La domanda più importante della vita, e dell’eternità è: che cosa fai con Gesù Cristo.
Tante persone ignorano Gesù. Non ci pensano.
Altre persone si informano di Gesù Cristo, sentono di Lui, e Lo rifiutano, si induriscono contro di Lui. Arrivano ad odiarLo.
Altre persone si avvicinano a Gesù, si informano di Lui. Sono attirati a Gesù, a volte molto, ma, non arrivano mai ad abbracciarLo per fede.
Poi, ci sono coloro che riconoscono il proprio peccato ed il bisogno di un Salvatore, e vedono in Gesù Cristo quel Salvatore, si aggrappano a Gesù Cristo con tutto cuore, per fede, come il Signore e Salvatore della loro vita.
Solo l’ultimo gruppo sarà salvato. Vediamo qualcosa di simile nella parabola del seminatore con i quattro tipi di terreno.
Considerate insieme a me. Al giudizio finale, che differenza ci sarà fra chi ignora Gesù, chi rifiuta direttamente Gesù, e chi si avvicina molto a Gesù, ma senza mai abbracciarLo per fede come Signore e Salvatore? Non ci sarà nessuna differenza. Tutti loro verranno mandati al lago di fuoco.
Che uno rifiuta Gesù in modo forte e diretto, ed un altro che si avvicina molto a Gesù ma senza mai accoglierLo per fede, entrambi passeranno l’eternità nel lago di fuoco, lontani da Dio.
Solo chi accoglie Gesù Cristo di cuore, come Signore e Salvatore, come il Cristo, sarà salvato.
Stiamo considerando l’Evangelo di Giovanni, e siamo nella notte prima della crocifissione di Gesù. Abbiamo considerato l’ultima cena, e poi, la preghiera che Gesù ha fatto per i suoi discepoli, ma anche per noi. Abbiamo visto gli avvenimenti nell'orto, dove Gesù ha pregato, poi, è stato arrestato. Abbiamo considerato Gesù davanti ai capi dei Giudei, ed il rinnegamento di Pietro nel cortile mentre Gesù era dentro la casa. Abbiamo visto quanto i capi dei Giudei odiavano Gesù e volevano farlo morire. Oggi, andando avanti nella storia, troviamo Gesù davanti a Pilato, il governatore Romano, colui che aveva l’autorità di condannare Gesù a morte.
Ricordiamo che in quel periodo, Israele faceva parte dell’impero romano. Roma regnava su Israele, e Pilato, il governatore, era l’autorità dello stato. I romani lasciavano una certa autonomia ai popoli che controllavano. Però, Roma riservava per sé l’autorità di applicare la pena di morte. Quindi, visto che i giudei volevano che Gesù fosse messo a morte, e non avevano quell’autorità, dovevano per forza mandare Gesù da Pilato, il governatore, con delle accuse, in modo che sarebbe stato Pilato a condannare Gesù a morte. Ci troviamo a questo punto della storia.
Quello che voglio notare è come Gesù fu accolto in modo diverso dalle persone. Abbiamo visto che i discepoli avevano accolto Gesù pienamente con fede come il loro Signore. Abbiamo visto i capi dei Giudei che aveva rifiutato Gesù totalmente. Oggi, vedremo Pilato, che NON rifiuta Gesù come i Giudei, ma vuole capire da Gesù chi è, e comprende che Gesù è innocente. Però, vedremo che Pilato alla fine non accoglierà Gesù.
Quindi, riprendiamo gli avvenimenti. Caiafa e gli altri capi dei Giudei avevano interrogato Gesù, cercando un’accusa per chiedere a Pilato la sentenza di morte. Adesso, lo portano da Pilato.
Gesù davanti a Pilato
Prima di considerare gli avvenimenti di quando Gesù viene portato davanti a Pilato, vi leggo di quando Gesù era davanti ai Giudei dall'Evangelo di Marco, dove vediamo che i Giudei non sono riusciti a trovare nessuna vera accusa, perché Gesù era innocente. Seguite mentre leggo Marco 14:55-64.
55 Ora i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche testimonianza contro Gesù, per farlo morire; e non ne trovavano. 56 Molti infatti deponevano il falso contro di lui; ma le loro testimonianze non erano concordi. 57 Allora alcuni, alzatisi, testimoniarono il falso contro di lui, dicendo: 58 «Noi l’abbiamo udito dire: "Io distruggerò questo tempio fatto da mani d'uomo, e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d'uomo"». 59 Ma neppure su questo la loro testimonianza era concorde. 60 Allora il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù, dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». 61 Ma egli tacque e non rispose nulla. Di nuovo, il sommo sacerdote lo interrogò e gli disse: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». 62 E Gesù disse: «Sì, io lo sono. E voi vedrete il Figlio dell’uomo sedere alla destra della Potenza e venire con le nuvole del cielo». 63 Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? 64 Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E tutti lo giudicarono reo di morte. (Marco 14:55-64).
Come vi ho letto, i Giudei non riuscivano a trovare alcuna accusa contro Gesù. Solo quando chiedono a Gesù se è il Cristo, il Figlio di Dio, Gesù risponde in modo categorico, che è il Figlio di Dio, e che loro lo vedranno quando egli ritornerà per giudicare il mondo.
Loro avevano visto le tante chiare prove che Gesù è il Cristo. I suoi miracoli, che erano stati profetizzati già nell'Antico Testamento, dimostravano che Gesù è il Cristo. Perciò, la loro reazione così forte quando Gesù afferma chiaramente di essere il Cristo, e che ritornerà in potenza, la loro reazione era tutta ipocrisia. Sapevano che Gesù è il Cristo. Ma volevano farlo morire, perché Gesù metteva in evidenza che loro erano dei falsi. E per questo, usavano le affermazioni di Gesù per poter dichiarare che lui doveva morire.
Ricordiamo che questo non era un motivo valido per presentare Gesù davanti a Pilato per farlo morire. Prima di tutto, era la verità. Gesù è il Cristo. Poi, secondo la legge dei Romani, Gesù non aveva commesso nessun reato, di alcun tipo. Gesù non aveva peccato in alcun modo. Gesù era pienamente innocente. Gesù è andato alla croce come l'agnello di Dio, puro, senza alcuna colpa. Solo così poteva pagare per i nostri peccati.
Perciò, riprendendo la storia, quando i Giudei consegnarono Gesù a Pilato, in realtà, non avevano alcuna accusa per farlo condannare. Volevano convincere Pilato a condannarLo a morte, pur non avendo alcuna accusa vera. Riprendiamo il brano con Giovanni 18:28.
In questo brano, vedremo l'incredibile ipocrisia di questi uomini. Stanno commettendo il peggior peccato nella storia del mondo, ma vogliono presentarsi come uomini di Dio. Che immensa falsità. Leggo il versetto 28.
Poi, da Caiafa condussero Gesù nel pretorio; era mattino presto. Ma essi non entrarono nel pretorio, per non contaminarsi e poter così mangiare la Pasqua. (Giovanni 18:28)
Forse questa è la più grande ipocrisia nella storia del mondo. Questi uomini stavano chiedendo la morte, non solo di un uomo innocente, ma la morte del Cristo. Avevano visto chiaramente che è il Cristo. Avevano rifiutato la testimonianza dello Spirito Santo, come leggiamo in Matteo 12:22,32, e perciò, questi uomini, che sapevano dei miracoli di Gesù Cristo e che adempivano le profezie del Cristo, avevano commesso il peccato contro lo Spirito Santo. Perciò, erano più contaminati di tutti gli uomini. Ma volevano sembrare uomini spirituali, uomini puri. E perciò, non volevano entrare nel pretorio, luogo dei gentili, per non essere contaminati in modo da poter così mangiare la Pasqua.
Che incredibile ipocrisia. Volevano mangiare la Pasqua. Che cos’era la Pasqua? Era la cena stabilita da Dio per preparare il mondo al sacrificio di Cristo. Questi uomini volevano mangiare la Pasqua, che era un simbolo del sacrificio di Cristo, e stavano chiedendo la morte di Cristo. Che immensa e malvagia ipocrisia.
L’ipocrisia è estremamente malvagia. Quanto è malvagio fingere di essere quello che non siamo. Prego che possiamo evitare questo terribile peccato ed essere sinceri in tutto quello che facciamo.
Comunque, arrivano al Pretorio, la residenza del governatore. Pilato, sapendo che non volevano entrare, esce e va da loro. Pilato era informato di Gesù, sapeva che i Giudei erano gelosi di Gesù. Perciò, inizia in modo formale chiedendo quale era l'accusa contro Gesù. Notate che non hanno un'accusa. Leggo i versetti 29,30.
29 Pilato dunque uscì verso di loro e disse: "Quale accusa portate contro quest’uomo?". 30 Essi risposero e gli dissero: "Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo dato nelle mani". (Giovanni 18:29,30)
Pilato chiede loro quale era l'accusa contro Gesù. I Giudei Lo avevano portato a Pilato per essere condannato. Giustamente Pilato chiede quale era l'accusa. Ma non hanno un'accusa. Gesù era pienamente innocente. Ma non vogliono ammettere questo, perciò, implicano che Gesù è colpevole. Dicono:
se costui non fosse un malfattore, non te l'avremmo dato nelle mani. (Giovanni 18:30).
Quanto è evidente la loro falsità. Giustamente, Pilato chiede loro quale era l'accusa. Ma non hanno un’accusa. Gesù era innocente. Però, vogliono che Gesù venga condannato. Perciò, implicano che Gesù è colpevole. Implicano che Gesù è un malfattore, anche se sanno benissimo che egli era pienamente innocente.
Quanto è malvagio questo. Però, non è che anche noi a volte facciamo qualcosa di simile? Non è che a volte vogliamo accusare l'altra persona, anche se non abbiamo nulla di valido, e cerchiamo di implicare qualcosa di male? Prego che possiamo capire quanto questo sia malvagio, per evitare di comportarci così. È un terribile peccato.
Pilato riconosce che Gesù non è colpevole. Non vuole condannare un uomo innocente. Perciò, vuole rimandare Gesù dai Giudei. Voleva lavarsi le mani di questo problema. Ma visto che i Giudei non avevano il diritto di condannare a morte, perché solo lo Stato romano poteva farlo, i Giudei volevano a tutti costi che fosse Pilato a condannarlo a morte.
Ma come in ogni cosa, Dio era in controllo anche di questo. I Giudei, quando potevano mettere a morte, lapidavano. Ma Dio aveva stabilito che il Cristo doveva essere crocefisso, per adempiere delle profezie. E perciò, era necessario che Gesù fosse condannato dai Romani per essere crocefisso. È incredibile come Dio gestisce ogni cosa. Leggo i versetti 31,32, e poi consideriamo altri aspetti di questi versetti.
31 Allora Pilato disse loro: "Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge". Ma i Giudei gli dissero: "A noi non è lecito far morire alcuno". 32 E ciò affinché si adempisse quello che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire. (Giovanni 18:31,32)
La crocifissione adempieva le Scritture. Dio aveva insegnato in più modi e in più brani che il Cristo doveva essere crocefisso. Per esempio, in Numeri 21:7, leggiamo del mezzo che Dio ha provveduto per perdonare gli israeliti dai loro peccati nel deserto, quando Dio aveva mandato dei serpenti per mordere il popolo a causa del loro peccato. Il perdono avveniva quando Mosè ha costruito un serpente di rame, che innalzava in alto sopra un'asta. Chi guardava al serpente con fede, veniva perdonato. Era un modo di riconoscere la propria colpa e che solo Dio poteva perdonare. Il fatto di innalzare il serpente su un'asta, simbolizzava Gesù Cristo che è stato innalzato sulla croce. Leggo di quel serpente di rame, un simbolo di Cristo, in Numeri 21:7.
“4 Poi i figli d’Israele partirono dal monte Hor, dirigendosi verso il Mar Rosso, per fare il giro del paese di Edom; e il popolo si scoraggiò a motivo del viaggio. 5 Il popolo quindi parlò contro Dio e contro Mosè, dicendo: "Perché ci avete fatti uscire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Poiché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo miserabile cibo". 6 Allora l’Eterno mandò fra il popolo dei serpenti ardenti i quali mordevano la gente, e molti Israeliti morirono. 7 Così il popolo venne da Mosè e disse: "Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro l’Eterno e contro di te; prega l’Eterno che allontani da noi questi serpenti". E Mosè pregò per il popolo. 8 L’Eterno disse quindi a Mosè: "Fa’ un serpente ardente e mettilo sopra un’asta; e avverrà che chiunque sarà morso e lo guarderà, vivrà". 9 Mosè fece allora un serpente di bronzo e lo mise sopra un’asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, viveva.” (Numero 21:4-9 LND).
Dio ha stabilito quel serpente per rappresentare l’opera di Cristo.
In Giovanni 3:14,15, si fa riferimento a quel serpente, spiegando che era un simbolo di Cristo. Leggo Giovanni 3:14,15.
14 E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, 15 affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. (Giovanni 3:14,15).
Qua, vediamo che il serpente era un tipo che Dio ha stabilito proprio per rappresentare che il Cristo sarebbe stato innalzato con la sua morte. Gesù fa riferimento a quella morte, Gesù innalzato, in Giovanni 8:28, e in Giovanni 12:31-34. Leggo quei due brani.
28 Quindi Gesù disse loro: "Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono e che non faccio nulla da me stesso, ma dico queste cose come il Padre mi ha insegnato. (Giovanni 8:28).
31 Ora è il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo. 32 Ed io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me". 33 Or egli diceva questo, per indicare di qual morte egli doveva morire. 34 La folla gli rispose: "Noi abbiamo appreso dalla legge che il Cristo rimane in eterno; ora come puoi tu dire che il Figlio dell’uomo deve essere innalzato? Chi è questo Figlio dell’uomo?". (Giovanni 12:31-34).
Gesù, parlando con la folla, parlava della sua morte, di quando sarebbe stato innalzato. Stava parlando della crocifissione. La folla capiva che Gesù parlava della sua morte, capiva che Gesù si stava presentando come il Cristo, ma visto che loro credevano che il Cristo sarebbe rimasto in eterno, non capivano perché Gesù parlava della sua morte. Non capivano che il modo attraverso il quale Cristo avrebbe salvato le persone, era tramite il suo sacrificio sulla croce.
Perciò, vediamo ripetutamente che Dio aveva stabilito la croce come mezzo attraverso il quale Gesù avrebbe offerto il perdono al mondo, perché essendo innalzato sulla croce, Gesù sarebbe stato colpevole dei peccati di tutti coloro che avrebbe salvato, sarebbe stato punito al posto loro. Infatti, il simbolo del serpente che Mosè ha dovuto innalzare su un'asta, è proprio un simbolo del sacrificio di Cristo, perché il serpente rappresenta il peccato. E perciò, come i Giudei dovevano guardare a quel serpente riconoscendo il proprio peccato, così la salvezza avviene guardando a Gesù sulla croce, vedendo in lui il nostro peccato.
Questo è il significato di quello che abbiamo letto in Giovanni 18:32, parlando del fatto che i Giudei volevano che Pilato mandasse Gesù alla croce, che sarebbe l’adempimento di quello che Gesù aveva dichiarato nei brani che abbiamo letto. Leggo di nuovo v.32.
e ciò affinché si adempisse quello che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire. (Giovanni 18:32).
Anche qua, vediamo che tutto è gestito da Dio, ogni dettaglio, anche i peccati degli uomini. Grazie a Dio, Dio gestisce tutto anche nella nostra vita. Non comprendiamo tutto, ma possiamo riposarci nel fatto che Dio è in controllo di tutto, per portare avanti il suo buono e perfetto piano per noi.
Pilato interroga Gesù
Così troviamo Pilato nel pretorio con Gesù, senza i Giudei presenti. Pilato sapeva che Gesù era innocente. Vuole trovare un modo per lasciarlo andare. Ma era anche molto curioso del perché Gesù era così odiato dai Giudei. I miracoli di Gesù erano molto conosciuti, e quindi è chiaro che Pilato ne aveva sentito parlare. Pilato chiede a Gesù se è il re dei Giudei. Notiamo quello che Gesù gli risponde dando a Pilato un'opportunità di credere in lui. Leggo i versetti 33,34.
33 Pilato dunque rientrò nel pretorio, chiamò Gesù e gli disse: "Sei tu il re dei Giudei?". 34 Gesù gli rispose: "Dici questo da te stesso, oppure altri te l’hanno detto di me?".
Pilato rappresentava l'impero romano, e perciò era l'autorità più alta a Gerusalemme. Eppure, vediamo qua, come in altre situazioni che in realtà, Gesù controllava la situazione. Pilato fa una domanda a Gesù, ma Gesù prende il controllo della discussione per chiedere a Pilato perché Gli fa quella domanda.. Gesù interroga Pilato.
Gesù chiede a Pilato, se faceva quella domanda perché egli stesso aveva riconosciuto che Gesù è il re dei Giudei, oppure se stava solo chiedendo quello che aveva sentito da altri. Era una domanda di cuore, oppure era una domanda solo informativa?
Gesù non aveva peccato in alcun modo, e perciò, Pilato sapeva che Gesù non era una minaccia politica per l'impero romano. Perciò qua, Gesù stava dando a Pilato l'opportunità di credere in Lui. Pilato non era chiuso come i Giudei, che odiavano Gesù. Invece Pilato voleva capire di Gesù. Ma alla domanda di Gesù Pilato si agita. Però, rimane molto curioso. Vuole capire di più chi è Gesù. Leggo il versetto 35.
35 Pilato gli rispose: "Sono io forse Giudeo? La tua nazione e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato nelle mie mani; che cosa hai fatto?". (Giovanni 18:35).
Pilato non si umilia davanti a Gesù, ed in questo ha peccato. Ma rimane curioso, vuole sapere perché Gesù gli è stato consegnato dai Giudei.
Gesù riconosce una certa apertura in Pilato, e perciò, dichiara a Pilato quello che non aveva mai detto ai Giudei. Racconta la realtà di se stesso per raggiungere il cuore di Pilato. Leggo la dichiarazione di Gesù a Pilato nel versato 36. Questo è incredibile.
36 Gesù rispose: "Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servi combatterebbero affinché io non fossi dato in mano dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui". (Giovanni 18:36).
Mai Gesù aveva parlato in modo così diretto ai Giudei. Spiega a Pilato che in realtà, è il re. Ma il suo regno non è un regno terreno. Quindi, non è un regno politico, in concorrenza con Roma. E non essendo terreno, non era un regno temporaneo, come ogni regno terreno. Gesù sta indicando che il suo regno è un regno celeste, un regno spirituale, un regno eterno.
Dichiarando questo, Gesù mostra chiaramente a Pilato che non aveva alcun peccato davanti ai Romani da meritare la condanna a morte. Inoltre, Gesù stava mostrando a Pilato che egli è il vero re, e quindi, che era anche al di sopra di Pilato. Gesù sta dando a Pilato l'opportunità di riconoscerlo e credere in lui.
Pilato capisce che Gesù è re. Quindi, lo riconosce chiedendo conferma nel versetto 37. Vediamo questo, ed anche la risposta di Gesù, in cui spiega di più di Se stesso.
37 Allora Pilato gli disse: "Dunque sei tu re?". Gesù rispose: "Tu dici giustamente che io sono re; per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità; chiunque è dalla verità ascolta la mia voce". (Giovanni 18:37).
Gesù non ha mai dichiarato in modo così chiaro ai Giudei quello che conferma direttamente a Pilato. Risponde alla sua domanda, affermando direttamente che infatti, è re. Non solo dice di essere re, ma spiega che è nato per questo, ed è venuto nel mondo per questo.
Consideriamo queste due dichiarazioni. Dichiarando: per questo io sono nato, è una dichiarazione della sua umanità. Gesù è nato come uomo per essere re. Poi, dichiarando: per questo sono venuto nel mondo, parla della Sua divinità. Un uomo che è soltanto umano non viene nel mondo, è del mondo, inizia la sua esistenza nel mondo. Ma Gesù, essendo Dio, è venuto nel mondo. Ed è venuto per essere il vero re. In tanti brani, soprattutto nell'Evangelo di Giovanni, Gesù parla del fatto che è venuto dal cielo, da presso il Padre. Gesù è divino.
Poi, notate quello che Gesù dice essere lo scopo della Sua venuta nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Gesù è venuto come la verità, come abbiamo letto in Giovanni 14:6, e in Gesù conosciamo la verità. Gesù è venuto per manifestare il nome di Dio a coloro che salva, che è una parte della verità. Poi notate che Gesù dichiara che chi è dalla verità ascolta la sua voce. Cioè, Gesù è la verità, e coloro che appartengono alla verità ascoltano Gesù. Ricordiamo quello che Gesù dichiara presentandosi come il Buon Pastore in Giovanni 10:3, e 27. Leggo quei versetti.
2 ma chi entra per la porta è il pastore delle pecore. 3 A lui apre il portinaio; le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le sue pecore per nome e le conduce fuori. (Giovanni 10:2,3).
26 Ma voi non credete, perché non siete delle mie pecore, come vi ho detto. 27 Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono; 28 e io dò loro la vita eterna e non periranno mai, e nessuno le rapirà dalla mia mano. (Giovanni 10:26-28).
Fermiamoci a riconoscere quello che Gesù sta dichiarando a Pilato. Gesù si presenta a Pilato come il re divino, venuto dal cielo, e che coloro che appartengono alla verità lo ascoltano. Gesù sta invitando Pilato ad umiliarsi e riconoscere il suo bisogno di questo re per avere la verità, per appartenere alla verità, per avere la salvezza.
A questo punto, Pilato ha visto la luce davanti a sé. Adesso, Pilato doveva scegliere. Umiliarsi e accogliere Gesù come il suo re, oppure, indurirsi, e rifiutare la verità nella sua vita.
Pilato si indurisce, ma la sua coscienza è molto colpita. Vuole trovare un modo per liberare Gesù. Leggo il versetto 38.
38 Pilato gli chiese: "Che cosa è verità?". E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: "Io non trovo alcuna colpa in lui. (Giovanni 18:38).
Pilato è frustrato. Chiede: che cos'è verità? In realtà, senza Cristo, non c'è verità. Senza Cristo, non c'è la vera luce. È tutto tenebre. Pilato vede la verità davanti a sé, ma la rifiuta. La sua coscienza non ha pace.
Pilato esce davanti ai Giudei, e dichiara che non trova alcuna colpa in Gesù. Vuole liberare Gesù. Perciò, pensa ad una soluzione che forse gli darà la possibilità di liberare Gesù. I Romani avevano l' usanza che ad ogni Pasqua, per accontentare i Giudei, lasciavano libero un prigioniero. Pilato sapeva che i capi dei Giudei avevano portato Gesù per gelosia. Sapeva che Gesù era molto acclamato dal popolo. Solo pochi giorni prima, la domenica, le folle avevano acclamato Gesù mentre entrava a Gerusalemme. Perciò, Pilato dà ai Giudei la scelta di liberare Gesù, molto apprezzato dal popolo, oppure di liberare un brigante, un certo Barabba, che non era nessuno per il popolo. Dagli altri Evangeli, sappiamo che i capi dei Giudei istigavano la folla. Ecco il motivo della risposta che la folla ha dato a Pilato. Leggo i versetti 39,40.
39 Ma vi è tra voi l’usanza che io vi liberi uno nella Pasqua; volete dunque che vi liberi il re dei Giudei?". 40 Allora tutti di nuovo gridarono, dicendo: "Non costui, ma Barabba". Or Barabba era un brigante. (Giovanni 18:39,40).
Pilato aveva tentato di liberare Gesù, ma non ha funzionato. Però, ricordate, Pilato era il governatore. Egli aveva l’autorità di liberare Gesù. Senza la sua approvazione, Gesù non poteva essere crocifisso. Ma Pilato temeva gli uomini, non Dio. Pur sapendo che Gesù era innocente, Pilato non era disposto a rischiare per liberarlo.
Quindi, Pilato consegna Gesù per essere crocifisso. Vedremo questo nel prossimo capitolo.
Per ora, consideriamo quello che Giovanni ci mostra in questo capitolo. Giovanni omette tanti dettagli che invece gli altri Evangeli raccontano, per mettere in enfasi il discorso di Gesù con Pilato.
Abbiamo visto che Gesù si è rivelato a Pilato più che ad altri. Dichiara direttamente a Pilato che era il re, non un re terreno, ma un re venuto dal cielo. Dichiara in modo diretto che è venuto per rendere testimonianza alla verità, e che coloro che sono dalla parte della verità, ascoltano la sua voce. Così, si rivela a Pilato, sia come uomo, che come Dio.
Pilato era aperto ad ascoltare Gesù, e perciò, Gesù si rivela a Pilato, dando a Pilato l’opportunità di credere in Lui per essere salvato.
Pilato era molto diverso dai capi dei Giudei. Loro odiavano Gesù. Loro rifiutavano di ascoltare Gesù. Loro si ribellarono a Gesù. Invece, Pilato ascoltava Gesù, credeva alle parole di Gesù, e voleva liberarLo.
Nonostante la grande differenza dal modo in cui i Giudei avevano trattato Gesù, e come Pilato Lo aveva ascoltato, entrambi sono arrivati al giudizio senza il perdono. Una apertura, senza arrivare al ravvedimento e alla fede, non produce la salvezza.
Pilato ha ascoltato Gesù, credeva a Gesù intellettualmente, mentre i Giudei non ascoltavano Gesù, e odiavano Gesù. Ma entrambi sono senza la salvezza.
Pilato è stato vicino alla luce, ma aveva timore degli uomini.
Che forte esortazione possiamo trarre da questo: non dobbiamo solo avvicinarci alla luce, ma accogliere la luce, accogliere la verità, accogliendo Gesù Cristo, il Signore e Salvatore. Accogliamo Cristo per fede.
Gesù Cristo è il re, nato per essere il re eterno, venuto dal cielo per essere il re, per portarci dalle tenebre alla luce. Gesù Cristo è il re eterno, ma è andato alla croce per noi. Gesù Cristo non temeva gli uomini. Anche davanti a Pilato, l’uomo che aveva l’autorità di mandarlo alla croce, Gesù non aveva timore, piuttosto, si è presentato a Pilato per invitarlo alla salvezza.
Quanto è importante che camminiamo per FEDE. La vita cristiana è una vita di FEDE. Non camminiamo per quello che vediamo, per quello che i nostri ragionamenti ci indicano. Camminiamo per fede. Questo vuol dire ascoltare Dio, imparare i suo principi, e poi, vivere per i principi di Dio, anziché per i nostri ragionamenti.
Questo vuol dire vivere diversamente dalle persone intorno a noi. Ma è solo un cammino per fede che è un cammino benedetto. Confidiamo nel Signore Gesù Cristo.