Introduzione
Oggi, con l’aiuto di Dio vogliamo studiare la storia di un uomo, Jefte, che Dio ha usato potentemente. Ma questa storia è ricca di lezioni per noi. E, da un certo lato, è una storia molto triste, perché vediamo che Jefte ha peccato, e il suo peccato gli ha portato brutte conseguenze. Ma il suo peccato è un peccato comune, che possiamo avere anche noi. Perciò, seguite attentamente e prego che ciascuno possa valutare sé stesso.
Contesto
Voglio solo ricordare brevemente il contesto in cui ci troviamo. Siamo nel periodo dei giudici, che era un periodo molto triste della storia di Israele. Infatti, Israele si ribellava a Dio, e così Dio mandava su di loro la sua disciplina tramite popoli che li dominavano. Ma poi, al momento giusto, Dio suscitava un giudice che liberasse Israele dai loro nemici. Allora, Israele seguiva Dio, finché il giudice era in vita. Ma poi, quando il giudice moriva, ritornava a peccare contro Dio, cadendo nell’idolatria.
In questa parte della storia di Israele vediamo il cuore di Dio verso Israele, che è lo stesso cuore che ha per noi. Dio è pieno di misericordia e pazienza, e non ci distrugge quando pecchiamo, ma ci chiama a ravvedimento. Quando ci induriamo, ci disciplina, ma anche questo fa parte del suo amore per noi, per spingerci a ravvederci e tornare in comunione con Lui. Dovrebbe solo distruggerci, ma non lo fa. Quanta grazia ha verso di noi!
Il contesto della storia che guarderemo oggi è che Israele aveva abbandonato l’Eterno dandosi all’idolatria, servendo falsi dèi. Così, l’Eterno aveva permesso agli Ammoniti di opprimere Israele, affinché si ravvedesse dall’idolatria. E così è stato. Israele si è ravveduto ed è tornato a servire l’Eterno, perciò l’Eterno ha suscitato per loro Jefte come giudice che li liberasse dagli Ammoniti.
I nostri peccati portano brutte conseguenze
Trovate con me Giudici 11, e seguite mentre inizio a leggere dal v1. Iniziamo leggendo un breve racconto di chi era Jefte e della sua storia.
“1 Or Jefte, il Galaadita, era un uomo forte e valoroso, figlio di una prostituta, ed era stato generato da Galaad. 2 La moglie di Galaad gli partorì altri figli; quando i figli di sua moglie divennero adulti, scacciarono Jefte e gli dissero: "Tu non avrai eredità in casa di nostro padre, perché sei figlio di un’altra donna". 3 Jefte allora fuggì lontano dai suoi fratelli e si stabilì nel paese di Tob. Attorno a Jefte si raccolsero degli uomini di nessun valore, che facevano con lui incursioni.” (Giudici 11:1-3 LND)
Che storia triste. Galaad ha peccato andando con una prostituta. Quel peccato, sul momento, sembrava piacevole e prometteva cose buone. Ma guardate che conseguenze pesanti e brutte ha portato, anche dopo vari anni da quando è stato commesso il peccato.
Il peccato porta brutte conseguenze. I NOSTRI peccati portano brutte conseguenze. E a volte continuano a portare brutte conseguenze anche dopo tanti anni. Raccogliamo quello che seminiamo, e quando seminiamo peccato, ne raccoglieremo le brutte conseguenze.
Galaad ha peccato andando con la prostituta. Ma, pensate: Jefte, il figlio di Galaad, aveva colpa per il fatto di essere nato da una prostituta? Aveva peccato suo padre, ma Jefte in questo non aveva peccato. Era solo il figlio. Però, per gelosia, vedendosi superiori, i suoi fratellastri l’hanno cacciato. Che triste!
Notiamo però che, dopo un po’ di tempo, quando è arrivato un grave problema, le persone della città volevano l’aiuto di Jefte. Leggo dal v4.
“4 Qualche tempo dopo i figli di Ammon mossero guerra a Israele. 5 Quando i figli di Ammon iniziarono a far guerra contro Israele, gli anziani di Galaad andarono a cercare Jefte nel paese di Tob; 6 e dissero a Jefte: "Vieni e sii nostro capitano, per combattere contro i figli di Ammon". 7 Ma Jefte rispose agli anziani di Galaad: "Non mi avete voi odiato e scacciato dalla casa di mio padre? Perché venite da me ora che siete nell’avversità?". 8 Gli anziani di Galaad dissero a Jefte: "È proprio per questo che siamo tornati ora da te, affinché tu venga con noi a combattere contro i figli di Ammon e sia nostro capo su tutti gli abitanti di Galaad". 9 Allora Jefte rispose agli anziani di Galaad: "Se mi riconducete da voi per combattere contro i figli di Ammon, e l’Eterno li dà in mio potere, sarò io vostro capo?". 10 Gli anziani di Galaad dissero a Jefte: "L’Eterno sia testimone fra noi, se non facciamo come hai detto". 11 Jefte quindi andò con gli anziani di Galaad e il popolo lo costituì suo capo e condottiero; e Jefte ripeté davanti all’Eterno a Mitspah tutte le parole da lui dette prima.” (Giudici 11:4-11 LND)
Quanto vediamo il cuore dell’uomo qua! Prima avevano cacciato Jefte, ma poi, quando avevano bisogno di lui, andavano in cerca di lui. Che triste!
Ma fratelli, a volte abbiamo anche noi lo stesso cuore. Siamo pronti a criticare qualcuno, o non vogliamo avere a che fare con qualcuno, finché non abbiamo bisogno di quella persona. Questo rivela che non abbiamo veramente a cuore quella persona, e non vediamo il valore di quella persona in sé, piuttosto, “usiamo” quella persona per ottenere quello che ci serve. Quando agiamo così, effettivamente, invece di vedere gli altri come persone preziose che Dio ha creato, li vediamo piuttosto come strumenti per raggiungere i nostri traguardi. E questo è malvagio!
Che Dio ci aiuti a riconoscere questo cuore malvagio quando viviamo così!
Quindi, Jefte ha accettato la richiesta degli uomini di Galaad, con la condizione che, se Dio gli avesse dato vittoria, lui sarebbe diventato il loro capo. Perciò, Jefte divenne il capo e condottiero di Galaad.
Il conflitto con gli ammoniti
Fratelli, fermiamoci un attimo a riflettere su un principio molto importante: quello che crediamo cambia come vediamo la realtà.
A volte, siamo convinti di qualcosa e quindi vediamo la realtà in base a quello. In altre parole, vediamo la realtà tramite un nostro filtro, il filtro di quello che crediamo o pensiamo. Questo è normale. Il problema, però, è che se quello che crediamo è falso, può portarci molto fuori strada, e può portarci a fare gravi errori. Tenete questo in mente.
Nei prossimi versetti leggiamo del re di Ammon, che è un forte esempio per noi. Infatti, il suo modo storto di vedere le cose gli ha portato gravissimi problemi. Seguite mentre leggo dal v12 e notate cosa credeva il re di Ammon.
“12 Poi Jefte inviò messaggeri al re dei figli di Ammon per dirgli: "Che c’è fra me e te, perché tu venga contro di me a far guerra nel mio paese?". 13 Il re dei figli di Ammon rispose ai messaggeri di Jefte: "Perché, quando Israele salì dall’Egitto, si impadronì del mio paese, dall’Arnon fino allo Jabbok e al Giordano. Ora dunque restituisci queste terre amichevolmente".” (Giudici 11:12-13 LND)
Cosa credeva il re di Ammon? Aveva un forte punto di vista in questa faccenda. Secondo lui, chi aveva tutta la colpa? Israele!
Cercava motivi per fare guerra, o per ottenere terra, nonostante che le cose erano state così per trecento anni, che era un periodo lunghissimo.
Adesso, notiamo il punto di vista di Jefte. Quello che credeva il re di Ammon, in sé, era vero. Ma era tutta la verità? Leggo dal v14.
“14 Jefte inviò di nuovo messaggeri al re dei figli di Ammon per dirgli: 15 "Così dice Jefte: Israele non si impadronì del paese di Moab, né del paese dei figli di Ammon; 16 quando però Israele salì dall’Egitto e attraversò il deserto fino al mar Rosso e giunse a Kadesh, 17 inviò messaggeri al re di Edom per dirgli: “Ti prego lasciami passare per il tuo paese”; ma il re di Edom non acconsentì. Mandò pure messaggeri al re di Moab, ma anch’egli rifiutò. Così Israele rimase a Kadesh. 18 Camminando poi per il deserto, girò attorno al paese di Edom e al paese di Moab e giunse a oriente del paese di Moab; e si accampò di là dall’Arnon, senza entrare nel territorio di Moab perché l’Arnon segna il confine di Moab. 19 Israele quindi inviò messaggeri a Sihon, re degli Amorei, re di Heshbon, e gli disse: “Ti preghiamo, lasciaci passare attraverso il tuo paese per arrivare al nostro”. 20 Ma Sihon non si fidò a lasciar passare Israele per il suo territorio; anzi Sihon radunò tutta la sua gente, si accampò a Jahats e combattè contro Israele. 21 Ma l’Eterno, il DIO d’Israele, diede Sihon e tutta la sua gente nelle mani d’Israele, che li sconfisse; così Israele conquistò tutto il paese degli Amorei, che abitavano quella regione; 22 conquistò tutto il territorio degli Amorei, dall’Arnon allo Jabbok e dal deserto al Giordano. 23 E ora che l’Eterno, il DIO d’Israele, ha scacciato gli Amorei davanti al suo popolo d’Israele, vorresti possedere il loro paese? 24 Non possiedi tu quello che Kemosh, il tuo dio, ti ha dato di possedere? Così anche noi possederemo il paese di quelli che l’Eterno ha scacciato davanti a noi. 25 Sei tu forse da più di Balak, figlio di Tsippor, re di Moab? Contese egli forse con Israele, o gli fece guerra? 26 Sono trecento anni che Israele abita ad Heshbon e nei suoi villaggi limitrofi, ad Aroer e nei suoi villaggi limitrofi e in tutte le città sulle sponde dell’Arnon; perché non gliele avete tolte durante questo tempo? 27 Perciò io non ti ho fatto alcun torto, e tu agisci male verso di me, muovendomi guerra. L’Eterno, il giudice, faccia oggi giustizia tra i figli d’Israele e i figli di Ammon!". 28 Ma il re dei figli di Ammon non diede ascolto alle parole che Jefte gli aveva mandato a dire.” (Giudici 11:14-28 LND)
Il re degli Ammoniti, credeva tutta la verità, o solo una parte della verità? Credeva solo una parte della verità. Perciò, visto che stava escludendo tutta un’altra parte sostanziale della verità, stava credendo una menzogna. Ricordate che quando diciamo, o crediamo, qualcosa che in sé è vero, ma che esclude tutta un’altra parte della verità, stiamo dicendo, o credendo, una menzogna. La cosa in sé è vera, ma visto che esclude un’altra parte importante della verità, che cambia il senso generale, anche se la cosa è vera in sé, non è tutta la verità. Allora è una menzogna. Il re degli Ammoniti credeva una menzogna.
Jefte, però, ha agito con grande saggezza. Ha cercato la pace, cercando di fare ragionare il re degli Ammoniti, piuttosto di cercare la guerra. In questo è un esempio per noi. Come reagisci quando qualcuno vuole litigare con te, oppure ti accusa falsamente? Ti arrabbi, vai sul contrattacco, oppure cerchi la pace, cercando di calmare gli animi? Oh prego che assomiglieremo sempre più a Cristo, essendo mansueti e umili.
Tristemente, il re degli Ammoniti era un uomo orgoglioso. Infatti, cos’ha fatto quando ha sentito il messaggio di Jefte? Non gli ha dato ascolto. Aveva orgoglio. Era fermo nella sua posizione, anche se era sbagliata, e anche se era evidente che lo avrebbe portato a combattere una guerra ingiusta. Vedremo che effettivamente è andato in guerra, ma ha subito una grandissima sconfitta.
Applichiamo a noi
Allora, come possiamo applicare tutto questo a noi?
Ti faccio una domanda. Ti è mai capitato di essere fermamente convinto di qualcosa, che però non era tutta la verità? Magari eri convinto di qualcosa che in sé era vero, ma non era tutta la verità? E così eri pronto a combattere, ma per qualcosa che non era neanche tutta la verità?
Fratelli, a volte il nostro orgoglio ci acceca, e non vediamo quello che è palese e ovvio, e questo ci porta a trovarci in situazioni brutte, e ci crea problemi che potevamo evitare. Ci scontriamo con gli altri, litighiamo, creiamo tensione nei rapporti, teniamo il muso.
Pensate al re di Ammon. Aveva pieno torto in questa faccenda, ma non si umiliava ad ascoltare quello che Jefte gli aveva mandato a dire. Non seguiamo il suo esempio! Vedremo fra poco che gli ha portato solo brutte conseguenze.
Quando qualcuno ti parla per mostrarti che stai sbagliando, sei umile e pronto ad ascoltare? Sei pronto a rivalutare e a mettere in questione quello che credi? Questa è vera umiltà. Oppure, sei pieno di orgoglio, come il re degli ammoniti, e non ascolti quando uno ti parla? Abbiamo bisogno di chi ci parla per mostrarci i nostri peccati e per aiutarci a rivalutare quello che crediamo, ed è un dono da Dio quando qualcuno viene da noi a parlarci. Quanto è stolto quando rifiutiamo!
Il re degli ammoniti è un esempio per noi nella sua stoltezza e nel suo orgoglio. Ma ti invito a valutare se anche tu hai questi peccati nella tua vita. Se riconosci di avere questi peccati, ravvediti e chiedi a Dio di cambiare il tuo cuore. È triste, ma vedremo che il peccato di questo re gli ha portato bruttissime conseguenze, e lo ha portato dove lui non avrebbe voluto arrivare.
Jefte fa un voto all’Eterno
Quindi, Jefte si è messo al servizio di Dio per liberare il suo popolo dagli ammoniti. Era tutto gestito da Dio. Ma Jefte, tristemente, quando è andato in battaglia, ha peccato. Seguite mentre leggo dal v29. Consideriamo il peccato di Jefte, perché ci sono lezioni importanti per noi.
“29 Allora lo Spirito dell’Eterno venne su Jefte, ed egli attraversò Galaad e Manasse, passò a Mitspah di Galaad e da Mitspah di Galaad mosse contro i figli di Ammon. 30 Jefte fece un voto all’Eterno e disse: "Se tu mi dai nelle mani i figli di Ammon, 31 ciò che uscirà dalle porte di casa mia per venirmi incontro quando tornerò in pace dai figli di Ammon apparterrà all’Eterno, e io l’offrirò in olocausto".” (Giudici 11:29-31 LND)
Jefte si è lasciato prendere dalla situazione, ed ha agito impulsivamente facendo questo voto a Dio. Facendo questo voto si stava obbligando davanti a Dio a fare qualcosa, che però non era quello che Dio voleva da Lui. Dio non voleva che sacrificasse qualcuno di casa sua.
Infatti, quando mai nella Bibbia un uomo doveva offrire di dare qualcosa a Dio per poter avere l’aiuto di Dio? Pensate agli altri giudici. Pensate a tantissimi altri esempi nella storia di Israele. Dio operava per grazia, non perché gli uomini gli offrivano qualcosa in cambio. Ma Jefte aveva un concetto sbagliato di Dio.
Dio aveva scelto di usare Jefte per liberare Israele. Ma Jefte credeva di dover convincere Dio per ottenere l’aiuto di Dio. E così ha fatto il giuramento di sacrificare qualcuno. Quello che Jefte ha fatto era sbagliato. Dio ci cura per grazia, non perché gli promettiamo qualcosa in cambio.
Jefte ha fatto un voto all’Eterno. Un voto è un’obbligazione molto forte davanti a Dio. Qui vediamo che Jefte è stato impulsivo, e così ha promesso a Dio qualcosa di cui poi si sarebbe pentito. Non è chiaro cosa significa il voto di Jefte, e non è detto che sacrificare a Dio la prima persona che sarebbe uscita da casa sua volesse necessariamente dire ucciderla. Ma, in ogni caso, era una forte obbligazione che Jefte si era preso davanti a Dio.
E tu?
Allora, anche qua, pensiamo a noi. Hai mai fatto come Jefte? Sei mai stato preso con una situazione, o con una prova, e così hai preso qualche impegno davanti a Dio per sperare di ottenere il suo aiuto? E, magari, solo dopo hai riconosciuto che quell’impegno che avevi preso non era ben pensato, e che non potevi adempierlo. Hai mai detto: “Signore, liberami da questa prova, e io faro così…!”, o qualcosa di simile?
Il problema è che, quando facciamo così, stiamo cercando di comprare l’aiuto di Dio. Dio opera per grazia, non perché possiamo ripagarLo in qualche modo.
Poi, notate un’altra cosa. Dio non aveva chiesto a Jefte di sacrificare qualcuno di casa sua. Era tutta una scelta di Jefte. Che forte esempio di quanto il peccato di impulsività ci porta brutte conseguenze.
Dio ci insegna ad essere ponderati, lenti a parlare, ad avere buon senno. Questo è tutto il contrario di essere impulsivi. Per esempio, vi ricordate cosa dice Giacomo 1:19?
“19 Perciò, fratelli miei carissimi, sia ogni uomo pronto ad ascoltare, lento a parlare e lento all’ira,” (Giacomo 1:19 LND)
Quanto è importante che impariamo ad essere lenti a parlare. È il contrario di essere impulsivi e riguarda certamente il parlare, ma in generale, riguarda tutto il comportamento di ogni credente. Che Dio ci aiuti ad essere sempre più così.
Dio dà vittoria a Jefte
Così, dopo aver fatto questo voto all’Eterno, Jefte è andato in battaglia. Dio l’ha benedetto dandogli vittoria sugli Ammoniti. Ma il motivo per cui Dio gli ha dato vittoria NON era il votoche aveva fatto, piuttosto, era solo la cura di Dio per il suo popolo. Leggo i vv32-33.
“32 Così Jefte marciò contro i figli di Ammon per far loro guerra, e l’Eterno glieli diede nelle mani. 33 Egli li sconfisse facendone una grande strage, da Aroer fino verso Minnith (prendendo loro venti città) e fino ad Abel-Keramim. Così i figli di Ammon furono umiliati davanti ai figli d’Israele.” (Giudici 11:32-33 LND)
Dio ha dato una grande vittoria ad Israele, per mano di Jefte, ed era la cura di Dio per il suo popolo. Dio aveva mandato gli Ammoniti per opprimere Israele, ma al momento giusto, ha dato vittoria ad Israele sugli Ammoniti.
Questo è il cuore di Dio, che non abbandona il suo popolo ma piuttosto se ne prende cura teneramente.
Jefte torna a casa
Dopo la battaglia, Jefte è ritornato a casa. Aveva fatto un voto impulsivo promettendo a Dio che, se gli avesse dato vittoria, lui avrebbe sacrificato a Dio la prima persona che sarebbe uscita da casa sua al suo ritorno. Adesso, Dio gli aveva dato la vittoria, per cui Jefte avrebbe dovuto adempiere il voto che aveva fatto all’Eterno.
Era sbagliato fare quel voto. Ma un voto fatto è da mantenere, tranne quando l’adempimento sarebbe un peccato. Se uno fa un voto di aiutare qualcuno a fare un reato, non dovrebbe mantenere quel voto. Piuttosto, dovrebbe confessare il peccato di aver fatto un voto sbagliato. Jefte avrebbe dovuto fare così.
Tenete in mente, però, che Dio non gli ha dato la vittoria perché Jefte aveva fatto quel voto. Piuttosto, Dio gli ha dato vittoria perché era il suo piano di liberare Israele dagli Ammoniti. Quindi, non dobbiamo vedere la vittoria come una conferma che il voto di Jefte era buono.
Andiamo avanti con la storia, e seguite mentre leggiamo cos’è successo al ritorno di Jefte. Leggo dal v34.
“34 Poi Jefte ritornò a casa sua, a Mitspah; ed ecco uscirgli incontro sua figlia con tamburelli e danze. Essa era l’unica figlia, perché egli non aveva altri figli o figlie. 35 Come la vide, si stracciò le vesti e disse: "Ah, figlia mia, tu mi rendi grandemente infelice, tu mi porti sventura! Io ho dato la mia parola all’Eterno e non posso tirarmi indietro".” (Giudici 11:34-35 LND)
Jefte è tornato a casa, e la prima persona che gli è andata incontro era la sua unica figlia. Adesso, quando era ormai troppo tardi, Jefte si è reso conto del peso di quello che aveva promesso in voto all’Eterno.
Tenete in mente che il ragionamento di Jefte era molto sbagliato, infatti agiva in base a una dottrina sbagliata che credeva. Quanto è pericoloso quando facciamo così! Tu sai che quello che credi è giusto? Quanto è importante che siamo sicuri che quello che crediamo è veramente biblico ed è veramente quello che Dio vuole.
Però, nonostante la pesantezza di quello che Jefte aveva promesso a Dio, notate come ha risposto sua figlia. Lei non capiva che, dottrinalmente, suo padre sbagliava. Lei, nella sua semplicità, si fidava della dottrina del padre. Notiamo il cuore umile e timorato di Dio che questa figlia aveva. Che cuore aveva! Leggo dal v36.
“36 Ella gli disse: "Padre mio, se hai dato la tua parola all’Eterno, fa’ di me secondo ciò che è uscito dalla tua bocca, perché l’Eterno ti ha vendicato dei tuoi nemici, i figli di Ammon". 37 Poi disse a suo padre: "Mi sia concesso questo: lasciami libera per due mesi, affinché possa andare in giro per i monti a piangere la mia verginità con le mie compagne". 38 Egli le rispose: "Va’!". E la lasciò andare per due mesi. Così ella se ne andò con le sue compagne e pianse sui monti la sua verginità.” (Giudici 11:36-38 LND)
Che cuore! Si capisce che lei capiva qual era il voto di suo padre, e cosa doveva fare di lei. Eppure, comunque, era pronta. Aveva grande timore di Dio e un senso di voler fare quello che è giusto davanti a Dio, nonostante il costo. Allora chiedo a ciascuno di noi: tu hai quel cuore? Sei pronto a fare la cosa giusta anche quando ti costa caro?
L’unica cosa che questa figlia ha chiesto era di poter avere due mesi per piangere la sua verginità, e il padre gliel’ha concesso. Alla fine dei due mesi, la figlia è tornata da suo padre, e leggiamo di come è finita la storia. Leggo dal v39.
“39 Alla fine dei due mesi ella tornò da suo padre; ed egli fece di lei secondo il voto che aveva fatto. Ella non conobbe uomo. Così divenne usanza in Israele 40 che le figlie d’Israele vanno tutti gli anni a piangere la figlia di Jefte, il Galaadita, per quattro giorni.” (Giudici 11:39-40 LND)
Questa è una storia molto triste. Jefte ha peccato essendo impulsivo, e il suo peccato ha portato le sue conseguenze amare. Fratelli e sorelle, i nostri peccati ci portano sempre del male. Il peccato di impulsività ci porta del male.
Dio ci insegna l’importanza della prudenza, in contrasto con l’impulsività. Troviamo questo principio in tanti brani. Per esempio, in Proverbi 8:12, che dice:
“Io, la sapienza, sto con la prudenza e trovo la conoscenza della riflessione.” (Proverbi 8:12 LND)
La sapienza e la prudenza vanno insieme. Chi non è prudente, ma impulsivo, è stolto, e arriverà a fare cose che gli porteranno tanto male.
Un altro versetto è in Proverbi 16:32. Ve lo leggo.
“Chi è lento all’ira val più di un forte guerriero, e chi domina il suo spirito val più di chi espugna una città.” (Proverbi 16:32 LND)
Saper dominare il proprio spirito è il contrario di essere impulsivi. Vuol dire avere autocontrollo e non lasciarsi prendere dalle circostanze o dalle emozioni. La vera forza non è la forza fisica di un forte guerriero, ma la forza, con l’aiuto di Dio, di dominare il proprio cuore, che di natura è carnale e intemperante.
Questi sono solo due brani, ma troviamo lo stesso principio in tutta la Bibbia. Quanto è importante, come credenti, che siamo ponderati, riflessivi, prudenti, piuttosto che impulsivi. Per qualcuno l’impulsività è un peccato di carattere. Per qualcun altro può essere solo qualche caduta. Sia che sia un peccato di carattere, sia che sia solo qualche caduta sporadica, prego che saremo pronti a riconoscere questo grave peccato per confessarlo e ritornare a camminare rettamente davanti a Dio.
A volte, però, il peccato di impulsività in realtà nasconde altri peccati più profondi e radicati. Per esempio, potrei essere impulsivo nelle decisioni che prendo perché non ho voglia di prendere il tempo per valutare bene. In quel caso l’impulsività è solo un frutto del peccato più profondo di dare spazio alla mia carne. Quindi, se ti trovi a cadere spesso nell’essere impulsivo è importante che ti fermi per valutare bene, a fondo, se ci sono altri peccati di fondo, più subdoli e radicati, che non stai riconoscendo e confessando.
Conclusione
Prego che la storia di Jefte ci abbia colpiti. Prego che rifletteremo su questi due esempi brutti che abbiamo visto oggi.
Abbiamo visto l’esempio del re degli ammoniti, che non agiva in base alla verità, ed era stolto e orgoglioso. Camminiamo nella verità, con umiltà, essendo pronti a rivalutare quello che crediamo perché, spesso, possiamo avere pensieri falsi e il nostro cuore può ingannarci.
E abbiamo visto anche l’esempio di Jefte, questo uomo di cui Dio si è servito potentemente, ma che è caduto nel peccato di essere impulsivo. E il suo peccato gli ha portato brutte conseguenze. Osserviamo Jefte per non seguire il suo esempio. Camminiamo con prudenza davanti a Dio, essendo ponderati. Questa è la via benedetta che Dio ha per noi.
E se riconosci di avere uno di questi peccati, non disperarti. Piuttosto, corri a Dio per confessare il tuo peccato, per ricevere il perdono, e per riprendere il cammino avendo più di Cristo.
Che Dio ci guidi in questo!