Introduzione
La vita cristiana è un cammino. In certi momenti il cammino è più facile, e in altri momenti è più difficile, e duro, e comprende sofferenza e afflizione. A volte il cammino è difficile a causa delle prove che Dio ci manda, altre volte è difficile perché c’è un combattimento dentro di noi, quando siamo tentati dai nostri peccati o quando siamo scoraggiati guardando a noi stessi. Altre volte, subiamo persecuzione per la nostra fede, e la persecuzione può essere più o meno forte.
Come possiamo perseverare anche quando tutto ci sembra difficile e pesante? Come possiamo spingerci ad andare avanti, anche quando tutto quello che vorremmo fare è lasciare tutto?
Oggi vogliamo considerare l’esortazione di Paolo a Timoteo, in un periodo in cui Timoteo aveva paura e si era tirato indietro dal compiere il suo ministero. Questa esortazione e incoraggiamento servono anche a noi, perché anche tu ed io, a volte, ci troviamo impauriti, o stanchi, o scoraggiati.
Contesto
In 2Timoteo, Paolo scrive a Timoteo come figlio nella fede, ed esorta Timoteo nel suo ministero. Timoteo aveva timore. Dio gli aveva dato il dono di poter predicare, ma non lo stava usando perché aveva timore della sofferenza che gli sarebbe arrivata predicando la verità. Allora, Paolo lo incoraggia e lo esorta a non temere ma a darsi da fare nel ministero. Lo sprona ad usare i doni che Dio gli aveva dato non vergognandosi di Cristo. Vi leggo l’esortazione di Paolo in 2Timoteo 1:6-8.
“6 Per questa ragione ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per l’imposizione delle mie mani. 7 Dio infatti non ci ha dato uno spirito di paura, ma di potenza, di amore e di disciplina. 8 Non vergognarti dunque della testimonianza del Signor nostro, né di me suo prigioniero, ma soffri anche tu con me per l’evangelo, secondo la potenza di Dio,” (2 Timoteo 1:6-8 LND)
Paolo ricorda a Timoteo di ravvivare il dono che era in Lui, cioè di predicare la verità non vergognandosi di Cristo.
Quanto possiamo vedere noi stessi in Timoteo. Noi tutti ci perdiamo d’animo. A volte abbiamo timore, o ci scoraggiamo, quando affrontiamo opposizione a causa di Cristo, per esempio quando facciamo scelte che onorano Dio ma che gli altri non approvano. Altre volte ci scoraggiamo vedendo il nostro stesso cuore e quanto ancora pecchiamo e siamo mancanti. Oppure possiamo anche non essere scoraggiati, ma piuttosto distratti dalle cose della vita, sia dalle faccende sia dalle cose del mondo che ci attraggono. E così perdiamo la prospettiva giusta.
Paolo incoraggia Timoteo a riprendere il cammino, e questo incoraggiamento è valido anche per noi. Quanto abbiamo bisogno di incoraggiamento!
Ricordati la risurrezione
Così, Paolo sprona Timoteo a tornare a darsi da fare per l’opera di Dio, essendo pronto ad affrontare la sofferenza, senza scappare. E incoraggia Timoteo, in 2Timoteo 2:8, con un incoraggiamento insolito, su cui voglio soffermarmi oggi. Ve lo leggo.
“8 Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risorto dai morti secondo il mio evangelo,” (2Timoteo 2:8 LND)
Paolo esorta Timoteo: RICORDATI che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risorto. Che verità potente! Che incoraggiamento potente! È una verità così grande e profonda che, per iniziare ad afferrarla, dobbiamo fermarci a considerare cosa significa.
Ricordati
Paolo inizia con: “Ricordati…”. In un periodo in cui Timoteo non stava bene, Paolo lo sprona a RICORDARE. Abbiamo bisogno di ricordare! Per grazia di Dio, anche noi qua, conosciamo tante verità. Abbiamo la Bibbia e buon insegnamento, ma quanto siamo propensi a dimenticare! Conoscere le verità, in sé, non ci aiuta se poi non le ricordiamo quando ci servono. Per questo Paolo incoraggia Timoteo a ricordare. Ricordare è fondamentale nella vita cristiana.
Gesù Cristo
Ma ricordare che cosa? Paolo dice: “Ricordati che Gesù Cristo…”.
Chi è Gesù Cristo? Gesù, il Cristo, è il nostro Signore e Salvatore. Egli è “Gesù” il Nazareno, pienamente uomo, ma è anche “il Cristo”, pienamente Dio, Dio incarnato, che doveva venire. Era in gloria alla presenza del Padre, ma si è fatto uomo ed è venuto nel mondo per noi. E la sua venuta era stabilita già prima della fondazione del mondo.
Della stirpe di Davide
Poi Paolo aggiunge: “Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide…”.
Ricordati di Gesù Cristo, della stirpe di Davide, che è il Cristo Figlio di Davide, cioè il Cristo preannunciato nei tempi passati e poi manifestato in carne.
Gesù, il Cristo, della stirpe di Davide, colui che era stabilito che andasse alla croce per pagare per i nostri peccati, ed è andato alla croce per i nostri peccati. Ha offerto sé stesso sulla croce, offrendo il sacrificio perfetto, che ha veramente pagato per tutti i nostri peccati.
È risorto dai morti
Allora, tenendo in mente chi è Gesù Cristo, Paolo aggiunge: “Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risorto dai morti…”.
Gesù Cristo, il nostro Signore, è morto sulla croce. Ma non è solo morto. Gesù Cristo è anche RISORTO vittorioso. Non è rimasto nella tomba. Se fosse rimasto nella tomba, che vittoria sarebbe stata? Ma il nostro Cristo è risorto! Il nostro Signore è vivente! Ha veramente vinto il peccato e la morte, poi è tornato al Padre in gloria, e ritornerà per stabilire il suo Regno. Gesù Cristo è risorto dai morti.
Secondo il mio evangelo
Poi Paolo aggiunge: “Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risorto dai morti secondo il mio evangelo,”
Gesù, il Cristo, il nostro Signore, è risorto dai morti, SECONDO l’evangelo che ci è stato predicato, che abbiamo creduto, e che noi stessi predichiamo. L’evangelo è la “buona notizia” che c’è salvezza dalla condanna eterna, e riconciliazione con Dio, per mezzo del sacrificio di Cristo che ha pagato per i peccati di chiunque si aggrappa a Lui per la salvezza.
Fratelli, L’evangelo non è una favola. Non è una bella storia, pensata bene, che ci fa stare tranquilli pensando alla morte. No, fratelli! L’evangelo è la verità! È la verità di Dio, confermata dalla risurrezione di Cristo. Quello che crediamo non è un’invenzione umana. L’evangelo che crediamo è la verità e la risurrezione di Cristo ce lo conferma. Se Cristo non fosse risorto, la nostra fede in Cristo sarebbe vuota. Sarebbe fede in un uomo morto duemila anni fa. Ma visto che Gesù Cristo È risorto, la nostra fede è in Colui che ha sconfitto il peccato e la morte. Perciò, l’evangelo che crediamo e predichiamo è vero e meraviglioso, è l’unica luce di speranza in un mondo di tenebre.
L’importanza di ricordare la risurrezione
Le verità della risurrezione di Cristo sono meravigliose. Spesso vediamo la risurrezione come secondaria rispetto al sacrificio di Cristo. Ma la risurrezione è una parte fondamentale di quello che Cristo ha fatto.
Però, fratelli, ricordate il contesto in cui ci troviamo. Paolo stava esortando Timoteo a non tirarsi indietro nel compito che Dio gli aveva dato, e lo incoraggia e lo sprona ad andare avanti, fedelmente, non temendo la sofferenza.
Perché Paolo, in questo discorso, sprona Timoteo a ricordare proprio la risurrezione di Cristo? Quale beneficio gli avrebbe dato? Un beneficio enorme, gigantesco. Un beneficio di cui abbiamo bisogno anche io e te.
La vita cristiana è un cammino, un passo alla volta, un giorno alla volta, verso l’eternità con Cristo. Ricordarci la risurrezione di Cristo è la chiave per non stancarci nel cammino, per non perderci d’animo e per non essere distratti e presi con le cose di questa vita. Ricordare la risurrezione è la chiave per poter vivere bene, tenendo in mente l’eternità e aspettando l’eternità.
La risurrezione è fondamentale
Pensate con me: quando pensiamo e parliamo di Gesù, tendiamo a pensare di più alla croce, oppure, alla risurrezione?
Di solito pensiamo molto più alla croce. Certamente, la croce è centrale nell’opera di Cristo. Senza la croce non ci sarebbe il pagamento per il peccato, e il nostro debito con Dio sarebbe ancora lì, sul nostro conto. Quindi, la croce è centrale, ma anche la risurrezione è centrale.
In Atti 1, notiamo il motivo per cui gli apostoli dovevano sostituire Giuda, che aveva tradito Gesù. Colui che avrebbe sostituito Giuda doveva essere un testimone specificamente della risurrezione. Vi leggo Atti 1:21-22.
“21 Bisogna, dunque, che tra gli uomini che sono stati in nostra compagnia per tutto il tempo in cui il Signor Gesù è andato e venuto tra noi, 22 cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui egli, tolto da noi, fu accolto in cielo, uno di questi diventi testimone con noi della sua risurrezione".” (Atti 1:15-22 LND)
Giuda doveva essere sostituito con un altro uomo che fosse un testimone della risurrezione di Cristo. Non bastava essere testimone della crocifissione, o testimone dei miracoli di Gesù. Doveva essere specificamente un testimone della Sua risurrezione. Questo ci mostra che la risurrezione è una parte fondamentale dell’opera di Cristo.
Testimonia che Gesù è il Figlio di Dio
La risurrezione di Cristo ci testimonia che Gesù è veramente il Figlio di Dio di cui parlavano le Scritture. In Romani 1:3-4 leggiamo:
“3 riguardo a suo Figlio, nato dal seme di Davide secondo la carne, 4 dichiarato Figlio di Dio in potenza, secondo lo Spirito di santità mediante la resurrezione dai morti: Gesù Cristo, nostro Signore,” (Romani 1:3-4 LND)
Se Gesù fosse solo morto non sarebbe stato molto diverso da qualche altro grande uomo o profeta. Ma la risurrezione ci dimostra che Gesù Cristo è veramente il Figlio di Dio, perché nessun altro uomo è mai risuscitato dai morti per conto Suo. Gesù ha risuscitato alcuni. Ma nessuno è mai risuscitato per conto Suo. Solo Dio ha potere sulla morte. Solo Gesù, il Figlio di Dio, che è pienamente Dio, poteva deporre la sua vita e riprenderla di nuovo, dimostrando così di essere veramente Dio in potenza.
È centrale nell’opera di Cristo
In Filippesi 3 Paolo parla di come tutti i suoi “meriti” apparenti che aveva essendo religioso, li considerava una perdita di fronte all’eccellenza di conoscere Cristo, e nei vv7-11 menziona specificamente il conoscere “la potenza della sua risurrezione”. Ve lo leggo.
“7 Ma le cose che mi erano guadagno, quelle ho ritenute una perdita a causa di Cristo. 8 Anzi, ritengo anche tutte queste cose essere una perdita di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho perso tutte queste cose e le ritengo come tanta spazzatura per guadagnare Cristo, 9 e per essere trovato in lui, avendo non già la mia giustizia che deriva dalla legge, ma quella che deriva dalla fede di Cristo: la giustizia che proviene da Dio mediante la fede, 10 per conoscere lui, Cristo, la potenza della sua risurrezione e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme alla sua morte, 11 se in qualche modo possa giungere alla risurrezione dai morti” (Filippesi 3:7-11 LND)
Conoscere Cristo vale più di qualunque altra cosa, e comprende conoscere la potenza della sua risurrezione. Paolo menziona, specificamente, proprio conoscere la potenza della risurrezione di Cristo, perché la risurrezione è centrale nell’opera di Cristo.
Ci dà una viva speranza
In 1Pietro 1:3, Pietro inizia la sua epistola parlando di come Dio, nella sua grande misericordia, ci ha rigenerati a una viva speranza. Notate che anche lui parla specificamente della risurrezione di Cristo. Ve lo leggo.
“3 Benedetto sia il Dio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il quale nella sua grande misericordia ci ha rigenerati a una viva speranza per mezzo della risurrezione di Gesù Cristo dai morti,” (1Pietro 1:3 LND)
Notate che Pietro non dice che Dio ci ha rigenerati a una viva speranza per mezzo del sacrificio di Cristo. Piuttosto, dice: per mezzo della RISURREZIONE di Gesù Cristo dai morti. Il sacrificio era indispensabile, ma il sacrificio senza la risurrezione non sarebbe stato sufficiente. Serviva la risurrezione per testimoniare chiaramente che Cristo ha veramente pagato per i nostri peccati. Infatti, la risurrezione testimonia che Dio ha accettato il sacrificio di Cristo. Solo così, con la risurrezione che dimostra che Dio ha accettato il sacrificio di Cristo, possiamo avere una viva speranza. Altrimenti, la nostra speranza sarebbe morta.
Più avanti, in 1Pietro 3:21, Pietro dice che siamo stati salvati mediante la risurrezione di Cristo. Ve lo leggo.
“21 … [Dio] che ora salva anche noi mediante la risurrezione di Gesù Cristo,” (1Pietro 3:21 LND)
Dio ci ha salvati mediante la risurrezione nel senso che la risurrezione completa l’opera di Cristo per la salvezza. Cristo ha sofferto sulla croce per i nostri peccati. Ha subito l’ira di Dio a causa dei nostri peccati. È morto, ma doveva anche risuscitare per dimostrare che quel sacrificio è valido e pienamente accettato da Dio. La risurrezione ci mostra che c’è vera salvezza per mezzo dell’opera di Cristo.
La risurrezione è centrale
Questi sono solo pochi esempi di brani in cui vediamo quanto la risurrezione di Cristo è centrale nella salvezza.
Prego che abbiamo visto un po’ di più di quanto la risurrezione è importante e centrale. Di natura, tendiamo a ricordare i comandamenti di Dio. Oppure riempiamo i nostri pensieri pensando alle difficoltà che dobbiamo affrontare. Pensiamo alle prove. A volte pensiamo al sacrificio di Cristo. Ma quanto è importante che pensiamo anche alla risurrezione! La croce è il sacrificio, la risurrezione è la prova che Dio ha accettato il sacrificio. La risurrezione è la vittoria su Satana e sui principati.
Gesù Cristo è morto e risuscitato, e noi che siamo suoi figli siamo morti e risuscitati con lui. Leggiamo di questo in Colossesi 2:8-15. È un brano con delle verità preziose. Leggo da Colossesi 2:8.
“8 Guardate che nessuno vi faccia sua preda con la filosofia e con vano inganno, secondo la tradizione degli uomini, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo, 9 poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità.
Gesù Cristo è veramente e pienamente Dio. Non importa quello che dicono gli uomini di Lui. Gesù è Dio.
10 E voi siete stati ripieni in lui, essendo egli il capo di ogni principato e potestà, 11 nel quale siete anche stati circoncisi di una circoncisione, fatta senza mano d’uomo, nello spogliamento del corpo dei peccati della carne, nella circoncisione di Cristo: 12 essendo stati sepolti con lui nel battesimo, in lui siete anche stati insieme risuscitati, mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti.
Noi che siamo in Cristo, figli di Dio, siamo morti e risuscitati con Cristo. E questo mediante la fede nella potenza di Dio, che ha veramente risuscitato Cristo dai morti. Avendo fede in Dio che ha veramente risuscitato Cristo dai morti, siamo morti con Lui e risuscitati come nuove creature.
13 E con lui Dio ha vivificato voi, che eravate morti nei peccati e nell’incirconcisione della vostra carne, perdonandovi tutti i peccati. 14 Egli ha annientato il documento fatto di ordinamenti, che era contro di noi e che ci era nemico, e l’ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce; 15 avendo quindi spogliato i principati e le potestà ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro in lui.” (Colossesi 2:8-15 LND)
Eravamo morti nei nostri peccati, e perciò eravamo senza speranza. Ma con Cristo siamo stati vivificati, perché in Cristo abbiamo ottenuto il perdono per i nostri peccati. Eravamo schiavi sotto la legge, perché non saremmo mai potuti arrivare a Dio tramite l’ubbidienza alla legge. Ma in Cristo, la legge che ci teneva schiavi è stata inchiodata alla croce e annientata, perché Cristo stesso ha adempiuto perfettamente la legge, al posto nostro.
Non solo, ma dice anche che Cristo ha trionfato sui principati e sulle potestà. Cristo ha avuto vittoria su Satana, sul peccato e sulla morte. Satana vuole distruggere il Regno di Dio. Non vuole che siamo riconciliati con Dio. Ma Cristo, risuscitando dai morti, ha vinto Satana e ci ha aperto la porta per avere perdono per i nostri peccati e riconciliazione con Dio. Lode a Dio per questo!
Infatti, mediante la morte e la risurrezione di Cristo, il nostro debito di peccato che avevamo con Dio, e che ci condannava, è stato pagato.
In Giovanni 19:30 leggiamo le parole di Gesù mentre era sulla croce, dopo aver subito l’ira di Dio.
“30 Quando Gesù ebbe preso l’aceto, disse: "È compiuto". E, chinato il capo, rese lo spirito.” (Giovanni 19:30 LND)
Gesù ha dichiarato: “È compiuto!”, che vuol dire: “È pagato! Il debito è saldato”. La risurrezione ci dimostra che è veramente così, ci dimostra che la croce ha veramente compiuto l’opera di Dio.
Una garanzia per noi
La risurrezione di Cristo è preziosa per noi anche perché è la garanzia che anche noi saremo risuscitati. Leggiamo di questo in 1Corinzi 15:12-23. Paolo sta parlando della risurrezione dei morti e sta mostrando che c’è la risurrezione. Leggo dal v12.
“12 Ora, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come mai alcuni di voi dicono che non c’è la risurrezione dei morti? 13 Se dunque non c’è la risurrezione dei morti, neppure Cristo è risuscitato. 14 Ma se Cristo non è risuscitato, è dunque vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede. 15 Inoltre noi ci troveremo ad essere falsi testimoni di Dio, poiché abbiamo testimoniato di Dio, che egli ha risuscitato Cristo, mentre non l’avrebbe risuscitato, se veramente i morti non risuscitano.
L’evangelo, e la nostra fede, si fondano sul fatto che Gesù è veramente risuscitato. Se Cristo non fosse risuscitato, l’evangelo sarebbe vano e anche la nostra fede. Sarebbe una fede vuota. Sarebbe fede nell’opera di un uomo morto.
Paolo spiega di più e dice:
16 Se infatti i morti non risuscitano, neppure Cristo è stato risuscitato. 17 Ma se Cristo non è stato risuscitato, vana è la vostra fede; voi siete ancora nei vostri peccati, 18 e anche quelli che dormono in Cristo sono perduti.
Se fosse vero che non c’è la risurrezione dei morti, allora neppure Cristo è risuscitato. Ma a quel punto, se le cose stanno veramente così, la nostra fede è tutta vana. Stiamo credendo e sperando in un uomo morto duemila anni fa, che non avrebbe veramente pagato per i nostri peccati. Grazie a Dio NON è così! Andiamo avanti dal v19.
19 Se noi speriamo in Cristo in questa vita soltanto, noi siamo i più miserabili di tutti gli uomini. 20 Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, ed è la primizia di coloro che dormono. 21 Infatti, siccome per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. 22 Perché, come tutti muoiono in Adamo, così tutti saranno vivificati in Cristo, 23 ma ciascuno nel proprio ordine: Cristo la primizia, poi coloro che sono di Cristo alla sua venuta.” (1Corinzi 15:12-23 LND)
Sperare in Cristo soltanto in questa vita, come se non ci fosse l’eternità dopo, ci rende miserabili. Vivere la vita cristiana solo in questa vita, se non ci fosse la risurrezione e l’eternità davanti, sarebbe solo miserabile. La vita cristiana è tutta vivere pensando in avanti, all’eternità.
Grazie a Dio, Cristo è risorto! E come in Adamo il peccato è entrato nel mondo, e con il peccato la morte, così in Cristo è venuta la risurrezione dei morti.
Perciò, visto che c’è la risurrezione, visto che Cristo è risuscitato, allora, la risurrezione di Cristo è la garanzia per noi che anche noi saremo risuscitati e che staremo con Lui per l’eternità. Tutto quello che crediamo della vita e dell’eternità si fonda sulla risurrezione di Cristo. Quanto è preziosa la risurrezione di Cristo!
Vivere ricordando
Paolo esortava Timoteo ad impegnarsi nel ministero, non ritirandosi a causa della sofferenza. Ed esortava Timoteo a RICORDARSI della risurrezione di Cristo. Anche noi, oggi, abbiamo bisogno di questa esortazione.
Ci serve ricordare la risurrezione di Cristo. Ricordare la risurrezione ci aiuta a tenere in mente che questa vita passerà. Le cose belle passeranno. Le prove e le difficoltà passeranno. La fatica passerà e le lacrime passeranno. Tutto passerà, e avremo l’eternità davanti, nella presenza di Dio.
Ricordare la risurrezione ci aiuta a tenere in mente che siamo stati salvati a caro prezzo, e perciò è giusto che viviamo la vita non per noi stessi, non per godere la vita su questa terra, ma piuttosto che viviamo per il nostro Signore, per portare frutto per il Suo Regno. Dio ci ha salvati a caro prezzo, per mezzo della morte e risurrezione del suo Figlio. Allora, come non vivremo per Lui?
Teniamo in mente l’eternità. Aspettiamo il ritorno di Cristo. Viviamo per il Regno di Dio. Paolo, in 2Timoteo 2:11-13 ci esorta nel cammino dicendo:
“11 Questa parola è fedele, perché se siamo morti con lui, con lui pure vivremo; 12 se perseveriamo, regneremo pure con lui; se lo rinneghiamo, egli pure ci rinnegherà. 13 Se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché egli non può rinnegare se stesso.” (2Timoteo 2:1-13 LND)
Fratelli, perseveriamo nel cammino, anche se è duro, anche se ci porta afflizione e sofferenza. Perseveriamo nel cammino. Affatichiamoci per il Regno di Dio. Non viviamo per quello che passa. Non edifichiamo quello che dura in questa vita soltanto. Edifichiamo quello che dura per l’eternità. Investiamo nel Regno di Dio, diamoci da fare, senza stancarci, per edificare i nostri fratelli e sorelle. Raggiungiamo i perduti con l’evangelo. Non stanchiamoci di fare del bene, perché se non ci stanchiamo, ne raccoglieremo i frutti. E così avremo tanto frutto da presentare al nostro Signore, per la sua gloria, quando lo vedremo.
A volte ci sembra tutto vano. A volte vediamo solo fatica e dolori seguendo Cristo. A volte vorremmo lasciare tutto. Ma non è tutto vano. Non guardiamo solo ad oggi. Teniamo gli occhi in avanti. Teniamo in mente la meta. Aggrappiamoci a Cristo, giorno per giorno, fino a quando lo vedremo. Soprattutto RICORDIAMOCI che Gesù Cristo, il nostro Signore, è risorto dai morti.