un sermone da Aiuto Biblico

Un sermone
dal Pastore Marco deFelice

Preghiamo che questo sermone ti sarà di aiuto a conoscere di più Dio per mezzo di Gesù Cristo, aumentando la tua fede.

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Come reagiamo quando pecchiamo?

Sermoni di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org per domenica, 24-giugno-2012 ---- cmd ag -----
Parole chiave: peccato, confessare, ravvedimento, come superare il peccato, come essere perdonato.

Ciò che ci fa più male di qualsiasi cosa è il nostro peccato!

Finché siamo in questo corpo, siamo capaci di peccare e infatti a volte pecchiamo. Se siamo in Cristo, non dobbiamo peccare, non è necessario peccare, ma a volte pecchiamo.

La cosa importante è: che cosa fai quando pecchi? Come reagisci? Oggi, voglio considerare: come dobbiamo reagire quando pecchiamo? Che cosa ci insegna la Bibbia?

Il modo in cui tu reagisci quando pecchi è importantissimo, perché determina se il tuo cammino sarà un cammino vittorioso e con la gioia del Signore, oppure se sarà un cammino in cui sarai sconfitto dal tuo peccato, e vivrai senza la gioia e la pace della salvezza.

La Bibbia ci mostra tanti esempi di persone che hanno peccato, e ci mostra anche tante esempi di come hanno reagito davanti al peccato.

Notiamo un esempio di una reazione carnale al peccato che troviamo in 1Re 20. In questo capitolo, leggiamo del re Achab, un re malvagio di Israele. Dio lo aveva comandato a combattere contro la Siria, promettendogli di avere vittoria sulla Siria, e dicendo che doveva uccidere il re di Siria. Dio gli diede la vittoria sulla Siria nella battaglia, ma il re Achab non uccise il re della Siria, ma lo lasciò andare. Per questo, Dio gli mandò un profeta che gli parlò del suo peccato. Notate la reazione di Achab, quando il suo peccato gli venne rivelato. Leggo 1Re 20:35-43.

“35 allora uno dei figli dei profeti disse al suo compagno per ordine dell’eterno: "Colpiscimi!". M questi si rifiutò di colpirlo. 36 Allora il primo gli disse: "poiché non hai ubbidito alla voce dell’Eterno, ecco che appena ti sarai allontanato da me, un leone ti ucciderà". Così, non appena si fu allontanato da lui, un leone lo incontrò e lo uccise. 37 Poi il profeta trovò un altro uomo e gli disse: "Colpiscimi!". Questi lo percosse e lo ferì. 38 Allora il profeta andò ad aspettare il re sulla strada, camuffandosi con una benda sugli occhi. 39 Come il re passava, gli gridò e disse: "il tuo servo era entrato in mezzo alla battaglia, quand’ecco uno si trasse in disparte e mi condusse un uomo, dicendomi: "custodisci quest’uomo; se mai venisse a mancare, la tua vita pagherà per la sua, oppure pagherai un talento d’argento". 40 Mentre il tuo servo era occupato qua e là, quel tale scomparve". Il re d’Israele gli disse: "ecco la tua sentenza; l’hai pronunciata tu stesso". 41 Egli allora si tolse in fretta la benda dagli occhi e il re d’Israele si rese conto che era uno dei profeti. 42 Il profeta quindi disse al re: "così dice l’Eterno: "poiché ti sei lasciato sfuggir di mano l’uomo che io avevo votato allo sterminio, la tua vita pagherà per la sua e il tuo popolo per il suo popolo". 43 Così il re d’Israele tornò a casa sua triste e adirato e si recò a Samaria.” (1Re 20:35-43 LND)

Quando il re Achab sentì del suo peccato, fu rattristato, ma non fu veramente ravveduto. Infatti, se seguiamo la storia, scopriamo che egli continuò a vivere nel peccato, non arrendendosi a Dio. Quindi fu rattristato, ma non fu ravveduto.

Infatti, visto che il peccato porta brutte conseguenze, facilmente possiamo essere rattristati a causa del peccato, senza però essere aggravati per il fatto di aver peccato contro Dio. Piuttosto, possiamo esserne aggravati per il male terreno che esso ci porta, o perché non volevamo mancare le benedizioni di Dio. Ma questo non è la stessa cosa del vero ravvedimento, in cui il peccato stesso ci aggrava perché sappiamo di aver peccato contro Dio.

Esau Ebrei 12:12-17

Un altro esempio di un uomo che era rattristato per il suo peccato senza essere ravveduto è l'esempio di Esaù, fratello di Giacobbe e figlio di Isacco. In Ebrei 12, troviamo un brano che ci parla della condizione del suo cuore. Trovate con me Ebrei 12:12-17. Il contesto è la disciplina di Dio sui veri credenti, e quanto dobbiamo combattere contro il nostro peccato. Notate il cuore di Esaù davanti al suo peccato.

“12 perciò rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia vacillanti, 13 e fate dei sentieri diritti per i vostri piedi, affinché l’arto zoppo non divenga slogato, ma sia piuttosto risanato. 14 Procacciate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore, 15 badando bene che nessuno rimanga privo della grazia di Dio e che non spunti alcuna radice di amarezza, che vi dia molestia e attraverso la quale molti vengano contaminati; 16 e non vi sia alcun fornicatore o profano, come Esaù, che per una vivanda vendette il suo diritto di primogenitura. 17 Voi infatti sapete che in seguito, quando egli volle ereditare la benedizione, fu respinto, benché la richiedesse con lacrime, perché non trovò luogo a pentimento.” (Ebrei 12:12-17 LND)

Notate bene quell'ultimo versetto. Esaù aveva venduto il suo diritto di primogenitura. In seguito, volle ereditare la benedizione, ma fu respinto. La chiedeva con lacrime, era molto rattristato di ciò che il suo peccato aveva provocato. Però, nel suo cuore, pieno di tristezza per il suo peccato, non fu trovato posto per il pentimento. Lui non era ravveduto. Era triste per i risultati del peccato, ma non per il fatto stesso di aver peccato contro Dio.

Sia Achab che Esaù sono esempi di come si può essere rattristati per un peccato, senza esserne ravveduti. Senza il ravvedimento, non c'è perdono, e il peccato rimane nella vita.

2 Corinzi 7 la tristezza del mondo

Un altro brano che ci aiuta a capire che esiste una tristezza che non è da Dio è 2Corinzi 7, in cui Paolo fa riferimento ad una lettera dura che aveva scritto alla Chiesa dei Corinzi, riprendendoli per alcuni loro peccati. In questo brano, egli descrive la gioia che aveva perché i Corinzi avevano avuto la tristezza che viene da Dio, anziché la tristezza del mondo. Leggiamo questo brano, per capire la differenza fra la tristezza del mondo, e la tristezza secondo Dio. Leggo 2Corinzi 7:5-11.

“5 da quando infatti siamo arrivati in Macedonia, la nostra carne non ha avuto requie alcuna, ma siamo stati afflitti in ogni maniera: combattimenti di fuori, paure di dentro. 6 Ma Dio, che consola gli afflitti, ci ha consolati con la venuta di Tito, 7 e non solo con la sua venuta, ma anche con la consolazione da lui ricevuta tra di voi; egli ci ha riferito della vostra grande affezione, del vostro pianto e del vostro zelo per me, per cui mi sono ancor più rallegrato, 8 perché, anche se vi ho contristato con quell’epistola, ora non me ne dispiace anche se mi è dispiaciuto, poiché vedo che quell’epistola, quantunque per breve tempo, vi ha rattristati. 9 Ora mi rallegro, non perché siete stati rattristati, ma perché siete stati rattristati a ravvedimento, poiché siete stati rattristati secondo Dio, affinché in nessuna cosa aveste a ricevere alcun danno da parte nostra. 10 La tristezza secondo Dio infatti produce ravvedimento a salvezza, che non ha rimpianto; ma la tristezza del mondo produce la morte. 11 Infatti, ecco quanta premura ha prodotto in voi l’essere stati rattristati secondo Dio, anzi quale scuse, quale sdegno, quale timore, quale grande affezione quale zelo, quale soddisfazione! in ogni maniera voi avete dimostrato che siete puri in quest’affare.” (2Cor 7:5-11 LND)

Questo brano importantissimo ci mostra che la vera tristezza per il peccato, quella che viene da Dio, porta a ravvedimento e alla salvezza. Notate alcuni dei risultati della tristezza secondo Dio nel versetto 11, che descrive il modo in cui i credenti avevano reagito al rimprovero di Paolo.

"11 Infatti, ecco quanta premura ha prodotto in voi l’essere stati rattristati secondo Dio, anzi quale scuse, quale sdegno, quale timore, quale grande affezione quale zelo, quale soddisfazione! in ogni maniera voi avete dimostrato che siete puri in quest’affare.” (2Cor 7:5-11 LND)

Quando c'è vero ravvedimento per un peccato, quella tristezza produce tanto buon frutto. Produce una vita cambiata, produce un cambiamento di comportamento e di cuore. Produce tristezza per il peccato stesso.

Esiste anche la tristezza del mondo, che non viene da Dio. Uno può essere triste per il suo peccato, ma non cambia il suo comportamento. Questa tristezza non porta al vero ravvedimento, e non porta alla salvezza. E quindi, non produce una vita cambiata.

Perciò, ognuno dovrebbe valutare il proprio cuore. Quali reazioni hai tu quando pecchi? Sei rattristato con quella tristezza che produce ravvedimento e anche un vero cambiamento di comportamento? Sei rattristato perché hai peccato contro Dio, e questo ti aggrava? Questa è la tristezza che viene da Dio!

Quindi, come reagisci quando pecchi?

Allora, come reagisci quando pecchi? Vorrei menzionare alcune reazioni sbagliate, e poi consideriamo la reazione giusta, quella che porta al perdono, alla purificazione, e ad una vita cambiata.

--- Vederti tanto male ed essere abbattuto

Un modo sbagliato in cui reagiamo quando abbiamo peccato è di essere abbattuti, e di vederci molto male. Un esempio di questo atteggiamento sarebbe un marito, che pensa a quanto è mancante. Nelle sue preghiere, potrebbe dire qualcosa come: “O Signore, sono un marito terribile, non tratto assolutamente mia moglie come dovrei! Il nostro rapporto va male. Non importa quanto mi impegno, non riesco a migliorare. O Signore, cambiami!”

Si può avere questo stesso modo di vedersi come padre o madre, come figlio, come uomo o donna sola. Il punto è questo uomo che si vede come grande fallimento. Sembra che nulla cambierà.

A prima vista, questa potrebbe sembrare una giusta reazione al peccato. Però in realtà non rispecchia la tristezza che viene da Dio. Per una cosa, quella persona vede se stessa come un fallimento, ma non pensa in termini del suo peccato davanti a Dio. Spesso, quando ci vediamo tanto male, in un certo senso è il nostro orgoglio che è ferito. Ci fa male che non siamo riusciti a fare meglio di ciò che abbiamo fatto. Siamo molto tristi per la nostra condizione, ma non tanto per il nostro peccato. In più, notate che questo modo di reagire non spinge quella persona a guardare a Gesù Cristo come fonte del perdono. Quella persona desidera grandemente cambiare, vuole crescere, ma non sente il peso del peccato e non è desideroso del perdono. Quindi, questo modo di essere molto abbattuto, e di vedersi come fallimento, non è la stessa cosa della tristezza da Dio. Piuttosto è una tristezza del mondo.

--- Scusarsi,

Un altro modo sbagliato in cui reagiamo quando abbiamo peccato è di scusarci, o in qualche modo giustificare il nostro peccato. Per esempio, uno potrebbe scusarsi spiegando che era stanco, che di solito non si comporta così. Oppure si potrebbe parlare in termini di quanto stress c'era, o qualche altro motivo per far capire che non si sarebbe comportato in quel modo se non ci fosse stata questa o quell'altra situazione. In altre parole, implica che la radice del suo peccato non era dentro di sé, ma al di fuori.

Notate che facendo così, quella persona sta negando la propria colpa. Certamente riconosce di aver fatto male, ma attribuisce quel male alle circostanze, non a qualcosa che veniva dal cuore. In questo modo, non è triste con la tristezza che viene da Dio per il suo peccato. E perciò, chi reagisce così quando pecca non viene perdonato, perché non è veramente ravveduto.

---- Cercare di non pensarci

Un altro modo sbagliato in cui reagiamo quando abbiamo peccato è di cercare di non pensarci. Forse nel cuore sappiamo di aver peccato, ma non vogliamo pensarci, non vogliamo meditare sulla gravità del nostro comportamento, e del peccato nel cuore che ci ha spinto ad agire così. Cerchiamo di non pensarci.

A volte, cerchiamo di evitare di pensare. Cerchiamo di riempire la vita con altre cose, non vogliamo pensare alla nostra condizione spirituale. Non vogliamo pensare a come stiamo camminando. Evitiamo di pensare al nostro peccato. Oppure ci rassegniamo che certamente stiamo camminando male, ma che non c'è niente da fare perché comunque, nulla cambierà. Facendo così, andiamo avanti nel nostro peccato.

Chiaramente, reagire così quando abbiamo peccato non fa altro che lasciare il peccato nella nostra vita, e rendere la nostra coscienza ancora più dura, in modo che diventa sempre più facile peccare di nuovo e in modo ancor più profondo. Infatti, ogni volta che noi lasciamo un peccato nella nostra vita, diventa molto più facile peccare ancora di più, in modo più grave. Ed è per questo che è impossibile restare neutrale con il peccato. O confessiamo il nostro peccato di cuore, per essere perdonati e purificati, oppure il nostro peccato ci trascinerà in peccati sempre più pesanti. Chi ignora il peccato cadrà in peccati sempre più profondi!

Voglio ripetere questa verità, perché è importantissimo che la ricordiamo. Quando noi pecchiamo, se non riconosciamo la gravità del nostro peccato davanti a Dio, per veramente confessarlo, e così ricevere il perdono, quel peccato ci trascinerà a peccare ancora di più. Quindi, se tu non stai camminando bene, se il tuo modo di vivere o di comportarti non è secondo santità, ravvediti finché c'è tempo, prima di cadere ancora più lontano da Dio, dove non vorresti mai arrivare!

La reazione giusta

Abbiamo considerato alcune delle reazioni sbagliate che possiamo avere quando abbiamo peccato. Possiamo essere tristi per la nostra condizione, ma non per il peccato. Possiamo cercare di giustificarci. Oppure, possiamo ignorare il peccato. Tutte e tre portano alla rovina spirituale. Adesso, vorrei considerare la reazione giusta, quella che porta al perdono e alla gioia della salvezza.

Abbiamo già letto 1Corinzi 7, ma vorrei rileggere quel brano per notare il modo giusto di reagire quando abbiamo peccato.

“5 da quando infatti siamo arrivati in Macedonia, la nostra carne non ha avuto requie alcuna, ma siamo stati afflitti in ogni maniera: combattimenti di fuori, paure di dentro. 6 ma Dio, che consola gli afflitti, ci ha consolati con la venuta di Tito, 7 e non solo con la sua venuta, ma anche con la consolazione da lui ricevuta tra di voi; egli ci ha riferito della vostra grande affezione, del vostro pianto e del vostro zelo per me, per cui mi sono ancor più rallegrato, 8 perché, anche se vi ho contristato con quell’epistola, ora non me ne dispiace anche se mi è dispiaciuto, poiché vedo che quell’epistola, quantunque per breve tempo, vi ha rattristati. 9 Ora mi rallegro, non perché siete stati rattristati, ma perché siete stati rattristati a ravvedimento, poiché siete stati rattristati secondo Dio, affinché in nessuna cosa aveste a ricevere alcun danno da parte nostra. 10 La tristezza secondo Dio infatti produce ravvedimento a salvezza, che non ha rimpianto; ma la tristezza del mondo produce la morte. 11 Infatti, ecco quanta premura ha prodotto in voi l’essere stati rattristati secondo Dio, anzi quale scuse, quale sdegno, quale timore, quale grande affezione quale zelo, quale soddisfazione! in ogni maniera voi avete dimostrato che siete puri in quest’affare.” (2Cor 7:5-11 LND)

La reazione giusta da avere quando pecchiamo, quella che porta al ravvedimento per essere perdonati e purificati, è di essere rattristato perché abbiamo peccato contro Dio. Questa tristezza, che viene da Dio, ci spinge a ravvedimento a salvezza. Questa vera tristezza per il peccato produce in noi premura, scuse, sdegno, timore di Dio, e poi anche attributi positivi, come zelo per Dio.

Vorrei leggere un altro brano che ci aiuta a capire come reagire quando pecchiamo. Trovate con me 1Re 8:47-50. Questo brano spiega al popolo di Dio come dovevano reagire per ottenere il perdono dopo che avevano peccato e si trovano sotto la dura disciplina di Dio. Notate che si tratta di un atteggiamento di cuore, e non solamente qualche atto esterno. Leggo 1Re 8:47-50.

“47 se nel paese in cui sono stati deportati rientrano in sé, se tornano a te e ti supplicano nel paese di quelli che li hanno portati in prigionia e dicono: "abbiamo peccato, abbiamo agito iniquamente, abbiamo fatto del male," 48 se tornano a te con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima nel paese dei loro nemici che li hanno deportati e ti pregano rivolti al loro paese che tu hai dato ai loro padri, alla città che tu hai scelto e al tempio che io ho costruito al tuo nome, 49 tu ascolta dal cielo, il luogo della tua dimora, la loro preghiera e la loro supplica e sostieni la loro causa, 50 e perdona al tuo popolo che ha peccato contro di te tutte le trasgressioni che ha commesso contro di te e fa’ che trovino compassione presso coloro che li hanno deportati, affinché questi usino misericordia con loro,” (1Re 8:47-50 LND)

Questo brano descrive il vero ravvedimento, che viene dal profondo del cuore. Questo rappresenta una tristezza secondo Dio, una tristezza per il grave male che avevano compiuto contro Dio.

Cari fratelli e sorelle, quando pecchiamo, abbiamo tanto ma tanto bisogno del perdono di Dio. L'unico modo per ottenere quel perdono è di avere il cuore descritto in questo brano. In altre parole, l'unico modo per ricevere il perdono di cui abbiamo bisogno è se ci umiliamo e confessiamo la gravità del nostro peccato a Dio.

1 Giovanni 1,2

Chiaramente, in un discorso su come reagire quando pecchiamo non possiamo fare a meno di menzionare 1Giovanni 1:8-10. Questo brano ci insegna il giusto modo di reagire quando abbiamo peccato, per ottenere il perdono.

“8 Se diciamo di essere senza peccato inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. 9 Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto, da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. 10 Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo e la sua parola non è in noi. 2:1 Figlioletti miei, vi scrivo queste cose affinché non pecchiate; e se pure qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il padre: Gesù Cristo il giusto. 2 Egli è la propiziazione per i nostri peccati; e non solo per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.” (1Giov 1:8-2:2 LND)

Questo brano ci ricorda che pecchiamo ancora. Ci spiega che dobbiamo riconoscere e confessare di cuore i nostri peccati. Questa è la via che ci porta ad avere il vero perdono, e ad essere anche purificati. Ci ricorda che se noi neghiamo di aver peccato, stiamo facendo bugiardo Dio, e la sua Parola non è in noi. Questa epistola è stata scritta per aiutarci a non peccare, però per quei casi in cui cadiamo nel peccato, ci ricorda che abbiamo un avvocato, Gesù Cristo. Solo in Gesù Cristo possiamo avere il pieno perdono per i peccati. Essendo Gesù l'unica propiziazione per i peccati, in tutto il mondo, dobbiamo rivolgerci a Dio per mezzo di Gesù Cristo per ottenere il perdono di cui abbiamo tanto bisogno ogni volta che pecchiamo. Il nostro peccato è contro Dio!

L'aspetto fondamentale quando abbiamo la vera tristezza per il peccato è di riconoscere che abbiamo offeso Dio con il nostro peccato, e abbiamo bisogno del suo perdono, ed è per questo che guardiamo a Gesù Cristo come Colui che può ottenere il perdono. Vediamo il suo sacrificio come l'unico mezzo per essere perdonati. Questo è il modo da reagire quando pecchiamo. Vivere così porta ad avere vittoria spirituale, e porta alla gioia della salvezza.

Vecchi peccati non confessati

Vorrei considerare qualche caso nella vita per aiutarci a vedere come applicare queste verità. Un campo in cui abbiamo bisogno di riconoscere il nostro peccato sono i vecchi peccati che abbiamo commesso negli anni che però non abbiamo mai confessato a Dio.

Vi faccio alcuni esempi di vecchi peccati che spesso non abbiamo confessato. Per esempio, un genitore sbaglia nel modo di allevare i figli. Magari manca di essere una guida spirituale, oppure è un brutto esempio, lamentandosi anziché accettando umilmente ciò che Dio manda. Oppure scatta spesso di ira, o pecca in qualunque altro modo nei confronti del figlio o dei figli. Forse migliora negli anni, ma non chiede mai perdono per questi anni di peccato. Riconosce che il suo carattere non va bene, ma non riconosce in modo chiaro il suo peccato. Magari man mano negli anni cresce nel carattere, e non si comporta più come una volta, ma non arriva mai a confessare il suo peccato commesso ripetutamente negli anni.

In un caso così, nonostante che quel genitore non si comporti più come si comportava una volta, non è ancora perdonato, perché non ha confessato quel peccato alle persone contro le quali aveva peccato.

Un altro esempio simile sarebbe un marito o una moglie che si comporta male con il coniuge, forse per anni, non rispecchiando ciò che Dio insegna nella Bibbia. Magari man mano comincia a crescere e a non comportarsi più così, però, non arriva mai a veramente confessare il suo peccato commesso ripetutamente negli anni.

Può darsi si tratta di peccati di carattere. Una persona potrebbe essere permalosa, offendendosi facilmente, o potrebbe tendere ad esagerare, o potrebbe essere piena di orgoglio. Quindi in questi casi il peccato non è tanto un'azione che la persona compie, ma è piuttosto un aspetto peccaminoso del carattere, che si esterna in tanti modi. Spesso, in questi casi, la persona non chiede perdono. Magari cresce, e si comporta meglio, ma non confessa mai di cuore il suo peccato, sia a Dio che agli uomini. Finché non lo fa, non ha raggiunto la tristezza secondo Dio, che porta al vero ravvedimento e al perdono.

Ci sono tanti esempi di vecchi peccati che abbiamo fatto, che dobbiamo confessare. Dobbiamo capire che il fatto di non fare più qualcosa non ci dà il perdono. Il perdono arriva quando confessiamo di cuore i nostri peccati a Dio, e anche alle persone contro le quali abbiamo peccato.

Quindi, se tu riconosci che il tuo modo di comportarti nel passato era peccaminoso, anche se ora non sei più così, e non ti sei mai ravveduto da quel peccato, riconoscendo che era un peccato contro Dio, ti esorto oggi, ravvediti! Riconosci che hai peccato contro Dio! Confessa il tuo peccato, pur essendo vecchio, a Dio, e confessalo anche alle persone contro le quali hai peccato!

Questo comprende comportamenti e anche peccati di carattere.

Non ignorare un peccato, anche se lo hai fatto tanto tempo fa. Confessiamo ogni peccato a Dio, quelli di oggi, e quelli vecchi che non abbiamo mai confessato. Così, potremo essere perdonati e purificati.

Perciò

Perciò, valuta bene come reagisci quando pecchi. Non rattristarti secondo la carne. Non flagellarti mentalmente. Piuttosto, riconosci di aver peccato a Dio, e ravvediti davanti a Dio, confessando il tuo peccato a Lui, e anche agli altri contro i quali hai peccato.

Non cercare di giustificare i tuoi peccati. Noi pecchiamo perché il peccato è dentro di noi, non perché le circostanze ci hanno fatto peccare. Quando pecchi, riconoscilo come risultato del peccato nel tuo cuore.

Ed esorto ciascuno a non ignorare il peccato. Ignorare il peccato è come ignorare una grave malattia dentro il corpo. Non guarisce mai da sola, può fare solo più male. Confessiamo i nostri peccati, così conosceremo la gioia della salvezza!

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