Introduzione
Cos’è la vita cristiana? Non è una religione. Non è un credo. Non è una serie di regole da seguire nella speranza di arrivare a Dio. Non è neanche andare in chiesa la daomenica, e poi vivere come vuoi il resto della settimana.
La vera vita cristiana è un cammino di fede, che è iniziato per l’opera di grazia di Dio, e che continua per la grazia di Dio. La vera vita cristiana è avere un rapporto con Cristo, giorno per giorno, che si manifesta anche nel modo in cui viviamo, giorno per giorno.
Stiamo studiando l’epistola di Paolo a Tito, e oggi, con l’aiuto di Dio, vogliamo iniziare a studiare il capitolo 2. In questo brano Paolo ci parla, in modo molto pratico, della vita cristiana.
Contesto
Prima di iniziare a guardare Tito 2 è importante che teniamo in mente il contesto del discorso di Paolo. Nell’ultimo sermone abbiamo finito di studiare Tito 1 in cui Paolo ha parlato delle qualifiche che devono avere gli anziani di chiesa. Se vi ricordate, abbiamo letto anche dei compiti che spettano agli anziani di chiesa. Vi rileggo Tito 1: 9.
“9 che ritenga fermamente la fedele parola secondo l’insegnamento, per essere in grado di esortare nella sana dottrina e di convincere quelli che contraddicono.” (Tito 1:9 LND)
Un compito degli anziani di chiesa è di esortare nella “sana dottrina”. Gli anziani, e solo gli anziani, hanno anche il compito di riprendere e mettere a tacere quelli che contraddicono, quelli che predicano false dottrine e comandamenti di uomini, che non sono da Dio. Sempre in Tito 1, Paolo comanda a Tito di riprendere severamente quelli che camminavano nella carne, affinché fossero sani nella fede.
È fondamentale che ogni vero credente sia sano nel suo cammino. Dall’altro lato, però, in base a queste esortazioni è chiaro che è possibile NON essere sani, ma piuttosto malati nel cammino.
Come stai tu, spiritualmente? Come va il tuo cammino? È importante che ci fermiamo a valutare come stiamo andando.
La sana dottrina
In Tito 1, Paolo aveva mostrato la malvagità di questi falsi insegnanti che insegnavano false dottrine. Quelle false dottrine non portavano buon frutto, anzi, allontanavano da Dio. Ma in Tito 2 Paolo esorta Tito a parlare di quello che, piuttosto, è conforme alla sana dottrina. Così, Paolo spiega a Tito cos’è conforme alla sana dottrina. Inizio leggendo il v1.
“1 Ma tu parla di cose che siano conformi alla sana dottrina:” (Tito 2:1 LND)
Qui Paolo fa una netta distinzione fra la falsa dottrina e la sana dottrina. La falsa dottrina era quello che quegli uomini malvagi insegnavano, contraddicendo la verità di Dio.
La sana dottrina, invece, è la dottrina buona e da Dio. Quello che leggeremo nei prossimi versetti sono esempi di sana dottrina, e vedremo che riguarda proprio il cammino quotidiano di ogni vero credente. La sana dottrina non è conoscenza intellettuale, piuttosto, la sana dottrina arriva al pratico e riguarda proprio come camminiamo nella vita cristiana, giorno per giorno.
Infatti, è interessante notare che nel v1 Paolo parla di “sana dottrina”, ma poi nel v3 parla di “comportamento conveniente a persone sante”, quindi non è dottrina da conoscere intellettualmente, ma proprio un cammino pratico e quotidiano del credente.
Paolo qua incarica Tito a parlare di quello che è conforme, cioè è allineato, alla sana dottrina. Cos’è conforme alla sana dottrina? In questo brano che studieremo oggi troviamo una descrizione di come deve essre il cammino di cinque categorie di persone: gli uomini anziani, le donne anziane, le donne giovani, gli uomini giovani e i servi. Però, quello che Paolo menziona per ciascuna categoria di persone non riguarda solo quelle persone. Quando Paolo parla degli uomini anziani non vuol dire che quello che dice non riguarda anche i giovani, anzi. Per ciascuna categoria di persone Paolo ci mostra come deve essere il cammino di queste persone, e questo non si limita a quelle persone. Quindi, quello che stiamo per vedere oggi è utile e importante per ciascuno di noi.
Non solo Paolo parla di come deve essere la vita di ciascuna di queste persone, ma vedremo anche che, più volte, dopo aver spiegato come vivere, Paolo aggiunge un “affinché” e ci mostra qual è il motivo per cui ciascuno dovrebbe camminare in quel modo. È importante che teniamo in mente il motivo per cui dobbiamo camminare in un certo modo, e cosa succede quando non camminiamo così.
Quindi, mentre studiamo questo elenco invito ciascuno a valutare la propria vita. Mentre consideriamo come dobbiamo camminare in vari campi della vita, invito ciascuno a chiedersi: sto camminando così, secondo la sana dottrina? Come va il mio cammino in questo campo?
Ma questo non è un esame da fare oggi, durante il sermone. Questo è un esame da fare soprattutto nei prossimi giorni, e nelle prossime settimane, e per tutta la vita. E se trovi che in qualche campo della vita non stai camminando secondo la sana dottrina, la soluzione non è di piangerti addosso. Piuttosto, la soluzione è di riconoscere il tuo peccato e ravvederti, confessare il tuo peccato e con l’aiuto di Dio avere un cammino sempre più di santità davanti a Dio.
Allora, consideriamo questo elenco che Paolo ci dà.
Gli uomini anziani
Paolo comincia parlando della prima categoria di persone: gli “uomini anziani”. In questo brano la parola usata per “uomini anziani” vuol dire “uomini vecchi”, quindi, sta parlando di chi è avanti nell’età e non necessariamente degli anziani di chiesa.
Paolo descrive il carattere e la vita degli uomini più vecchi, e dice:
“2 gli uomini anziani siano sobri, dignitosi, padroni di sé, sani nella fede, nell’amore, nella pazienza.” (Tito 2:2 LND)
Gli uomini anziani, cioè quelli che sono più avanti nell’età, devono avere queste qualità.
Sobri
Gli uomini anziani devono essere sobri, cioè sono vigilanti, prudenti, e si auto-controllano. Non si lasciano andare, non danno spazio alla carne, in ogni campo della vita. Di conseguenza, tutto quello che fanno lo fanno per la gloria di Dio, e non vivendo per sé stessi dando spazio alla carne.
Dignitosi
Gli uomini anziani devono essere anche dignitosi. Cioè, devono essere onorevoli, ovvero degni di essere onorati, degni di essere stimati. Gli altri, soprattutto i giovani, dovrebbero poter guardare agli uomini più vecchi e vederli come esempi buoni, da seguire. Gli anziani dovrebbero avere una vita e un carattere che gli altri intorno a loro vogliono onorare e imitare.
Padroni di sé
Poi, gli uomini anziani devono essere padroni di sé. Questo vuol dire che hanno controllo su sé stessi. Non si lasciano andare, non si lasciano trasportare dalle emozioni o dalle circostanze, o dai desideri della carne. Piuttosto, hanno controllo su sé stessi, in ogni campo della vita. Nella vecchiaia è facile lasciarsi andare e dare spazio alla carne, ma l’anziano che è un uomo di Dio non vive così.
Sani nella fede, amore, pazienza
Poi Paolo menziona tre campi in cui gli uomini anziani devono essere sani: una fede sana, un amore sano, e pazienza sana. Il contrario di essere sani è essere malati. Quando un corpo è malato vuol dire che c’è qualche problema e non sta più funzionando bene. Il fatto che abbiamo questa esortazione nella Parola di Dio ad essere sani in questi campi ci fa capire che è possibile NON essere sani nella fede, nell’amore e nella pazienza. Consideriamo cosa vuol dire essere sani in ciascuno di questi campi.
Sani nella fede
Cosa vuole Dio da noi? Fede. Dio non vuole opere, né sacrifici, né ubbidienza. Dio vuole che abbiamo FEDE in Lui. Il resto viene di conseguenza. Essere sano nella fede è centrale nella vita di ogni vero credente.
Essere sani nella fede vuol dire avere una fede vera, genuina, che porta buon frutto. E questa fede, come è chiaro dalla Parola di Dio, è una fede che si manifesta anche con le buone opere. La vera fede produce sempre opere. Se uno dice di essere credente, ma non ci sono buone opere nella sua vita, è un bruttissimo segno che, come minimo, sta camminando lontana da Dio.
Allora, ti chiedo: come va il tuo cammino?
Sani nell’amore
Poi, consideriamo l’essere sani nell’amore. Essere sani nell’amore vuol dire avere un amore puro, buono, santo. È un amore genuino, non con doppi scopi, non per ottenere qualcosa o per cercare di soddisfare il cuore. Il vero amore sano, puro, è un vero impegno, anche al punto di sacrificarsi, per il vero bene eterno di chi riceve l’amore. Tante persone, la maggioranza delle persone, non hanno un amore così. La maggioranza delle persone ha un amore malato. Dicono di amare, ma non è vero amore, perché è per ottenere qualcosa per sé. Per esempio, può essere per ottenere l’approvazione degli altri, oppure può essere per vedersi bene in sé stessi. Può essere anche per cercare di soddisfare un vuoto nel cuore che dovrebbe essere riempito con Dio, e in certi casi anche con altri rapporti. Per esempio, pensate ad una mamma che dice di amare i suoi figli, ma in realtà ha un attaccamento non sano ai suoi figli. Spesso, questo è solo un sintomo di un problema più profondo, e cioè che il matrimonio ha grossi problemi. Oppure, un altro esempio. Pensate ad un marito che “ama” la moglie, ma lo fa per essere visto bene dagli altri. Non è vero amore. Pensando specificamente a questo brano, parlando degli uomini anziani, spesso, loro possono amare i nipoti, o i bambini in genere, ma per riempire un vuoto che hanno dentro di sé. Quindi “amano” con un amore non sano, a volte viziano, cercando di sentirsi amati e apprezzati. Ci sono molti modi in cui possiamo avere un amore non sano. Il tuo amore è sano?
Sani nella pazienza
Il terzo aspetto che Paolo menziona è che gli uomini anziani devono essere sani nella pazienza. Questo riguarda, in grande, il cammino cristiano. La parola “pazienza” qui è la parola anche per “perseveranza”. Gli uomini anziani che sono uomini di Dio perseverano nel cammino, tanto più che si avvicinano al traguardo di stare con Cristo. Così, non si lasciano andare al peccato, e non danno spazio alla carne in alcun campo della vita. Piuttosto, perseverano nel cammino, fino alla fine.
Fratelli e sorelle, è facile stancarci nel cammino. Non stanchiamoci, perseveriamo fino alla fine, perché Dio è con noi.
Le donne anziane
Abbiamo visto quello che riguarda gli uomini anziani. Adesso Paolo parla della seconda categoria di persone: le donne anziane. Leggo il v3.
“3 Parimenti le donne anziane abbiano un comportamento conveniente a persone sante, non siano calunniatrici, non schiave di molto vino, ma maestre nel bene,” (Tito 2:3 LND)
Comportamento conveniente a persone sante
La prima cosa che Paolo menziona è che le donne anziane abbiano un comportamento conveniente a persone sante. Ma questo si applica a ciascuno di noi.
Ciascuno di noi che ha Cristo è un santo di Dio. Ancora cadiamo, ma davanti a Dio siamo chiamati santi, e perciò, ciascuno di noi deve avere un comportamento conveniente, cioè adatto, a persone sante. Il comportamento di ciascuno di noi deve essere quello di persone sante, non di peccatori. Paolo qua ci sta spiegando qual è il comportamento di varie categorie di persone, ma per ciascuna categoria quello che leggiamo è il comportamento conveniente a persone sante. Quale comportamento hai tu?
Per quanto riguarda le donne anziane vediamo due aspetti specifici di come devono comportarsi.
Non calunniatrici
Per primo, non devono essere calunniatrici. Calunniare significa spargere appositamente false accuse contro altri. Le vere donne di Dio non calunniano. Piuttosto, parlano solo con verità, con timore di Dio, per il fare il bene ed edificare con le loro parole.
Non schiave di molto vino:
Il secondo aspetto che vediamo è che non devono essere schiave di molto vino. Il vino, l’alcool, crea dipendenza. Paolo menziona specificamente che una donna anziana non dovrebbe essere schiava di molto vino. Non sta dicendo che per altri va bene essere schiavi dell’alcol, piuttosto, Paolo sta proprio specificando chiaramente che per le donne anziane non va bene. Una donna anziana, che ha meno da fare di una giovane mamma, potrebbe essere tentata a bere.
Maestre nel bene
Poi Paolo parla di un ruolo che hanno le donne anziane e dichiara che devono essere maestre nel bene, e aggiunge con quale scopo. Leggo dalla fine del v3.
“… ma maestre nel bene, 4 per insegnare alle giovani ad amare i loro mariti, ad amare i loro figli, 5 a essere assennate, caste, dedite ai lavori di casa, buone, sottomesse ai propri mariti, affinché la parola di Dio non sia bestemmiata.” (Tito 2:4-5 LND)
Dio ha dato alle donne più vecchie il ruolo di essere maestre per le giovani donne. Ovviamente, per poter essere maestre nel bene, devono loro stesse per prime camminare nel bene.
Paolo fa un elenco di quali sono le cose che le donne anziane devono insegnare alle giovani. Allora, consideriamo questo elenco. Notiamo che non sono cose che si insegnano in un incontro formale. Non sono studi biblici. Piuttosto, riguardano la vita pratica. Sono cose che una donna più vecchia insegnerebbe ad una giovane passando tempo in casa con lei.
Cosa devono insegnare le donne anziane alle giovani?
Amare i loro mariti
Le donne anziane devono insegnare alle giovani ad amare i loro mariti. Di natura penseremmo che sia automatico per una moglie amare suo marito. Ma sappiamo che non è così. E lo stesso vale per il marito verso la moglie. Se fosse automatico, non servirebbe questo insegnamento. Amare il marito non è automatico, così come non è automatico capire come amare, in modo pratico. Per questo Dio ha stabilito che le donne più anziane, che sono donne di Dio, che hanno esperienza, saggezza e timore di Dio, siano loro ad insegnare alle giovani il vero amore.
Amare i loro figli
Poi, devono insegnare alle giovani ad amare i figli. Veramente amare i figli non è un sentimento. Vuol dire impegnarsi per il vero bene dei figli anche quando è difficile e la carne non vuole, e anche quando non ci sono i sentimenti. È un impegno quotidiano, ed è una fatica. Per amare bisogna saper discernere il cuore dei figli. Serve saggezza per capire quali sono i bisogni, soprattutto i bisogni di cuore. Serve saggezza per capire come curare i figli in base ai principi di Dio.
Le donne anziane che sono donne di Dio, nel piano di Dio, hanno esperienza e saggezza per insegnare alle giovani ad amare i loro figli. E quanto è importante e necessario questo ruolo!
Essere assennate
Non solo le donne anziane devono insegnare ad amare, ma anche ad essere assennate. Essere assennato vuol dire avere buon senno, che vuol dire avere vera saggezza da Dio. Per poter insegnare ad essere assennate, le donne anziane devono loro stesse essere un esempio in questo.
Chi è assennato, per forza, sarà anche sobrio, mite, ponderato. Non è naturale che una giovane donna sia così, perciò, le donne anziane passano tempo con loro, aiutandole a vivere così.
Caste
Poi, le donne anziane devono insegnare alle giovani ad essere caste. Essere caste vuol dire essere pure, e riguarda la purezza nelle azioni, nei pensieri e nelle parole. Comprende essere pure nel modo di vestirsi, e nel modo di comportarsi. La vera castità per una donna è il contrario di quello che insegna la società in cui viviamo.
Dedite ai lavori di casa
Poi Paolo aggiunge che le donne anziane devono insegnare alle giovani ad essere dedite ai lavori di casa. Un’altra traduzione sarebbe essere “guardiane della casa”. Questo implica che le donne dovrebbero stare a casa e non lavorare al di fuori. Ma non riguarda solo dove stanno. Piuttosto, questo riguarda anche il cuore con cui curano e gestiscono la casa. Dio ha stabilito questo ordine. Una donna di Dio dovrebbe gestire la casa e la famiglia, mentre il marito è fuori, e dovrebbe farlo con ordine, per la gloria di Dio. Questo è il piano di Dio per la famiglia, e chi segue il piano di Dio avrà una famiglia benedetta. Tristemente tanti, anche credenti, non seguono il piano di Dio, e subiscono le brutte conseguenze delle loro scelte.
Buone
Un’altra cosa che le donne anziane devono insegnare alle giovane è di essere buone. Essere buone comprende essere buone nel carattere, nelle azioni, nelle parole. Una donna di Dio dimostra bontà nella sua vita e così rispecchia il cuore di Cristo.
sottomesse ai propri mariti
L’ultima cosa che Paolo menziona è che le donne anziane insegnino alle giovani ad essere sottomesse ai propri mariti. Essere sottomesse vuol dire che rispettano e onorano l’ordine stabilito da Dio in cui il marito è capo della moglie e capo della famiglia. Perciò, accettando di cuore l’ordine stabilito da Dio, una donna che è una donna di Dio si sottomette di cuore a suo marito. Dall’altro lato, però, il marito non deve comandare. Il ruolo del marito non è di comandare, ma di essere una vera guida. In realtà, in famiglia dovrebbe esserci una tale unità che la sottomissione è veramente rara, per casi particolari, perché nel resto delle situazioni si arriva ad avere vera unità.
In Genesi 3 Dio ha predetto che il cuore della donna sarebbe stato di voler dominare su suo marito, e lo è. Non solo per i non credenti, ma anche fra credenti, è una forte tendenza carnale per le donne di voler dominare. Ma una vera donna di Dio non domina, piuttosto, si sottomette a suo marito, o se non ha marito, si sottomette all’uomo che Dio ha messo nella sua vita come guida. Questo rispecchia il cuore che noi, che siamo la sposa di Cristo, dobbiamo avere verso il nostro Signore.
Questo è l’ordine perfetto che Dio ha stabilito, e se tu hai qualche problema con questo ordine, hai un problema con Dio.
Affinché
Alla fine dell’elenco per le donne anziane e giovani, Paolo aggiunge un “affinché”. Perché le donne anziane dovrebbero insegnare queste cose alle giovani? Leggo la fine del v5.
“… affinché la parola di Dio non sia bestemmiata.” (Tito 2:5 LND)
Le donne anziane devono vivere in questo modo, e insegnare alle giovani a vivere così, affinché la Parola di Dio non sia bestemmiata. Che la parola di Dio sia bestemmiata vuol dire che viene disprezzata, insultata. Qua c’è un buon principio che vale per ciascuno di noi.
Quando non viviamo il ruolo che Dio ci ha assegnato e non camminiamo nelle sue vie in quei ruoli, questo fa si che la parola di Dio sia bestemmiata. Quelli che stanno intorno a noi osservano la nostra vita, sanno che siamo credenti, e vedendo il modo in cui camminiamo possono o, da un lato, onorare Dio e la sua Parola, oppure, dall’altro lato, bestemmiare la parola di Dio disprezzandola. Cosa fa la differenza? Come viviamo.
Come vivi tu? La tua vita fa si che quelli che ti osservano lodino e onorino Dio? Oppure la tua vita fa sì che la Parola di Dio sia bestemmiata?
Prego che vivremo in modo che la parola di Dio sia benedetta e Dio sia glorificato!
I giovani
Adesso Paolo parla della quarta categoria di persone: i giovani uomini.
Notate che Paolo non ha affidato a Tito il compito di insegnare alle giovani donne. Come uomo, non era un ruolo appropriato per lui. Però, Tito poteva esortare gli uomini, e Paolo gli ha affidato questo ruolo. Seguite mentre leggo dal v6.
“6 Esorta similmente i giovani ad essere moderati, 7 presentando in ogni cosa te stesso come esempio di buone opere, mostrando nella dottrina integrità, dignità, incorruttibilità, 8 un parlare sano ed irreprensibile, affinché l’oppositore sia svergognato, non avendo nulla di male da dire a vostro riguardo.” (Tito 2:6-8 LND)
Consideriamo come deve essere la vita degli uomini giovani.
Moderati
La prima cosa che Paolo menziona per i giovani è di essere moderati. Essere moderati vuol dire avere buon senno, frenare le proprie passioni o i propri desideri carnali, per essere sobri e ponderati. Vuol dire avere auto-controllo. Essere moderati è il contrario di lasciarsi andare ai desideri della carne.
Quanto spesso nella nostra società i giovani uomini vivono così? È normale? È molto triste, ma la società in cui viviamo è molto lontana da Dio.
Ma è naturale che un giovane viva così? È automatico? No, per niente, e questo è perché Dio ha guidato Paolo a scrivere di questo.
Presentando te stesso come esempio
Paolo esorta Tito a presentare sé stesso come esempio, camminando in modo tale da essere un esempio per i giovani. Chi è una guida di chiesa ha il ruolo di essere un esempio da seguire.
Ma, in realtà, ciascuno di noi è un esempio per gli altri. E con il nostro esempio possiamo avvicinare altri a Cristo, spronandoli verso un cammino vicino a Dio. Oppure, con il nostro brutto esempio, possiamo anche allontanare gli altri da Cristo. Che esempio sei tu?
Buone opere
Tito doveva essere esempio di buone opere, cioè avere una vita ripiena di buone opere, non fatte per dovere, non per cercare di ottenere qualcosa da Dio, né fatte per apparire davanti agli altri. Piuttosto, Tito doveva avere una vita ripiena di buone opere che sono il frutto di un cuore che ha vera fede in Dio. Perciò, avendo una vita così, poteva essere un buon esempio per i giovani uomini, affinché anche loro avessero una vita così.
Oh prego che ciascuno di noi abbia una vita ripiena di buone opere, che sono frutto di una fede salda in Dio.
Mostrando nella dottrina…
Poi Paolo parla di come Tito doveva essere un esempio anche per quanto riguardava la dottrina, cioè l’insegnamento. Seguite mentre leggo dalla fine del v7.
“...mostrando nella dottrina integrità, dignità, incorruttibilità, 8 un parlare sano ed irreprensibile,...” (Tito 2:7b-8a LND)
Tito doveva essere un esempio per quanto riguarda la dottrina, cioè l’insegnamento. Paolo menziona quattro aspetti specifici.
Tito doveva essere un esempio nell’integrità, cioè avendo un cammino senza fare compromessi.
Doveva essere un esempio nella dignità, cioè essendo degno di essere notato e onorato. Doveva essere un esempio che gli altri avrebbero notato per seguirlo. Questo implica avere un cammino retto davanti a Dio che gli altri seguono imitandolo.
Il terzo aspetto in cui doveva essere un esempio è nell’incorruttibilità. “Incorruttibile” vuol dire “che non si può corrompere”. Chi cammina in modo incorruttibile cammina rimanendo fermo nella via di Dio, senza lasciarsi sviare e corrompere dal mondo e dalla carne.
L’ultimo aspetto che Paolo menziona è che Tito doveva essere un esempio di un parlare sano e irreprensibile. Per chi ha un parlare così, tutto quello che dice è buono, secondo la Parola di Dio, e in tutto quello che dice non si può trovare nulla di sbagliato o per cui serve riprenderlo.
Tito doveva camminare bene davanti a Dio, essendo un esempio per i giovani uomini di un uomo di Dio, che cammina nelle vie di Dio, senza deviare. Ma questo non era solo per Tito. Ogni vero credente dovrebbe camminare così. In base a quello che vediamo nella Parola di Dio, possiamo estendere questo insegnamento a ciascuno di noi. Quindi, ti chiedo: come stai andando tu in questi campi?
Tu che sei un marito, e padre, e sei capofamiglia, che esempio sei per la tua famiglia? Tu che sei un membro di chiesa, che esempio sei per gli altri in chiesa?
Esaminiamoci e viviamo in modo da essere un buon esempio.
Affinché
Anche qua Paolo aggiunge un “affinché”, e ci spiega con quale scopo Tito doveva agire così. Leggo la fine del v8.
“...affinché l’oppositore sia svergognato, non avendo nulla di male da dire a vostro riguardo.” (Tito 2:8b LND)
Dovremmo vivere, ciascuno di noi, in un modo tale che nessuno possa dire niente di male, di vero, a nostro riguardo. E così, non avendo nulla di vero che altri possano dire contro di noi, sono svergognati perché viene mostrato che stiamo camminando nella luce e loro nelle tenebre. Prego che ciascuno di noi abbia un cammino così!
I servi
Infine, Paolo parla dell’ultima categoria di persone: i servi. Questo per noi riguarda chi è sotto un padrone, per esempio, chi lavora come dipendente. Quindi, riguarda la maggioranza di noi. Seguite mentre leggo i vv 9-10.
“9 I servi siano sottomessi ai propri padroni, cercando di compiacerli in ogni cosa, di non contraddirli, 10 di non frodarli, ma di mostrare una totale fedeltà, affinché in ogni cosa onorino la dottrina di Dio, nostro Salvatore.” (Tito 2:9-10 LND)
Sottomessi
Dio comanda a ciascuno che lavora sotto un padrone di essere sottomesso al proprio padrone. Essere sottomesso al padrone vuol dire accettare la sua autorità e fare quello che ti chiede. L’unica eccezione è se ti chiede di andare contro Dio, in quel caso non devi sottometterti. Per esempio, se ili tuo titolare ti chiede di lavorare la domenica, impedendoti di andare al culto, non devi sottometterti. Ma in tutti gli altri casi, è da Dio sottomettersi al proprio padrone.
È interessante notare che per le donne ha detto prima che devono essere guardiane della casa, implicando che non lavorano fuori casa sotto un padrone. In base a quello che si vede nella Bibbia, non è da Dio che una donna abbia un padrone, un capo, che non sia suo marito. Invece, essere sotto un padrone è il ruolo che Dio ha dato a tanti uomini.
In questo versetto leggiamo che i servi devono essere sottomessi ai loro padroni, ma è importante capire che la vera sottomissione non è ubbidienza. La vera sottomissione comprende l’ubbidienza, ma è molto di più. Infatti Paolo va avanti e spiega di più di come deve comportarsi chi è sotto un padrone. Notate quanto riguarda il cuore che deve avere verso il suo padrone.
Compiacerli in ogni cosa
Nel v9 leggiamo proprio che i servi devono essere sottomessi ai padroni, ma poi specifica proprio che devono cercare di compiacere i loro padroni in ogni cosa. Il cuore di un servo, o dipendente, deve essere di compiacere il padrone in ogni cosa. Cioè, non solo fa quello che gli viene detto, non solo “ubbidisce”, ma proprio cerca di compiacere il suo padrone in ogni cosa. Vuole fare la volontà del suo padrone, di cuore.
Non contraddirli
Un altro aspetto di essere un servo sottomesso è di non contraddire il padrone. Contraddire qua vuol dire rispondere indietro o rifiutarsi di fare quello che il datore gli chiede, e un servo che è un uomo di Dio non deve agire così. Quello è il contrario di essere sottomesso.
Non frodarli
Poi Paolo aggiunge che i servi devono non frodare i propri padroni. Non frodare vuol dire non rubare dal padrone. Si può rubare dal padrone in modo palese, per esempio prendendo soldi dalla cassa, per chi lavora in un negozio. Ma frodare il padrone può essere anche subdolo. Per esempio, se un dipendente non si dà da fare quando è al lavoro, ma perde tempo, e così non compie quello che avrebbe dovuto compiere, sta rubando dal tuo datore. Il suo datore lo sta pagando, ma lui non sta lavorando per guadagnare quello stipendio. Anche quello è frodare.
Il cuore naturale dell’uomo è di voler prendere per sé, a danno degli altri, e prendere quello che non è suo. Fra tutto quello che Dio poteva darci come insegnamento su come essere servi ha scelto di parlarci proprio di non frodare i padroni. Quanto questo è una forte tendenza, e quanto è importante per ciascuno che ha questo ruolo di stare in guardia e camminare in santità anche in questo campo.
Mostrare totale fedeltà
Infine, in contrasto con contraddire e frodare, il servo deve piuttosto mostrare totale fedeltà al suo padrone. Cioè deve avere un cuore per il bene del suo padrone.
Affinché
Alla fine di questo elenco Paolo aggiunge ancora un “affinché”. E così ci spiega perché i servi devono vivere così. Rileggo la fine del v10.
“… affinché in ogni cosa onorino la dottrina di Dio, nostro Salvatore.” (Tito 2:10b LND)
Quando un servo cammina in santità nel suo rapporto con il padrone, il padrone lo noterà. Noterà che quel servo è diverso dagli altri, e così onorerà la dottrina di Dio, capendo perché quel servo si comporta così, che non è naturale.
Fratelli e sorelle, quando camminiamo nelle vie di Dio, gli altri noteranno la differenza. Poi, sentendo che questa è la via di Dio, onoreranno Dio e il suo insegnamento come conseguenza. Oh che le nostre vite siano tali che gli altri intorno a noi, osservandoci, onorino la dottrina di Dio.
Conclusione
Siamo arrivati alla fine di questo brano. Abbiamo visto un lungo elenco di come dobbiamo vivere la vita in base ai ruoli che Dio ci ha dato. In questo brano Paolo ha parlato di cinque categorie di persone, ma potremmo trovare che più categorie si applicano alla nostra vita. In questa lista c’è qualcosa per ciascuno di noi. Ricordate che quello che è scritto per una categoria, non è solo per loro, ma si applica anche ad altri.
Quindi, invito ciascuno a prendere tempo per esaminare la propria vita alla luce di questo elenco. Come stai camminando nei vari ruoli che Dio ti ha dato?
Il modo in cui camminiamo cambia come viene visto Dio e la sua Parola. La tua vita porta gloria a Dio, fa sì che altri onorino la dottrina di Dio, o fa sì che la Parola di Dio venga bestemmiata?
Viviamo in santità, in ogni campo della vita, essendo sani nel cammino cristiano, mentre camminiamo verso la meta.