Il cuore dell'apostolo Paolo è il modello del cuore del vero pastore. Ma, in realtà, questo è anche il cuore che dovremmo avere tutti.
Cosa dice in 1 Corinzi 11:1?
“Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo.” (1Corinzi 11:1 LND)
Qua Paolo sta scrivendo ai Corinzi che non erano né apostoli, né pastori e anziani, né credenti maturi. Paolo scrive ai credenti di essere i suoi imitatori come lui lo è di Cristo.
Ora vogliamo considerare quello che Paolo dice di se stesso ai Tessalonicesi. Questo è il cuore che dovremmo avere se siamo veramente figli di Dio. Abbiamo ruoli diversi, ma la disposizione del nostro cuore dovrebbe essere uguale.
1 Tessalonicesi 2
1 Voi stessi infatti, fratelli, sapete che la nostra venuta fra voi non è stata vana. 2 Ma, dopo aver prima sofferto e aver ricevuto oltraggi a Filippi, come sapete, noi abbiamo avuto il coraggio nel nostro Dio di annunziarvi l’evangelo di Dio in mezzo a tante lotte.
Paolo dice che, “la nostra venuta fra voi non è stata vana”. Che cosa vuol dire “vana”? Inutile.
Riferito alla vita cristiana vuol dire una vita senza portare frutto. Una vita vana non è necessariamente una vita brutta. Può essere una bella vita con una bella famiglia agli occhi del mondo. Può comprendere tanti bei ricordi e tante belle vacanze. Ma può essere tutto vano, senza frutto che dura eternamente.
Genitori che trasmettono “la bella vita” ai figli, stanno provvedendo per una vita che ha vero valore o stanno trasmettendo un modo di riempire la vita con quello che è vano? Alla fine, stanno trasmettendo, magari con bellissimi ricordi, come vivere una vita egoistica, solo per loro stessi. I genitori concedono ai figli che vogliono fare danza o sport, di fare tutto. Tutto per loro. Questa è una vita vana e vuota. È una vita vergognosa davanti a Dio. È insegnare egoismo e trovare il tesoro sulla terra. Forse si considerano buoni credenti perché sono presenti al culto, ma trasmettono ai figli che vivere per sé stessi è la parte bella della vita.
Anche Paolo viaggiava molto. Che viaggi erano quelli di Paolo? A Paolo piaceva più il mare o la montagna? È andato al mare… ha fatto naufragio. Stava in alberghi a 4 stelle? Perché viaggiava? Per il regno di Dio. Paolo si era affaticato, ma portando frutto. Quindi, la sua vita non è stata vana.
Poi, Paolo parlava di tanta opposizione e “oltraggi a Filippi”. Quali oltraggi aveva ricevuto a Filippi? A Filippi Paolo e Sila sono stati frustati, e con la schiena piena di ferite per le frustate, sono stati messi in prigione con i piedi stretti nei ceppi . Un terremoto miracoloso ha aperto i ceppi e aperto la porte della prigione. Paolo non è scappato. È andato a casa del carceriere che aveva evangelizzato per evangelizzare tutta la sua famiglia e poi lo ha battezzato.
noi abbiamo avuto il coraggio nel nostro Dio di annunziarvi l’evangelo di Dio in mezzo a tante lotte.
“Coraggio nel nostro Dio” vuol dire che Paolo aveva timore. Doveva trovare coraggio nel suo Dio per andare avanti.
Paolo ha lasciato Filippi, pieno di ferite, per andare in un posto dove sapeva che ci potevano essere dei problemi. I Giudei di quel posto avevano istigato persone contro di lui. Infatti, quando è arrivato in quel posto, i nuovi credenti hanno dovuto mandarlo via per salvargli la vita.
Nonostante il costo, Paolo andava avanti a vivere per Dio. Lui non voleva una vita vana. Nonostante le sofferenze, non si arrendeva.
Tu, continui ad aiutare gli altri a trovare Cristo e a crescere in Cristo a tutti i costi?
Motivazione di Paolo, il suo cuore
Leggiamo ora i versetti 3 e 4 dove sentiamo più del cuore di Paolo.
3 La nostra esortazione infatti non è proceduta da inganno né da impurità, né è stata fatta con frode; 4 ma, come siamo stati approvati da Dio da esserci affidato l’evangelo, così parliamo non in modo da piacere agli uomini, ma a Dio che prova i nostri cuori.
Paolo non predicava per ricevere. Non si dava da fare per ricevere o per trarre qualche beneficio terreno, ma solo per DARE.
È stato approvato da Dio a predicare l’evangelo e l’ha fatto.
Dio ha affidato l’evangelo anche a noi. Noi siamo “la luce del mondo”. Siamo fedeli alla chiamata di andare a predicare ad ogni persona?
Paolo non parlava in modo da piacere agli uomini, ma a Dio che prova i nostri cuori.
Lui teneva sempre in mente che doveva rispondere a Dio. A lui non importava quello che dicevano gli uomini.
Viviamo anche noi per piacere a Dio, sapendo che dobbiamo rispondere a Lui, e che solo Lui può benedirci.
Modo in cui ha parlato e agito
Quello che NON ha fatto
Nei versetti 5 e 6 Paolo parla di come ha parlato e agito.
Prima parla di quello che NON ha fatto e poi, parla di quello che ha fatto.
5 Noi infatti non abbiamo mai fatto uso di parole di adulazione, come ben sapete, né di alcun pretesto di avidità; Dio ne è testimone. 6 E non abbiamo cercato gloria dagli uomini, né da voi, né da altri, pur potendo far valere la nostra autorità come apostoli di Cristo.
Paolo dice che non hanno MAI fatto uso di parole di adulazione, come ben sapete. Quanto desidero diventare così.
Che cos’è l'adulazione? Adulazione è quando una persona dice tante belle cose ad un’altra persona per spingerla a fargli fare qualcosa. Non sono parole dette di cuore, sono dette per ottenere qualcosa. È una lode eccessiva e falsa, fatta a qualcuno per interessi personali. È un modo di parlare per non offendere nessuno.
Paolo non parlava in questo modo. Ha sempre parlato in modo chiaro e diretto ai credenti. Non cercava di far credere loro di essere quello che non erano.
6 E non abbiamo cercato gloria dagli uomini, né da voi, né da altri, pur potendo far valere la nostra autorità come apostoli di Cristo.
Oh che il Signore possa darci questo cuore dove non desideriamo minimamente di essere visti bene agli occhi degli altri.
Oh che io possa essere fedele ed amare i credenti.
Quello che AVEVA, come ERA
7 Ma siamo stati mansueti fra voi, come una nutrice che alleva teneramente i suoi bambini. 8 Così, nel grande affetto che nutrivamo per voi, eravamo disposti di comunicarvi non solo l’evangelo di Dio, ma anche la nostra stessa vita, perché ci eravate divenuti cari. (1Tessalonicesi 2:7,8)
Che grande amore e che grande affetto Paolo aveva per i credenti. Questo non era un lavoro per Paolo. Lui era disposto non solo a comunicare loro l’evangelo, ma anche a dare la sua stessa vita. Li curava teneramente quando serviva.
Paolo era disposto a dare tutto, anche la propria vita. Questa era la sua passione perché amava i credenti.
E tu? Quanto sei pronto a dare? Quanto sei disposto a vivere per gli altri?
Oppure, dai solo, in base al bisogno, senza tener conto del prezzo, del sacrificio?
Come valuti? Come faceva Cristo? Che cos’è il vero amore?
Paolo era pronto non solo a predicare, ma a dare se stesso totalmente.
Ricorda a loro:
Paolo lo ricorda a loro, NON per avere gloria, ma per aiutarli a capire come amare.
9 Voi, fratelli, vi ricordate infatti della nostra fatica e travaglio, come lavorando giorno e notte per non essere di peso a nessuno di voi, abbiamo predicato tra voi l’evangelo di Dio. 10 Voi siete testimoni, e lo è anche Dio, come ci siamo comportati santamente, giustamente e senza biasimo verso di voi che credete. (1Tessalonicesi 2:9,10)
Prima, Paolo dice: “vi ricordate infatti della nostra fatica e travaglio”. Fatica e travaglio per gli altri, non per se stesso. Paolo si sacrificava per la crescita spirituale degli altri.
Noi viviamo così, al punto che il nostro impegno sia visibile? Paolo dice: “voi, fratelli, vi ricordate…” Gli altri vedono questo in te?
Paolo “lavorava giorno a notte”. Come ti impegni tu per il regno?
Poi, diceva di essersi comportato “santamente, giustamente e senza biasimo.”
Santamente riguarda la santità nei confronti di Dio. Riguarda quello che penso e quello che dico. Davanti a Dio cammina santamente.
Giustamente riguarda il modo di comportarsi con gli altri. Riguarda il comportarsi nel modo giusto in ogni rapporto.
Senza biasimo vuol dire essere senza colpa e senza accuse. Cioè, il mio cammino non lascia spazio a chi vorrebbe accusarmi di qualcosa.
Cadiamo. Pecchiamo. Ma quando cadiamo, riconosciamo il nostro peccato e lo confessiamo affinché non ci sia nulla per cui una persona possa gettare un’accusa contro di noi.
Paolo dice: “Voi siete testimoni di questo. Voi avete visto questo.”
Li sta esortando ad imitare lui, come lui imita Cristo.
Cura di un buon padre
Prima Paolo parlava di essere stato per loro come una nutrice e adesso parla di curarli come un padre.
11 E sapete anche che, come fa un padre con i suoi figli, noi abbiamo esortato, consolato e scongiurato ciascuno di voi, 12 a camminare in modo degno di Dio, che vi chiama al suo regno e gloria. (1Tessalonicesi 2:11,12)
Paolo aveva l’amore di un buon padre. Tu hai l’amore di un buon padre? Un buon padre si sacrifica totalmente per gli altri. Tu hai quell'amore per gli altri?
Come un buon padre li ha esortati, consolati, e scongiurati secondo il bisogno. Non serve sempre la stessa cura per ogni individuo. La cura varia in base al bisogno.
Esortare vuol dire spingere nella direzione giusta.
Consolare vuol dire stare accanto ad una persona scoraggiata o che cade nel peccato.
Scongiurare è una parola molto forte ed è un’azione ancora più forte che esortare.
Per che cosa li esortava e li scongiurava, Paolo? “A camminare in modo degno di Dio”.
Come viviamo? Come camminiamo? “Camminare” riguarda il nostro comportamento in tutto.
Non è riferito ad un comportamento parziale, dove ci consideriamo bravi e pensiamo di camminare bene perché andiamo in chiesa e facciamo qualche servizio. Non vuol dire vivere cercando di non peccare, ma vuol dire vivere totalmente per Dio.
“Camminare” riguarda la vita. Non si può dividere la vita e dire che una parte della vita appartiene a noi personalmente (è la mia vita personale), e un’altra appartiene alla famiglia ed ancora un’altra alla vita di chiesa. Paolo sta parlando della vita in senso assoluto. “Camminare” comprende ogni aspetto della vita.
Cosa vuol dire “in modo degno di Dio”? Dio è santo. Questo allora è un cammino, in assoluta santità.
Inoltre, Dio ha dato il Suo unigenito Figlio per noi. Che cos’è una vita degna di Dio? È un vita dove diamo quello che ci è più prezioso. Come ha vissuto Gesù Cristo, Dio incarnato? Si è dato completamente per gli altri, per i discepoli e poi, per il mondo.
Di nuovo, anche in questo, siamo esortati ad imitare Paolo come lui imita Cristo.
Ringraziamento a Dio per loro
A questo punto, Paolo aveva sentito di chi camminava bene e dice:
13 Anche per questo non cessiamo di rendere grazie a Dio perché, avendo ricevuto da noi la parola della predicazione di Dio, l’avete accolta non come parola di uomini, ma come è veramente, quale parola di Dio, che opera efficacemente in voi che credete. (1Tessalonicesi 2:13)
Paolo aveva sentito che camminavano bene e non cessava di rendere grazie a Dio per questo. Avevano ricevuto la parola di Dio come parola di Dio, non parola di uomini e questo aveva trasformato la loro vita.
Noi amiamo i credenti intorno a noi così tanto, al punto di non cessare di ringraziare Dio per il frutto che Lui ha portato nella loro vita? O siamo presi con le faccende e con le nostre cose?
Paolo ci è di esempio di cosa vuol dire avere a cuore il regno di Dio. “Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome. Venga il tuo regno.” Paolo prega e vede che le sue preghiere vengono adempiute. Le richieste del “Padre nostro” dovrebbero essere i desideri del nostro cuore, che poi ci spingono a pregare per queste cose. Così, se sentiamo che Dio è all’opera, ci darà grande gioia e possiamo anche noi dire che non cessiamo mai di ringraziare Dio per quello che sta facendo qua e là.
Imitiamo Paolo come lui imita Cristo in questo.
Poi, Paolo parla ancora della gioia che aveva vedendo il loro cammino.
14 Voi infatti, fratelli, siete diventati imitatori delle chiese di Dio che sono nella Giudea in Cristo Gesù, perché anche voi avete sofferto da parte dei vostri connazionali le medesime cose che essi hanno sofferto da parte dei Giudei, 15 i quali hanno ucciso il Signore Gesù e i loro profeti, e hanno perseguitato anche noi. Essi non piacciono a Dio e sono nemici a tutti gli uomini, 16 impedendoci di parlare ai gentili perché siano salvati, per colmare continuamente la misura dei loro peccati; or l’ira su di loro è arrivata al culmine. (1Tessalonicesi 2:14-16)
Quanto sarà terribile il giudizio di Dio contro chi ostacola la Sua l’opera.
Pensa a quello che Gesù dice negli Evangeli a Capernaum:
“E tu, o Capernaum, che sei stata innalzata fino al cielo, sarai abbassata fino all’inferno, perché se in Sodoma fossero state fatte le opere potenti compiute in te, essa esisterebbe ancora oggi.” (Matteo 11:23 LND)
Capernaum non aveva mai peccato quanto Sodoma e Gomorra. Perché il giorno del giudizio sarà più tollerabile per Sodoma che per Capernaum? Perché Capernaum aveva sentito la verità e non l’ha accolta. Perché non aveva scelto la luce che Dio ha fatto risplendere su di lei.
Noi abbiamo ricevuto tantissima luce. Cosa ne stiamo facendo con la luce che abbiamo ricevuto? Abbiamo più colpa se non viviamo in base alla luce che Dio ci ha dato.
Poi, Paolo dice dei Giudei:
Essi non piacciono a Dio e sono nemici a tutti gli uomini, 16 impedendoci di parlare ai gentili perché siano salvati, per colmare continuamente la misura dei loro peccati; or l’ira su di loro è arrivata al culmine.
Questo mi fa pensare a Matteo 18:6.
“Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse legata una macina d’asino al collo e che fosse sommerso nel fondo del mare.” (Matteo 18:6 LND)
Questo è un forte avvertimento per noi. Guai a noi se facciamo sviare una persona che crede in Gesù.
l’amore di Paolo per loro
Paolo parla ancora del suo cuore e del suo amore per loro e dove cercava la sua gioia.
17 Or noi, fratelli, privati di voi per un breve tempo, di persona ma non col cuore, ci siamo maggiormente preoccupati, spinti da un grande desiderio, di vedere il vostro volto. 18 Perciò abbiamo voluto, almeno io Paolo, non solo una ma ben due volte, venire da voi, ma Satana ce lo ha impedito. 19 Qual è infatti la nostra speranza, o gioia, o corona di gloria? Non siete proprio voi, davanti al Signor nostro Gesù Cristo alla sua venuta? 20 Voi siete infatti la nostra gloria e gioia.
Chi sarà la gioia di Paolo alla venuta di Cristo?
I credenti. Frutto della sua vita.
Cosa sarà la TUA gioia e gloria alla venuta di Cristo? SOLO il frutto eterno che la tua vita avrà portato.
Cosa vuol dire investire bene nei figli ed amarli veramente? Vuol dire spronarli a vivere per avere tanti piaceri? Oppure, incoraggiarli a vedere Dio operare tramite voi nella vita degli altri?
Amare veramente i figli (e gli altri) vuol dire aiutarli a capire che la vostra gioia è legata al frutto eterno che producete nella vita degli altri. Vuol dire avere una tale passione per Cristo e amore per gli altri che vi affaticate giorno e notte ringraziando Dio del continuo per il frutto che ha provveduto. Vuol dire impegnarsi del continuo e vivere con una grande gioia, che tante persone non conoscono, la gioia che è legata al frutto spirituale che la propria vita produce per mezzo di Cristo. Questo è amare i figli e gli altri.
Tu puoi avere una bella vita e raggiungere i tuoi traguardi. Puoi avere una bella famiglia con tanti bei ricordi. Ma quanto sarà terribile arrivare davanti a Cristo, con le mani quasi completamente vuote e poco da offrire a Lui. Questo ci priverà della gioia e della gloria che avremmo potuto avere per l’eternità.
Qual è il nostro cuore?
Nessuno di noi ha tanto tempo disponibile. Nessuno di noi ha tanto tempo libero. Quindi, avremo sempre scuse a portata di mano. Potremmo giustificare qualunque rifiuto di cogliere le occasioni (le porte) che Dio ci dà. Potremmo giustificare qualunque rifiuto ad utilizzare i nostri doni spirituali nella vita degli altri.
Ma, alla fine della vita, cosa presenteremo a Cristo? Quale scusa avremo davanti a Cristo per il fatto di aver portato poco frutto spirituale per Lui? Potremmo incolpare Cristo per i tanti impegni e per il poco tempo che ci ha dato per vivere per Lui? Potremmo accusare Cristo di non averci dato cose da fare per Lui? Come dire: se Cristo ci avesse dato di più, avremmo potuto fare di più. Potremmo dire tutto questo a Cristo il giorno di giudizio? Quale scuse avremo? Non diremo niente. Staremo tutti ritti davanti a Lui non dicendo assolutamente nulla.
Imitate me
“Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo.” (1Corinzi 11:1 LND)
Paolo avrebbe avuto mille scuse per non adoperarsi per Cristo a causa delle sue sofferenze, le sue ferite, i naufragi, l’essere stato lapidato, la sua fame, il suo timore, essere costretto a scappare per salvare la vita... Aveva bisogno di recuperare le forze, giusto? Paolo aveva le scuse più grandi di tutti noi, ma non usava nessuna delle sue possibili scuse. Perché non le ha usate? Per amore della gloria di Dio e per amore degli altri.
Quanto amore abbiamo per la gloria di Dio? Quanto il desiderio del nostro cuore è veramente quello che il nome di Dio sia santificato e il Suo regna venga e che la Sua volontà sia fatta? Quanto è grande il desiderio che ci consuma? Quanto amiamo gli altri? Quanto desideriamo portare frutto per il nostro Signore? E quanto ci dà gioia quando ci permette di vedere frutto nella vita degli altri, al punto che non cessiamo di ringraziare Dio?
Imitiamo Paolo come anche lui imitava Cristo.
Cresciamo insieme. Che Dio ci aiuti.