Come dobbiamo vedere il fatto di vivere per il bene degli altri?
È normale nel mondo di oggi vivere per se stessi o per la propria famiglia. Di solito, non si vive per gli altri.
La vita è piena di impegni e vorremmo investire il nostro tempo negli altri. Ma, spesso sembra che non ci sia il tempo.
Eppure, quando pensiamo questo, troppo spesso, non stiamo considerando come Dio può moltiplicare non solo i pesci ed i pani, ma anche le nostre forze ed il nostro tempo.
Quando viviamo così non stiamo vedendo l’importanza del corpo di Cristo, e come anche la nostra crescita dipenda dalla crescita degli altri. Quando “non ho tempo”, sto danneggiando la mia vita e la mia famiglia.
Adesso vogliamo considerare il cuore di Paolo e vogliamo valutare se questo modo di vivere è esagerato oppure se è il metro giusto per tutti.
1 Tessalonicesi 2
Paolo è stato perseguitato in varie città, anche in Filippi, arrestato, frustato e messo in carcere. Mentre era in carcere, a mezzanotte c’è stato un terremoto ed il carceriere è stato salvato. Ma Paolo ha sofferto grandemente per l’Evangelo.
1 Voi stessi infatti, fratelli, sapete che la nostra venuta fra voi non è stata vana. 2 Ma, dopo aver prima sofferto e aver ricevuto oltraggi a Filippi, come sapete, noi abbiamo avuto il coraggio nel nostro Dio di annunziarvi l’evangelo di Dio in mezzo a tante lotte.
Paolo scrive che i Tessalonicesi sapevano quanto ha sofferto a Filippi. Come lo sapevano? Magari perché era arrivato da loro con la schiena piena di ferite. La frusta Romana arrivava alle ossa. Avrebbero chiesto: Paolo cos’è successo? E lui dice nella sua lettera: “Voi sapete…”
dopo aver prima sofferto e aver ricevuto oltraggi a Filippi, come sapete, noi abbiamo avuto il coraggio nel nostro Dio di annunziarvi l’evangelo di Dio in mezzo a tante lotte.
Cosa vediamo del cuore di Paolo in questo? Cosa avresti fatto tu dopo aver sofferto come lui? Avresti cercato un posto per guarire e recuperare le forze senza rischiare grossi problemi?
Ma cosa ha spinto Paolo ad andare avanti?
Voleva che il nome di Cristo fosse rivelato ad altri.
3 La nostra esortazione infatti non è proceduta da inganno né da impurità, né è stata fatta con frode; 4 ma, come siamo stati approvati da Dio da esserci affidato l’evangelo, così parliamo non in modo da piacere agli uomini, ma a Dio che prova i nostri cuori.
Paolo non cercava di ingannare o frodare. Non cercava un vantaggio per sé. Era tutto un dare senza nessuna garanzia di ricevere da loro nulla. Perché questo?
Paolo non cercava l’approvazione degli uomini. Cosa teneva in mente?
Dio che prova i nostri cuori.
Paolo teneva in mente che doveva rispondere a Dio per quello che faceva e che c’erano città che non avevano ancora sentito l’Evangelo.
5 Noi infatti non abbiamo mai fatto uso di parole di adulazione, come ben sapete, né di alcun pretesto di avidità; Dio ne è testimone. 6 E non abbiamo cercato gloria dagli uomini, né da voi, né da altri, pur potendo far valere la nostra autorità come apostoli di Cristo.
Paolo non desiderava gloria o ricchezze. Non ha cercato nulla per se stesso. Lui e gli altri apostoli non hanno tenuto conto di loro stessi.
7 Ma siamo stati mansueti fra voi, come una nutrice che alleva teneramente i suoi bambini.
Una nutrice cura teneramente i bambini. Passa la sua vita sacrificandosi per loro. Paolo dice che lui e gli altri suoi compagni sono stati così con i Tessalonicesi. Nonostante la sua schiena indolenzita. Non cercava nulla per sé. Era tutto preso per i Tessalonicesi. Aveva affetto per loro. Questo era il suo cuore per loro.
Da quanto tempo conosceva i Tessalonicesi? Neanche da un giorno. Non c’era un rapporto di amicizia. Erano sconosciuti, eppure il suo amore per loro era così grande da sacrificarsi per loro.
8 Così, nel grande affetto che nutrivamo per voi, eravamo disposti di comunicarvi non solo l’evangelo di Dio, ma anche la nostra stessa vita, perché ci eravate divenuti cari.
Paolo aveva grande e profondo affetto per loro. In 2 Pietro 1 parla dell'affetto fraterno: “… aggiungete alla vostra fede… l’affetto fraterno e all’affetto fraterno l’amore…”
eravamo disposti di comunicarvi non solo l’evangelo di Dio, ma anche la nostra stessa vita,
Paolo ed i suoi compagni erano pronti a darsi come sacrifici viventi. Dare la loro vita. Sacrificarsi totalmente “perché ci eravate divenuti cari.”
9 Voi, fratelli, vi ricordate infatti della nostra fatica e travaglio, come lavorando giorno e notte per non essere di peso a nessuno di voi, abbiamo predicato tra voi l’evangelo di Dio.
Paolo era affaticato al punto che era visibile. I fratelli hanno visto le sue fatiche d’amore.
10 Voi siete testimoni, e lo è anche Dio, come ci siamo comportati santamente, giustamente e senza biasimo verso di voi che credete.
I Tessalonicesi erano testimoni del loro comportamento e che in ogni cosa era santo e giusto, senza biasimo. Completamente puro.
11 E sapete anche che, come fa un padre con i suoi figli, noi abbiamo esortato, consolato e scongiurato ciascuno di voi, 12 a camminare in modo degno di Dio, che vi chiama al suo regno e gloria.
Paolo amava loro come un padre ama i suoi figli. Vediamo quanto amore aveva per loro!
esortato, consolato e scongiurato ciascuno di voi,
Sembra che Dio abbia salvato diversi pagani. “Ciascuno di voi” Paolo dice. Non ha solo predicato pubblicamente, ma li ha esortati, consolati e scongiurati a tu per tu.
In questo, vedo molte ore al giorno di tanta fatica. Un discorso è fare un insegnamento per tutti, un'altra cosa è investire in “ciascuno di voi”, individualmente.
Poi, in base al bisogno, serve agire in modo diverso. Devi conoscere la condizione della persona per capire se serve esortare, consolare o scongiurare.
E Paolo li esortava “a camminare in modo degno di Dio, che vi chiama al suo regno e gloria.”
13 Anche per questo non cessiamo di rendere grazie a Dio perché, avendo ricevuto da noi la parola della predicazione di Dio, l’avete accolta non come parola di uomini, ma come è veramente, quale parola di Dio, che opera efficacemente in voi che credete.
Paolo non cessava di rendere grazie a Dio perché i Tessalonicesi avevano accolto la Parola di Dio. Anche noi abbiamo da ringraziare Dio, senza cessare per la Sua opera in altri. O siamo troppo presi con le nostre cose?
Dov’era il cuore di Paolo se ringraziava Dio senza cessare perché avevano accolto l’Evangelo?
Il suo unico desiderio, pensiero e passione era far conoscere Cristo, la gloria di Dio e diffondere il regno di Dio. Non smetteva per guarire dalle sue ferite e non smetteva di ringraziare quando vedeva Dio all’opera in altri. Dobbiamo crescere nell'avere quel cuore.
I tuoi figli vedono questa passione in te e un cuore che arde per la diffusione del regno di Dio? Vedono un cuore come quello di Paolo?
14 Voi infatti, fratelli, siete diventati imitatori delle chiese di Dio che sono nella Giudea in Cristo Gesù, perché anche voi avete sofferto da parte dei vostri connazionali le medesime cose che essi hanno sofferto da parte dei Giudei, 15 i quali hanno ucciso il Signore Gesù e i loro profeti, e hanno perseguitato anche noi. Essi non piacciono a Dio e sono nemici a tutti gli uomini, 16 impedendoci di parlare ai gentili perché siano salvati, per colmare continuamente la misura dei loro peccati; or l’ira su di loro è arrivata al culmine.
In questo, vedo una mamma orsa quando un predatore attacca i suoi piccoli. Cosa fa la mamma orsa? Lei è pronta a combattere un orso più grande di lei per difendere i figli. Questo è il cuore di Paolo. Quanto cuore per questi credenti che Paolo aveva conosciuto da poco!
17 Or noi, fratelli, privati di voi per un breve tempo, di persona ma non col cuore, ci siamo maggiormente preoccupati, spinti da un grande desiderio, di vedere il vostro volto.
Di nuovo, vediamo il cuore di Paolo. Aveva fondato tante chiese. Aveva cuore solo per questa chiesa? Quest’uomo era consumato per il regno di Dio ed aveva a cuore gli altri.
18 Perciò abbiamo voluto, almeno io Paolo, non solo una ma ben due volte, venire da voi, ma Satana ce lo ha impedito.
Paolo parla del suo cuore che voleva andare a trovarli per fortificare la loro fede. Oh che possiamo avere il suo cuore!
19 Qual è infatti la nostra speranza, o gioia, o corona di gloria? Non siete proprio voi, davanti al Signor nostro Gesù Cristo alla sua venuta? 20 Voi siete infatti la nostra gloria e gioia.
Paolo sta dicendo che la sua speranza, o gioia, o corona di gloria saranno loro, alla venuta di Cristo. Lui non pensava ad oggi. Viveva pensando alla venuta di Cristo perché sapeva che tutto sulla terra passa. Qualunque gloria qua passerà. Viviamo per il ritorno di Cristo.
Voi, diceva Paolo, frutto del mio ministero, siete la mia gioia e gloria alla venuta di Cristo.
Ci sono state persone nelle ultime settimane che vi hanno detto più volte che siete stati usati per aiutarli a vedere più di Cristo? Se stiamo aiutando altri sentiremo commenti, lodi e ringraziamenti a Dio perché siamo stati usati.
Paolo non viveva per la gioia terrena. Aveva gioia basata su quello che stava per arrivare.
“tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio.” (Ebrei 12:2 LND)
Non c’era gioia per Cristo nella croce stessa, ma andava avanti per la gioia che gli era posta davanti.
Se Paolo avesse vissuto per cercare la gioia terrena, non in cose peccaminose, ma non soffrendo o affaticandosi così tanto, non avrebbe fatto tutto questo. Ma lui cercava e trovava la sua gioia nel futuro e a lui dava gioia vedere già, quello che lo aspettava.
Imitare Paolo per imitare Cristo
Allora, noi non siamo chiamati ad andare a viaggiare e predicare in altre città, ma siamo chiamati ad affaticarci?
Siamo chiamati a vivere così intensamente per il regno? Oppure è solo per alcuni? È solo una “chiamata speciale” per alcuni?
Dio chiama alcuni a vivere con più zelo per il Signore, ed altri no?
Questo esempio di Paolo: come c’entra con noi?
Non dovremmo avere un metro che non è da Dio, perché se abbiamo un metro che non è da Dio, ci scoraggiamo.
Dall’altra parte, se abbiamo un nostro metro e non quello di Dio possiamo anche sprecare la nostra vita.
Dovremmo imitare la vita e il cuore di Paolo e vederlo come esempio da imitare, oppure Paolo era un grande credente che aveva una chiamata speciale?
Leggiamo alcuni brani al riguardo:
“Vi esorto dunque a divenire miei imitatori.” (1Corinzi 4:16 LND)
“Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo.” (1Corinzi 11:1 LND)
Paolo si sacrificava e non si fermava mai anche quando era distrutto. Gesù viveva così o quando era stanco smetteva?
“Siate miei imitatori, fratelli, e considerate coloro che camminano così, secondo l’esempio che avete in noi.” (Filippesi 3:17 LND)
Paolo dichiara qua che “avete conosciuto me, altri camminano come cammino io, così potete imitare me imitando loro.” È per tutti i credenti questo modo di vivere.
“Voi stessi infatti sapete in qual modo dovete imitarci, perché non ci siamo comportati disordinatamente fra di voi,” (2Tessalonicesi 3:7 LND)
Applicazione
Abbiamo visto il cuore di Paolo per gli altri. Un cuore di grande affetto, sacrificio ed amore. Non teneva conto di se stesso, dei suoi limiti e della sua stanchezza.
Questo è l’esempio di Paolo e di Gesù Cristo. Abbiamo visto brano dopo brano che ci esorta ad imitarlo.
Sembra essere una vita estrema se hai gli occhi rivolti alle cose terrene. Se valuti le tue capacità, certo è una vita estrema.
Ma se vivi come Paolo, con gli occhi in avanti, fissi sul ritorno di Cristo, non è per niente estremo vivere come lui.
“mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio…” (2Pietro 3:12 LND)
“Per il resto, mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno, e non solo a me, ma anche a tutti quelli che hanno amato la sua apparizione.” (2Timoteo 4:8 LND)
Aspettando e desiderando il ritorno di Cristo come dice in Apocalisse.
“Colui che testimonia queste cose, dice: "Sì, vengo presto. Amen". Sì, vieni, Signore Gesù.” (Apocalisse 22:20 LND)
Quando viviamo così, viviamo per essere puri e con le mani piene. Vivremo volendo investire e guadagnare altri talenti (di frutto) per il nostro Signore. Vorremo vivere per il Signore oggi e tutti i giorni anche se siamo distrutti perché vediamo che abbiamo ancora porte aperte.
In Matteo 6:33 Gesù ci esorta
“Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte.” (Matteo 6:33 LND)
“… tutte queste cose vi saranno sopraggiunte”. Tutte le cose per cui di solito ci affatichiamo. Quando non ho forza o tempo per sacrificarmi per il Signore, di solito è perché io sto cercando di fare quello che “serve” fare.
I tuoi figli, che non hanno Cristo, notano che papà e mamma si fidano di Dio e vedono che Dio provvede tempo, forza e capacità per fare quello che sembrava impossibile fare? Vedono che per loro la cosa più importante è il regno di Dio e la Sua giustizia?
Imitiamo e viviamo come Paolo che si affaticava per il suo Signore e per gli altri.
Prego che sia una cosa visibile e che possiamo avere questo cuore per vivere con passione e impegno per la gloria di Dio, per il Suo regno e per il bene degli altri al punto da sacrificarci e vedere che nella nostra debolezza Dio ci sostiene.
Questa è una vita di sacrificio, però è anche la via per avere la vera e profonda gioia della salvezza. Paolo dice: siete la mia gioia e gloria al ritorno di Cristo.
Avrò grande gioia e gloria al ritorno di Cristo? Quello che realizziamo qua effettivamente non importa. Potremmo morire durante la notte e cosa importa di tutti i nostri lavori che non abbiamo potuto completare? Il frutto che Dio ha prodotto, o NON ha prodotto, tramite me, quello è importante.
Oh che Dio possa darci una visione per contare bene i nostri giorni. Ricordare che Cristo sta per ritornare e che ci troveremo davanti a Lui. Vogliamo trovarci davanti a Lui con gioia e gloria come Paolo. Vogliamo imitare Paolo come lui imitava Cristo.
Che Dio ci aiuti.