Aiuto Biblico

Gioia nella sofferenza: come vivere la vita

Colossesi 1:24-27

Sermone di Marco deFelice, www.AiutoBiblico.org per domenica, 28 dicembre 2025, – cmd ag –
Descrizione: Per avere una vita di profonda gioia, dobbiamo vivere per quello che vale veramente: il regno di Dio. Questa vita produce sofferenze, ma in quella sofferenza si può avere la gioia più grande della vita. E poi, possiamo GIOIRE, sapendo che per la grazia, siamo IN CRISTO, e abbiamo la speranza certa della gloria.
parole chiave: gioia, sofferenza

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Quando pensiamo alla vita, una delle cose che cerchiamo di evitare il più possibile è di soffrire. Una vita di sofferenza è considerata una vita non bella.

Ma, a volte, la sofferenza può portare gioia. Dipende da cosa produce quella sofferenza. Non è la sofferenza in sé che porta gioia, è quello che la sofferenza produce.

Un padre che si rende conto che il suo piccolo figlio sta in una casa che sta bruciando, e con grande sofferenza riesce a passare tra le fiamme e a salvare la vita del figlio, quella sofferenza produce grande gioia.

Oggi, vogliamo riprendere il nostro studio in Colossesi e considerare gli ultimi versetti del capitolo 1. Questi versetti ci mostrano il cuore di Paolo, e come egli curava i credenti, al punto di soffrire per loro. Ma, per il grande amore che aveva per loro, egli gioiva in mezzo a quella sofferenza. Egli gioiva nella sofferenza perché vedeva che portava un frutto con valore eterno.

La grande maggioranza delle persone vive per ciò che perderà per sempre. Paolo viveva per ciò che ha immenso valore, e che non avrebbe mai perso. Infatti, questa è la via per avere vera gioia. La via per avere vera gioia è vivere per portare frutto per la gloria di Dio.

Oggi, riprendiamo lo studio di Colossesi con Colossesi 1:24.

Il cuore di Paolo è il cuore che dovremmo avere tutti. Paolo amava i credenti profondamente. Ricordate che i due comandamenti più grandi sono di amare Dio con tutto il nostro cuore, e poi di amare il prossimo come noi stessi. A volte, amare così porta anche a dure prove. Questa dovrebbe essere la vita di ogni credente. Non lo è. Grazie a Dio per esempi come Paolo in questo brano.

Seguite mentre leggo Colossesi 1:24-29. Notate quanto Paolo soffriva per portare avanti l’opera di Dio in loro. Leggo.

24 Ora mi rallegro nelle mie sofferenze per voi, e compio nella mia carne ciò che manca alle afflizioni di Cristo per il suo corpo, che è la chiesa, 25 di cui sono stato fatto ministro, secondo l’incarico che Dio mi ha dato per voi, per presentare pienamente la parola di Dio, 26 il mistero che fu tenuto nascosto da secoli e generazioni, ma che ora è stato manifestato ai suoi santi, 27 ai quali Dio ha voluto far conoscere quali siano le ricchezze della gloria di questo mistero fra i gentili, che è Cristo in voi, speranza di gloria, 28 il quale noi annunziamo, ammonendo e ammaestrando ogni uomo in ogni sapienza, per presentare ogni uomo perfetto in Cristo Gesù; 29 e per questo mi affatico combattendo con la sua forza che opera in me con potenza. (Colossesi 124-29)

Cosa vediamo qua?

Vediamo che l’impegno di Paolo per questi credenti era così profondo che aveva portato Paolo a soffrire molto. Ma Paolo aveva gioia per questo, vedendo il frutto che il suo impegno produceva in loro.

Paolo si rallegrava nelle sue sofferenze per loro. Paolo trovava gioia nel fatto di soffrire per loro.

Perché trovava gioia nelle sue sofferenze per loro? La gioia di Paolo non era nel fatto di soffrire in sé, la gioia di Paolo era che soffrendo, poteva essere usato da Dio per aiutare loro ad avere più di Cristo.

Ciò che manca alle afflizioni di Cristo

È importante capire correttamente la dichiarazione di Paolo che qualcosa mancava nelle afflizioni di Cristo per la chiesa. Leggo il v.24.

24 Ora mi rallegro nelle mie sofferenze per voi, e compio nella mia carne ciò che manca alle afflizioni di Cristo per il suo corpo, che è la chiesa, (Colossesi 1:24)

Paolo compiva nella carne ciò che mancava alle afflizioni di Cristo per il suo corpo, la chiesa. Di cosa si tratta? In che senso mancano le afflizioni di Cristo per la chiesa?

È totalmente chiaro nella Bibbia che Cristo ha sofferto sulla croce assolutamente tutto quello che serviva per compiere la nostra salvezza. Se ricordate, in Giovanni 19, alla fine del suo tempo sulla croce, Gesù ha gridato: “È compiuto.”. A quel punto, Gesù aveva pagato il pieno prezzo per la salvezza di tutti coloro che saranno mai salvati. Non c’è altra sofferenza che serve, non servono altre afflizioni. Il debito per la salvezza è pagato completamente. Ora in Cristo, c’è pieno perdono, c’è la riconciliazione con il Padre. La salvezza è tutta pagata per mezzo delle afflizioni di Cristo sulla croce. Non c’è nulla da aggiungere.

Però, portare l’Evangelo alle persone, e poi, edificare le persone nella fede, richiede un impegno che a volte porta perfino all’afflizione e alla sofferenza.

Per esempio, vi leggo come Paolo descrive il ministero di portare l’Evangelo in nuovi posti in termini molto forti in 1Corinzi 15:25-32.

In questo brano, troviamo la frase “battezzati per i morti”. Gesù aveva usato il termine “essere battezzato” per parlare di grande sofferenze per il regno di Dio, fino a morire. Il termine “morti” qua, come in altri brani, descrive persone che sono spiritualmente morte.

25 Bisogna infatti che egli regni, finché non abbia messo tutti i nemici sotto i suoi piedi. 26 L’ultimo nemico che sarà distrutto è la morte. 27 Dio infatti ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi. Quando però dice che ogni cosa gli è sottoposta, è chiaro che ne è eccettuato colui che gli ha sottoposto ogni cosa. 28 E quando ogni cosa gli sarà sottoposta, allora il Figlio sarà anch’egli sottoposto a colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti. 29 Altrimenti che faranno quelli che sono battezzati per i morti? Se i morti non risuscitano affatto, perché dunque sono essi battezzati per i morti? 30 Perché siamo anche noi in pericolo ad ogni ora? 31 Io muoio ogni giorno; sì, per il vanto di voi, che ho in Cristo Gesù, nostro Signore. 32 Se, secondo l’uomo, ho combattuto in Efeso con le fiere, che utile ne ho io? Se i morti non risuscitano, mangiamo e beviamo, perché domani morremo. ( 1Corinzi 15:25-32)

Dal contesto, e da come Gesù usa questa parola, è chiaro che la frase “essere battezzati per il morti” vuol dire soffrire per portare l’Evangelo alle persone spiritualmente morte, affinché possano ricevere la vita. Vuol dire soffrire per l’opera di Dio.

In quel brano, Paolo sta parlando di soffrire per portare l’Evangelo ad altri, soffrire terribilmente.

Al momento, qua in Italia, non c’è sofferenza fisica per portare l’Evangelo o aiutare altri a crescere. Possiamo incontrarci liberamente e possiamo evangelizzare senza persecuzione. Però, già qua a volte tu puoi essere visto male o disprezzato se parli chiaramente in Dio. Tanti di noi sappiamo cosa voglia dire essere criticato e visto male da parenti o colleghi per la nostra fede. Le nostre sofferenze e afflizioni sono piccole, ma ci possono essere. Ma andando avanti nel tempo, con l’andazzo del mondo, potrebbe diventare molto più difficile e costoso parlare di Dio. In Europa stiamo vedendo sempre più ostilità contro il cristianesimo. Probabilmente, aumenterà solamente.

Proclamare Cristo può portare a grandi sofferenze. Impegnarci per la crescita degli altri può portare a grandi sofferenze. Siamo pronti a soffrire? Possiamo trovare la gioia che Paolo trovava?

Voi sapete che ho un fratello che lavora evangelizzando mussulmani in paesi in cui c’è molta persecuzione di cristiani. Egli ha avuto contatto con varie persone che hanno subito grandi sofferenze e afflizioni per portare la Parola di Dio. Vari sono finiti in prigione e sono stati torturati. Alcuni sono stati torturati e uccisi, proprio perché parlavano di Gesù Cristo. Ma sono stati usati di Dio, prima di morire, per portare altri alla salvezza. Avevano gioia nelle sofferenze, sapendo che portavano avanti l’opera del loro prezioso Signore.

Quindi, come al tempo di Paolo, è vero ancora oggi ciò che leggiamo in Colossesi 1:24. Servono ancora delle sofferenze per portare avanti l’opera di Cristo. Lo leggo ancora.

24 Ora mi rallegro nelle mie sofferenze per voi, e compio nella mia carne ciò che manca alle afflizioni di Cristo per il suo corpo, che è la chiesa, (Colossesi 1:24)

Prego che anche noi saremo pronti ad essere afflitti per portare la verità di Dio alle persone intorno a noi. Prego che sarà una gioia per noi.

Al momento, il costo per noi di portare l’Evangelo è molto, molto meno di quello che fu il costo di Paolo, e di quello che è il costo in certi paesi dove c’è la persecuzione.

Però, c’è un costo anche per noi. Può costarci tempo che nella carne vorremmo spendere per noi stessi. Può costarci disagio, perché potremmo trovarci in situazioni in cui saremo visti male. Può costarci soldi, per esempio se dobbiamo rinunciare a qualcosa che avremmo voluto comprare o fare per poter ospitare persone in casa per aiutarli spiritualmente. Ci sono tanti modi in cui investire nel regno ci costa. Dio non ci promette mai che non ci costerà, anzi, ci mostra che in un certo senso, seguire Cristo ci costa tutto.

Ma il costo, che a volte arriva a sofferenza, non deve scoraggiarci. Se pensiamo al frutto, se pensiamo al privilegio, soffrire per l’opera di Dio diventa una fonte di immensa gioia.

Paolo aveva grande GIOIA nelle sue sofferenze per loro, nell’essere afflitto per portare a compimento l’opera di Cristo per la chiesa.

E anche noi possiamo avere gioia nel soffrire per l’opera di Dio. Ma come? In che modo possiamo avere gioia nelle afflizioni?

La gioia non viene dalle sofferenze e dalle afflizioni in sé.

La gioia viene pensando al frutto che avrai quando ti presenterai davanti a Gesù Cristo. Nessuna benedizione di questa terra ha il valore che ci sarà quando presenteremo il frutto che abbiamo prodotto davanti a Gesù Cristo.

TUTTO quello che facciamo in questa vita che vale solo su questa terra sarà perso per sempre. Tutto quello che riguarda l’essere visto bene dagli uomini non ha vero valore, e sarà perso per sempre. Le belle esperienze terrene saranno dimenticate. Tutti i piaceri saranno dimenticati. Ciò che ha valore è quando Dio si serve di noi per portare frutto che dura in eterno.

È difficile capire questo pienamente, perché viviamo ancora in questo mondo. Ma confrontiamo una esperienza bella che poi finisce, e qualcosa che produce un valore che dura.

Per esempio, pensate ad un’esperienza che è bella al momento, ma poi finisce e non lascia nulla, forse una gita, o comprare qualcosa di bello, che poi diventa vecchio e non lascia nulla.

Poi, confrontate quello con l’investire e sacrificare per provvedere qualcosa per qualcuno che ha immenso valore e dura. Vi do un esempio pratico. Pensate ad una coppia che fa grandi sacrifici per adottare un bambino da un orfanotrofio dove viene maltrattato, cosicché diventa il loro figlio. Poi, lo crescono con tanto, tanto amore e con tanto impegno e con i principi di Dio, non solo parlando con lui di Dio ma essendo un esempio per lui di cos’è una vita piena di Cristo e spesa per gli altri. Vengono molto criticati, perché tutti i parenti credono che esagerano, perché crescono il figlio veramente secondo i principi di Dio, che per la società, o purtroppo per tanti nella chiesa, sembra una esagerazione.

Per la grazia di Dio, operando per mezzo dei loro sacrifici, e il loro impegno, quel figlio diventa un uomo di Dio che porta molto frutto per il regno di Dio. Diventa un marito meraviglioso, un padre buonissimo, che cura benissimo la moglie e cresce bene i suoi figli. La sua vita tocca la vita di tanti.

I genitori hanno sacrificato moltissimo per crescere quel figlio. È stata una spesa immensa adottarlo da quel paese lontano. Hanno sacrificato moltissime delle loro preferenze per investire in lui e crescerlo bene e formarlo come uomo maturo. Hanno detto “no” alla carne volta dopo volta dopo volta, per anni.

Sono stati criticati da parenti ed altri perché erano visti come esagerati e troppo radicali nel loro modo di crescere il loro figlio.

Non è stato facile. Ma, lo hanno fatto perché sapevano che era tutto secondo i principi di Dio. Tenevano sempre in mente il traguardo: di crescere un figlio che sarebbe un uomo maturo, un uomo di Dio, un uomo pronto a vivere per gli altri e a mettersi da fare per il regno di Dio.

Ed è diventato così. E così, le loro vite, tramite lui, hanno portato moltissimo frutto per la gloria di Dio.

Già in questa vita, hanno immensa gioia, come aveva Paolo, vedendo il frutto dei loro sacrifici, e delle loro afflizioni. Ma pensando al fatto che il frutto non è solo terreno, ma è che eterno, dà loro un’immensa gioia. Mentre altre famiglie vivevano per godere la vita, loro vivevano per seminare per l’eternità. Alla morte, altri hanno perso tutto, mentre loro, alla morte, sono entrati nella gioia della presenza di Dio, sentendo Lui dire loro: “Ben fatto, servi fedeli e buoni, entrate nella gioia del vostro Signore”. Loro erano come Paolo.

Ho menzionato prima che mio fratello lavora con i mussulmani, e che Dio salva alcuni di loro. Alcuni sono arrivati a soffrire terribilmente, alcuni perfino alla morte. Ma muoiono con gioia, sapendo che per grazia, hanno seminato frutto che dura per l’eternità. Arriveranno davanti a Cristo con frutto. Grande sarà il loro premio, per tutta l’eternità. Questo dà vera gioia.

Paolo aveva frutto che dura per l’eternità. E perciò, aveva GIOIA nella sua sofferenza per loro, sapendo che portava frutto eterno.

Voglio fermarmi per valutare la mia vita, e chiedo a ciascuno di voi di valutare la propria vita.

Tu stai vivendo per portare frutto per l’eternità? Tu vedi il valore di portare frutto, al punto che hai gioia di soffrire per portare frutto?

Vivere per cercare la gioia nelle cose e nelle circostanze di questo mondo vuol dire sprecare la tua vita. Solamente vivere per l’eternità, anche al costo di soffrire, è quello che produce vera gioia, come aveva Paolo.

Presentare pienamente la Parola

Paolo continua e spiega per quale scopo e traguardo si affaticava per portare frutto. Leggo i vv.24-26.

24 Ora mi rallegro nelle mie sofferenze per voi, e compio nella mia carne ciò che manca alle afflizioni di Cristo per il suo corpo, che è la chiesa, 25 di cui sono stato fatto ministro, secondo l’incarico che Dio mi ha dato per voi, per presentare pienamente la parola di Dio, 26 il mistero che fu tenuto nascosto da secoli e generazioni, ma che ora è stato manifestato ai suoi santi, (Colossesi 1:24-26)

Notate che Paolo si affaticava per loro, per presentare pienamente la Parola di Dio ai credenti.

Quanto è facile avere un insegnamento parziale, di parte, che mette enfasi su certe dottrine preferite, ma ne trascura altre!

Chiaramente, nella chiesa non tutti sono chiamati ad essere dottori, ovvero, coloro che insegnano a tutta la chiesa. Questi sono solo uomini, e poi, non tutti gli uomini.

Ma, siamo tutti chiamati a parlare gli uni con gli altri delle verità di Dio. In Colossesi 3:16,17 leggiamo:

16 La parola di Cristo abiti in voi copiosamente, in ogni sapienza, istruendovi ed esortandovi gli uni gli altri con salmi, inni e cantici spirituali, cantando con grazia nei vostri cuori al Signore. 17 E qualunque cosa facciate, in parola o in opera, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie a Dio e Padre per mezzo di lui. (Colossessi 3:16-17)

Dobbiamo essere pieni della Parola di Cristo, le Scritture, per istruire gli uni gli altri. In Romani 15:14 leggiamo:

“Ora, fratelli miei, io stesso sono persuaso a vostro riguardo, che anche voi siete pieni di bontà, ripieni d’ogni conoscenza, capaci anche di ammonirvi gli uni gli altri.” (Romani 15:14 LND)

Serve essere pieni di bontà, quindi, avere un cuore puro, guidati dallo Spirito, e poi, essere ripieni di ogni conoscenza, ovvero, pieni delle verità di Dio, in modo che presentiamo pienamente la Parola di Dio.

Dobbiamo parlare di tutte le verità. Questo non vuol dire tutte le verità in una volta. Per esempio, io e Leo predichiamo. Non possiamo predicare pienamente la Parola di Dio in un solo sermone. Ma possiamo predicare in modo equilibrato, non focalizzando solo su pochi argomenti. Ecco perché come pratica negli anni ho sempre predicato libri interi della Bibbia, versetto per versetto, come stiamo facendo adesso con Colossesi e io con Giovanni. In quel modo, non scelgo io la dottrina, ma è quella che si trova nel brano della settimana.

Dobbiamo tutti presentare la Parola di Dio gli uni agli altri in modo pieno.

Il mistero di Dio

Rileggiamo Colossesi 1:24-26, dove Paolo parla del mistero di Dio. Che cos’è questo mistero? Questo viene menzionato in vari brani del Nuovo Testamento, e perciò, è molto importante comprendere che cos’è questo mistero. Riguarda noi. Leggo i versetti 24-26.

24 Ora mi rallegro nelle mie sofferenze per voi, e compio nella mia carne ciò che manca alle afflizioni di Cristo per il suo corpo, che è la chiesa, 25 di cui sono stato fatto ministro, secondo l’incarico che Dio mi ha dato per voi, per presentare pienamente la parola di Dio, 26 il mistero che fu tenuto nascosto da secoli e generazioni, ma che ora è stato manifestato ai suoi santi, 27 ai quali Dio ha voluto far conoscere quali siano le ricchezze della gloria di questo mistero fra i gentili, che è Cristo in voi, speranza di gloria, (Colossesi 1:24-26)

Per capire che cos’è questo mistero, dobbiamo capire che i credenti a Colosse erano Gentili. In tutto l’Antico Testamento, ci sono Giudei e ci sono coloro che NON sono Giudei, che sono chiamati Gentili.

Al tempo dell’Antico Testamento, i Giudei erano il popolo di Dio. Erano i Giudei che avevano accesso a Dio, tramite i patti, i sacrifici, la legge e il tabernacolo. I gentili dovevano diventare Giudei per avere tutto quello.

Ma poi, Dio ha fatto una cosa che era impensabile. Non era possibile, secondo il ragionamento degli uomini. Questo è il mistero di cui Paolo parla.

La parola “mistero” vuol dire una cosa che era prima nascosta, e poi, ad un certo punto, viene rivelata. Nel v.26 Paolo dichiara:

il mistero che fu tenuto nascosto da secoli e generazioni, ma che ora è stato manifestato ai suoi santi, (Col. 1:26)

Quale grande verità era prima nascosta, ma ora è stata manifestata?

Fino a dopo la croce, i Giudei credevano che fosse impossibile per Dio di salvare chi non era giudeo. Nonostante tanti brani nell’Antico Testamento che mostravano che Dio voleva salvare persone da tutte la nazioni, i Giudei, l’unico popolo che aveva la Bibbia, credevano che la salvezza fosse limitata a solo Giudei.

Il fatto che la salvezza fosse per tutti i popoli, non solo per i Giudei, era nascosto. Era solo dopo la risurrezione, dopo che Dio ha dato a Pietro una visione, e l’ha fatto andare a casa di Cornelio, un Gentile, e dopo che Dio ha salvato in modo chiaro Cornelio e gli altri Gentili con lui, era solo dopo di quello che fu rivelata la verità che chiunque può essere salvato, Giudeo o Gentile, tramite la fede in Gesù Cristo.

Ma ora, questa verità, che era nascosta, e quindi, che prima era un mistero, ora questa verità è manifesta. Il mistero è proprio quello che Paolo dichiara in Colossesi 1:27,

questo mistero fra i gentili, che è Cristo in voi, speranza di gloria (Colossesi 1:27)

Il mistero è che Cristo è in noi gentili, ed Egli è la nostra speranza di gloria. Questo è il mistero, questa è la verità che era nascosta prima, ma che ora è resa visibile.

Fratelli e sorelle, per noi che siamo salvati, questo mistero riguarda NOI. Noi siamo gentili. Quindi, noi eravamo senza Dio, senza speranza, senza le promesse, estranei ai patti.

Ma ora, per grazia, siamo IN CRISTO: siamo coperti con la giustizia di Cristo, Cristo è la nostra vita. Cristo vive in noi. E noi siamo in Lui.

In Cristo siamo stati riconciliati a Dio. Per questo, abbiamo la certa, viva speranza della gloria. Di cosa si tratta? Cosa è questa speranza di gloria?

Prima di tutto, nella Bibbia, la parola “speranza” vuole dire una cosa assolutamente sicura e certa. In Italiano, è qualcosa che si desidera, ma che non è certo. Invece nella Bibbia, è assolutamente certo, solo che è ancora nel futuro e bisogna aspettarlo.

Quindi, la speranza di gloria è la certezza, l’assoluta, sicura certezza, che noi saremo con Dio nella sua gloria per tutta l’eternità.

Saremo con Dio nella sua GLORIA, godremo la gloria di Dio.

Noi staremo davanti a Dio nella sua gloria, per tutta l’eternità. Questo era impossibile, ma ora, in Cristo, questa è la nostra realtà. QUESTO è il mistero che era nascosto per secoli, ma ora è rivelato.

Di natura, siamo meravigliati di cose gloriose, le cose che rispecchiano la gloria di Dio. Dio ha dato tante ombre della sua gloria nella creazione. Dalla bellezza delle montagne, dai fiori, dagli uccelli bellissimi, dall’incredibile varietà degli animali, e da milioni di tipi di insetti, dalle montagne, dalle foreste, dalle albe e ai tramonti, dalla meraviglia delle stelle, e molto, molto di più. Vediamo ombre della gloria di Dio ovunque guardiamo nella creazione. Anche la vera scienza, e la matematica, e la musica, e molto di più, tutto è un’ombra della gloria di Dio.

Allora, solo queste ombre ci danno una immensa soddisfazione. Tante persone amano viaggiare per vedere tanti posti bellissimi nella natura. Altre amano avere fiori in casa, o altre piccole cose della natura.

Se solo delle piccolissime ombre della gloria di Dio possono dare così tanta gioia ai nostri cuori, come sarà quando staremo nella presenza di Dio?

Non è possibile minimamente immaginare quanto sarà meraviglioso. Supererà ogni nostra aspettativa. Sarà più meraviglioso di tutte le meraviglie della terra messe tutte insieme. E non solo, durerà per tutta l’eternità. Stando nella presenza di Dio, godendo la Sua gloria, i nostri cuori saranno pienamente e eternamente soddisfatti.

Era impossibile per noi di arrivare a questo. Siamo Gentili.

Però ora, per mezzo di Gesù Cristo, essendo IN Cristo, nonostante che siamo gentili, avendo Cristo, abbiamo questa speranza certa della gloria. Questo è quello che ci aspetta. È sicuro, perché quell’eternità è stata comprata per noi con il sacrificio di Gesù Cristo.

Pensate con me. Quanto durano le prove della vita? Al massimo, fino alla morte terrena. Ma quanto è quello, in confronto con l’eternità in cielo godendo la gloria di Dio? Non è niente. Non c’è alcun paragone fra le prove e le sofferenze di questa vita e la gloria che ci aspetta.

Ascoltiamo quello che Paolo scrive in Romani 8:16-18.

16 Lo Spirito stesso rende testimonianza al nostro spirito che noi siamo figli di Dio. 17 E se siamo figli, siamo anche eredi, eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pure soffriamo con lui per essere anche con lui glorificati. 18 Io ritengo, infatti, che le sofferenze del tempo presente non sono affatto da eguagliarsi alla gloria che sarà manifestata in noi. (Romani 8:16-18)

Tutte le sofferenze di questa vita terrena non sono da eguagliarsi alla gloria che sarà manifestata in noi. Sarà assolutamente meraviglioso e durerà per sempre. I nostri cuori saranno pienamente soddisfatti.

Pensate con me. Dovevamo avere davanti a noi il tormento eterno. Un’eternità con solo tormento, respinti dalla presenza di Dio, senza mai alcuna speranza di uscire da quel tormento. Questo è quello che avevamo davanti a noi, a causa dei nostri peccati. Questo è quello che meritavamo.

Ma per mezzo di Cristo, ora che siamo in Cristo, in Cristo ci è stata tolta la condanna eterna che meritavamo, ed è stato messa su Cristo. E al posto di quella condanna, abbiamo in Cristo la speranza di gloria. In Cristo, saremo con Dio, saremo circondati dalla Sua gloria, in qualche modo, saremo glorificati con Cristo. È troppo grande da comprendere a fondo, ma questa è la realtà che ci aspetta in Cristo.

E pensate, per noi che siamo Gentili, tutto questo era impossibile. Ma era sempre stato il piano di Dio, che era nascosto, ma che ora è stata manifestato.

Ripassare

Lasciamo questo brano qua, da riprendere nel prossimo sermone su Colossesi.

Ma voglio riflettere. Nella vita, di natura, si cerca la soddisfazione nelle belle esperienze che il mondo ci offre, e nell’evitare le sofferenze.

Invece, vediamo nell’esempio di Paolo che egli trovava grande gioia soffrendo, perché soffriva per portare avanti l’opera di Dio. Paolo aveva gioia nelle sofferenze, perché sapeva che le sue sofferenze erano benedette da Dio nel portare frutto spirituale.

Dove cerchi la tua gioia? In quello che il mondo ci offre, oppure, nell’impegnarti per portare frutto che dura per l’eternità?

Sono due strade diverse. In qual strada stai camminando tu?

Poi, quanto è importante che teniamo sempre in mente l’infinita benedizione che abbiamo di essere “in Cristo”! Noi siamo gentili, eravamo senza Dio e senza le promesse e senza speranza. Ma ora, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo di Gesù Cristo, e ora, noi che eravamo senza speranza, ora abbiamo la speranza di gloria. Nulla di quello che il mondo potrebbe offrirci è minimamente paragonabile a questo.

Viviamo per portare frutto per l’eternità. Viviamo per presentare pienamente la Parola di Dio. Viviamo per la gloria di Dio, in attesa di entrare nella presenza di Dio, per godere la Sua gloria per sempre. Tutto per merito del sacrificio di Gesù Cristo, il nostro Signore e Salvatore.