Aiuto Biblico

Nehemia: un cuore per Dio

Nehemia 1

sermone di Leonardo Bevilacqua, www.AiutoBiblico.org per domenica, 2 agosto 2026
Descrizione: Nehemia era devastato sentendo della condizione dei Giudei superstiti e di Gerusalemme. Per questo prega a Dio una preghiera che è un esempio per noi. Nehemia aveva veramente a cuore Dio e il popolo di Dio.
parole chiave: Nehemia, esilio, cattività, preghiera, Regno di Dio

Oggi, con l’aiuto di Dio, iniziamo a studiare un nuovo libro, dell’Antico Testamento, che è un libro prezioso, in cui vediamo più di Dio, più del suo cuore per il suo popolo, e in cui vediamo anche il forte esempio di un uomo timorato di Dio, e coraggioso, che viveva veramente per Dio.

Trovate con me Nehemia, che si trova fra il libro di Esdra e di Ester. Che Dio ci guidi mentre studiamo questo libro potente.

Contesto storico

Prima di iniziare a studiare Nehemia, però, è importante che ricordiamo qual è il contesto storico in cui si trovava Nehemia. Questo è molto importante per capire il senso di quello che stiamo leggendo.

Il contesto storico dei fatti di questo libro è che il popolo di Dio si trovava in esilio, lontano dalla propria nazione. Perché si trovava in esilio?

Quella era la disciplina di Dio. Dio aveva disciplinato il suo popolo, duramente, a causa del loro peccato, per farli ritornare a sé. Infatti, il popolo di Israele era un popolo ribelle, si erano ribellati contro Dio, nonostante quanto Dio li avesse curati, amati e protetti. E tristemente, a volte anche noi siamo come loro.

Dio li aveva ripresi, tantissime volte, a lungo, tramite i profeti. Dio aveva mandato la sua disciplina più volte, e il popolo si ravvedeva, ma poi, tornava nel peccato, soprattutto il peccato di idolatria. Avrebbero dovuto e potuto umiliarsi e ravvedersi e tornare a Dio di cuore. Ma hanno scelto di indurirsi contro Dio, e di rimanere nei propri peccati, come l’idolatria, il non avere timore di Dio, la durezza di cuore.

Dopo tante chiamate a ravvedimento, e discipline meno severe, Dio ha mandato su di loro la sua dura disciplina. Ed era terribile. Dio ha permesso che fossero invasi e soggiogati da popoli malvagi che hanno fatto cose atroci al popolo. Prima ad Israele, che si trovava al Nord, e dopo a Giuda, che si trovava al Sud, dove c’era Gerusalemme.

Così, il territorio di Israele è stato devastato. Le famiglie, distrutte. Tanti sono stati uccisi. Tanti sono stati deportati lontano dalla loro patria. Solo pochi sono rimasti nel paese. Dio ha guidato i Babilonesi a portare i Giudei in esilio. Sono stati tolti dalla loro terra, che era la terra promessa.

Ma in tutto questo Dio non voleva distruggere il suo popolo. Non era quello lo scopo. Piuttosto, lo scopo della disciplina era di riportare a sé il suo popolo.

Dio aveva già detto, in anticipo, che dopo 70 anni di esilio, li avrebbe fatti ritornare alla loro nazione. Per rendere questo possibile, Dio ha innalzato il re Ciro, che ha conquistato i babilonesi. Poco dopo aver preso potere sui babilonesi, al compimento dei 70 anni, Dio ha messo in cuore di Ciro, che aveva preso Babilonia, di far tornare il popolo per ricostruire il tempio.

Gli avvenimenti nel libro di Nehemia si trovano circa 90-100 anni dopo la fine della cattività. Il popolo era tornato da tempo, ma Gerusalemme era in rovine, era gravemente danneggiata.

Questo è il contesto storico di quello che stiamo per leggere. Allora, tenete questo in mente, e iniziamo a studiare Nehemia dal capitolo 1. Nehemia è un libro molto potente da cui possiamo prendere tante buone lezioni per la nostra vita. Possiamo vedere più del cuore di Dio per il suo popolo. E Nehemia stesso è un forte esempio di cosa vuol dire essere un uomo di Dio.

Prego che saremo incoraggiati, colpiti e edificati dalle verità che vedremo in questo libro.

Il cuore di Nehemia

Allora, seguite mentre inizio a leggere dal v1. Notate il cuore di Nehemia.

“1 Parole di Nehemia, figlio di Hakaliah. Or avvenne che nel mese di Kisleu, nell’anno ventesimo, mentre mi trovavo nella fortezza di Susa, 2 arrivò da Giuda Hanani, uno dei miei fratelli, assieme ad alcuni altri uomini. Io li interrogai riguardo ai Giudei scampati, superstiti della cattività, e riguardo a Gerusalemme.” (Nehemia 1:1-2 LND)

Nehemia si trovava al servizio del re Artaserse, e sono arrivati da lui alcuni uomini da Giuda. Tenete in mente che all’epoca era difficile comunicare a distanza. Quindi, questa era un’opportunità per Nehemia per conoscere le condizioni di Gerusalemme. Nehemia aveva a cuore il suo popolo. Sentiva molto la sua appartenenza al popolo di Dio, e dalle sue azioni vedremo che aveva veramente a cuore il popolo di Dio.

Pensateci: lui stava bene. Aveva un lavoro di grande importanza, in quanto era il coppiere del re Artaserse. Quindi, aveva una buona vita, aveva tutto. Ma non viveva per se stesso. Aveva a cuore l’opera di Dio e il regno di Dio.

La condizione di Gerusalemme

Nehemia voleva conoscere quale fosse la condizione di Gerusalemme e per questo interroga questi uomini che erano venuti da Giuda. Leggiamo la risposta di questi uomini nel v3.

“3 Essi mi dissero: "I superstiti che sono scampati dalla cattività sono laggiù nella provincia, in grande miseria e obbrobrio; inoltre le mura di Gerusalemme sono piene di brecce e le sue porte arse dal fuoco".” (Nehemia 1:3 LND)

Quello che hanno raccontato questi uomini era terribile. I superstiti che erano scampati alla cattività ed erano rimasti a Gerusalemme si trovavano in grande miseria e obbrobrio. La “miseria” è un’estrema povertà. Non è la povertà che conosciamo noi, quando ci manca quello che renderebbe la vita più comoda, come non poterti permettere un cellulare, o la macchina. La miseria è proprio la povertà in cui manca quello che è necessario per vivere. Si trovavano nella miseria, e nell’obbrobrio, cioè, nell’infamia, nel disonore.

Per quanto riguarda Gerusalemme, invece, questi uomini raccontano che le mura della città erano piene di brecce, che vuol dire, letteralmente, piene di buchi. Considerate che all’epoca le mura di una città erano estremamente importanti per difendere la città. Erano una difesa fondamentale contro gli attacchi dei nemici. Allora, avere brecce nelle mura era un fatto gravissimo. Rendeva la città vulnerabile agli attacchi dei nemici. Non solo, ma questi uomini raccontano anche che le porte della città erano state bruciate dal fuoco.

Gerusalemme era gravemente danneggiata, era indifesa e debole. Le porte erano state bruciate. Era senza protezione. La sua condizione era tragica. La città di Dio si trovava in queste condizioni terribili.

Le conseguenze del peccato

Allora, vi faccio una domanda. Pensate che i superstiti avrebbero voluto trovarsi in questa condizione? Assolutamente no. Ma queste erano le conseguenze del loro peccato. Avevano scelto di ribellarsi a Dio e di non ravvedersi, e di conseguenza era arrivata la durissima disciplina di Dio e tutte le relative conseguenze, che non volevano.

Che forte lezione per noi! A volte stiamo male, siamo ridotti in miseria e obbrobrio, a causa del nostro peccato, perché non vogliamo umiliarci davanti a Dio. Ci induriamo contro Dio. Ci innalziamo davanti a Dio. Pensiamo di sapere noi meglio di Dio, con i nostri ragionamenti umani e carnali. Il peccato ci sembra attraente, ma alla fine, quando scegliamo la via del peccato, ci porta solo dolore, sofferenza, miseria e obbrobrio. E quando ci innalziamo nell’orgoglio, Dio ci abbassa.

Che lezione per noi, fratelli! Non camminare come ha fatto Israele! Non indurirti contro Dio! Se pecchi, e Dio ti mostra il tuo peccato, umiliati subito, non aspettare, corri a Dio, confessa il tuo peccato, non aspettare che Dio mandi su di te la sua dura e dolorosa disciplina.

Per secoli Israele non si era umiliato, e guardate in che condizioni si trovava adesso. Questo era il risultato di anni di peccato.

Reazione di Nehemia

Sentendo queste cose dei Giudei e di Gerusalemme, com’è stata la reazione di Nehemia? Nel v4 leggiamo della sua reazione. E qua vediamo che il motivo per cui chiedeva di Gerusalemme non era per curiosità di sapere, ma perché ci teneva personalmente. Amava il suo popolo e desiderava la gloria di Dio. Leggo il v4.

“4 Or, come udii queste parole, mi posi a sedere e piansi, quindi feci cordoglio per vari giorni, e digiunai e pregai davanti al DIO del cielo.” (Nehemia 1:4 LND)

Sentendo queste cose di Gerusalemme, Nehemia era devastato. Piangeva, ha fatto cordoglio, era in lutto, aveva grande dolore di cuore, per vari giorni. Come stava? Stava malissimo. Era a terra, per giorni. Ha digiunato e pregato.

Cosa vediamo qua del cuore di Nehemia? Vediamo che aveva così a cuore Dio e il suo popolo che lo ha scosso tremendamente sentire delle condizioni terribili in cui si trovavano. Personalmente Nehemia stava bene. Ma aveva a cuore il suo popolo, e la gloria di Dio. E per questo era scosso, era grandemente rattristato.

Ti faccio una domanda: quanto cuore hai tu per il Regno di Dio? Si capisce che Nehemia non ha reagito così perché era la cosa giusta da fare. Piuttosto, veniva dal suo cuore. Era una reazione naturale perché il suo cuore era lì. Lui non si trovava nella miseria e nell’obbrobrio. Dove viveva lui le mura non avevano brecce. Allora, perché ha reagito così? Perché era così aggravato? Non si trovava a Gerusalemme, ma era come se fosse lì. E il suo dolore era il dolore di vedere la città di Dio devastata e il popolo di Dio ridotto male. Aveva a cuore Dio e gli altri.

Questo cuore rispecchia la preghiera del Padre Nostro, quando Gesù ci insegna a pregare “Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà”. Oh che possiamo avere noi questo cuore per Dio e per il Suo Regno!

La preghiera di Nehemia

Così, Nehemia, avendo sentito queste cose, prega a Dio. Consideriamo la sua preghiera, che Dio ci ha dato come modello ed esempio per noi. Prima leggo tutta la preghiera, e poi voglio guardarla pezzo per pezzo. Leggo dal v5.

“5 E dissi: "Ti supplico, o Eterno, DIO del cielo, Dio grande e tremendo, che mantieni il patto e la misericordia con quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti, 6 deh, siano le tue orecchie attente e i tuoi occhi aperti, per ascoltare la preghiera del tuo servo, che rivolgo ora a te giorno e notte per i figli d’Israele, tuoi servi, confessando i peccati dei figli d’Israele, che noi abbiamo commesso contro di te. Sì, io e la casa di mio padre abbiamo peccato. 7 Noi abbiamo agito molto malvagiamente contro di te e non abbiamo osservato i comandamenti, gli statuti e i decreti che tu ordinasti a Mosè, tuo servo. 8 Ricordati, ti prego, della parola che ordinasti a Mosè, tuo servo, dicendo: “Se peccherete, io vi disperderò fra i popoli; 9 ma se tornerete a me e osserverete i miei comandamenti e li metterete in pratica, anche se i vostri dispersi fossero stati schiacciati all’estremità del cielo, di là io li raccoglierò e li ricondurrò al luogo che ho scelto per farvi abitare il mio nome”. 10 Ora questi sono i tuoi servi e il tuo popolo, che tu hai redento con la tua grande potenza e con la tua forte mano. 11 O Signore, ti prego, siano le tue orecchie attente alla preghiera del tuo servo e alla preghiera dei tuoi servi che prendono diletto nel temere il tuo nome; concedi oggi stesso, ti prego, buon successo al tuo servo, facendogli trovare clemenza agli occhi di quest’uomo". Io ero allora coppiere del re. (Nehemia 1:5-11 LND)

Adorazione

Consideriamo questa preghiera pezzo per pezzo, perché c’è tanto da vedere qua. Notate come inizia la preghiera. Rileggo il v5.

“5 E dissi: "Ti supplico, o Eterno, DIO del cielo, Dio grande e tremendo, che mantieni il patto e la misericordia con quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti,” (Nehemia 1:5 LND)

Nehemia inizia adorando Dio. Notiamo quello che dichiara di Dio:

Eterno

Dichiara che Dio è l’Eterno, cioè colui che era, che è, e che sarà in eterno. Dio è da sempre e per sempre, ed è Lui che ha creato ogni cosa e che è al di sopra di ogni cosa. Quando preghiamo, è importantissimo che ricordiamo a chi stiamo pregando. Preghiamo a Dio, che è l’Eterno.

Dio del cielo

Poi Nehemia chiama Dio il “Dio del cielo”. Dio è il Dio del cielo, non un uomo. È assiso sul suo trono che sta sopra ogni altra cosa. E dal suo trono vede e osserva tutti gli uomini. C’è qualcosa che sia troppo grande o troppo complicata per il Dio del cielo?

Grande e tremendo

Non solo. Ma dichiara anche che Dio è il grande e tremendo. La grandezza dell’uomo più grande mai vissuto è niente in confronto alla grandezza di Dio. E Dio è tremendo. Nessun uomo può stare in piedi davanti a Dio e discutere con Dio. Ricordate, in Apocalisse 6, che gli uomini saranno terrorizzati al giudizio e vorranno che i monti cadano loro addosso per nasconderli da Dio e dall’ira dell’Agnello. Dio è tremendo.

Mantiene il suo patto

Ma poi Nehemia dichiara anche che l’Eterno mantiene il suo patto e la sua misericordia con quelli che lo amano e osservano i suoi comandamenti. Qua dichiara la fedeltà di Dio e la sua misericordia verso il suo popolo.

Fratelli, Nehemia è un ottimo esempio per noi. Quanto è importante che non iniziamo le nostre preghiere focalizzandoci sui problemi e sui nostri bisogni. Piuttosto, quanto è importante che iniziamo focalizzandoci su Dio, adorando Dio, per chi è e per il suo cuore. Ecco come dobbiamo pregare a Dio.

Ma, in realtà, abbiamo bisogno di essere focalizzati su Dio non solo nelle preghiere, ma giorno per giorno, nella vita quotidiana, per stare bene. Dove focalizzi i tuoi pensieri? Sui problemi? Sulle difficoltà? Sulle prove? O su Dio? Quanto stiamo male perché siamo focalizzati sulle cose sbagliate.

Prega per i figli di Israele

Quindi, Nehemia inizia la sua preghiera adorando Dio, e poi chiede a Dio di ascoltare la sua preghiera. Rileggo il v6.

“6 deh, siano le tue orecchie attente e i tuoi occhi aperti, per ascoltare la preghiera del tuo servo, che rivolgo ora a te giorno e notte per i figli d’Israele, tuoi servi, confessando i peccati dei figli d’Israele, che noi abbiamo commesso contro di te.” (Nehemia 1:6a LND)

Un commento qua. Nehemia riconosceva che non era dovuto che Dio ascoltasse la sua preghiera. Chiedeva a Dio di ascoltare la sua preghiera.

E pregava per i figli d’Israele, per il popolo di Dio, confessando peccati che avevano commesso. Notate che dice “che NOI abbiamo commesso”. Lui si identificava con il popolo di Dio. Pregava a Dio in nome del popolo di Dio.

Pensate a cosa sta facendo Nehemia. Sta per fare richieste a Dio, ma inizia riconoscendo di non meritare l’aiuto di Dio. Prima di fare richieste, riconosce i loro peccati contro Dio.

E, fratelli, NOI non meritiamo nulla di buono da Dio. E non meritiamo che Lui ascolti le nostre preghiere. Se Dio ascolta le nostre preghiere è solo un dono da Lui, che abbiamo ricevuto per grazia, per mezzo di Cristo.

Confessione

Nehemia farà una richiesta a Dio in questa preghiera. Ma non poteva solo andare a Dio, in nome del popolo, per chiedere qualcosa a Dio. Il popolo aveva peccato terribilmente contro Dio. E il loro peccato aveva creato una separazione fra loro e Dio. Perciò, prima di fare la sua richiesta, Nehemia confessa a Dio il loro peccato. Qui c’è un principio molto importante anche per noi.

In 1Pietro 3:7 Dio comanda a noi mariti come vivere con le nostre mogli, e aggiunge “affinché le vostre preghiere non siano impedite”. Una forte lezione lì, che non riguarda solo i mariti, ma ogni credente, è che non possiamo vivere peccando e allo stesso tempo pregare a Dio, facendo richieste a Dio, come se niente fosse. Dobbiamo prima confessare di cuore il peccato, e solo allora possiamo pregare a Dio. Qua vediamo Nehemia che confessa chiaramente il peccato del popolo prima di fare la sua richiesta a Dio.

Seguite mentre leggo dalla fine del v6 e il v7. Notiamo come confessa il loro peccato.

“… Sì, io e la casa di mio padre abbiamo peccato. 7 Noi abbiamo agito molto malvagiamente contro di te e non abbiamo osservato i comandamenti, gli statuti e i decreti che tu ordinasti a Mosè, tuo servo.” (Nehemia 1:6b-7 LND)

Questa è una chiara confessione di peccato. Nehemia, in altre parole, sta dicendo: “Siamo stati ribelli”. Non ci sono giustificazioni. Non ci sono spiegazioni del “perché” lo avevano fatto, giustificando il loro peccato. Qui vediamo che Nehemia semplicemente confessa a Dio il peccato del popolo, di aver agito molto malvagiamente contro Dio e di non aver osservato i suoi comandamenti.

Tu come confessi i tuoi peccati? Ti giustifichi? Spieghi il perché di quello che hai fatto, e così giustifichi il tuo peccato con le circostanze, o con il peccato degli altri? Oppure, semplicemente dichiari a Dio il tuo peccato, confessandolo pienamente, senza scuse?

Se ti giustifichi, se dai spiegazioni, non stai veramente confessando il tuo peccato. Oh prego che ciascuno di noi sia umile, e quando pecca, confessi il proprio peccato con umiltà, avendo un cuore veramente ravveduto, perché c’è perdono in Cristo.

Richiesta a Dio

A questo punto, dopo aver confessato il peccato, Nehemia chiede qualcosa a Dio. Ascoltiamo la sua richiesta, ma notiamo prima su quale base fa questa richiesta. Leggo i vv8-9.

“8 Ricordati, ti prego, della parola che ordinasti a Mosè, tuo servo, dicendo: “Se peccherete, io vi disperderò fra i popoli; 9 ma se tornerete a me e osserverete i miei comandamenti e li metterete in pratica, anche se i vostri dispersi fossero stati schiacciati all’estremità del cielo, di là io li raccoglierò e li ricondurrò al luogo che ho scelto per farvi abitare il mio nome”.” (Nehemia 1:8-9 LND)

Nehemia qua fa appello alla promessa che Dio aveva dato al suo popolo. Dio aveva promesso di perdonare e restaurare il popolo se fossero tornati a Lui e avessero osservato i suoi comandamenti, mettendoli in pratica.

Nehemia aveva fede in Dio. E la base su cui ha fatto la sua richiesta è proprio il fatto che Dio è fedele e mantiene le sue promesse.

Quanto è importante che facciamo le nostre richieste riconoscendo che non meritiamo il bene da Dio, ma ci aggrappiamo alla Parola di Dio e alle sue promesse.

Quindi, su questa base, Nehemia fa la sua richiesta. Leggo i vv 10-11.

“10 Ora questi sono i tuoi servi e il tuo popolo, che tu hai redento con la tua grande potenza e con la tua forte mano. 11 O Signore, ti prego, siano le tue orecchie attente alla preghiera del tuo servo e alla preghiera dei tuoi servi che prendono diletto nel temere il tuo nome; concedi oggi stesso, ti prego, buon successo al tuo servo, facendogli trovare clemenza agli occhi di quest’uomo". Io ero allora coppiere del re.” (Nehemia 1:10-11 LND)

Nehemia chiede a Dio di avere buon successo trovando clemenza agli occhi del re, a cui voleva chiedere qualcosa. Dio volendo, nel prossimo capitolo vedremo cosa voleva chiedere al re.

Ma notiamo il cuore di Nehemia qua. Stava pregando in nome del popolo. Alla fine del v11 leggiamo che era coppiere del re, cioè, aveva un ruolo speciale in cui aveva contatto diretto con il re. Aveva l’opportunità di parlare con il re. E vedremo che ha chiesto qualcosa al re.

Un cuore per il Regno di Dio

Qui vediamo proprio quanto aveva a cuore il popolo di Dio. Solo sentendo quanto disastrosa era la condizione di Gerusalemme, ha fatto cordoglio, ha pregato a Dio, e si è dato da fare per cambiare la condizione di Gerusalemme.

Che esempio per noi! Abbiamo noi lo stesso cuore e zelo per il Regno di Dio? Hai tu questo cuore, che vuole che Dio sia glorificato, che il suo Regno si spanda, che altri conoscano più di Cristo? E poi, vivi con questi traguardi? È questa la tua passione?

Nehemia dipendeva totalmente da Dio. Non confidava nelle sue capacità. Sapeva di aver bisogno di Dio. Per questo pregava a Dio.

Nehemia era afflitto sentendo della condizione del popolo di Dio, e si è dato da fare per il bene del popolo. Oh prego che avremo anche noi lo stesso cuore!

Conclusione

Quante lezioni ci sono in un capitolo così breve.

Voglio solo ripassarle brevemente.

Abbiamo iniziato vedendo la condizione disastrosa in cui si trovava Gerusalemme e il popolo di Dio. Ma abbiamo anche ricordato che era a causa del loro peccato che si trovavano in quelle condizioni. Spesso dimentichiamo la verità fondamentale che il nostro peccato porta brutte conseguenze, a noi e agli altri intorno a noi. Israele ha scelto di indurirsi contro Dio, e di non umiliarsi davanti a Dio. E Dio ha mandato su di loro la sua dura disciplina. E, sicuramente, non avrebbero voluto avere quelle terribili conseguenze. Fratelli, stiamo in guardia, non crediamo alle menzogne del peccato che promette di benedirci, ma poi ci distrugge.

Abbiamo visto anche un po’ del cuore di Nehemia. Aveva un cuore tenero, si identificava con il suo popolo, e soprattutto, aveva un cuore per Dio. Era profondamente afflitto vedendo la condizione in cui si trovava il popolo e Gerusalemme, e per questo ha pregato a Dio, e poi si è dato da fare. Hai tu questo cuore per il Regno di Dio? Hai un peso, uno zelo, un fuoco che ti brucia dentro, per il Regno di Dio? Oh prego che stando in compagnia di Nehemia, questo uomo di Dio, saremo influenzati da lui, e che Dio si serva di questo per conformare i nostri cuori di più a Lui.

E abbiamo visto anche la preghiera di Nehemia, che è un esempio per noi di come devono essere le nostre preghiere. Non è una preghiera di disperazione. Piuttosto, è una preghiera di grande speranza, fondata su chi è Dio e sulle sue promesse. Nehemia inizia adorando Dio, poi confessa chiaramente il peccato del popolo, e poi presenta a Dio le sue richieste, che che sono fondate sulla volontà di Dio.

È solo l’inizio di un libro potente, ma invito ciascuno a riflettere su quello che abbiamo visto in questo capitolo.