Aiuto Biblico

Per cosa vivi?

Nehemia 3

sermone di Leonardo Bevilacqua, www.AiutoBiblico.org per domenica, 30 agosto 2026
Descrizione: Il popolo, sotto la guida di Nehemia, ha afferrato la visione di Nehemia, ha preso coraggio e ha cominciato l’opera di ricostruire le mura e le porte di Gerusalemme. Si sono impegnati di cuore, per la gloria del loro Dio. Per cosa vivi tu? Quanto è benedetta e piena di frutto la vita spesa per la gloria di Dio!
parole chiave: Nehemia, mura, ricostruzione, visione, frutto spirituale

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Introduzione

Stiamo studiando il libro di Nehemia, che è un libro molto potente. Quante lezioni ci sono in questo libro! Quanti esempi per noi, sia esempi buoni da imitare, sia esempi brutti da non seguire.

Nehemia era un uomo di Dio, e aveva a cuore Dio e il popolo di Dio. La storia comincia con Nehemia che si trovava al servizio del re Artaserse, lontano da Gerusalemme. Ma Dio ha gestito che alcuni uomini di Giuda andassero da Nehemia, in modo che lui potesse sentire della condizione del popolo e di Gerusalemme dopo che erano tornati dalla cattività. Il popolo era in pessime condizioni e Gerusalemme pure, nonostante che, ormai, erano tornati dalla cattività da molti anni. Dio aveva messo in cuore a Nehemia di aiutare il popolo di Dio ricostruendo le mura di Gerusalemme, affinché il popolo di Dio non fosse più nella miseria e nell’obbrobrio, e la città di Dio non fosse più distrutta. Il traguardo di Nehemia, però, non era la ricostruzione in sé. Ricostruire le mura di Gerusalemme era solo un mezzo per ottenere un traguardo molto più grande. Qual era il vero traguardo di Nehemia? Il vero traguardo era di ridare gloria alla città di Dio e al popolo di Dio, per innalzare il nome di Dio e dare gloria a Dio.

Nell’ultimo sermone, se ricordate, abbiamo visto quanto Dio ha benedetto Nehemia appianando la via per lui. Ricordate che Nehemia era al servizio del re Artaserse. Era stato scelto dal re per essere coppiere del re, che era un ruolo di grande importanza. Ma Dio ha dato a Nehemia grande favore agli occhi del re che, non solo gli ha permesso di andare a Gerusalemme per ricostruirla, ma ha anche provveduto lui stesso il materiale necessario, le lettere per i governatori, e una scorta per Nehemia. Era l’opera di Dio. E Nehemia riconosceva che la mano benefica di Dio era su di lui.

Arrivato a Gerusalemme, Nehemia ha fatto un sopralluogo per capire personalmente quale fosse la reale condizione della città. E si trovava in pessime condizioni. Le mura e le porte, che erano così importanti per la difesa e la sicurezza della città, erano in condizioni pietose. Dopo aver visto personalmente come stavano le cose, Nehemia ha parlato al popolo. Non sarebbe stato lui stesso a compiere quell’opera gigantesca. Lui avrebbe guidato il popolo, ma il popolo doveva essere unito per fare quest’opera. Perciò Nehemia parla al popolo, incoraggiandolo ad iniziare quest’opera immensa, ma soprattutto, ha fatto una cosa fondamentale. Nehemia ha trasmesso al popolo la visione, in grande, dell’opera che dovevano fare. Ha raccontato di come la mano benefica di Dio era stata su di lui, appianando la via. E così il popolo ha preso coraggio per iniziare questo importante lavoro.

Dio aveva appianato la via fino a quel punto ma, come sappiamo bene, la vita comprende anche difficoltà. Dio permette che affrontiamo difficoltà. Fa parte del suo piano perfetto per noi. E anche qua, secondo il suo piano perfetto, Dio ha permesso che ci fosse opposizione contro il popolo di Dio da parte di uomini malvagi, che non volevano il bene di Israele. Dio è sovrano su tutto, anche sui problemi e sulle difficoltà che ci arrivano. Dio usa tutto questo per portare avanti la sua opera nei suoi figli. Non dobbiamo sorprenderci quanto arrivano problemi, prove, difficoltà. Fanno parte della vita, e sono gestite perfettamente dal nostro Dio per il nostro vero bene eterno.

Abbiamo lasciato la storia al termine del capitolo 2, dove abbiamo visto la fede di Nehemia in come ha risposto ai nemici che disprezzavano il popolo di Dio. Voglio rileggere Nehemia 2:19-20. Notate la sua fede.

“19 Quando però Sanballat, l’Horonita, e Tobiah, il servo Ammonita, e Ghescem, l’arabo, vennero a saperlo, ci schernirono e ci disprezzarono, dicendo: "Che cosa state facendo? Volete forse ribellarvi al re?". 20 Allora io risposi e dissi loro: "Sarà il DIO stesso del cielo a darci buon successo. Noi, suoi servi, ci metteremo a costruire, ma per voi non ci sarà né parte, né diritto, né ricordo in Gerusalemme". (Nehemia 2:19-20 LND)

Nehemia, pur trovandosi davanti alle difficoltà, aveva fede, guardava a Dio, e si aggrappava a Dio. E con fede dichiarava: “Sarà il Dio stesso del cielo a darci buon successo”. E vedremo che la fede di Nehemia non era invano. Dio ha veramente dato loro buon successo. Grazie a Dio! Dio è fedele, lui non abbandona mai i suoi.

Quindi, oggi riprendiamo la storia dal capitolo 3. Nel capitolo 3 leggiamo, nel dettaglio, di come il popolo si è messo all’opera per ricostruire le mura e le porte di Gerusalemme. Non leggeremo tutto versetto per versetto, ma voglio notare vari punti su cui è buono fermarci a riflettere e poi metteremo insieme questi punti per applicare tutto a noi, alla nostra vita.

Mentre iniziamo il capitolo 3 restiamo meravigliati da come Dio ha usato la guida di Nehemia e la sua visione per stimolare il popolo. Loro avevano vissuto là da anni, avevano visto le mura piene di brecce tutti i giorni, senza fare niente. Ma ora, tramite Nehemia, vedono il problema e afferrano la visione, e così si danno da fare, con grande impegno. Si sono messi all’opera insieme, collaborando bene gli uni con gli altri, e ognuno faceva la sua parte.

Leggiamo di questo nei primi versetti di Nehemia 3.Seguite mentre leggo i vv 1-5.

“1 Eliascib, sommo sacerdote, si levò allora assieme ai suoi fratelli sacerdoti e costruirono la porta delle Pecore; la consacrarono e vi misero i suoi battenti. Continuarono a costruire fino alla torre di Meah, che poi consacrarono, e fino alla Torre di Hananeel. 2 Accanto a Eliascib edificarono gli uomini di Gerico, e accanto a loro edificò Zakkur, figlio di Imri. 3 I figli di Senaah costruirono la porta dei Pesci, ne fecero l’intelaiatura e vi misero i suoi battenti, le serrature e le sbarre. 4 Accanto a loro lavorava alle riparazioni Meremoth, figlio di Uria, figlio di Kots; accanto a loro lavorava alle riparazioni Meshullam, figlio di Berekiah, figlio di Mescezabeel; accanto a loro lavorava alle riparazioni Tsadok, figlio di Baana. 5 Accanto a loro lavoravano alle riparazioni i Tekoiti; ma i nobili fra di loro non piegarono il collo per fare il lavoro del loro Signore.” (Nehemia 3:1-5 LND)

Questo è solo l’inizio della lista di chi faceva i lavori. C’erano tante persone che lavoravano insieme per un’opera così grande. Il popolo aveva preso a cuore quest’opera, avevano preso coraggio, e così si sono messi all’opera. Si davano da fare, tutti insieme, per compiere l’opera di Dio. Che bello vedere l’unità che c’era! L’opera era grande, ma c’erano tanti che si davano da fare. E così, c’era grande speranza di poter fare buon progresso nella ricostruzione.

Eliascib e i nobili Tekoiti

Di ciascuna di queste persone che lavoravano Nehemia dice poco, ma voglio notare un forte confronto che vediamo in questi versetti.

Notate chi era il primo uomo che elenca. Eliascib, il sommo sacerdote. Lui, insieme agli altri sacerdoti, si erano messi a lavorare anche loro. Pensate: il sommo sacerdote aveva un ruolo molto importante. Eppure, nonostante avesse questo ruolo così importante, non si è tirato indietro dai lavori. Non si vedeva superiore agli altri.

Notiamo adesso cosa dice di un altro gruppo di persone, nel v5. Notiamo cosa dice dei nobili Tekoiti. Dice che non piegarono il collo per fare il lavoro del loro Signore. Pensate: non volevano piegare il collo, non volevano umiliarsi a fare il lavoro che Dio gli aveva dato da fare. E qua vediamo che vengono ricordati per questo. Questi uomini, essendo nobili, erano i più ricchi della città. Ma oggi, dopo tanti anni, che cosa rimane delle loro ricchezze? Che ricompensa avevano da Dio, visto che non si erano umiliati per compiere il lavoro del loro Signore? Gli altri, invece, che hanno vissuto per Dio con grande zelo, facendo questa grande opera per la gloria di Dio, stanno ancora godendo la ricompensa dei loro sacrifici.

Fratelli, che potente lezione per noi! Questo ci ricorda quanto è importante avere una visione in grande, che tiene conto dell’eternità! Quanto è facile vedere le fatiche di oggi, e non pensare all’eternità che ci sta davanti. Ma cosa vale di più? Cos’ha più peso? Pochi anni su questa terra, o l’eternità?

Applichiamo a noi i principi che vediamo qua. Tu sei pronto a fare qualunque cosa Dio ti mette davanti, facendo tutto per Dio? Dio ci mette davanti la sua opera da compiere, ogni giorno. A volte è qualcosa di grande e visibile. Più spesso, sono opere nascoste, che non sono molto visibili. A volte Dio ci dà da compiere qualcosa di piacevole, che ci è facile e soddisfacente nella carne. Altre volte, invece, Dio ci mette davanti opere che non ci piacciono nella carne.

Come affronti l’opera che Dio ti dà? Sei pronto a fare qualunque cosa Dio ti metta davanti, perché non ti importa se ti piace o no, tu vuoi fare la volontà di Dio, per dare gloria a Dio? Oppure, non sei disposto a fare certe cose, e non pieghi il collo per fare il lavoro del tuo Signore quando non ti piace, o non hai voglia, o ti è troppo faticoso? Guardi alle fatiche di oggi, o guardi in avanti, al ritorno di Cristo, quando presenteremo a Lui i frutti delle nostre vite?

Fratelli, viviamo per quello che dura per l’eternità! Solo Dio può benedirci, in questa vita e per l’eternità. Camminiamo fedelmente, compiamo il lavoro del nostro Signore, senza tirarci indietro, e avremo una vita ricca, benedetta, e con tanto frutto da presentare a Cristo.

Le figlie di Shallum

Nehemia va avanti nei prossimi versetti elencando precisamente chi faceva quale lavoro. Ma voglio notare solo alcuni dettagli, che prego ci facciano riflettere. Ci sono buoni principi per noi in questo capitolo, sparsi qua e là.

Un po’ più avanti, nel v12, leggiamo di un uomo e di chi lavorava con lui. Leggo i vv11-12 e notate cosa dice di chi lavorava con Shallum.

“11 Malkijah, figlio di Harim, e Hashshub, figlio di Pahath-Moab, ripararono un’altra parte delle mura e la torre dei Forni. 12 Accanto a lui lavorava alle riparazioni, insieme alle sue figlie, Shallum, figlio di Hallohesh, capo di metà del distretto di Gerusalemme.” (Nehemia 3:11-12 LND)

Avete notato chi lavorava con Shallum? Le sue figlie. Questo è interessante. Menziona proprio che le sue figlie, femmine, lavoravano con loro padre. Pensate: che bello che potevano collaborare insieme in questa opera. Non era un lavoro riservato ai figli maschi, anche le figlie femmine potevano partecipare. Forse questo Shallum non aveva figli maschi. Ma poteva lavorare con le sue figlie. E queste figlie si erano messe da fare con il loro padre, per compiere anche loro l’opera di Dio. Non importa quale ruolo Dio ti ha dato nella vita, tu puoi vivere per Dio con quello che ti ha dato.

Hanun, mille cubiti

Appena dopo, nel v13 leggiamo di quello che hanno fatto altri uomini. E qua troviamo un dettaglio che non leggiamo di altri. Ci dice quanto lavoro hanno fatto. Leggo il v13.

“13 Hanun e gli abitanti di Zanoah ripararono la porta della Valle; la costruirono e vi misero i suoi battenti, le serrature e le sbarre. Ripararono inoltre mille cubiti di muro fino alla porta del Letame.” (Nehemia 3:13 LND)

Hanun e gli altri con lui hanno riparato la porta della Valle, e poi dice che hanno riparato anche mille cubiti di muro. Mille cubiti corrispondono a circa 500 metri nostri. Provate ad immaginare cosa voleva dire riparare questa quantità di mura. Era un lavoro gigantesco. 500 metri di mura, da riparare a mano, con tutte le macerie da spostare, le pietre da portare… Era un lavoro grandissimo. Non avevano i macchinari di cui disponiamo noi oggi. Ma questi uomini, con impegno e dedizione, hanno raggiunto un risultato meraviglioso. Hanno riparato una grande porzione di mura.

Fratelli, che buona lezione qua. Ti sei mai trovato di fronte ad una situazione che Dio ti ha dato, e all’inizio non volevi neanche iniziare per quanto ti sembrava grande e impossibile, una montagna insorpassabile? Ci è successo tante volte. Ma ti è mai successo che poi hai iniziato e, ad un certo punto, ti sei voltato indietro e hai visto quanto progresso Dio ti ha permesso di fare? Oppure, hai visto che Lui ti aveva portato dall’altra parte della montagna?

Queste persone avevano davanti un lavoro gigantesco. Umanamente, molto scoraggiante. Ma si sono impegnati, anche se il lavoro era gigantesco, e man mano hanno fatto un progresso incredibile. Hanno riparato mille cubiti di mura tutte in un giorno? No! Quei mille cubiti erano il risultato della costanza, giorno per giorno, non contando la fatica e il dolore. Che forte lezione per noi! Non stanchiamoci nel compiere l’opera che Dio ci ha dato. Non aspettiamoci di vedere frutti subito, o i frutti che noi vorremmo. Camminiamo fedelmente, giorno per giorno, un passo alla volta, e il frutto arriverà. Non sempre sarà visibile. Non sempre lo vedremo in questa vita. Ma se viviamo per Dio, fedelmente, Dio ne è glorificato.

Leggiamo di questo in Galati 6:7-9, ve lo leggo:

“7 Non v’ingannate, Dio non si può beffare; perché ciò che l’uomo semina, quello pure raccoglierà. 8 Perché colui che semina per la sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; ma chi semina per lo Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna. 9 Or non perdiamoci d’animo nel fare il bene, perché, se non ci stanchiamo, raccoglieremo a suo tempo.” (Galati 6:7-9 LND)

Seminiamo per lo spirito, non per la carne. Non perdiamoci d’animo, ma piuttosto, serviamo fedelmente il nostro Signore, e raccoglieremo a suo tempo.

Baruk, ripara con ardore

Poi, ancora più avanti, nel v20, c’è un’altra cosa che voglio notare. Qui vediamo un buon esempio per noi. Notate come lavorava questo uomo. Leggo il v20.

“20 Dopo di lui Baruk, figlio di Zabbai, ne riparò con ardore un’altra parte, dall’angolo fino alla porta della casa di Eliascib, il sommo sacerdote.” (Nehemia 3:20 LND)

I nobili fra i Tekoiti, di cui abbiamo letto prima, sono ricordati come coloro che non volevano fare il lavoro del loro Signore. Sono un brutto esempio per noi. Qua, invece, Nehemia menziona Baruk che lavorava con ardore. Questo è un buon esempio per noi di un uomo che ha lavorato con ardore, con grande impegno, con passione, per il suo Signore. Si dava da fare, si impegnava tanto nel lavoro.

Tu hai questo impegno nel compiere l’opera di Dio? Ti dedichi, di cuore, con ardore, a fare quello che Dio ti ha dato da fare, indipendentemente da cosa ti ha dato, che ti piaccia o no?

Prego che ciascuno di noi si adoperi nell’opera di Dio con ardore, con zelo, non facendo il minimo indispensabile, ma piuttosto, facendo il massimo possibile. Viviamo come Baruk, non per essere notati, non per averne gloria per noi stessi, per quanto lavoriamo duramente e con zelo, ma di cuore, per il Signore!

Ciascuno di fronte alla propria casa

Andando avanti ancora, voglio leggere il v28, perché anche qua c’è un aspetto su cui riflettere.

Leggo il v28. Notate dove lavoravano i sacerdoti.

“28 Al di sopra della porta dei Cavalli, i sacerdoti lavorarono alle riparazioni, ciascuno di fronte alla propria casa.” (Nehemia 3:28 LND)

È interessante notare qua dove lavoravano questi sacerdoti. Dove lavoravano? Ciascuno lavorava di fronte alla propria casa. Ciascuno faceva quello che Dio gli aveva messo davanti. Non andavano a cercare una parte che sarebbe stata più facile. Lavoravano dove Dio li aveva messi.

Ecco un altro principio importante anche per noi! Dio dà a ciascuno di noi ruoli e compiti diversi. Tristemente, a volte, invece di fidarci di Dio, invece di accogliere quello che ci dà e impegnarci in quello che Lui ci ha affidato, desideriamo e cerchiamo qualcos’altro, spesso qualcosa di più facile. E così non lavoriamo di fronte alla nostra casa, ma andiamo in cerca di altro. È chiaro che quando viviamo così, pecchiamo, e perciò anche se troviamo qualcosa di più facile o soddisfacente nella carne, in realtà, non saremo mai soddisfatti e non porteremo gloria a Dio in quello che facciamo. Quanto meglio, invece, è quando ci fidiamo di Dio, accogliamo di cuore quello che Lui ci dà, e ci dedichiamo con tutte le nostre forze a compiere quello che Lui ci ha messo davanti, facile o difficile che sia.

Fratelli, non cerchiamo di auto-benedirci cercando quello che è più facile nella carne. Fidiamoci di Dio, ricordiamo il cuore di Dio per noi, e serviamolo fedelmente in quello che Lui ci ha dato!

Uniti per l’opera di Dio

Qui in Nehemia 3 vediamo tante persone che lavoravano insieme, si affaticavano insieme, per compiere un’opera gigantesca, per la gloria del loro Signore. E Dio li benediceva per questo, perché era per la Sua gloria. Dio è geloso della sua gloria, e non ci benedice quando ci affatichiamo per ottenere gloria per noi stessi, per essere visti bene o notati. Ma quando ci adoperiamo e ci affatichiamo per dare gloria a Lui, Dio ci benedice, la sua mano è su di noi, ed è Lui ad edificare quello che le nostre mani fanno.

Il popolo di Dio adesso lavorava unito, e Dio benediceva le loro fatiche.

Infatti, in Nehemia 4:6 leggiamo che Dio aveva permesso loro di fare un ottimo progresso. Ve lo leggo:

“6 Noi dunque ricostruimmo le mura, che furono congiunte assieme fino a metà della loro altezza; il popolo aveva preso a cuore il lavoro.” (Nehemia 4:6 LND)

Fratelli, che buona lezione per noi! Quando NOI ci adoperiamo per la gloria di Dio, per il Regno di Dio, essendo uniti tra di noi, Dio benedice quelle fatiche. Quelle sono fatiche che portano gloria a Lui e portano frutto che dura.

In Atti leggiamo proprio che i credenti erano di un cuore e di una mente. Erano veramente uniti. Avevano un unico traguardo, e un forte impegno per raggiungere quel traguardo. E questo li univa e permetteva loro di portare tanto frutto per il loro Signore.

Applichiamo a noi

Abbiamo noi questo cuore? Abbiamo noi questa vita? Certamente, questo vale per noi come chiesa. Siamo uniti, di un cuore e di una mente nel fare l’opera di Dio? Ci affatichiamo insieme, anche in quello che umanamente sarebbe impossibile o assurdo, ma con fede che, se è da Dio, sarà Lui a benedire? Oh prego che avremo sempre più questo cuore come chiesa.

Ma questo non riguarda solo la chiesa. Riguarda anche la famiglia. Come va la tua famiglia? C’è questo cuore in casa? C’è unità?

Ciascuno individualmente

Ma i principi che abbiamo visto oggi in questo capitolo si applicano anche a ciascuno di noi, individualmente.

Tu sei pronto a vivere per Dio, facendo quello che Lui ti mette davanti?

In questo capitolo abbiamo visto vari esempi. Vari buoni esempi, e anche un brutto esempio.

Che tipo sei tu?

Sei un Eliascib, che nonostante che fosse il sommo sacerdote, e quindi aveva un ruolo molto importante, è il primo che viene menzionato fra quelli che facevano i lavori? Sei pronto a compiere qualunque cosa Dio ti ha dato, anche se è un lavoro umile, nascosto, che non sarà mai riconosciuto dagli altri?

Sei come un nobile Tekoita, e non vuoi piegare il collo per fare il lavoro del tuo Signore? Ti tiri indietro quanto quello che Dio ti dà da compiere non ti piace, non ti va nella carne, non hai voglia, o pensi che sia un’opera troppo piccola per il tuo “livello”?

Sei uno come Baruk? Lavori con ardore, con passione, con impegno per il Signore? Ti dedichi di tutto cuore in quello che Dio ti dà da compiere, piacevole o non piacevole, facile o difficile?

Sei come Hanun, o come gli abitanti di Zanoah, che insieme ha ricostruito mille cubiti di muro? Ti fidi di Dio, ti dai da fare con tutte le tue forze, e per grazia si vedono chiari frutti delle tue fatiche nella tua vita? Non sto parlando di gloria dagli uomini, di riconoscimenti, di titoli… sto parlando di una vita piena del frutto che Dio dà. Sto parlando di una vita in cui si vede molto di Cristo, e che tocca tante altre vite per aiutarli a vedere Cristo.

Sei come le figlie di Shallum? Non importava che fossero donne, si davano da fare lavorando con loro padre. Vivi così? Vivi dicendo: “Non importa il ruolo che Dio mi ha dato, io voglio vivere per Dio e posso compiere l’opera di Dio con quello che mi ha dato. Molto probabilmente le figlie di Shallum non rendevano come i giovani uomini nel lavoro. Ma comunque si impegnavano. Hai questo cuore?

Sei come i sacerdoti, che lavoravano ciascuno davanti alla propria casa? Cioè, fai quello che Dio ti ha messo davanti, fidandoti del cuore di Dio per te, o vuoi sceglierti tu dove impegnarti?

Fratelli, grazie a Dio, siamo preziosi per Dio, e amati da Dio, per chi siamo, non per quanto facciamo. Siamo preziosi e amati da Dio perché Lui ci ha scelti, ci ha salvati, e ci ha fatti suoi figli. Che grazia!

Ma allo stesso tempo, visto che Dio ci ha salvati, vogliamo considerare per cosa viviamo. Quanto viviamo vite povere perché non abbiamo la visione di vivere in tutto per la gloria di Dio, perché siamo fiacchi nel cammino, perché scappiamo dalla via che Dio ci mette davanti, e cerchiamo una via più facile.

Dio ha benedetto il popolo in questo lavoro perché si sono impegnati fedelmente, guardando a Lui, lavorando per la SUA gloria.

Allora, voglio solo leggere alcuni brani per incoraggiarci a vivere per Dio con le nostre vite.

In Filippesi 1:21-26 Paolo è un forte esempio per noi. Ve lo leggo.

“21 Per me infatti il vivere è Cristo, e il morire guadagno. 22 Ma se il vivere nella carne è per me un lavoro fruttuoso, allora non saprei proprio cosa scegliere, 23 perché sono stretto da due lati: avendo il desiderio di partire da questa tenda e di essere con Cristo, il che mi sarebbe di gran lunga migliore, 24 ma il rimanere nella carne è più necessario per voi. 25 E questo so sicuramente: che rimarrò e dimorerò presso di voi tutti per il vostro avanzamento e per la gioia della vostra fede, 26 affinché il vostro vanto per me abbondi in Cristo Gesù, per la mia presenza di nuovo tra voi.” (Filippesi 1:21-26 LND)

Paolo era tirato in due direzioni, volendo essere con Cristo e allo stesso tempo volendo rimanere in questa vita per portare più frutto per Dio. Voleva vivere per la gloria di Dio con la sua vita. E quanto frutto ha portato!

In Colossesi 3:17 leggiamo:

“17 E qualunque cosa facciate, in parola o in opera, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie a Dio e Padre per mezzo di lui.” (Colossesi 3:17 LND)

OGNI cosa nel nome del Signore, per la gloria del Signore. Non ci comanda di vivere così in qualche campo della vita. Bensì in QUALUNQUE cosa facciamo.

E in Colossesi 3:23-24 leggiamo un’altra parte di questa verità. Ve lo leggo.

“ 23 E qualunque cosa facciate, fatelo di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini, 24 sapendo che dal Signore riceverete la ricompensa dell’eredità, poiché voi servite a Cristo, il Signore.” (Colossesi 3:23-24 LND)

Tutto quello che facciamo dobbiamo farlo, di buon animo, per il Signore, SAPENDO CHE dal Signore riceveremo la ricompensa. Fratelli, noi che siamo in Cristo siamo servi di Cristo, serviamo Cristo. E questo non è un lavoro dalle 8:00 alle 12:00, e dalle 14:00 alle 18:00. È la nostra vita! È la tua vita?

In 1 Pietro 4:10-11 leggiamo che Dio ci ha dato doni spirituali affinché li usiamo per la sua gloria.

“10 Ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo metta al servizio degli altri, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio. 11 Se uno parla, lo faccia come se annunciasse gli oracoli di Dio; se uno fa un servizio, lo faccia nella forza che gli è fornita da Dio, affinché in ogni cosa sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, a cui appartiene la gloria e il dominio per i secoli dei secoli. Amen.” (1Pietro 4:10-11 LND)

Dio ci ha dato doni spirituali che non sono da tenere per noi stessi, sono da usare affinché in ogni cosa sia glorificato Dio.

Che vita vuoi? Vuoi una vita ricca? Vuoi una vita benedetta? Vuoi portare frutto per Dio? Vivi per Dio. Impegnati con ardore. Dedicati a fare quello che Dio ti ha dato, fidandoti di Lui. Tieni in mente l’eternità. Vivi amando Dio e amando gli altri. E quando hai questo cuore, sarà Dio stesso a benedire le tue fatiche. Collaboriamo uniti in Cristo, per portare tanto frutto per Dio.

E se non hai questo cuore? Confessalo a Dio, chiedigli di cambiare i desideri del tuo cuore, e spingiti a vivere per Lui nel frattempo.