Oggi, dopo quattro anni e mezzo, concludiamo il nostro viaggio attraverso l’Evangelo di Giovanni. L’abbiamo iniziato a dicembre 2021. Che libro potente e ricco! Ci ha fatto conoscere molto di più il nostro Signore, Gesù Cristo. Abbiamo visto molto del cuore di Gesù, abbiamo visto chiaramente la sua piena divinità, abbiamo visto il suo potere, abbiamo visto la sua saggezza, e abbiamo visto che Egli è il nostro Buon Pastore. Negli ultimi capitoli, abbiamo visto il suo sacrificio sulla croce per pagare il debito dei nostri peccati, e poi, abbiamo visto la sua risurrezione. Oggi, arriviamo all’ultimo brano in questo libro, che riguarda quando Gesù ristabilisce Pietro nel ministero.
Se ricordate, la notte dell’ultima cena, quando Gesù è stato arrestato, Gesù aveva avvertito i discepoli che Lo avrebbero abbandonato. Pietro, con grande orgoglio, contraddiceva Gesù, mettendosi al di sopra degli altri discepoli. Quando poi Gesù aveva detto che Pietro Lo avrebbe rinnegato, Pietro era così pieno di orgoglio che dava torto a Gesù, dicendo che non lo avrebbe mai fatto. Che terribile peccato di orgoglio. Leggiamo di questo in Matteo 26:31-35. Ve lo leggo. Notiamo l'orgoglio di Pietro, che osava perfino contraddire Gesù Cristo. Seguite mentre leggo.
31 Allora Gesù disse loro: "Voi tutti questa notte sarete scandalizzati per causa mia, perché sta scritto: “Percuoterò il pastore e le pecore del gregge saranno disperse”. 32 Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea". 33 Allora Pietro, rispondendo, gli disse: "Quand’anche tutti si scandalizzassero per causa tua, io non mi scandalizzerò mai!". 34 Gesù gli disse: "In verità ti dico che questa stessa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte". 35 Pietro gli disse: "Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò". Lo stesso dissero anche tutti i discepoli. (Matteo 26:31-35).
Nonostante Gesù avvertiva Pietro in modo chiaro, Pietro era pieno di orgoglio e contraddiceva Gesù, innalzandosi sopra tutti gli altri apostoli, e dichiarando con forza che non avrebbe mai abbandonato Gesù. E poi, quando Gesù gli ha detto che avrebbe rinnegato Gesù perfino quella stessa notte, di nuovo Pietro, pieno di orgoglio, contraddiceva Gesù.
Se ci pensiamo, quanto è terribile contraddire Gesù Cristo. Lo vediamo in Pietro, ma prego che possiamo vederlo anche in noi stessi. Quanto è terribile quando ci mettiamo contro qualcosa che la Parola di Dio ci dichiara. Per esempio, quanto è terribile quando diciamo che una prova è troppo grande, nonostante Dio dichiari che Lui è fedele e non permetterà che saremo tentati oltre le nostre forze. Quanto è terribile quando Dio dichiara che non ci abbandonerà mai, ma dubitiamo della sua Parola. Quindi il peccato di Pietro è spesso il nostro peccato. Vediamo quello che Gesù fa con Pietro.
Vista la gravità dei peccati di Pietro, prima che Gesù poteva rimetterlo a servizio come apostolo, Gesù doveva fargli vedere la gravità del suo peccato, per aiutarlo ad umiliarsi pienamente. Visto che Pietro si era innalzato anche davanti agli altri, doveva umiliarsi davanti agli altri. Dio si serve solo di persone umili.
E quindi, se nella tua vita vuoi essere usato da Dio, che è l'unica vita che conta, devi essere umile. Devi umiliarti, devi riconoscere i tuoi peccati, per camminare con Dio.
Che immenso amore da parte di Gesù che era pronto a perdonare Pietro, per rimetterlo al suo servizio. Ma prima, doveva aiutare Pietro a riconoscere a fondo il suo peccato. Prego che possiamo essere meravigliati della grazia e del cuore di Cristo, anche verso noi.
Quindi, trovate con me Giovanni 21. Nell'ultimo sermone in Giovanni, abbiamo visto Gesù risorto apparire sulla riva del mare di Tiberiade a sette discepoli che si trovavano insieme. Come abbiamo visto, avevano pescato tutta la notte senza prendere niente. Poi, Gesù li aveva chiamati dalla riva dicendo loro di gettare la rete dal lato destro della barca. Miracolosamente, avevano subito preso un numero così grande di pesci che non potevano tirarli dentro la barca. Da quel miracolo, capirono che era Gesù. Quando arrivarono a riva, Gesù aveva già preparato per loro una colazione con pesce e pane. Gesù li ha invitati a contribuire con alcuni dei loro pesci, mostrando così la grazia di permettere loro di partecipare nella sua opera.
Che immenso privilegio poter collaborare nelle opere di Dio, anche se in realtà Dio non ha nessun bisogno di noi. Che privilegio far parte di qualcosa che ha un valore eterno. Questo è il privilegio che Gesù ha dato ai discepoli, e che dà anche a noi oggi.
Ora, ci troviamo con Gesù e questi discepoli dopo la loro colazione. Gesù si rivolge a Pietro, per fargli vedere il suo peccato, per portarlo al pieno ravvedimento, per poter servire di nuovo Dio. Seguite mentre leggo Giovanni 21:15.
15 Dopo che ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: "Simone di Giona, mi ami tu più di costoro?". Gli rispose: "Certo Signore, tu lo sai che io ti amo". Gesù gli disse: "Pasci i miei agnelli". (Giovanni 21:15)
Gesù, chiedendo a Pietro, chiamato anche Simone, se lo amava più degli altri, sta facendo un chiaro e forte riferimento all'orgoglio di Pietro manifestato la notte dell'ultima cena. Quella notte, Pietro si era innalzato al di sopra degli altri discepoli. L'unico modo per Pietro, di tornare a servire Dio era quello di riconoscere la gravità del suo peccato. E perciò, Gesù inizia questo discorso, che fa davanti gli altri apostoli, chiedendo a Pietro se lo ama più di quanto gli altri lo amano.
Questo è amore da parte di Gesù, che stava spingendo Pietro a riconoscere il proprio peccato ed il suo orgoglio, per essere perdonato.
Quando Dio manda persone che ci parlano del nostro peccato, sul momento non è mai piacevole, ma questo è l'amore di Dio per farci tornare a Lui.
Pietro non risponde alla domanda dicendo che non è così, NON ama Gesù più degli altri. Si rivolge al cuore di Gesù, dicendo che Gesù sapeva che lo amava, senza menzionare che lo amava più di quanto gli altri lo amavano. Il fatto che Pietro non risponde alla domanda di Gesù, ma parla solo del suo amore, significa ammettere chiaramente che non amava Gesù più degli altri. Questo era un primo passo dell'umiliazione di Pietro.
E poi, incredibilmente, Gesù mette Pietro di nuovo al suo servizio, dicendogli: pasci i miei agnelli.
Gesù dà a Pietro l'immenso impegno di pascere i suoi agnelli. Pascere è una parola che vuol dire dare una cura completa, proteggere, fasciare, provvedere cibo e acqua, difendere e guidare. Poi, notiamo che Gesù comanda a Pietro di pascere i suoi agnelli. Gli agnelli appartengono a Gesù Cristo, sono preziosi per Lui, li ha comprati con il suo sacrificio. Quindi, il ministero di pascere gli agnelli di Gesù Cristo è una responsibilità immensa, ed è anche un grande privilegio.
Quindi, Gesù mostra a Pietro il suo peccato, per renderlo umile, e poi, con grande grazia e misericordia lo rimette al suo servizio.
Andando avanti, nel versetto 16, Gesù ripete la domanda di prima, ma questa volta, ad un livello più basso. Non chiede più se Pietro Lo ama più degli altri, solo se Lo ama, mettendo così in chiaro che Pietro non ama Gesù più di quanto gli altri amano Gesù. Leggo il versetto 16.
6 Gli chiese di nuovo una seconda volta: "Simone di Giona, mi ami tu?". Gli rispose: "Certo Signore, tu lo sai che io ti amo". Gesù gli disse: "Abbi cura delle mie pecore". . (Giovanni 21:16).
Di nuovo, Gesù chiede a Pietro se lo ama. Non chiedendo più se Lo ama più degli altri, Gesù mette in chiaro quanto orgoglio Pietro aveva avuto la notte dell'ultima cena. Di nuovo, Pietro risponde con grande umiltà, confidando nel cuore di Gesù, e dice che Gesù sapeva la verità. Cioè, Pietro non confidava più nel proprio cuore, confidava nel cuore di Gesù. “Tu lo sai che io ti amo”. Tu conosci il mio cuore, non cerco di convincerti di nulla. Questa è la risposta di Pietro. Non cerco di sembrare bravo davanti a te. Tu conosci il mio cuore.
Gesù, vedendo quel cuore umile in Pietro, di nuovo incarica Pietro nel ministero. Dichiara: abbi cura delle mie pecore.
Di nuovo, Gesù dà a Pietro un incarico estremamente importante. Gli comanda di curare le sue pecore. Di nuovo, Gesù mette enfasi sul fatto che sono le sue pecore. Quando ci impegniamo ad aiutare gli altri credenti, dobbiamo ricordare che stiamo aiutando le pecore di Gesù Cristo! Non appartengono mai a noi, appartengono a Gesù Cristo. Noi lavoriamo per il Signore! Quanto è importante ricordare questo e lavorare fedelmente.
La parola “cura” che qua Gesù usa, vuol dire una cura completa, attenta, precisa, è fatta con il cuore. È simile alla parola pascere che Gesù aveva detto prima. Dio ci manda in missione, non per fare un lavoro meccanicamente, ma per curare le sue pecore!
Pietro si stava umiliando, stava riconoscendo sempre di più il suo peccato. Ma Gesù non aveva completato la sua opera in lui. Perciò, chiede ancora una volta a Pietro se lo amava. Questo porta Pietro ad umiliarsi completamente. Leggo il versetto 17.
17 Gli chiese per la terza volta: "Simone di Giona, mi ami tu?". Pietro si rattristò che per la terza volta gli avesse chiesto: "Mi ami tu?", e gli rispose: "Signore, tu sai ogni cosa, tu sai che io ti amo". Gesù gli disse: "Pasci le mie pecore. (Giovanni 21:17).
Gesù, per arrivare proprio in fondo al cuore di Pietro, gli chiede per la terza volta se lo ama. Pietro, vedendo il proprio cuore, è molto rattristato per la domanda di Gesù. In altre parole, Pietro vede fino in fondo quanto era grave il suo peccato. Per poter vivere per la gloria di Dio, era necessario che Pietro vedesse la realtà del suo cuore. E per noi, per poter vivere per la gloria di Dio, è necessario vedere la vera condizione dei nostri cuori. Solo così possiamo vedere quanto abbiamo bisogno della grazia di Dio.
Gesù, avendo aiutato Pietro a vedere la vera condizione del suo cuore, avendo aiutato Pietro ad avere la vera tristezza da Dio per il proprio peccato, ora che Gesù vede che Pietro è triste per la sua condizione, la tristezza da Dio, Gesù lo incarica di nuovo nel ministero.
Pietro risponde con grande umiltà, appellandosi al cuore di Gesù, non confidando per nulla in se stesso. E così, Gesù lo rimette al servizio del regno. Gesù gli disse: “pasci le mie pecore”.
“Pasci” è la stessa parola che Gesù aveva usato la prima volta, quando aveva detto pasci i miei agnelli. Adesso, comanda a Pietro di pascere le sue pecore.
Mi meraviglia il cuore di Gesù per Pietro, che lo ha ristabilito nel ministero, un immenso privilegio. Mi meraviglia anche il cuore di Gesù per le sue pecore, che a volte chiama agnelli, e a volte pecore. Gesù è veramente il buon pastore, che ci cura perfettamente, costantemente, con saggezza, e con potenza. La vera cura viene da Gesù, e si serve di persone per dare la sua cura.
Quindi, prego che vediamo il cuore di Gesù, che ha grande e perfetta cura per noi. E prego anche che vediamo la sua prontezza nel perdonare pienamente, e permetterci di avere di nuovo il privilegio di vivere per Lui.
Tre volte, Gesù aiuta Pietro a vedere a fondo il suo peccato, e tre volte mostra pieno perdono, incaricando Pietro di curare le sue pecore e ogni volta Gesù dichiara che sono le SUE pecore.
Fermiamoci a riflettere su quello che abbiamo appena letto. Pietro aveva peccato gravemente. Aveva agito con immenso orgoglio all'ultima cena, andando contro quello che Gesù diceva, vedendosi forte in se stesso, e superiore agli altri.
Peccati così gravi meritano l'allontanamento di Pietro da Gesù per sempre. Invece, Gesù perdona Pietro pienamente. Non solo lo perdona, ma lo perdona al punto che ristabilisce Pietro nel ministero. Vediamo qua la verità che leggiamo in Romani 5:20.
“Or la legge intervenne affinché la trasgressione abbondasse; ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata,” (Romani 5:20 LND).
O che possiamo tutti restare meravigliati della grandezza del perdono in Gesù Cristo. Il nostro peccato è grande, più di quanto riusciamo a comprendere. Ma il perdono per mezzo della grazia di Dio è ancora più grande. Grazie Dio per questo!
Pietro avvisato della sua morte
A questo punto, Gesù spiega a Pietro il modo in cui dovrà seguire Gesù. Seguire Gesù vuol dire abbandonare la propria volontà per seguire Gesù ovunque ti guida. Seguire Gesù porterà a persecuzione e sofferenza, a volte perfino alla morte per la nostra fede. Leggiamo i versetti 18,19, per sentire come Gesù prepara Pietro per quello che affronterà nella sua vita.
18 In verità, in verità ti dico che, quando eri giovane, ti cingevi da te e andavi dove volevi; ma, quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà là dove tu non vorresti". 19 Or disse questo per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, gli disse: "Seguimi". (Giovanni 21:18,19)
Gesù dichiara a Pietro che sarà ucciso per la sua fede. Pietro ha compreso quello che gli ha detto Gesù. La vita cristiana è l’unica vita benedetta, anche se porta alla morte. Non c'è alcuna benedizione terrena che è paragonabile alle benedizioni di essere in Cristo. Però, la vita cristiana comprende anche sofferenza e persecuzioni. Per esempio, leggo 2Timoteo 3:12.
“Infatti tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati,” (2Timoteo 3:12 LND).
Ogni vero credente sarà perseguitato per la sua fede. A volte la persecuzione sarà leggera, a volte pesante, ma la persecuzione fa parte della vita di ogni vero credente.
Poi, leggendo in Atti 14:21,22, vediamo l'avvertimento che l'apostolo Paolo fa ai credenti.
“21 E, dopo aver evangelizzato quella città e fatto molti discepoli, se ne ritornarono a Listra, a Iconio e ad Antiochia, 22 confermando gli animi dei discepoli e esortandoli a perseverare nella fede, e dicendo che attraverso molte afflizioni dobbiamo entrare nel regno di Dio.” (Atti 14:21-22 LND).
Entriamo nel regno di Dio attraverso molte afflizioni. La vita cristiana e riccamente benedetta. Però, in questo mondo di tenebre, ci sono persecuzioni ed afflizioni. Quanto è importante ricordare questo. Però, ricordiamo anche che le sofferenze di questa vita non sono paragonabili alle glorie eterne che ci aspettano. Leggo Romani 8:16,17.
“16 Lo Spirito stesso rende testimonianza al nostro spirito che noi siamo figli di Dio. 17 E se siamo figli, siamo anche eredi, eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pure soffriamo con lui per essere anche con lui glorificati.” (Romani 8:16-17 LND)
Le afflizioni di questa vita non sono minimamente paragonabili alla gloria che avremo nell'eternità con Cristo. E questo anche quando le afflizioni ci portano a morire, come nel caso di Pietro.
Notate una cosa importante: Gesù dichiara a Pietro che sarebbe morto come martire, e dichiara che questo avrebbe glorificato Dio. Questa è l’unica cosa che importa veramente nella nostra vita. Non importa se abbiamo la vita facile o difficile, non importa se abbiamo una buona salute o una brutta salute. Quello che dà valore alla vita è se la nostra vita porta gloria a Dio. Quindi, meglio una vita con tanta afflizione, anche se porta alla morte, ma che porta gloria a Dio, anziché una vita facile, che non porta gloria a Dio.
Ricordate che nessuna sofferenza ci separerà dall’amore di Dio per noi in Gesù Cristo. Leggo Romani 8:35-39.
31 Che diremo, dunque, circa queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32 Certamente colui che non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà anche tutte le cose con lui? 33 Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. 34 Chi è colui che li condannerà? Cristo è colui che è morto, e inoltre è anche risuscitato; egli è alla destra di Dio, ed anche intercede per noi. 35 Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà l’afflizione, o la distretta, o la persecuzione, o la fame, o la nudità, o il pericolo, o la spada? 36 Come sta scritto: "Per amor tuo siamo tutto il giorno messi a morte; siamo stati reputati come pecore da macello". 37 Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati. 38 Infatti io sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né potenze, né cose presenti, né cose future, 39 né altezze, né profondità, né alcun’altra creatura potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore. (Romani 8:31-39).
Quello che importa non sono le belle cose di questa vita, che saranno tutte dimenticate, è vivere per la gloria di Dio. E grazie a Dio, nessuna afflizione o prova o persecuzione può separarci dall'amore di Dio per noi in Gesù Cristo! Quindi, per Pietro era un immenso privilegio sapere che Gesù lo perdonava pienamente, e lo rimetteva al servizio di Dio, sapendo che questo lo avrebbe portato alla morte, ma ad una morte che avrebbe portato gloria a Dio. Questa è una vita benedetta!
E poi, Gesù conclude con il comandamento: seguimi.
Gesù chiama ogni vero credente a seguirlo, ad abbandonare la propria volontà, per sottomettersi alla volontà di Dio. Gesù ci chiama a seguirLo nella vita e nella morte. Ci chiama a seguirLo giorno per giorno. Infatti, seguire Gesù è un frutto di chi è veramente salvato. Leggo quello che Gesù dichiara delle vere pecore in Giovanni 10:27.
“Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono;” (Giovanni 10:27 LND).
Le vere pecore di Gesù Cristo ascoltano Cristo, e Lo seguono. Notate che quando Gesù chiamava a Sé le persone per la salvezza, diceva a loro di seguirLo. Leggo Marco 8:34.
“Poi chiamata a sé la folla con i suoi discepoli, disse loro: "Chiunque vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Marco 8:34 LND).
Ogni vero credente deve seguire Gesù Cristo nella sua vita, questo fa parte dell'essere un vero credente. Non c'è la vera salvezza per chi non segue Gesù. Seguire Gesù fa parte dell'avere fede in Gesù. Significa credere in Gesù Cristo come Salvatore e Signore.
Pietro è curioso, ma nel modo sbagliato
Sappiamo dal resto del Nuovo Testamento che Pietro ha seguito Gesù, ed è stato grandemente usato da Dio per promuovere il regno di Dio.
Però proprio in quel momento, vediamo in Pietro una caduta. Pietro era veramente ravveduto per i suoi peccati commessi prima. Ma quando sente da Gesù che egli morirà per la sua fede, diventa curioso di sapere cosa succederà a Giovanni. Pietro e Giovanni erano molto legati. Perciò, Pietro, sentendo da Gesù che egli morirà per la fede, chiede che cosa succederà a Giovanni. Ricordate che Giovanni viene descritto in questo Evangelo come il discepolo che Gesù amava. Seguite mentre leggo i versetti 20,21.
20 Or Pietro, voltatosi, vide che li seguiva il discepolo che Gesù amava, quello che durante la cena si era anche posato sul petto di Gesù e aveva detto: "Signore, chi è colui che ti tradisce?". 21 Al vederlo, Pietro disse a Gesù: "Signore, e di costui che ne sarà?". (Giovanni 21:20,21)
Pietro è curioso, vuole sapere che cosa succederà a Giovanni. Forse questa era solo curiosità, forse Pietro voleva confrontarsi con Giovanni. Però in ogni caso, Gesù aveva appena detto a Pietro che sarebbe morto per la fede, e poi, gli comanda di seguirLo. Dopo questo, Pietro chiede che cosa succederà a Giovanni.
Quella domanda andava bene? Vediamo dalla risposta di Gesù che assolutamente non andava bene. Leggo il versetto 22, dove vediamo che Gesù riprende Pietro per la sua domanda.
22 Gesù gli rispose: "Se voglio che lui rimanga finché io venga, che te ne importa? Tu seguimi!". (Giovanni 21:22)
Questa è una riprensione abbastanza dura. Pietro non avrebbe dovuto fare quella domanda. Gesù sta dicendo a lui “tu, seguimi”. Non preoccuparti di quello che io farò con Giovanni. Tu devi morire nel tuo servizio per me. Se io voglio che Giovanni rimane in vita finché vengo, che te ne importa? Non sono affari tuoi. Non preoccuparti di quello che farò nella vita degli altri. Tu, seguimi. Concentrati su quello che ti ho detto.
Questa è una fortissima lezione per ognuno di noi. Gesù ci chiama a seguirLo, e ad ognuno di noi dà una vita diversa.
Ad uno dà buona salute, ad un altro tanti problemi di salute. Ad uno dà una vita relativamente facile, ad un altro una vita piena di tanti problemi.
Ad uno dà pochi doni spirituali, che sono da usare per la gloria di Dio, ad un altro dà molti più doni spirituali da usare. Ad uno permette poca persecuzione, ad un altro dà tanta persecuzione.
È un peccato confrontarci con gli altri. È un peccato voler sapere quello che Dio farà con un altro credente, se sarà qualcosa di simile o di diverso da quello che fa con noi. Dio è Dio, e sa esattamente quello che fa. Noi dobbiamo concentrarci sull'essere fedeli in quello che Dio dà a noi da fare. Non dobbiamo preoccuparci di quello che Dio sta facendo negli altri. Non seguiamo il brutto esempio qua di Pietro. Gesù lo riprende per la sua domanda.
Impegniamoci ad essere fedeli nella vita che Dio ci dà. Sarà diversa da quella che dà ad altri, ma sarà la vita perfetta per noi. Camminiamo per fede, senza confrontarci con gli altri.
Presumere senza sapere
Nel versetto 23, vediamo il peccato, che purtroppo spesso abbiamo noi, di presumere cose che in realtà non sono state dette. Questo peccato è molto brutto, e causa tanti danni. Leggo il versetto 23.
23 Si sparse allora la voce tra i fratelli che quel discepolo non sarebbe morto; ma Gesù non aveva detto a Pietro che egli non sarebbe morto, ma: "Se io voglio che lui rimanga finché io venga, che te ne importa?". (Giovanni 21:23)
I fratelli, ovvero i discepoli di Gesù che erano là presenti, cominciarono a dire che Giovanni non sarebbe morto fino al ritorno di Gesù. Ma questo è mentire, perché Gesù non lo aveva detto. Gesù non aveva detto che Giovanni non sarebbe morto fino al suo ritorno. Aveva detto: se io voglio che lui rimanga finché io venga, che te ne importa?
I discepoli hanno considerato quel commento ipotetico come se fosse una dichiarazione, che in realtà non era. E perciò, per loro dire che Giovanni non sarebbe morto era mentire. Non stavano citando quello che Gesù aveva detto. Stavano facendo le loro deduzioni in base a quello che Gesù aveva detto. Questo non è parlare con verità.
Quando qualcuno dice qualcosa, e noi diciamo la nostra interpretazione di quello che ha detto, che in realtà non è quello che ha detto veramente, stiamo mentendo, e questo peccato crea tanti problemi.
Dio ci dà questo esempio come avvertimento, per farci stare in guardia a non fare così. E se tu riconosci che hai fatto questo, devi riconoscerlo come peccato, e confessalo. Grazie a Dio, c'è perdono in Gesù Cristo. Parliamo con verità.
Giovanni si identifica
A questo punto, Giovanni conclude questo Evangelo, dichiarando che è Lui che l'ha scritto. Mettendo insieme i vari Evangeli è chiaro che Giovanni è il discepolo che Gesù amava. Qua, dichiara che è Lui che ha scritto questo Evangelo.
24 Questo è il discepolo che rende testimonianza di queste cose e che ha scritto queste cose; e noi sappiamo che la sua testimonianza è verace.
Da questo, sappiamo che l’autore di questo Evangelo è Giovanni. E sappiamo che la sua testimonianza è verace, perché egli era un Apostolo di Gesù Cristo, un testimone oculare, scelto personalmente da Gesù. E Gesù aveva detto agli apostoli che avrebbe mandato lo Spirito Santo per ricordare a tutti loro le sue parole. Leggiamo di questo in Giovanni 14:25,26.
“25 Vi ho detto queste cose, mentre ero con voi; 26 ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto.” (Giovanni 14:25-26 LND)
Possiamo fidarci totalmente di quello che Giovanni ha scritto.
Giovanni conclude questo Evangelo parlando della grandezza di Gesù Cristo. Leggo il versetto 25.
25 Or vi sono ancora molte altre cose che Gesù fece, che se fossero scritte ad una ad una, io penso che non basterebbe il mondo intero a contenere i libri che se ne scriverebbero. Amen. (Giovanni 21:25).
In questo Evangelo, abbiamo visto tanto delle opere e delle parole di Gesù Cristo. Ma in realtà, c’è molto, molto di più. Giovanni scrive questo versetto per aiutarci a comprendere la grandezza e la potenza di Gesù Cristo, il Signore, Dio incarnato. Questo è il nostro Signore!
Conclusione
Concludiamo questo Evangelo, con questo potente esempio di come Gesù ha portato Pietro a vedere il suo peccato, in modo da poterlo perdonare pienamente e ristabilirlo nel ministero.
Abbiamo grandemente bisogno di ricordare questa verità.
Una delle tentazioni più forti che Satana usa contro di noi è quella di mettere nella nostra mente il pensiero che abbiamo peccato troppo, che non è più possibile essere perdonati. Ma questa è una menzogna, perché non tiene conto del cuore di Cristo e del valore del suo sacrificio.
Il peccato di Pietro era terribile, ma ha ricevuto pieno perdono, e non solo perdono, Gesù lo ha rimesso al suo servizio.
Ad ognuno dico: il peccato è terribile. Dobbiamo sempre vedere i nostri peccati come terribili. Però, per quanto è terribile il peccato, se ci umiliamo di cuore, c’è pieno perdono in Gesù Cristo. Non dobbiamo mai credere che abbiamo peccato troppo. Il sacrificio di Gesù Cristo è più grande di quanto lo è il nostro peccato.
Quindi, umiliamoci e crediamo nel sacrificio di Gesù Cristo. Seguiamo Cristo, ovunque ci porti. Non confrontiamoci con gli altri. Tutto quello che Dio fa con noi è giusto.
E stiamo in guardia a non citare male quello che gli altri dicono. Se non stiamo in guardia, facilmente arriviamo a mentire, a dire il falso.
Siamo tutti quanti chiamati a seguire Gesù, ad usare i nostri doni spirituali per curare le pecore di Gesù Cristo. Viviamo fedeli alla nostra chiamata. Viviamo in attesa del ritorno di Cristo. Camminiamo umilmente davanti a Cristo, non confrontandoci con gli altri, essendo fedeli in quello che Egli ci chiama a fare.
Grazie a Dio per la sua grazia verso di noi in Gesù Cristo.