Cadiamo tutti. Ma la caduta peggiore è quando cadiamo proprio in qualcosa in cui ci siamo vantati di non cadere mai. L’orgoglio precede la caduta. Oggi, vogliamo continuare a seguire gli avvenimenti di Gesù, della notte prima di essere crocifisso per noi. Oggi, vedremo la caduta di Pietro, e possiamo vedere molto di noi stessi in lui.
Avevamo seguito già Gesù nel giardino. Aveva pregato, e poi, quando erano arrivati gli uomini per arrestarlo, Gesù aveva ordinato loro di lasciar andare i suoi discepoli. Pietro ha cercato di fermare gli uomini, tirando fuori la spada. Abbiamo visto che questa era stata una reazione impulsiva, che non dava gloria a Dio. Infatti, Gesù aveva rimproverato Pietro severamente, perché Pietro stava cercando di ostacolare la volontà di Dio. Dobbiamo sempre valutare quello che facciamo. Possiamo agire nella carne, anche se a noi può sembrare che la cosa porti gloria a Dio, quando in realtà, va contro la volontà di Dio. Dobbiamo esaminare i nostri cuori, e dobbiamo valutare se la cosa è veramente secondo la volontà di Dio. Dal fatto che Gesù riprende Pietro, possiamo capire che la motivazione di Pietro non era pura, e andava contro il chiaro insegnamento di Gesù, che doveva andare alla croce.
Perciò, dopo questi avvenimenti, Gesù si lascia prendere e legare da questi uomini. Gesù viene portato alla casa di Anna, il suocero di Caifa, il sommo sacerdote. Quindi, c’era un cortile, con una portinaia all’entrata, e poi dentro il cortile, la casa.
Oggi, leggeremo dettagli che sono chiaramente di un testimone oculare. Giovanni ci racconta certi dettagli che gli altri Evangeli non raccontano.
In questo brano, troviamo Pietro ed un altro discepolo, di cui Giovanni non ci dà il nome. Più in avanti, nel capitolo 20, dopo la risurrezione, Giovanni raccontata di Pietro e di un altro discepolo. In quel caso, confrontando gli stessi avvenimenti con gli altri Evangeli, viene detto che l’altro discepolo è Giovanni. Quindi, per questo, e per i dettagli che solo un testimone oculare potrebbe conoscere, è molto probabile che l'altro discepolo nel nostro brano di oggi, era Giovanni.
Quindi, nel brano che vogliamo considerare oggi in Giovanni 18, ci troviamo al punto che gli uomini armati portano Gesù dal giardino a Gerusalemme, alla casa di Anna, il suocero di Caifa, il sommo sacerdote. Vediamo due discepoli che seguono Gesù. Seguite mentre leggo Giovanni 18:15,16.
15 Or Simon Pietro e un altro discepolo seguivano Gesù. E quel discepolo era noto al sommo sacerdote, ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. 16 Ma Pietro restò fuori, alla porta. Allora l’altro discepolo, che era noto al sommo sacerdote, uscì e parlò alla portinaia, e fece entrare Pietro. (Giovanni 18: 15,16)
La prima cosa che noto è il cuore di Pietro e dell'altro discepolo. Nonostante il grande pericolo di stare là, dove rischiavano di essere riconosciuti ed arrestati, volevano stare vicino a Gesù. Ricordate che poco prima, nel giardino, erano scappati per non essere arrestati insieme a Gesù. Ma il loro amore per Gesù, il loro desiderio di stare vicino a Gesù, era tale che li ha spinti a seguire Gesù.
Il fatto che Giovanni dice che seguivano Gesù, e questo vuol dire chiaramente che seguivano Gesù dal giardino, rende più probabile che si tratta di uno degli 11 discepoli che erano con Gesù nel giardino. Questo, ed il fatto che Giovanni nominava sempre gli altri per nome, ma non nominava mai se stesso, ci dà l'alta probabilità che l'altro discepolo era proprio Giovanni.
Quindi, Pietro ed un altro discepolo seguono Gesù dal giardino fino alla casa di Anna. Vediamo il loro amore per Gesù, in quanto erano disposti a rischiare grandemente per poter stare vicino a Lui. Non potevano fare nulla, non potevano aiutarlo, ma volevano stare vicino a Lui. Prego che possiamo vedere sempre di più il valore di Gesù Cristo, in modo che anche noi possiamo desiderare di stare vicini a Gesù. Il cuore della vita cristiana è stare in comunione con Gesù.
Un altro commento importante. Dio gestisce tutto. Se Pietro non avesse seguito Gesù, se non fosse stato nel cortile, non avrebbe potuto rinnegare Gesù. Il tutto era gestito perfettamente da Dio, in modo che il peccato di Pietro potesse venir fuori. Così, Dio poteva santificarlo.
Tornando al brano, notate che l'altro discepolo, presumiamo Giovanni, era noto al sommo sacerdote. La Bibbia non ci dice in che modo era noto, e perciò, non serve speculare. Restiamo con quello che Dio ci dichiara. Il punto è che era in qualche modo noto al sommo sacerdote, e quindi, la portinaia lo conosceva e lo ha lasciato entrare. La portinaia non avrebbe permesso a Pietro, un estraneo, di entrare. Ma poi, l'altro discepolo, vedendo che la portinaia non lasciava entrare Pietro, è uscito per parlare con lei, in modo che lasciava entrare Pietro. Dio ha gestito le cose per far sì che anche Pietro si trovasse là dentro, dove potevano ascoltare Gesù.
Evidentemente, i due discepoli potevano sentire Gesù, e Gesù sentiva loro. Vedremo questo più avanti.
Rinnegamento da parte di Pietro
Giovanni ci spiega che Pietro e l'altro discepolo erano là dentro nel cortile, per prepararci per quello che succede dopo. Ricordate che Gesù aveva dichiarato ai discepoli poco prima di arrivare al giardino, che tutti lo avrebbero abbandonato. Però Pietro, pieno di orgoglio, aveva contraddetto Gesù, dichiarando che anche se tutti gli altri lo avessero abbandonato, Pietro non lo avrebbe fatto mai. Ha detto che era perfino pronto a morire con Gesù. Quindi, Pietro si è innalzato al di sopra di tutti gli altri discepoli. Vediamo che il suo orgoglio precedeva la sua caduta.
Vi leggo ancora il discorso fra Gesù e Pietro in cui vediamo l’orgoglio di Pietro. Vedendo il suo orgoglio, ricordiamo quanto facilmente anche noi cadiamo nell'orgoglio. Ci troviamo dopo la cena, andando verso il giardino.
27 E Gesù disse loro: «Voi tutti sarete scandalizzati di me questa notte, perché sta scritto: "Percuoterò il Pastore e le pecore saranno disperse". 28 Ma dopo che sarò risuscitato, io vi precederò in Galilea». 29 E Pietro gli disse: «Anche se tutti gli altri si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò«. 30 E Gesù gli disse: «In verità ti dico che oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte». 31 Ma egli con più fermezza diceva: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò affatto». Lo stesso dicevano pure tutti gli altri. (Marco 14:27-31).
Nonostante che Gesù avverte Pietro chiaramente, Pietro continua ad insistere che lui sarà migliore di tutti gli altri apostoli. Pietro era pieno di orgoglio, ed era sicuro di sé. Questa non era fede in Dio, era fede in se stesso. Questo mi fa ricordare Proverbi 16:18.
“Prima della rovina viene l’orgoglio, e prima della caduta lo spirito altero.” (Proverbi 16:18 LND).
Quello che ha reso così terribile la caduta di Pietro è stato il suo orgoglio. Quanto è vero che prima della rovina viene l'orgoglio. L'orgoglio peggiora una caduta. E l'orgoglio di Pietro precedeva la sua brutta caduta.
Perciò, tenendo in mente come Pietro si era vantato con grande orgoglio, leggo i versetti in Giovanni 18:17,18. Questa è la prima delle tre volte che Pietro rinnega Gesù.
17 E la serva portinaia disse a Pietro: "Non sei anche tu dei discepoli di quest’uomo?". Egli rispose: "Non lo sono". 18 Intanto i servi e le guardie, acceso un fuoco di carboni, se ne stavano in piedi e si scaldavano, perché faceva freddo; anche Pietro stava in piedi con loro e si scaldava. (Giovanni 18:17,18)
Pietro voleva stare vicino a Gesù. Ma quando la portinaia lo riconosce, chiedendo se era un discepolo, Pietro nega di essere un discepolo di Gesù. Questa è la prima delle tre volte che Pietro rinnega Gesù, ogni volta in modo più forte.
Questa prima volta, dichiara solo che non è un discepolo di Gesù. E così, credendosi sicuro, rimane là insieme con i servi e le guardie vicino al fuoco dove poteva riscaldarsi, mentre ascoltava le voci da dentro la casa.
Mentre consideriamo il fatto che Pietro nega di conoscere Gesù, pensiamo a quante volte noi abbiamo nascosto il fatto di appartenere a Gesù. Quante volte anche noi non volevamo essere visti male dagli altri. Pietro stava cercando di evitare un vero pericolo, perché c'era il pericolo reale che lo avrebbero potuto arrestare. Tante volte noi abbiamo rinnegato Gesù per molto meno. Quindi, non critichiamo troppo Pietro, piuttosto, consideriamo come cadiamo noi.
Gesù interrogato
A questo punto, Giovanni ci riporta a quello che stava succedendo dentro la casa, dove il sommo sacerdote stava interrogando Gesù. Leggo il versetto 19.
Or il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina. (Giovanni 18:19)
Il fatto che stavano interrogando Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina, rende già chiaro che non avevano alcuna vera accusa. Se avessero avuto delle accuse, avrebbero dichiarato le accuse, con più testimoni. Non sarebbe servito interrogare Gesù. Ma non avendo nulla di valido per accusare Gesù, lo interrogavano, cercando di farlo cadere in qualche errore.
Ma Gesù non sbaglia mai. Gesù non aveva timore di questi uomini, e mostra la loro falsità in quello che fanno. Fa una dichiarazione, mostrando chiaramente che non avevano nessuna vera evidenza di alcun male in lui. Leggo i versetti 20,21.
20 Gesù gli rispose: "Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove i Giudei si radunano sempre, e non ho detto niente in segreto. 21 Perché interroghi me? Interroga coloro che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno le cose che ho detto". (Giovanni 18:20,21)
Gesù non cade nella loro trappola. Sa di essere senza peccato, e che loro stavano solo cercando di farlo sbagliare in qualcosa. Perciò, rifiuta di rispondere, ricordando loro che quello che dovevano fare secondo la legge, era quello di chiamare dei testimoni per accertare se ci fosse qualche peccato in Lui. Ma non c'erano testimoni. E così Gesù guidava anche questo, per mostrare che era pienamente innocente. Dio ci fa sapere questo per aiutarci a capire che Gesù era assolutamente innocente.
Gesù trattato ingiustamente
Quello che Gesù dichiara era esattamente giusto. Ma quando la malvagità non può vincere in modo onesto, cerca di farlo in modo disonesto. Una delle guardie, vedendo che quello che Gesù diceva, mostrava che il sommo sacerdote sbagliava, e non volendo che la verità vincesse, dà uno schiaffo a Gesù. Ma anche in questo caso, Gesù mostra che tutto quello che facevano era sbagliato. Anche qua, Gesù mostra che non aveva alcun peccato. Leggo i versetti 22,23.
22 Egli aveva appena detto queste parole, che una delle guardie che gli stava vicino diede a Gesù uno schiaffo, dicendo: "Così rispondi al sommo sacerdote?". 23 Gesù gli rispose: "Se ho parlato male, mostra dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?". (Giovanni 18:22,23)
Solo Giovanni racconta questo dettaglio, che ci fa credere che è molto probabile che Giovanni era l’altro discepolo, era là con Pietro, ed era testimone oculare di tutto questo.
Quello che questa guardia ha fatto era assolutamente contro la legge. Non c’era alcuna accusa contro Gesù, quindi, legalmente, Gesù era innocente. Era vietato colpire chiunque fosse innocente, sotto interrogatorio.
Ma, questi uomini non stavano esaminando Gesù con giustizia. Se fosse stato così, Gesù non sarebbe stato crocifisso. Tutto quello che facevano era ingiusto. E quindi, l’ira di quella guardia era ingiusta, come tutto quello che stava succedendo. Non avevano un vero motivo per accusare Gesù, inventavano accuse.
Questo è un modo tipico di quando si reagisce nella carne. Purtroppo, se siamo onesti, possiamo riconoscere che a volte, anche noi reagiamo così. Quando non abbiamo ragione, ma non vogliamo perdere, gettiamo false accuse. Questo per nascondere che stiamo sbagliando noi. O che possiamo capire quanto è grave questo. Prego che vedendo questi uomini fare così, possiamo riconoscere quando noi pecchiamo così.
C'è un’altra lezione per noi qua. Gesù era assolutamente e totalmente senza peccato. Eppure, fu accusato falsamente e maltrattato. Può succedere che noi veniamo accusati falsamente. Ricordiamo che Gesù Cristo comprende pienamente ogni nostra prova e difficoltà. Egli ne ha passate infinitamente più di noi. Egli può veramente simpatizzare con noi in ogni nostra difficoltà.
Lo rimandò al sommo sacerdote
A questo punto, si presume che c'era stato il tempo necessario per radunare il resto del sinedrio, in modo da fare un incontro ufficiale. Finora, Gesù era a casa di Anna, il suocero del sommo sacerdote Caiafa. Adesso, visto che serviva una richiesta ufficiale da tutto il sinedrio per chiedere a Pilato di crocifiggere Gesù, mandano Gesù da Caiafa. Leggo il versetto 24.
Anna dunque lo rimandò legato a Caiafa, sommo sacerdote. (Giovanni 18:24)
Questo non era un vero tribunale, dove stavano cercando di capire se c'era un reato o no, era solo una serie di incontri, per trovare una giustificazione accettevole da presentare a Pilato, per poter chiedere la morte di Gesù. In nessun modo stavano cercando di fare la cosa giusta. Stavano solo cercando una giustificazione per far morire Gesù. Ma come abbiamo detto più volte, tutto era sotto il controllo di Dio. Anche i peccati di questi uomini portavano avanti il piano perfetto di Dio. Nessuno può andare contro Dio.
Dio controlla anche gli avvenimenti nella nostra vita. Questo non vuol dire che non avremo prove, non vuol dire che non ci saranno ingiustizie. Vuol dire che tutto coopererà per il nostro vero bene.
Pietro rinnega Gesù per la seconda volta
Arriviamo ad uno dei brani più tristi della Bibbia. Per capire quanto questo episodio è stato triste, ricordiamo che evidentemente, Gesù era appena dentro la casa, vicino alla finestra, mentre fuori nel cortile c’era Pietro, insieme all’altro discepolo, probabilmente Giovanni.
Perciò, come Pietro e Giovanni sentivano i discorsi fatti dentro la casa, così Gesù poteva sentire i discorsi fatti fuori. Quindi, quello che stiamo per leggere, di come Pietro rinnega Gesù, Gesù lo ha sentito. Dio vede ogni nostro peccato. Eppure, Dio porta avanti la sua opera in noi. Siamo salvati per grazia, non per alcun merito nostro.
Ricordiamo che Pietro era lì fuori, insieme alle guardie ed i servi del sommo sacerdote. Gesù aveva detto a Pietro che lo avrebbe rinnegato tre volte. Abbiamo già visto la prima volta, quando la portinaia chiedeva a Pietro se era un discepolo di Gesù. Adesso, leggiamo della seconda e della terza volta che Pietro rinnega Gesù.
Adesso, le domande a Pietro diventano più dirette e più precise, e Pietro rinnega Gesù in modo molto più deciso.
Ricordiamo che Pietro stava scaldandosi là con gli altri. In un certo senso, potremmo ricordare che la brutta compagnia corrompe i buoni costumi. Pietro avrebbe potuto scegliere di stare più lontano dal fuoco, appartato, ma voleva riscaldarsi. In un certo senso, potremmo dire che stava curando la sua carne. Quando mettiamo la comodità della carne al di sopra del nostro cammino spirituale, quasi sempre ci farà peccare.
Leggiamo il versetto 25, per vedere la seconda volta in cui Pietro rinnega di conoscere Gesù. Ricordate che Gesù aveva detto che Pietro lo avrebbe rinnegato tre volte. Leggo il versetto 25.
Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero dunque: "Non sei anche tu dei suoi discepoli?". Ed egli lo negò e disse: "Non lo sono". (Giovanni 18:25).
Di nuovo Pietro nega di conoscere Gesù. Però, non era semplicemente negare di conoscerlo. Matteo aggiunge un dettaglio importante. Leggo di questa seconda volta che Pietro rinnega Gesù in Matteo 26:71,72.
71 Come egli uscì nell’atrio, un’altra lo vide e disse a quelli che erano là: "Anche costui era con Gesù il Nazareno!". 72 Ma egli di nuovo lo negò con giuramento, dicendo: "Io non conosco quell’uomo". (Matteo 26:71,72).
Matteo aggiunge il triste dettaglio che non solo Pietro negava di conoscere Gesù, ma lo negò con giuramento. Egli giurava, un sacro giuramento, che non conosceva Gesù. Che tristezza! Che cosa terribile che Pietro arriva persino a giurare di non conoscere Gesù. Ma non è che anche noi abbiamo negato Gesù in vari modi? Non è che noi abbiamo cercato quello che andava meglio per noi, anziché identificarci con Gesù Cristo? Non è che anche noi abbiamo taciuto anziché prendere una posizione che avrebbe dato gloria a Dio? Di nuovo, quello che vediamo in Pietro è terribile, ma non dobbiamo credere di essere migliori!
Ricordiamo che Pietro si era vantato che non avrebbe mai rinnegato Gesù. Adesso, il suo orgoglio lo sta facendo cadere profondamente. Ormai, aveva rinnegato Gesù due volte, la seconda volta con giuramento. Ma la prova diventa ancora più forte. Adesso, arriva un uomo che era fra quelli che avevano arrestato Gesù nel giardino. Era un parente di Malco, il servo del sommo sacerdote al quale Pietro aveva reciso l'orecchio. Egli riconosce Pietro. Leggendo questo, capiamo che Pietro non stava guardando a Dio, piuttosto guardava solo alle circostanze. Leggo Giovanni 18:26.
Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di colui a cui Pietro aveva reciso l’orecchio, disse: "Non ti ho io visto nell’orto con lui?". (Giovanni 18:26).
Posso immaginare che Pietro era terrorizzato. Aveva agito impulsivamente nel giardino, colpendo Malco, il servo del sommo sacerdote. Adesso, avendo seminato nella carne, quello che aveva fatto torna come male su di lui. Quello che seminiamo, raccogliamo. Quando gli uomini erano là per arrestare Gesù, e Pietro aveva reciso l'orecchio di Malco, il servo dello sommo sacerdote, c'era anche là un parente di quel servo. Ora quell'uomo, il parente, era qua intorno al fuoco con Pietro, e lo ha riconosciuto. Pietro è terrorizzato, sta pensando al male che potrebbe succedergli. Non stava guardando a Dio. E perciò, Pietro nega di essere stato con Gesù. Ma nega con un giuramento e maledicendo. Leggo di questo avvenimento da Matteo 26.
73 Poco dopo anche gli astanti, accostatisi, dissero a Pietro: "Certo, anche tu sei uno di loro, perché il tuo parlare ti tradisce". 74 Allora egli cominciò a maledire e a giurare, dicendo: "Io non conosco quell’uomo". E in quell’istante il gallo cantò. (Matteo 26:73-74).
Leggo anche di questo avvenimento in Marco 14.
70 Ma egli negò ancora. E, poco dopo, i presenti dissero di nuovo a Pietro: «Veramente tu sei uno di loro; infatti sei Galileo e il tuo parlare lo rivela». 71 Ma egli cominciò a maledire e a giurare: «Io non conosco quest’uomo di cui parlate». (Marco 14:70-71 LND).
Mettendo insieme questi brani, vediamo che il parente del servo con l'orecchio reciso ha riconosciuto Pietro, e altri capivano che era un discepolo dal suo accento da Galileo. Quindi, più persone riconoscevano che Pietro era discepolo di Gesù. E Pietro, reagendo pienamente nella carne, giurava e malediceva, negando di conoscere Gesù.
Che cosa terribile, che tristezza, Pietro non solo negava di conoscere Gesù, ma giurava e malediceva. Diceva cose bruttissime, ha fatto un sacro giuramento, ha fatto di tutto per negare di conoscere Gesù.
Quello che abbiamo letto in Matteo e Marco, Giovanni lo dice con meno dettagli in Giovanni 18:27. Lo leggo.
E Pietro lo negò di nuovo, e subito il gallo cantò. (Giovanni 18:27)
Che situazione terribile questa . Come succede anche con noi: ci allontaniamo da Dio, arriva la caduta, e poi, spesso subito, come qua con Pietro, vediamo quanto abbiamo peccato, e il nostro cuore è terribilmente afflitto.
Nel caso di Pietro, Luca aggiunge un dettaglio che rendeva il dolore di Pietro infinitamente peggiore. Ricordate che Pietro era nel cortile, fuori dalla casa di Anna, il suocere del sommo sacerdote. Così, Pietro poteva sentire quello che succedeva a Gesù nella casa. Ma, allo stesso tempo, Gesù poteva sentire Pietro. Perciò, appena Pietro ha rinnegato Gesù per la terza volta, come Gesù aveva preavvertito Pietro, ed il gallo cantò, esattamente come Gesù aveva detto, in quel momento, Gesù si è voltato, ed ha guardato Pietro negli occhi. Non posso immaginare il dolore nel cuore di Pietro, vedendo lo sguardo di Gesù, ricordando tutto quello che Gesù aveva detto, e come Pietro aveva contraddetto Gesù con orgoglio. Leggo di questo in Luca 22:59-62.
59 E passata circa un’ora, un altro affermava con insistenza, dicendo: "In verità anche costui era con lui, perché è Galileo". 60 Ma Pietro disse: "O uomo, non so quello che dici". E subito, mentre ancora parlava, il gallo cantò. 61 E il Signore, voltatosi, guardò Pietro. E Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: "Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte". 62 Allora Pietro uscì fuori e pianse amaramente. (Luca 22:59-62).
Pecchiamo, ma poi, i nostri peccati tornano a tormentarci, finché non c’è il perdono. Pietro ha peccato gravemente. Nel momento in cui ha peccato, non si ricordava di quello che Gesù gli aveva detto. Però subito dopo, Gesù si volta, guarda direttamente Pietro, e Pietro si ricorda tutto. Si ricorda del suo terribile orgoglio, e di come si era vantato di essere migliore di tutti gli altri discepoli. Aveva contraddetto Gesù, con forza, anche quando Gesù lo aveva avvertito che Lo avrebbe rinnegato. Tutto è tornato in mente a Pietro, ed ha visto quanto gravemente aveva peccato. Ha riconosciuto quanto aveva peccato contro il suo Signore, Gesù. E il suo cuore era terribilmente afflitto.
Pietro non poteva restare ancora là. Usci subito fuori, e pianse amaramente.
Per un vero credente, il peccato crea una terribile tristezza da Dio, che affligge il cuore finché non c’è il perdono. La tristezza del mondo è una tristezza carnale, per le conseguenze terrene del peccato. La tristezza da Dio, la tristezza che Pietro aveva, è molto più profonda. Affligge l’anima. Toglie la pace. Toglie ogni gioia. Nulla può togliere il dolore della tristezza secondo Dio, tranne il perdono.
E quel perdono arriva solo quando confessiamo di cuore i nostri peccati. Vedremo Gesù guidare Pietro a confessare questo peccato in Giovanni 21.
Conclusione
Ma per ora, ripassiamo quello che abbiamo visto in questo brano, e consideriamo come queste verità sono anche per noi.
Prima di tutto, abbiamo visto come Pietro ed un altro discepolo, molto probabilmente Giovanni, seguivano Gesù fino alla casa di Anna, il suocero di Caifa, il sommo sacerdote. Era molto rischioso seguire Gesù proprio là, ma volevano stare vicino al loro Signore. Il rischio era reale, e infatti, Pietro è stato riconosciuto da uno di loro che era andato nel giardino per arrestare Gesù.
Però, non vediamo solo l’amore di Pietro e dell’altro discepolo per Gesù, vediamo come Dio gestiva tutto in modo da mettere Pietro là, dove il suo peccato di rinnegare Gesù sarebbe diventato visibile.
Nel piano di Dio, per purificare Pietro dal suo grande orgoglio, Dio doveva umiliarlo profondamente. Quindi, in questo avvenimento, vediamo come tutte le cose cooperano per il vero bene dei figli di Dio. La situazione ha portato alla grande caduta di Pietro, ma quella caduta è stata uno strumento nelle mani di Dio per purificare Pietro dal suo orgoglio.
O che noi possiamo ricordare che tutte le prove in cui ci troveremo sono tutte gestite da Dio. Dio controlla tutto, non per farci avere una vita tranquilla, ma per farci crescere in santità, per diventare pronti a vivere per Dio e poi per passare l’eternità con Dio. Dio guidava Pietro a seguire Gesù fino alla casa di Anna, per purificare Pietro. Dio guida noi, per purificarci. Questa è l’opera di Dio in noi.
Abbiamo visto Gesù in casa di Anna, con Caiafa, il Sommo Sacerdote. Gli altri Evangeli aggiungono anche più dettagli. Era molto chiaro che Gesù era assolutamente innocente. Non avevano alcuna vera accusa contro Gesù. Non stavano esaminando veramente il caso di Gesù. Stavano cercando una scusa per presentare Gesù a Pilato, chiedendo la condanna a morte. Gesù era senza peccato, e così, poteva essere il sacrificio per i nostri peccati.
Gesù li riprendeva in modo da rendere chiaro che Egli era innocente. Perciò, nessuno di loro poteva dire che credeva di fare la cosa giusta. Gesù era chiaramente innocente. Lo sapevano bene.
Quando tu sei accusato falsamente, non sei mai solo. Ricordati che Gesù era assolutamente innocente, non aveva mai peccato, ma fu terribilmente accusato, in modo completamente falso. Gesù ti comprende, in qualsiasi prova in cui ti trovi.
Poi, abbiamo visto Pietro cadere terribilmente, dopo essersi innalzato al di sopra di tutti gli altri discepoli. Pietro ha rinnegato Gesù tre volte. Eppure, per quanto questo era un peccato terribile, ancora di più perché Pietro aveva giurato e maledetto per affermare che non conosceva Gesù, per quanto questo era un peccato terribile, in realtà, era uno strumento potente nelle mani di Dio, che ha utilizzato per modellare Pietro. Dio gestisce tutto, anche le nostre cadute, per completare la sua opera perfetta in noi.
Ricordare che Dio usa tutto nella nostra vita per portare avanti la sua opera in noi, può darci grande pace e gioia. Dobbiamo fare di tutto per non peccare, ma Dio usa anche i nostri peccati per umiliarci, in modo da conformarci sempre di più nell’immagine di Cristo. Grazie a Dio per la sua cura perfetta.
Ricordate anche che quando pecchiamo, l’unico modo per avere di nuovo la pace e la gioia della salvezza è quello di confessare, di cuore, in modo specifico, i nostri peccati. Solo così riceviamo il perdono, e così torniamo ad essere in comunione con Dio. Vedremo questo riguardo a Pietro in Giovanni 21.
Chiudiamo, ringraziamo Dio per Gesù che è stato disposto ad andare alla croce per noi. Ha subito tutto, è stato condannato ingiustamente, tradito da Giuda, ed oggi, abbiamo visto che è stato rinnegato da Pietro. Eppure, Gesù è andato avanti, per bere il calice che il Padre aveva preparato per Lui, per compiere la nostra salvezza. In tutto questo, stiamo leggendo quello che Gesù Cristo ha fatto per salvare NOI.
Grazie a Dio per il nostro Salvatore, Gesù Cristo. Per mezzo di Lui, c’è il vero perdono. Non vergogniamoci del nostro Signore. Non temiamo gli uomini. Temiamo Dio. Confidiamo in Dio. Aspettiamo il ritorno di Cristo.