Quando pensiamo al peccato, tendiamo a pensare ai peccati degli uni contro gli altri. La Bibbia parla di questo, ci comanda di confessare i nostri peccati gli uni agli altri, e ci comanda di perdonarci a vicenda. Però, quando pensiamo ai nostri peccati, dobbiamo capire che, prima di tutto e sopra a tutto, i nostri peccati sono contro Dio stesso. Dio è santissimo, ed ogni peccato è peccato perché è contro Dio! Dio è santissimo, e per questo ogni peccato ci allontana da Dio e per colpa nostra, ci rende eternamente colpevoli davanti al Dio.
L'unica via per avere il perdono ed essere riconciliati con Dio è il sacrificio di Gesù Cristo. È per mezzo del Suo sacrificio che possiamo avere comunione con Dio, il dono più grande in assoluto. Quindi, il sacrificio di Cristo è la chiave di tutto.
Stiamo studiando l’Evangelo di Giovanni, e negli ultimi sermoni, abbiamo considerato gli avvenimenti che hanno portato Gesù alla croce, e nell’ultimo sermone, la crocifissione. Oggi, andiamo avanti in Giovanni 19, per considerare gli avvenimenti che succedono subito dopo la crocifissione. Vedremo che anche qua, tutto era stato profetizzato, perché Dio aveva stabilito tutto per provvedere la salvezza, e per rendere chiaro che era il suo piano.
Per ricordare il contesto, Gesù era sulla croce da circa le nove della mattina fino alle 15 del pomeriggio. Per tre ore nella mattina, Gesù era stato disprezzato e odiato dalle persone. Poi, da mezzogiorno fino alle 15, per circa tre ore, sono scese le tenebre sulla terra, mentre Dio Padre versava la sua ira contro il peccato su Gesù Cristo. In quelle tre ore, Gesù pagò il prezzo intero della condanna di tutti peccati di tutti coloro che Dio salverà in tutta la storia. Alla fine di quelle tre ore, avendo pagato completamente il prezzo, Gesù gridò ad alta voce: “È compiuto!” Poi, rese lo spirito. Avendo finito di pagare il prezzo, non ha aspettato di morire naturalmente, ma rese il suo spirito. Lasciò il suo corpo. In realtà, nessuno ha tolto la vita a Gesù, ma Gesù ha dato la sua vita.
Oggi, riprendiamo gli avvenimenti da quel punto, iniziando con Giovanni 19:31. Gesù è morto, il suo corpo era appeso alla croce. Ricordate che ci troviamo nel giorno di venerdì. Per i Giudei, un nuovo giorno iniziava al tramonto. Perciò, essendo circa le 15 del pomeriggio, c'erano ancora tre ore circa prima del tramonto, e poi iniziava il sabato, un giorno santo. Questo dettaglio è importante per comprendere il brano che stiamo per leggere. Allora, con questa introduzione leggo Giovanni 19:31.
31 Or i Giudei, essendo il giorno di preparazione, affinché i corpi non rimanessero sulla croce il sabato, perché quel sabato era un gran giorno, chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via.
Forse questa è la più grande ipocrisia nella storia del mondo. Questi capi dei Giudei erano coloro che avevano spinto Pilato a crocifiggere Gesù, quindi, avevano la responsabilità principale della Sua crocifissione. Questi Giudei avevano commesso il peggior peccato nella storia del mondo. Ma ora volevano apparire santi e puri. Per i Giudei, lasciare un corpo morto appeso il sabato sarebbe stata una contaminazione. E perciò, questi capi dei Giudei chiesero a Pilato che fossero spezzate le gambe dei tre uomini appesi alle croci, e fossero portati via prima del tramonto.
Spezzare le gambe di un uomo appeso alla croce, ne causa quasi subito la morte. Gesù e gli altri due erano stati appesi per sei ore, sei ore di terribile tormento. Ma avrebbero potuto sopravvivere ancora per diverse ore. E per questo motivo i Giudei volendo apparire santi, chiesero a Pilato di far morire subito questi uomini, per poter tirare giù i corpi prima del tramonto.
Che immensa ipocrisia. Erano contaminati più di qualsiasi altro uomo nella storia del mondo, avendo crocefisso il Cristo, pur sapendo che era il Cristo. Tanto grande era il loro odio per la luce di Dio che avevano ucciso proprio il Cristo di Dio. Quindi, per loro, non era possibile essere più contaminati, di quanto già lo erano. Eppure, ci tenevano a mantenere un'apparenza di santità.
Per Dio, poche cose sono peggiori dell'ipocrisia. Vi leggo quello che Gesù aveva detto ai farisei in Marco 7:5-9 e forse c'erano alcuni di questi stessi uomini, quando i farisei avevano criticato i discepoli di Gesù, perché Gesù non seguiva la tradizione giudaica. Leggo.
5 Poi i farisei e gli scribi gli domandarono: "Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli anziani, ma prendono il cibo senza lavarsi le mani?". 6 Ma egli, rispondendo, disse loro: "Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. 7 Ma invano mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono comandamenti di uomini". 8 Avendo tralasciato infatti il comandamento di Dio, vi attenete alla tradizione degli uomini: lavatura di brocche e di coppe; e fate molte altre cose simili". 9 Disse loro ancora: "Voi siete abili nell’annullare il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. (Marco 7:5-9).
L'ipocrisia è un peccato terribile. Nell'ipocrisia, una persona non solo pecca, che è già gravissimo, ma cerca di presentarsi bene. Si presenta santa quando è coperta di peccato. Questo è disprezzare terribilmente la santità di Dio. Questi farisei, che avevano appena fatto morire il Cristo, vogliono presentarsi come santi, per poter offrire a Dio i sacrifici della Pasqua, che era la festa che rappresentava proprio la morte del Cristo. Non è mai esistita un'ipocrisia peggiore di questa.
Per Pilato non cambiava nulla, e perciò, ha accettato questa richiesta. Manda i soldati a spezzare le gambe dei tre uomini, compreso Gesù. Vedremo che ogni dettaglio di quello che succede è un adempimento di una profezia, come abbiamo già visto negli avvenimenti della croce. Guidando tutto così, Dio rende chiaro che tutto era secondo il suo piano per provvedere la salvezza. E questo ci dà certezza che tutto il resto che è profetizzato sarà adempiuto. La salvezza c’è in Gesù Cristo.
Pilato accetta la richiesta dei Giudei di spezzare le gambe degli uomini sulle croci. Leggo i versetti da 32 a 37, e poi consideriamo i vari dettagli che troviamo in questo brano.
32 I soldati dunque vennero e spezzarono le gambe al primo e poi anche all’altro, che era crocifisso con lui; 33 ma, arrivati a Gesù, come videro che era già morto, non gli spezzarono le gambe, 34 ma uno dei soldati gli trafisse il costato con una lancia, e subito ne uscì sangue ed acqua. 35 E colui che ha visto ne ha reso testimonianza e la sua testimonianza è verace; ed egli sa che dice il vero, affinché voi crediate. 36 Queste cose infatti sono accadute affinché si adempisse la Scrittura: "Non gli sarà spezzato alcun osso". 37 E ancora un’altra Scrittura dice: "Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto". (Giovanni 19:32-37).
Nel v.32 abbiamo letto che quando i soldati arrivano da Gesù, vedono che è già morto e quindi non serviva spezzare le sue gambe. Non era per caso che Gesù era già morto. Come ho detto prima, quando Gesù aveva compiuto tutto, quando aveva pagato il prezzo pieno per il peccato, rese lo spirito. Gesù non è morto naturalmente, ha Lui reso lo spirito. Notiamo come Gesù descrive la sua morte in Giovanni 10:17,18.
17 Per questo mi ama il Padre, perché io depongo la mia vita per prenderla di nuovo. 18 Nessuno me la toglie, ma la depongo da me stesso; io ho il potere di deporla e il potere di prenderla di nuovo; questo comando ho ricevuto dal Padre mio". (Giovanni 10:17,18)
Nessuno ha tolto la vita di Gesù Cristo, e Gesù non è morto naturalmente. Gesù ha deposto la sua vita dopo aver compiuto la salvezza. Aveva reso lo spirito, deponendo la sua vita esattamente come aveva dichiarato in Giovanni 10.
Perciò, quando i soldati arrivano da Gesù per spezzare le sue gambe, vedono che era già morto, e così non le devono più spezzare. E come vedremo fra un attimo, tutto questo per adempiere una profezia. Ma prima, un soldato trafigge il costato di Gesù con una lancia. Un soldato romano non conosceva le scritture, ma anche questo atto adempiva una profezia del Cristo. Tutto è guidato da Dio.
Giovanni spiega perché scrive
Leggo ancora il versetto 35, dove l'autore, l'apostolo Giovanni, scrive di se stesso. Ci spiega il motivo per cui scrive. Leggo.
35 E colui che ha visto ne ha reso testimonianza e la sua testimonianza è verace; ed egli sa che dice il vero, affinché voi crediate. (Giovanni 19:35).
Abbiamo già visto in questo capitolo che Giovanni era ai piedi della croce. Gesù aveva affidato la cura di sua madre a Giovanni. Qua, Giovanni dichiara che era presente ed era testimone di questi avvenimenti. Il motivo per cui racconta queste cose è affinché crediamo. Giovanni ha scritto questo Evangelo per darci una solida base per credere che Gesù è il Cristo, in cui c’è il perdono e la salvezza.
Anche nel prossimo capitolo, Giovanni 20, Giovanni scrive il motivo per cui ha scritto questo Evangelo. Leggo Giovanni 20:30,31.
30 Or Gesù fece ancora molti altri segni in presenza dei suoi discepoli, che non sono scritti in questo libro. 31 Ma queste cose sono state scritte, affinché voi crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.” (Giovanni 20:30,31).
Lo scopo di questo Evangelo, e di tutta la Bibbia, è di farci arrivare ad avere vera fede in Gesù Cristo, per avere il perdono e la salvezza. Lo scopo delle Scritture, la Bibbia, è quello di farci credere in Gesù Cristo per avere la salvezza. Leggo Romani 10:17.
La fede dunque viene dall’udire, e l’udire viene dalla parola di Dio. (Romani 10:17).
La fede che salva viene dalla Parola di Dio, di cui l’Evangelo di Giovanni ne fa parte. Giovanni afferma chiaramente che scrive per farci avere fede in Gesù Cristo, per avere la vita, ovvero, la vera salvezza.
Quindi, fermiamoci a considerare: qual è la cosa più importante della vita? Avere fede in Gesù Cristo per la vera salvezza. Questo è quello che importa veramente. E questo è l'Evangelo che, come abbiamo già visto, è per noi un grande aiuto per riconoscere che Gesù è il vero Cristo.
Le profezie
Andando avanti, nei versetti 36, e 37 Giovanni spiega le profezie che i soldati hanno adempiuto: non spezzando le gambe di Gesù e trafiggendo il suo costato. Leggo ancora i vv. 36 e 37.
36 Queste cose infatti sono accadute affinché si adempisse la Scrittura: "Non gli sarà spezzato alcun osso". 37 E ancora un’altra Scrittura dice: "Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto". (Giovanni 19:36-37).
Entrambi questi atti adempievano delle profezie. La prima profezia riguarda il fatto che non hanno spezzato alcun osso di Gesù. Questo fa riferimento a Esodo 12:46, in cui Dio sta dando istruzioni precise a Mosè di come i Giudei dovevano mangiare la Pasqua, la cena che rappresentava la morte dell'agnello di Dio per compiere la salvezza. Vi leggo questo brano, che descrive precisamente alcuni dettagli di quel sacrificio. Leggo Esodo 12:46.
“L’agnello si mangerà in una sola casa; non porterete nulla della sua carne fuori di casa e non ne spezzerete alcun osso.” (Esodo 12:46 LND).
Se ricordate, la notte della Pasqua in Egitto, i Giudei dovevano uccidere un agnello in ogni casa, e spargere il sangue di quell'agnello sugli stipiti della casa. Quando l'Angelo dell'Eterno arrivava a quella casa, vedendo il sangue sulla porta, non entrava per far morire il primogenito. La vita di quell'agnello veniva sacrificata al posto di chi era dentro quella casa. L'agnello innocente moriva al posto del colpevole.
E come parte di quel sacrificio, non dovevano spezzare alcun osso dell'agnello. Quel comandamento era anche una forma di profezia di come sarebbe stata la morte del Cristo, il vero Agnello di Dio. E quindi, il fatto che i soldati non hanno spezzato le gambe di Gesù, , era l'adempimento di quella profezia. Gesù è il vero Agnello di Dio, morto secondo le profezie per provvedere il perdono per noi.
Anche il fatto che uno dei soldati gli trafisse il costato con una Lancia era l'adempimento di un'altra profezia del Cristo. Quella profezia la troviamo in Zaccaria 12:10. In quel brano, leggiamo la bellissima profezia che descrive come i Giudei, che ci saranno quando Gesù ritorna piangeranno per Colui che hanno trafitto, per Gesù Cristo. Dio aprirà i loro occhi, e lo riconosceranno.
“"Riverserò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo Spirito di grazia e di supplicazione; ed essi guarderanno a me, a colui che hanno trafitto faranno quindi cordoglio per lui, come si fa cordoglio per un figlio unico, e saranno grandemente addolorati per lui, come si è grandemente addolorati per un primogenito” (Zaccaria 12:10 LND).
I Giudei che saranno in vita guarderanno a Colui che hanno trafitto. Anche se era stato praticamente un soldato romano a trafiggere Gesù, tutto quello che riguardava la crocifissione era responsabilità dei Giudei, che avevano spinto Pilato a crocifiggere Gesù. E quindi, la vera responsabilità per il fatto che Gesù fu crocifisso e trafitto, ricadeva sui Giudei. E quindi, quando Gesù ritorna i Giudei guarderanno a colui che hanno trafitto, e faranno cordoglio per lui, capendo la gravità del loro peccato di aver rifiutato il Cristo.
Perciò, anche il fatto che quel soldato trafisse Gesù con la lancia fu l' adempimento di una profezia. In Gesù Cristo vediamo l'adempimento di tantissime profezie, che riguardavano la sua vita, dalla nascita alla morte ed alla risurrezione! La morte di Gesù come Agnello di Dio era il piano di Dio, da prima della fondazione del mondo.
In Apocalisse 13:8, leggiamo che l'agnello è stato ucciso fin dalla fondazione del mondo. Leggo quel versetto.
“E l’adoreranno tutti gli abitanti della terra, i cui nomi non sono scritti nel libro della vita dell’Agnello, che è stato ucciso fin dalla fondazione del mondo.” (Apocalisse 13:8 LND).
Il motivo per cui tutte queste profezie si adempiono in Gesù è perché prima che Dio abbia fondato il mondo, era già nel Suo piano mandare suo Figlio per diventare un uomo ed essere il Cristo per comprarci la salvezza. O che possiamo restare meravigliati dal fatto che Dio ha fatto questo per noi.
Il seppellimento di Gesù
Gesù è morto, e questa realtà è stata verificata dai soldati. A questo punto, Giovanni ci racconta di un avvenimento che ci dà un forte esempio di coraggio e fede. Leggiamo di due uomini che, rischiando molto, prendono il corpo di Gesù per seppellirlo . Ricordate che i discepoli di Gesù erano tutti scappati quando fu arrestato, anche se sappiamo che Giovanni è tornato per stare ai piedi della croce. Ma vediamo questi due uomini che hanno un grande coraggio. Uno di loro perfino va da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Leggo i versetti 38-40, e poi consideriamo i dettagli di questo brano, che Dio ci dà per insegnarci che cos'è la vera fede ed il coraggio in Dio. Leggo.
38 Dopo queste cose, Giuseppe d’Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di poter prendere il corpo di Gesù; e Pilato glielo permise. Egli, dunque, venne e prese il corpo di Gesù. 39 Or venne anche Nicodemo, che in precedenza era andato di notte da Gesù, portando una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. 40 Essi dunque presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in panni di lino con gli aromi, secondo il costume di sepoltura in uso presso i Giudei.
Parliamo prima di Giuseppe d’Arimatea. Era un discepolo di Gesù. Ma fino a quel momento, era stato un discepolo di nascosto, perché aveva timore dei Giudei. Ma adesso, prende coraggio, un immenso coraggio, e va da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Così rivela apertamente di essere discepolo di Gesù. Pilato aveva appena crocifisso Gesù. E perciò, questo era estremamente rischioso. Inoltre, Giuseppe era un membro del sinedrio, il gruppo che guidava i Giudei. E perciò, questo suo comportamento poteva creargli grossi problemi. Ma lui è andato avanti con coraggio, e chiede a Pilato il corpo di Gesù.
Leggo di questo avvenimento anche negli altri Evangeli, per capire di più di quest'uomo. Inizio leggendo Matteo 27:57-60.
57 Poi verso sera giunse un uomo ricco di Arimatea, di nome Giuseppe, il quale era pure discepolo di Gesù. 58 Costui si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato comandò che il corpo gli fosse consegnato. 59 E Giuseppe, preso il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito; 60 e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che egli si era fatto scavare nella roccia; poi, dopo aver rotolato una grande pietra all’ingresso del sepolcro, se ne andò. (Matteo 27:57-60)
Adesso leggo Marco 15:42-46. dove impariamo qualche altro dettaglio di questo Giuseppe.
42 Poi, essendo già sera, poiché era il giorno di preparazione, cioè la vigilia del sabato, 43 Giuseppe d’Arimatea, un rispettabile membro del consiglio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato e domandò il corpo di Gesù. 44 E Pilato si meravigliò che fosse già morto. E, chiamato il centurione, gli domandò se fosse morto da molto tempo. 45 E, rassicurato dal centurione, concesse il corpo a Giuseppe. 46 E questi, comperato un lenzuolo e tratto Gesù dalla croce, lo avvolse nel lenzuolo e lo mise in un sepolcro che era stato scavato nella roccia; poi rotolò una pietra davanti all’entrata del sepolcro. (Marco 15:42-46).
Infine, leggo quello che Luca 23:50-53 ci dice.
50 Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, che era membro del sinedrio, uomo buono e giusto, 51 il quale non aveva acconsentito alla deliberazione e all’operato degli altri. Ed egli era di Arimatea, città dei Giudei, e aspettava anch’egli il regno di Dio. 52 Costui si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. 53 E, dopo averlo tirato giù dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, dove nessuno era ancora stato sepolto. (Luca 23:50.53).
Mettendo insieme questi brani, che cosa vediamo di questo Giuseppe?
Giuseppe era un uomo ricco, e ha deposto Gesù nel proprio sepolcro nuovo. Questo è un adempimento della profezia di Isaia 53:9.
“Gli avevano assegnato la sepoltura con gli empi, ma alla sua morte fu posto col ricco, perché non aveva commesso alcuna violenza e non c’era stato alcun inganno nella sua bocca,” (Isaia 53:9 LND).
Normalmente, uno crocifisso sarebbe stato sepolto con i poveri. Ma Dio aveva profetizzato che il Cristo sarebbe stato posto col ricco. E tramite Giuseppe d’Arimatea, uomo ricco, che ha posto Gesù nel proprio sepolcro, anche questa profezia fu adempiuta.
Leggiamo che era un sepolcro nuovo. Per i Giudei, il corpo di un morto rendeva un luogo impuro. Perciò, Gesù, il Santo, fu posto in un sepolcro nuovo, in cui non c’era mai stato un morto.
Vediamo che questo Giuseppe era un membro del Sinedrio. Quindi, era un giudeo molto importante. Egli non aveva acconsentito alla deliberazione e all’operato degli altri. Quindi, anche se prima era stato un discepolo di nascosto, nella deliberazione durante la notte, era stato contrario a quello che gli altri avevano deciso contro Gesù.
Leggiamo che era un uomo rispettabile. Era buono e giusto. Aspettava il regno di Dio. Quindi, era un vero uomo di Dio, a differenza degli altri capi dei Giudei.
In Marco abbiamo letto che andò coraggiosamente da Pilato per domandare il corpo di Gesù. Come avevo menzionato prima, il fatto di andare personalmente da Pilato, e poi prendere pubblicamente il corpo tirato giù dalla croce, rendeva chiaro a tutti, ai romani ed ai Giudei, che era un discepolo di Gesù. Questo richiedeva un immenso coraggio. Giuseppe aveva quel coraggio, perché aveva fede in Gesù.
In questo, Giuseppe è un forte e buon esempio per noi. Quanto è importante che non ci vergogniamo di Gesù Cristo, anche se ci costa tanto. Seguiamo l’esempio di Giuseppe. Aveva timore prima, quando il rischio era minore. Ma adesso, ha avuto un immenso coraggio, nonostante il rischio alto di identificarsi come seguace di Gesù.
Tornando al nostro brano, nel v.39 leggiamo che Giuseppe non era solo. Venne anche Nicodemo per aiutarlo a prendere il corpo di Gesù. Leggo Giovanni 19:39,40.
39 Or venne anche Nicodemo, che in precedenza era andato di notte da Gesù, portando una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. 40 Essi dunque presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in panni di lino con gli aromi, secondo il costume di sepoltura in uso presso i Giudei. (Giovanni 19:39,40).
Giovanni ci ricorda che Nicodemo è colui il quale era andato da Gesù di notte, come leggiamo in Giovanni 3. Leggiamo ancora di Nicodemo in Giovanni 7. Leggo Giovanni 7:31,32, che ci dà un contesto, parlando di Gesù a Gerusalemme.
31 Ma molti della folla credettero in lui e dicevano: "Il Cristo, quando verrà, farà più segni di quanti ne abbia fatti costui?". 32 I farisei udirono che la folla sussurrava queste cose a suo riguardo; perciò i farisei e i capi dei sacerdoti mandarono delle guardie per prenderlo. (Giovanni 7:31,32)
Quindi, i capi dei Giudei mandano delle guardie per arrestare Gesù. Davanti a queste guardie, Gesù fa discorsi profondi, che mettono in evidenza la sua divinità. Le guardie ascoltano. Leggo Giovanni 7:40-46, che ci spiega quello che succede.
40 Molti dunque della folla, udite queste parole, dicevano: "Costui è veramente il profeta". 41 Altri dicevano: "Costui è il Cristo". Alcuni invece dicevano: "Viene forse il Cristo dalla Galilea? 42 Non dice la Scrittura che il Cristo viene dalla progenie di Davide e da Betlemme, villaggio dove viveva Davide?". 43 Ci fu dunque dissenso fra la folla a motivo di lui. 44 E alcuni di loro lo volevano prendere, ma nessuno gli mise le mani addosso. 45 Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei, e questi dissero loro: "Perché non l’avete portato?". 46 Le guardie risposero: "Nessun uomo ha mai parlato come costui". (Giovanni 7:40-46)
Le guardie sono rimaste colpite da quello che Gesù aveva detto. I farisei ed i capi rispondono alle guardie con odio per Gesù, nei vv.46-49. Leggo.
46 Le guardie risposero: "Nessun uomo ha mai parlato come costui". 47 Perciò i farisei risposero loro: "Siete stati sedotti anche voi? 48 Ha qualcuno dei capi o dei farisei creduto in lui? 49 Ma questa plebaglia, che non conosce la legge, è maledetta". (Giovanni 7:46-49).
I capi stavano sparlando terribilmente contro Gesù. A questo punto, interviene Nicodemo, membro del sinedrio, parlando agli altri capi, mostrando che non stavano seguendo la legge di Dio. Leggo le sue parole in Giovanni 7:50-53.
50 Nicodemo, uno di loro, colui che era andato da Gesù di notte, disse loro: 51 "La nostra legge condanna forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che egli ha fatto?". 52 Essi risposero e gli dissero: "Sei forse anche tu della Galilea? Ricerca le Scritture e vedi che dalla Galilea non sorse mai alcun profeta". 53 E ciascuno se ne tornò a casa sua. (Giovanni 7:50-53).
Qua, vediamo un immenso coraggio in Nicodemo. I capi volevano arrestare ed anche uccidere Gesù, ma Nicodemo dichiara a tutti che quello che stavano facendo era contro la legge di Dio, perché non c’era stato un giusto processo. Fare questa dichiarazione richiedeva coraggio. O che possiamo noi avere un simile coraggio.
E quel coraggio di Nicodemo, che chiaramente è arrivato a credere pienamente in Gesù, lo ha spinto ad andare ad aiutare Giuseppe d’Arimatea, anche egli membro del sinedrio.
Questi due uomini andarono alla croce, e presero il corpo di Gesù, e velocemente prepararono il corpo per il sepolcro, per finire prima del tramonto.
Seguivano la tradizione di quel tempo sul modo in cui si preparava un corpo per la sepoltura. Hanno messo tanti aromi, mirra ed aloe, e avvolsero Gesù con panni di lino. Poi, lo misero in un sepolcro nuovo là vicino, che apparteneva a Giuseppe d’Arimatea. Hanno fatto tutto prima del tramonto, per finire prima del sabato, che appunto iniziava al tramonto.
Un altro Evangelo ci dichiara che le donne osservarono dove avevano messo il corpo, per poter andare presto al sepolcro la domenica mattina.
Giovanni chiude questi avvenimenti dicendo che il sepolcro era in un orto là vicino. Leggiamo questi ultimi versetti, Giovanni 19:42,43.
41 Or nel luogo dove egli fu crocifisso c’era un orto, e nell’orto un sepolcro nuovo nel quale non era ancora stato posto nessuno. 42 Lì dunque, a motivo del giorno di preparazione dei Giudei, misero Gesù perché il sepolcro era vicino.” (Giovanni 19:41,42).
Anche questi dettagli fanno parte del piano di Dio. Era un sepolcro mai usato, per non contaminare il corpo di Gesù. Era là vicino, in modo che potevano metterlo rapidamente,, prima dell'arrivo del tramonto.
Così, Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, che prima credevano di nascosto, ora, operavano apertamente come seguaci di Gesù. Avevano fede, e perciò, non temevano gli uomini. Che esempio per noi.
Lezioni per noi
Con questo, chiudiamo quello che Dio ci racconta degli avvenimenti accaduti subito dopo la morte di Gesù, che finiscono con la sua Sepoltura. Anche in questi avvenimenti, vediamo tanti dettagli che ci ricordano che la morte di Gesù era quello che Dio aveva stabilito da prima della fondazione del mondo. Abbiamo visto ancora altre profezie che venivano adempiute, come abbiamo visto nei sermoni precedenti.
Con questo, ricordiamo che il sacrificio di Gesù era sempre il piano di Dio. Prima che fossimo nati, Dio aveva scelto di salvarci in Gesù Cristo. Infatti, in Efesini 1:3-7.
3 Benedetto sia Dio, e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo, 4 allorché in lui ci ha eletti prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili davanti a lui nell’amore, 5 avendoci predestinati all’adozione di figli per mezzo di Gesù Cristo a se stesso, secondo il beneplacito della sua volontà, 6 a lode della gloria della sua grazia, mediante la quale egli ci ha grandemente favoriti nell’amato suo Figlio, 7 in cui abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, (Efesini 1:3-7).
Il sacrificio di Gesù era il piano di Dio da sempre, perché era sempre stato il piano di Dio quello di salvarci. O che possiamo leggere degli avvenimenti del sacrificio di Gesù, e restare meravigliati, che ha fatto questo per noi. O che possiamo essere colpiti dal fatto che tutto era sotto il controllo di Dio, ed anche le nostre vite sono sotto il controllo di Dio. Gesù Cristo è morto per noi. Gesù è risorto per noi. Gesù Cristo ritornerà per noi. Troviamo gioia in questa grande realtà.