Aiuto Biblico

Lezioni dalla vita di Paolo -- come avere una vita che conta

Colossesi 1:28,29

Sermone di Marco deFelice, www.AiutoBiblico.org per domenica, 4 gennaio 2026, – cmd ag –
Descrizione: Vuoi una vita che conta, che conta veramente? Dio ci dà un esempio dell'unica vita che conta tramite la vita dell'Apostolo Paolo. Questo brano è molto potente, e ci insegna varie lezioni importanti.
parole chiave: Paolo, frutto spirituale, vita che conta

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Ogni persona si impegna per qualcosa, ogni persona ha qualcosa che gli è importante, e si affatica per quello. Ma non tutto ha vero valore. Per che cosa ti affatichi tu?

Stiamo studiando l’Epistola ai Colossesi, e siamo nell’ultima parte del capitolo 1. Nei versetti che guarderemo oggi, l’apostolo Paolo spiega per che cosa si affaticava. È quello che vale eternamente e veramente.

Paolo si affaticava per portare le persone a Cristo e per aiutarle a crescere. Per fare questo, presentava pienamente la Parola di Dio. Presentava Gesù come il Cristo. Spiegava la verità che era tenuta nascosta per secoli, ma che ora è rivelata: che anche noi gentili possiamo essere salvati, e avere Cristo in noi. Avendo Cristo in noi, abbiamo la speranza di gloria, che vuol dire, abbiamo la certezza, in Cristo, di passare l’eternità con Dio, godendo la sua gloria.

Questo è il senso di “Cristo in noi”. Che immensa benedizione, Gesù Cristo in noi! Eravamo totalmente separati da Dio, senza Dio e senza speranza. Ora, per mezzo di Gesù Cristo siamo riconciliati con Dio. Siamo in Gesù Cristo, Egli è la nostra giustizia, Egli è la nostra pace, Egli è la garanzia che tutte le promesse di Dio sono sicure. Non siamo più noi che viviamo, è Cristo che vive in noi.

Andando avanti nello studio di Colossesi, a questo punto, Paolo descrive ancora di più il suo ministero, e per quale traguardo si affaticava. Questo ci insegna come vivere la vita cristiana, e come dovremmo investire gli uni negli altri. Per contesto del brano di oggi, leggo Colossesi 1:24-27, e poi, andiamo avanti con Colossesi 1:28-29. Leggo da Colossesi 1:24.

24 Ora mi rallegro nelle mie sofferenze per voi, e compio nella mia carne ciò che manca alle afflizioni di Cristo per il suo corpo, che è la chiesa, 25 di cui sono stato fatto ministro, secondo l’incarico che Dio mi ha dato per voi, per presentare pienamente la parola di Dio, 26 il mistero che fu tenuto nascosto da secoli e generazioni, ma che ora è stato manifestato ai suoi santi, 27 ai quali Dio ha voluto far conoscere quali siano le ricchezze della gloria di questo mistero fra i gentili, che è Cristo in voi, speranza di gloria, 28 il quale noi annunziamo, ammonendo e ammaestrando ogni uomo in ogni sapienza, per presentare ogni uomo perfetto in Cristo Gesù; 29 e per questo mi affatico combattendo con la sua forza che opera in me con potenza. (Colossesi 1:24-29)

Consideriamo i vv.28 e 29 che descrivono il ministero di Paolo, e descrivono quello che dovrebbe essere il nostro ministero gli uni con gli altri. Leggo ancora questi versetti.

28 il quale noi annunziamo, ammonendo e ammaestrando ogni uomo in ogni sapienza, per presentare ogni uomo perfetto in Cristo Gesù; 29 e per questo mi affatico combattendo con la sua forza che opera in me con potenza. (Colossesi 1:28-29)

Paolo, e tutti i suoi collaborati, annunciavano Cristo. Siamo chiamati anche noi ad annunciare Cristo.

Dobbiamo capire che la nostra chiamata non è di annunciare la nostra chiesa. Non stiamo cercando di convincere le persone a diventare parte della nostra chiesa o della nostra religione, neppure siamo chiamati ad annunciare la nostra dottrina. Non stiamo annunciando una religione o una dottrina.

Piuttosto, siamo chiamati ad annunciare Gesù Cristo. Dobbiamo annunciare la persona di Gesù Cristo. Dobbiamo presentare Cristo come il Signore. Dobbiamo presentare Gesù come il Salvatore.

Dobbiamo presentare Gesù Cristo come chi può salvare qualunque peccatore che si umilia di cuore, si ravvede, e crede nell’opera di Gesù per la sua salvezza.

Dobbiamo annunciare Gesù come il Signore, che invita il peccatore ad andare a Lui e a prendere il Suo giogo.

Annunciare Gesù Cristo per forza comprende annunciare che siamo peccatori e che c’è il giudizio, e che solo in Gesù Cristo c’è la salvezza. Qual è il dono più grande di tutti? Che in Cristo c’è il perdono e la riconciliazione con Dio. Nessun bene, nessuna benedizione è paragonabile a questo. In Marco 8: 36,37 Gesù ci dichiara,

36 Che gioverà infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde l’anima sua? 37 O che cosa potrebbe dare l’uomo in cambio dell’anima sua? (Marco 8:36,37)

Senza il perdono, nulla nella vita ha vero valore. Senza il perdono in Gesù Cristo, qualunque bene che si può ottenere sarà perso per sempre, e rimarrà poi solo un’eternità di tormento.

Quindi, annunciare Gesù Cristo vuol dire proclamare la verità che siamo peccatori, sotto la condanna eterna. Senza Cristo, siamo separati da Cristo, siamo senza le promesse di Dio, senza la cura di Dio.

In Gesù Cristo, c’è il perdono. In Gesù Cristo, possiamo essere riconciliati con Dio. In Gesù Cristo, abbiamo accesso a tutte le promesse di Dio, e in Gesù Cristo c’è pieno perdono.

In Gesù Cristo, abbiamo la cura perfetta di Dio, abbiamo un rifugio sicuro, in Gesù Cristo abbiamo la forza che ci basta per ogni prova, in Gesù Cristo abbiamo la pace che sorpassa l’intelligenza. Avendo Gesù Cristo, abbiamo la pace di sapere che Gesù Cristo, che ha ogni potere in cielo e in terra, gestisce tutto per il nostro vero bene.

Abbiamo tutto questo, e molto di più, se siamo in Gesù Cristo.

Quindi, annunciare Gesù Cristo vuol dire annunciare tutto questo. Vuol dire spiegare qual è la condizione di quella persona senza Cristo, e poi spiegare il perdono che è disponibile IN Gesù Cristo.

Perciò, annunciare Gesù Cristo non è annunciare una dottrina. È dichiarare quale sia la condizione della persona davanti a noi che non ha Cristo, e poi dichiarare ciò che può avere in Cristo, la salvezza, che non esiste in nessun altro nome.

Paolo e i suoi collaboratori annunciavano Gesù Cristo. Anche noi dobbiamo annunciare Gesù Cristo. Noi siamo la luce del mondo avendo questo incarico.

Aiutare a crescere coloro che Dio salva

Dobbiamo annunciare Cristo, e poi, come faceva Paolo, dobbiamo investire in coloro che Dio salva per aiutarli a crescere. Dobbiamo investire gli uni negli altri. Notate come Paolo descrive il suo ministero verso coloro che venivano salvati. Leggo di nuovo i versetti 28 e 29.

28 il quale noi annunziamo, ammonendo e ammaestrando ogni uomo in ogni sapienza, per presentare ogni uomo perfetto in Cristo Gesù; 29 e per questo mi affatico combattendo con la sua forza che opera in me con potenza. (Colossesi 1:28-29)

Mi colpisce che Paolo ammaestrava e ammoniva ogni uomo. Nonostante che Paolo fosse un Apostolo, quindi, che avesse un ruolo estremamente importante, Paolo non cercava solo un ministero pubblico e visibile. Paolo non solo predicava a grandi folle, ma investiva in persone singole.

Paolo aveva un cuore per ogni individuo. Paolo si impegnava per persone, non solo per chiese intese come gruppi.

Questo mi ricorda le parole di Gesù in Giovanni 10:3,27 in cui Gesù sta descrivendo Se stesso come il Buon Pastore. Leggo.

“A lui apre il portinaio; le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le sue pecore per nome e le conduce fuori.” (Giovanni 10:3 LND)
“Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono;” (Giovanni 10:27 LND)

Gesù Cristo conosce ogni sua pecora personalmente. Gesù chiama ogni pecora per nome. Gesù non fa una chiamata generale, Gesù chiama ogni pecora individualmente. Questo è il cuore di Gesù Cristo per ognuno di noi.

Questo è il cuore di un buon genitore per ognuno dei suoi figli. Abbiamo conosciuto famiglie con 10 o più figli. I genitori non consideravano i figli solo come gruppo, consideravano ogni figlio individualmente come prezioso. Avevano un grande cuore per ogni singolo figlio.

Questo è come Gesù ama e cura ciascuno individualmente. Similmente, Paolo non solo curava chiese intere, ma aveva un cuore per ogni individuo. Curava individui, per aiutarli a crescere in Cristo.

In ogni sapienza

Paolo parlava di Cristo con ogni sapienza, per uno scopo con valore eterno. Leggo ancora il v.28.

28 il quale noi annunziamo, ammonendo e ammaestrando ogni uomo in ogni sapienza, per presentare ogni uomo perfetto in Cristo Gesù; (Colossesi 1:28)

Paolo ammoniva e Paolo ammaestrava ogni uomo in ogni sapienza. Il suo traguardo era di fortificare ogni credente in ogni sapienza. L’opera di edificazione che Paolo faceva, la faceva in ogni sapienza. Non la faceva secondo il suo intendimento o preferenza. Tutto quello che insegnava, e ogni ammonizione, era secondo la sapienza di Dio, ovvero, era basato sulle verità di Dio. Era per far conoscere Dio e la vita cristiana con vera sapienza, che produce santità. Questa conoscenza, che riguarda il cammino, non è solo intellettuale, ma è necessaria per poter ammonire.

Romani 15:14 parla di cosa serve per essere in grado di ammonire.

“Ora, fratelli miei, io stesso sono persuaso a vostro riguardo, che anche voi siete pieni di bontà, ripieni d’ogni conoscenza, capaci anche di ammonirvi gli uni gli altri.” (Romani 15:14 LND)

Per essere in grado di ammonire, serve l’essere ripieni di bontà, che parla di un cuore puro, e serve l’essere ripieni di ogni conoscenza, ovvero, di conoscere le verità di Dio in modo da non dire le proprie verità, ma di ammonire solo secondo le verità di Dio. Solo così possiamo ammonire e ammaestrare in ogni sapienza. Paolo viveva così. Dobbiamo noi vivere così.

Lo scopo per cui curava ogni uomo

Poi, consideriamo lo scopo per cui Paolo ammoniva e ammaestrava ogni uomo. Leggo ancora il versetto 28.

28 il quale noi annunziamo, ammonendo e ammaestrando ogni uomo in ogni sapienza, per presentare ogni uomo perfetto in Cristo Gesù; (Colossesi 1:28)

Avete visto il traguardo di Paolo? Si impegnava per presentare ogni uomo perfetto in Cristo.

Paolo sapeva che ognuno di noi ci troveremo davanti a Cristo per presentare a Lui le persone che abbiamo edificato. Quando ci troveremo davanti a Cristo per il giudizio dei credenti, ci renderemo conto di ogni persona in cui abbiamo avuto un ruolo, un’influenza. Dobbiamo presentare gli altri a Cristo, come frutti delle nostre vite, del nostro impegno per il Signore.

Saremo giudicati in base al frutto che abbiamo prodotto. Paolo si impegnava per presentare ogni uomo in cui aveva investito perfetto in Cristo Gesù. Paolo voleva la gioia di aver investito bene. Come esempio di questo, consideriamo i Tessalonicesi. Paolo aveva investito nei credenti di Tessalonica. Leggo 1Tessalonicesi 2:19, in cui descrive come sarebbe stato per lui alla venuta di Gesù Cristo.

“Qual è infatti la nostra speranza, o gioia, o corona di gloria? Non siete proprio voi, davanti al Signor nostro Gesù Cristo alla sua venuta?” (1Tessalonicesi 2:19 LND)

Paolo, avendo investito bene in quelle persone, sapeva che alla venuta di Cristo, i credenti di Tessalonica che egli aveva evangelizzato e curato sarebbero stati la sua gioia e la sua corona di gloria. Questa gioia e quella gloria dureranno per tutta l’eternità.

NULLA di questa vita, nessuna gloria dagli uomini, nessun bene del mondo, è minimamente paragonabile alla gioia e alla gloria che avremo se abbiamo buon frutto da presentare a Gesù Cristo.

Impegnarci per aiutare gli altri a crescere è ciò che ci porterà ad avere una grande, eterna gioia, e ad avere gloria per il frutto delle nostre vite. Se invece viviamo per i beni di questo mondo, se viviamo per essere visti bene dagli uomini, se viviamo per avere la vita terrena che vogliamo noi, arriveremo davanti a Cristo con mani vuote. Che terribile sarà arrivare davanti al nostro Signore e Salvatore, e non avere frutto da presentare a Lui! Che triste, non poter sentire Cristo dire: “Ben fatto, mio servo fedele. Entra nella gioia del tuo Signore.”! Al contrario, che immensa gioia sarà per chi sentirà il Signore Gesù Cristo dichiarare quelle cose al giudizio dei credenti.

Quanto Paolo è un esempio per noi dell’importanza di tenere sempre davanti a noi la realtà che stiamo per presentarci davanti a Cristo per presentare a Lui il frutto delle nostre vite.

Stiamo per vedere Cristo! Tutto quello che questo mondo ci offre di bello sarà dimenticato. L’unica cosa che avrà valore sarà il frutto che avremo da presentare a Cristo. Quel frutto sono le persone che avremo aiutato a crescere per diventare più mature in Cristo.

Paolo viveva pensando a questo traguardo. Abbiamo già letto di questo in 1Tessalonicesi, adesso leggo 2Corinzi 11:2, in cui Paolo descrive chi erano i credenti di Corinto per lui, e il suo impegno per loro.

“Io sono infatti geloso di voi della gelosia di Dio, perché vi ho fidanzati a uno sposo, per presentarvi a Cristo come una casta vergine.” (2Corinzi 11:2 LND).

Paolo aveva un immenso impegno verso questi credenti, perché voleva presentarli a Cristo nel giorno del giudizio come una casta vergine, ovvero, santi e puri. Paolo si impegnava, sapendo che li avrebbe presentati a Cristo. Voleva presentarli a Cristo puri.

Quindi, Paolo si impegnava a presentare ogni uomo perfetto in Cristo. Questo dovrebbe essere anche il nostro impegno.

Perfetti in Cristo

Voglio leggere ancora il v.28.

28 il quale noi annunziamo, ammonendo e ammaestrando ogni uomo in ogni sapienza, per presentare ogni uomo perfetto in Cristo Gesù; (Colossesi 1:28)

Paolo si impegnava per presentare ogni uomo perfetto in Cristo.

La parola “perfetto” vuol dire pienamente maturo, che non manca di nulla, completo. Questo descrive un credente che è conformato all’immagine di Cristo in ogni campo della sua vita.

Lo scopo della vita cristiana è di crescere per diventare sempre più conformati all’immagine di Cristo. Questo vuol dire riconoscere e confessare i nostri peccati. Questo vuol dire crescere in santità, in umiltà, e crescere nel carattere di Cristo in ogni aspetto della vita. Troviamo una descrizione di questo in Efesini 4:12,13, che è lo scopo del ministero che i credenti hanno gli uni con gli altri.

12 per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministero e per l’edificazione del corpo di Cristo, 13 finché giungiamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, a un uomo perfetto, alla misura della statura della pienezza di Cristo, (Efesini 4:12,13)

Per crescere così, per diventare sempre più come Cristo, abbiamo bisogno gli uni degli altri. Dobbiamo investire gli uni negli altri. È così che cresciamo. Infatti, restando in Efesini 4, vediamo che è quando siamo tutti legati insieme, e ogni membro del corpo dà quello che ha da dare, parlando dei nostri doni spirituali, che cresciamo insieme. Leggo Efesini 4:15,16.

15 ma, seguendo la verità nell’amore, cresciamo in ogni cosa in colui che è il capo, cioè Cristo. 16 Dal quale tutto il corpo ben connesso e unito insieme, mediante il contributo fornito da ogni giuntura e secondo il vigore nella misura di ogni singola parte, produce la crescita del corpo per l’edificazione di se stesso nell’amore. (Efesini 4:15,16)

Noi cresciamo quando siamo legati strettamente agli altri credenti e usiamo i nostri doni spirituali gli uni con gli altri.

Però, usare i nostri doni spirituali per gli altri richiede impegno e sacrificio. Richiede tempo che nella carne potremmo voler spendere per noi stessi. L’unico modo per produrre molto frutto è di rinnegare la nostra carne e non cercare quello che il mondo ci offre, ma piuttosto, tenere i nostri occhi sul ritorno di Cristo.

Quando anziché vivere per noi stessi, guardiamo a Cristo, allora Dio opererà in noi, e avremo frutto. Saremo usati da Dio per presentare altri perfetti in Cristo. E quando Cristo ritornerà, avendo frutto da presentare a Lui, la nostra gioia sarà grande e durerà per l’eternità.

Allora, avendo capito tutto questo, leggo ancora i vv. 28 e 29.

28 il quale noi annunziamo, ammonendo e ammaestrando ogni uomo in ogni sapienza, per presentare ogni uomo perfetto in Cristo Gesù; 29 e per questo mi affatico combattendo con la sua forza che opera in me con potenza. (Colossesi 1:28-29)

Ora, consideriamo il MODO in cui Paolo si affaticava per aiutare ogni uomo a crescere in Cristo per diventare perfetto, ovvero, maturo. Era ammonendo e ammaestrando ogni uomo.

Paolo ammoniva e Paolo ammaestrava. Consideriamo queste due parole, iniziando con la parola “ammonire”. Troviamo questa parola spesso nella Bibbia. Ha varie significati simili, per esempio, ammonire, avvertire, e dare istruzioni per far lasciare un comportamento sbagliato. Si usa spesso per aiutare una persona a lasciare una via sbagliata, o anche un pensiero sbagliato, per tornare nella via giusta. A volte è un incoraggiamento, a volte arriva ad essere una riprensione, secondo il bisogno.

Nella vita cristiana, sbagliamo tutti, spesso. Abbiamo tutti bisogno di ammonimenti, per farci riconoscere i nostri sbagli e tornare alla via giusta. Quindi, il ministero di ammonire è molto importante, anche se nella carne non è sempre apprezzato al momento da chi viene ammonito.

Paolo faceva questo con ogni uomo. Quando Paolo vedeva un peccato, il suo amore lo spingeva ad aiutare quella persona. Siamo chiamati ad aiutare gli uni gli altri a crescere nella santità. Una parte di questo è di ammonire e avvertire quando uno sta peccando.

La seconda cosa che Paolo usava era l’ammaestramento. “Ammaestramento”, o “insegnamento” vuol dire insegnare, vuol dire trasmettere verità, vuol dire spiegare. Ammaestrare nelle cose di Dio vuol dire spiegare le verità di Dio, trasmetterle in modo chiaro, aiutare le persone a comprendere bene quello che Dio ci insegna. Comprende l’insegnare chi è Dio, il suo carattere e le sue opere. Comprende spiegare la legge di Dio, e le promesse di Dio, e i comandamenti di Dio.

Per avere fede, dobbiamo conoscere Dio. Questo avviene tramite l’ammaestramento. Per conoscere come vivere la vita cristiana, serve ammaestramento. Per conoscere le promesse, serve ammaestramento. Per conosce le opere di Dio, per comprendere la salvezza, serve l’ammaestramento.

Quindi, nella vita cristiana, serve l’ammaestramento per conoscere Dio e conoscere la via in cui camminare. Serve l’ammonimento per farci capire quando abbiamo sbagliato la via e per farci tornare nella via giusta, per camminare di nuovo con Dio.

Paolo ammoniva e ammaestrava ogni uomo, per presentare ogni uomo perfetto in Cristo. Oh che possiamo seguire l’esempio di Paolo, aiutando gli uni gli altri a crescere, in modo che possiamo noi avere frutto da presentare a Cristo.

Paolo si affaticava v.29

Nel versetto 29, vediamo il cuore di Paolo in come svolgeva questo ministero. Questo è l’unico modo in cui anche noi possiamo svolgere le nostre vite in Cristo per portare vero frutto. Leggo i vv.28,29.

28 il quale noi annunziamo, ammonendo e ammaestrando ogni uomo in ogni sapienza, per presentare ogni uomo perfetto in Cristo Gesù; 29 e per questo mi affatico combattendo con la sua forza che opera in me con potenza. (Colossesi 1:28-29)

Paolo aveva un unico scopo nella vita: quello di vivere per la gloria di Dio, portando frutto per l’eternità. Perciò, Paolo si affaticava nel ministero che ci ha appena descritto. Si affaticava per ammonire e ammaestrare ogni uomo. Arrivava a grande stanchezza, e anche a sofferenze, come egli spiega prima in questo capitolo.

Paolo si affaticava perché sapeva che investire per il regno di Dio vale più di qualsiasi cosa nella vita.

Come ho detto all’inizio, noi tutti ci affatichiamo. Però spesso, ci affatichiamo per cose che perderemo per tutta l’eternità. Ci affatichiamo per essere visti bene dagli uomini. Però in realtà, non ha alcun vero valore, e ci fa perdere quello che è di vero valore. Ci affatichiamo per ottenere più beni di questo mondo, ma essi non possono mai soddisfare i nostri cuori, e poi, saranno dimenticati per sempre.

Ci affatichiamo per avere belle esperienze, che poi saranno dimenticate per sempre. Di natura, ci affatichiamo per cose che non hanno alcuno valore eterno, e poi, saranno dimenticate per sempre.

Questa è stoltezza! Cambiamo strada! Seguiamo l’esempio di Paolo, che si affaticava per l’unica cosa che vale veramente: portare frutto per l’eternità.

Combattendo con la sua forza

Però, dobbiamo essere onesti. La battaglia è dura. Vivere per il Signore, vivere per l’eternità, è un combattimento. Dobbiamo combattere la nostra carne da dentro, e dobbiamo combattere il mondo da fuori. È un durissimo combattimento. Non ce la facciamo da soli.

Ma non siamo soli. Leggo ancora i vv. 28 e 29, per capire come Paolo combatteva. Grazie a Dio, quello che Paolo aveva, è disponibile anche per noi. Con quale forza Paolo combatteva? Leggo.

28 il quale noi annunziamo, ammonendo e ammaestrando ogni uomo in ogni sapienza, per presentare ogni uomo perfetto in Cristo Gesù; 29 e per questo mi affatico combattendo con la sua forza che opera in me con potenza. (Colossesi 1:28-29)

Paolo si affaticava, combattendo con la forza di Cristo che operava in lui con potenza. E anche NOI possiamo combattere con la forza di Cristo, perché opera anche in noi, grazie a Dio.

Una delle verità più meravigliose della vita in Cristo è che possiamo combattere con la forza di Cristo in noi. Dobbiamo sempre ricordare, e poi vivere, la verità in Efesini 6:10.

“Del resto, fratelli miei, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza.” (Efesini 6:10 LND)

Noi abbiamo da Dio la potenza di Cristo che opera in noi. Se guardiamo a Cristo, possiamo essere fortificati nella Sua forza giorno per giorno, per ogni prova che Dio ci permetterà.

Che verità preziosa! Certamente noi siamo deboli. Le prove e le difficoltà sono dure. Ma non dobbiamo combattere nelle nostre poche forze. Possiamo fortificarci nel Signore, e combattere nelle Sue forze. La forza del Signore opera in noi con potenza.

Pensateci: abbiamo la forza del Signore dell’universo che opera in noi. Ecco perché possiamo dire, con Paolo, la verità di Filippesi 4:13.

“Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica.” (Filippesi 4:13 LND)

Caro credente, se tu sei in Cristo, allora, questa verità è vera in te. Tu hai la forza di Gesù Cristo stesso che ti fortifica. Nessuna prova è troppo dura, perché Dio è fedele e non permetterà che sei tentato o provato oltre le forze che Dio ti dà in Cristo.

Conclusione

Dio ci dà chiari esempi da seguire. Paolo è un chiaro esempio di come vivere la vita cristiana. Questi versetti ci insegnano ciò che vale veramente.

La vita che vale è investire per l’eternità. Questo vuol dire investire per portare le persone a Cristo, e poi, per aiutare altri a crescere in Cristo. Questa è la vita che ci porterà a sentire il Signore Gesù dichiarare: “Ben fatto, mio servo fedele, entra nella GIOIA del tuo Signore.” Viviamo per quello. Viviamo per quello che vale. Viviamo per la gioia eterna.

Questa è una fatica. Tutti ci affatichiamo in qualcosa. Affatichiamoci in quello che vale per sempre.

E ricordiamo che non dobbiamo combattere nella nostra forza. Possiamo combattere nella forza di Cristo che opera in noi potentemente. Gesù Cristo è con noi, e ci fortifica.

Viviamo per l’eternità. Affatichiamoci per quello che vale. Guardiamo in avanti, non stancatevi di fare il bene, perché al tempo giusto, avremo la raccolta eterna di entrare nella gioia del Signore. Investiamo nell’aiutare gli altri a conoscere Cristo, e nell’aiutare gli uni gli altri a diventare sempre di più come Cristo, per essere uomini perfetti. Tutto per la gloria di Dio.