Aiuto Biblico

I Frutti del Peccato non Confessato

Giudici 12:1-7

sermone di Leonardo Bevilacqua, www.Aiutobiblico.org per domenica, 25 maggio 2025
Descrizione: Dopo la battaglia che Jefte aveva vinto contro gli Ammoniti, la tribù di Efraim andò da lui, con ira e odio. Il loro peccato li aveva portati perfino ad odiare i loro stessi fratelli. Impariamo da Efraim per non seguire il loro esempio.
parole chiave: Giudici, Jefte, Efraim, odio, peccato, confessare, famiglia, rapporti

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Introduzione

Fra tutti i rapporti che Dio ti ha dato, dove si vede di più quello che c’è veramente nel tuo cuore? In quali rapporti esce di più quello che hai dentro?

Siamo bravi a portare una maschera e a nascondere a quelli di fuori quello che abbiamo dentro di noi, ma, soprattutto in casa, nella nostra famiglia, viene fuori quello che abbiamo dentro.

Quale cuore hai verso quelli della tua famiglia? E verso i fratelli e sorelle in chiesa?

Oggi vogliamo studiare un avvenimento nella storia di Israele che ci ricorda quanto il nostro peccato ci allontana da Dio, e quanto male possiamo arrivare a fare, anche alle persone più strette a noi, che diciamo di amare.

Prego che Dio userà questo sermone per parlare ai nostri cuori!

Contesto

Nell’ultimo sermone abbiamo studiato Giudici 11, dove vediamo come Dio si è servito di Jefte per liberare il suo popolo dagli Ammoniti. Se vi ricordate, Jefte era andato in battaglia contro gli Ammoniti e Dio gli aveva dato vittoria. Questo nonostante che Jefte avesse peccato agendo impulsivamente, facendo un voto all’Eterno, che non avrebbe dovuto fare. Abbiamo visto quanto è brutto e quanto male ci porta il peccato di impulsività.

Ma vi ricordate qual era il motivo per cui Dio aveva permesso agli Ammoniti di opprimere Israele? Quella era la disciplina di Dio sul suo popolo perché si erano allontanati da Lui, peccando contro di Lui, e non si stavano ravvedendo. In Giudici 10:7-9 leggiamo di come era la disciplina di Dio. Ve lo leggo.

“7 Così l’ira dell’Eterno si accese contro Israele, ed egli li diede nelle mani dei Filistei e nelle mani dei figli di Ammon. 8 In quell’anno essi molestarono ed oppressero i figli d’Israele; per diciotto anni essi oppressero tutti i figli d’Israele che erano di là dal Giordano, nel paese degli Amorei, che è in Galaad. 9 Poi i figli di Ammon passarono il Giordano per combattere anche contro Giuda, contro Beniamino e contro la casa di Efraim; e Israele si trovò in una grande avversità.” (Giudici 10:7-9 LND)

La disciplina di Dio sul suo popolo era durissima, perché Israele stava peccando contro Dio, e non si era ravveduto. La disciplina è durissima, è terribile. Allo stesso tempo, però, la disciplina è uno strumento di grazia che Dio usa per farci ritornare a Lui quando ci induriamo nel nostro peccato e non vogliamo ravvederci. Se Dio non ci disciplinasse, rimarremmo duri nei nostri peccati, lontani da Dio.

Israele si era indurito e perciò Dio lo ha disciplinato, per farlo ritornare a sé. Però, quando si sono ravveduti, Dio ha tolto la sua disciplina servendosi di Jefte, che ha combattuto contro gli Ammoniti, e Dio gli ha dato vittoria.

In Giudici 10:9, che abbiamo appena letto, troviamo un dettaglio importante che dobbiamo tenere in mente per capire il brano che guarderemo oggi. Infatti, nel v9 leggiamo che anche la tribù di Efraim era fra quelle che erano sotto la disciplina di Dio. Tenete questo in mente, perché sarà importante per dopo.

Il peccato di Efraim

Oggi guarderemo insieme quello che è successo dopo che Jefte ha avuto vittoria sugli Ammoniti. Questa è la storia molto triste di un grave peccato della tribù di Efraim e delle gravissime conseguenze che quel peccato ha portato. Trovate con me Giudici 12 e seguite mentre leggo dal v1.

“1 Or gli uomini di Efraim si radunarono, passarono a Tsafon e dissero a Jefte: "Perché sei andato a combattere contro i figli di Ammon e non ci hai chiamati per andare con te? Noi bruceremo la tua casa con te dentro".” (Giudici 12:1 LND)

Che triste! Dio aveva liberato Israele dall’oppressione dei loro nemici. E quelli di Efraim erano tra quelli che Dio aveva liberato, mostrando loro grandissima misericordia. Non meritavano la liberazione, ma Dio ha scelto di avere pietà di loro e di non abbandonarli nelle mani dei loro nemici.

A questo punto, dopo una liberazione così grande, dopo una dimostrazione così grande dell’amore di Dio, tutto Israele avrebbe dovuto avere un cuore pieno di ringraziamento e lode a Dio. Questa liberazione era solo grazia da parte di Dio. Dio avrebbe dovuto distruggerli a causa del loro peccato, ma invece aveva mostrato loro grazia e li aveva liberati.

Ma nonostante quanto era grande quello che Dio aveva fatto per loro, gli uomini di Efraim non avevano un cuore pieno di gioia e ringraziamento, anzi. Piuttosto, erano arrabbiati con Jefte perché non li aveva chiamati per andare in battaglia con lui. Che grave peccato!

Pensate con me: perché avrebbero avuto una reazione così forte? Perché avrebbero voluto così tanto andare in battaglia con Jefte, rischiando la vita? Questi uomini erano pieni di orgoglio. Volevano avere anche loro una parte nella vittoria. Volevano avere la gloria di essere vincitori. Non volevano essere esclusi. Ma visto che erano stati esclusi dalla battaglia, non potevano avere quella gloria. E per questo erano furiosi. Avevano un fortissimo peccato di orgoglio e anche di gelosia. Volevano LORO gloria per loro stessi.

E questo loro grave peccato li ha portati ad odiare profondamente Jefte. Avevano così tanto odio nel cuore che erano pronti a bruciare Jefte e la sua casa.

Fratelli, pensate: erano uno stesso popolo! Erano tutti i discendenti di Giacobbe, chiamato anche Israele! Come potevano arrivare a tanto?

Quando lasciamo correre il nostro peccato, quando non ci ravvediamo e non lo confessiamo subito, il nostro peccato può portarci a fare tanto male, anche alle persone che diciamo di amare e che sono più preziose per noi.

Il peccato di Efraim, il loro orgoglio e gelosia, l’hanno portato ad odiare profondamente i loro fratelli. Che triste!

In realtà, se ci pensate, non erano solo orgogliosi e pieni di gelosia, ma erano anche egoisti. Pensate con me: a chi stavano pensando? Stavano pensando solo a loro stessi. Non avevano a cuore il bene del loro popolo. Non si sentivano parte del popolo di Israele. Piuttosto, guardavano ai propri interessi, come tribù.

Ricordate che anche loro erano oppressi dagli Ammoniti, anche loro erano sotto la disciplina di Dio. Perciò, il fatto che Dio avesse liberato Israele dagli Ammoniti per mano di Jefte li riguardava direttamente. Anzi, di fronte a questa grande liberazione, che era da Dio e solo per grazia, nonostante i loro peccati, di fronte ad una liberazione così avrebbero dovuto essere solo pieni di gioia e ringraziamento a Dio. Non solo, ma avrebbero dovuto avere profonda gratitudine anche nei confronti di Jefte, che era andato in battaglia anche per loro. E invece, di cosa erano pieni? Di gioia e ringraziamento? Tutt’altro! Erano pieni di orgoglio, gelosia e egoismo. Pensavano solo a sé stessi e alla gloria che avevano perso non andando loro stessi in battaglia. Che forte esempio per noi! Quanto possiamo essere accecati dal nostro peccato, e piuttosto di essere grati a Dio per la sua immensa grazia, ci lamentiamo per quello che non abbiamo, e vogliamo di più, correndo dietro alle menzogne del peccato.

E tu, in famiglia e in chiesa?

Il comportamento di questi uomini è un forte esempio per noi, un esempio da NON seguire. Le nostre circostanze di vita sono molto diverse dalle loro. Eppure, anche noi ci troviamo ad affrontare situazioni simili, soprattutto in casa e in chiesa.

Questo uomini non si vedevano come parte del popolo di Dio. Si identificavano come tribù, ma non si identificavano come il popolo di Dio, che comprendeva anche le altre tribù. E avevano a cuore i loro propri interessi, piuttosto che gli interessi del popolo, in grande.

Allora, a ciascuno chiedo: e tu? Come ti vedi in famiglia? Ti vedi come parte della tua famiglia, e perciò ti importa il bene della tua famiglia? O pensi solo a te stesso? Nella tua famiglia c’è pace, c’è gioia, c’è amore, oppure c’è concorrenza?Tu, marito, cerchi di fare i tuoi interessi per soddisfare il tuo cuore? Tu, moglie, cerchi di fare i tuoi interessi per soddisfare il tuo cuore? I figli vivono per la famiglia, oppure cercano ognuno i propri interessi?

È facile vedere il peccato di Efraim. Ma non ci aiuta se non ci spinge a fermarci a riflettere su come stiamo camminando NOI. Stiamo camminando in unità in famiglia, vedendoci parte della stessa famiglia?

Fratelli, questi principi valgono per la famiglia, ma valgono anche per la chiesa. Dio ci insegna che come chiesa siamo un corpo. Allora, ti chiedo: quale cuore hai per la tua chiesa, il corpo locale di cui fai parte? Ti vedi parte del corpo di Cristo, e perciò ti adoperi per il bene del corpo? Oppure cerchi di ottenere dalla chiesa quello che può soddisfare il tuo cuore? Vivi i rapporti in chiesa volendo dare agli altri, o volendo ricevere per te stesso?

Oh che possiamo esaminare i nostri cuori onestamente. Che Dio ci apra gli occhi per vedere quando pecchiamo vivendo in modo egoista, cercando i nostri interessi piuttosto di vederci come parte della famiglia e del corpo di Cristo, e spendendoci per il bene degli altri. È un peccato grave quando non viviamo così, un peccato che ci porta lontano da Dio e ci ostacola dall’essere veramente benedetti.

Non era un peccato nuovo

Però, in questa storia c’è qualcosa che è ancora più triste. Infatti, questo comportamento non era nuovo per la tribù di Efraim. Se vi ricordate, avevano peccato allo stesso modo, tempo prima, con Gedeone. Leggiamo di quella volta in Giudici 8:1. Ve lo leggo

“1 Gli uomini di Efraim dissero a Gedeone: "Perché ti sei comportato in questo modo con noi, non chiamandoci quando sei andato a combattere contro Madian?". Ed ebbero con lui un’aspra contesa. ” (Giudici 8:1 LND)

Erano andati da Gedeone arrabbiati perché Gedeone non li aveva chiamati a combattere con lui. In quell’occasione Gedeone li aveva calmati facendoli riflettere. Aveva mostrato loro che, in realtà, loro avevano fatto anche più di lui in quella battaglia, e così si erano calmati. Il problema, però, è che non si erano ravveduti dal loro peccato. Erano stati consolati nel loro orgoglio, vedendo che comunque, anche se non avevano partecipato alla battaglia con Gedeone, anche loro avevano fatto qualcosa in quella battaglia, e perciò avevano una parte della gloria.

Tristemente, nel brano che stiamo guardando oggi, in Giudici 12, vediamo che quel peccato di orgoglio era rimasto radicato nella tribù di Efraim. Spesso i peccati dei padri ricadono anche sui figli. Spesso ripetiamo gli stessi peccati con cui siamo cresciuti. Grazie a Dio, non siamo schiavi di come siamo cresciuti, piuttosto,con la potenza di Dio possiamo rompere le catene stabilite da generazioni. Ma, tristemente, purtroppo in questo caso vediamo che Efraim non aveva rotto la catena di questo brutto peccato di orgoglio.

Ciascuno di noi sa bene che il peccato non confessato non va solo via da solo. Piuttosto, il peccato non confessato si radica e si rafforza. Infatti, nel brano di oggi vediamo quanto più pesante era la minaccia di quelli di Efraim contro Jefte, rispetto alla disputa che avevano avuto con Gedeone.

La risposta di Jefte

Quando gli uomini di Jefte sono andati da Gedeone, tempo prima, Gedeone li aveva calmati. Ma questa volta le cose non sono andate allo stesso modo, anzi. Seguite mentre vado avanti dal v2, e notate la risposta di Jefte.

“2 Jefte rispose loro: "lo e il mio popolo abbiamo avuto una grande disputa con i figli di Ammon; e quando vi chiesi aiuto non mi avete liberato dalle loro mani. 3 Così, vedendo che non venivate in mio aiuto, ho posto a repentaglio la mia vita e ho marciato contro i figli di Ammon; e l’Eterno me li ha dati nelle mani. Perché dunque siete oggi saliti contro di me per muovermi guerra?".” (Giudici 12:2-3 LND)

Notate che Jefte risposto mettendo in mostra chiaramente che lui aveva agito giustamente nei confronti di Efraim. Non solo, ma aggiunge anche altre parti della verità mostrando che, in realtà, aveva chiesto il loro aiuto, ma erano stati loro a non correre in suo soccorso quando ne aveva bisogno. Fratelli, anche qua, che buona lezione! Quanto il nostro orgoglio può accecarci e così non vediamo più le cose secondo verità! Gli uomini di Efraim erano accecati credendo che fosse tutta colpa di Jefte.

Tristemente, da questa disputa è nata una guerra interna ad Israele. Efraim aveva un cuore pieno di orgoglio e disprezzo verso i loro fratelli, e il loro brutto peccato ha portato le sue conseguenze terribili. Leggo dal v4.

“4 Poi Jefte radunò tutti gli uomini di Galaad e diede battaglia ad Efraim; e gli uomini di Galaad sconfissero Efraim, perché questi dicevano: "Voi Galaaditi siete fuggiaschi di Efraim, in mezzo ad Efraim e in mezzo a Manasse!". 5 Gli uomini di Galaad si impadronirono dei guadi del Giordano prima che quei di Efraim arrivassero; così, quando uno dei fuggiaschi di Efraim diceva: "Lasciatemi passare", gli uomini di Galaad gli chiedevano: "Sei tu un Efraimita?". Se quegli rispondeva: "No", i Galaaditi gli dicevano: 6 "Allora di’ Scibboleth"; se quegli diceva "Sibboleth," perché non poteva pronunciare correttamente, essi lo afferravano e lo uccidevano presso i guadi del Giordano. In quel tempo perirono quarantaduemila uomini di Efraim. 7 Jefte fu giudice d’Israele per sei anni. Poi Jefte, il Galaadita, morì e fu sepolto in una delle città di Galaad.” (Giudici 12:4-7 LND)

La battaglia è stata grande e gravissima. Era una situazione bruttissima. Il popolo di Dio, che avrebbe dovuto essere unito, adesso era diviso. C’era guerra fra il popolo.

Che triste! Fratelli, queste sono le conseguenze del peccato. Il peccato porta sempre brutte conseguenze. A volte il peccato porta conseguenze più nascoste, altre volte porta conseguenze grandi, visibili e gravissime, come in questo caso.

Pensate: quel peccato di Efraim, non confessato e radicato, è germogliato e ha portato bruttissime e pesantissime conseguenze. In quella battaglia sono morti 42mila uomini di Efraim. Non stiamo parlando di qualche morto. Stiamo parlando di una strage terribile. Era raro che ci fossero battaglie con dei nemici di Israele dove morivano così tante persone. E questa non era nemmeno una battaglia contro dei nemici. Questo era un combattimento fra due tribù dello stesso popolo. Quanto è terribile il peccato! Quanto ci porta lontani da Dio e ci porta a fare del male, anche a quelli che sono parte di noi.

Confessare i nostri peccati

Quanto è grave quando pecchiamo! Ma, pensate: cos’è ancora peggio di quando pecchiamo? È ancora peggio, e ancora più grave, quando rimaniamo nel peccato, piuttosto di ravvederci e confessarlo.

In 1Giovanni 1:9 leggiamo:

“9 Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.” (1Giovanni 1:9 LND)

Quel “SE confessiamo i nostri peccati” è la condizione in base alla quale siamo perdonati. E implica che se NON confessiamo i nostri peccati, NON possiamo essere perdonati e purificati. Se non ci ravvediamo e non confessiamo il nostro peccato, quel peccato rimane e ci contamina.

Non solo, ma a quel punto il peccato che lasciamo nella nostra vita si radica, ci porta a cadere in altri peccati, e così ci porta sempre più lontano da Dio. Vediamo questo nella Bibbia, in tanti esempi.

Per esempio, lo vediamo nel re Davide. Ha peccato commettendo adulterio con Bath-Sceba. Ma non si è subito ravveduto dal suo peccato. Ha coperto il suo peccato, ha cercato di nasconderlo, e così è caduto in altri peccati. Quel peccato non confessato gli ha portato tanto, tanto male.

Pensate a Sansone, che ha peccato tanto nella sua vita, e la sua vita era un disastro. Pensate a Salomone, forse l’uomo con più saggezza di chiunque altro mai esistito, oltre a Gesù Cristo. Salomone ha peccato contro Dio prendendosi mogli straniere, e quel peccato non confessato lo ha portato alla rovina.

Pensate a Pietro, che aveva orgoglio nel suo cuore. Era pronto a dire a Gesù che non lo avrebbe mai abbandonato, ma poi è caduto gravemente, persino rinnegando Gesù più volte.

Questi sono solo alcuni esempi. Fratelli e sorelle, non auto-inganniamoci. Ogni peccato non confessato che lasciamo nella nostra vita non rimane solo fermo, e non sparisce da solo. Quel peccato ci porta a peccare di più, e ci allontana da Dio. Il peccato della tribù di Efraim, che era radicato, ha portato i suoi frutti amari, anche dopo tanto tempo.

Allora, ti chiedo: tu cosa fai quando Dio ti mostra un peccato? Sei veloce a correre a confessarlo per esserne perdonato e purificato? Oppure, cerchi di coprire i tuoi peccati, di nasconderli, o cerchi di migliorare, ma non li confessi? Dio ci offre perdono e purificazione per i nostri peccati, SE li confessiamo.

Oh prego che la storia che abbiamo visto oggi ci stimoli a non lasciare niente di non confessato nella nostra vita. Prego che Efraim sarà un forte esempio davanti ai nostri occhi, per ricordarci quanto profondamente possiamo cadere quando lasciamo peccato nella nostra vita.

Vedere male quelli che amiamo

C’è anche un’altra grande lezione che dobbiamo prendere da questa storia.

Pensate con me. Gli uomini di Efraim volevano gloria per loro stessi, e in quello cercavano i loro propri interessi. Visto che, secondo loro, Jefte non li aveva chiamati per andare con lui in battaglia, a quel punto, come vedevano Jefte e i suoi uomini? Come potevano vedere gli uomini di Galaad?

A causa del peccato degli uomini di Efraim, questi uomini hanno cominciato a vedere i loro fratelli come ostacoli ad ottenere quello che loro volevano. Volevano gloria per loro stessi, e Jefte e i suoi uomini erano stati un ostacolo per loro, perché avevano impedito loro di partecipare alla battaglia e di avere una parte nella gloria della vittoria. Allora hanno cominciato ad odiarli profondamente, al punto che volevano uccidere Jefte in un modo atroce, bruciandolo. Avevano un grandissimo e profondo odio verso i loro stessi fratelli, che facevano parte dello stesso popolo.

Che buona lezione per noi, perché anche noi commettiamo lo stesso peccato. Il peccato ci acceca e ci porta a fare cose che in altri momenti non crederemmo. Possiamo facilmente arrivare a vedere male, e perfino ad odiare profondamente quelli che fanno parte di noi, quelli che ci sono più vicini e che diciamo di amare.

Pensateci. È successo a ciascuno di noi, più volte. Pensate soprattutto ai rapporti in famiglia, i rapporti più stretti e in cui esce di più quello che c’è veramente nel nostro cuore. Hai mai visto male il tuo coniuge, o i tuoi figli, o qualcuno stretto a te? Sei mai arrivato a vederlo come nemico, o come concorrenza? Sei mai arrivato a vedere male, e ad odiare, qualcuno che dicevi di amare?

È triste, ma la verità è che ciascuno di noi qua è colpevole di questo terribile peccato. Ed è un terribile peccato, che ci può portare dove non vorremmo mai arrivare. Ci può portare perfino ad avere odio nel cuore verso quelli che ci circondano. Questo è esattamente lo stesso peccato che avevano gli uomini di Efraim.

Idoli nel cuore

Fratelli, questo è grave e terribile. Ma perché possiamo arrivare a tanto? Uno dei motivi più comuni per cui arriviamo a peccare così tanto contro quelli che amiamo è perché abbiamo idoli nel cuore. Quando abbiamo idoli nel cuore, quando cerchiamo la soddisfazione in qualcosa al di fuori di Dio, che sostituisce Dio nel nostro cuore, allora cominciamo a vedere male, e anche ad odiare, tutti quelli che ci ostacolano dall’ottenere quell’idolo.

Quando io credo che per stare bene e per avere un cuore soddisfatto devo comprare qualcosa, o devo fare qualche esperienza, o devo avere meno problemi, o un po’ di tempo tranquillo, o qualunque altra cosa, quando io credo che per poter stare bene e avere un cuore soddisfatto ho bisogno di queste cose, automaticamente vedrò male chiunque mi ostacola dall’ottenere queste cose. Di natura, più di qualunque altra cosa, vogliamo avere un cuore soddisfatto, che è possibile solo in Dio. Quando cerchiamo la soddisfazione non in Dio ma in altre cose, corriamo dietro a queste cose e chiunque ci ostacola nella corsa diventa il nostro nemico. E così possiamo arrivare anche ad odiare le persone più strette a noi, perché li vediamo come nemici che ci ostacolano dall’avere un cuore soddisfatto. È tutto un inganno del peccato, ma tristemente spesso ci caschiamo. Questa è la radice di tanti dei problemi e dei litigi nelle famiglie.

Se tu riconosci in te il peccato di essere arrivato a vedere male gli altri intorno a te, o perfino di essere arrivato ad odiarli, riconosci quel peccato, e confessalo, ma non fermarti lì. Vai in profondità, chiedi aiuto a Dio e agli altri, scava per vedere come sei arrivato a quel punto. Valuta se avevi un idolo nel cuore, e quale. Valuta dove stavi cercando la tua soddisfazione. E se riconosci questi peccati, confessali, a fondo, chiaramente e in modo specifico. Così puoi essere perdonato e purificato da questi gravi peccati. Non fermiamoci a vedere il peccato di superficie, la mancanza di amore, l’odio, il rancore. Andiamo a fondo per scavare via anche le radici.

Conclusione

La storia di Efraim e del suo peccato contro Jefte e contro Galaad è un forte esempio per noi. E questo esempio deve metterci in guardia. Loro sono arrivati a peccare profondamente, ma anche noi possiamo peccare allo stesso modo. Anche noi possiamo lasciare peccati non confessati nella nostra vita, che poi si radicano ancora di più e portano frutti ancora più brutti e negativi, e ci allontanano sempre di più da Dio. E anche noi possiamo avere idoli nel cuore, e correre dietro a quello che pensiamo possa soddisfarci, come loro correvano dietro alla gloria degli uomini. E così, proprio come gli uomini di Efraim, anche noi possiamo arrivare a vedere male e perfino ad odiare quelli che amiamo.

Che Dio ci aiuti a stare in guardia e a tenere in mente questo forte esempio, per non cadere in questi peccati e per essere pronti a riconoscere subito quando cadiamo, per correre subito a Dio per essere perdonati e purificati.