Aiuto Biblico

Dio porta avanti Suo piano

Atti 21

sermone di Marco deFelice, www.AiutoBiblico.org per domenica, 23 marzo 2014 –- cmd es –-
Descrizione: È importante capire che gli avvenimenti che ci arrivano fanno parte del grande piano di Dio.
parole chiavi: Atti, Paolo, il perché della vita, Dio in controllo.

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Una delle cose più importante nella vita è di avere una prospettiva giusta. Infatti, moltissimi dei nostri problemi sono dovuti al fatto che manchiamo prospettiva. Quando fissiamo il nostro sguardo su una situazione senza considerarla nella prospettiva più grande, possiamo rimanere scoraggiati e abbattuti. Invece, quando la vediamo nel suo contesto, vendendo che quello che sta succedendo adesso fa parte di un piano più grande, allora possiamo avere pace in mezzo alle difficoltà.

Quando leggiamo la Bibbia, soprattutto i brani di narrativa che raccontano avvenimenti, è importante non solo capire i dettagli che stiamo leggendo in quel momento, ma tenere in mente come questi dettagli fanno parte di qualcosa di molto più grande. Spesso il valore di un brano è dovuto al fatto che ci mostra che Dio porta avanti il suo piano. I dettagli possono variare e cambiare, ma Dio gestisce tutto per portare avanti il suo piano. E fa così anche nelle nostre vite.

Vogliamo riprendere il nostro studio del libro degli Atti dal capitolo 21. Questo capitolo racconta vari avvenimenti che possono aiutarci a capire che Dio stava usando di tutto per portare avanti la sua opera, e per portare Paolo a Roma. La via per arrivare a Roma era una via lunga e tortuosa, ma era la via giusta per compiere l'opera di Dio in Paolo e nel mondo.

Se ricordate, alla fine del capitolo 20 abbiamo lasciato Paolo e i sui collaboratori a Mileto, dove Paolo aveva fatto il suo discorso con gli anziani della chiesa di Efeso. Subito dopo Paolo e gli altri partirono, sperando di arrivare a Gerusalemme per il giorno di Pentecoste.

Questo capitolo racconta il suo viaggio a Gerusalemme, e poi quello che gli successe a Gerusalemme. Gli anziani a Gerusalemme prevedono un problema, e cercano loro una soluzione. Però, nel piano di Dio, la loro idea non funziona, e Paolo viene attaccato e poi preso dai soldati romani.

In questo, vediamo che non siamo noi in controllo della nostra vita. Solo Dio può cambiare le cose. Negli avvenimenti di questo capitolo, vediamo come la provvidenza di Dio protegge Paolo da questi Giudei che volevano ucciderlo. Non era ancora il momento che Dio aveva stabilito per Paolo di morire, e così Paolo viene salvato e diventa un prigioniero dei romani. Tutto questo era secondo il piano di Dio.

Con questo, iniziamo il 21 capitolo con Paolo sulla spiaggia a Mileto avendo appena lasciato gli anziani di Efeso. Leggo Atti 21:1-7.

“1 Dopo esserci separati da loro, salpammo e, puntando diritto, arrivammo a Cos, il giorno seguente a Rodi, e di là a Patara. 2 Trovata qui una nave diretta in Fenicia, ci imbarcammo e salpammo. 3 Avvistata Cipro e lasciatala a sinistra, proseguimmo per la Siria e approdammo a Tiro, perché qui si doveva scaricare la nave. 4 Trovati i discepoli, ci trattenemmo sette giorni; per lo Spirito, essi dicevano a Paolo di non salire a Gerusalemme. 5 Ma al termine del nostro soggiorno, partimmo e ci mettemmo in cammino, accompagnati da tutti, con le mogli e figli, fin fuori della città; e, postici in ginocchio sul lido, pregammo. 6 Poi, dopo esserci scambiati i saluti, montammo sulla nave, mentre quelli se ne tornarono alle loro case. 7 Terminata la navigazione, da Tiro arrivammo a Tolemaide e, salutati i fratelli, ci trattenemmo un giorno con loro.

Come dicevo prima, il valore di questo brano non sono tanto i dettagli, ma di notare che Dio sta portando avanti il suo piano per la vita di Paolo e il progresso dell'evangelo. La maggioranza della nostra vita non comprende grandi avvenimenti o profondi insegnamenti. Però, ogni giorno Dio sta portando avanti il suo piano in noi. Quindi non è da disprezzare l'opera che Dio sta facendo giorno per giorno.

Noto che quando arrivarono a Tiro, dove dovevano aspettare che si scaricasse la nave, Paolo e i suoi compagni trovarono i discepoli. Vediamo la stessa cosa quando arrivano a Tolemaide. È molto probabile che Paolo non aveva mai conosciuto questi fratelli. Però, il fatto che erano credenti in Gesù Cristo creava subito un vero legame. La comunione con altri credenti è estremamente importante per la vita cristiana. Ripetutamente nella Bibbia vediamo quanto era importante cercare comunione con altri. I credenti amavano il privilegio di parlare con altri credenti delle cose di Dio. Se tu come credente vuoi crescere, allora è fondamentale che anche tu cerchi comunione con altri, per parlare insieme delle cose di Dio.

Per avere comunione, devi cercarla. È tanto facile passare il tempo guardando la TV, o lavorando sul computer, o facendo qualcos'altro per rilassarsi e divertirsi. Solo se scegliamo, e prendiamo l'iniziativa, possiamo avere la comunione che serve per la nostra crescita. I credenti che ospitavano Paolo e gli altri erano pronti a pagare il prezzo.

Cercano di Convincere Paolo di non Andare

Notate nel versetto 4 che per lo Spirito, questi credenti dicevano a Paolo di non salire a Gerusalemme. Però, Paolo era convinto che fosse la volontà di Dio per lui di andare a Gerusalemme. Sappiamo che lo Spirito Santo guidava Paolo. Allora come mai che questi credenti gli dicevano per lo Spirito di non salire a Gerusalemme?

Come scritto, il senso di questo può essere compreso in due modi. Il primo modo è che lo Spirito Santo ha spinto questi credenti ad incoraggiare Paolo di non andare a Gerusalemme. Questo poteva essere un modo per lo Spirito di mettere Paolo alla prova, per vedere se sarebbe stato fedele alla sua chiamata. Infatti, nel versetto 11, un profeta gli spiegò che sarebbe stato legato a Gerusalemme e consegnato nelle mani dei gentili. A volte, Dio ci mette davanti a situazioni che potrebbero facilmente farci tornare indietro da quella che è la volontà di Dio per noi. Dio prova i nostri cuori così.

Però, potremmo anche comprendere questo brano in un altro modo. Lo Spirito Santo aveva mostrato a questi credenti che Paolo sarebbe stato maltrattato a Gerusalemme. Però, era la decisione dei credenti a cercare di convincerlo a non andarci

O in un modo o nell'altro, Paolo era convinto che doveva andare a Gerusalemme, e il fatto che sentiva del pericolo non lo fermava. Io prego che noi possiamo essere pronti ad andare avanti a quello che Dio ha per noi, qualunque sia il costo o il rischio. Questo è un esempio di fidarsi di Dio.

Un Profeta Annuncia Quello che Avverà

Proseguiamo, e leggiamo da 8 a 14.

8 Ripartiti il giorno seguente, noi che eravamo compagni di Paolo, arrivammo a Cesarea e, entrati in casa di Filippo l’evangelista che era uno dei sette, restammo presso di lui. 9 Or egli aveva quattro figlie vergini, che profetizzavano. 10 E, restando noi lì molti giorni, un certo profeta di nome Agabo, scese dalla Giudea. 11 Venuto da noi, egli prese la cintura di Paolo, si legò mani e piedi, e disse: "Questo dice lo Spirito Santo: Così legheranno i Giudei a Gerusalemme l’uomo a cui appartiene questa cintura e lo consegneranno nelle mani dei gentili". 12 All’udire queste cose, noi e quelli del luogo lo pregavamo di non salire a Gerusalemme. 13 Ma Paolo rispose: "Che fate voi, piangendo e spezzandomi il cuore? Poiché io sono pronto non solo ad essere legato, ma anche a morire a Gerusalemme per il nome del Signore Gesù". 14 E siccome non c’era modo di persuaderlo, ci rassegnammo dicendo: "Sia fatta la volontà del Signore".

Questo Filippo è lo stesso Filippo che circa 25 anni prima fu riconosciuto di essere un uomo ripieno di Spirito Santo, e perciò, fu scelto come uno dei setti scelti a Gerusalemme all'inizio della chiesa per gestire gli aiuti per le vedove. Poi, Dio lo spinse nel deserto per evangelizzare l'eunuco, dopo di che Filippo andò a Cesarea. Ora, vediamo che Dio gli aveva dato quattro figlie che profetizzavano, ovvero proclamavano le verità di Dio. Ricordate che profetizzare vuol dire proclamare le verità di Dio. Fatto in un certo modo può essere la predicazione a tutta la chiesa, ruolo che non sarebbe permesso ad una donna. Però, può essere anche fatto in modo non autorevole, e quindi permesso alle donne.

Dio si è servito del fatto che Filippo era ripieno di Spirito Santo per influenzare le figlie Il nostro cammino come genitori ha una grandissima influenza sui nostri figli. Certamente, la salvezza è personale e nessun genitore può credere per i suoi figli. Ma allo stesso tempo, i genitore che veramente sono ripieni di Spirito Santo avranno una grande influenza sui figli, come Filippo ebbe sulle sue figlie.

Mentre Paolo e i suoi compagni erano a Cesarea a casa di Filippo, venne da Gerusalemme un certo profeta di nome Agabo. Egli annunciò che Paolo sarebbe legato a Gerusalemme, e consegnato come prigioniero ai gentili. Allora, notate che questo non era un avvertimento da parte dello Spirito Santo per Paolo di non andare a Gerusalemme. Era solamente una profezia di quello che gli sarebbe successo.

Però, i suoi compagni e anche i credenti del luogo non volevano che lui fosse maltrattato e legato e fatto prigioniero. Quindi lo pregavano di non salire a Gerusalemme.

Questo mi fa pensare a quando Gesù annunciò agli apostoli che doveva andare a Gerusalemme dove sarebbe stato maltrattato e ucciso, per poi risuscitare. Sentendo quello, Pietro non voleva che Gesù fosse trattato così, e perciò dichiarava che sperava che non fosse mai così. Gesù rimproverò Pietro, perché senza rendersi conto Pietro era uno strumento di Satana per scoraggiare Cristo di andare avanti.

Essere benedetti non vuol dire avere una vita facile e senza sofferenze. La vera vita benedetta è di essere sempre più conformati all'immagine di Cristo e di essere usati per portare avanti l'opera di Dio. A volte, la sua volontà comprende sofferenza, e perfino la morte. E perciò, dobbiamo sempre stare in guardia di quello che diciamo. Questi credenti pensavano al bene di Paolo, ma sembra evidente che non stavano considerando quella che era la volontà di Dio.

Paolo, essendo convinto di quello che era la volontà di Dio, non si lasciò influenzare, perché era pronto per fino a morire per Cristo. E perciò, vedendolo convinto, tutti si rassegnarono.

Paolo a Gerusalemme

Proseguiamo, scoprendo quello che succede quando Paolo arriva a Gerusalemme. Leggo dal versetto 15 al 19.

15 Dopo quei giorni, preparate le nostre cose, salimmo a Gerusalemme. 16 Con noi vennero anche alcuni discepoli di Cesarea e condussero con loro un certo Mnasone, nativo di Cipro, un vecchio discepolo, presso il quale dovevamo alloggiare. 17 Al nostro arrivo a Gerusalemme, i fratelli ci accolsero lietamente. 18 Il giorno seguente Paolo si recò con noi da Giacomo, e vi si trovarono tutti gli anziani. 19 Dopo averli salutati, Paolo raccontò loro, ad una ad una, le cose che il Signore aveva operato fra i gentili per mezzo del suo ministero.

Salirono da Cesarea a Gerusalemme, portando con sé un vecchio credente, un certo Mnasone, che aveva casa a Gerusalemme, perché così lui poteva ospitare loro a Gerusalemme.

Paolo e suoi compagni furono accolti con gioia dai fratelli della chiesa. Il giorno dopo, Paolo e gli altri si recarono da Giacomo, evidentemente uno degli uomini più autorevoli della chiesa, insieme con tutti gli anziani. Ricordate che l'apostolo Giacomo era stato ucciso da Erode in Atti 12:1,2. Quindi, questo Giacomo era il fratellastro di Gesù, che come suo fratello Giuda scrissero epistole.

Paolo raccontò a loro una per una le grandi cose che Dio aveva fatto fra i gentili per mezzo del suo ministero. Parlava di quello che il Signore aveva fatto. Questo dà gloria a Dio.

È importante che anche noi raccontiamo le opere di Dio. Il culto della domenica è il tempo stabilito per questo, e possiamo farlo anche quando parliamo gli uni con gli altri. Questo dà gloria a Dio!

È importante capire che la chiesa a Gerusalemme era ancora molto legata al giudaismo. Questo non era buono, perché ostacolava i credenti da avere rapporti con i credenti gentili. Se ricordate, in Galati leggiamo di un avvenimento qualche anno prima di questo, quando Pietro andò ad Antiochia. Per un certo tempo, Pietro mangiava ben volentieri con i credenti gentili. Però quando vennero alcuni credenti Giudei da Gerusalemme, Pietro smise di mangiare con i credenti gentili. Paolo lo riproverò duramente per quel peccato.

Quindi, possiamo capire che a Gerusalemme, essendo quasi tutti Giudei, non c'era molto insegnamento del fatto che in Cristo, non era più necessario seguire la legge data tramite Mosè. Nonostante che erano passati più di 25 anni, sembra che i credenti Giudei continuavano a vivere come Giudei. Teniamo questo in mente mentre andiamo avanti nel brano, leggendo i versetti da 20 a 25.

Piano Umano per Evitare Problemi

20 Ed essi, udito ciò, glorificavano Dio, poi dissero a Paolo: "Fratello, tu vedi quante migliaia di Giudei vi sono che hanno creduto; e tutti sono zelanti della legge. 21 Or sono stati informati a tuo riguardo che tu insegni a tutti i Giudei che vivono fra i gentili di distaccarsi da Mosè, dicendo di non circoncidere i figli e di non seguire le usanze giudaiche. 22 Or dunque, che si deve fare? E’ inevitabile che la folla si raduni, perché sapranno che tu sei venuto. 23 Fa’ dunque quanto ti diciamo: noi abbiamo quattro uomini, che hanno fatto un voto; 24 prendili con te, purificati con loro, e paga per loro, perché si possano radere il capo; così tutti sapranno che non c’è nulla di vero in quelle cose di cui sono stati informati intorno a te, ma che anche tu cammini ordinatamente e osservi la legge. 25 Ma per quanto riguarda i gentili che hanno creduto, noi abbiamo loro scritto, avendo stabilito che non osservino alcuna cosa del genere, ma che si guardino unicamente dalle cose sacrificate agli idoli dal sangue, dalle cose soffocate e dalla fornicazione".

Qua, gli anziani della chiesa dichiarano a Paolo che c'erano migliaia di Giudei che avevano creduto, ed erano tutti zelanti della legge.

Questo non va bene. Quando Dio salvava un giudeo, quel giudeo non era più sotto la legge di Mosè. Poteva vivere come se fosse sotto la legge, sapendo però di non essere sotto la legge di Mosè. Quindi, un credente non doveva essere zelante della legge. Paolo spiega come viveva in 1Corinzi 9:20,21. Notate che non era sotto la legge di Mosè.

“20 Mi sono così fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei; mi sono fatto come uno che è sotto la legge con coloro che sono sotto la legge, per guadagnare quelli che sono sotto la legge; 21 tra quanti sono senza legge, mi sono fatto come se fossi senza la legge (benché non sia senza la legge di Dio, anzi sotto la legge di Cristo), per guadagnare quanti sono senza la legge.” (1Corinzi 9:20-21 LND)

In questo brano, Paolo dichiara che quando stava con i gentili, viveva senza la legge di Mosè, pur essendo sempre sotto la legge di Cristo. In Marco 7, Gesù insegna che tutti i cibi sono puri.

Inoltre, impariamo in Ebrei che i sacrifici non servono più, perché Gesù ha compiuto il vero sacrificio, di cui tutti i sacrifici di animali erano solo simboli. Impariamo anche che tutti i giorni sono santi.

Quindi, un giudeo credente non era più obbligato a seguire la legge di Mosè. Poteva astenersi da certe cose per non offendere i Giudei che non credevano in Cristo, ma non doveva più osservare la legge e non doveva essere zelante della legge. E perciò, il fatto che i Giudei a Gerusalemme che avevano creduto e erano tutti zelanti della legge vuol dire che c'era una divisione nella chiesa, che ostacolava la comunione fra i credenti Giudei e i credenti gentili. Questo non era buono.

Allora, con questa base questo brano è più facile da capire. Questi anziani non volevano offendere questi credenti Giudei. Perciò, chiedono a Paolo di fare un voto e partecipare a un certo rito per mostrare che non aveva nulla contro la legge di Mosè. E fin qua, quello che Paolo fece era lecito. Non era necessario, ma non andava contro la legge di Dio. E così Paolo, fidandosi del loro giudizio, accettò la loro proposta. La speranza di tutti era che questo avrebbe potuto tenere calmi tutti i Giudei credenti.

Però, da quello che leggiamo, non sembra che abbiano cercato la guida di Dio in questo. Era un'idea degli anziani per non creare problemi con i credenti giudei. Vedremo che il problema non è venuto dai Giudei credenti, ma dai Giudei non credenti.

Paolo Attaccato dai Giudei di Asia

Andiamo avanti, per scoprire quello che succede. Leggo i versetti 26 a 30.

26 Allora Paolo, il giorno seguente, prese con sé quegli uomini e, dopo essersi purificato con loro, entrò nel tempio dichiarando di voler portare a compimento i giorni della purificazione, fino alla presentazione dell'offerta per ciascun di loro. 27 Ma, come i sette giorni stavano per compiersi i Giudei dell’Asia, vedendolo nel tempio, sollevarono tutta la folla e gli misero le mani addosso, 28 gridando: "Uomini d’Israele, venite in aiuto! Costui è l’uomo che insegna a tutti e dappertutto una dottrina che è contro il popolo, contro la legge e contro questo luogo; oltre a ciò, ha pure condotto dei Greci nel tempio e ha contaminato questo santo luogo". 29 Infatti avevano in precedenza visto Trofimo di Efeso in città con Paolo, e pensavano che egli lo avesse condotto nel tempio. 30 E tutta la città fu in subbuglio, e ci fu un accorrere di gente; e, preso Paolo, lo trascinarono fuori del tempio e subito furono serrate le porte.

Essendo noi così lontani dagli avvenimenti, non possiamo dire con certezza nulla. Paolo e gli anziani erano là. Forse era una buona idea. Oppure forse era troppo un compromesso. Forse avrebbero fatto meglio non mettere Paolo in una posizione così visibile. In altre città, quando i credenti vedevano che i Giudei volevano uccidere Paolo, lo mandarono via, evitando che si presentasse pubblicamente. Però, non sappiamo quello che c’era dietro le quinte. Che fosse un'idea saggia o no, Paolo andò nel tempio con questi uomini, e alcuni Giudei dell'Asia lo videro e gli misero le mani addosso.

È importante capire prima di tutto che questi Giudei di Asia non erano credenti. Probabilmente erano in visita a Gerusalemme per la Pentecoste. Nel versetto 29 si parla del fatto che questi Giudei avevano visto Trofimo di Efeso in città con Paolo. Molto probabilmente, questi erano Giudei di Efeso, che vuol dire che avrebbero conosciuto Paolo in Asia, e che sapevano quanto Dio lo avesse usato per portare i Giudei e i gentili alla salvezza in Gesù Cristo. Visto che questi Giudei rifiutavano il messaggio di Paolo, come conseguenza odiavano Paolo, e volevano a tutti costi ostacolare l'opera che Dio faceva tramite lui. E così questi Giudei di Asia chiamarono gli uomini di Israele per aiutarli a prendere Paolo, con il desiderio di ucciderlo. Cioè, più volte i Giudei di Asia avevano cercato di prendere Paolo quando egli era in Asia. Adesso, essendo sia loro che Paolo a Gerusalemme, riconoscendolo, lo presero per ucciderlo.

Intervengono i Soldati Romani

Ricordate che i nostri giorni sono tutti contati da Dio. Non possiamo arrivare alla morte né prima né dopo il momento stabilito da Dio. E non era il momento che Dio aveva stabilito per Paolo. Perciò, il tentativo di questi Giudei non portò alla morte di Paolo. Leggiamo come Dio ha gestito gli avvenimenti per salvare la vita di Paolo. Leggo dal versetto 31 a 36.

31 Ora, mentre essi cercavano di ucciderlo, al tribuno della coorte giunse la notizia che tutta Gerusalemme era sottosopra. 32 Immediatamente egli, presi dei soldati e dei centurioni, corse verso di loro. E questi, visto il tribuno e i soldati, smisero di battere Paolo. 33 Allora il tribuno, avvicinatosi, lo prese e comandò che fosse legato con due catene, poi domandò chi fosse e che cosa avesse fatto. 34 Tra la folla gli uni gridavano una cosa e gli altri un’altra; non potendo perciò sapere nulla di certo per il tumulto, comandò che fosse condotto nella fortezza. 35 E quando arrivò alla gradinata, egli dovette essere portato dai soldati per la violenza della folla, 36 perché la massa del popolo lo seguiva, gridando: "A morte".

Ciò che importa capire in questi versetti è il fatto che Dio operava per salvare la vita di Paolo, e anche per farlo diventare prigioniero dei romani. Infatti, dopo due lunghi anni in prigione, pur essendo innocente, Paolo fu mandato a Roma, dove Dio avevo stabilito per lui di proclamare l'evangelo.

Se ricordate, già in Atti 19 Paolo aveva dichiarato di voler andare a Roma. Vi leggo Atti 19:21.

“Dopo questi avvenimenti, Paolo si mise nell’animo di andare a Gerusalemme, passando per la Macedonia e per l’Acaia, e diceva: "Dopo essere stato lì, bisogna che io veda anche Roma".” (Atti 19:21 LND)

Paolo aveva sul cuore di voler vedere Roma. Non sapeva che sarebbe stato come prigioniero. Le vie del Signore sono molto più alte delle nostre vie.

E quindi, questo è un buon esempio di un brano che è una piccola parte di una storia più grande. Dio è all'opera, anche nelle nostre vite.

Essendo stato salvato dalla folla dai soldati, il tribuno, Paolo voleva parlare alla folla. Leggiamo dal versetto 37 a 40.

37 Mentre Paolo stava per essere introdotto nella fortezza, disse al tribuno: "Mi è lecito dirti qualcosa?". Quegli rispose: "Sai il greco? 38 Non sei tu quell’Egiziano che tempo fa insorse e condusse nel deserto quei quattromila briganti?". 39 Ma Paolo disse: "Io sono un Giudeo di Tarso, cittadino di quella non oscura città di Cilicia; or ti prego di lasciarmi parlare al popolo". 40 Avendoglielo permesso, Paolo, stando in piedi sopra la gradinata, fece cenno con la mano al popolo. E, fattosi un gran silenzio, parlò in lingua ebraica dicendo:” (Atti 21:1-40 LND)

Il tribuno era il comandante dei soldati. Quando il tribuno capisce che Paolo non era un malvivente, ma un Giudeo, lo lasciò parlare alla folla. Ricordate che tanti della folla non capivano esattamente chi era Paolo. Come abbiamo visto ripetutamente, è facile per poche persone di agitare una grande folla, al punto che la folla si agita senza veramente comprendere per quale motivo. Ma adesso, questa grande folla di Giudei fanno silenzio, per ascoltare quello che Paolo dirà a loro.

Lezioni per Noi

Dio volendo, ascolteremo il discorso di Paolo e quello che succede come risultato nel prossimo sermone in Atti. Ma per adesso, voglio ringraziare Dio per questo brano. Per me, forse la lezione più grande di tutto è il fatto che Dio è in controllo, anche quando sembra che tutta va male. Spesso non comprendiamo quello che Dio sta facendo, perché Dio non ci rivela in anticipo quello che Lui farà con gli avvenimenti di oggi. Però, possiamo essere sicuri che fanno parte di qualcosa di più grande che Dio sta facendo.

Cioè, se noi cerchiamo di comprendere il motivo per ogni avvenimento nella nostra vita, saremo scoraggiati e confusi, perché spesso, Dio non ci rivela quello che sta facendo. Vediamo questo ripetutamente nella Bibbia. Per esempio Giuseppe, il figlio di Giacobbe, fu venduto come schiavo dai suoi fratelli, e poi si trovò in Egitto, e poi in carcere. Era impossibile per lui di capire a quel punto quello che Dio stava facendo. Solamente dopo poteva capire che il tutto faceva parte del piano di Dio.

E nel brano di oggi, è la stessa cosa con Paolo. Egli non poteva capire il motivo per cui Dio permetteva a lui di essere fatto prigioniero. Come Giuseppe in Egitto, e come dobbiamo fare anche noi, Paolo doveva camminare per fede, ricordando che Dio è in controllo, anche quando noi non possiamo capire quello che Lui sta facendo dentro alla prova che ha scelto per noi

Ricordate che spesso non comprendiamo quello che Dio sta facendo. Però, dobbiamo ricordare che Dio è in controllo, e sta portando avanti il suo piano. Grazie ad Dio, Egli è pienamente in controllo, e la buona opera che Egli ha iniziato in noi, Egli la porterà a compimento.

Ricordate anche che quando i credenti cercavano di convincere Paolo di non andare a Gerusalemme, non stavano cercando la gloria di Dio. Lo scopo della vita non è di soffrire meno, è di vivere alla gloria di Dio. Viviamo per questo scopo. State in guardia a quello che dite gli uni agli altri.

Ricordiamo anche, che se cerchiamo da soli di risolvere i nostri problemi e di evitare problemi, Dio non è con noi, sarà tutto inutile. Perciò, la cosa più importante è per noi di cercare di capire la volontà di Dio, per poi camminare in quella via. Quanto è importante che impariamo a sottoporre ogni nostra idea a Dio. La preghiera è fondamentale.

Grazie a Dio per le lezioni che ci mostra in questo brano. Grazie a Dio che le nostre giornate e gli avvenimenti della nostra vita fanno parte dell'opera eterna di Dio in noi.