Aiuto Biblico

Ricorda loro...

Tito 3:1-2

Sermone di Leonardo Bevilacqua, www.Aiutobiblico.org per domenica, 5 ottobre 2025
Descrizione: Paolo esorta Tito a ricordare ai credenti una serie di principi che riguardano la vita cristiana. Questi ricordi e questi principi servono anche a noi e toccano la nostra vita cristiana quotidiana.
parole chiave: ricordare, Stato, ubbidienza, opere buone, rapporti

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Introduzione

Nell’ultimo sermone abbiamo studiato la seconda parte di Tito 2, e se vi ricordate abbiamo visto, in forma concentrata le verità della salvezza, della vita cristiana, e dell’eternità che ci sta davanti. La salvezza è solo per la grazia salvifica di Dio, non per opere. E la vita cristiana è vivere sobriamente, giustamente e piamente davanti a Dio, rinunciando al peccato e aspettando di stare nella Sua presenza per tutta l’eternità. Per grazia, in Cristo, abbiamo il privilegio di poter vivere così, perché Dio ha scelto di farci diventare il suo popolo speciale, salvandoci.

Oggi, con l’aiuto di Dio, iniziamo a studiare Tito 3, l’inizio del capitolo. Qui Dio, tramite Paolo, ci spiega più a fondo come vivere in alcuni aspetti della vita cristiana, sia aspetti che riguardano la vita cristiana in generale, sia in modo specifico come vivere i rapporti con gli altri.

Trovate con me Tito 3.

Ricorda loro

Paolo comincia il capitolo 3 dandoci una spiegazione più approfondita di come vivere sobriamente, giustamente e piamente, di cui abbiamo letto nel capitolo 2. Seguite mentre leggo Tito 3:1.

“1 Ricorda loro di essere sottomessi ai magistrati e alle autorità, di essere ubbidienti, pronti ad ogni opera buona,” (Tito 3:1 LND)

Notate che Paolo inizia con il comandamento: “Ricorda loro”. Quanto abbiamo bisogno di ricordare! Non basta conoscere le verità di Dio, ci serve anche ricordarle per poterle mettere in pratica. In 2Pietro 1 leggiamo del cuore di Pietro che, nonostante i credenti conoscessero già quelle verità, comunque Pietro si dedicava a ricordare loro le stesse cose. Vi leggo 2Pietro 1:12-13.

“12 Perciò non tralascerò di ricordarvi di continuo queste cose, benché le conosciate già e siate saldi nella verità che ora avete. 13 Ma ritengo giusto, finché sono in questa tenda, di tenervi desti ricordandovi queste cose,” (2Pietro 1:12-13 LND)

Conosciamo tante verità e tanti principi di Dio. E questa è la grazia di Dio verso di noi. Ma non basta solo conoscere, abbiamo anche bisogno di ricordarci queste cose, giorno per giorno.

Dio ci ha dato vari mezzi per ricordare le sue verità. Ci ha dato la sua Parola che ci esorta e ci stimola a ricordare le verità. Ci ha dato la chiesa, i fratelli e le sorelle, che ci parlano delle verità di Dio. Ci ha dato buoni canti, ricchi di verità, che ci aiutano a ricordare anche quando siamo stanchi o deboli. Abbiamo bisogno di ricordarci le verità e i principi di Dio gli uni gli altri.

Qui in Tito 3 Paolo inizia proprio esortando Tito a ricordare alcune cose ai fratelli a Creta. Vediamo quali sono gli insegnamenti che Tito doveva ricordare loro, perché sono insegnamenti che servono anche a noi, e che anche noi abbiamo bisogno di ricordare.

Essere sottomessi a magistrati e autorità

La prima cosa che Paolo menziona è di essere sottomessi ai magistrati e alle autorità. Dio ha stabilito qual è il ruolo dello Stato, ed è giusto e da Dio che ci sottomettiamo allo Stato nel suo ruolo. Ma la sottomissione allo Stato non è totale. Dio ha stabilito quale deve essere il ruolo e i compiti dello Stato, e fino a dove arriva la sua autorità.

Leggiamo di questo discorso in vari brani. Per esempio, un brano che parla della sottomissione allo Stato è Romani 13. In Romani 13:1-5 in cui capiamo qual è il compito che Dio intende per lo Stato e come dobbiamo comportarci nei confronti dello Stato. Ve lo leggo.

“1 Ogni persona sia sottoposta alle autorità superiori, poiché non c’è autorità se non da Dio; e le autorità che esistono sono istituite da Dio. 2 Perciò chi resiste all’autorità, resiste all’ordine di Dio; e quelli che vi resistono attireranno su di sé la condanna. 3 I magistrati infatti non sono da temere per le opere buone, ma per le malvagie; ora non vuoi temere l’autorità? Fa’ ciò che è bene, e tu riceverai lode da essa, 4 perché il magistrato è ministro di Dio per te nel bene; ma se tu fai il male, temi, perché egli non porta la spada invano; poiché egli è ministro di Dio, un vendicatore con ira contro colui che fa il male. 5 Perciò è necessario essergli sottomessi, non solo per timore dell’ira ma anche per ragione di coscienza.” (Romani 13:1-5 LND)

È chiaro che dobbiamo essere sottoposti all’autorità dello Stato. Allo stesso tempo, è anche chiaro che l’autorità dello Stato non è totale, ma ristretta e limitata da Dio a pochi settori.

Leggiamo di questo anche in 1Pietro 2:13-15, che dice:

“13 Sottomettetevi dunque per amore del Signore ad ogni autorità umana: sia al re come al sovrano, 14 sia ai governatori, come mandati da lui per la punizione dei malfattori e per la lodedi quelli che fanno il bene, 15 perché questa è la volontà di Dio, che, facendo il bene, turiate la bocca all’ignoranza degli uomini stolti.” (1Pietro 2:13-15 LND)

Dobbiamo sottometterci all’autorità dello Stato, ma Dio ha stabilito dei confini precisi all’autorità dello Stato. Dio ha affidato allo Stato il compito di mantenere l’ordine e di proteggerci. È compito dello stato impiegare le forze di polizia, e l’esercito, per proteggerci sia dalle minacce che vengono dal di fuori della nazione, come attacchi da altri paesi, sia dalle minacce interne, come per esempio dai malviventi. Lo Stato ha anche il ruolo di mantenere l’ordine provvedendo, per esempio, i vigili del fuoco, ecc… Per questo lo Stato riscuote le tasse, per poter finanziare queste attività.

Dio ha affidato allo Stato questo ruolo e non di più. Tutto quello che va oltre questo Dio non l’ha affidato allo Stato e non siamo chiamati a sottometterci allo Stato quando lo Stato si prende autorità e ruoli che Dio non gli ha dato. Per esempio, Dio non ha affidato allo Stato autorità sul matrimonio, o sul come crescere i figli. Ma lo Stato, man mano, si è preso potere e autorità che non gli appartengono.

Lo Stato è fatto di uomini, e l’uomo, di natura, nel suo peccato, vuole potere per sé stesso, vuole dominare sugli altri. Così, lo Stato, che è fatto di uomini che non hanno Dio, man mano si è preso sempre più potere che non gli appartiene e lo usa per soddisfare la carne.

Come credenti dobbiamo sottometterci allo Stato in quello che è giusto, secondo l’ordine stabilito da Dio, in base all’autorità che gli è stata delegata da Dio. Ma in tutto il resto, in tutto quello in cui lo Stato si è preso autorità che non ha, dobbiamo sottometterci a Dio e non allo Stato.

Quindi, la prima cosa che Paolo comanda a Tito di ricordare ai credenti è di essere sottomessi ai magistrati e alle autorità. Questo è molto importante.

Essere ubbidienti

Poi, Paolo elenca un secondo aspetto: essere ubbidienti. Rileggo il v1.

“1 Ricorda loro di essere sottomessi ai magistrati e alle autorità, di essere ubbidienti...” (Tito 3:1a LND)

Ogni vero credente deve essere ubbidiente a Dio, in ogni cosa.

Vi ricordate quali sono le tre caratteristiche della vera ubbidienza? L’ubbidienza deve essere totale, immediata e di cuore.

Ubbidienza totale

Deve essere totale, completa, dall’inizio alla fine. Pensate ad un bambino a cui la mamma o il papà chiedono di fare qualcosa. E lui fa tutto, tranne una parte che non gli piace. Diresti che è un bambino ubbidiente? No, anzi, diremmo che è disubbidiente. Oppure, pensate ad un bambino che ubbidisce ad una parte di quello che gli dicono i genitori, ma per un’altra parte fa di testa sua. È ubbidiente? No! E lo stesso vale per noi nel nostro rapporto con Dio. La vera ubbidienza è totale, nel senso che siamo veramente ubbidienti a Dio quando compiamo totalmente quello che Dio ci comanda.

Ubbidienza immediata

La vera ubbidienza deve essere totale, e deve essere anche immediata. Pensate all’esempio del bambino con i suoi genitori. Se i genitori gli dicono di fare qualcosa, e lui lo fa, ma solo quando decide lui di farlo, è ubbidiente? No, non è ubbidiente. Se i genitori gli chiedono di fare qualcosa subito lui non ha l’autorità di decidere quando ubbidire. Deve farlo subito. Lo stesso vale anche per noi con Dio. Quando Dio ci comanda qualcosa, non abbiamo noi l’autorità di scegliere quando fare quella cosa. La vera ubbidienza è immediata, cioè segue immediatamente il comandamento.

Ubbidienza di cuore

Quindi, l’ubbidienza deve essere totale e immediata, ma deve anche essere di cuore. Questa è la parte che spesso manca in noi. Di nuovo, pensiamo all’esempio del bambino. I genitori gli chiedono di fare qualcosa, ma lui non ha voglia, o pensa che loro siano ingiusti in quello che gli chiedono. Ma sa che se non fa quella cosa avrà delle conseguenze, o una punizione, e allora, tutto scontento e con il muso si mette a fare quella cosa. È ubbidiente? È ubbidiente con le azioni, ma non con il cuore. Anche noi, con Dio, spesso ci comportiamo così. Capiamo quello che Dio vuole da noi, ma siamo pieni di ragionamenti falsi, e orgoglio, e per timore delle conseguenze facciamo quello che Dio ci comanda, ma non lo facciamo di cuore. Spesso siamo scontenti, agitati, ci lamentiamo, teniamo il muso. Ma la vera ubbidienza deve essere di cuore, cioè deve venire da un cuore contento, che vuole essere ubbidiente, e vuole fare la cosa che gli viene richiesta.

Qual è una chiave fondamentale per poter essere ubbidienti di cuore? Conoscere e ricordare il cuore di chi ha autorità. Quando ubbidiamo a Dio controvoglia, o con un cuore scontento, non stiamo pensando al cuore di Dio per noi. In quei momenti non stiamo ricordando che tutto quello che Dio fa, lo fa per il nostro bene. Non stiamo ricordando che i suoi comandamenti sono per il nostro bene, per aiutarci a camminare in santità, in comunione con Lui, vicini a Lui. Non stiamo ricordando che il cuore di Dio per noi non è di voler dominare su di noi, piuttosto, Dio ci ama e vuole che abbiamo un rapporto con Lui, un cuore soddisfatto in Lui e una vita benedetta.

Perciò, dobbiamo essere ubbidienti a Dio, e l’ubbidienza deve essere totale, immediata e di cuore. Ma non è un comandamento pesante, anzi, è una grandissima benedizione.

Però, fratelli, per quanto l’ubbidienza è importante, è anche estremamente importante che ricordiamo che l’ubbidienza non è il centro della vita cristiana. Certamente l’ubbidienza è una parte fondamentale della vita cristiana. Ma è solo una parte. E vivere essendo ubbidienti a Dio è un privilegio e porta ad una vita benedetta.

Il centro della vita cristiana è l’essere in rapporto con Dio, ed avere fede in Dio. E l’ubbidienza è un frutto della vera fede. Hai questo frutto nella tua vita?

Pronti ad ogni opera buona

Un frutto della vera fede non è solo ubbidire ai comandamenti di Dio, ma anche avere un grande desiderio e impegno per compiere buone opere, opere che fanno conoscere Dio di più. Infatti, il terzo punto che Paolo elenca nel v1 è di essere “pronti ad ogni opera buona”. Rileggo il v1.

“1 Ricorda loro di essere sottomessi ai magistrati e alle autorità, di essere ubbidienti, pronti ad ogni opera buona,” (Tito 3:1 LND)

Voglio notare alcuni aspetti qua.

Prima di tutto: cosa sono le opere buone? Nel mondo, nella società, ci sono tante persone che fanno buone cose, che si dedicano a fare del bene agli altri. Quelle sono le opere buone di cui sta parlando Paolo? Le opere buone sono dare cibo ai poveri, provvedere riparo per i senzatetto, soccorrere gli animali feriti, o dare soldi a organizzazioni che fanno queste cose? Cosa sono le buone opere che Dio intende?

Ricordate che tutto quello che Dio fa, lo fa per la sua gloria. Dio è l’unico che ha gloria in sé, e merita tutta la gloria. Le opere del credente sono il frutto della fede in Dio, cioè la fede ci spinge a fare queste buone opere. Un cuore che ha fede in Dio, e vuole che Dio sia glorificato, quali opere fa?

Le opere buone che Dio intende sono quelle opere che portano gloria a Lui facendo sì che altri conoscano più di Cristo. Queste sono le opere buone che Dio vuole che facciamo. Possono essere aiuti pratici, incoraggiamento, insegnamento, consolazione, ma lo scopo ultimo è sempre che gli altri conoscano più di Cristo e che Dio sia glorificato in questo.

Quindi, tenendo in mente cosa sono le opere buone, consideriamo quello che Dio ci dice di come deve essere il nostro cuore nel fare le opere buone.

Essere pronti

Notate che nel v1 leggiamo che ogni vero credente deve essere PRONTO ad ogni opera buona. Questo descrive come deve essere il cuore di ciascuno di noi. Ogni vero credente deve avere una predisposizione, una prontezza di cuore, per fare opere buone. Ciascuno deve fare opere buone non per dovere, non solo quando è costretto, ma sempre, essendo pronto a cogliere ogni opportunità, perché è un desiderio del cuore. Tu hai quel cuore, che è pronto a fare buone opere? Hai quel cuore che desidera che Dio sia glorificato e che altri conoscano più di Cristo?

Ogni opera buona

Poi, notate che Paolo parla di essere pronti ad OGNI opera buona. Dobbiamo essere pronti a compiere non solo le opere che ci piace fare, ma anche le meno gradevoli. In realtà, spesso le opere buone che servono di più non sono quelle grandi e visibili, ma quelle umili e nascoste. Allora ti chiedo: sei pronto a compiere OGNI opera buona? E stai compiendo le opere buone che Dio ti sta mettendo davanti? Oppure cerchi di evitare quello che non ti piace, o che ti è difficile?

In Giacomo 2:17-18 leggiamo di come le opere buone non ci salvano, ma sono un frutto della vera salvezza. Ve lo leggo:

“17 Così è pure della fede; se non ha le opere, per se stessa è morta. 18 Ma qualcuno dirà: "Tu hai la fede, e io ho le opere"; mostrami la tua fede senza le tue opere, e io ti mostrerò la mia fede dalle mie opere. ” (Giacomo 2:17-18 LND)

La vera fede produce buone opere, e quello è il modo in cui sappiamo se abbiamo una fede viva e autentica oppure morta. Se c’è vera salvezza ci saranno anche le opere.

Prego che ciascuno di noi avrà una vita con tante buone opere, alla gloria di Dio, non per essere riconosciuto e notato, ma per vivere per quello che conta. Vivere per il Regno di Dio, affinché Dio sia glorificato e Cristo sia conosciuto è l’unica vita che ha veramente senso. Prego che vivremo così!

E se tu riconosci che non stai vivendo così, e che non sei pronto ad ogni opera buona, che non hai quel cuore e non ti metti da fare per compiere opere buone, riconosci il tuo peccato, perché c’è perdono in Cristo. Non solo, ma Dio è anche potente da cambiare i desideri del cuore. Datti da fare a compiere buone opere, anche se non hai quel desiderio e non te la senti, e prega Dio che cambi i desideri del tuo cuore. Non dobbiamo aspettare che il cuore sia lì. Possiamo darci da fare, pregando che Dio cambi il nostro cuore, perché Lui è potente da cambiarlo, e vuole cambiarlo.

Come vivere i rapporti con gli altri

Adesso, nel v2, Paolo va avanti a parlare di altri aspetti di come dobbiamo vivere la vita cristiana e ci parla di alcuni aspetti di come vivere i rapporti con gli altri. Seguite mentre leggo i vv1-2.

“1 Ricorda loro di essere sottomessi ai magistrati e alle autorità, di essere ubbidienti, pronti ad ogni opera buona, 2 di non dire male di alcuno, che non siano contenziosi, ma siano benigni, mostrando grande mansuetudine verso tutti gli uomini.” (Tito 3:1-2 LND)

Consideriamo ciascuno di questi aspetti di come vivere i rapporti con gli altri.

Non dire male di alcuno

Il primo aspetto è di non dire male di alcuno, cioè, non parlare male degli altri. Dire male degli altri vuol dire sparlare degli altri, calunniare, insultare. Dio ci comanda chiaramente di non vivere così.

Dire male di qualcuno implica un cuore malvagio, un cuore che, piuttosto di amare, vuole danneggiare gli altri con le parole. Se ci pensate è il contrario di veramente amare il prossimo come te stesso.

Dall’altro lato, però, possiamo anche fraintendere cosa vuol dire “non dire male di alcuno”. Non vuol dire che non devi parlare con gli altri dei loro peccati, se lo fai con il cuore giusto. E non esclude neanche di testimoniare del peccato di qualcuno, se serve per aiutare quella persona a ravvedersi o a ricevere aiuto. Piuttosto, il comandamento di non dire male di alcuno riguarda, in grande, il cuore che abbiamo quando parliamo degli altri. Sei hai il cuore giusto, anche se parli dei peccati degli altri, non lo fai per sparlare di loro, ma con timore di Dio e per il bene.

Oh che possiamo crescere nel modo in cui parliamo degli altri!

Non contenziosi

Abbiamo visto come dobbiamo parlare DEGLI altri. Adesso Paolo ci parla di come dobbiamo parlare CON gli altri e del cuore da avere nei rapporti. Non dobbiamo essere contenziosi. Essere contenzioso vuol dire essere litigioso, e descrive uno che cerca di litigare, cerca lo scontro. Un credente dovrebbe vivere cercando la pace piuttosto di cercare le contese, i litigi.

Fermiamoci a pensare a questo punto. C’è chi è contenzioso di carattere, e prego che nessuno di noi lo sia, perché è un bruttissimo peccato di carattere. Ma ciascuno di noi, a volte, cade in questo peccato, anche se non è di carattere. Perché a volte siamo contenziosi? Perché a volte cerchiamo lo scontro invece di cercare la pace?

Spesso pecchiamo così perché abbiamo orgoglio nel cuore. Vogliamo avere ragione, e così cerchiamo lo scontro, o non ci tiriamo indietro da uno scontro, perché nell’orgoglio vogliamo vincere. L’orgoglio è un peccato molto radicato che si manifesta in vari modi, e questo è uno di quelli.

Allo stesso tempo, però, perché vogliamo vincere? Perché vogliamo avere ragione? Spesso perché non stiamo cercando il nostro valore in Cristo, e non stiamo vedendo il valore che abbiamo per Dio in Cristo. E perciò, cerchiamo di avere valore in noi stessi, innalzandoci. E per innalzarci, dobbiamo calpestare gli altri, per esempio essendo contenziosi, cercando lo scontro per vincere.

Questi sono solo due esempi di peccati che stanno sotto l’essere contenziosi. Questo è un peccato che rivela altri peccati nel cuore. Fratelli e sorelle, per poter avere la vittoria sul peccato di essere contenziosi è fondamentale che scaviamo per vedere quali sono i peccati che stanno sotto, che ci spingono ad essere contenziosi. Solo riconoscendo e confessando anche quei peccati nascosti possiamo avere vera vittoria su questo peccato visibile.

Essere contenziosi ci porta tanto male, e per questo abbiamo bisogno di questo ricordo di non essere contenziosi.

Essere benigni

Fino a questo punto Paolo ha parlato di come non dobbiamo vivere, cioè il peccato da togliere. Adesso, invece, ci parla di come dobbiamo vivere, cioè il bene da mettere al posto del peccato. Nel resto del v2 Paolo ci parla del cuore che dobbiamo avere verso gli altri.

Vi rileggo il v2.

“2 di non dire male di alcuno, che non siano contenziosi, ma siano benigni, mostrando grande mansuetudine verso tutti gli uomini.” (Tito 3:2 LND)

Paolo menziona due aspetti del cuore che dobbiamo avere verso gli altri.

Benigni

Prima di tutto dobbiamo essere benigni. Essere benigni vuol dire essere buoni, gentili, avere un cuore di bontà verso gli altri. È un aspetto di amare gli altri, ed è il contrario di dire male degli altri.

Che cuore hai tu verso gli altri intorno a te? Quando fai la spesa, quando vai in qualche ufficio, al lavoro, in chiesa, in casa, quando hai a che fare con altre persone, cosa esce dal tuo cuore? Come tratti gli altri? Sei benigno? Dal tuo cuore esce bontà, gentilezza, amore verso gli altri, che si manifestano nelle tue parole, nelle tue azioni, nella tua faccia? Oppure da te esce cattiveria, sei scontroso, o magari rispondi male, in modo brusco, e sei duro anziché mostrare grazia?

Quando siamo benigni con gli altri intorno a noi rispecchiamo il cuore di Cristo, e possiamo essere la luce e il profumo di Cristo con gli altri. Prego che saremo la luce e il profumo di Cristo anche in questo campo.

Mansueti verso tutti gli uomini

L’ultimo punto che Paolo menziona è di mostrare grande mansuetudine verso tutti gli uomini. Di nuovo, Paolo ci descrive il cuore che dobbiamo avere verso gli altri.

Cos’è la mansuetudine? Avere mansuetudine, o essere mansueto, vuol dire avere pace e tranquillità nel cuore, indipendentemente da quello che ti succede. Chi è veramente mansueto, di cuore, ha grande pazienza e rimane calmo nel cuore anche quando subisce ingiustizie e quando gli altri peccano contro di lui. Non si agita, piuttosto, rimane veramente tranquillo e in pace.

Pensate, essere mansueto è il contrario di essere contenzioso, per esempio. Chi è contenzioso cerca di litigare, cerca lo scontro. Chi ha grande mansuetudine verso tutti, invece, cerca la pace. Così non reagisce al male con il male, ma piuttosto affronta il male con un cuore in pace, quella pace che viene da Dio.

Essere mansueti, però, non vuol dire non potersi difendere, ma riguarda il cuore che uno ha. Un cuore mansueto è in pace.

Ma da dove viene quella pace? Come possiamo avere questa pace?

La pace è pace che viene da Dio, sapendo che Dio è in controllo di tutte le circostanze. Perciò, quando succede qualcosa, non mi agito, perché so che tutto quello che succede è perfettamente gestito da Dio, secondo il suo piano perfetto, per il mio bene e per la sua gloria. Allora, alla luce di questo, non posso agitarmi quando succedono cose brutte, o gli altri peccano contro di me, o quando subisco ingiustizie, perché anche questo fa parte del piano perfetto di Dio per me. La radice della mansuetudine è la fede in Dio.

Verso tutti

Voglio notare un ultimo aspetto molto importante. Dio qua ci comanda di mostrare grande mansuetudine verso TUTTI gli uomini. In un certo senso, è facile essere mansueti con chi ci è facile. Ma spesso, è proprio quando abbiamo a che fare con persone che nella carne ci sono difficili che viene fuori quello che c’è dentro il nostro cuore. In quei momenti, nella carne, tendiamo a dare la colpa all’altra persona, come se fossero loro a farci peccare. Ma la verità è che il loro modo di essere, o il loro peccato, solo rivela il peccato che già c’era dentro il nostro cuore. Ciascuno di noi ha nella propria vita persone che ci sono più difficili, con cui è più difficile avere un rapporto. E questo spesso è a causa del nostro cuore. Nella carne non vorremmo questi rapporti, ma in realtà sono una benedizione da Dio perché rivelano il peccato che c’è dentro di noi, così possiamo riconoscerlo e confessarlo per esserne perdonati e purificati.

Anche in questo, quando abbiamo grande mansuetudine verso tutti gli uomini, rispecchiamo il cuore di Cristo e siamo il profumo di Cristo con gli altri.

Conclusione

Fratelli e sorelle, per oggi ci fermiamo qua. In pochi versetti abbiamo visto molto, più in senso pratico, di cosa vuol dire vivere sobriamente, giustamente e piamente nella vita cristiana.

Abbiamo visto alcuni aspetti che riguardano la vita in generale, come essere sottomessi alle autorità che Dio ha stabilito, essere ubbidienti, ed essere pronti per ogni opera buona.

Ma abbiamo visto anche alcuni aspetti specifici che riguardano come vivere i rapporti con gli altri, vedendo quali sono alcuni peccati da togliere, e quello che dobbiamo mettere al loro posto, per vivere in modo che onora Dio e per essere il profumo di Cristo con gli altri.

Prego che rifletteremo su quello che abbiamo visto oggi. Non sono insegnamenti nuovi. Ma come abbiamo letto all’inizio del v1, abbiamo bisogno che queste cose ci vengano ricordate. E oggi, attraverso la sua Parola, Dio ci ha ricordato queste cose.

Andiamo e mettiamo in pratica quello che abbiamo sentito, per vivere in modo che glorifica Dio, godendo la comunione con Lui, portando frutto per la sua gloria mentre aspettiamo di stare nella sua presenza.

Che Dio ci guidi in questo.