Aiuto Biblico

Servi e Padroni

Colossesi 3:22 - 4:1

Sermone di Leonardo Bevilacqua, www.AiutoBiblico.org per domenica, 24 maggio 2026
Descrizione: Dio ci insegna come vivere il ruolo di servi e di padroni, che in termini di oggi sono il ruolo di lavoratore e datore di lavoro. Ma i principi che troviamo qua si applicano anche in altri campi della vita.
parole chiave: servi, padroni, ubbidire, servire, buon animo, per il Signore, ricompensa

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Introduzione

Nell’ultimo sermone in Colossesi 3 abbiamo considerato quello che Dio ci insegna riguardo i ruoli in famiglia. È Dio che ha creato la famiglia, e vuole che abbiamo famiglie benedette. Per questo ci insegna come dobbiamo vivere i ruoli in famiglia, affinché possiamo avere rapporti benedetti, vite benedette, godendo le benedizioni che Dio ci dà quando viviamo i rapporti come Lui ci comanda. Non solo, ma anche, quando camminiamo nelle vie di Dio possiamo avere vite che portano frutto per Dio.

In Colossesi 3 abbiamo visto dei chiari comandamenti, ma i comandamenti di Dio non sono gravosi. I comandamenti di Dio sono per il nostro bene. Questo è il cuore di Dio verso di noi! Ci insegna come vivere per avere famiglie e vite benedette, per avere più di Lui e portare frutto per Lui. Non ci dà i suoi comandamenti per schiacciarci con pesi difficili da portare, ma piuttosto, per benedirci, per darci più di sé.

Oggi vogliamo andare avanti con il resto del brano in Colossesi 3, dove Dio ci dà altre istruzioni su come vivere altri ruoli. Anche qua vedremo che Dio ci dà vari comandamenti, e quindi è fondamentale che teniamo in mente qual è il motivo per cui Dio ci dà questi comandamenti. Il nostro Padre celeste vuole che abbiamo vite benedette, ricche, e cuori soddisfatti, che possiamo avere solo quando camminiamo nelle sue vie. Teniamo in mente il cuore di Dio per noi mentre consideriamo come vivere in questi altri campi della vita.

Che Dio ci guidi mentre studiamo questo brano.

Ai servi

Quindi, andiamo avanti a considerare Colossesi 3, e vediamo un altro ruolo che vari di noi abbiamo. Nei prossimi versetti Paolo parla ai servi e ai padroni, e inizia rivolgendosi ai servi.

Per capire quello che stiamo per leggere dobbiamo chiederci: chi sono i servi? Di quale ruolo sta parlando Paolo qua? Nella società in cui viviamo noi, qui, oggi, non ci sono servi come c’erano nel passato. Allora, Paolo sta parlando di un ruolo che esisteva solo nel passato che non ci riguarda, o riguarda anche noi? Questo insegnamento ci riguarda direttamente. Allora, chi sono i servi? I servi sono coloro che lavorano sotto un padrone, lavoranoper il loro padrone. Perciò, in termini di oggi, parleremo di lavoratori, o dipendenti. Quindi, quello che leggiamo qua non è storico, è estremamente attuale e si applica a chiunque qua che lavora sotto l’autorità di un datore di lavoro, o che è un dipendente. Perciò, se tu ti trovi in questa condizione, se tu lavori come dipendente, ascolta bene, perché qua Dio ci insegna come dobbiamo vivere questo ruolo. Ma, in realtà, anche se tu NON hai questo ruolo al momento, comunque ti invito ad ascoltare attentamente perché quello che vediamo qua sono principi utili per la vita in genere.

Allora, tenendo questo in mente, consideriamo quello che Dio ci insegna su come vivere il ruolo di servi. Seguite mentre leggo il v22.

“22 Servi, ubbidite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne, non servendo solo quando vi vedono, come per piacere agli uomini, ma con semplicità di cuore, temendo Dio.” (Colossesi 3:22 LND)

Ubbidite in ogni cosa

Dio qua ci dà un chiaro comandamento: i servi devono ubbidire ai loro padroni in OGNI cosa. Chi è sotto un padrone, o datore di lavoro, deve ubbidirgli in ogni cosa. Grazie a Dio, non è un comandamento complicato. È molto semplice! Dio ci comanda di ubbidire ai nostri padroni, cioè di fare quello che ci dicono, e ci spiega in quale misura dobbiamo ubbidire loro. Dice: in ogni cosa, in tutto. Non solo quando quello che ci dicono di fare ha senso, non solo quando siamo d’accordo, non solo quando capiamo, ma proprio in ogni cosa.

Allora, certamente, questo riguarda quello che ha a che fare con il lavoro. Un datore di lavoro non ha alcuna autorità da Dio per dirti come devi vivere la tua vita in famiglia o, in generale, la tua vita al di fuori del lavoro. Il contesto di questo comandamento è quello che riguarda il lavoro. Ma per quanto riguarda il lavoro, Dio ci comanda chiaramente di ubbidire ai nostri padroni in ogni cosa. Cosa vuol dire “in ogni cosa”? Vuol dire in tutto quello che ci chiedono di fare che riguarda il lavoro, e, ovviamente, che non va contro quello che Dio ci comanda. Non devi ubbidire al tuo datore se ti chiede di mentire, o di fare qualcosa di disonesto. Questo è chiaro. Ma, in tutto il resto, in tutto quello che riguarda il lavoro, Dio ci comanda di ubbidire in ogni cosa ai nostri padroni. Quindi, se il tuo datore di lavoro ti dice di fare un lavoro in un certo modo, o in un certo ordine, dovresti farlo come ti dice lui. Se ti dice di non fare una certa cosa, devi ubbidirgli e non fare quella cosa, anche se andrebbe bene, anche se saresti capace. Non importa. È molto più importante che ubbidisci al tuo padrone, come Dio ci insegna.

È un comandamento molto chiaro e molto semplice. Nella carne può non piacerci. Alcuni di noi abbiamo datori di lavoro molto buoni, comprensivi, ma altri di noi non hanno datori così. E, nella carne, può essere difficile ubbidire in ogni cosa a quei padroni. Ma la via che Dio ci insegna qua, con questo comandamento, è l’unica via benedetta. Allora, hai la scelta: ti fidi di Dio, del Suo piano perfetto per te, o ti fidi di te stesso, dei tuoi ragionamenti e della tua carne?

Prego che sceglieremo di fidarci di Dio, per raccogliere i buoni frutti di quando viviamo così!

Non solo quando vi vedono

Non solo Dio ci comanda QUANTO ubbidire, cioè in ogni cosa, ma ci parla anche di COME ubbidire. Infatti, aggiunge:

“… non servendo solo quando vi vedono, come per piacere agli uomini, ma con semplicità di cuore, temendo Dio.” (Colossesi 3:22b LND)

Dio ci comanda di ubbidire ai nostri padroni e di servirli fedelmente, non solo quando ci vedono. Servire fedelmente il tuo padrone solo quando ti vede è cercare di piacere agli uomini. Quando ti comporti così vuoi apparire in un certo modo davanti al tuo padrone, per piacergli, per essere visto bene, ma non è la realtà. Non gli stai veramente ubbidendo di cuore. Perciò, servire solo quando il datore ti vede è una forma di mentire. È fargli credere che stai servendo fedelmente, quando in realtà non lo stai facendo. Magari, appena prima che ti vedesse, stavi facendo dell’altro, o non ti stavi dando da fare, e appena se ne va, torni a non fare quello che ti ha detto di fare. Questo è il contrario di servire fedelmente il padrone, come Dio ci comanda di fare.

Ma con semplicità di cuore

Dio ci comanda di NON comportarci in un certo modo con i nostri padroni, ma ci comanda anche come dobbiamo comportarci invece. Infatti, alla fine del v22 aggiunge:

“… ma con semplicità di cuore, temendo Dio.” (Colossesi 3:22b LND)

La parola “semplicità” vuole dire con un cuore singolo, un cuore che ha uno scopo solo. Descrive un cuore semplice, puro, che non ha doppi scopi, che non nasconde delle cose, ma che serve umilmente il suo padrone, avendo timore di Dio. Per esempio: se faccio qualcosa per Dio, ma anche per essere notato dagli altri, non lo sto facendo con semplicità di cuore. Quindi, la semplicità di cuore descrive un cuore che fa tutto solo per Dio.

Alla fine del versetto Paolo aggiunge proprio l’aspetto di avere timore di Dio, che è fondamentale. In questo versetto vediamo una chiara contrapposizione fra voler piacere agli uomini e temere Dio. Sono due cose contrapposte. Ricordate che avere timore di Dio non vuol dire avere paura di Dio, piuttosto vuol dire riconoscere che Dio mi vede, vede come cammino, vede come lavoro, e perciò voglio vivere in ogni cosa in modo che piace a Dio, per non offenderlo peccando. Non possiamo avere vero timore di Dio e voler vivere per la Sua gloria, e allo stesso tempo anche voler piacere agli uomini cercando gloria dagli uomini. Le due cose non vanno insieme.

Perciò, i servi devono servire i loro padroni con semplicità di cuore, temendo Dio, vivendo il loro ruolo per Dio. Ma questo, in realtà, riguarda ogni credente. Ogni credente deve vivere temendo Dio, non per ricevere gloria dagli uomini, ma volendo piacere solamente a Dio.

Dio parla al nostro cuore

Fratelli, se ci pensiamo un attimo, è chiaro che ogni credente dovrebbe vivere così. È chiaro che ogni credente dovrebbe servire fedelmente il suo padrone, o datore. È chiaro che dovrebbe ubbidirgli non solo quando viene visto, ma sempre, perché questo è il suo cuore. È chiaro che dobbiamo avere timore di Dio in qualunque cosa facciamo. Allora, perché Dio qua ci dà questo comandamento? Non dovrebbe ogni credente vivere così automaticamente?

Dio conosce il nostro cuore molto meglio e più in profondità di quando noi lo conosciamo. E Dio sa quando pecchiamo e quanto siamo attirati a dare spazio alla nostra carne. La nostra tendenza naturale e carnale è di seguire la nostra carne, è di cercare l’approvazione degli uomini. Nella carne non viviamo in modo integro. Non siamo fedeli. Ecco perché Dio ci dà questi comandamenti: perché ne abbiamo bisogno! Se fosse automatico vivere così, non avremmo bisogno di questi comandamenti. Ma ne abbiamo bisogno! E sono per il nostro bene. Dio vuole che camminiamo vicini a Lui, che abbiamo una vita benedetta, e che siamo sempre più come Cristo. Per questo ci dà questi comandamenti. Se pensato a quello che abbiamo visto in questo versetto, dovrebbe essere ovvio che ogni credente viva così con il suo datore di lavoro. Ma, tristemente, la realtà è che spesso NON viviamo così. Per questo Dio ci comanda e ci ricorda in quale via dobbiamo camminare, perché sa quanto facilmente ci stanchiamo e ci sviamo dalla via benedetta. Che cuore ha il nostro Dio verso di noi! Quanta grazia e quanto amore!

Fratelli, pensate: quale frutto porta quando viviamo come Dio ci comanda con i nostri datori di lavoro? Quando viviamo così, quando li serviamo fedelmente, ubbidendo in ogni cosa, facendo tutto per Dio, con semplicità di cuore, quando viviamo così siamo il profumo di Cristo sia con il datore sia con i colleghi. È molto possibile che verremo presi in giro o che saremo disprezzati per il nostro modo di vivere. È normale, perché il mondo vive lontano da Dio. Eppure, anche se siamo disprezzati, saremo stati la luce di Cristo con la nostra integrità. Al contrario, invece, se non viviamo così, allora stiamo buttando fango sul nome di Cristo. Se tu da un lato ti presenti come seguace di Cristo, parli di Cristo, cerchi di evangelizzare i tuoi colleghi, o il datore di lavoro, ma poi loro, osservando il tuo comportamento, vedono che non sei diverso da tutti gli altri, o sei anche peggio, loro assoceranno la tua “religione” con il tuo modo di vivere. Allora, invece di essere stato il profumo di Cristo, hai infangato il nome di Cristo, perché gli altri non vedono alcuna differenza nella tua vita, o vedono una differenza negativa.

Oh prego che ciascuno di noi camminerà fedelmente davanti a Dio, in modo integro, essendo il buon profumo di Cristo per chi ci circonda, non solo a parole, ma anche con l’esempio. Oh che i nostri colleghi possano vedere una netta differenza in noi, che possano vedere Cristo in noi, anche al lavoro.

Qualunque cosa facciate

Nei prossimi versetti, Paolo aggiunge un altro aspetto di come vivere il ruolo di servi. Ma, in realtà, questo si applica a tutta la vita e ad ogni credente. Quindi, questo riguarda ciascuno di noi, anche chi non ha il ruolo di servo. Se vi ricordate, in Colossesi 3:17 abbiamo già visto il comandamento di fare ogni cosa nel nome del Signore Gesù. Ve lo rileggo.

“17 E qualunque cosa facciate, in parola o in opera, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie a Dio e Padre per mezzo di lui.” (Colossesi 3:17 LND)

Qui, nel v23, è simile. Leggo i vv23-24.

“23 E qualunque cosa facciate, fatelo di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini, 24 sapendo che dal Signore riceverete la ricompensa dell’eredità, poiché voi servite a Cristo, il Signore.” (Colossesi 3:23-24 LND)

Questo comandamento riguarda tutto quello che facciamo. Allora, come dobbiamo vivere come servi? E, in generale, come dobbiamo fare tutto quello che facciamo?

Di buon animo

Prima di tutto, Dio ci comanda di fare ogni cosa di buon animo. Paolo qua descrive il cuore che dobbiamo avere quando facciamo qualunque cosa. Fare ogni cosa di buon animo vuol dire, fare ogni cosa con gioia, con un cuore contento. Il contrario è fare le cose lamentandoti, con il muso, controvoglia, con un cuore scontento.

Per il Signore

Dio ci spiega come con quale cuore dobbiamo fare ogni cosa, e poi ci dà anche la chiave per poter vivere così in tutto quello che facciamo. Infatti, alla fine del v23 aggiunge di fare ogni cosa “come per il Signore e non per gli uomini”. La chiave è di fare ogni cosa per il Signore, e non per gli uomini.

Certamente dobbiamo servire bene i nostri padroni, i nostri datori. Però, lo scopo di servire al padrone non è per servire lui. Piuttosto, lo facciamo per il Signore. E questo, fratelli, è vero in generale nella vita cristiana. Lo scopo di tutto quello che facciamo deve essere di farlo per Dio, per la sua gloria.

Ci pensi? Quando sei al lavoro pensi attivamente: “Signore, faccio questo per te, per la tua gloria”? Quando fai anche le cose più piccole e quotidiane, fai tutto per il Signore? Hai a cuore la gloria di Dio così tanto che tutto quello che fai, anche il più piccolo lavoro pratico, vuoi farlo per la gloria di Dio? Oh prego che avremo questo cuore sempre di più. E abbiamo bisogno gli uni degli altri in questo, per stimolarci e spingerci a vivere così.

Ricordando la ricompensa

Poi, nel v24, troviamo cos’è che dobbiamo tenere in mente per poter vivere così. Spesso nella vita cristiana, per poter vivere come Dio ci comanda, abbiamo bisogno di tenere in mente quello che ci sta davanti. La vita cristiana è una vita di fede. Allora, leggiamo nel v24 cosa dobbiamo tenere in mente per vivere facendo tutto per il Signore. Rileggo il v24.

“24 sapendo che dal Signore riceverete la ricompensa dell’eredità, poiché voi servite a Cristo, il Signore.” (Colossesi 3:24 LND)

Ecco quello che dobbiamo tenere in mente: dal Signore riceveremo la ricompensa dell’eredità. Questa è la prospettiva che dobbiamo avere. Questo fa parte di temere Dio. Dobbiamo tenere in mente l’eternità, ricordare che riceveremo da Cristo la ricompensa se serviamo Lui.

Certamente serviamo un padrone terreno per ricevere lo stipendio. Ma quello non è lo scopo. Dio qua ci insegna a fare ogni cosa per il Signore, non per gli uomini, perché dal Signore riceveremo la ricompensa.

Fratelli e sorelle, abbiamo davanti a noi un’eredità che abbiamo ricevuto per grazia, in Cristo, e che ci aspetta. Ci stai pensando? Pensi all’eternità? Se hai Cristo, pensi a quando starai nella presenza di Dio, per tutta l’eternità, in gioia completa? Tenere in mente l’eternità e vivere aspettando l’eternità ci deve spingere a vivere per il Signore in tutto quello che facciamo.

Noi che abbiamo Cristo siamo servi di Cristo, serviamo Cristo, non gli uomini. Ovviamente, serviamo i nostri datori di lavoro terreni. Ma, in realtà, Dio in questo brano ci insegna a vivere in modo che tutto quello che facciamo lo facciamo per Cristo, il Signore, servendo Lui. Allora ti chiedo: stai vivendo così al lavoro? E nella vita quotidiana? Ogni cosa che fai la fai per il Signore, per la sua gloria, servendo Lui? O quello che fai lo fai per guadagnare soldi, o per soddisfare la tua carne, o per vederti bene o per essere visto bene dagli altri? Perché fai quello che fai? Beato chi fa tutto per piacere a Dio!

Chi opera ingiustamente

Non solo chi vive per la gloria di Dio riceverà una ricompensa meravigliosa, che durerà per tutta l’eternità, ma è vero anche il contrario, che è una cosa che spaventa. Seguite mentre leggo il v 25.

“25 Ma chi opera ingiustamente riceverà la retribuzione delle cose ingiuste che ha fatte, e non c’è parzialità con alcuno.” (Colossesi 3:25 LND)

Paolo fa un chiaro contrasto qua tra chi opera giustamente, cioè chi vive per Cristo, e chi opera ingiustamente, cioè chi non vive per Cristo, ma per soddisfare la propria carne.

Chi vive per Cristo riceverà la ricompensa dell’eredità, che sarà meravigliosa. Chi non vive per Cristo riceverà anche lui la ricompensa per come ha vissuto, ma quella ricompensa sarà terribile, più terribile di qualunque male che si potrebbe mai subire in questo mondo. Chi vive per la propria carne, se non si ravvede in questa vita, riceverà la giusta retribuzione per le cose ingiuste, cioè le cose peccaminose, che ha fatto.

Fratelli, Dio è giusto. Non c’è parzialità in Dio. Un giudice terreno è giusto se condanna chi è colpevole. E lo stesso vale con Dio. Dio è giusto e imparziale, e perciò deve ricompensare e punire il peccato, e lo fa. Chi arriverà al giudizio avendo operato ingiustamente, per la propria carne, e non essendosi ravveduto finché c’era tempo, sarà giudicato e condannato. Dio gli darà la retribuzione per le cose ingiuste che ha fatto. E al giudizio non ci sarà misericordia. Oggi è il giorno della misericordia. Se tu non hai Cristo, oggi è il giorno per ravvederti e aggrapparti a Cristo per essere perdonato. Tu non sai di avere domani. Tu non sai se è domani che comparirai davanti a Dio per ricevere la retribuzione delle cose ingiuste che hai fatto.

Allora, fratelli, alla luce di questo, pensiamo alla grandezza del perdono che abbiamo ricevuto in Cristo! Noi che siamo in Cristo siamo stati perdonati per TUTTE le tantissime opere ingiuste che abbiamo fatto. Quante opere ingiuste ha fatto ciascuno di noi! Quanto abbiamo peccato contro Dio! Ciascuno di noi meriterebbe di ricevere la giusta retribuzione per tutti i nostri peccati. Ma Dio ha avuto grazia verso di noi, e Dio ha già punito Cristo al posto nostro per tutte le nostre opere ingiuste. Cristo ha già pagato Lui per i nostri peccati, sulla croce. E così, sulla base di quello che Cristo ha fatto per noi, al giudizio Dio può accoglierci nella sua presenza, può darci la ricompensa dell’eredità invece di condannarci. Fratelli, pensate a quanto è grande il perdono di Dio! Pensate a quanto è grande il dono e il privilegio di poter servire Cristo e di avere la ricompensa dell’eredità che ci aspetta! Non lo meritiamo! È solo per la grazia che Dio ha avuto verso di noi!

Allora, viviamo oggi, al lavoro, e in ogni cosa, per il Signore, facendo tutto per Lui, di buon animo, tenendo in mente che dal Signore riceveremo la ricompensa dell’eredità. Non stanchiamoci, guardiamo in avanti all’eternità.

Ai padroni

Fino a qua Paolo ha parlato ai servi. Adesso si rivolge ai padroni, cioè a coloro che hanno dei lavoratori sotto di sé. Anche se nessuno di noi qua è un datore di lavoro, questi principi ci riguardano perché ci mostrano aspetti di come vivere i ruoli in cui abbiamo autorità su altre persone. Allora, seguite mentre leggo Colossesi 4:1.

“1 Padroni, fate ciò che è giusto e ragionevole verso i servi, sapendo che anche voi avete un Padrone nei cieli.” (Colossesi 4:1 LND)

Il comandamento che Dio dà ai padroni è di fare ciò che è giusto e ragionevole verso i loro servi. In altre parole, i padroni devono comportarsi con i loro servi in base a quello che Dio ci insegna. Dio ci comanda di amare il nostro prossimo, di vivere per la gloria di Dio, di vivere in modo da imitare il cuore di Dio verso di noi, come nostro Signore. Allo stesso modo, i padroni, o datori di lavoro, devono avere questo cuore verso i loro servi. Devono agire non pensando solo ai propri interessi, ma nel bene, amando i propri servi, quelli sotto di loro, e agendo in modo giusto con loro.

Per esempio, un datore che vive così il suo ruolo non cerca di “spremere” i propri lavoratori il più possibile per guadagnare il più possibile da loro. E non li tratta male, non curandosi dei loro bisogni. Piuttosto, li ama, li tratta bene, ed è attento ai loro bisogni. Chiede loro quello che è ragionevole.

E anche qua troviamo un “sapendo che”, nella seconda parte del v1. Anche qua Dio ci comanda come vivere, ma ci dà anche la chiave per vivere così. La chiave da tenere in mente per i padroni è che anche loro hanno un Padrone nei cieli, che è Dio. L’autorità che i padroni hanno viene da Dio. Non è illimitata. Non è per fare i propri interessi. Non è per dominare sui servi. Piuttosto, i padroni dovrebbero sempre tenere in mente che loro stessi sono sotto l’autorità di Dio. La chiave per chi ha un ruolo di autorità su un altro, per vivere bene quel ruolo, è di ricordare sempre che al giudizio dovrà rispondere al nostro Padrone nei cieli. Quindi, ogni padrone terreno ha un Padrone in cielo a cui dovrà rispondere. È fondamentale tenere questo in mente per agire con i propri servi in modo giusto e ragionevole.

Applicazione

Allora, fratelli, nessuno di noi qua è un datore di lavoro. Alcuni di noi abbiamo ruoli di responsabilità al lavoro, per cui i principi che troviamo qua si applicano anche a noi che abbiamo altri sotto di noi, anche se non siamo padroni, o titolari.

Ma, in realtà, se consideriamo la vita in generale, ciascuno di noi può avere vari ruoli in cui ha autorità sopra altre persone. Pensate a ciascuno di noi qua che è un capofamiglia. Pensate ai genitori con i figli. Pensate agli anziani in Chiesa. Dio ci dà comandamenti specifici per ciascuno di questi ruoli. Ma, in generale, si applica il principio che dobbiamo rendere conto a Dio per come abbiamo vissuto questi ruoli di autorità. L’autorità non è mai da usare per sé stessi. È sempre autorità delegata da Dio, e dobbiamo rendere conto a Dio per come abbiamo vissuto quel ruolo. Perciò, fratelli, in ogni ruolo in cui abbiamo autorità su altri, stiamo in guardia per agire in modo giusto e ragionevole, come Dio ci comanda, sapendo che abbiamo un Padrone nei cieli.

Conclusione

Vedete il cuore di Dio per noi, fratelli?

Quanti comandamenti abbiamo visto in questo brano di pochi versetti, ma quanto vediamo anche del cuore di Dio, se abbiamo gli occhi aperti. Dio ha dato a ciascuno di noi vari ruoli nella vita. Ma Dio non ci lascia ad indovinare come dobbiamo vivere questi ruoli. Piuttosto, ci insegna come dobbiamo vivere per dare gloria a Lui, per portare frutto, e per avere vite benedette. Che grazia! Che amore!

Prego che ciascuno di noi che è un servo lavorerà fedelmente per il Signore, facendo ogni cosa per Lui, non solo quando viene visto, ma sempre, con semplicità di cuore, ubbidendo al proprio datore.

Prego per ciascuno di noi che è un padrone, o che ha autorità su altre persone, che useremo quell’autorità in modo giusto, ricordando che abbiamo sopra di noi un Padrone nei cieli a cui dovremo rendere conto.

Viviamo così, camminando nella via che Dio ci insegna, e godremo le benedizioni che Dio è pronto a riversare su di noi.