Introduzione
Stiamo studiando l’epistola ai Colossesi, ed è un libro bellissimo, in cui vediamo il cuore di Dio per noi, vediamo l’opera della salvezza, e vediamo anche vari insegnamenti pratici su come vivere la vita cristiana.
Ormai siamo arrivati alla fine di Colossesi, nel capitolo 4. Paolo a questo punto ha concluso l’insegnamento in questa epistola. Ha appena parlato di come vivere i vari ruoli che Dio ci ha dato, e poi ha parlato di vari aspetti della vita cristiana. Nell’ultimo sermone abbiamo considerato questi vari aspetti, per esempio, il comandamento di perseverare nella preghiera, con ringraziamento, e abbiamo visto in Paolo un chiaro e forte esempio di cosa vuol dire avere un cuore per il Regno di Dio, senza contarne il costo. Abbiamo anche visto l’importanza di usare bene il tempo che Dio ci ha affidato, e abbiamo visto anche alcuni principi su come dobbiamo parlare.
Ormai siamo arrivati alla fine di questa epistola e Paolo chiude con i saluti.
Ci sono alcune parti della Bibbia che a volte saltiamo, o leggiamo velocemente, perché ci sembrano meno importanti. E così, perdiamo alcune perle preziose di verità, di incoraggiamento, e di esempi, che Dio ci ha dato.
Oggi studieremo i saluti alla fine di Colossesi, che è una di quelle parti della Bibbia che a volte leggiamo con meno attenzione. Ma quante lezioni ci sono per noi, anche qua!
In questi versetti Paolo parla di varie persone, dicendo alcune cose di loro. È buono che ci fermiamo a riflettere su quello che dichiara di queste persone, su reputazione avevano, per cosa erano conosciute, come vivevano, perché sono esempi da Dio per noi. Allora, consideriamo quello che Paolo dichiara di ciascuno, per poi valutare la nostra vita, come stiamo vivendo noi, e cosa si può dire di noi. Lo scopo di questo non è di ricevere gloria dagli uomini, di essere notati e stimati dagli uomini, piuttosto, lo scopo è che possiamo essere la luce del nostro Signore Gesù Cristo con la nostra vita.
Tichico e Onesimo
Paolo ha mandato questa epistola ai Colossesi per mano di due uomini: Tichico e Onesimo. Qui, nella parte finale dell’epistola, Paolo parla di loro. Notiamo come vengono descritti questi uomini. Seguite mentre leggo da Colossesi 4:7.
“7 Tichico, il caro fratello e fedele ministro e mio compagno di servizio nel Signore, vi farà sapere tutto sul mio stato; 8 io ve l’ho mandato proprio per questa ragione, perché conosca la vostra situazione e consoli i vostri cuori, 9 assieme al fedele e caro fratello Onesimo, che è dei vostri; essi vi faranno sapere tutte le cose di qui.” (Colossesi 4:7-9 LND)
Paolo ha mandato Tichico e Onesimo ai Colossesi con un compito da svolgere. E capiamo qual era questo compito.
Prima, però, notiamo come Paolo descrive Tichico. Lo chiama “caro fratello e fedele ministro e mio compagno di servizio”. Tichico era un caro fratello per Paolo. C’era un ottimo rapporto tra di loro. E Paolo dichiara che era un fedele ministro, un compagno di servizio nel Signore. Paolo e Tichico collaboravano nel ministero, e da come Paolo ne parla, si capisce che stimava Tichico. Che reputazione aveva Tichico! Vorresti avere una reputazione così? Avere una reputazione così porta gloria al nostro Dio.
Paolo ha mandato Tichico dai Colossesi con due scopi. Uno scopo era di far conoscere ai Colossesi come stava Paolo. E un altro scopo era che Tichico doveva conoscere la loro situazione, doveva capire come stavano, cosa stavano affrontando, e di conseguenza doveva curarli, consolando i loro cuori. Paolo aveva mandato Tichico per curare i Colossesi. Paolo si trovava in prigione in quel momento, perciò non poteva andare lui stesso a curarli. Ma ha mandato un uomo di fiducia per svolgere quel compito molto importante.
Notiamo qua il cuore di Paolo. Notate il suo amore per i Colossesi e il suo cuore di volerli curare. Notate anche la benedizione che Paolo aveva, di avere un collaboratore con il cuore che aveva Tichico, che poteva mandare al posto suo. Oh che possiamo noi essere servi fedeli nel regno di Dio!
Onesimo
Ma Paolo non ha mandato solo Tichico, infatti, leggiamo che ha mandato anche Onesimo. Chi era Onesimo? Leggiamo di Onesimo nell’epistola a Filemone. Onesimo era uno schiavo, e il suo padrone era Filemone, a cui è è indirizzata l’epistola di Paolo. Onesimo era scappato dal suo padrone rubandogli dei soldi. Nell’epistola a Filemone capiamo che Dio aveva diretto la sua fuga fino a Roma, dove aveva incontrato Paolo. E Dio si è servito di Paolo per salvare Onesimo. Adesso, quando Paolo stava scrivendo, Onesimo era un fedele e caro fratello per Paolo.
Fratelli, che esempio della potenza di Dio, che salva peccatori e cambia vite!Questo schiavo, che era scappato rubando dei soldi al suo padrone, che era un credente, questo schiavo è diventato un servo di Dio. Fratelli, solo Dio può operare così, solo Dio può salvare peccatori! Che cuore ha verso uomini peccatori!
Un cuore per gli altri
Tichico e Onesimo andavano dai Colossesi con il compito di portare notizie ai Colossesi. Fratelli, pensiamo un attimo a questo aspetto. All’epoca non era come oggi. Per noi oggi è facilissimo comunicare con persone che si trovano anche dall’altra parte del mondo. Ma all’epoca non era così. All’epoca era molto costoso. Voleva dire fisicamente andare dai Colossesi. Ma anche se il costo era grande, era importante curare questi credenti. Viaggiare era costoso. Perciò, era a grande costo che Paolo mandava questi due uomini per curare i credenti a Colosse. Paolo amava questi credenti e voleva curarli. Oh che possiamo noi crescere ed avere lo stesso cuore di Paolo, un cuore che vuole curare gli uni gli altri, indipendentemente dal costo. Paolo vedeva il VALORE di curare gli altri, non il costo. Oh che possiamo anche noi vedere il valore di aiutare altri a crescere.
Aristarco, Marco, Gesù detto Giusto
Nei versetti 10-11, Paolo manda ai Colossesi i saluti di tre uomini. Parlando di questi uomini, dice alcune cose di loro. Notiamo cosa dice di questi uomini. Si può dire lo stesso di te? Seguite mentre leggo i vv10-11.
“10 Vi salutano Aristarco, prigioniero con me, e Marco, il cugino di Barnaba (riguardo al quale avete ricevuto istruzioni; se viene da voi, accoglietelo), 11 e Gesù, chiamato Giusto, i quali provengono dalla circoncisione; questi sono i soli collaboratori nell’opera del regno di Dio, che mi sono stati di conforto.” (Colossesi 4:10-11 LND)
Aristarco collaborava con Paolo ed era prigioniero con Paolo. Anche Marco e Gesù chiamato Giusto collaboravano con Paolo. Paolo qua specifica che loro venivano dalla circoncisione, cioè erano Giudei.
Notate quello che dichiara di questi uomini nel v11. Paolo dice che questi erano i soli collaboratori che gli erano stati di conforto. Paolo lo menziona specificamente.
Cosa serve per essere di conforto a qualcun altro? Per essere di conforto bisogna avere un cuore che non è focalizzato su se stesso, ma sugli altri. Se tu sei focalizzato su te stesso non puoi essere un conforto per gli altri, perché spesso neanche noterai i bisogni degli altri. E poi, essendo focalizzato su te stesso, non avrai neanche tanto da dare per essere un conforto. Ma quanta gioia possiamo avere, e quando frutto possiamo portare quando viviamo pensando agli altri ed essendo un conforto per gli altri. Tu hai quel tipo di cuore? Sei focalizzato su te stesso, oppure, sugli altri? Solo se sei focalizzato sugli altri puoi essere di conforto per loro.
Tu sei di conforto per gli altri intorno a te? O sei un peso? Quello che Paolo diceva di questi tre uomini, si può dire la stessa cosa di te?
Aristarco, prigioniero con me
Notate anche un’altra cosa qua. Notate il cuore di Dio per Paolo. Paolo era prigioniero a causa dell’evangelo. Ma Dio ha gestito le cose in modo che non fosse solo. Aristarco era con lui. Ma non solo, infatti dice qua che era un conforto per lui. Fratelli, Dio permette che abbiamo prove, a volte prove durissime, ma Dio ci cura anche in mezzo alle prove. Quante volte Dio ci manda la sua consolazione e conforto, specialmente tramite altre persone!
E poi, notiamo anche un’altra cosa. Aristarco era uno strumento nelle mani di Dio per dare conforto a Paolo mentre si trovava in prigione. Ma per essere questo strumento, Aristarco doveva essere anche lui in prigione. Dio aveva gestito tutto. Confidiamo in Dio per le prove che ci manda. Dio sa quello che sta facendo. Noi spesso non capiamo. Non capiamo perché Dio ci manda un certa prova, o perché proprio in un certo momento, e spesso non capiamo cosa Dio stia facendo con quella prova. Pazienza. Fidiamoci di Dio. Lui sa sempre quello che fa, e tutto quello che fa, lo fa per il nostro bene.
Essere un conforto per altri
Tornando al fatto che questi uomini erano un conforto per Paolo, dobbiamo fermarci a riflettere sulla nostra vita. Come vivi con le persone intorno a te? Sei un conforto per loro, non solo ogni tanto, ma in modo che è proprio chi sei?
È IMPOSSIBILE essere di conforto agli altri se vivi pensando a te stesso, essendo preso con te stesso. Se tu vivi focalizzandoti sempre su te stesso, cercando sempre di vedere i tuoi peccati, confessando i tuoi peccati ma senza veramente gioire nel perdono, se sei tutto preso con te stesso e il tuo cammino, non sarai un conforto per gli altri. Piuttosto, se vivi così, sarai un peso per gli altri.
A ciascuno chiedo: per chi stai vivendo, veramente? Se tu vivi per Dio, godendo l’amore di Dio per te, gioendo nel perdono, che poi ti permette di vivere notando gli altri ed essendo focalizzato su Dio e sugli altri, sarai un conforto per gli altri. Così puoi edificare gli altri, e portare frutto per Dio.
Perciò, se tu, esaminando la tua vita, vedi che vivi pensando tanto a te stesso, essendo preso con te stesso, la soluzione non è di cercare di essere un incoraggiamento per gli altri. Piuttosto, devi riconoscere il tuo peccato, devi ravvederti, devi aggrappandoti al perdono in Cristo, e poi devi cominciare a guardare a Dio. Comincia a guardare a Dio, comincia a vivere per Dio, comincia a notare gli altri e a pensare agli altri, e vedrai che diventerai un incoraggiamento per loro. Allora potrai dare, perché avrai veramente da dare.
Fratelli in questi versetti c’è una lezione potente per noi. Che vita vuoi? Vuoi passare la vita a pensare a te stesso? È una vita miserabile. Piuttosto, viviamo per Dio, viviamo pensando agli altri, viviamo avendo un cuore per Dio e per gli altri. Questa è la vita benedetta! Se tu non stai vivendo così, scegli oggi. È una scelta. Con l’aiuto di Dio puoi avere una vita ben spesa, a partire da oggi. C’è ancora speranza.
Epafra
Nei vv12-13 Paolo porta i saluti di Epafra. Epafra era un uomo di Dio, e un esempio per noi. Consideriamo quello che Paolo ci dichiara di questo fratello.
“12 Epafra, che è dei vostri ed è servo di Cristo, vi saluta; egli combatte sempre per voi nelle preghiere, affinché stiate fermi, perfetti e compiuti in tutta la volontà di Dio. 13 Infatti gli rendo testimonianza che egli ha un grande zelo per voi, per quelli che sono a Laodicea e per quelli che sono a Ierapoli.” (Colossesi 4:12-13 LND)
Di Epafra Paolo dichiara che era un servo di Cristo. Inoltre, era uno di loro. In altre parole, Epafra era di Colosse. Era di quella città, di quella chiesa. Epafra si trovava là con Paolo, a Roma, e mandava saluti ai credenti della sua chiesa. Ma poi Paolo ci spiega di più e dice che lui combatteva sempre nelle preghiere, per i Colossesi. Epafra aveva un grande zelo per i Colossesi e anche per i credenti che si trovavano a Laodicea e a Ierapoli. Aveva a cuore questi credenti. E pregava per loro, con costanza, senza stancarsi. La preghiera di un giusto vale tanto, e Dio risponde alle preghiere di un giusto. Veramente amare gli altri vuol dire veramente pregare per loro.
Vedendo il cuore di Epafra prego che avremo anche noi questo cuore per i nostri fratelli e sorelle, non solo quelli che ci sono facili da amare, nella carne, ma piuttosto verso ciascuno. Abbiamo questo cuore? Combattiamo sempre nella preghiera, gli uni per gli altri?
Le preghiere di Epafra
Ma Paolo non ci dice solo che Epafra pregava per loro, infatti ci dice anche che cosa pregava per loro. Che cuore aveva, e che esempio è per noi!
Epafra pregava per i Colossesi affinché stessero fermi, perfetti e compiuti in tutta la volontà di Dio. Epafra pregava che i suoi fratelli stessero fermi nella fede, camminando fedelmente nelle vie di Dio. Se ricordate, abbiamo visto che fra i Colossesi c’erano falsi insegnanti che insegnavano false dottrine, ed erano un grande pericolo spirituale per i Colossesi. Per questo Epafra pregava ferventemente per loro. Che esempio per noi! Aveva veramente a cuore il Regno di Dio, cioè i credenti che Dio aveva salvato a Colosse. Pregava di continuo per la loro crescita nel Signore.
Epafra aveva a cuore il Regno di Dio. Tu hai a cuore il Regno di Dio? Fra l’altro, si vede anche dalle tue preghiere. Preghi per i tuoi fratelli? Quanto? E per che cosa preghi per loro? E, in generale, cosa preghi nelle tue preghiere? Cosa chiedi a Dio?
Epafra in questo è un forte esempio per noi di cosa pregare. Prego che avremo noi quel cuore, sempre di più. Prego che avremo veramente a cuore il Regno di Dio, e vero amore per i nostri fratelli, che ci spinge a pregare per loro, per il loro bene spirituale.
Vari saluti
Poi, nei prossimi versetti, da 14 a 16, Paolo manda saluti da e a varie persone. Leggo i vv14-16. Notiamo i vari legami che c’erano fra di loro.
“14 Il caro Luca, il medico, e Dema vi salutano. 15 Salutate i fratelli che sono a Laodicea, Ninfa e la chiesa che è in casa sua. 16 E quando questa epistola sarà stata letta fra voi, fate che sia letta anche nella chiesa dei Laodicesi; e anche voi leggete quella che vi sarà mandata da Laodicea.” (Colossesi 4:14-16 LND)
Qua vediamo un aspetto del cuore di Paolo. Paolo amava questi credenti e li conosceva in modo personale. Questa non è un’epistola istituzionale, non è un manuale intellettuale in cui Paolo spiega come bisogna vivere. Questa è un’epistola scritta con tanto amore a credenti che Paolo amava. Notate quanto sono personali questi saluti, menzionando persone specifiche. Notate come chiama Luca “caro”. Luca era uno stretto collaboratore di Paolo, ed era prezioso per lui.
È interessante notare che menziona Dema. Qua, Dema camminava bene. Ma in 2 Timoteo impariamo che Dema aveva abbandonato il ministero amando il mondo. Leggiamo di questo in 2Timoteo 4:9-10. Ve lo leggo.
“9 Cerca di venire presto da me, 10 perché Dema mi ha lasciato, avendo amato il mondo presente, e se n’è andato a Tessalonica; Crescente è andato in Galazia e Tito in Dalmazia.” (2Timoteo 4:9-10 LND)
Che forte lezione per noi, di stare in guardia, perché anche noi possiamo cadere. Quanto è importante, anzi è fondamentale, che camminiamo vicini a Cristo, non facendo mai compromessi con il peccato, e avendo un cuore umile e fissato su Cristo.
Poi, notate il cuore pastorale di Paolo, e la sua premura di assicurarsi che, dopo aver letto questa epistola, la mandassero anche ai Laodicesi, e che leggessero l’epistola che sarebbe stata mandata loro da Laodicea. Qua vediamo un vero pastore che si prende cura delle sue pecore, curandole nei dettagli. Fratelli, qua, in Paolo, vediamo il cuore di Cristo, per noi. Cristo è il nostro Buon Pastore, e noi siamo le sue pecore, che Egli ama e cura teneramente. Paolo sapeva che, essendo apostolo, avendo ricevuto il suo insegnamento direttamente da Cristo, le sue epistole erano da Dio. Quindi, era importante per le chiese di avere le altre epistole.
Faccio un commento qua. Qui Paolo menziona l’epistola che sarebbe arrivata ai Colossesi dai Laodicesi. Non sapiamo a quale epistola Paolo si riferisce quando menziona l’epistola dai Laodicesi. E qui voglio fare un commento per aiutarci a riflettere. A volte nella Bibbia troviamo cose che non sono immediatamente chiare, ma che non è necessario sapere, o capire, per cogliere il senso di quello che Dio ci vuole insegnare.
In questo caso, non sappiamo quale sia l’epistola dai Laodicesi. Ma importa? Invece di sprecare tempo cercando di capire e indovinare quale sarebbe stata l’epistola dai Laodicesi, invece di perdere tempo per capire se è nella Bibbia oppure no, notiamo quello che, invece, è chiaro in questo brano. Notiamo il cuore di Paolo qua, che rispecchia il cuore di Cristo, il Sommo Pastore. Invece di fare ricerche, e leggere articoli o libri per soddisfare la curiosità, restiamo piuttosto meravigliati dal cuore del nostro Signore verso di noi, che siamo le sue pecore, quel cuore di cui vediamo solo un’ombra in Paolo. Cristo ha una cura perfetta per me, e per te, se tu sei in Cristo. Cristo è il nostro Buon Pastore. Ci protegge, ci cura, ci sprona, ci riprende, ci ama. Cristo ci cura moltissimo tramite la Bibbia. Grazie a Dio per la Parola di Dio, che è veramente una lampada al nostro piede e una luce per il nostro sentiero.
Fratelli, notiamo quello che importa veramente.
Archippo
A questo punto, nel v17, troviamo un’esortazione. Paolo esorta Archippo. Archippo aveva ricevuto un ministero da Dio, che doveva adempiere, e Paolo qua lo esorta ad adempiere il suo ministero. Seguite mentre leggo il v17.
“17 E dite ad Archippo: "Bada al ministero che hai ricevuto nel Signore, per adempierlo".” (Colossesi 4:17 LND)
Forse Archippo non si stava impegnando nel ministero che Dio gli aveva affidato, e Paolo in qualche modo ne era venuto a conoscenza. Forse era un ministero difficile, con grandi difficoltà e ostacoli. O forse Paolo stava semplicemente esortando Archippo a perseverare nel ministero che gli era stato affidato. In sé non importa. Quello che importa è che prendiamo la forte lezione che Dio ci dà qui. Dio qua ci dà una forte lezione, per noi.
Dio ha dato a ciascuno di noi vari ruoli e compiti. Ce li ha affidati affinché viviamo per Lui, per la sua gloria, in quei ruoli e compiti. Come dovremmo comportarci quando Dio ci affida un qualunque incarico?
Quando Dio ti affida un incarico, di qualunque tipo, che sia un grande incarico, o un piccolo incarico, quando Dio ti affida qualcosa devi adempierlo fedelmente. Fratelli, questo non riguarda solo i ruoli in chiesa, anzi. Questo riguarda anche i ruoli in famiglia, riguarda le tante situazioni in cui Dio ci mette, riguarda la cura di altre persone, ecc… Se un certo ruolo, o incarico, o situazione, è da Dio, è da adempiere, è da portare avanti con perseveranza, senza stancarsi, anche se non vedi frutto visibile al momento.
Fratelli e sorelle, Dio ci chiama ad essere fedeli con quello che ci dà, che sia piccolo o grande, non importa. Dio ha affidato a ciascuno di noi compiti, ruoli, servizi. Pensa a quali ruoli ha affidato a te. Stai adempiendo quello che Dio ti ha affidato?
Tu, marito, stai badando al tuo ruolo di marito? Stai amando, curando e onorando tua moglie, come Dio ti comanda? Tu moglie, sei un aiuto convenevole per tuo marito?
Dio ha dato a ciascuno dei suoi figli dei doni spirituali. Tu credente, stai usando i tuoi doni per l’edificazione del corpo di Cristo? Ti impegni ferventemente per usare i tuoi doni ed essere una benedizione per altri e portare gloria a Dio con la tua vita?
Ciascuno di noi dovrà rendere conto a Dio per come ha vissuto in quello che Dio gli ha affidato. Dovremmo rendere conto se siamo stati fedeli in quello che Dio ci ha affidato oppure no. Come vuoi trovarti davanti a Dio? Vuoi apparire davanti a Dio pieno di vergogna? O vuoi apparire davanti a Dio sapendo che tutto quello che puoi presentare a Cristo è niente, ma avendo poche briciole da presentare a Lui, per la sua gloria, perché hai vissuto fedelmente in quello che ti ha dato?
Oh prego che ciascuno di noi sarà trovato fedele e avrà tanto frutto da presentare a Cristo!
Il saluto di Paolo
Infine Paolo chiude con il suo saluto, scritto personalmente da Lui. Leggo il v18.
“18 Il saluto è stato scritto di mia propria mano, di me, Paolo. Ricordatevi delle mie catene. La grazia sia con voi. Amen.” (Colossesi 4:18 LND)
Paolo dettava le sue lettere, ma qui aggiunge un saluto scritto di sua propria mano. Questo, fra l’altro, autentica che l’epistola veniva veramente da lui.
Voglio notare una cosa importante in questo saluto. Paolo, da un lato, era un grande apostolo. È stato l’apostolo più usato da Dio. Ma Paolo era un uomo debole. Era un uomo bisognoso. In sé stesso, non ce la faceva. Paolo dipendeva dalla potenza di Dio che operava nella sua debolezza. In questo saluto aggiunge una richiesta ai Colossesi: “ricordatevi delle mie catene”. Paolo chiede preghiera per la condizione in cui si trovava.
Fratelli, il carcere di allora non è il carcere di oggi, qui in Italia. Ma notate, quanto dell’epistola ha preso Paolo per parlare di sé stesso, e spiegare quanto stava male, o quanto era difficile? Che esempio per noi! Paolo era preso con il Regno di Dio, era preso con curare i credenti, non con sé stesso e la sua condizione. Che buon esempio per noi! Stai vivendo così? Grazie a Dio, puoi vivere così da oggi. Questa è l’unica vita benedetta, piena di gioia e piena di frutto.
Poi Paolo chiude con: “la grazia sia con voi”. Ha iniziato l’epistola con “grazia a voi” e chiude con “la grazia sia con voi”. Abbiamo bisogno della grazia di Dio, ogni giorno! In noi stessi non ce la facciamo. Cadiamo, pecchiamo, ci stanchiamo. Ma grazie a Dio abbiamo la grazia di Dio, in Cristo, ogni giorno. Possiamo attingere alla grazia di Dio, ed è un pozzo che non si svuota mai. Se tu hai Cristo, ti stai aggrappando alla grazia di Dio, ogni giorno? Vedi la grandezza della grazia di Dio verso di te? Ci pensi? Ci mediti su?
Oh prego che saremo sempre più meravigliati dalla grazia immensa che Dio ha verso di noi, non solo per la salvezza, ma giorno per giorno!
Conclusione
Così siamo arrivati alla fine di Colossesi. È un’epistola preziosa, piena di verità, piena di insegnamenti, che ci parla di Cristo, della salvezza, e che ci esorta anche a camminare nelle vie di Dio, giorno per giorno, anche in senso molto pratico.
Facciamo tesoro di quello che Dio ci ha mostrato in questa epistola, anche qui nei saluti finali, e mettiamolo in pratica.
Grazie a Dio per il suo cuore per noi, che ci parla tramite la sua Parola, perché vuole che abbiamo più di Lui, e una vita benedetta, che conta, piena di frutto per la Sua gloria.