nostro peccato.

Facciamo i conti

Alla luce di tutto questo, facciamo i conti. Che senso ha rifiutare o rimandare di ravvederci da un peccato? Che vantaggio c’è?

O carissimi, se rifiutiamo di abbandonare un peccato, abbiamo tutto da perdere, e nulla da guadagnare. Invece, se confessiamo e abbandoniamo ogni peccato, abbiamo tutto da guadagnare, e nulla da perdere.

Quindi, quando ti è difficile abbandonare un peccato, ti invito a leggere e meditare sul Salmo 32. Ti invito a leggere della disciplina di Dio in Ebrei 12. Considera la stoltezza della tua situazione. Medita sul fatto che tutte le promesse che il peccato ci fa sono solo delle menzogne, e che solo Dio può benedirti.

Poi, medita sul fatto che solo camminando in ubbidienza, per fede, puoi avere la gioia della salvezza.

Grazie a Dio che Egli ci ama così tanto che quando rifiutiamo di confessare un peccato, Egli ci aggrava di un grande peso. Sarebbe giusto per Dio di punirci eternamente, invece, il nostro buon Padre manda la sua disciplina, a volte dura, per riportarci a Sé.

Se tu oggi hai un cuore aggravato perché la mano di Dio pesa su di te per un peccato, o per più peccati che non hai abbandonato, ti esorto, nel nome di Cristo: pensaci bene. Umiliati davanti a Dio! Scegli la via della gioia. Non tacere! Confessa pienamente il tuo peccato. Ravvediti, e conoscerai il perdono e la gioia di Dio!

Solo umiliandoti, e camminando in ubbidienza in ogni campo della tua vita potrai conoscere la gioia della tua salvezza.

Ricordati anche che tu sei un esempio per altre persone. Questo è vero soprattutto per voi genitori. Il tuo esempio vale molto più delle tue parole. Questo è anche vero per quanto riguarda la tua testimonianza con altri. Viviamo per essere una luce per Cristo.

Vorrei concludere leggendo di nuovo il Salmo 32. O che possiamo camminare in modo da avere la gioia della salvezza.

“1 Beato colui la cui trasgressione è perdonata, il cui peccato è coperto! 2 Beato l’uomo a cui l’eterno non imputa l’iniquità, e nel cui spirito non c’è inganno. 3 Mentre tacevo, le mie ossa si consumavano tra i gemiti che facevo tutto il giorno. 4 Poiché giorno e notte la tua mano pesava su di me, il mio vigore era diventato simile all’arsura d’estate. (Sela) 5 Davanti a te ho riconosciuto il mio peccato, non ho coperto la mia iniquità. ho detto: "confesserò le mie trasgressioni all’eterno," e tu hai perdonato l’iniquità del mio peccato. (Sela) 6 Perciò ogni uomo pio t’invocherà nel tempo che puoi essere trovato, anche se le grandi acque dovessero straripare, esse non giungeranno fino a lui. 7 Tu sei il mio luogo di rifugio, tu mi preserverai dall’avversità, tu mi circonderai di canti di liberazione. (Sela) 8 Ti ammaestrerò e ti insegnerò la via per la quale devi camminare; io ti consiglierò e avrò il mio occhio su di te. 9 Non siate come il cavallo e come il mulo che non hanno intelletto, e la cui bocca bisogna frenare con morso e con briglia, altrimenti non ti si avvicinano. 10 Molti sono i dolori dell’empio, ma chi confida nell’Eterno sarà circondato dalla sua benignità. 11 Rallegratevi nell’Eterno ed esultate, o giusti; mandate grida di gioia voi tutti, retti di cuore.” (Sal 32:1-11 LND)

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